Salute
MAX FROM GABIN | WALKING, MOVING, LOVING LIVING

Redazione- Dal 24 aprile 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “Walking, Moving, Loving Living”, il nuovo album di MAX FROM GABIN per Irma Records, dal quale è estratto il singolo in rotazione radiofonica “Loving Living”.
“Loving Living” è un brano le cui sonorità rievocano il sound raffinato dei Gabin (con un richiamo particolare all’uso del pianoforte), ma presentano un arrangiamento dal carattere più elettronico e moderno. Nell’inciso, Max esegue un trascinante riff vocale cantando le parole “Walking-Moving-Loving-Living”, il mantra che dà il titolo all’intero album.
“Walking, Moving, Loving Living” è un album che rappresenta un viaggio sonoro poliedrico in cui Max fonde la sua essenza di bassista con una produzione elettronica moderna e sofisticata. Il disco si apre con sonorità che omaggiano il sound dei Gabin, caratterizzate da un pianoforte evocativo che si intreccia a un arrangiamento contemporaneo, definendo fin da subito l’identità dell’opera attraverso il riff vocale della title track. In ogni traccia emerge prepotentemente il ruolo del basso, strumento che guida l’ascoltatore attraverso atmosfere che ricordano viaggi on the road californiani o raffinati club grazie a contaminazioni Funk, Acid Jazz e Soul. La struttura del disco alterna con fluidità momenti di pura energia New Disco a ballate pop in 6/8 dal forte impatto emotivo, senza disdegnare esperimenti ritmici audaci come l’uso della cassa dritta su tempi in 3/4 o suggestioni Electro Bossa. Max arricchisce il progetto collaborando con voci storiche come Mia Cooper e talenti emergenti come Marta o Angelo De Bonis, esplorando temi che spaziano dalla forza interiore e l’accettazione di sé fino alla spiritualità della reincarnazione e a intimi ricordi personali trascorsi nella natura. Nonostante le sfumature fusion anni ’80 e i richiami rétro, l’uso sapiente di tastiere elettroniche e batterie sintetiche attualizza costantemente il sound; inoltre, l’uso del basso elettrico in molti brani, che culmina nell’assolo di “Play that damn Bass Max!”, celebra la vera anima dell’artista.
Spiega l’artista a proposito del nuovo album: “Dopo il grande successo internazionale ottenuto con il progetto Gabin e le collaborazioni con artisti come Dee Dee Bridgewater, Edwyn Collins, China Moses, Chris Cornell, Flora Purim e Gary Go, e dopo aver visto le nostre canzoni diventare colonne sonore per film e serie come Monster In Law, Fantastic Four, Ugly Betty, Sex Drive, Notes From The Underbelly, The Fast and the Furious: Tokyo Drift, Modern Men e The Umbrella Academy, ho sentito il bisogno di riprendere un percorso interrotto troppo presto. Anche dopo lo scioglimento del gruppo, il catalogo Gabin ha continuato a vivere tra streaming e sincronizzazioni e, mentre ero in America a registrare nuova musica, l’ennesima richiesta per il film Black Bag (regia di Steven Soderbergh con Michael Fassbender e Cate Blanchett) mi ha fatto capire che era il momento di tornare. Così nasce Max from Gabin: per dare continuità a quella storia aprendo un nuovo capitolo. In questo album non mi sono posto limiti di genere: ho semplicemente creato la musica che avrei voluto ascoltare, con la stessa libertà e curiosità che hanno sempre guidato il mio lavoro.”
TRACK-LIST:
LOVING LIVING
INTO MIDNIGHT (feat. Phantoman)
AROUND (feat. Marta)
MAKE UP (feat. Mia Cooper)
I GUESS (feat. Phantoman & Mia Cooper)
AFRAID OF THE DARK (feat. Mia Cooper)
MY LOVE (feat. Diana Winter)
UNIVERSE’S LOVERS (feat. Marta)
RED AND BLUE DRAGONFLY (feat. Angelo De Bonis)
TAKE ME AWAY (feat. Angelo De Bonis)
BANGING JUST LIKE A DYNAMITE (feat. Armando Muro)
PLAY THAT DAMN BASS MAX!
BIOGRAFIA | MAX from GABIN
Nel nuovo progetto di MAX from GABIN, al secolo Max Bottini, rimane intatta la radice lounge e soul clubbing, tanto cara ai GABIN, ma con atmosfere decisamente più attuali e moderne.
Nel mondo di MAX c’è sempre stata la grande passione per il jazz, ma anche quel desiderio di sperimentare e contaminare; ed è così che nascono le collaborazioni con il Bluesman Roberto Ciotti, con Ginger Baker (Cream), con Billy Cobham e Enrico Rava, con Roberto Gatto. Con quest’ultimo collabora alla pubblicazione di due album, il primo dei quali con la partecipazione del chitarrista di Miles Davis John Scofield.
Una pausa in Olanda, in cui affronta anche delle produzioni pop e dance, rivela la sua grande capacità di produttore che metterà a frutto alle soglie del 2000 quando incontra il DJ Filippo Clary; è con lui che crea e produce i GABIN.
Pubblicato con la Virgin Music Italy, il primo album, che includeva la hit internazionale “Doo uap, doo uap”, è stato pubblicato in 35 paesi e alla fine del 2001 conquistò il mercato americano attraverso la leggendaria etichetta Astralwerks.
Dopo tre anni di immenso successo mondiale, nel 2004, i GABIN mettono a segno il loro secondo colpo con “Mr Freedom”, con la collaborazione di grandi artisti internazionali quali Dee Dee Bridgewater, Edwyn Collins e China Moses. Il successo di questo secondo disco contagia anche il cinema e la televisione, i singoli contenuti diventano colonne sonore per film e serie tv e nuove frontiere.
“Third and double” segna il confine nel 2010: il terzo album dei GABIN è infatti un doppio cd, uno ciascuno, una scelta produttiva che introduce l’esigenza per Max Bottini di lasciare la band e affrontare un nuovo percorso artistico.
Si trasferisce negli Stati Uniti dove decide di iniziare la sua carriera come compositore di musica per film e TV e avviare nello stesso tempo un nuovo progetto musicale: MAX from GABIN.
L’esigenza, espressa chiaramente anche nel nome, non è quella di gettare via, ma, al contrario, di conservare l’eredità musicale dei GABIN, alimentandola attraverso la sua insaziabile voglia di contaminazione, spingendosi oltre.
Nel 2017 pubblica “Keep on driving”, con la collaborazione di Mia Cooper, un album creato ad hoc per il mercato americano delle sincronizzazioni.
In questi anni MAX ha capitalizzato una grande esperienza come produttore, songwriter e compositore, mettendo a punto un’alchimia di suoni e stili di grande efficacia e originalità.
Tornato recentemente in Italia inizia a registrare un nuovo album di prossima pubblicazione e ricostruisce qui la sua Band per puntare sui concerti, ritrovando il contatto più diretto ed efficace con l’enorme pubblico che è rimasto legato a quel mondo. È in allestimento un nuovo Tour e sarà uno spettacolo che saprà evocare, in giusta misura, le atmosfere del suo passato storico ed esprimere, con energia, il nuovo ed affascinante mondo musicale di MAX from GABIN.
“Walking, Moving, Loving, Living” è il nuovo album di Max from Gabin per Irma Records disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 24 aprile 2026 dal quale è estratto il singolo in rotazione radiofonica “Loving Living”.
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Allarme vaccini: l’Italia è spaccata in due. Una crudele “lotteria” sulla pelle dei bambini e il disperato appello degli Assistenti Sanitari
Allarme Rosso e Disuguaglianza spaventosa sulla pelle dei BAMBINI ITALIANI: 13 Regioni sono ampiamente SOTTO la soglia di sicurezza! 🚨 💉 C’è una terribile, silenziosa e crudele ingiustizia che si sta consumando ogni singolo giorno in Italia ai danni delle creature più fragili e indifese! Il Diritto inalienabile alla Salute Pubblica dovrebbe essere granitico, garantito e identico per tutti, da Nord a Sud. Invece, la fredda realtà dei numeri emessi dal Ministero della Salute racconta una storia raccapricciante: la prevenzione infantile in Italia è diventata un’assurda “Lotteria Geografica”! Le recenti e allarmanti statistiche raccontano che ben 13 Regioni (o Province Autonome) non riescono a raggiungere il 95% delle Vaccinazioni infantili obbligatorie (la famosa e vitale soglia matematica per garantire alla società l’Immunità di Gregge per bloccare le malattie infettive!). Le peggiori criticità sono a Bolzano e in Sicilia. Il Commento disperato e furioso di DANIELA ADDIS, Presidente della “Commissione Albo Nazionale degli Assistenti Sanitari” è netto: “Significa che, a seconda della Regione in cui ha la fortuna (o la sfortuna) di nascere, un Bambino ha più probabilità o meno di contrarre terribili malattie!”. Un divario che non è degno di un Paese Civile! A inquinare pesantemente la mente dei genitori ci pensa poi il Web: i social network vomitano continuamente gravissime bufale complottiste e malate “Fake News” senza basi scientifiche, spaventando e terrorizzando a morte le mamme! Gli Assistenti Sanitari hanno diramato un appello disperato per sconfiggere questo mostro della Disinformazione: servono assunzioni massicce negli Ambulatori per avere il Tempo necessario di Ascoltare i dubbi dei genitori (vittime delle bufale di internet) e di aiutarli a scegliere il meglio per i propri figli! Leggi tutti i numeri drammatici, la lista delle priorità e il duro attacco alle “Bufale Informatiche” nel nostro articolo di approfondimento medico! 👇 🩺 Vi siete mai lasciati spaventare dalle dicerie che girano su internet per quanto riguarda i vaccini dei vostri figli? Pensate che sia accettabile vivere in un Paese spaccato a metà dove i servizi ospedalieri e le tutele per i bambini cambiano drasticamente da Sud a Nord? Diteci la vostra fondamentale opinione nei commenti e CONDIVIDETE per appoggiare la vera Scienza Ufficiale!
Roma – C’è un’ingiustizia profonda, silenziosa e crudele che si sta consumando quotidianamente sulla pelle di chi è più fragile e indifeso: i nostri bambini. In una nazione civile e moderna come l’Italia, il diritto fondamentale e sacrosanto alla Salute pubblica dovrebbe essere granitico e identico per tutti, da Nord a Sud. Eppure, la fredda realtà dei numeri ci racconta una storia drammaticamente diversa, in cui la prevenzione e la sopravvivenza sembrano trasformarsi in una vera e propria e inaccettabile “lotteria” geografica.
La denuncia durissima e accorata arriva direttamente dalla Commissione di Albo Nazionale degli Assistenti Sanitari (Fno Tsrm e Pstrp), che ha deciso di lanciare un profondo monito per risvegliare le coscienze delle istituzioni: colmare il divario territoriale in Italia per garantire a tutti i neonati il diritto inalienabile di essere protetti in modo sicuro dalle malattie infettive più pericolose e letali.
I numeri del dramma: 13 Regioni sotto la “soglia di sicurezza”
Basta dare uno sguardo ai recenti e allarmanti dati diffusi nel 2025 dal Ministero della Salute (relativi ai piccoli nati nell’anno 2023) per far venire i brividi a qualsiasi genitore. Il bollettino ufficiale fotografa senza sconti un Paese spaccato, che viaggia a velocità completamente diverse.
L’Italia, ad oggi, conta la bellezza di 13 tra Regioni e Province autonome che non riescono minimamente a raggiungere la vitale soglia del 95% per la “vaccinazione esavalente”: l’unica, vera percentuale matematica in grado di garantire alla società la cosiddetta e fondamentale “immunità di gregge”, capace di bloccare il ritorno di malattie ormai debellate. Le situazioni di criticità più assolute e spaventose si registrano agli antipodi del Paese: nella ricca Provincia Autonoma di Bolzano (ferma a un misero 87,39%) e in Sicilia (ferma al 85,88%). Come ha duramente commentato Daniela Addis, Presidente della Commissione: «Questo significa, in modo inaccettabile, che a seconda del territorio in cui ha la “fortuna” o la “sfortuna” di nascere, un bambino ha più o meno probabilità di contrarre patologie pericolosissime».
Il veleno delle “Fake News” e la lotta alla disinformazione
Di fronte a questo abisso, gli Assistenti Sanitari propongono tre “ancore di salvezza” disperate per evitare il disastro. La prima e più urgente direttrice è la lotta titanica e senza quartiere contro il veleno della Disinformazione.
I genitori di oggi sono bombardati da una valanga di notizie false, “fake news” terroristiche diffuse sui social network e falsi miti pseudoscientifici che insinuano il seme del dubbio e della paura nei cuori delle mamme. La sanità deve promuovere con urgenza la cosiddetta “Vaccine Literacy”: lo Stato deve scendere in campo e sul web per insegnare alle famiglie a riconoscere e smascherare le bufale, affidandosi unicamente e ciecamente alle reali fonti mediche ufficiali.
Il calore umano: il colloquio non è “burocrazia”
Il secondo, vitale pilastro del piano di salvezza è il drastico cambiamento dell’approccio psicologico: il colloquio pre-vaccinale non può e non deve più essere trattato come una noiosa, fredda e sbrigativa scartoffia burocratica fatta di timbri e firme.
Quel momento deve diventare un preziosissimo e insostituibile “luogo dell’Anima”, in cui il personale sanitario deve avere il tempo e lo spazio fisico per rassicurare i genitori, ascoltare le loro paure più recondite, asciugare le loro ansie e accompagnarli dolcemente (ma con competenza) verso una scelta informata e salvifica per l’intera comunità.
L’appello per le assunzioni: non lasciate soli i medici
Per realizzare questa utopia, serve ovviamente l’ultimo e definitivo sforzo politico: le assunzioni. Gli ambulatori sanitari sono oggi al collasso, schiacciati da carichi di lavoro disumani. Secondo la Commissione, è indispensabile potenziare massicciamente le piante organiche e le assunzioni sul territorio, inserendo un numero adeguato di Assistenti Sanitari capaci di garantire una presenza fisica e costante a supporto delle famiglie nei Dipartimenti di prevenzione.
«La prevenzione non può mai essere un diritto “diverso” a seconda del territorio in cui si vive» conclude con forza la Presidente Addis. Rafforzare la Sanità e consolidare la fiducia dei cittadini nel Servizio Sanitario Nazionale è l’unica arma che abbiamo per fermare questa crudele “lotteria” geografica e difendere il futuro dei nostri amati figli.
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Disturbi alimentari: quando il cibo diventa il linguaggio del disagio giovanile. Intervista ad Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA)
Quella dei disturbi alimentari è oggi una priorità sanitaria non più rimandabile, una vera e propria crisi culturale che colpisce sempre di più i giovani, radicandosi in età progressivamente più anticipate.
Un giovane su venti combatte oggi contro un disturbo del comportamento alimentare, ma la vera emergenza è che la malattia ha cambiato volto, età e confini. Intervista di Marialuisa Roscino
Redazione- Quella dei disturbi alimentari è oggi una priorità sanitaria non più rimandabile, una vera e propria crisi culturale che colpisce sempre di più i giovani, radicandosi in età progressivamente più anticipate.
Un giovane su venti combatte oggi contro un disturbo del comportamento alimentare, ma la vera emergenza è che la malattia ha cambiato volto, età e confini.
La Psichiatra e Psicoanalista Lucattini avverte: “Dimentichiamo gli stereotipi legati esclusivamente all’anoressia classica e alle passerelle della magrezza estrema, la mappa clinica odierna è dominata da un sommerso di forme atipiche, le categorie other specified e vede l’esordio abbassarsi pericolosamente fino all’infanzia, dove il disagio si traveste da selettività a tavola, somatizzazioni e rigidità relazionali. In questo scenario di estrema complessità e multifattorialità, i social media agiscono da potenti casse di risonanza, amplificando insoddisfazioni e vuoti emotivi che trovano nel cibo o nel controllo del corpo un disperato terreno di compensazione”.
Un fenomeno, dunque, che non nasce mai da una singola causa e che chiama in causa famiglie, educatori e clinici in un’unica urgenza, spostare l’attenzione dal sintomo estetico alla radice profonda delle relazioni umane ed emotive. Di questo e molto altro, ne parliamo oggi con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).
Dott.ssa Lucattini, partiamo dai dati scientifici. Oggi si stima che circa un giovane su venti sperimenta un disturbo alimentare, e che le forme atipiche o non classiche sono la maggioranza. Che cosa ci dice al riguardo la letteratura scientifica su questa eterogeneità clinica?
La letteratura più recente ci dice che dobbiamo abbandonare l’idea di un disturbo alimentare riconoscibile soltanto attraverso l’anoressia o la bulimia “classiche”. Uno studio apparso sull’European Child & Adolescent Psychiatry (2026) stima una prevalenza puntuale del 5,23% nei bambini e nei giovani e indica le forme «OSFED», cioè altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione , come la categoria più frequente. Questo significa che una sofferenza anche grave può esistere senza corrispondere allo stereotipo della magrezza estrema, clinicamente dobbiamo guardare al funzionamento psichico e al rapporto con cibo e corpo, non soltanto al peso.
Negli ultimi anni, l’attenzione clinica si è spostata anche sui bambini, dove l’esordio assume caratteristiche peculiari rispetto agli adolescenti. Come si manifesta in particolare il disagio nei più piccoli?
Nei bambini il disagio spesso non passa ancora attraverso il desiderio di dimagrire, spesso è espressione di un disagio emotivo, relazionale o di forme depressive, altre volte come fobie solitamente transitorie. Le manifestazioni vanno dalla selettività alimentare marcata, al rifiuto di consistenze e sapori, fino ad uno scarso interesse per il cibo. Forme più rilevanti si manifestano come paura di soffocare o vomitare, associate ad ansia intensa e forte rigidità psicofisica durante i pasti. In termini psicoanalitici, in un’età in cui la capacità di dare parole agli stati interni è ancora in formazione, il corpo e l’alimentazione possono diventare il luogo in cui l’angoscia viene concretamente rappresentata (Journal of Eating Disorders, 2026).
Dott.ssa Lucattini, di fronte a un disagio che si manifesta in età sempre più precoce, quali sono i primi campanelli d’allarme concreti che genitori dovrebbero imparare a riconoscere prima che il quadro clinico si strutturi?
Più del singolo comportamento, deve preoccupare un cambiamento importante ma soprattutto duraturo nel tempo, alcuni segnali possono indicare l’eliminazione improvvisa di alcuni cibi, avere rituali sempre più accentuati a tavola, saltare i pasti, mangiare con crescente ansia, iniziare a controllare insistentemente il proprio peso e essere ossessionati dal corpo. Fanno parte di questo insieme di sintomi e comportamenti anche fare attività fisica in modo compulsivo e eccessivo nel tentativo di dimagrire. Dal punto di vista mentale, un segno costante nel disagio psicologico è il ritiro, cercare e riuscire ad isolarsi trascurando amici, scuola, interessi e familiari. Anche frequenti disturbi somatici e gastrointestinali meritano attenzione. Un importante studio pubblicato sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition (2026) mostra infatti che tale insieme di sintomi, inizialmente sfumati, possono sia precedere che predire comportamenti alimentari disfunzionali già nella prima adolescenza (13-15 anni), sia nei ragazzi che nelle ragazze.
Alla luce di questa complessità multifattoriale, quale direzione deve prendere l’educazione alimentare e la prevenzione?
L’educazione alimentare non può limitarsi a insegnare calorie, nutrienti o cibi “giusti” e “sbagliati”. Deve comprendere educazione emotiva, alfabetizzazione ai social media, rispetto della diversità corporea e capacità critica verso gli ideali estetici. Il bambino e l’adolescente devono poter riconoscere fame, sazietà, emozioni e pressioni esterne senza trasformare il cibo in un terreno di giudizio morale. Le strategie preventive più recenti si orientano proprio verso interventi multidimensionali, anziché esclusivamente nutrizionali (Adolescent Mental Health, 2026).
Dal punto di vista psicoanalitico, qual è il confine sottile, secondo Lei, tra dinamiche relazionali disfunzionali e la sofferenza di un ragazzo che vive questo disagio?
Non esiste una relazione lineare in cui una determinata dinamica familiare “produca” un disturbo alimentare. Esiste piuttosto una circolarità, vulnerabilità individuali e difficoltà relazionali possono incontrarsi, mentre il sintomo, una volta comparso, modifica a sua volta l’intero equilibrio familiare. Psicoanaliticamente il controllo del cibo può diventare un modo per governare angosce legate a dipendenza, separazione, autonomia e modulare distanza e dipendenza affettiva. La famiglia, quindi, non deve essere colpevolizzata, ma aiutata a riconoscere le dinamiche, a comprendere in che modo possono aiutare i propri figli con disturbi del comportamento alimentare e trasformare le fragilità comprese e gli errori precedenti, spesso inconsapevoli, in una risorsa personale e terapeutica. Uno studio del 2026 sulle famiglie di adolescenti con disturbi restrittivi conferma la complessità e la reciprocità di questi pattern relazionali.
L’attuale dipendenza dai social media espone i giovani a uno sguardo sociale continuo. In chiave psicoanalitica, come si trasforma l’immagine corporea virtuale rispetto all’Ideale dell’Io e quanto l’incorporazione di questi modelli patinati finisce per scardinare la strutturazione profonda dell’identità personale?
Il rischio è che il corpo passi dall’essere un corpo vissuto a un corpo continuamente osservato, confrontato, modificato e sottoposto all’approvazione altrui. L’Ideale dell’Io, l’ideale interiore cui l’adolescente aspira naturalmente, può così essere progressivamente occupato da modelli esterni, perfetti e irraggiungibili. Nell’adolescente più vulnerabile, l’identità rischia allora di restringersi dall’essere all’apparire, il valore personale viene allora misurato attraverso l’immagine, il modo più immediato ed anche immaturo. L’uso eccessivo dei social, l’interiorizzazione della magrezza come ideale e valore assoluto, il confronto costante con l’aspetto dei modelli proposti, sono strettamente correlati nel rischio di sintomatologia alimentar (Journal of Health Psychology, 2026).
Quali consigli si sente di dare al riguardo ai ragazzi?
-Non fissarsi sul proprio corpo nei momenti di maggiore fragilità. Il modo in cui ci si vede può cambiare con l’umore, l’ansia e il confronto con gli altri;
-Non usare il cibo per punirsi o controllarsi. Saltare i pasti, abbuffarsi o eliminare intere categorie di alimenti sono segnali da non sottovalutare;
-Parlare con qualcuno prima che il problema diventi più grande. Un genitore, un insegnante, il medico o uno psicologo possono offrire un aiuto concreto;
-Non confrontarsi continuamente con ciò che si vede sui social. Immagini, corpi e vite online sono spesso selezionati, modificati e poco realistici;
-Imparare ad ascoltare anche le proprie emozioni. Ansia, rabbia, tristezza e senso di inadeguatezza possono esprimersi attraverso il rapporto con il cibo e con il corpo che non è un capo di battaglia. Il corpo è “se stessi”, non qualcosa da controllare o abbandonare;
-Non isolarsi. Mantenere amicizie, interessi e relazioni aiuta a non lasciare che il sintomo occupi tutto lo spazio della vita, anche se sembra difficile;
-Chiedere aiuto non è un segno di debolezza. Significa riconoscere che qualcosa sta facendo soffrire e scegliere di prendersene cura.
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La rivoluzione Basaglia conquista l’Impero del Sol Levante: una delegazione del Giappone a Roma per studiare il miracolo italiano della salute mentale territoriale
Il modello italiano della salute mentale fa scuola nel mondo e conquista il Giappone! 🇮🇹✈️🇯🇵 Una delegazione di rilievo nazionale del Sol Levante ha visitato la ASL Roma 2 e la storica “Comunità Basaglia” per studiare la rivoluzione della legge 180. Di fronte a un sistema giapponese ancora segnato da lunghi ricoveri in ospedale, l’équipe del dottor Massimo Cozza ha mostrato la forza terapeutica dei centri diurni e degli appartamenti assistiti. Un trionfo internazionale per la sanità pubblica e i diritti dei più fragili: scoprite tutti i dettagli del summit nel nostro articolo! 👇❤️occhiali puntati sul futuro della cura! ✨
Roma – Ci sono riforme legislative che superano il freddo valore dei codici e dei commi per trasformarsi in autentiche rivoluzioni di civiltà, capaci di restituire dignità, voce e diritti a chi per secoli è rimasto confinato nel buio dell’isolamento sociale. La legge 180 del 1978, indissolubilmente legata al nome e al coraggio profetico di Franco Basaglia, ha cambiato per sempre il volto della sanità in Italia, smantellando i vecchi e spietati manicomi per edificare una rete di cura fondata sull’empatia, sulla prossimità e sull’inclusione. Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni da quella svolta epocale, il modello italiano continua a fare scuola nel mondo, imponendosi come un faro di progresso etico e organizzativo per le più grandi potenze del pianeta. Nei giorni scorsi si è consumato un incontro internazionale di altissimo profilo istituzionale: una prestigiosa delegazione nazionale proveniente dal Giappone ha fatto visita alla ASL Roma 2 per carpirne i segreti operativi.
La delegazione nipponica, composta dai massimi scienziati, clinici e luminari del settore psichiatrico del Sol Levante, ha scelto come meta privilegiata del proprio viaggio di studio il Dipartimento di Salute Mentale e Patologie delle Dipendenze della ASL Roma 2, la più grande azienda sanitaria d’Europa per bacino d’utenza. Ad accogliere gli illustri ospiti stranieri con profondo orgoglio e rigore scientifico è stato il Direttore del Dipartimento, il dottor Massimo Cozza. Il direttore, dopo aver portato i saluti calorosi e istituzionali del Direttore Generale, ha guidato gli ospiti all’interno di un viaggio a ritroso nel tempo, illustrando la complessa e affascinante evoluzione storica della psichiatria italiana: dalle macerie del modello custodiale ed emarginante fino all’attuale, fitta e trasparente rete di assistenza territoriale.
Il superamento del modello ospedaliero: il Giappone guarda alle case alloggio di Roma
I delegati giapponesi hanno manifestato un vivo, profondo e costante interesse nei confronti dell’architettura flessibile e multidisciplinare che governa i servizi romani. Gli esperti orientali hanno voluto radiografare minuziosamente il funzionamento quotidiano dei Centri di Salute Mentale (CSM), dei centri diurni di aggregazione, delle comunità riabilitative a bassa intensità e degli appartamenti assistiti. Si tratta di presidi dove i pazienti psichiatrici non vengono privati della propria libertà o degli affetti, ma vengono scortati in percorsi di riabilitazione personalizzati e centrati sulla dignità della persona, integrando l’assistenza sanitaria farmacologica con laboratori d’arte, inserimenti lavorativi e attività di socializzazione all’interno dei quartieri della Capitale.
Questo confronto ha assunto un valore scientifico ancora più drammatico e urgente quando gli ospiti giapponesi hanno illustrato, taccuino alla mano, le caratteristiche del proprio sistema sanitario nazionale. La realtà psichiatrica in Giappone, infatti, risulta ancora fortemente ancorata a una massiccia presenza ospedaliera e a ricoveri di lunghissima durata all’interno dei reparti, un modello centralizzato che la comunità medica nipponica desidera ardentemente superare in favore di una psichiatria di comunità. L’esperienza della ASL Roma 2 è stata celebrata come l’esempio perfetto di come sia possibile coniugare la massima efficienza dei servizi pubblici alla tutela assoluta dei diritti civili dei più fragili, offrendo risposte flessibili a patologie complesse.
Dall’équipe multidisciplinare alla Comunità Basaglia: il patto della cura
Ampio spazio all’interno delle intense sessioni di lavoro è stato dedicato all’analisi del ruolo e delle competenze delle diverse professioni sanitarie e sociali che compongono l’organico dell’azienda capitolina. Medici, accademici e infermieri si sono confrontati sulla quotidiana e fruttuosa sinergia che unisce i tecnici della riabilitazione psichiatrica, gli educatori professionali, i terapisti occupazionali, gli assistenti sociali, gli psicologi e gli psichiatri. Un’opera di squadra eccezionale, dove ciascuna professionalità apporta il proprio tassello di competenza per non lasciare mai nessuno da solo di fronte al baratro della malattia o delle dipendenze. Il momento di più alta e straziante intensità emotiva della visita si è consumato con il trasferimento della delegazione presso la “Comunità Basaglia”, il centro residenziale d’avanguardia recentemente intitolato proprio al padre del moderno approccio terapeutico.
Il successo di questo storico e accattivante summit bilaterale rappresenta un riconoscimento internazionale senza precedenti per il sudore, il sacrificio e il lavoro quotidiano di centinaia di professionisti della ASL Roma 2. L’entusiasmo manifestato dagli scienziati giapponesi dimostra che la cura della mente non ha bisogno di barriere, contenziosi o schermi digitali, ma di ponti umani basati sulla partecipazione attiva, sulla solidarietà e sulla trasparenza. La sfida di governare il disagio psichico trova a Roma una risposta pulita e intramontabile, un manifesto di civiltà che dal ventre della Capitale attraversa gli oceani per ricordare al mondo intero che la salute mentale si difende solo così: restando vicini alla carne, ai bisogni e alle speranze di ogni singolo essere umano.
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