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CYBERSECURITY: L’AI POTENZIA HACKER MENO ESPERTI A CONDURRE ATTACCHI AVANZATI, RILEVA ANTHROPIC

L’intelligenza artificiale sta livellando il campo di gioco nel cybercrimine, permettendo ad attori meno esperti di lanciare attacchi sofisticati. Un nuovo studio di Anthropic rivela un aumento significativo degli hacker a rischio medio-alto, ridefinendo le strategie di difesa. #Cybersecurity #IntelligenzaArtificiale #Anthropic #MinacceDigitali

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Redazione-  Un recente studio condotto da Anthropic, la compagnia di ricerca sull’intelligenza artificiale, ha messo in luce una profonda trasformazione nel panorama della cibersicurezza. Il rapporto, basato su un’analisi approfondita di 832 account bannati tra marzo 2025 e marzo 2026, rivela che l’intelligenza artificiale (AI) sta ora permettendo a individui con competenze tecniche limitate di eseguire compiti di attacco complessi, operazioni che in passato richiedevano grande esperienza specialistica. Questa evoluzione indebolisce il legame storico tra il livello di abilità di un attaccante e il pericolo che esso rappresenta, abbassando drasticamente la soglia di accesso per attacchi sofisticati, in particolare verso le infrastrutture crittografiche.

La scoperta di Anthropic segnala un’alterazione fondamentale nelle dinamiche delle minacce digitali. Per anni, i team di sicurezza hanno valutato il potenziale pericolo di un attaccante basandosi su indicatori quali il numero e la complessità delle tecniche o degli strumenti impiegati. Tuttavia, i dati raccolti da Anthropic suggeriscono che questo metodo di valutazione non è più attendibile. L’AI, con la sua capacità di automatizzare e replicare processi tecnici avanzati, sta di fatto democratizzando l’accesso a strategie di attacco che erano un tempo appannaggio di élite di hacker altamente qualificati.

Il team Frontier Red di Anthropic ha spiegato questa transizione: “Ora che l’AI può svolgere compiti altamente tecnici al posto di un attore malevolo, c’è poca correlazione tra l’abilità dell’attore e il numero di tecniche impiegate.” Questa dichiarazione evidenzia come la mera quantificazione delle tecniche non sia più sufficiente per discernere il rischio. L’analisi del comportamento degli attaccanti ha mostrato che gli attori meno esperti hanno utilizzato una media di circa 16 tecniche, mentre quelli più esperti ne hanno impiegate circa 20. Una differenza minima che sottolinea come l’AI stia livellando il campo di gioco, permettendo a chiunque, indipendentemente dalla propria curva di apprendimento, di attingere a un repertorio di tattiche cyber criminali. Né la scelta della piattaforma AI, come Claude Code, API o strumenti di chat, ha mostrato alcun collegamento significativo con il livello di rischio dell’attività.

La ricerca ha approfondito ulteriormente il modo in cui l’AI viene integrata nella catena di attacco. Sebbene le attività di phishing assistite dall’AI abbiano registrato una diminuzione dell’8,6%, è stato osservato un incremento notevole dell’attività di scoperta di account tramite AI all’interno di reti già compromesse, con un aumento dell’8,9%. Questo spostamento indica un’evoluzione nell’uso dell’AI, da semplici compiti di ingegneria sociale a operazioni più strutturate e complesse, inserite in fasi avanzate di un attacco.

Anthropic ha dichiarato che l’AI viene ora impiegata per supportare “tecniche operativamente complesse”. Tra queste figurano l’escalation dei privilegi, il movimento laterale e la scoperta di account. L’escalation dei privilegi si riferisce alla capacità di un attaccante di ottenere un livello di accesso più alto all’interno di un sistema o di una rete, passando ad esempio da un utente standard a un amministratore. Il movimento laterale è la tecnica utilizzata per spostarsi attraverso una rete compromessa, da un sistema all’altro, alla ricerca di dati o risorse di valore. La scoperta di account, invece, implica l’identificazione e la mappatura degli account utente all’interno di una rete per futuri attacchi o per consolidare la propria posizione. Questi compiti, prima riservati ad attaccanti con elevate capacità tecniche, sono ora alla portata di un pubblico più ampio grazie all’assistenza dell’AI.

Le conseguenze di questa democratizzazione delle tecniche di attacco sono tangibili. Il rapporto di Anthropic rivela un aumento significativo nella proporzione di attori classificati come rischio medio o superiore. Questa quota è passata dal 33% nella prima metà del periodo di studio al 56% nella seconda metà, segnando un aumento di 1,7 volte. Un dato che non solo conferma l’efficacia dell’AI nel potenziare gli attaccanti, ma che segnala anche una crescente minaccia per le organizzazioni e gli individui.

L’analisi dei 832 account bannati ha fornito ulteriori dettagli sulle modalità di utilizzo dell’AI. Il 67,3% degli attaccanti ha sfruttato l’AI per facilitare lo sviluppo di malware, mostrando come questa tecnologia sia diventata uno strumento primario per la creazione di codice dannoso. Inoltre, il 6,5% degli account ha impiegato l’AI per eseguire spostamenti laterali all’interno di sistemi compromessi, confermando la sua utilità anche in fasi delicate e complesse dell’attacco.

Questi risultati invitano le aziende e le autorità di sicurezza a riconsiderare le proprie strategie di difesa. La tradizionale impostazione basata sull’identificazione di attaccanti esperti tramite la complessità delle loro tecniche potrebbe non essere più sufficiente. È necessario sviluppare nuovi approcci che tengano conto della capacità dell’AI di elevare il potenziale di attacco di chiunque, rendendo il panorama delle minacce più imprevedibile e pervasivo. La ricerca di Anthropic offre un monito chiaro: l’era dell’AI nel cybercrimine è già qui, e le sue implicazioni richiedono un’attenzione urgente e una risposta strategica da parte di tutti gli attori coinvolti nella sicurezza digitale.

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ROMA GUIDA LA RIVOLUZIONE DIGITALE DEGLI OVER 80: OLTRE 26MILA ANZIANI USANO L’APP DI POSTE ITALIANE

Roma si conferma digitalmente avanti: oltre 26mila ultraottantenni nella Capitale utilizzano l’App “P” di Poste Italiane, un primato nazionale che riflette l’impegno dell’azienda per l’inclusione digitale. Scopri come l’App semplifica la vita di milioni di italiani. #RomaDigitale #PosteItaliane #Over80Smart #InclusioneDigitale

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Redazione-  La Capitale si conferma all’avanguardia nell’inclusione digitale, con un dato significativo che emerge dall’analisi degli utilizzi dell’App “P” di Poste Italiane. Oltre 26mila residenti ultraottantenni a Roma hanno scaricato e impiegano regolarmente l’applicazione, rendendo la città il polo nazionale con il maggior numero di utenti di questa fascia d’età. Questo fenomeno non è isolato, ma si inserisce in un più ampio contesto di digitalizzazione promosso dall’azienda a beneficio dei cittadini, testimoniando un impegno crescente verso l’educazione e l’accessibilità tecnologica.

Il dato romano rappresenta un primato assoluto per numero di utenti over 80, distanziando nettamente altre grandi città come Napoli, con circa 7.400 utilizzatori, e Milano, che ne conta 6.800. In termini percentuali, considerando i circa 220mila abitanti della Capitale con ottant’anni o più, quasi l’11% di questa popolazione, ovvero più di uno su dieci, si affida all’App “P” per le proprie esigenze quotidiane.

L’estensione del fenomeno è visibile anche a livello regionale e provinciale. L’intera provincia di Roma registra oltre 36mila utenti over 80, un numero che contribuisce a elevare il Lazio a regione leader in Italia per numero di utilizzatori ultraottantenni dell’App “P”, superando i 45mila in tutto il territorio. Dopo Roma, i comuni della provincia con la maggiore incidenza di utenti anziani sono Fiumicino, seguito da Anzio e Pomezia, località costiere che dimostrano una buona adozione degli strumenti digitali.

Roma non eccelle solo per l’utenza anziana, ma emerge come città con il più alto numero di utilizzatori complessivi dell’App “P” di tutte le età, sfiorando il milione di persone. Questo dato si traduce in circa il 36% dei residenti capitolini che usano l’applicazione, con un totale che raggiunge i due milioni nell’intera regione Lazio. A livello nazionale, l’App “P” conta oltre 16 milioni di utenti, configurandosi come la piattaforma digitale più utilizzata in Italia.

L’App “P” offre una vasta gamma di servizi che semplificano la gestione delle operazioni quotidiane. Gli utenti possono prenotare il proprio turno presso un ufficio postale, localizzare l’ufficio o l’ATM Postamat più vicino grazie alla funzione “Mappe”, e individuare i Punto Poste, Punto Lis o i locker per ritirare o rendere pacchi. Le funzionalità si estendono alla possibilità di monitorare spedizioni, effettuare ricariche, ordinare bonifici, inviare e ricevere denaro, e persino prelevare contanti senza l’uso di carte agli ATM Postamat. L’applicazione permette anche di domiciliare bollette, pagare bollettini e tributi come bolli auto e moto, e amministrare conti correnti BancoPosta, carte di pagamento Postepay e prodotti di risparmio, riducendo la necessità di recarsi fisicamente in ufficio.

La crescente adozione dell’App “P” si allinea con l’attenzione di Poste Italiane per lo sviluppo delle competenze digitali tra i cittadini. L’azienda, coerente con la sua vocazione di impresa socialmente responsabile e aderente ai principi internazionali ESG promossi dalle Nazioni Unite, ha avviato da anni il progetto di Educazione Digitale. Questa iniziativa si prefigge di fornire agli utenti, inclusi gli over 80, gli strumenti necessari per comprendere e padroneggiare le innovazioni tecnologiche. Attraverso webinar gratuiti e contenuti multimediali – quali podcast, giochi, infografiche, videopillole e videopodcast tradotti in LIS – disponibili sul sito di Poste Italiane, l’azienda costruisce un ponte verso un futuro sempre più connesso e accessibile per tutti.

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MILANO, ALLARME PHISHING SMS ATM: GIOVANE CADUTA NELLA TRAPPOLA PERDE OLTRE 140 EURO

Una giovane a Milano è caduta nella trappola di un sofisticato SMS di phishing ATM, perdendo oltre 140 euro. La sua storia è un monito per tutti a non fidarsi di richieste di pagamento urgenti via messaggio e a verificare sempre le comunicazioni sospette. #PhishingATM #Milano #Cybersecurity #TruffaOnline

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Redazione-  Una nuova ondata di tentativi di phishing sta mietendo vittime a Milano, sfruttando il nome di ATM, l’azienda di trasporto pubblico locale. La truffa, veicolata tramite SMS che simulano comunicazioni ufficiali, ha recentemente coinvolto Giulia, una 29enne trasferitasi per lavoro nel capoluogo lombardo, la quale ha visto prelevati dal suo conto 141,50 euro dopo aver cliccato su un link ingannevole. L’incidente si è verificato lunedì scorso, a seguito di un messaggio che avvisava di un “errore tap out” e sollecitava il pagamento di una presunta spesa di gestione di 1,50 euro entro 30 minuti per evitare un addebito maggiore, dirigendo l’utente verso una pagina web dall’aspetto identico a quello del portale ATM.

La vicenda di Giulia evidenzia la sofisticazione di queste frodi e la loro capacità di colpire anche individui digitalmente competenti. La giovane donna ha raccontato di essersi fidata del messaggio, arrivato da un numero che le era sembrato autentico, da cui in passato aveva già ricevuto comunicazioni legittime da ATM. La mattina dell’accaduto, non avendo convalidato l’abbonamento mensile, aveva utilizzato la carta di credito ai tornelli, una pratica insolita per lei. Questa circostanza ha creato un contesto di urgenza e credibilità quando l’SMS è arrivato nel pomeriggio, facendole temere di aver dimenticato di timbrare l’uscita e di dover pagare una cifra più elevata.

Spinta dalla fretta di risolvere la presunta irregolarità, Giulia ha tentato di saldare il finto debito. Dopo due tentativi di pagamento tramite PayPal andati a vuoto, il terzo ha purtroppo avuto successo, permettendo ai truffatori di prelevare la somma ben più consistente di 141,50 euro. Solo a quel punto è giunta la notifica dalla sua banca, svelando l’inganno. La reazione è stata immediata: la banca ha bloccato la carta, ma il denaro era già stato sottratto.

Le conseguenze per Giulia sono significative e vanno oltre la perdita economica. Essendo cliente di una filiale siciliana, si è ritrovata a Milano senza carta di credito e senza la possibilità di ricevere lo stipendio o pagare l’affitto, in attesa di poter tornare a casa per rifare il documento. L’accaduto ha generato frustrazione e un senso di impotenza, spingendola a denunciare l’episodio e a volere mettere in guardia altri utenti. “Sono stata ingenua e in un primo momento me ne sono vergognata. Poi però ho capito che purtroppo tutti, non solo gli anziani, possono restare vittime del phishing,” ha dichiarato, sottolineando l’importanza di non agire d’istinto e di verificare sempre prima di cliccare su link sospetti.

Anche ATM è attiva nel contrastare il fenomeno. L’azienda ha avviato una serie di iniziative dal 10 aprile per informare i propri clienti, utilizzando il sito web, l’applicazione e i canali social (come Instagram e X) per spiegare come riconoscere i messaggi falsi e sconsigliare vivamente di cliccare sui link in essi contenuti. ATM ha inoltre segnalato la truffa alle autorità competenti, presentando denuncia alla Polizia Postale, e ha implementato contromisure di cybersecurity volte a limitare i rischi per gli utenti, contribuendo alla disattivazione dei link fraudolenti. Due indirizzi falsi sono già stati bloccati, e quello ricevuto da Giulia, individuato come un nuovo tentativo, è stato prontamente segnalato.

L’azienda ribadisce categoricamente che non sollecita mai pagamenti tramite SMS. Qualsiasi messaggio di questo tipo deve essere considerato un tentativo di frode. La raccomandazione per tutti i cittadini è di mantenere alta la guardia, diffidare di richieste urgenti di pagamento via messaggio e, in caso di dubbio, contattare direttamente i canali ufficiali delle aziende coinvolte per verificare l’autenticità delle comunicazioni.

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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PROGETTA IL PRIMO SUPER-VACCINO CONTRO EBOLA E VARIANTI COVID: AL VIA I TEST CLINICI A CAMBRIDGE

L’Università di Cambridge testa il primo vaccino al mondo con antigeni creati dall’intelligenza artificiale per sconfiggere virus mutanti e prevenire future pandemie globali.
#Salute #IntelligenzaArtificiale #RicercaScientifica #Vaccini

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Redazione-  I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno dato vita a un’innovazione scientifica senza precedenti: il primo vaccino il cui componente chiave è stato interamente progettato dall’intelligenza artificiale e successivamente testato sugli esseri umani. Lo studio, i cui primi risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Infection, mira a creare una protezione universale contro intere famiglie di virus, incluse le varianti del Covid-19, l’influenza aviaria e l’Ebola. L’obiettivo dell’equipe britannica è prevenire future pandemie globali attraverso un siero capace di anticipare le mutazioni virali, superando i limiti dei farmaci attuali che spesso diventano obsoleti nel giro di pochi mesi.

La tecnologia del “super-antigene”

A differenza dei metodi tradizionali che utilizzano ceppi virali isolati e già in circolazione, il team di Cambridge ha adottato un approccio sintetico e predittivo. Gli scienziati hanno raccolto i codici genetici di una vasta gamma di coronavirus registrati dai programmi di sorveglianza globale. Questi dati sono stati elaborati da algoritmi di intelligenza artificiale, che hanno identificato le strutture comuni e immutabili tra i diversi patogeni.

L’intelligenza artificiale ha quindi generato un “super-antigene”, una molecola sintetica che funge da bersaglio per il sistema immunitario. Invece di istruire le difese dell’organismo a riconoscere una singola variante, questo componente addestra il corpo a identificare l’intera famiglia di appartenenza del virus. Questa strategia permette di mantenere l’efficacia del vaccino anche quando il patogeno muta o nel caso in cui avvenga un salto di specie dagli animali all’uomo. Secondo il professor Jonathan Heeney, responsabile del progetto, questo approccio rappresenta un cambiamento radicale nella preparazione alle emergenze sanitarie, permettendo alla scienza di agire d’anticipo rispetto all’evoluzione naturale.

I risultati della sperimentazione umana

La prima fase della ricerca ha coinvolto 39 volontari con l’obiettivo principale di verificare la sicurezza del preparato. I risultati hanno confermato che il vaccino è ben tollerato e non presenta rischi significativi per la salute. Sebbene l’impatto immediato sul sistema immunitario sia stato descritto dai ricercatori come “modesto”, il potenziale della tecnologia ha suscitato un forte interesse nella comunità scientifica.

Un secondo studio, che coinvolgerà circa 200 persone, è già in programma per analizzare in profondità la capacità del vaccino di generare una memoria immunitaria duratura. Il professor Saul Faust dell’Università di Southampton, che ha collaborato ai test, ha evidenziato come questa tecnologia mostri una flessibilità operativa superiore rispetto ai metodi classici, specialmente nella gestione di virus altamente instabili.

Oltre il Covid: influenza e febbri emorragiche

L’ambizione del team di Cambridge non si ferma ai coronavirus. I ricercatori stanno già lavorando su vaccini universali per l’influenza stagionale, che eliminerebbero la necessità di aggiornare la formulazione ogni anno. Un ulteriore fronte di ricerca riguarda il virus H5N1, l’influenza aviaria, che attualmente sta colpendo duramente le popolazioni di uccelli in tutto il mondo e che rappresenta una minaccia costante per la salute pubblica umana.

Inoltre, è in fase di sviluppo una variante del siero contro le febbri emorragiche, con un’attenzione specifica al virus Ebola. Attualmente, in alcune regioni come la Repubblica Democratica del Congo, circolano ceppi per i quali non esiste ancora una protezione approvata; la piattaforma basata sull’intelligenza artificiale potrebbe accelerare drasticamente i tempi di produzione di una cura specifica.

Il professor Andy Pollard, direttore dell’Oxford Vaccine Group, pur non avendo partecipato direttamente allo studio, ha descritto i dati come di grande interesse scientifico, sottolineando che l’intelligenza artificiale è destinata a diventare lo standard nella ricerca farmaceutica del futuro. Per le autorità sanitarie britanniche, questo successo rappresenta una conferma della capacità della ricerca nazionale di unire competenze biomediche e informatiche per proteggere la popolazione globale a lungo termine.

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