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Ingegneri d’Abruzzo, Michele De Finis eletto presidente della Federazione

🚨 PROFESSIONI ED ECONOMIA: INSEDIATO IL NUOVO CONSIGLIO DEGLI INGEGNERI D’ABRUZZO. MICHELE DE FINIS ALLA GUIDASvolta istituzionale per la categoria tecnica della regione! Presso la nuova sede dell’Ordine di Pescara si è insediato il nuovo Consiglio della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri d’Abruzzo. Alla presidenza è stato eletto l’ingegner Michele De Finis dell’Aquila, che sarà affiancato dal vicepresidente Andrea Salvati (Pescara), dalla segretaria Michela Piccioni (Teramo) e dal tesoriere Maurizio Cantatore (Chieti). 🏛️📊Il nuovo direttivo, sostenuto dai quattro presidenti provinciali, si pone l’obiettivo di rafforzare la presenza degli ingegneri quale interlocutore strategico per la Regione. Tra le priorità del mandato spiccano la riforma delle leggi urbanistiche, la difesa rigorosa dell’equo compenso e la tutela delle competenze riservate alla categoria contro ogni abusivismo. Il presidente De Finis ha annunciato una stagione all’insegna della massima coesione e della sinergia di servizi per offrire alla collettività e alle istituzioni un supporto tecnico e scientifico di altissimo livello. 💻📐✨👇 Pensi che un maggiore coinvolgimento degli ingegneri nelle riforme urbanistiche regionali possa accelerare lo sviluppo dell’Abruzzo? Dicci la tua nei commenti!#IngegneriAbruzzo #FederazioneIngegneri #MicheleDeFinis #Urbanistica #EquoCompenso #Pescara #LAquila #ProfessioniTecniche #RegioneAbruzzo

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Il nuovo direttivo della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri d'Abruzzo affiancato dai quattro presidenti provinciali.

Pescara – Nel complesso contesto della governance delle professioni ordinistiche e dello sviluppo infrastrutturale delle regioni centro-meridionali, il coordinamento delle competenze tecniche si impone come un fattore strategico non negoziabile per sostenere i processi di pianificazione territoriale e di rigenerazione urbana. In questa cornice istituzionale si è rinnovato il Consiglio della Federazione Regionale degli Ordini degli Ingegneri d’Abruzzo, attraverso una solenne seduta assembleare tenutasi lo scorso venerdì 24 luglio 2026 presso i locali della nuova e moderna sede dell’Ordine della provincia di Pescara. L’insediamento del nuovo direttivo segna l’avvio di una fase programmatica cruciale per la categoria, orientata a consolidare il ruolo della Federazione quale interlocutore tecnico preminente e permanente per la Giunta e il Consiglio della Regione Abruzzo, garantendo al contempo un presidio rigoroso sulla tutela delle competenze professionali e sull’applicazione delle normative statali e regionali in materia di lavoro autonomo.

La nuova governance regionale: i vertici dell’organo di coordinamento

L’architettura del nuovo organo di rappresentanza riflette un perfetto equilibrio geopolitico e professionale tra le diverse realtà provinciali del territorio abruzzese. Alla carica di Presidente della Federazione è stato chiamato l’ingegner Michele De Finis, esponente di spicco dell’Ordine della Provincia dell’Aquila, il quale ha precedentemente maturato una solida esperienza amministrativa ricoprendo il ruolo di segretario all’interno del direttivo uscente. La vicepresidenza è stata affidata ad Andrea Salvati (Ordine di Pescara), mentre le funzioni di Segretario e Tesoriere saranno esercitate rispettivamente da Michela Piccioni (Ordine di Teramo) e Maurizio Cantatore (Ordine di Chieti). Questo ufficio di presidenza sarà affiancato e sostenuto operativamente dai quattro presidenti provinciali in carica: Fabio Colabianchi per l’Aquila, Maurizio Vicaretti per Pescara, Micaela Forcella per Teramo e Franco Masciulli per Chieti, coadiuvati all’interno del Consiglio dai delegati territoriali Raffaele Iacovitti, Paolo Cilli, Magiste Trosini e Paride Pasquini.

Il bilancio del presidente uscente e le priorità su urbanistica ed equo compenso

Nel corso della seduta di insediamento, il presidente uscente Giovanni Lezzoche, coadiuvato dai componenti del precedente esecutivo tra cui lo stesso De Finis e Marco Pasqualini, ha illustrato una dettagliata relazione tecnica in merito alle attività istituzionali svolte durante il mandato quinquennale, rivolgendo un formale ringraziamento ai quattro Ordini provinciali per il costante supporto logistico. I presidenti territoriali, nel recepire la relazione, hanno confermato la piena e totale collaborazione strategica nei confronti del nuovo organo di vertice, spronandolo a incidere con fermezza sulle grandi macro-tematiche di categoria. Tra le priorità programmatiche immediate individuate dal Consiglio figurano la revisione delle leggi urbanistiche regionali, il consolidamento dei traguardi raggiunti in materia di equo compenso a livello della pubblica amministrazione abruzzese e la difesa intransigente delle prerogative e delle mansioni riservate in via esclusiva alla figura professionale dell’ingegnere, sia esso operante in regime di libera professione sia inserito nei quadri della dirigenza pubblica.

La dottrina De Finis: sinergia di servizi e consulenza tecnico-giuridica

Il discorso programmatico del neopresidente Michele De Finis ha ridefinito la missione etica e scientifica della Federazione, interpretando il rinnovo dei vertici come un momento di straordinaria coesione e compattezza per l’intera categoria professionale abruzzese. De Finis ha sottolineato come il patrimonio di esperienze e di competenze specialistiche custodito dai singoli Consigli territoriali costituisca la risorsa fondamentale per offrire alle istituzioni politiche un supporto tecnico di altissimo livello a salvaguardia della collettività. Tra le linee d’azione strategiche del mandato spicca l’istituzione di una piattaforma integrata per la creazione di eventi formativi e servizi logistici condivisi tra le quattro province, superando le storiche frammentazioni geografiche. La Federazione intensificherà inoltre le proprie funzioni statutarie: dall’emanazione di pareri tecnici sui regolamenti urbanistici all’istituzione di specifiche Commissioni Consultive e di Studio, fino all’erogazione di servizi di consulenza tecnico-giuridica per gli Ordini provinciali e alla cura dell’interpretazione uniforme del codice deontologico ed etico.

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Collelongo si accende con Giovanni Grande: un viaggio teatrale tra Dante e il mito nei parchi d’Abruzzo

La grande letteratura sotto le stelle della Marsica: lunedì 10 agosto a Collelongo va in scena lo spettacolo gratuito di Giovanni Grande! 🎭 ✨ Un viaggio emozionante che unisce i miti di Troia, i versi immortali di Dante e la spiritualità del Monte Tranquillo. 🌲 ⛪ Un evento unico per riscoprire l’anima più autentica d’Abruzzo insieme a tutta la comunità. 👏 🌌

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Locandina evento Collelongo

Collelongo-  Il borgo di Collelongo si appresta a vivere una delle serate più intense e significative della stagione, confermando la Marsica come un distretto di primaria importanza per la promozione della cultura e del teatro di narrazione. Lunedì 10 agosto 2026, a partire dalle ore 21:30, la suggestiva e monumentale cornice di Piazza della Chiesa ospiterà la rappresentazione teatrale intitolata “Il sogno di Giovanni Grande: dalla fine della guerra di Troia al centro del Parco Nazionale d’Abruzzo”. L’opera, interamente ideata e interpretata dall’attore e regista Giovanni Grande, si offre alla pubblica opinione come un affascinante itinerario interiore capace di unire il fascino del mito classico alla solennità della letteratura immortale della penisola, celebrando l’identità e il patrimonio immateriale delle aree protette dell’Appennino.

Il cammino allegorico dalla guerra di Troia al Monte Tranquillo

La scomposizione del testo scenico rivela un ordito narrativo flessibile e privo di automatismi accademici, in cui la parola d’autore si fa contemporaneamente gioco evocativo e strumento di indagine civile. Giovanni Grande guiderà il pubblico lungo un cammino che prende avvio dalle leggendarie macerie della guerra di Troia per approdare, attraverso la recitazione di pagine memorabili della saggistica occidentale, nel cuore verde del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il baricentro spirituale del racconto toccherà la vetta del Monte Tranquillo, luogo in cui sorge la storica chiesa della Madonna Nera, rinomata meta di fede e raccoglimento rionale immersa in un paesaggio d’alta quota di straordinaria e intatta bellezza naturalistica.

La preghiera di San Bernardo e le soste di San Giovanni Paolo II

A legare la performance alla grande tradizione letteraria italiana sarà il richiamo esplicito alla Commedia di Dante Alighieri. All’ingresso del santuario del Monte Tranquillo è infatti incisa sulla pietra la celebre preghiera con cui San Bernardo di Chiaravalle, nel canto trentatreesimo del Paradiso, invoca la Vergine Maria: uno dei vertici assoluti della poesia universale che risuonerà nella piazza di Collelongo. Il viaggio simbolico attraverserà anche i magnifici Prati d’Angro, territori di indiscusso valore ambientale resi ancora più celebri dal ricordo storiografico del pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II, il pontefice santo che amava sostare in solitudine tra queste montagne lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva dei residenti.

Il teatro di piazza come dinamo di coesione per il territorio marsicano

La manifestazione, organizzata in sinergia con le associazioni e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, si offre alle famiglie, ai lavoratori e ai numerosi villeggianti come un’occasione preziosa per riscoprire il benessere della riflessione e la cura delle relazioni umane. Sostenere il merito degli artisti indipendenti e favorire l’incontro fisico dei cittadini nei centri storici costituisce una potente dinamo per l’economia di vicinato e per l’indotto della somministrazione locale. L’appuntamento di Collelongo dimostra empiricamente come la fusione tra i grandi classici e la bellezza dei paesaggi abruzzesi sia la via maestra per far crescere il territorio con armonia e determinazione, garantendo un domani ricco di consapevolezza alle future generazioni.

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Come per incanto dal passato: riemerge la commovente lettera del prigioniero Antonio. “Cara Gina, sto bene”

“Cara Gina, riguardati e non preoccuparti per me. Io sto bene”. 📜 ❤️ Le parole commoventi di un marito prigioniero nei campi inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale riemergono a Bellegra dopo oltre 80 anni! Una lettera meravigliosa scritta dal fronte da Antonio Tucci, in cui l’amore per la moglie Gina, per il figlio Titta e per la mamma vince sugli orrori del conflitto. Leggi e condividi questa straordinaria e vera storia d’altri tempi che ci insegna il valore supremo della pace. 🕊️ 👇

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lettera del prigioniero Antonio

Bellegra (RM) – Ci sono tesori nascosti che non sono fatti d’oro o di pietre preziose, ma di inchiostro sbiadito e di carta ingiallita dal tempo. Oggetti all’apparenza fragili, che eppure custodiscono la forza di resistere ai decenni, alle intemperie e all’oblio, per riemergere esattamente nel momento in cui abbiamo più bisogno di ascoltare il loro messaggio. Come per incanto, ciò che è nascosto prima o poi torna sempre alla luce. È quello che è accaduto in questi giorni nella comunità di Bellegra, dove il ritrovamento e la pubblicazione di una toccante lettera risalente alla Seconda Guerra Mondiale ha riacceso i riflettori su una memoria collettiva che non deve mai essere dispersa.

Dal deserto dell’Africa ai campi inglesi: il difficile viaggio di Antonio Tucci

La storia che emerge da questo foglio di carta è quella di Antonio Tucci, un nostro concittadino che, come tanti giovani dell’epoca, fu strappato agli affetti e alla sua terra per essere gettato nell’inferno del secondo conflitto mondiale. Correva l’anno 1942: i venti di guerra soffiavano spietati. Antonio stava combattendo sul fronte africano quando, nel caos del conflitto, venne catturato dalle forze alleate e trasferito come prigioniero di guerra in Gran Bretagna. Finì confinato nei gelidi campi di prigionia situati nelle campagne appena fuori Londra, a migliaia di chilometri dalla sua amata Bellegra, dalle sue colline, dalla sua casa.

In un’epoca in cui le comunicazioni erano rare, incerte e filtrate dalla dura censura militare, riuscire a spedire una lettera era un lusso, quasi un miracolo. Eppure, in quello scritto inviato dal campo di prigionia britannico, non c’è traccia di disperazione o di lamenti per la propria, durissima, condizione. Al contrario, c’è solo un luminoso e struggente senso di protezione verso chi era rimasto a casa ad aspettare.

“Cara Gina, io sto bene”: l’amore che sconfigge l’orrore del conflitto

Il cuore di Antonio, nonostante i reticolati e la lontananza, batteva solo e unicamente per la sua famiglia. La lettera è indirizzata con immensa tenerezza alla “cara moglie Gina”. Le parole usate dal prigioniero sono un inno all’altruismo: invece di piangersi addosso, Antonio si preoccupa per lei, le raccomanda accuratamente di riguardarsi e di stare bene, rassicurandola con una dolce bugia bianca: “Anche io qui mi trovo bene”. Una frase sussurrata nel buio della prigionia, scritta con l’unico scopo di non far pesare ulteriore angoscia sul cuore già provato della sua sposa.

I pensieri di Antonio non si fermano solo a Gina, ma corrono veloci verso il piccolo figlio Titta e verso l’anziana madre. Nelle sue righe, tracciate con cura, traspare la dignità immensa di un uomo che, pur essendo prigioniero, si aggrappa al senso della famiglia come a un salvagente nel mare in tempesta della guerra globale.

Il ruolo prezioso di Vincenzo Saulini e la solidarietà tra i prigionieri

Ma la lettera offre anche un prezioso e inaspettato spaccato di vita quotidiana all’interno dei campi di prigionia londinesi. Antonio non dimentica di inviare alla famiglia i saluti del suo inseparabile compagno di prigionia, anch’egli cittadino di Bellegra: Vincenzo Saulini. Vincenzo non era solo un commilitone, ma era diventato una figura chiave all’interno della baracca. Avendo imparato la lingua, svolgeva l’importante e delicato ruolo di interprete principale tra i prigionieri italiani e il rigido comando militare britannico.

Questo dettaglio, all’apparenza marginale, ci racconta invece la straordinaria rete di solidarietà, di amicizia e di mutuo soccorso che si creava tra i nostri soldati prigionieri. Isolati, affamati e lontani dalla patria, si sostenevano l’un l’altro, diventando letteralmente fratelli per sopravvivere alle incognite di un conflitto di cui non potevano prevedere la fine.

Un monito eterno per tutti noi: la guerra è solo morte e va abolita

Non sappiamo esattamente quanti lunghi e interminabili anni di prigionia abbia dovuto scontare Antonio prima di poter finalmente riabbracciare la sua cara Gina e il piccolo Titta. Quello che sappiamo con certezza è che queste poche righe riemerse dall’archivio del tempo rappresentano oggi un tesoro dal valore storico e morale inestimabile per la comunità di Bellegra e per chiunque abbia la fortuna di leggerle.

Un doveroso e sentito ringraziamento va alla persona che ha concesso e autorizzato il ritrovamento, permettendo di rintracciare i legittimi proprietari di questo immenso ricordo di famiglia. Ma il ringraziamento più grande va a Luigino, che diffondendo e leggendo queste righe ha permesso a tutti noi di sentirci partecipi di un dolore che non si è mai del tutto cancellato. Il messaggio che ci consegna il soldato Antonio Tucci è chiaro e squarcia il velo del tempo, arrivando drittto alle nostre coscienze, soprattutto oggi, in un mondo in cui i tamburi di guerra tornano a rullare minacciosi: la guerra non è mai una soluzione. La guerra è solo e soltanto divisione, sofferenza e morte. E, come tale, andrebbe definitivamente abolita dal vocabolario dell’umanità. Grazie Antonio, per averci ricordato che l’amore, alla fine, vince su tutto.

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Vent’anni di magia e sapori: “Sant’Elia tra i Vicoli” trionfa e incanta la Ciociaria. Il plauso di Gianluca Quadrini

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Sant’Elia tra i Vicoli

Sant’Elia Fiumerapido (FR) – Ci sono notti d’estate in cui i piccoli borghi della nostra provincia sembrano risvegliarsi, scrollandosi di dosso la tranquillità quotidiana per indossare l’abito della festa. Notti in cui l’aria si riempie di profumi antichi, di musica dal vivo e di risate che riecheggiano tra le mura in pietra. È esattamente questa la magia che ha avvolto il centro storico di Sant’Elia Fiumerapido venerdì 7 agosto, in occasione dell’attesissima e storica ventesima edizione di “Sant’Elia tra i Vicoli”, la passeggiata enogastronomica che da due decenni rappresenta il fiore all’occhiello dell’estate ciociara.

Una festa lunga vent’anni: la resistenza dei borghi e della tradizione

Raggiungere il traguardo della ventesima edizione non è una cosa da poco. Significa che dietro le quinte c’è un’intera comunità che, anno dopo anno, ha saputo tramandarsi la passione e la voglia di fare, resistendo alla tentazione dell’abbandono e lottando attivamente contro lo spopolamento che spesso affligge le nostre aree interne. La manifestazione si è conclusa con uno straordinario, e per molti versi commovente, successo di pubblico: centinaia e centinaia di visitatori, giovani e intere famiglie sono accorsi da ogni angolo della provincia (e anche da fuori regione) per invadere pacificamente i suggestivi vicoli del paese.

All’evento, a testimoniare la forte vicinanza delle istituzioni al territorio, ha preso parte con grande entusiasmo anche Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole Dirigente di ANCI Lazio, il quale ha voluto vivere la festa in prima persona, stringendo mani e ascoltando le storie dei produttori locali e dei cittadini.

I profumi della memoria contadina: un viaggio tra le eccellenze a km zero

A fare da filo conduttore alla serena serata agostana è stata un’offerta enogastronomica d’assoluta eccellenza, curata in modo quasi maniacale e amorevole dai volontari. I vicoli del borgo si sono letteralmente trasformati in un labirinto del gusto a cielo aperto, capace di prendere per la gola tutti i palati.

Le vere protagoniste sono state le ricette della memoria contadina, quelle tramandate di madre in figlia, che si sono intrecciate meravigliosamente con la valorizzazione dei prodotti agricoli rigorosamente a chilometro zero. I visitatori hanno potuto deliziarsi con fumanti primi piatti fatti in casa e conditi con i sughi ricchi e corposi della tradizione; hanno degustato formaggi stagionati e salumi tipici della Valle di Comino e del Cassinate, per poi lasciarsi tentare dalle immancabili crespelle, dalle frittelle dorate e dai dolci artigianali preparati seguendo antiche ricette custodite gelosamente dalle famiglie del posto. Il tutto, ovviamente, innaffiato e accompagnato dai migliori vini locali, nettari sinceri capaci di esaltare la genuinità della terra e di raccontare, sorso dopo sorso, l’identità fiera ed enologica del Lazio meridionale.

Il plauso di Gianluca Quadrini e il valore della sinergia comunitaria

«La ventesima edizione di “Sant’Elia tra i Vicoli” si conferma un traguardo di grandissimo valore non solo turistico, ma profondamente culturale e sociale per tutto il nostro territorio», ha dichiarato con soddisfazione Gianluca Quadrini durante il suo intervento. «È stato un vero onore e un piacere immenso condividere una serata così ricca di partecipazione, di calore umano e di vitalità. Oltre alla bellezza oggettiva del centro storico, a fare la vera differenza è stata la qualità straordinaria delle proposte enogastronomiche: piatti tradizionali, prodotti genuini e prelibatezze uniche che rappresentano la nostra vera ricchezza agricola e le radici inscindibili della nostra cultura culinaria».

Il Consigliere Provinciale ha poi voluto rivolgere ringraziamenti precisi e calorosi a tutti i promotori di questa complessa e perfetta macchina organizzativa: «Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al Sindaco Fabio Violi e a tutta la sua Amministrazione Comunale, non solo per la splendida accoglienza ricevuta, ma soprattutto per il costante e faticoso impegno profuso quotidianamente nel valorizzare le nostre comunità. Un ringraziamento speciale e di vero cuore va all’amico Antonio Bucci per il gradito e affettuoso invito, e naturalmente a tutti gli organizzatori, alle varie associazioni, agli instancabili volontari, alle Forze dell’Ordine che hanno garantito la sicurezza e ai commercianti che hanno lavorato duramente e senza sosta per la riuscita impeccabile dell’evento».

La presenza così massiccia di pubblico ha ribadito, ancora una volta, il ruolo centrale di Sant’Elia Fiumerapido nel panorama turistico e culturale della nostra estate. «Vedere i vicoli gremiti di persone, famiglie felici ed entusiasti amanti della buona cucina, è la testimonianza più chiara e concreta dell’efficacia di questo format», ha concluso Quadrini. «Manifestazioni genuine come questa sono un volano fondamentale per la promozione turistica dei nostri amati borghi, per la sacrosanta salvaguardia delle nostre specificità enogastronomiche e, cosa ancor più importante, per il rafforzamento del senso di comunità e appartenenza. Complimenti ancora a tutti per questo straordinario traguardo del ventennale! Ad maiora!»

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