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Politica

Autonomia differenziata, la denuncia di Di Girolamo sul rischio di una sanità a due velocità in Abruzzo

📢 La sanità in Abruzzo è al collasso: la Fondazione Gimbe conferma i dati negativi sui Lea e la senatrice Di Girolamo avverte sui rischi legati all’autonomia differenziata. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Abruzzo #Sanità #AutonomiaDifferenziata #Movimento5Stelle

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Gabriella-Di-Girolamo-

Redazione-  Il dibattito politico attorno al progetto di autonomia differenziata raggiunge un punto di massima tensione, con pesanti ricadute sulle prospettive di sviluppo e sulla tenuta dei servizi essenziali nel Mezzogiorno e, in particolare, in Abruzzo. Le recenti audizioni tenutesi presso la Commissione Affari Costituzionali hanno portato alla luce una fotografia impietosa del sistema sanitario regionale, basata sui dati forniti dalla Fondazione Gimbe. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, ha sollevato forti dubbi sull’operato del Governo, accusandolo di voler accelerare su un processo legislativo che rischia di cristallizzare, se non di acuire, le profonde disparità già esistenti tra le diverse aree del Paese.

la fotografia dei livelli essenziali di assistenza

I dati presentati dalla Fondazione Gimbe non lasciano spazio a interpretazioni benevole: l’Abruzzo si colloca saldamente nella fascia “rossa” della mappa nazionale riguardante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo posizionamento indica una preoccupante incapacità, da parte dell’amministrazione regionale, di garantire ai propri cittadini la totalità delle prestazioni sanitarie minime previste dal sistema nazionale. Si tratta di un fallimento che incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti, alle prese con liste d’attesa che si allungano costantemente e una tenuta dei pronto soccorso ormai precaria.

Secondo la senatrice Di Girolamo, la situazione attuale è il risultato di un definanziamento strisciante e di una carenza di personale che non trova soluzione. In questo contesto, l’autonomia differenziata non viene percepita come un’opportunità di modernizzazione amministrativa, bensì come un catalizzatore di iniquità. Il timore principale è che, nel momento in cui le regioni del Nord dovessero acquisire maggiori poteri e la facoltà di trattenere risorse sul proprio territorio, si verificherebbe un drenaggio ulteriore di medici, infermieri e specialisti verso le aree economicamente più solide, lasciando la sanità abruzzese in una condizione di cronica sofferenza.

le criticità del metodo governativo sulle preintese

Il cuore della critica rivolta all’esecutivo riguarda il metodo seguito nel procedere verso la firma delle preintese con le regioni richiedenti. La legge sull’autonomia differenziata, secondo la narrazione dell’opposizione, procede in assenza di una cornice normativa solida che garantisca, innanzitutto, la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). La Fondazione Gimbe, durante l’audizione, ha ribadito la necessità di un’istruttoria rigorosa, svolta regione per regione e basata su dati oggettivi, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di funzioni.

Al momento, invece, il processo appare omogeneo e slegato da una valutazione specifica dei fabbisogni territoriali. La senatrice Di Girolamo sostiene che l’assenza di tale analisi preventiva sia una mancanza grave, una manovra che ignora deliberatamente i divari strutturali che già oggi separano l’Abruzzo dalle regioni settentrionali. Il rischio è che la competizione tra regioni, anziché stimolare l’efficienza, si traduca in una fuga di capitali umani e finanziari verso i contesti più competitivi, condannando di fatto le aree più fragili a un’inefficienza perenne.

L’Abruzzo, osserva l’esponente pentastellata, necessita di una visione coesa che miri a colmare le distanze, partendo proprio dal potenziamento dell’organico medico e dal reinvestimento nei territori meno serviti. L’autonomia differenziata, così come delineata nel disegno di legge in discussione, appare ai critici lontana dagli interessi dei cittadini abruzzesi. Il dibattito resta aperto e si sposta ora sul piano politico, dove la sfida principale sarà quella di bilanciare le ambizioni regionali con il mantenimento di un diritto alla salute che, per Costituzione, dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. La richiesta della senatrice è netta: le preintese devono essere fermate per evitare che il Paese si spacchi definitivamente in due velocità, sacrificando il benessere delle classi meno garantite sull’altare di un regionalismo che, in questa forma, appare privo di garanzie per la tenuta del servizio pubblico.

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Politica

Tragedia Arandora Star, Onori (Azione): “Una memoria che appartiene a tutta l’Italia”

Ci sono pagine dolorose della nostra storia che non possiamo assolutamente permetterci di dimenticare! Il 2 luglio 1940, al largo dell’Irlanda, il piroscafo britannico “Arandora Star” venne affondato da un sottomarino tedesco. A bordo c’erano migliaia di civili “internati” dagli inglesi, tra cui tantissimi emigrati italiani fuggiti in Gran Bretagna in cerca di lavoro. Ne morirono annegati ben 446. Oggi, alla Camera dei Deputati, l’On. Federica Onori (Azione) ha presentato il preziosissimo libro dell’autore Francesco Morelli, che ha faticosamente ricostruito questa tragedia restituendo un volto e un nome a quelle vittime innocenti. “La memoria dell’Arandora Star non è solo una nave affondata, ma un pezzo della nostra storia rimasto per troppo tempo in fondo al mare. Il ricordo non appartiene solo alle famiglie in lutto, ma è una precisa responsabilità delle Istituzioni!”, ha tuonato la deputata. Un incontro emozionante in vista dell’11 ottobre, data in cui si celebrerà finalmente la prima Giornata Nazionale per non dimenticare questa strage! Conoscevate questa storia?👇

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Onori, Camera dei Deputati

Roma – Ci sono ferite profonde, inferte dalla crudeltà e dalla follia cieca della Seconda Guerra Mondiale, che il tempo, nella sua inesorabile marcia, ha rischiato colpevolmente di cancellare e seppellire per sempre sotto il peso opprimente dell’oblio istituzionale. Ma la memoria, se coltivata con tenacia, rispetto e rigore storico, possiede la straordinaria capacità di riemergere anche dagli abissi più oscuri dell’oceano. È esattamente questo il caso della dolorosa, immensa e troppo spesso dimenticata tragedia navale dell’Arandora Star, un dramma umano di proporzioni apocalittiche che costò la vita a centinaia di nostri connazionali innocenti. Il piroscafo britannico, convertito in nave da trasporto prigionieri, venne tragicamente e inesorabilmente silurato e affondato il 2 luglio del 1940 da un sottomarino tedesco al largo delle coste irlandesi. A bordo, stipati in condizioni disumane, non c’erano militari nemici, ma migliaia di civili “internati”, tra cui tantissimi emigrati italiani (molti dei quali antifascisti fuggiti in Gran Bretagna in cerca di lavoro e libertà) che il governo britannico di Winston Churchill aveva frettolosamente bollato come “stranieri nemici” (enemy aliens) dopo l’ingresso in guerra dell’Italia mussoliniana. Nel gelido naufragio perirono annegati ben 446 italiani. Oggi, a distanza di decenni, questo pezzo di storia patria dimenticato riaffiora con prepotenza nei palazzi romani della politica, in vista di una ricorrenza che promette di sanare, finalmente, un debito morale nei confronti delle vittime e dei loro discendenti.

Il libro di Morelli: un lavoro prezioso per restituire dignità alle vittime

L’occasione solenne per riaccendere i riflettori su questo capitolo oscuro e tragico del nostro passato è stata offerta dalla presentazione ufficiale, tenutasi nelle prestigiose sale della Camera dei Deputati, dell’intenso libro intitolato “Sulle tracce della nave Arandora Star”.
L’opera, frutto di una certosina e faticosa ricerca storica e documentale, porta la firma dell’autore Francesco Morelli, che ha dedicato anni della sua vita a ricomporre un mosaico umano andato in frantumi nel 1940. A fare gli onori di casa e a presiedere la conferenza stampa è stata la deputata Federica Onori (eletta nelle liste di Azione proprio all’interno della delicata e rappresentativa circoscrizione Estero – Europa). Le parole dell’onorevole hanno risuonato con forza e commozione all’interno dell’aula parlamentare: «L’Arandora Star non è assolutamente e semplicemente solo una nave affondata», ha dichiarato con fermezza la deputata di Azione. «È, al contrario, un pezzo fondamentale e doloroso della nostra storia patria, che per troppo, inaccettabile tempo è rimasto letteralmente intrappolato in fondo al mare, lontano dai libri di scuola e dalla memoria collettiva. Il libro scritto da Francesco Morelli, che abbiamo avuto il privilegio di presentare oggi qui alla Camera, rappresenta un lavoro storico e umano preziosissimo». Il merito assoluto dell’autore, ha spiegato la deputata, è stato quello di non fermarsi ai freddi numeri ufficiali del disastro navale: «Seguendo le difficili tracce del naufragio tra archivi polverosi in giro per l’Europa, luoghi dimenticati e famiglie ancora in lutto, Morelli ha compiuto un miracolo: ha restituito un volto umano, una dignità e un nome preciso ai 446 italiani morti innocenti in quel fatidico 2 luglio 1940. Grazie al suo lavoro sono così emersi i contorni netti di una storia drammatica che tutto il nostro Paese ha il dovere morale di conoscere a fondo».

La prima Giornata Nazionale dell’11 ottobre e l’impegno delle Istituzioni

Ma l’incontro organizzato alla Camera dei Deputati assume un significato politico e istituzionale ancora più forte e denso di responsabilità se inserito nel contesto del calendario imminente.
La conferenza stampa si è infatti svolta, non a caso, a pochissimi giorni di distanza da un traguardo storico tanto atteso: la celebrazione, prevista per l’11 ottobre, della primissima Giornata Nazionale in memoria della tragedia dell’Arandora Star. Un traguardo istituzionale che certifica finalmente la volontà dello Stato italiano di fare pace con il proprio passato migratorio. L’incontro parlamentare ha visto la partecipazione di figure chiave che tengono viva la fiamma del ricordo nei territori d’origine delle vittime. L’onorevole Onori, a margine dell’evento, ha voluto rivolgere un sentito tributo di ringraziamento a tutti gli intervenuti: «Ringrazio di cuore l’autore Francesco Morelli, la professoressa Franca Solfrini e Cesidio Di Ciacca per la loro toccante e fondamentale testimonianza diretta». Un ringraziamento speciale è stato poi rivolto alle autorità locali presenti, veri e propri custodi della memoria civile: «Grazie ai sindaci del comune di Casalattico, Francesco Antonio Di Lucia, e di Cassino, Enzo Salera. Loro rappresentano con onore proprio quei territori e quelle valli del centro e del sud Italia da cui, decenni fa, partirono in cerca di fortuna molte delle vittime di quel naufragio». L’evento ha registrato anche il prezioso contributo istituzionale (tramite collegamento video) del senatore Andrea De Priamo, in qualità di responsabile del Gruppo parlamentare di amicizia Italia-Irlanda, a testimonianza del respiro internazionale della vicenda. La conclusione dell’Onorevole Federica Onori suona come un imperativo categorico per lo Stato e per le future generazioni: «La dolorosa memoria dell’Arandora Star non può e non deve più appartenere esclusivamente al lutto privato delle famiglie colpite dalla tragedia. Il ricordo di quelle 446 vite spezzate è, a tutti gli effetti, una responsabilità ineludibile delle Istituzioni della Repubblica».

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Politica

Centro politico frammentato, l’accusa di Mazzocchi: “Micro-sigle solo per elemosinare poltrone”

La politica italiana è malata di personalismo e il “Centro” è diventato un grande bluff, un enorme “specchietto per le allodole” per ingannare gli elettori delusi! A lanciare questa pesantissima bomba politica è l’Onorevole Mazzocchi, Presidente del “Movimento dei Cristiano Riformisti”, che smaschera pubblicamente il trucco: “Assistiamo alla nascita caotica di finte micro-formazioni moderate che non hanno alcun progetto reale per l’Italia, ma nascono solo perché i loro leader vogliono farsi notare da Destra e Sinistra per mendicare e negoziare un seggio sicuro alle prossime elezioni!”. Mazzocchi lancia poi un attacco feroce, senza fare sconti, ai vecchi dinosauri della Prima Repubblica che continuano a fondare partitini pur di non mollare la poltrona: “Chi ha già calcato i palchi del potere in passato e ha fatto il suo tempo, ora deve farsi da parte! Fate spazio ai giovani e smettetela di rincorrere le candidature personali a tutti i costi!”. Parole durissime! Voi siete d’accordo con lui?👇

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Roma – Il “Grande Centro” italiano, da decenni autentica chimera, miraggio elettorale e crocevia di infinite e spesso sterili ambizioni personali, torna prepotentemente, prepotentemente e caoticamente ad animare il dibattito politico nazionale. Man mano che le nubi elettorali si addensano all’orizzonte e il richiamo delle urne si fa sempre più vicino, si assiste infatti, come da triste e consolidata tradizione nostrana, a una vera e propria e grottesca moltiplicazione dei pani e dei pesci sotto forma di nuove, minuscole e fantomatiche sigle partitiche. Un pullulare disordinato di sedicenti movimenti moderati che, a parole, promettono di resuscitare i fasti della gloriosa Balena Bianca e di riportare alle urne i milioni di cittadini moderati delusi e rifugiatisi nell’astensionismo. Ma dietro questa sbandierata e nobile rinascita centrista si nasconderebbe, in realtà, una strategia cinica, calcolatrice e spietatamente personalistica. A scoperchiare il vaso di Pandora di questa ipocrisia elettorale e a lanciare un durissimo, inequivocabile e rovente atto d’accusa contro i “finti” centristi è l’Onorevole Mazzocchi, attuale e agguerrito Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti. Attraverso una durissima nota ufficiale, Mazzocchi analizza senza peli sulla lingua e con “profonda amarezza” la recente e caotica proliferazione di nuove forze politiche, smascherandone pubblicamente i veri e meschini obiettivi e bollandole, senza appello, come dei veri e propri e pericolosi “specchietti per le allodole” progettati per ingannare gli elettori moderati e barattare consensi con seggi sicuri in Parlamento.

Il bluff delle micro-formazioni: non c’è progetto, solo ricerca del seggio

L’analisi chirurgica tracciata dall’Onorevole Mazzocchi non fa prigionieri e colpisce dritto al cuore della miseria tattica e del trasformismo che affligge il panorama politico odierno.
«Si tratta, a ben vedere, di un’operazione illusoria», esordisce il Presidente dei Cristiano Riformisti, smontando pezzo per pezzo la narrazione dei nuovi paladini del Centro. «Questa moltitudine di micro-formazioni non nasce affatto da un reale progetto politico a lungo termine per la salvezza e il rilancio del Paese, ma risponde esclusivamente al bisogno patologico ed egocentrico dei singoli organizzatori di mettersi in luce a tutti i costi». Mazzocchi svela il trucco, il “segreto di Pulcinella” che si cela dietro la nascita di queste sigle improvvisate: il loro unico e inconfessabile obiettivo non è quello di governare o di proporre leggi per le famiglie e le imprese, ma semplicemente quello di alzare la voce e fare “ammuina” per «farsi notare dai due schieramenti principali, la corazzata di destra e il campo largo di sinistra». Lo scopo finale? Semplice e desolante: «Negoziare un posto sicuro in lista in vista delle prossime imminenti scadenze elettorali». Il leader dei Cristiano Riformisti denuncia apertamente e senza timore reverenziale un’operazione di puro, freddo e spietato «posizionamento personale», un tatticismo esasperato che, per l’ennesima volta, «rischia di tradire vigliaccamente e svendere l’aspettativa e la fiducia dei milioni di cittadini moderati», condannandoli definitivamente a disertare le urne in preda al disgusto per una politica ridotta a mero poltronificio.

Il monito ai dinosauri della Prima Repubblica: “Scendete dal palco!”

Ma l’affondo politicamente più duro, affilato e pesante dell’intervento dell’Onorevole Mazzocchi è riservato a una specifica e ben riconoscibile categoria di politici: i cosiddetti “dinosauri”, i vecchi notabili, i volti arcinoti che, dopo decenni ininterrotti di potere accumulato durante la Prima e la Seconda Repubblica, rifiutano ostinatamente e pateticamente di farsi da parte.
Rivolgendosi direttamente e accoratamente a questi organizzatori in là con gli anni, Mazzocchi rispolvera e lancia come un macigno la celebre, lucidissima e lungimirante sentenza pronunciata in passato da uno dei più autorevoli, carismatici e ascoltati leader storici della Democrazia Cristiana. Una massima che ammoniva severamente: «Quando si scende dal palco, si può fare solo o il regista o il produttore di qualsiasi forma organizzativa». Il messaggio di Mazzocchi è fortissimo e non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche: «Chi ha già calcato da protagonista assoluto i palchi del potere e ha fatto il suo tempo, non può pretendere, con arroganza e presunzione, di essere ancora l’attore protagonista al centro della scena odierna». Il ruolo fisiologico e onorevole per chi ha “già dato” e per chi sostiene di voler davvero bene al Paese e alla nobile tradizione della cultura cattolico-democratica, dovrebbe essere quello di un saggio e disinteressato mentore. Il compito della vecchia guardia è, o dovrebbe essere, esclusivamente quello di «favorire concretamente il rinnovamento generazionale, la nascita e la crescita di nuove energie», e non certamente quello patetico di «rincorrere disperatamente una candidatura personale a tutti i costi pur di mantenere il potere». A differenza di queste meteore personalistiche, conclude fieramente Mazzocchi, il Movimento dei Cristiano Riformisti continuerà il suo lavoro quotidiano e silenzioso «per costruire un Centro serio, coerente e radicalmente alternativo ai personalismi». Un centro reale e solido, che rimetta davvero come priorità assoluta «i bisogni tangibili delle famiglie schiacciate dalla crisi e delle imprese italiane, lontano anni luce da logiche di puro, cinico e desolante spartito elettorale».

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Politica

Legge elettorale, Sforzini avverte il centrodestra: “Un errore non fermare Vannacci col proporzionale”

La nuova Legge Elettorale rischia di trasformarsi in un suicidio clamoroso per il centrodestra! A lanciare questo durissimo e chirurgico campanello d’allarme è l’analista politico Luca Sforzini (presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale), che bacchetta severamente la maggioranza di Governo per non aver ascoltato il suo consiglio tattico per neutralizzare il Generale Vannacci e il suo movimento (che punta solo a rubare voti al Governo). La soluzione geniale? “Il proporzionale puro senza soglia di sbarramento!”. Secondo Sforzini, togliere gli sbarramenti avrebbe spinto tantissimi micro-partiti di destra (che odiano Vannacci) a correre da soli, rubandogli voti e distruggendo la sua pretesa di essere l’unico leader della “vera destra”. “C’è sempre qualcuno più a destra di te pronto ad accusarti”, sentenzia Sforzini, avvertendo che questo errore clamoroso rischia di fare “un enorme regalo al campo larghissimo della sinistra”. Siete d’accordo con la sua analisi geniale?👇

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Camera dei Deputati

Roma – Nei complessi, tortuosi e inaccessibili palazzi della politica romana, dove ogni singola mossa viene calcolata con il cinismo spietato tipico dei giocatori di scacchi professionisti, il dibattito incandescente sulla nuova e tanto discussa riforma della Legge Elettorale sta assumendo i contorni di una vera e propria e silenziosa guerra di logoramento. Mentre le segreterie dei principali partiti affilano le armi in vista dei passaggi parlamentari decisivi, c’è chi osserva la scena da una prospettiva lucida, analitica e fieramente indipendente, lanciando un pesantissimo campanello d’allarme direttamente all’indirizzo dell’attuale maggioranza di Governo. A prendere la parola con una disamina chirurgica e spietata è Luca Sforzini, stimato analista politico e presidente dell’attivissimo Centro Studi Rinascimento Nazionale. Secondo la sua articolata e acuta lettura delle dinamiche elettorali in corso, la coalizione di centrodestra (guidata da Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani) starebbe commettendo un clamoroso e madornale errore di cecità strategica. Accecati dalle liti intestine e dai calcoli di bottega sui collegi, i leader della maggioranza non avrebbero infatti compreso come la riforma della legge elettorale potesse trasformarsi, in realtà, in un’arma letale, legale e formidabile per neutralizzare e disinnescare una volta per tutte la minaccia politica più ingombrante, rumorosa e pericolosa nata alla loro destra: il movimento Futuro Nazionale fondato dal Generale Roberto Vannacci. Un’occasione d’oro che rischia ora di trasformarsi in un clamoroso autogol.

La ricetta di Sforzini: il proporzionale puro senza soglia di sbarramento

L’analisi politica tracciata da Luca Sforzini parte da un presupposto tattico ineccepibile e da una proposta che, nei mesi scorsi, il Centro Studi Rinascimento Nazionale aveva cercato in ogni modo di far recapitare ai vertici della coalizione di governo.
«Seguiremo con attenzione l’iter parlamentare della riforma elettorale, ma per il centrodestra rischia di essere una grande occasione perduta», esordisce amaro e lapidario il presidente Sforzini. Il nodo cruciale della questione risiede nella scelta del sistema di voto. «Quando è stato chiaro che Futuro Nazionale aveva ormai scelto di distruggere anziché costruire, avevamo indicato una strada precisa: proporzionale puro, metodo D’Hondt, preferenze e nessuna soglia di sbarramento». Una formula tecnica all’apparenza complessa per i non addetti ai lavori, ma che nasconde in realtà una genialità tattica machiavellica. Sforzini la definisce «una soluzione non soltanto più rappresentativa, ma politicamente intelligente». Il rammarico dell’analista è palpabile quando constata che «purtroppo non ne sono state colte le sfumature e conseguenze» da parte dei leader del centrodestra. Il ragionamento è spietato: abolire qualsiasi soglia di sbarramento (che solitamente impedisce ai piccoli partiti di entrare in Parlamento se non raggiungono il 3% o il 4% dei voti) avrebbe significato aprire le porte a una frammentazione calcolata, trasformando il sistema elettorale in una vera e propria trappola mortale per le ambizioni di leadership assoluta cullate da Roberto Vannacci.

La trappola politica: scatenare la competizione alla destra del Generale

Ma in che modo, concretamente, un sistema proporzionale puro avrebbe potuto disinnescare la mina vagante di Futuro Nazionale e salvare i voti della coalizione di governo?
Sforzini lo spiega con la lucidità di chi conosce perfettamente le viscere e i mal di pancia della destra radicale italiana. «Il centrodestra ha oggi un problema alla propria destra: Futuro Nazionale ha scelto chiaramente la strada di sottrarre voti al centrodestra per cercare di farlo perdere», evidenzia Sforzini, smascherando la strategia di logoramento messa in atto dai fedelissimi del Generale. Ed è qui che entra in gioco l’idea del proporzionale puro senza sbarramento: questa specifica formula, spiega il presidente, «avrebbe moltiplicato gli sfoghi elettorali anche alla destra di Vannacci». In altre parole, sapendo di non dover superare scogli percentuali insormontabili, innumerevoli micromondi, correnti e sigle storiche della destra sociale e identitaria (realtà «che non si riconoscono affatto nella sua leadership») avrebbero trovato il coraggio e la convenienza di presentarsi in totale autonomia alle urne, consapevoli di avere una «reale possibilità di elezione». Questa proliferazione di micro-partiti avrebbe scatenato una guerra fratricida proprio nel bacino elettorale naturale di Vannacci, «contendendogli voti e soprattutto la pretesa di rappresentare la “vera destra”». Insomma, un “dividi et impera” in piena regola, progettato per frammentare il consenso di Futuro Nazionale e depotenziare la sua minaccia ricattatoria nei confronti dell’esecutivo.

“C’è sempre qualcuno più a destra di te”: il regalo al campo larghissimo

L’affondo finale di Luca Sforzini si trasforma in una spietata e amara massima di filosofia politica, un avvertimento che il centrodestra farebbe bene a scolpire nella pietra in vista delle prossime scadenze elettorali.
«C’è sempre qualcuno più a destra di te pronto ad accusarti di non essere abbastanza di destra», sentenzia magistralmente il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, riassumendo in una singola frase decenni di scissioni e liti interne nell’universo conservatore italiano. «Il centrodestra avrebbe potuto trasformare questa elementare legge della politica in uno strumento per disinnescare il problema Vannacci». Lasciare che la destra radicale si cannibalizzasse da sola in decine di liste proporzionali avrebbe sterilizzato l’offensiva del Generale. Invece, la strada intrapresa dall’attuale maggioranza parlamentare, ostinata a non ascoltare i consigli di Sforzini, «anziché risolvere un problema, rischia di aver perso una grande occasione per risolverlo». Il conto finale di questo madornale errore di calcolo potrebbe rivelarsi salatissimo per il Paese. La chiosa di Sforzini è infatti un monito oscuro e denso di preoccupazione: «Peccato, per il centrodestra e per il possibile conseguente regalo al campo larghissimo». Senza una legge elettorale capace di frenare i “distruttori” interni, la coalizione di Governo rischia di consegnare inavvertitamente e clamorosamente le chiavi di Palazzo Chigi alle sinistre. La partita è ancora aperta, ma il tempo per rimediare sta inesorabilmente scadendo.

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