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Politica

Autonomia differenziata, la denuncia di Di Girolamo sul rischio di una sanità a due velocità in Abruzzo

📢 La sanità in Abruzzo è al collasso: la Fondazione Gimbe conferma i dati negativi sui Lea e la senatrice Di Girolamo avverte sui rischi legati all’autonomia differenziata. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Abruzzo #Sanità #AutonomiaDifferenziata #Movimento5Stelle

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Gabriella-Di-Girolamo-

Redazione-  Il dibattito politico attorno al progetto di autonomia differenziata raggiunge un punto di massima tensione, con pesanti ricadute sulle prospettive di sviluppo e sulla tenuta dei servizi essenziali nel Mezzogiorno e, in particolare, in Abruzzo. Le recenti audizioni tenutesi presso la Commissione Affari Costituzionali hanno portato alla luce una fotografia impietosa del sistema sanitario regionale, basata sui dati forniti dalla Fondazione Gimbe. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, ha sollevato forti dubbi sull’operato del Governo, accusandolo di voler accelerare su un processo legislativo che rischia di cristallizzare, se non di acuire, le profonde disparità già esistenti tra le diverse aree del Paese.

la fotografia dei livelli essenziali di assistenza

I dati presentati dalla Fondazione Gimbe non lasciano spazio a interpretazioni benevole: l’Abruzzo si colloca saldamente nella fascia “rossa” della mappa nazionale riguardante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo posizionamento indica una preoccupante incapacità, da parte dell’amministrazione regionale, di garantire ai propri cittadini la totalità delle prestazioni sanitarie minime previste dal sistema nazionale. Si tratta di un fallimento che incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti, alle prese con liste d’attesa che si allungano costantemente e una tenuta dei pronto soccorso ormai precaria.

Secondo la senatrice Di Girolamo, la situazione attuale è il risultato di un definanziamento strisciante e di una carenza di personale che non trova soluzione. In questo contesto, l’autonomia differenziata non viene percepita come un’opportunità di modernizzazione amministrativa, bensì come un catalizzatore di iniquità. Il timore principale è che, nel momento in cui le regioni del Nord dovessero acquisire maggiori poteri e la facoltà di trattenere risorse sul proprio territorio, si verificherebbe un drenaggio ulteriore di medici, infermieri e specialisti verso le aree economicamente più solide, lasciando la sanità abruzzese in una condizione di cronica sofferenza.

le criticità del metodo governativo sulle preintese

Il cuore della critica rivolta all’esecutivo riguarda il metodo seguito nel procedere verso la firma delle preintese con le regioni richiedenti. La legge sull’autonomia differenziata, secondo la narrazione dell’opposizione, procede in assenza di una cornice normativa solida che garantisca, innanzitutto, la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). La Fondazione Gimbe, durante l’audizione, ha ribadito la necessità di un’istruttoria rigorosa, svolta regione per regione e basata su dati oggettivi, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di funzioni.

Al momento, invece, il processo appare omogeneo e slegato da una valutazione specifica dei fabbisogni territoriali. La senatrice Di Girolamo sostiene che l’assenza di tale analisi preventiva sia una mancanza grave, una manovra che ignora deliberatamente i divari strutturali che già oggi separano l’Abruzzo dalle regioni settentrionali. Il rischio è che la competizione tra regioni, anziché stimolare l’efficienza, si traduca in una fuga di capitali umani e finanziari verso i contesti più competitivi, condannando di fatto le aree più fragili a un’inefficienza perenne.

L’Abruzzo, osserva l’esponente pentastellata, necessita di una visione coesa che miri a colmare le distanze, partendo proprio dal potenziamento dell’organico medico e dal reinvestimento nei territori meno serviti. L’autonomia differenziata, così come delineata nel disegno di legge in discussione, appare ai critici lontana dagli interessi dei cittadini abruzzesi. Il dibattito resta aperto e si sposta ora sul piano politico, dove la sfida principale sarà quella di bilanciare le ambizioni regionali con il mantenimento di un diritto alla salute che, per Costituzione, dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. La richiesta della senatrice è netta: le preintese devono essere fermate per evitare che il Paese si spacchi definitivamente in due velocità, sacrificando il benessere delle classi meno garantite sull’altare di un regionalismo che, in questa forma, appare privo di garanzie per la tenuta del servizio pubblico.

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Politica

Riforma del Calcio, la ricetta di Sforzini: “I miliardi delle scommesse vadano ai campetti di periferia per salvare i nostri ragazzi”

“È assurdo che le famiglie debbano svenarsi per far giocare un bambino, mentre il calcio genera miliardi di euro!”. ⚽️ 🇮🇹 Riforma dello sport, la ricetta shock di Luca Sforzini: “Meno burocrazia, premi a chi fa volontariato nei campi di periferia e usiamo i soldi delle scommesse legali per finanziare i piccoli vivai”. Un attacco durissimo al sistema che asfissia il calcio dilettantistico. Leggi le proposte e condividi se stai dalla parte dei campetti di provincia! 🏟️ 👦

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Luca Sforzini

Castellar Ponzano (AL) – Quando si parla di crisi del calcio italiano, le telecamere puntano sempre e solo sui grandi palcoscenici della Serie A: i diritti televisivi milionari, i bilanci in rosso delle multinazionali del pallone, i contratti faraonici dei campioni. Ma c’è un’altra Italia calcistica, silenziosa e orgogliosa, che fatica ogni giorno lontano dai riflettori. È l’Italia dei campetti di periferia polverosi, delle scuole calcio di provincia, delle reti bucate e dei volontari che la domenica mattina si svegliano all’alba per tracciare le linee del campo. È proprio da qui, dalla base pulsante della piramide, che deve ripartire la grande riforma dello sport nazionale. A lanciare questo potente grido di battaglia è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a Futuro Nazionale con Vannacci), intervenuto a gamba tesa sul nuovo disegno di legge a firma del senatore Paolo Marcheschi.

“Basta asfissiare le piccole società”: l’urlo di dolore del calcio dilettantistico

Sforzini promuove senza mezzi termini l’iniziativa parlamentare, ma chiede coraggio per compiere il passo decisivo. «Il disegno di legge Marcheschi va nella direzione giusta e merita il nostro pieno sostegno. Finalmente si comincia a ragionare sul calcio italiano non chiedendo pietosamente altri soldi allo Stato, ma cercando di rimettere in circolo all’interno del sistema una parte delle enormi risorse economiche che il calcio stesso produce». Un vero e proprio cambio di paradigma, che punta dritto al cuore del problema: la sopravvivenza delle realtà minori.

I numeri parlano chiaro e non possono più essere ignorati dalla politica. Attorno al mondo del calcio si sviluppa un gigantesco giro d’affari legale legato alle scommesse sportive, nell’ordine di miliardi di euro. Eppure, le piccole società agonizzano. «È assurdo che il calcio produca questa immensa ricchezza e che, contemporaneamente, migliaia di piccole società debbano chiedere sacrifici economici sempre maggiori alle famiglie per riuscire semplicemente a tenere aperto un campo, pagare le bollette della luce, mantenere il riscaldamento negli spogliatoi e consentire a un bambino di inseguire un pallone», sottolinea con amarezza Sforzini.

Oltre il Decreto Dignità: sbloccare i fondi per finanziare i vivai

La soluzione proposta da Rinascimento Nazionale è netta: abbattere il muro dell’ipocrisia di Stato. «La proposta di destinare al sistema calcio una quota della raccolta delle scommesse sportive affronta uno dei problemi strutturali del nostro movimento». Ma Sforzini si spinge oltre, sfidando direttamente i tabù della sinistra e del Decreto Dignità: «Dobbiamo avere il coraggio di superare definitivamente il proibizionismo cieco. Consentiamo agli operatori legali, autorizzati e controllati dallo Stato, di tornare a investire nel calcio attraverso pubblicità e sponsorizzazioni, ovviamente all’interno di regole rigorose a tutela dei minori. Ma una parte delle maggiori risorse generate deve essere vincolata per legge al finanziamento esclusivo dei vivai, dell’impiantistica e soprattutto delle società dilettantistiche».

Il volontariato sportivo è un patrimonio sacro da difendere

L’altro grande mostro da abbattere per salvare il calcio di provincia è la burocrazia asfissiante. Negli ultimi anni, le associazioni dilettantistiche sono state trattate dallo Stato come se fossero grandi aziende multinazionali, caricate di obblighi amministrativi, contratti, scartoffie e responsabilità penali insostenibili.

«Il volontariato sportivo non è un’anomalia da correggere o da tassare: è un patrimonio nazionale sacro da proteggere», tuona Sforzini. «Dietro una piccola società di paese ci sono spesso uomini e donne che regalano gratuitamente ore, giornate e anni della propria vita affinché centinaia di ragazzi possano stare al sicuro su un campo da calcio, piuttosto che perdersi per strada. Lo Stato dovrebbe ringraziarli, incentivarli e semplificare loro la vita, non trasformarli in burocrati disperati. Gli obblighi amministrativi devono essere proporzionati: non possiamo pretendere dalla piccola associazione dilettantistica gli stessi apparati organizzativi di una società di Serie A».

Il vero talento nasce nella polvere: premiamo chi forma i campioni

L’ultimo tassello della riforma auspicata da Sforzini riguarda la meritocrazia e il riconoscimento degli sforzi. Condividendo l’impianto della legge Marcheschi, il presidente di Rinascimento Nazionale ribadisce un concetto vitale: chi forma un giovane calciatore deve ricevere un premio economico adeguato quando quel ragazzo spicca il volo. «Il vivaio non può essere considerato semplicemente un serbatoio gratuito dal quale il professionismo pesca talenti a costo zero. Se una società di provincia investe per anni nella crescita umana, tecnica ed educativa di un ragazzo, quell’investimento deve essere riconosciuto lungo tutta la filiera economica».

Ma le nuove risorse dovranno arrivare direttamente nei campi polverosi, non perdersi nei meandri dei palazzi romani. «Ogni euro sottratto alla burocrazia e restituito al territorio è un euro investito nel futuro dello sport italiano», conclude Sforzini con un monito severo ai partiti. «Se vogliamo davvero rilanciare l’Italia, dobbiamo smettere di guardare soltanto alla punta della piramide. La Serie A si vede in televisione, ma il calcio italiano nasce la domenica mattina su migliaia di campi di provincia. Se muore quella base, prima o poi crolla anche tutto il resto».

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Politica

Scommesse e Decreto Dignità, l’ira di Sforzini contro Giorgetti: “Fa la guerra al calcio e regala l’Italia all’illegalità”

“Lo Stato incassa le tasse dal gioco legale ma vieta gli sponsor, favorendo le scommesse clandestine e affossando lo sport italiano”. ⚽️ 🇮🇹 Duro attacco di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) contro il Ministro Giorgetti sul Decreto Dignità: “Un proibizionismo inutile. Sblocchiamo le sponsorizzazioni legali per finanziare i piccoli campi di provincia e i settori giovanili”. Leggi l’intervista integrale e le proposte per salvare il calcio italiano! 🏟️ 💶

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Castellar Ponzano (AL) – C’è un paradosso tutto italiano che si consuma sulla pelle dello sport più amato nel nostro Paese. Da una parte ci sono le società di calcio, dai grandi club professionistici fino alle piccole e gloriose squadre dilettantistiche di provincia, che faticano ogni giorno per far quadrare i conti, pagare le bollette degli stadi e mantenere in vita i settori giovanili. Dall’altra c’è lo Stato, che invece di aiutarle decide deliberatamente di tagliare una delle loro fonti di sostentamento più importanti: le sponsorizzazioni del circuito del gioco legale. A lanciare un durissimo atto d’accusa contro questa politica è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a “Futuro Nazionale con Vannacci”), che dal Castello Sforzini punta il dito dritto contro il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Lo statalismo moralistico che uccide i nostri vivai calcistici

La miccia della polemica si è accesa dopo le indiscrezioni sulla volontà del Governo di inasprire ulteriormente il famigerato “Decreto Dignità”, bloccando in modo ancora più stringente qualsiasi forma di pubblicità legata alle scommesse sportive. «Apprendo che il ministro Giancarlo Giorgetti non soltanto intende difendere uno degli errori più gravi compiuti negli ultimi anni ai danni dell’economia del calcio italiano, ma vorrebbe addirittura irrigidirlo», attacca frontalmente Sforzini. «È una scelta economicamente miope, culturalmente proibizionista e politicamente incomprensibile per un ministro che appartiene, o dovrebbe appartenere, a una maggioranza di centrodestra».

Le conseguenze di questo blocco cadono a pioggia su tutto il sistema sportivo nazionale. Il calcio italiano ha un disperato bisogno di capitali freschi per competere a livello internazionale, ma soprattutto per costruire e modernizzare impianti fatiscenti, finanziare i vivai e sostenere il dilettantismo, vera e propria spina dorsale sociale delle nostre città. Mentre i club esteri si fortificano grazie agli sponsor, in Italia si sceglie volontariamente di chiudere i rubinetti di una fonte di finanziamento proveniente da imprese, è bene ricordarlo, perfettamente legali.

Il paradosso di Stato: incassare le tasse ma vietare le sponsorizzazioni

Il cuore del problema, secondo l’analisi di Sforzini, risiede in un’ipocrisia di fondo inaccettabile. «Il paradosso è clamoroso: parliamo di imprese legali, autorizzate, regolamentate e pesantemente tassate dallo Stato italiano. Lo Stato incassa miliardi dal gioco legale, lo disciplina, concede le autorizzazioni e poi pretende quasi che gli operatori autorizzati debbano vergognarsi di esistere e nascondersi», spiega il presidente di Rinascimento Nazionale. «Tutto questo non è liberalismo, non è responsabilità civile, non è nemmeno buona amministrazione. È un banale e dannoso statalismo moralistico».

Oscurare i loghi e i nomi delle aziende legali, infatti, non fa scomparire per magia la voglia di scommettere degli italiani, ma rischia di produrre l’effetto diametralmente opposto. Vietare la comunicazione agli operatori autorizzati rende molto meno riconoscibile, soprattutto per i più giovani, il confine tra il mercato sicuro, tracciabile e regolamentato e la pericolosa giungla del mercato clandestino gestito dalla criminalità organizzata.

“Giorgetti si accoda al PD”: l’appello per una politica economica di libertà

La dura presa di posizione di Sforzini tocca inevitabilmente anche gli equilibri e l’identità politica dell’attuale maggioranza. «Pochi giorni fa avevamo criticato aspramente il Partito Democratico proprio perché proponeva di rafforzare questo divieto assurdo. Oggi dobbiamo constatare qualcosa di politicamente ancora più sorprendente e deludente: a spingere nella stessa direzione è un ministro di centrodestra».

Un cortocircuito politico che non può passare inosservato. «Se la destra e la sinistra finiscono per fare a gara su chi proibisce di più, allora qualcuno dovrà ricordare che esiste anche un’altra cultura politica nel nostro Paese: quella della libertà, della responsabilità individuale, dell’impresa e di uno Stato che si limita a stabilire regole chiare, senza pretendere di fare il tutore morale dei cittadini adulti».

La proposta: fondi per i dilettanti e tolleranza zero per la criminalità

Non si tratta però solo di una critica distruttiva. La ricetta proposta da Luca Sforzini è chiara, pragmatica e mira a salvare lo sport di base senza abbassare la guardia sulle patologie sociali. La ludopatia non si combatte oscurando una maglietta di Serie A, ma con la prevenzione sul territorio, l’informazione capillare nelle scuole, i controlli ferrei sui limiti di età e strumenti sanitari e sociali adeguati e ben finanziati.

«La nostra posizione è chiara e l’abbiamo formulata pubblicamente da tempo», rilancia Sforzini. «Chiediamo l’abolizione del divieto per gli operatori autorizzati, una forte semplificazione burocratica e, contemporaneamente, una guerra senza quartiere al gioco illegale e clandestino. Si riaprano le sponsorizzazioni agli operatori legali sotto regole rigorose e trasparenti, tutelando con estrema severità i minori, ma si destini obbligatoriamente una parte delle ingenti risorse generate direttamente al calcio di base, ai vivai, agli impianti di provincia e alle società dilettantistiche che oggi fanno fatica a comprare persino i palloni per i ragazzini».

«Giorgetti scelga da che parte stare», conclude perentorio Sforzini. «O con il proibizionismo fallimentare del Decreto Dignità, oppure con un calcio italiano che vuole tornare a crescere e competere nel mondo. Trasformare gli operatori legali in nemici pubblici, mentre le mafie e il mercato illegale ringraziano e continuano a esistere indisturbati, non è rigore. È semplicemente una pessima politica».

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Politica

Elezioni Milano, Jonghi Lavarini (Futuro Nazionale) smentisce i nomi del candidato Vannacci: “Pronti ad andare al ballottaggio contro la Sinistra”

Scintille nel centrodestra in vista delle Comunali a Milano! 🔥 Roberto Jonghi Lavarini smentisce i finti candidati apparsi sui giornali e avverte Lega e Forza Italia: “Futuro Nazionale (il movimento legato a Vannacci) non si farà marginalizzare. Se Salvini e Tajani ci ignorano, corriamo da soli per arrivare al ballottaggio e sconfiggere la sinistra”. 🗳️ 🇮🇹 Leggi le dichiarazioni complete.

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Roberto Jonghi Lavarini

Milano – Il clima politico in vista delle prossime elezioni comunali a Milano inizia già a surriscaldarsi. A smuovere le acque nel centrodestra ci pensa Futuro Nazionale, il movimento che fa riferimento al Generale Roberto Vannacci, attraverso le parole nette di Roberto Jonghi Lavarini. L’esponente politico interviene duramente per smentire alcune indiscrezioni giornalistiche e per lanciare un avvertimento chiaro agli alleati (o potenziali tali) della coalizione.

“In merito all’articolo uscito oggi su QN (Quotidiano Nazionale) dal titolo ‘Comunali, Futuro nazionale scalpita. Un poker di candidati per Vannacci, ma c’è un mister X’, ci tengo a precisare la nostra reale posizione”, esordisce Jonghi Lavarini, chiarendo subito l’infondatezza dei rumors: “Si tratta di notizie infondate e, in alcuni casi, di palesi auto-candidature. L’unico nome possibile tra i tre citati dal quotidiano potrebbe essere quello di Luca Bernardo, ma in realtà il generale Vannacci, insieme al coordinatore regionale lombardo Luca Ferrazzi, sta valutando altri importanti profili provenienti dalla società civile”.

“Non ci faremo marginalizzare: o alleati o pronti a correre da soli”

La dichiarazione di Jonghi Lavarini si sposta poi sul piano prettamente strategico, mandando un segnale inequivocabile ai leader nazionali del centrodestra, in particolare ad Antonio Tajani (Forza Italia) e Matteo Salvini (Lega).

“Futuro Nazionale non ha alcuna intenzione di farsi marginalizzare e relegare alla estrema destra”, tuona Lavarini. “Al contrario, vogliamo essere il motore trainante di un rinnovato centrodestra. La matematica parla chiaro: senza Futuro Nazionale, il centrodestra perde”.

E se l’intesa con le forze moderate e leghiste non dovesse trovarsi? Futuro Nazionale non sembra avere intenzione di fare passi indietro: “Noi non vogliamo certo far vincere la sinistra. Ma se dovessimo subire l’ostruzionismo e venire ostracizzati da Tajani e Salvini, siamo pronti e determinati ad andare alle elezioni da soli, schierando liste aperte e qualificate composte da esponenti della destra civica”.

Le ambizioni del movimento sono tutt’altro che timide: “Puntiamo ad almeno il 15% dei consensi. E attenzione: se andassimo da soli, potremmo essere proprio noi di Futuro Nazionale ad arrivare al ballottaggio per sfidare la sinistra a Milano”, conclude Roberto Jonghi Lavarini.

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