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Politica

Rampelli: il commercio di vicinato resta un presidio sociale, economico e urbano da difendere

🛍️ Fabio Rampelli rilancia il valore del commercio di vicinato, definendolo una difesa concreta per economia, socialità e sicurezza urbana.
Dalle periferie ai centri storici, il nodo resta la sopravvivenza dei negozi di strada contro desertificazione e concorrenza dell’online: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Redazione-  Roma riporta al centro del dibattito politico il ruolo del commercio di prossimità, indicato come uno degli elementi più importanti per la tenuta economica e sociale dei territori. A rilanciare il tema è il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia, che a margine dell’assemblea nazionale di Confcommercio ha sottolineato il valore dei negozi aperti su strada come struttura portante non solo del tessuto produttivo, ma anche della coesione urbana e del presidio quotidiano nei quartieri.

Nel suo intervento, Rampelli richiama le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ribadendo la vicinanza del governo a un comparto che viene descritto come parte dell’identità economica italiana. Il ragionamento va oltre l’impatto sul Pil: ogni attività commerciale di vicinato, secondo questa impostazione, contribuisce a mantenere relazioni sociali, presenza umana nello spazio pubblico e una forma diffusa di controllo del territorio. Una funzione che è emersa con evidenza anche durante la pandemia, quando i negozi rimasti aperti per i beni essenziali hanno rappresentato in molti casi punti di riferimento per interi quartieri, soprattutto nelle aree urbane più fragili.

il ruolo dei negozi tra sicurezza, socialitĂ  e difesa dei quartieri

Il cuore del messaggio politico lanciato da Rampelli riguarda il legame tra commercio di vicinato e qualità della vita urbana. I negozi, nella sua lettura, non sono soltanto imprese che producono reddito, ma presenze quotidiane che contribuiscono a mantenere vive le strade, a creare relazioni e a limitare il degrado. Il riferimento più diretto è alle periferie delle grandi città, dove la scomparsa progressiva delle attività commerciali ha spesso coinciso con un peggioramento del contesto sociale e con l’avanzata di fenomeni criminali.

Secondo il vicepresidente della Camera, i negozi aperti su strada funzionano anche come deterrente contro la violenza predatoria, perché garantiscono passaggio, osservazione, abitudine alla presenza e una rete minima di relazioni tra residenti, commercianti e frequentatori del quartiere. In questo senso il commercio tradizionale assume un valore che va oltre il mercato e tocca la sicurezza urbana in maniera indiretta ma concreta. Da qui la richiesta alle amministrazioni locali di sostenere e incoraggiare queste attività, considerandole parte di una politica più ampia di tutela dello spazio pubblico.

Nelle parole di Rampelli c’è anche un richiamo a ciò che è accaduto negli anni più duri dell’emergenza sanitaria. In quel periodo alcuni esercizi commerciali, soprattutto quelli legati ai beni di prima necessità, hanno svolto un ruolo che non si esauriva nella vendita: per molte persone sono stati luoghi di contatto umano, informazione e supporto quotidiano. Un’esperienza che viene ora utilizzata per ribadire che il negozio di quartiere non è soltanto una formula economica, ma un presidio che rafforza il legame tra comunità e territorio.

la sfida dell’online e il rischio desertificazione nei centri storici

Il passaggio più netto della dichiarazione riguarda le difficoltà di sopravvivenza del commercio tradizionale. Rampelli parla apertamente di una concorrenza giudicata sleale da parte dei grandi operatori dell’e-commerce, accusati di aver messo in forte difficoltà sia i piccoli esercizi sia, in prospettiva, la stessa grande distribuzione. In questo quadro, la crisi delle botteghe storiche e dei negozi tradizionali viene letta come uno dei segnali più evidenti di un processo di desertificazione commerciale iniziato da oltre vent’anni.

Il problema, secondo questa analisi, riguarda anche i centri storici. Qui la perdita di attività radicate e riconoscibili viene associata alla crescita di esercizi legati a un turismo di massa poco qualificato, spesso con offerte standardizzate e scarso valore identitario. La trasformazione commerciale delle aree centrali rischia così di impoverire non solo l’economia locale, ma anche l’immagine delle città, sostituendo botteghe e attività storiche con formule poco capaci di generare attrattività durevole.

Per questo Rampelli insiste sulla necessità di una risposta coordinata tra Comuni, Regioni, Governo e categorie di settore. Il contrasto alla desertificazione commerciale, nella sua impostazione, non può essere lasciato a misure isolate o a singole iniziative amministrative. Serve una strategia condivisa che tenga insieme sostegno economico, pianificazione urbana, tutela delle attività storiche e regole più efficaci rispetto ai grandi cambiamenti del commercio contemporaneo.

Il quadro delineato dal vicepresidente della Camera rilancia quindi una questione che da anni attraversa il dibattito su città, economia e sicurezza: la difesa del commercio di vicinato non riguarda soltanto le imprese, ma il modello di convivenza urbana. Negozi, botteghe e attività aperte su strada tornano così a essere descritti come una delle infrastrutture sociali più concrete della vita quotidiana italiana.

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Politica

Autonomia differenziata, la denuncia di Di Girolamo sul rischio di una sanitĂ  a due velocitĂ  in Abruzzo

📢 La sanitĂ  in Abruzzo è al collasso: la Fondazione Gimbe conferma i dati negativi sui Lea e la senatrice Di Girolamo avverte sui rischi legati all’autonomia differenziata. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Abruzzo #SanitĂ  #AutonomiaDifferenziata #Movimento5Stelle

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Gabriella Di Girolamo 1

Redazione-  Il dibattito politico attorno al progetto di autonomia differenziata raggiunge un punto di massima tensione, con pesanti ricadute sulle prospettive di sviluppo e sulla tenuta dei servizi essenziali nel Mezzogiorno e, in particolare, in Abruzzo. Le recenti audizioni tenutesi presso la Commissione Affari Costituzionali hanno portato alla luce una fotografia impietosa del sistema sanitario regionale, basata sui dati forniti dalla Fondazione Gimbe. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, ha sollevato forti dubbi sull’operato del Governo, accusandolo di voler accelerare su un processo legislativo che rischia di cristallizzare, se non di acuire, le profonde disparitĂ  giĂ  esistenti tra le diverse aree del Paese.

la fotografia dei livelli essenziali di assistenza

I dati presentati dalla Fondazione Gimbe non lasciano spazio a interpretazioni benevole: l’Abruzzo si colloca saldamente nella fascia “rossa” della mappa nazionale riguardante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo posizionamento indica una preoccupante incapacitĂ , da parte dell’amministrazione regionale, di garantire ai propri cittadini la totalitĂ  delle prestazioni sanitarie minime previste dal sistema nazionale. Si tratta di un fallimento che incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti, alle prese con liste d’attesa che si allungano costantemente e una tenuta dei pronto soccorso ormai precaria.

Secondo la senatrice Di Girolamo, la situazione attuale è il risultato di un definanziamento strisciante e di una carenza di personale che non trova soluzione. In questo contesto, l’autonomia differenziata non viene percepita come un’opportunitĂ  di modernizzazione amministrativa, bensì come un catalizzatore di iniquitĂ . Il timore principale è che, nel momento in cui le regioni del Nord dovessero acquisire maggiori poteri e la facoltĂ  di trattenere risorse sul proprio territorio, si verificherebbe un drenaggio ulteriore di medici, infermieri e specialisti verso le aree economicamente piĂą solide, lasciando la sanitĂ  abruzzese in una condizione di cronica sofferenza.

le criticitĂ  del metodo governativo sulle preintese

Il cuore della critica rivolta all’esecutivo riguarda il metodo seguito nel procedere verso la firma delle preintese con le regioni richiedenti. La legge sull’autonomia differenziata, secondo la narrazione dell’opposizione, procede in assenza di una cornice normativa solida che garantisca, innanzitutto, la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). La Fondazione Gimbe, durante l’audizione, ha ribadito la necessitĂ  di un’istruttoria rigorosa, svolta regione per regione e basata su dati oggettivi, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di funzioni.

Al momento, invece, il processo appare omogeneo e slegato da una valutazione specifica dei fabbisogni territoriali. La senatrice Di Girolamo sostiene che l’assenza di tale analisi preventiva sia una mancanza grave, una manovra che ignora deliberatamente i divari strutturali che giĂ  oggi separano l’Abruzzo dalle regioni settentrionali. Il rischio è che la competizione tra regioni, anzichĂ© stimolare l’efficienza, si traduca in una fuga di capitali umani e finanziari verso i contesti piĂą competitivi, condannando di fatto le aree piĂą fragili a un’inefficienza perenne.

L’Abruzzo, osserva l’esponente pentastellata, necessita di una visione coesa che miri a colmare le distanze, partendo proprio dal potenziamento dell’organico medico e dal reinvestimento nei territori meno serviti. L’autonomia differenziata, così come delineata nel disegno di legge in discussione, appare ai critici lontana dagli interessi dei cittadini abruzzesi. Il dibattito resta aperto e si sposta ora sul piano politico, dove la sfida principale sarĂ  quella di bilanciare le ambizioni regionali con il mantenimento di un diritto alla salute che, per Costituzione, dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. La richiesta della senatrice è netta: le preintese devono essere fermate per evitare che il Paese si spacchi definitivamente in due velocitĂ , sacrificando il benessere delle classi meno garantite sull’altare di un regionalismo che, in questa forma, appare privo di garanzie per la tenuta del servizio pubblico.

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Marco Serapiglia nuovo segretario a interim per il comune di Sora

📢 Marco Serapiglia assume la guida della Segreteria di Evoluzione e Libertà per il comune di Sora. Un incarico di prestigio che mira a rafforzare il legame tra istituzioni e cittadini con competenza e pragmatismo.
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Redazione-  Sora, la città volsca vive una fase di rinnovamento interno che coinvolge i quadri dirigenziali del partito Evoluzione e Libertà. Marco Serapiglia, figura di lunga data nel panorama amministrativo e organizzativo locale, è stato ufficialmente nominato Segretario a interim per il Comune di Sora. Questo incarico si inserisce in un percorso di crescita professionale che lo vede già impegnato nel ruolo di Responsabile delle organizzazioni e degli eventi per la Regione Lazio. La nomina giunge come riconoscimento diretto da parte dei vertici nazionali del movimento, nello specifico del Presidente Mirko Greco e del Segretario Nazionale Giuseppe Basile, a conferma della stima maturata per il lavoro svolto finora sul campo.

il profilo professionale e l’esperienza sul territorio

Il percorso di Serapiglia è caratterizzato da una consolidata presenza all’interno della pubblica amministrazione della provincia di Frosinone. La sua carriera non si è limitata alla gestione formale delle pratiche, ma si è estesa a una consulenza strategica che ha toccato numerosi centri nevralgici del basso Lazio. Comuni come Arpino, Cervaro e Alatri hanno beneficiato, in passato, della sua attivitĂ  di direzione e supporto tecnico, un bagaglio di competenze che oggi viene messo a disposizione della cittĂ  di Sora per gestire le complesse dinamiche amministrative di una realtĂ  in costante evoluzione.

Oltre a questo, la sua figura risulta centrale nel dialogo con il mondo delle imprese. L’impegno profuso nel corso degli anni presso l’Assessorato allo Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione ha permesso a Serapiglia di affinare capacitĂ  di analisi e istruttoria su progetti di ampio respiro, che hanno interessato non solo il frusinate ma anche l’area di Latina. La capacitĂ  di coordinare iniziative di rilievo, tra cui si distingue il consolidato Percorso Enogastronomico del Lazio, testimonia un approccio pragmatico volto alla valorizzazione del patrimonio locale attraverso strumenti di promozione territoriale.

l’integrazione tra politica e tessuto produttivo

La nomina di Serapiglia non rappresenta solo un passaggio tecnico, ma consolida un legame profondo con le categorie economiche attive nel territorio. Il suo inserimento come membro di Confcommercio e della CNA di Frosinone garantisce una visione d’insieme che unisce l’esigenza dell’amministrazione pubblica con le prioritĂ  del settore produttivo. Partecipare regolarmente ai tavoli di lavoro istituiti dalla Provincia di Frosinone e dalla Regione Lazio, con una particolare attenzione alle politiche giovanili e allo sviluppo economico, permette al nuovo segretario di avere una visione chiara delle criticitĂ  e delle opportunitĂ  che il territorio deve affrontare per restare competitivo.

Il legame con la cittĂ  di Sora è di lunga data. GiĂ  nel 2016, Serapiglia aveva misurato il proprio impegno civile candidandosi al consiglio comunale, un’esperienza che gli ha permesso di comprendere le aspettative dei cittadini e le difficoltĂ  di chi opera ogni giorno per il bene della cosa pubblica. Questo trascorso contribuisce a definire un profilo che unisce la competenza tecnica alla consapevolezza politica, elementi ritenuti necessari per affrontare le sfide che attendono la segreteria nel prossimo futuro.

le prospettive per la segreteria comunale

Accogliendo l’incarico, Marco Serapiglia ha voluto sottolineare il senso di responsabilitĂ  richiesto dal nuovo ruolo. La gestione di una segreteria, seppur a carattere temporaneo, richiede una capacitĂ  di sintesi e di risoluzione dei conflitti che solo anni di esperienza nel settore possono garantire. Nelle sue dichiarazioni, il neo responsabile ha ringraziato i vertici di Evoluzione e LibertĂ , chiarendo che l’obiettivo prioritario resta quello di ascoltare le istanze che provengono dalla comunitĂ  locale. Il lavoro si concentrerĂ  sulla ricerca di risposte concrete, puntando su una maggiore efficienza nelle risposte ai cittadini e su una gestione oculata delle risorse all’interno dell’ente.

La sfida immediata sarà quella di armonizzare le diverse attività del partito con le esigenze del Comune di Sora, cercando di trasformare le linee programmatiche in azioni amministrative leggibili e misurabili. In un momento in cui gli enti locali sono chiamati a standard di efficacia sempre più elevati, la presenza di figure con solida esperienza di coordinamento è considerata dai vertici di Evoluzione e Libertà una condizione essenziale per non disperdere le progettualità già avviate e per promuovere nuove iniziative di sviluppo.

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Politica

Luca Sforzini a Giornale radio: basta tasse sul lavoro e patrimonio

⚖️ La lotta al fisco eccessivo e la difesa dei risparmi dei cittadini restano al centro del dibattito di Futuro Nazionale. Luca Sforzini chiarisce la visione del movimento: meno tasse, più libertà e una spesa pubblica più snella per far ripartire il Paese.
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Redazione- Il dibattito sulla pressione fiscale in Italia si arricchisce di un nuovo, acceso capitolo. Ai microfoni di Giornale Radio, nel consueto spazio condotto da Roberto Poletti, Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, ha espresso una posizione netta e priva di ambiguitĂ  in merito alla ventilata ipotesi di una nuova patrimoniale. Il rappresentante del think tank, braccio operativo e scientifico del movimento Futuro Nazionale legato al Generale Roberto Vannacci, ha ribadito che il proprio schieramento si pone in antitesi rispetto a qualsiasi manovra che preveda un ulteriore prelievo coattivo sui risparmi e sui beni dei cittadini.

lo scontro frontale contro il fisco predatorio

La linea tracciata da Sforzini è di aperta rottura rispetto alle politiche che hanno caratterizzato la gestione economica del Paese negli ultimi decenni. Secondo il Presidente, il sistema politico italiano ha smarrito la propria vocazione originaria, relegando l’elaborazione culturale e programmatica a un ruolo secondario rispetto alla gestione del potere. L’obiettivo del Centro Studi è invertire questa tendenza, fornendo supporto scientifico e analitico attraverso il coinvolgimento di docenti universitari, esperti di settore e professionisti.

Sulle tasse, la posizione è categorica: il contrasto al “partito delle tasse” è un pilastro della visione di Futuro Nazionale. Sforzini ha ricordato come la storia tributaria italiana sia costellata da provvedimenti nati con intenti selettivi, volti a colpire solo le grandi ricchezze, ma che si sono puntualmente tradotti in un aggravio fiscale per il ceto medio. Il meccanismo, descritto come un’erosione progressiva dei risparmi delle famiglie, finisce per gravare su patrimoni costruiti attraverso una vita di sacrifici, mutui onorati e rinunce. “Se esiste un partito delle tasse, noi saremo sempre dalla posizione opposta”, ha sottolineato Sforzini, rivendicando la difesa di imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi, i veri motori del sistema produttivo nazionale.

la creazione di ricchezza come prioritĂ  politica

Il focus dell’intervento si è poi spostato dalla tassazione alla produzione di nuovo reddito. Il Presidente del Centro Studi ha definito paradossale l’insistenza del dibattito pubblico sul prelievo forzoso, evidenziando come l’attenzione dovrebbe vertere esclusivamente sulla crescita economica. Un’Italia che cresce poco non ha bisogno di nuove imposte, bensì di un ecosistema favorevole agli investimenti, alla proprietà diffusa e alla valorizzazione dell’iniziativa privata.

Il rischio, paventato da Sforzini, riguarda non solo l’aspetto puramente economico ma anche quello psicologico e sociale. Quando lo Stato interviene in modo eccessivo sul frutto del lavoro, si genera un effetto disincentivante devastante: il cittadino percepisce che il rischio d’impresa e lo sforzo aggiuntivo perdono di valore, poichĂ© il fisco assorbirĂ  gran parte del beneficio. Questo meccanismo di “Stato-Moloch” viene indicato come uno dei freni principali alla vitalitĂ  economica del Paese. La ricetta proposta è una drastica cura dimagrante della spesa pubblica, mirata a tagliare sprechi e inefficienze prima di avanzare nuove richieste di esborso ai contribuenti giĂ  gravati da una delle pressioni fiscali piĂą elevate del panorama europeo.

radici storiche per una nuova classe dirigente

L’intervista ha toccato anche il radicamento territoriale e simbolico del progetto guidato da Sforzini. La sede del Centro Studi, situata presso il Castello Sforzini di Castellar Ponzano, in provincia di Alessandria, non è una scelta casuale. Questa struttura, edificata su un antico sito romano che fa da ponte tra il Piemonte e la Lombardia, rappresenta il punto di sintesi tra la storia del territorio e la proiezione verso il futuro.

In questo luogo, lontano dalle dinamiche delle bolle romane, il movimento sta lavorando alla formazione di una nuova classe dirigente. Il consenso crescente attorno alla figura del Generale Roberto Vannacci, citato da Sforzini durante il confronto con Poletti, sarebbe la diretta conseguenza di questa vicinanza alla realtĂ . Non figure avulse dal quotidiano, ma professionisti e padri di famiglia che conoscono le difficoltĂ  di chi deve far quadrare i conti tra utenze, tasse e burocrazia. In un panorama politico spesso distante, la proposta di Futuro Nazionale punta a riannodare il dialogo con il mondo del lavoro, ponendo la libertĂ  economica come presupposto necessario per la rinascita della Nazione.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale

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