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Attualità

Maurizio Ferrini a Rai 3, confessione a cuore aperto: «Unito civilmente a Sara per proteggere suo figlio Jacopo, l’autismo è amore puro»

Emozionante confessione di Maurizio Ferrini a “Il Cacciatore di Sogni” su Rai 3: l’attore rivela l’unione civile con la manager Sara Guglielmi, non per motivi sentimentali ma per garantire tutela legale ed economica al figlio Jacopo, ragazzo nello spettro autistico. Il racconto del legame speciale e l’appello per superare ogni pregiudizio: «La disabilità è una diversa abilità, impari dal diverso». E per comprendere e sostenere la neurodiversità, scoprite i migliori libri e saggi sull’autismo in offerta su Amazon. Leggete l’articolo completo sul nostro giornale 👇

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Buttafuoco Ferrini

Roma – Dietro la maschera esilarante della Signora Coriandoli e la verve comica che ha fatto la storia della televisione italiana da Quelli della notte fino alle serate di Che tempo che fa, batte il cuore generoso di un uomo che ha saputo trasformare l’amicizia e la solidarietà in un atto supremo di responsabilità civile e d’amore. Maurizio Ferrini si racconta a cuore aperto nella toccante puntata de «Il Cacciatore di Sogni», il format condotto da Stefano Buttafuoco su Rai 3 e disponibile su RaiPlay, realizzato da Rai Approfondimento in stretta sinergia con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità. Ai microfoni della terza rete della Tv di Stato, l’attore e comico romagnolo ha rivelato la scelta profonda che lo ha portato a unirsi civilmente con Sara Guglielmi, sua storica manager e madre di due figli, per fare da scudo legale ed economico a Jacopo, ragazzo nello spettro autistico.

Un’unione civile nata per proteggere il “Dopo di Noi”

«Io e Sara non siamo una coppia sentimentale. La nostra unione è nata per tutelare i diritti di Jacopo e garantirgli anche una sicurezza economica», ha confessato Ferrini con disarmante limpidezza. Un gesto che l’artista definisce senza esitazioni «una scelta d’amore, di legalità e di tutela». In un Paese in cui il tema del “Dopo di Noi” angoscia quotidianamente migliaia di famiglie con figli con disabilità o neurodivergenze, la decisione di Ferrini si configura come una lezione concreta di cittadinanza e altruismo.

L’attore ha spiegato come la scelta di formalizzare l’unione civile non sia scaturita da un’attrazione romantica, ma dalla precisa volontà di affiancare concretamente Sara nella tutela genitoriale e patrimoniale del ragazzo: «Soprattutto per garantirgli una sicurezza economica», ha ribadito Ferrini, sottolineando come l’istituto giuridico dell’unione civile rappresenti lo strumento più efficace per assicurare a Jacopo serenità, assistenza e protezione negli anni a venire, scongiurando qualsiasi vuoto di tutela futura.

Il legame speciale con Jacopo: «Sbrodola amore da ogni poro»

Nel corso della lunga e commovente intervista, Maurizio Ferrini ha aperto una finestra intima sul rapporto quotidiano che lo lega a Jacopo, fatto di intese silenziose, gesti spontanei, musica e sguardi che vanno ben oltre le parole convenzionali. «Quando vede me sbrodola amore da ogni poro. Mi guarda, mi fissa e mi abbraccia ogni volta che ci rivediamo», ha raccontato l’attore con gli occhi lucidi di commozione.

Un’alchimia autentica, costruita giorno dopo giorno con rispetto e infinita tenerezza. «Ultimamente cammino più piano — ha confidato Ferrini — e Sara mi ha fatto notare un dettaglio bellissimo: anche Jacopo rallenta il passo, mi aspetta e cerca con dolcezza di prendere il mio ritmo. È una sintonia speciale che ti riempie la vita e ti fa comprendere quali siano le cose che contano davvero».

Comprensione, empatia e inclusione della disabilità

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La disabilità come ricchezza: «È una diversa abilità, impari dal diverso»

Dalla vicenda personale, Ferrini ha allargato lo sguardo a una riflessione etica e sociale sull’inclusione che interroga l’intera collettività. «La gente deve finalmente accettare che la disabilità è una diversa abilità», ha ammonito con fermezza. «Si pensa sempre, con un atteggiamento paternalistico, che una persona con disabilità debba unicamente essere aiutata. Va aiutata, certo, ma molto spesso ne sa più di te su tantissime cose della vita».

Per il comico romagnolo, la vera sfida culturale dell’Italia contemporanea risiede nel superamento radicale di etichette, pietismi e barriere invisibili. «Più diversità ci sono, più ti piacerebbe includerle, perché la diversità ti insegna. Nel momento in cui vuoi bene agli altri trovi da solo la strada. Impari dal diverso: ogni fragilità racchiude un talento unico che merita di essere scoperto, accolto e valorizzato».

Il valore dell’esempio pubblico

La testimonianza di Maurizio Ferrini a Il Cacciatore di Sogni va ben oltre la cronaca televisiva o il gossip patinato. Racconta la generosità disinteressata di un artista che, lontano dalle luci della ribalta, sceglie di mettere la propria vita e il proprio patrimonio al servizio di un ragazzo speciale. Un messaggio potente di civiltà, che dimostra come l’amore non abbia bisogno di schemi tradizionali per farsi protezione, famiglia e futuro.

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Attualità

Carlo Acutis e il miracolo di Valeria: era in fin di vita dopo una caduta, poi la preghiera della madre ad Assisi e la guarigione che ha commosso il mondo

Carlo Acutis e il miracolo di Valeria: la ragazza era in coma dopo una drammatica caduta in bicicletta, poi la preghiera disperata della madre Liliana ad Assisi e l’inspiegabile risveglio clinico. Dalla perizia medica al decreto di Papa Francesco, la storia di fede che ha commosso il mondo intero. Tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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San Carlo Acutis

Firenze – Una drammatica caduta dalla bicicletta sull’asfalto, una corsa disperata in ospedale tra sirene spiegate, un quadro clinico ritenuto irreversibile dai neurochirurghi e una madre che, di fronte all’abisso della perdita imminente, decide di aggrapparsi con tutte le forze rimaste al mistero della preghiera. È una vicenda di straziante sofferenza terrena, speranza incrollabile e fede luminosa quella di Valeria Valverde, la giovane studentessa originaria della Costa Rica la cui improvvisa e scientificamente inspiegabile guarigione è stata formalmente riconosciuta dalla Chiesa cattolica come il miracolo decisivo attribuito all’intercessione di San Carlo Acutis. Una storia che ha segnato il passo definitivo verso la canonizzazione del giovane “patrono del web” e che continua a commuovere credenti e laici in ogni angolo della terra.

I fatti risalgono al 2 luglio 2022. Valeria, nata in Costa Rica nel 2001 e trasferitasi a Firenze per frequentare l’università e inseguire i propri sogni accademici, sta pedalando per le vie del capoluogo toscano quando perde improvvisamente il controllo della bicicletta rovinando a terra. L’impatto è violentissimo: la ragazza riporta un gravissimo trauma cranico con estese emorragie cerebrali e una pressione intracranica salita a livelli incompatibili con la sopravvivenza. Trasportata d’urgenza all’ospedale di Careggi, viene sottoposta a un delicatissimo intervento neurochirurgico di craniotomia decompressiva. Il verdetto dei medici per la famiglia è una sentenza senza appello: le speranze di sopravvivenza sono ridotte a un flebile lumicino e il rischio di danni cerebrali permanenti o morte cerebrale è altissimo.

Il pellegrinaggio di Liliana ad Assisi: il grido di una madre sulla tomba di Carlo

Mentre la giovane è intubata in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva, sospesa tra la vita e la morte, la madre Liliana compie una scelta dettata dalla disperazione e dalla fede più pura. Informata da amici fiorentini della figura di Carlo Acutis, il ragazzo milanese scomparso nel 2006 a soli 15 anni per una leucemia fulminante e sepolto nel Santuario della Spogliazione ad Assisi, la donna decide di partire. L’8 luglio 2022, a sei giorni dall’incidente, Liliana raggiunge la cittadina umbra e si inginocchia in lacrime davanti alla tomba del venerato beato.

Rimane per ore in silenzio, lasciando una supplica scritta e affidando a Carlo il destino della figlia con la straziante fiducia che solo una madre può concepire. Proprio in quelle stesse ore, a oltre centocinquanta chilometri di distanza, nel reparto rianimazione di Firenze accade qualcosa che lascia i sanitari nello sconcerto: il monitoraggio clinico evidenzia un repentino e spontaneo abbattimento della pressione intracranica. I medici constatano che Valeria ha ripreso a respirare autonomamente. Nelle ventiquattr’ore successive la ragazza comincia a compiere piccoli movimenti con gli arti e accenna a pronunciare le prime parole comprensibili.

La sequenza dei riscontri strumentali certifica una traiettoria clinica prodigiosa. Il 18 luglio una nuova tomografia assiale computerizzata (TAC) documenta la totale e completa scomparsa dell’emorragia cerebrale, mentre la lesione all’area temporo-occipitale destra risulta integralmente riassorbita. L’11 agosto Valeria viene trasferita in un centro di riabilitazione ma la degenza dura appena una settimana: la ragazza cammina autonomamente, ha recuperato le piene facoltà cognitive e linguistiche e viene dimessa tra la commozione e lo stupore dei medici curanti.

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Il rigoroso processo canonico: perché la Chiesa ha decretato il miracolo

La Chiesa cattolica applica protocolli medico-legali di severità estrema prima di dichiarare miracolosa una guarigione. L’inchiesta diocesana, istruita presso la curia arcivescovile di Firenze tra maggio e giugno 2023, ha raccolto cartelle cliniche, perizie strumentali e le deposizioni giurate dell’intera equipe medica che aveva seguito il caso. La Consulta Medica vaticana ha stabilito all’unanimità l’impossibilità di spiegare scientificamente e farmacologicamente la repentina restitutio ad integrum di un quadro neurologico così devastante.

Successivamente, il 5 marzo 2024, i consultori teologi del Dicastero delle Cause dei Santi hanno confermato il nesso causale diretto tra l’invocazione di intercessione a Carlo Acutis da parte della madre e la simultanea guarigione della giovane. Con il parere favorevole espresso dai cardinali e vescovi il 7 maggio 2024, Papa Francesco ha infine autorizzato la promulgazione del solenne decreto che ha riconosciuto l’evento come miracolo di secondo grado, aprendo ufficialmente la strada alla proclamazione della santità del giovane milanese.

L’eredità di Carlo Acutis: il santo della porta accanto nell’era digitale

La straordinaria storia di Valeria Valverde e di sua madre Liliana non è soltanto il resoconto di una guarigione che sfida la medicina, ma rappresenta il suggello a una figura spirituale unica nella storia contemporanea. Carlo Acutis, con la sua passione per l’informatica, i videogiochi, la bicicletta e la carità silenziosa verso i senzatetto della stazione di Milano, ha incarnato l’ideale del “santo della porta accanto”, dimostrando come la ricerca del senso profondo dell’esistenza possa convivere armoniosamente con i linguaggi della modernità.

A distanza di oltre due anni da quei giorni drammatici, Valeria è tornata alla sua vita, agli studi e alla quotidianità, portando nel cuore un legame indissolubile con quel ragazzo che continua a intercedere per chi soffre. Una testimonianza che ricorda al mondo intero come la speranza autentica non cancelli il dolore umano, ma sappia trasformarlo in un faro di luce e gratitudine capace di superare ogni barriera razionale.

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Politica

«Vannacci “pacifista”? Il suo alleato naturale è Giuseppe Conte»: Luca Sforzini demolisce la destra di bandiera e rispolvera i missili di Comiso

«Vannacci pacifista? Il suo alleato naturale è Giuseppe Conte»: durissimo affondo di Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dalla crisi dei missili a Comiso alla «destra di bandiera» che dice no al riarmo e agli aiuti a Kiev, ignorando l’imperialismo russo. Tutti i dettagli e l’analisi politica nell’articolo completo 👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – Una presa di posizione netta, destinata ad aprire una faglia profonda nel dibattito politico nazionale e a ridefinire i confini ideologici tra conservatorismo atlantista e derive sovraniste. Con un intervento sferzante e denso di richiami storici, Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, interviene a gamba tesa sulle recenti dichiarazioni rilasciate dal generale e parlamentare europeo Roberto Vannacci. Al centro della riflessione vi è la sorprendente convergenza emersa tra la linea geopolitica propugnata dall’esponente leghista e le tesi pacifiste storicamente rivendicate dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, in merito al conflitto russo-ucraino e agli equilibri dell’Alleanza Atlantica.

«Le odierne dichiarazioni “pacifiste” dell’onorevole Vannacci chiariscono definitivamente una questione politica cruciale: il suo naturale alleato non è il centrodestra di governo, ma Giuseppe Conte», afferma senza giri di parole Luca Sforzini. L’analisi del presidente di Rinascimento Nazionale parte dalla constatazione di come la discussione sulla difesa comune europea, sugli aiuti militari a Kiev e sulla fedeltà ai trattati occidentali stia facendo cadere le maschere retoriche, svelando un’inaspettata consonanza tra mondi all’apparenza distanti ma uniti da una medesima ostilità verso le responsabilità internazionali dell’Italia.

Dal pacifismo di Comiso agli SS-20: la lezione della storia che ritorna

Per decifrare il fenomeno, Sforzini traccia un parallelismo storico di straordinaria lucidità con una delle stagioni più drammatiche della Guerra Fredda: la crisi degli euromissili dei primi anni Ottanta. «Torna alla mente una vecchia storia italiana. Quando l’Unione Sovietica di Brežnev schierò i missili nucleari SS-20 puntati direttamente contro il cuore dell’Europa occidentale e la NATO scelse di rispondere installando i vettori Pershing II e i Cruise, una parte importante del pacifismo nostrano concentrò l’intera propria battaglia propagandistica proprio contro la risposta occidentale. A Comiso si scendeva in piazza contro i missili americani, dimenticando colpevolmente quelli sovietici che ne avevano determinato l’inevitabile schieramento a scopo di deterrenza».

Secondo Sforzini, lo schema ideologico odierno ricalca fedelmente quella stagione di miopia strategica: «Oggi Vannacci contesta il riarmo europeo e il dovere morale di sostenere la resistenza ucraina contro l’invasione russa, mentre il movimento Futuro Nazionale arriva persino a mettere nero su bianco nel proprio programma che non debba più essere considerato un tabù il ridiscutere la permanenza dell’Italia nei trattati internazionali, compresa la NATO. Pensavo che simili argomentazioni appartenessero ormai a un passato remoto consegnato agli archivi degli storici. Mi sbagliavo profondamente: i meccanismi di rimozione della minaccia e di colpevolizzazione dell’Occidente sono riemersi intatti».

Per approfondire le linee dottrinali e la visione geopolitica del movimento conservatore, è possibile consultare i documenti ufficiali del Centro Studi Rinascimento Nazionale, impegnato nella difesa dei valori occidentali e della sovranità democratica.

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Dai Partigiani della Pace alla «destra di bandiera»: una sorprendente aria di famiglia

La sferzata di Luca Sforzini tocca l’evoluzione sociologica e comunicativa di questo nuovo fronte pacifista. «Oggi i Partigiani della Pace sembrano essere tornati, soltanto che hanno radicalmente cambiato guardaroba. Non arrivano più dalle storiche sezioni del PCI, non sventolano la bandiera rossa con falce e martello e non citano l’Unione Sovietica. Provengono invece da una frangia della destra che si avvia a essere puramente “di bandiera”, di semplice testimonianza identitaria e folkloristica. Riempiono i discorsi di parole altisonanti come sovranità nazionale, Patria e interesse prioritario del popolo italiano. Eppure, nel momento in cui l’analisi tocca il Cremlino e le mire imperialiste di Vladimir Putin, il risultato politico finale presenta una sconcertante e innegabile aria di famiglia».

L’affondo di Sforzini evidenzia la contraddizione sostanziale tra proclamare la difesa della patria e negare contemporaneamente la solidarietà atlantica a una nazione sovrana invasa alle porte dell’Europa: «Vannacci dice no al riarmo e allo stanziamento di risorse per la difesa; Giuseppe Conte dice no al riarmo e all’invio di forniture militari all’Ucraina. Vannacci manifesta perplessità sul ruolo deterrente dell’Alleanza Atlantica; Conte cavalca la medesima retorica neutralista. È una convergenza politica solare, plastica ed evidente, che si pone in rotta di collisione totale con la linea ferma e coerente del governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni, impegnato quotidianamente a ribadire l’ancoraggio euro-atlantico dell’Italia e il rispetto rigoroso dei patti internazionali».

La faglia politica: con chi è compatibile la linea di Vannacci?

Il nodo centrale sollevato dal presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale riguarda dunque la compatibilità di tali posizioni con il perimetro della maggioranza di governo: «Il punto dirimente non è soltanto indagare cosa pensi intimamente il generale Vannacci della Russia di Putin o quali siano i suoi sentimenti verso Mosca. La vera questione politica consiste nel chiarire con quale schieramento le sue tesi siano oggi oggettivamente compatibili. Chi predica l’abbandono dell’Ucraina al suo destino e il disimpegno militare italiano non sta difendendo l’interesse nazionale, ma sta indebolendo la credibilità geopolitica della nostra nazione nello scacchiere globale».

La conclusione di Luca Sforzini racchiude un giudizio politico netto che scuote gli equilibri della destra italiana: «Da Bandiera rossa alla destra di bandiera il viaggio è stato lungo, tortuoso e colmo di metamorfosi lessicali. Ma, alla fine del percorso, le dichiarazioni dell’onorevole Vannacci certificano una verità ineludibile: il suo naturale, coerente e primario compagno di viaggio si chiama Giuseppe Conte». Un monito severo che richiama il centrodestra alla coerenza dei propri valori fondanti: atlantismo, libertà e difesa intransigente della civiltà occidentale contro ogni tentazione di isolazionismo o sottomissione geopolitica.

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Politica

Consiglio Europeo, Fabio Rampelli (FdI): «La linea di Giorgia Meloni è un beneficio per tutta l’Ue. Stop alla miopia su difesa, energia e burocrazia»

Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) promuove la linea di Giorgia Meloni al Consiglio Europeo: «Una Ue flessibile e pragmatica è un beneficio per tutti gli Stati». L’attacco a mezzo secolo di miopia su difesa ed energia, il sostegno saldo all’Ucraina e l’allarme sui piani russi dell’Eurasia e sugli attacchi ibridi. Tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Rampelli

Roma – Alla vigilia del vertice dei capi di Stato e di governo del Consiglio Europeo a Bruxelles, l’aula del Senato della Repubblica è stata teatro di un passaggio politico di fondamentale importanza strategica per la collocazione internazionale dell’Italia. Le comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, hanno tracciato le linee guida con cui Roma intende orientare il dibattito comunitario di fronte a uno scenario globale sempre più polarizzato e incerto. A rilanciare e amplificare con forza la postura del governo è intervenuto il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, figura di primo piano di Fratelli d’Italia, che ha sottolineato come le richieste italiane di maggiore flessibilità normativa e pragmatismo decisionale rappresentino una svolta salutare non solo per l’interesse nazionale, ma per la sopravvivenza stessa del progetto europeo.

Le comunicazioni di Giorgia Meloni al Senato: la linea dell’Italia al Consiglio Europeo

Nel suo discorso a Palazzo Madama, Giorgia Meloni ha ribadito la necessità di liberare le istituzioni europee da gabbie ideologiche e vincoli contabili avulsi dalla realtà contingente. L’Europa non può continuare a operare con logiche di ordinaria amministrazione mentre ai suoi confini infuriano conflitti su vasta scala e mutamenti tettonici negli scambi commerciali e marittimi internazionali. La delegazione italiana si presenta al tavolo del Consiglio con l’obiettivo dichiarato di imporre un cambio di passo su temi vitali: la gestione dei flussi migratori mediante partenariati strutturati con i Paesi d’origine e transito, la revisione delle clausole del Patto di Stabilità per scorporare gli investimenti strategici per la difesa e la transizione verde, e la salvaguardia della competitività industriale del continente.

«L’Unione Europea ha un senso autentico soltanto se dimostra la capacità di essere elastica, rinunciando a una rigidità burocratica totalmente scollegata dal contesto politico, storico ed economico che le nazioni sovrane stanno faticosamente attraversando nello scacchiere globale», ha commentato Rampelli, evidenziando come la determinazione del premier Meloni stia restituendo all’Italia un ruolo di nazione guida in grado di coagulare consensi trasversali tra le capitali europee.

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L’analisi di Fabio Rampelli: cinquant’anni di miopia europea su difesa ed energia

Nel corso del suo intervento, il vicepresidente della Camera ha analizzato con spietata lucidità le cause profonde della vulnerabilità che affligge l’Europa contemporanea: «Ci troviamo stretti tra due fronti bellici incandescenti: una guerra convenzionale e sanguinosa che insanguina i confini nord-orientali del continente, e un conflitto drammatico alle porte del Mediterraneo, che si estende dallo Stretto di Hormuz fino alle rotte commerciali del Canale di Suez. Entrambi questi teatri si ripercuotono direttamente sull’Italia e sull’intera Unione Europea, vittima designata di oltre mezzo secolo di imperdonabile miopia politica in materia di deterrenza militare e approvvigionamenti energetici strategici».

Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, l’Europa ha cullato per decenni l’illusione di una pace perpetua garantita da terzi, disinvestendo nella propria sicurezza e accontentandosi di un ruolo meramente mercantile: «Siamo stati tenuti in vita e tollerati sullo scacchiere internazionale solo perché rappresentavamo un acquirente robusto e solvibile per il commercio globale di idrocarburi ed energia. Lo shock sistemico e inflattivo che ne è scaturito costituisce oggi una minaccia mortale al benessere materiale, alla sicurezza energetica e alla coesione sociale di tutti i popoli europei».

Dallo Stretto di Hormuz al fronte ucraino: due guerre che minacciano il benessere dell’Europa

La chiusura delle rotte marittime nel Mar Rosso e le minacce alla navigazione mercantile lungo il Canale di Suez colpiscono in modo particolare l’economia marittima italiana e le nostre catene logistiche di approvvigionamento, imponendo alle navi circumnavigazioni oceaniche che fanno impennare i costi assicurativi e i prezzi finali delle merci. Accanto a questo, il prolungarsi delle ostilità in Europa orientale riafferma la necessità inderogabile di mantenere saldo e unitario il fronte occidentale a sostegno della resistenza di Kiev.

«Insieme al ragionamento prettamente economico – ha ammonito Fabio Rampelli – resta saldamente e lealmente radicato il nostro impegno a favore dell’Ucraina, una nazione martoriata che merita di essere considerata a tutti gli effetti, insieme a tutta l’ex Europa orientale dalla Vistola fino ai Balcani, spazio vitale, democratico e irrinunciabile della nostra stessa civiltà comune. Non possiamo permetterci di arretrare di un solo millimetro davanti all’imperialismo revanscista».

Lo scontro con la burocrazia di Bruxelles e l’allarme sugli attacchi ibridi dell’Eurasia

La riflessione del vicepresidente della Camera si conclude con un severo monito rivolto alle distorsioni tecnocratiche dell’apparato di Bruxelles e alle minacce geostrategiche che incombono sull’Occidente: «Occorre saper cogliere l’attimo per riformare e trasformare alla radice l’Unione Europea, togliendo a ristrette oligarchie burocratiche quell’incredibile e autoreferenziale potere che consente loro, troppo spesso, di fare l’esatto opposto rispetto agli indirizzi e ai mandati democratici espressi dai governi e dal Parlamento di Strasburgo».

A preoccupare Roma sono anche le manovre ibride messe in atto da potenze autoritarie ostili: «Dobbiamo vigilare per non finire fagocitati da quella sfera d’influenza che lo stesso ambasciatore russo Alexey Paramonov ha esplicitamente definito come Eurasia. L’aggressione militare perpetrata da Vladimir Putin contro l’integrità territoriale dell’Ucraina ci ricorda brutalmente che, se cedessimo all’assuefazione o alla debolezza, i prossimi bersagli potremmo essere proprio noi, come già dimostrano quotidianamente gli innumerevoli attacchi cibernetici, le campagne di disinformazione e le guerre ibride che bersagliano le nostre infrastrutture critiche». Un appello alla consapevolezza e all’unità che posiziona l’Italia come protagonista determinante nel ridisegnare il destino del continente.

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