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“QUARANTA” AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO CON ALETTI EDITORE

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Redazione-  E’ simbolo di un dolore che si ripete “Quaranta”, l’ultima opera di Morgana Arbore, pubblicata nella collana “Altre Frontiere – Britannia” dell’Aletti Editore e disponibile anche in e-book. «Nella tradizione biblica sono i quaranta giorni del diluvio, i quaranta nel deserto, i quaranta giorni di Cristo prima della rivelazione. Nella cultura islamica è l’età della maturità piena, il momento in cui la coscienza si compie. Nella tradizione popolare sono i quaranta giorni del lutto, della trasformazione silenziosa, del distacco. Non è mai un numero neutro. È sempre un tempo di attraversamento. Questo libro – rivela l’autrice di Roma – si colloca esattamente lì: non dentro l’evento, ma dopo. Nel tempo in cui ciò che è accaduto dovrebbe produrre consapevolezza e, invece, spesso non la produce». L’approccio di Morgana è una sfida diretta alla lingua del compromesso. In una narrazione che solitamente tende a proteggere il lettore attraverso il filtro del giudizio o della spiegazione, l’autrice sceglie la strada opposta: toglie ogni protezione. La sua scrittura non cerca di addolcire ma taglia netto, espone i nervi e costringe lo sguardo a rimanere fisso sull’assenza. «Ho lavorato per sottrazione, per arrivare a una parola che non accompagnasse, ma esponesse. La verità è che il dolore non ha bisogno di essere reso sopportabile. Ha bisogno di essere reso visibile». L’opera – che sarà presentata dall’autrice negli spazi Aletti Editore al Salone del Libro di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio 2026 – è un contributo di memoria fatto di nomi asciutti, lontano dalle cronache. È un richiamo alla responsabilità delle donne vive, le uniche che possono e devono continuare a fare rumore per chi non ha più voce. «La capacità del poeta – scrive, nella Prefazione, Cosimo Damiano Damato, regista e sceneggiatore italiano, attivo soprattutto nel mondo del teatro – è respirare ancora quel silenzio. Infinitesimale respiro di occhi di mondo».

Ogni testo è costruito come una scena minima, dove a parlare sono un corpo, un tempo e uno spazio, rifiutando categoricamente la narrazione consolatoria: «Non racconto i casi, non ricostruisco i fatti. Restituisco una presenza». Il cuore pulsante dell’opera risiede nel riconoscimento della violenza come struttura sistematica e non come eccezione o fatto isolato. «Finché continueremo a trattare questi eventi come anomalie – sostiene l’autrice – continueremo a rincorrerli senza mai risolverli. Va riconosciuta per ciò che è: una struttura. Parlare è necessario, ma non basta. Serve riconoscere i segnali prima che diventino cronaca». Questa consapevolezza ha spinto l’autrice, ingegnere di professione, alla necessità di una traduzione in lingua inglese: la violenza non è un problema locale, non possiede confini sicuri. Tradurre l’opera significa abbattere l’illusione che esistano contesti privilegiati, mostrando una continuità brutale che attraversa città e Paesi differenti: «La lingua cambia, come le culture e il paesaggio. La dinamica, purtroppo, resta». Morgana Arbore non pretende di parlare al posto di chi non c’è più, ma si impegna a non coprirne l’eco, con l’obiettivo dichiarato di lasciare nel lettore una frattura insanabile, l’unica via possibile per una vera presa di coscienza. «La responsabilità non è parlare al posto loro: è evitare che il racconto le trasformi in qualcosa di rassicurante o “già sentito”, addirittura normalizzato. Se il lettore esce disturbato – conclude l’autrice – allora il libro ha funzionato. Questo libro deve disturbare. Non chiede empatia: esige una presa di posizione».

 

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DANTE FERRETTI IN DIALOGO CON ALESSANDRO BENCIVENNI: IL 2 MAGGIO, INCONTRO CON LO SCENOGRAFO PREMIO OSCAR AI MUSEI DI SAN SALVATORE IN LAURO

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Dante Ferretti con i miei occhi installation view Museo di San Salvatore in Lauro2026 ph.Valentina Sensi via Ufficio Stampa HF4 numero foto14

Redazione-  In occasione della mostra Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia, in corso fino al 19 luglio 2026 ai Musei di San Salvatore in Lauro a Roma, sabato 2 maggio alle ore 17.00 Dante Ferretti incontrerà il pubblico in dialogo con Alessandro Bencivenni, sceneggiatore e saggista italiano, per un appuntamento che approfondisce i contenuti dellesposizione e restituisce il racconto diretto di uno dei protagonisti assoluti del cinema internazionale.

Tre premi Oscar e una carriera che attraversa oltre sessantanni di cinema, Dante Ferretti si è imposto come una figura centrale nella costruzione dell’immaginario visivo contemporaneo. Dalla collaborazione con Pier Paolo Pasolini – che per primo ne riconosce il talento – fino ai sodalizi con Federico Fellini, Martin Scorsese, Terry Gilliam, Franco Zeffirelli e molti altri, il suo lavoro ha ridefinito il ruolo della scenografia, portandola oltre la funzione di ambientazione per trasformarla in struttura narrativa, capace di generare senso, atmosfera e visione.

Curata da Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome, la mostra riunisce circa quaranta opere tra bozzetti, studi, lavori pittorici e materiali che documentano il momento originario del processo creativo: quello in cui il cinema non è ancora cinema, ma immagine, intuizione, costruzione dello spazio sulla carta. I disegni preparatori di Ferretti – realizzati con gessetti, carboncini e tecniche miste – non sono passaggi intermedi, ma opere autonome, in cui si definiscono già architetture, prospettive e atmosfere.

Nel percorso espositivo emergono alcuni nuclei fondamentali della sua ricerca. Dai lavori legati a Federico Fellini, come E la nave va o Ginger e Fred, in cui lo spazio scenico diventa un territorio sospeso tra artificio e realtà, fino alle ambientazioni più cupe e simboliche de Il nome della rosa, costruite attraverso un uso rigoroso di luce e verticalità che amplifica il senso di mistero.

Accanto a questi, le visioni più apertamente fantastiche – come l’interno del pesce gigante ne Le avventure del Barone di Münchausen – rivelano la capacità di Ferretti di costruire spazi totalmente immaginifici, dove la scenografia diventa luogo di pura invenzione. Allo stesso tempo, nei lavori realizzati per Martin Scorsese, da The Age of Innocence a Gangs of New York, fino a Hugo Cabret, emerge una straordinaria precisione storica e una complessità architettonica che restituisce ambienti stratificati, immersivi, capaci di rendere visibile il contesto sociale e psicologico dei personaggi.

L’incontro del 2 maggio si inserisce in questo percorso come momento di lettura e attraversamento delle opere, offrendo al pubblico la possibilità di entrare nel processo creativo dell’artista, tra memoria, pittura e costruzione scenica. Il dialogo con Alessandro Bencivenni accompagna questa esplorazione, mettendo in relazione il racconto biografico con la dimensione visiva e narrativa che attraversa tutta la produzione di Ferretti.

L’evento è ad ingresso libero per i possessori del biglietto della mostra, valido per la giornata in corso. Il pubblico può anche partecipare soltanto all’evento collaterale desiderato, senza acquistare il biglietto dell’esposizione, al costo di soli € 6,00.

INFO: https://conimieiocchimostra.it/

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DAL 2 MAGGIO LA MOSTRA “ETTORE SCOLA. NON CI SIAMO MAI LASCIATI” | FINO AL 13 SETTEMBRE 2026 AL MUSEO DI ROMA A PALAZZO BRASCHI

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Redazione-  A dieci anni dalla scomparsaEttore Scola torna idealmente a incontrare il suo pubblico con una mostra che ne celebra l’eredità creativa e umana. Dal 2 maggio al 13 settembre, il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati, un percorso immersivo che attraversa lo sguardo e l’opera di uno dei più raffinati protagonisti del nostro cinema.

L’esposizione intreccia vita e immaginazione, restituendo un ritratto ricco e sfaccettato dell’autore: non solo regista, ma sceneggiatore, disegnatore e acuto osservatore del suo tempo. Dalle radici a Trevico al legame profondo con Roma, il racconto accompagna visitatrici e visitatori in un viaggio fatto di immagini, parole e suggestioni, come le pagine di un racconto in continua trasformazione.

“A dieci anni dalla scomparsa del Maestro Ettore Scola, rendiamo omaggio con questa grande mostra ad un umanista dallo sguardo libero del cinema italiano, che ha raccontato i suoi personaggi, gli esseri umani, in modo completo, riuscendo a far vivere nell’immaginario collettivo che sopravvive ai suoi film, il tratto concreto e mai banale delle relazioni, delle persone nel divenire del nostro tempo; le difficoltà, l’amore, l’amicizia, la vecchiaia e la morte. La mostra racconta tutti questi aspetti e lo fa dedicando uno sguardo importante alla città di Roma, a cui Ettore Scola era legato da un legame speciale, profondo e autentico, in grado di raccontare la Capitale senza edulcorazioni, nelle sue verità e nelle sue diverse fasi storiche, a partire dal dopoguerra. L’esposizione a Palazzo Braschi significa riconoscere la rilevanza del cinema e il suo valore di accessibilità culturale, grazie al modo di raccontare del Maestro: un racconto popolare, denso di riflessione critica ma anche di leggerezza” dichiara Massimiliano SmeriglioAssessore alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale.

 

La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e curata da Silvia Scola e Alessandro Nicosia, è organizzata e realizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura. Sono inoltre presenti materiali di Rai Teche, dell’Archivio storico Luce e prestiti della Collezione Studio EL – Cinecittà S.p.A.

 

Arricchita da documenti mai esposti prima, la rassegna svela un aspetto intimo della sua creatività e presenta fotografiemanoscrittioggettisceneggiature originali e appunti personaliarticoli di giornali e rivistevignettebozzetti di scena –non semplici schizzi, ma vere e proprie “sceneggiature visive” attraverso cui Scola studiava tic, volti e debolezze degli italiani, trasformando la satira giornalistica nel grande cinema che tutti conosciamo. Completano il percorso filmati e documentariopere d’arte e, tra i cimeli più iconici, spiccano le sedie da registala macchina da scriverei primi ciakil trench indossato da Federico Fellini in C’eravamo tanto amati. Molti dei materiali provengono dall’Archivio della famiglia Scola curato negli anni da Marco Scola di Mambro, nipote di Ettore.

L’esposizione si articola in tre sezioni tematiche che ripercorrono la sua vita e la sua opera.

L’uomo ricostruisce gli inizi di Ettore Scola, nato nel 1931 a Trevico, e la sua formazione tra il Sud Italia e Roma, nel quartiere Esquilino. Qui prende forma uno sguardo attento e partecipe sulle contraddizioni della realtà. Ancora giovanissimo entra nell’ambiente del “Marc’Aurelio”, dove incontra, tra gli altri, Federico Fellini e Steno. È l’inizio di una straordinaria carriera da sceneggiatore, che lo porterà a collaborare con alcuni dei protagonisti della commedia all’italiana e a lavorare, tra radio, televisione e cinema, anche con Alberto Sordi, contribuendo a film diventati iconici come Il sorpasso e I mostri. Dal 1964 passa alla regia, sviluppando uno stile personale, ironico e profondamente civile, capace di raccontare la vita quotidiana intrecciandola con la grande Storia. I suoi film danno voce a sogni, fragilità e contraddizioni di un intero Paese.

L’artista, articolata nelle sottosezioni Lo sceneggiatoreIl disegnatore e Il regista, restituisce l’immagine di un autore completo. Dalla satira degli esordi alla maturità cinematografica, Scola attraversa e interpreta la cultura italiana del Novecento. La sua filmografia, intensa e riconoscibile, include capolavori come C’eravamo tanto amatiBrutti, sporchi e cattivi e Una giornata particolare, opere che raccontano l’Italia con profondità, ironia e umanità.

Roma è dedicata al rapporto speciale tra il regista e la città. Nato in Irpinia ma romano d’adozione, Scola ha osservato e raccontato la Capitale con uno sguardo al tempo stesso affettuoso e lucido. Nei suoi film Roma diventa protagonista: uno spazio vivo in cui si intrecciano storie individuali e collettive, specchio delle trasformazioni dell’Italia dal dopoguerra ai giorni nostri. Dalle periferie alle terrazze borghesi, i luoghi si fanno scenari di incontri, conflitti e memorie. Un legame profondo e reciproco, suggellato anche dall’omaggio che la città gli ha dedicato nel 2016 nel cuore di Villa Borghese.

La mostra si rivolge a un pubblico ampio e trasversale, con l’obiettivo di restituire tutta la ricchezza dell’opera di Scola e di avvicinare anche le nuove generazioni al suo cinema. Approfondimenti, attività formative e un linguaggio accessibile accompagnano il percorso, favorendo una fruizione inclusiva e partecipata.

Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale che, attraverso materiali iconografici inediti e testimonianze – tra cui quelle di Fanny Ardant, Giuseppe Tornatore e Dacia Maraini – ripercorre le origini, il percorso artistico e l’eredità di un autore che ha saputo raccontare, con sensibilità e intelligenza, il nostro Paese.

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ROMA BORGATA FESTIVAL: DAL 9 MAGGIO AL 13 SETTEMBRE, OLTRE 80 APPUNTAMENTI IN 8 QUARTIERI SUL FILO DEL RACCORDO

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Circo Roma Borgata Festival Foto di Giulia Castellano

Redazione-  Oltre 80 appuntamenti in 8 quartieri per 3 mesi di programmazione: dal 9 maggio al 13 settembre, dopo gli oltre 8000 spettatori dello scorso anno, torna il Roma Borgata Festival, il festival diffuso delle borgate e delle periferie romane, a cura di Alessandra Muschella.

Un filo che segue il raccordo, ma che in realtà disegna una geografia emotiva, umana, stratificata: è quello che attraversa le borgate di Roma e le restituisce come luoghi di incontro, racconto e possibilità. Tra Centocelle, Alessandrino, Primavalle, Montespaccato, Trullo, Magliana, Tor Marancia e Torpignattara, dal 9 maggio al 13 settembre una nuova costellazione di appuntamenti trasforma le periferie in un sistema vivo di palcoscenici diffusi, tra teatro, danza, musica colta e d’autore, circo contemporaneo, residenze e laboratori, costruendo una vera e propria staffetta culturale dove gli spazi “altri” diventano centrali. Dal mercato rionale, che si trasforma in scena narrativa con il nuovo spettacolo “Delitto al Mercato”, ai bar di quartiere con “Bar Campioni”, fino a un ex scuolabus che diventa palco itinerante, attraversando le strade con musica e racconti: non è lo spettacolo a essere protagonista, ma la borgata stessa si fa scenario, scenografia, platea e palcoscenico di un racconto collettivo che ridefinisce il concetto di centro e periferia.

Da qui, anche per il 2026, il Roma Borgata Festival torna con una programmazione che si articola nei diversi quartieri, da Centocelle e Alessandrino tra il 9 e il 31 maggio, fino a Primavalle e Montespaccato dal 3 al 7 giugno, passando per Trullo e Magliana dall’ 8 al 14 giugno, Tor Marancia dal 15 al 21 giugno e, infine, Torpignattara dal 7 al 13 settembre, costruendo un percorso continuo nello spazio e nel tempo.

Dopo la partenza del laboratorio performativo Materica il 9-30 maggio, si inaugura domenica 17 maggio a Villa De Sanctis con il Pic Nic Performativo: dalle ore 17.30 una maratona di eventi tra cui “ON AIR” della compagnia Le Radiose,  “Il Menù della Poesia” e “L’amore è un accollo e Tu sei una lingua sconosciuta” di e con Giulia Anania e Ivan Talarico: un’apertura che intreccia musica, parola e teatro come primo momento di comunità.

Il festival entra nel vivo il 22 maggio con Bar Campioni che ospita “Garrincha, l’angelo dalle gambe storte” della Compagnia Malalingua al Bar Polisportiva Villa De Sanctis alle ore 19:00, mentre sabato 23 il parco di Villa De Sanctis,  alle ore 20:00, accoglie “Dolce e Salato” di Carpa Diem e domenica 24, sempre alle ore 20:00, “Operai all’Opera – La Fanciulla del West” di E45, concerto spettacolo che riporta la lirica – dando, in ogni senso, voce alle sue maestranze – nello spazio pubblico. Domenica 24 alle ore 11 ritorna “Street Stories” che in collaborazione con Il Festival delle Passeggiate ci porterà a conoscere le storie del quartiere Centocelle.

Il calendario prosegue con tante novità  tra cui il debutto il 30 maggio del nuovo format del Festival “Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto”: un pulmino giallo anni ’70 diventa luogo di ascolto e racconto attraversando la città con Giulia Anania e ospiti diversi a ogni tappa: Astronza, Sara Drago, Diana Tejera  e Livia Mancusi. Un’esperienza intima e mobile, dove la musica si intreccia alla memoria e alle storie dei territori, restituendo un viaggio che è insieme fisico e narrativo.

Domenica 31 maggio si ritorna a Villa De Sanctis alle  ore 20:00 per la restituzione performativa “Materica_corpi che passano” a cura di Sil Marti e Giulia Federico e la prima di “Omaggio a Hans Zimmer” del M° Giordano Maselli, concerto immersivo dedicato alle grandi colonne sonore del compositore.

A Giugno il Festival continua con una ricca programmazione di eventi tra cui i debutti di: “Petern Norman – L’eroe dimenticato” di Matteo Cirillo a Montespaccato presso lo Sweet Bar il 4 giugno alle ore 19:00 e “Delitto al Mercato” il nuovo spettacolo a cura del Roma Borgata Festival e Emiliano Morana ambientato tra I banchi del Mercato Primavalle II, 5 e 6 giugno alle ore 21.00.

Dall’8 giugno il Trullo ospiterà presso il Lotto 8 Ater, la residenza coreografica site specific “Pillole urbane” a cura di Kodance/&KO che sperimenta il connubio tra arte del movimento, bellezza architettonica e urbana, per poi proseguire con la prime de “Il ciclista incatenato” di Ariele Vincenti e “Winner The Big Jump” di Circo Pacco.

Al Parco della Torre di Tor Marancia dal 15 Giugno troviamo i laboratori performativi di Circosvago, il nuovo progetto dell’Associazione Abra “Fiammiferi” e la prima di “Senza fissa Dimora” di Giulia anania e Tiziano Panici.

Gran finale a Torpignattara dal 7 al 13 settembre, dove presso il Parco Sangalli il Festival ospiterà una giornata di programmazione di artisti under 25 a cura di Dominio Pubblico e il ritorno di “Dialoghi Sinfonici” dell’Orchestra Eico diretta dal M° Germano Neri.

Tutti gli eventi prevedono un biglietto da 1/2 euro a sostegno del Festival.
Per biglietti e informazioni sul programma consulta il sito https://www.romaborgatafestival.it/

Roma Borgata Festival è un progetto di A.S.A.P.Q.
Direzione artistica: Alessandra Muschella
Con il sostegno di: Ministero della Cultura, Regione Lazio

Con il patrocinio di: Municipio Roma V,  Municipio Roma VIII, Municipio Roma XI, Municipio Roma XIV e ATER Roma. Media Partner: HF4-Comunicazione

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