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TEATRO DELLE VITTORIE: L’AUTONOMO SINDACATO AUDIOVISIVI LANCIA UNA PETIZIONE NAZIONALECONTRO LA VENDITA E PROPONE UN GRANDE POLO PUBBLICO DELL’AUDIOVISIVO

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TEATRO DELLE VITTORIE: L’AUTONOMO SINDACATO AUDIOVISIVI LANCIA UNA PETIZIONE NAZIONALECONTRO LA VENDITA E PROPONE UN GRANDE POLO PUBBLICO DELL’AUDIOVISIVO

Redazione-  L’A.S.A. – Autonomo Sindacato Audiovisivi annuncia il lancio di una petizione pubblica per dire no alla vendita del Teatro delle Vittorie e promuovere un progetto concreto di rilancio culturale, produttivo e formativo di uno dei luoghi più simbolici della storia televisiva italiana.

Il Teatro delle Vittorie non è un semplice immobile, ma un luogo che rappresenta una parte fondamentale della memoria collettiva del Paese. Inserito nella storica “cittadella della TV” nel quartiere Prati delle Vittorie, ha contribuito a costruire l’identità culturale italiana attraverso decenni di produzione televisiva. Oggi questo spazio rischia di essere alienato o snaturato, perdendo definitivamente la sua funzione pubblica e culturale.

Per questo l’A.S.A. propone una riconversione ambiziosa e sostenibile capace di trasformare il Teatro delle Vittorie in un sistema integrato al servizio dell’audiovisivo italiano. L’idea è quella di realizzare un Museo Nazionale dell’Audiovisivo inserito nel sistema dei musei del Ministero della Cultura, con esposizioni permanenti e temporanee, archivi digitali interattivi e installazioni immersive dedicate alla storia della radio, della televisione e del cinema italiani. Accanto a questo, il progetto prevede la creazione di un’Officina della Televisione e dell’Audiovisivo, un centro di formazione e produzione in collaborazione con la Lazio Film Commission, con scuole permanenti per autori e tecnici, laboratori creativi e programmi di alta formazione professionale.

La proposta include inoltre lo sviluppo di un polo produttivo e tecnologico dotato di studi televisivi, sale di post-produzione, spazi di lavoro condivisi e ambienti dedicati a eventi e conferenze, aperti alla collaborazione con aziende del broadcasting e dell’innovazione. Il tutto inserito in un sistema integrato che coinvolga direttamente realtà come RAI, Cinecittà, Regione Lazio e Fondazione Cinema per Roma, con l’obiettivo di creare un ecosistema unico in Italia.

Il modello immaginato è di tipo misto pubblico-privato, con l’accesso a fondi europei destinati a cultura, formazione e innovazione, affiancati da partnership industriali e da un utilizzo dinamico degli spazi. In questo modo, il Teatro delle Vittorie potrebbe essere trasformato da costo passivo a motore economico, culturale e occupazionale.

“Il Teatro delle Vittorie è memoria viva del nostro Paese. Pensare di venderlo significa rinunciare a una parte della nostra identità culturale”, dichiara il segretario dell’A.S.A., Nicola De Toma. “Non ci limitiamo a dire no: proponiamo una visione concreta, sostenibile e capace di generare lavoro, formazione e innovazione. Roma è il centro naturale dell’audiovisivo italiano e questo luogo deve tornare a essere protagonista del futuro del settore.” De Toma sottolinea inoltre l’urgenza di un confronto istituzionale: “Chiediamo alle istituzioni di aprire immediatamente un tavolo di dialogo. Questa è un’occasione storica per trasformare un rischio in una grande opportunità per tutto il Paese”.

L’A.S.A. chiede quindi il blocco immediato di qualsiasi ipotesi di dismissione, l’apertura di un tavolo istituzionale con tutti i soggetti coinvolti e la valutazione esclusiva di un progetto di riconversione pubblica secondo il modello proposto.

Cittadini, lavoratori e professionisti del settore possono sosteere l’iniziativa firmando la petizione al seguente link: https://www.change.org/p/no-alla-vendita-del-teatro-delle-vittorie

Il Teatro delle Vittorie può tornare a essere ciò che è sempre stato: un luogo di creazione, di racconto e di futuro. Non lasciamo che diventi solo un bene immobiliare, ma facciamolo diventare un vero polo nazionale dell’audiovisivo.

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Caporalato e lavoro nero: l’operazione alto impatto nel metapontino accende i riflettori sulla legalità

👮 Il sindacato UGL Matera sostiene l’operazione “Alto Impatto” di Policoro contro il caporalato e chiede controlli più severi in agricoltura e nel settore turistico per tutelare i lavoratori.

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#Lavoro #Matera #Legalità #UGL

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Caporalato e lavoro nero: l'operazione alto impatto nel metapontino accende i riflettori sulla legalità

Redazione-  La lotta contro il lavoro sommerso e le piaghe del caporalato vive una nuova fase di attenzione mediatica e operativa. L’operazione denominata “Alto Impatto”, condotta recentemente dalle forze di Polizia nel territorio del Metapontino, ha riportato in primo piano le criticità strutturali che affliggono il mercato del lavoro nella fascia jonica lucana. Il sindacato UGL Matera ha espresso pieno sostegno all’azione coordinata dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Policoro, sottolineando la necessità di non abbassare la guardia su un fenomeno che umilia la dignità delle persone e distorce la sana concorrenza tra le imprese che operano legalmente nel settore agricolo e turistico.

Il plauso dell’Ugl all’operazione alto impatto

Il Segretario Provinciale dell’UGL, Pino Giordano, ha inteso ringraziare ufficialmente il Questore di Matera, Davide Della Cioppa, e il Commissario di Policoro, Salvatore Catapano, per l’impegno profuso in campo. Le verifiche, eseguite congiuntamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e ai tecnici dell’ASM di Matera, hanno permesso di far emergere diverse irregolarità che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori. Secondo il sindacato, questi interventi non rappresentano solo un atto di giustizia verso chi viene sfruttato, ma costituiscono uno scudo necessario a protezione delle aziende virtuose. Le imprese che rispettano i contratti collettivi nazionali, provvedono ai versamenti contributivi e garantiscono ambienti di lavoro a norma subiscono infatti una sorta di concorrenza sleale da parte di chi, operando nell’ombra o attraverso il sistema dei caporali, riesce ad abbattere drasticamente i costi del personale.

L’emergenza del lavoro nelle ore proibite

Uno dei punti cardine della denuncia sollevata da Pino Giordano riguarda il mancato rispetto delle ordinanze regionali. Nonostante il decreto firmato dal Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che vieta esplicitamente lo svolgimento di attività lavorative nei settori agricoli durante le ore di massima esposizione solare nelle giornate torride, le segnalazioni continuano a pervenire. Il persistere di tale prassi è considerato inaccettabile, poiché espone i lavoratori a rischi sanitari gravi, come colpi di calore o malori improvvisi.

L’attenzione dell’UGL Matera non si ferma però alle sole campagne. Il sindacato avverte che, con l’arrivo della stagione estiva e l’afflusso massiccio di turisti sulla costa jonica, il monitoraggio deve estendersi a macchia d’olio anche verso il settore ricettivo. Villaggi turistici, campeggi, stabilimenti balneari e lidi rappresentano contesti in cui la stagionalità spinge spesso verso forme contrattuali precarie o del tutto inesistenti. La tutela dei lavoratori stagionali, in un territorio che punta con decisione sul turismo come volano di crescita, diventa quindi una priorità inderogabile per garantire l’immagine e la qualità dell’offerta lucana.

Richiesta di maggiore coinvolgimento istituzionale

La battaglia contro il lavoro nero necessita di un approccio che superi la sola fase repressiva. L’UGL chiede un cambio di passo nelle sedi decisionali, invocando un rafforzamento del Tavolo provinciale sul contrasto al lavoro sommerso, presieduto dalla Prefettura di Matera. La proposta del sindacato è chiara: integrare in modo stabile le sigle sindacali nei tavoli istituzionali dedicati alla sicurezza. Questo permetterebbe di incanalare nel dibattito pubblico e regolatorio l’esperienza diretta toccata con mano sul campo.

Inoltre, Giordano avanza una proposta di sistema: introdurre strumenti premiali per le imprese che scelgono di investire concretamente in legalità e sicurezza. Il concetto è quello di creare un circolo virtuoso dove la regolarità non sia solo un obbligo di legge, ma un vantaggio competitivo riconosciuto e incentivato. La prevenzione delle cosiddette “morti bianche” e il contrasto alla cultura dello sfruttamento rimangono, secondo il leader sindacale, le sfide che determineranno la qualità del tessuto socio-economico della provincia di Matera nei prossimi anni. La disponibilità dell’UGL a contribuire con idee e proposte operative è massima, nella consapevolezza che solo attraverso una collaborazione sinergica tra istituzioni, forze dell’ordine e rappresentanze sociali sarà possibile eradicare una piaga che, ancora oggi, ferisce profondamente il mondo del lavoro lucano.

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Vertenza Callmat: è il momento delle decisioni definitive per il futuro di 350 lavoratori

📢 La vertenza CallMat arriva a un punto di svolta: il 29 luglio al MIMIT servono risposte certe per 350 lavoratori. Il sindacato chiede di investire nella digitalizzazione della Basilicata per garantire dignità e futuro.

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#CallMat #Basilicata #Lavoro #Digitalizzazione

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Vertenza Callmat: è il momento delle decisioni definitive per il futuro di 350 lavoratori

Redazione- Matera diventa il centro di un confronto serrato che si gioca sul filo del rasoio per il destino occupazionale di 350 persone. La vertenza che coinvolge i lavoratori di CallMat ha raggiunto una soglia critica, trasformandosi in un banco di prova per le istituzioni regionali e nazionali. Dopo mesi di incertezza, rinvii tattici e promesse verbali, il sindacato ha chiarito che non sono più tollerabili ulteriori dilazioni. La scadenza del 30 settembre, data in cui TIM ha garantito la continuità dei flussi di attività, segna il punto di non ritorno per un comparto che rappresenta un pilastro del settore terziario lucano.

Risorse economiche e il paradosso della mancanza di volontà

La questione sollevata dalle segreterie regionali di SLC CGIL, FISTel CISL, UILFPC UIL e UGL Telecomunicazioni scardina la narrazione della scarsità di fondi. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha recentemente annunciato lo stanziamento di oltre 505 milioni di euro destinati proprio al Mezzogiorno. Questi fondi sono finalizzati a progetti di innovazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, cloud computing e cybersicurezza. Appare stridente il contrasto tra la disponibilità finanziaria per la transizione tecnologica del Paese e la precarietà di una forza lavoro altamente qualificata come quella di CallMat.

Gli esponenti sindacali, Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, pongono un interrogativo preciso: perché non destinare una parte di queste risorse già stanziate per la tutela occupazionale e la riqualificazione dei lavoratori in esubero? La competenza tecnica accumulata dai dipendenti nel corso degli anni è un patrimonio che non può essere disperso. Le organizzazioni di categoria indicano nella digitalizzazione degli archivi regionali e delle cartelle cliniche del sistema sanitario lucano la soluzione ideale. Si tratta di un progetto che unirebbe l’esigenza di modernizzare la pubblica amministrazione regionale con quella di stabilizzare centinaia di nuclei familiari, evitando una crisi sociale di ampie proporzioni.

Il ruolo della regione basilicata e la responsabilità politica

Il dito è puntato contro la giunta regionale, chiamata a un impegno coraggioso. Il Presidente Vito Bardi, insieme agli assessori Francesco Cupparo e Cosimo Latronico, detiene il potere di trasformare le ipotesi progettuali in attività concrete. La digitalizzazione della documentazione amministrativa e sanitaria non è un’utopia, ma un obiettivo di modernizzazione indicato a tutti i livelli istituzionali. La mancata attivazione di questo percorso rappresenterebbe una responsabilità politica chiara in una fase in cui la Basilicata soffre già di fenomeni di spopolamento e desertificazione produttiva.

Risulta di difficile lettura, secondo il fronte sindacale, la dicotomia tra la proroga di incarichi esterni legati al PNRR per la trasformazione digitale — che riconosce la necessità di mantenere competenze specifiche — e l’abbandono di maestranze locali che possiedono le stesse caratteristiche tecniche. Il confronto previsto per il 29 luglio al tavolo del MIMIT viene così caricato di aspettative altissime. Non serviranno più dichiarazioni d’intenti o tavoli interlocutori che si limitano a spostare in avanti la data della chiusura. Quel giorno, il governo e i rappresentanti regionali dovranno presentarsi con un cronoprogramma vincolante e impegni finanziari definiti.

La scadenza del 29 luglio come bivio istituzionale

L’incontro presso il dicastero romano non costituisce una semplice tappa formale, ma un vero e proprio bivio. La data del 30 settembre incombe come uno spettro: oltre quel termine, la protezione fornita da TIM cesserà e il rischio che i lavoratori restino senza tutele diventerà realtà. Per i sindacati, la mobilitazione rimarrà alta fino a quando non saranno sottoscritti accordi capaci di garantire dignità e futuro. La richiesta di fondo è semplice e radicale: invertire la rotta di una politica che spesso premia l’esternalizzazione a scapito della valorizzazione delle risorse umane interne.

La partita di CallMat è emblematica di una sfida più ampia che coinvolge tutto il Sud Italia: riuscire a coniugare gli investimenti massicci previsti per l’innovazione digitale con la salvaguardia dei posti di lavoro locali. La risposta che arriverà da Roma il 29 luglio dirà molto sulla capacità della classe dirigente di tutelare il tessuto sociale lucano, evitando che la transizione tecnologica diventi, anziché un’opportunità di modernizzazione, un ulteriore fattore di esclusione sociale. Le segreterie sindacali sono pronte a incalzare le istituzioni, ribadendo che i lavoratori di CallMat non cercano assistenzialismo, ma l’esercizio del proprio diritto a un lavoro che sia degno e duraturo nei processi di sviluppo del territorio.

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Stellantis Melfi, prorogato di un mese il contratto di solidarietà per gestire la transizione estiva

🚗 Il futuro dello stabilimento di Melfi passa per la proroga della solidarietà. I sindacati chiedono un piano chiaro per il post-estate per tutelare i livelli occupazionali e la produzione in una fase di transizione fondamentale per tutto il comparto automotive.

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#Stellantis #Melfi #Sindacati #Automotive

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Florence-COSTANZO-Segretaria-Regionale-Ugl-Basilicata-Metalmeccanici

 Redazione- Il complesso industriale di San Nicola di Melfi si trova ad affrontare una nuova fase di transizione, caratterizzata da una gestione cauta dei volumi produttivi e da un dialogo serrato tra le parti sociali e i vertici aziendali. In seguito a un incontro tenutosi tra la direzione di Stellantis e i rappresentanti sindacali, è stata ufficializzata la decisione di estendere il contratto di solidarietà attualmente in vigore per ulteriori trenta giorni. La misura, che sarebbe dovuta cessare il prossimo 27 giugno, vedrà adesso una prosecuzione fino al 27 luglio, mantenendo inalterate le condizioni normative ed economiche già stabilite per le maestranze.

Questa decisione rappresenta un passaggio tecnico necessario per accompagnare l’attività dello stabilimento lucano verso la consueta pausa estiva. La proroga permette di mantenere un assetto gestionale solido, evitando strappi nel piano di organizzazione del lavoro in un momento in cui il settore automotive, sia a livello nazionale che europeo, sconta incertezze legate alla domanda di mercato e alla transizione verso le nuove motorizzazioni elettriche.

Il confronto sindacale sulla gestione dello stabilimento

L’annuncio della proroga è arrivato attraverso una nota ufficiale firmata da Florance Costanzo, segretaria regionale dell’Ugl Basilicata Metalmeccanici. La sigla sindacale, insieme a tutto il fronte unitario composto da Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Aqcf, ha lavorato per definire un perimetro di sicurezza che tutelasse i lavoratori nel breve periodo. La necessità di questa estensione risponde a una dinamica operativa orientata alla stabilità, permettendo di traghettare la produzione fino alla chiusura programmata per le ferie di agosto.

Nonostante la proroga sia al momento limitata a un singolo mese, il tema centrale per le sigle sindacali resta la programmazione a lungo termine. Il sito di Melfi, storicamente considerato uno dei fiori all’occhiello del comparto produttivo di Stellantis in Italia, sta vivendo un momento di profonda trasformazione industriale. La sfida, come sottolineato negli interventi dei rappresentanti dei lavoratori, è quella di conciliare le esigenze di flessibilità richieste dal mercato con la salvaguardia dei livelli occupazionali, una questione che resta la priorità assoluta per l’intero indotto lucano.

Lo sguardo rivolto al dopo ferie

Il vero banco di prova per il futuro del sito di Melfi si sposta ora alla fine di luglio. Le organizzazioni sindacali, in modo compatto, hanno formalizzato una richiesta specifica alla direzione aziendale: un nuovo round di incontri da programmare entro l’ultima settimana del prossimo mese. L’obiettivo, in questo caso, non è più semplicemente gestire una proroga, ma pianificare l’autunno produttivo.

In sede di confronto, che vedrà la partecipazione diretta della direzione di stabilimento, si procederà a un esame dettagliato di diversi punti sensibili. Saranno analizzate le prospettive produttive reali, l’andamento della solidarietà con le relative percentuali di utilizzo e, punto di fondamentale importanza, la rotazione del personale. Quest’ultimo aspetto è mirato a garantire un’equa distribuzione dei carichi di lavoro e degli ammortizzatori sociali tra tutte le maestranze, evitando disparità di trattamento all’interno dei reparti.

Il monitoraggio costante dell’evoluzione della situazione resta l’impegno preso dai sindacati, che intendono vigilare affinché le scelte industriali di lungo periodo non ricadano negativamente sulla stabilità economica dei lavoratori. La partita di Melfi, che occupa migliaia di addetti tra l’impianto principale e l’intera filiera della componentistica nella zona industriale, rimane osservata speciale non solo in Basilicata, ma nell’intero panorama economico del Mezzogiorno. Il confronto che avverrà alla fine di luglio sarà quindi decisivo per capire quale sarà la rotta di Stellantis in Italia dopo il periodo di sosta estiva, in attesa di segnali più incoraggianti sul fronte del mercato dell’auto europeo.

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