Attualità
PRIMO MAGGIO DI LOTTA E DI RESISTENZA
Redazione- “Una grande manifestazione – è deciso – sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i Paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare a effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”. 20 luglio 1889 Il Congresso della Seconda Internazionale riunito a Parigi auspica una Festa internazionale dei lavoratori che sarà fissata per il primo maggio di ogni anno.
Ma quando si parla di festa dei lavoratori tornano alla mente anche i tragici avvenimenti del 1886 negli Stati Uniti d’America. Per il primo maggio di quell’anno fu organizzato uno sciopero generale che i sindacati chiamarono significativamente “La Grande Rivolta”, con manifestazioni che seguirono anche nei giorni successivi fino al 3 maggio per chiedere la riduzione a otto ore della giornata lavorativa.
Durante le manifestazioni ci furono scontri con la polizia contro la quale fu lanciata una bomba che causò la morte di un poliziotto. Al lancio della bomba fu risposto con una sparatoria che uccise tre manifestanti . Sebbene non sia mai stato trovato il responsabile della morte della morte del poliziotto , otto anarchici furono accusati di cospirazione e omicidio.Successivamente tutti condannati a morte. Due delle condanne furono poi commutate in carcere a vita mentre a uno degli otto imputati fu condannato a 15 anni di prigione. Un altro ancora si suicidò in carcere in circostanze mai chiarite. Gli altri quattro furono impiccati l’11 novembre 1887.
La lotta per la riduzione a otto ore della giornata lavorativa fu una lotta dura e lunga. “Oggi il proletariato d’Europa e d’America passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito – scrive da Londra Friedrich Engels – sotto una sola bandiera, per un solo fine prossimo, la giornata lavorativa normale di otto ore, proclamata già nel congresso di Ginevra dell’Internazionale del 1866 e di nuovo nel Congresso operaio di Parigi nel 1889 da introdursi per legge. Oggi i proletari di tutti i Paesi si sono effettivamente uniti. Fosse Marx accanto a me a vederlo coi suoi occhi!”.
La giornata del primo 1 maggio come festa del lavoro fu adottata in molti paesi compreso il nostro ma durante il ventennio fascista la festa venne soppressa, in favore della “Festa del lavoro italiano” il 21 aprile, Natale di Roma. “Il regime – scrive Giuseppe Sircana – non riesce però a fare breccia nella coscienza delle masse operaie. Il Primo Maggio, soppresso, mantiene e anzi rafforza la sua carica ‘sovversiva’, divenendo occasione per esprimere in forme diverse – dal garofano rosso all’occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria – la fedeltà a un’idea”.
Con le “Disposizioni in materia di ricorrenze festive” del 1946, la Festa del Lavoro viene riconosciuta di nuovo festività nazionale, e ricollocata nella data del primo maggio. La prima Festa del lavoro del dopoguerra, nel 1947 in Italia si ricorda il modo particolare per la Strage di Portella della Ginestra dove su un corteo di contadini che protestavano contro le condizioni di lavoro nelle campagne siciliane la banda di Giuliano aprì il fuoco facendo undici morti e decine di feriti. Una vicenda in cui non si è riuscìti ancora ad individuare i mandanti .
“Il Primo Maggio – affermava qualche anno prima Giuseppe Di Vittorio – i lavoratori del mondo intero, celebrando la potenza invincibile del lavoro, rivendicando il loro diritto alla conquista di migliori condizioni di vita riaffermano la loro volontà collettiva di accelerare la marcia verso l’emancipazione del lavoro, che libererà tutta l’umanità dal timore delle crisi, dalla paura della fame, dall’incubo della guerra, e aprirà a essa la via radiosa del benessere crescente e d’un più alto livello di civiltà. Il lavoro è creatore di beni; il lavoro eleva gli uomini, li rende migliori e li affratella; il lavoro è pace”.
Primo maggio : festa dei lavoratori . Una storia tra diritti e futuro. Ecco appunto una festa da far vivere non solo attraverso la memoria e quindi attraverso la Storia. In un momento in cui nel nostro paese si riscrive la Storia ad “ usum delphini “come per esempio in questi giorni è avvenuto a proposito della ricorrenza del giorno della Liberazione , il 25 aprile .Primo maggio, una festa che come il 25 aprile richiama l’attenzione su una “ liberazione” dal timore delle crisi geopolitiche, della paura della recessione, della guerra, delle disuguaglianze, della povertà non solo materiale ma anche culturale. Attrraverso il lavoro ,non solo come mezzo di sostentamento ma soprattutto come strumento di emancipazione, dignità e piena realizzazione della persona, essenziale per rimuovere gli ostacoli che generano disuguaglianze ,la lunga battaglia per l’affermazione dei diritti della persona è giunta fino ad oggi con un monito preciso : la libertà è fragile e bisogan fare di tutto per difenderla, rafforzarla, farla crescere.
Mai però come in questo anno , nel nostro paese la festa del lavoro si lega indissolubilmente ai valori della democrazia e della libertà attuando in pieno l’art. 21 della Costituzione che afferma che tutti hanno” diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero “, quindi di esercitare concretamente la democrazia non solo con lo scritto e con opgni mezzo di diffusione ma anche con la parola. Le parole dunque : lavoro , democrazia che vanno impoverendosi .Che non devono essere” proclamate “ , né affidate alla “ speranza” ma per le quali bisogna “ fare” , concretamente . Perchè il lavoro , come la democrazia è costantemente minacciato a causa, per esempio dell’insicurezza . E a ricordarcelo qualche rempo fa è stato lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella : “Quella delle morti del lavoro è una piaga che non accenna ad arrestarsi e che, nel nostro Paese ha già mietuto, in questi primi mesi, centinaia di vite, con altrettante famiglie consegnate alla disperazione”. Oltre a quello che definiamo il lavoro povero. in crescita in Italia ed Europa. Riguarda lavoratori che, pur occupati, vivono in povertà assoluta a causa di stipendi troppo bassi, contratti precari o orari ridotti. Coinvolge circa l’11-13% degli occupati in Italia, con impatti maggiori su giovani, donne e nel settore dei servizi.
Che esista però un rapporto semplicemente imprescindibile tra lavoro e democrazia è proprio la Costituzione a dircelo, in numerosissimi riferimenti, a partire dall’art 1 : “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” . Sono i padri costituenti che guardano al futuro, guardano ad un altro tempo e possono permettersi di affermare che la nascente repubblica è una repubblica fondata sul lavoro perchè cemtoquaranta mila morti della guerra partigiana hanno un peso non indifferente in una questione vitale. Restituire liberamente ad un paese, ad un popolo una carta costituzionale che non venga redatta sotto dettatura ma rappresenti il meglio che una generazione di uomini e donne che hanno sofferto e pagato di persona durante il ventennio fascista sono state in grado di dare . Qyegli uomini e quelle donne che scrissero la costituzione guardavano al futuro. Noi a distanza di ottanta anni non ne siamo capaci. Stando alle notizie di cronaca di questi giorni che ci fanno volgere ancora una volta in senso negativo lo sguardo all’indietro. A dimostrano del fatto che quegli avvenimenti oggetti oggi delle cronache hanno profondamente permeato questo paese che ha bisogno di liberarsene per affermare un risoluto cammino vero un futuro diverso .
Primo maggio dunque per la dignità del lavoro diritto fondamentale, sancito dalla Costituzione italiana (artt. 1, 3, 36) e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, per garantisce condizioni lavorative rispettose, sicurezza, retribuzione equa e un ambiente libero da discriminazioni e violenze. Essa include la tutela professionale, la salute, la libertà di opinione e il diritto a un salario che permetta un’esistenza dignitosa .
Primo maggio di lotta e di resistenza . Perchè si riverbera su questo giorno di festa , di impegno , di lotta, di resistenza la luce di un altro giorno , quello del 25 aprile che ricorda il giorno della “liberazione” dall’occupazione nazifascista. Tanto che lo stesso Presidente Sergio Mattarella, celebrando l’80° anniversario della Liberazione a Genova il 25 aprile di quest’annoi , ha dichiarato che “è sempre tempo di Resistenza“. La Resistenza non solo come evento storico, ma come un impegno continuo per difendere i valori di libertà, democrazia, pace e giustizia, attuali e fondanti per la Costituzione italiana. Senza accontentarsi dei risultati acquisiti .
Una lotta continua per la giustizia , per esempio, per il salario. Da tempo si discute nel nostro paese del salario minimo e proprio a ridosso della giornata del primo maggio il Governo vara un decreto cosidetto “Primo maggio “ sul lavoro in cui il salario viene definito “ giusto” .Un trattamento economico complessivo riconosciuto dai contratti collettivi più rappresentativi. Chi non lo applica non potrà accedere ai bonus per le assunzioni.
Rispetto alla norma per il salario minimo però, nel caso del decreto appena varato dal Governo, la politica non fissa un’asticella e non c’è una spinta ai contratti collettivi perché si avvicinino a quell’asticella. Una norma che quindi ignora la proposta per il salario minimo, che Giorgia Meloni in conferenza stampa ha criticato, che stabiliva una soglia di pagamento orario a 9 euro lordi l’ora, sotto la quale i contratti non potessero essere considerati validi. L’introduzione sarebbe stata graduale, nel giro di qualche anno.
I risultati di questo decreto lavoro si vedranno. Ora in attesa restano in evidenza i problemi del mondo del lavoro : sicurezza, occupazione donne e giovani, retribuzione adeguata, lotta alla disoccupazione . Sono crticità strutturali sulle quali prima o poi bisognerà intervenire forse con più decisione .Soprattutto in tema di sicurezza del lavoro . Nel 2025 le denunce di infortuni sono aumentate dell’1,4% (oltre 597.000) e le malattie professionali sono cresciute dell’11,3%. A gennaio 2026 si è registrato un calo delle vittime in occasione di lavoro rispetto a gennaio 2025, ma il fenomeno resta strutturale, con circa 72 decessi in occasione di lavoro nel primo bimestre 2026. È stata introdotta la legge PMI 2026, attiva da aprile, che mira a semplificare gli adempimenti per le piccole imprese e rafforzare le tutele. Il tasso di occupazione femminile, seppur cresciuto al 53-54% all’inizio del 2026, resta il più basso tra i 27 paesi dell’UE, quasi 18 punti inferiore a quello maschile. L’occupazione è spesso precaria (part-time involontario) e c’è un forte scarto tra madri e non madri. Malgrado il decreto Lavoro del 28 aprile 2026 abbia introdotto nuovi “Bonus Donne 2.0” e “Bonus Giovani 2.0”, con sgravi contributivi del 100% (fino a 500-650 euro mensili) per 24 mesi.
Primo maggio festa dei lavoratori. Il Primo Maggio 2026 tornerà dunque a riempire piazze e territori in tutta Italia con le iniziative promosse da CGIL, CISL, UIL. Temi della mobilitazione sono il lavoro dignitoso, la qualità dell’occupazione, i diritti e la necessità di nuove politiche industriali e sociali.
Una giornata che unisce grandi appuntamenti nazionali e centinaia di iniziative locali per rimettere al centro il lavoro come fondamento della democrazia.Il cuore delle celebrazioni nazionali è a Marghera, un simbolo della storia industriale del Paese, dove si tiene la manifestazione unitaria. Dal palco previsti gli interventi dei Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil: Maurizio Landini, Daniela Fumarola e PierPaolo Bombardieri.
Ritorna anche il Concertone in Piazza San Giovanni in Laterano a Roma, per la 37° edizione.. Conducono l’evento Big Mama, Arisa e l’attore Pierpaolo Spollon. L’evento, promosso da CGIL, CISL e UIL, vedrà la partecipazione di oltre 45 artisti, tra grandi nomi della scena nazionale, ma anche nuove proposte che stanno conquistando rilevanza negli ultimi anni. La 37° edizione dell’evento avrà come titolo dell’edizione “Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale”, con il focus artistico “Il domani è ancora nostro”. IL concerto potrà essere seguito sulla Rai. in diretta su Rai 3, Rai Radio 2 e in streaming su Rainews.it e RaiPlay dalle ore 15 fino al termine dell’evento, intorno alla mezzanotte. Rai garantirà anche la visione per coloro che risiedono all’estero sul canale Rai Italia.
Esteri
Delitto d’onore in Afghanistan: La tragica fine del sogno di due ragazze a Kabul
Parte Quarta
Redazione- Quello che accadde undici anni fa in Afghanistan è uno degli eventi più sconvolgenti rimasti nella memoria di molte persone.
In uno dei quartieri di Kabul, chiamato Chihil Sutun, vivevano due giovani donne di nome Sarina e Marwa. Erano ragazze semplici, che desideravano soltanto lavorare, essere indipendenti e costruirsi una vita dignitosa attraverso il proprio impegno.
Per questo motivo avevano aperto un piccolo salone di bellezza, un luogo modesto ma molto importante per loro.
Ogni giorno aprivano il negozio, accoglievano le clienti e cercavano di costruire il proprio futuro con il lavoro quotidiano.
Tuttavia, attorno a loro circolavano voci e pettegolezzi.
Molte persone parlavano senza conoscerle davvero e, nel tempo, si erano diffuse accuse e giudizi mai confermati.
Nonostante questo, le due ragazze continuarono a lavorare e a vivere con dignità.
Fino a una fredda mattina d’inverno.
Erano circa le dieci quando ci si accorse che la serranda del salone era ancora abbassata, in modo insolito.
All’inizio nessuno immaginava nulla di grave. Forse un semplice ritardo.
Ma poco dopo, una sottile traccia rossa fu notata sotto la porta.
La gente si avvicinò.
Quella traccia si stava lentamente allargando.
Era sangue.
In pochi istanti, il quartiere fu avvolto dal silenzio e dalla paura.
Quando la porta venne aperta, all’interno fu scoperta una scena terribile.
Sarina e Marwa erano state uccise nel loro salone.
Quel luogo che rappresentava per loro speranza e indipendenza era diventato il teatro della loro morte.
La notizia si diffuse rapidamente in tutta la zona.
Molti si chiesero chi fosse stato, perché fosse accaduto e cosa fosse successo in quelle ore.
Ma non ci furono risposte certe.
Nei giorni e nelle settimane successive, il clima nel quartiere divenne ancora più pesante. Accanto al dolore e allo shock, iniziarono a circolare anche interpretazioni e commenti diversi. Alcune persone, influenzate da vecchie voci e pettegolezzi, espressero giudizi senza conoscere realmente i fatti, contribuendo ad aumentare il dolore dei familiari e delle persone vicine alle vittime.
Per le famiglie, infatti, non fu doloroso solo il lutto, ma anche il peso delle parole e delle opinioni che continuarono a circolare.
Secondo diverse testimonianze e ricostruzioni successive, alcuni commenti riflettevano pregiudizi e narrazioni mai verificate, che si erano diffuse nel tempo nel quartiere.
Tutto questo avveniva mentre la verità sull’accaduto rimaneva ancora avvolta nel mistero.
E così, questa storia rimane ancora oggi una delle pagine più dolorose ricordate da chi ha vissuto quel periodo, segnata non solo dalla tragedia, ma anche dal silenzio e dalle parole che la seguirono.
Politica
Nasce Richiamo per l’Italia, il nuovo progetto civico per superare l’indifferenza
📢 Nasce “Richiamo per l’Italia”, una realtà civica che invita a superare l’indifferenza e a partecipare attivamente al rilancio del Paese. Non un partito, ma un punto di incontro tra competenze e idee.
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#RichiamoperlItalia #ImpegnoCivile #Partecipazione #LItaliaCheRisponde
Redazione- In un momento storico caratterizzato da una crescente disillusione verso le forme tradizionali di impegno pubblico, prende forma una nuova realtà denominata “Richiamo per l’Italia”. Non si definisce come un partito, né come una mera corrente di pensiero, ma si propone come uno spazio culturale e sociale aperto, con l’obiettivo di colmare quel vuoto di rappresentanza che allontana i cittadini dai luoghi in cui si prendono le decisioni. Il progetto si presenta come una risposta alla passività, puntando a trasformare il malessere diffuso in proposte operative per il Paese.
Una risposta alla crisi della partecipazione
Il dibattito pubblico italiano appare oggi, secondo i promotori del movimento, logoro e privo di slancio. Si osserva un fenomeno in cui si parla costantemente, ma si compiono pochi passi concreti, lasciando una vasta fetta della popolazione — composta da lavoratori, imprese, studenti e terza età — a confrontarsi in solitudine con le incertezze del futuro. Richiamo per l’Italia nasce, quindi, da una constatazione radicale: l’indifferenza è un lusso che il Paese non può più permettersi.
L’identità di questo movimento si fonda su basi civiche e popolari, con una forte vocazione nazionale. La missione dichiarata è quella di riunire le competenze e le energie migliori per contribuire al rilancio culturale, democratico e sociale dell’Italia. Il valore guida, richiamato più volte dai fondatori, è il bene comune, inteso come il principale punto di incontro tra individui portatori di esperienze e storie differenti. L’idea di fondo è che la società debba ripartire dal basso, attivando le persone anziché attendere cambiamenti che arrivino unicamente dai vertici istituzionali.
Le priorità per il rilancio del paese
Il programma attorno al quale si vuole costruire il confronto tocca i nervi scoperti della società contemporanea. Tra i temi centrali figura la difesa della sovranità individuale e collettiva, intesa come libertà di scelta, unitamente alla valorizzazione dell’identità nazionale. L’attenzione si sposta poi verso il mondo del lavoro e la crescita economica, considerati i pilastri per lo sviluppo dei territori. Particolare rilievo viene dato all’educazione civica, da rafforzare sia nelle scuole che nel tessuto sociale più ampio, come strumento per formare cittadini consapevoli.
Altri pilastri del progetto includono la creazione di un sistema sanitario di vicinanza, in grado di rispondere realmente alle esigenze di prossimità dei cittadini, la sicurezza, la difesa della dignità umana e la tutela della neutralità nelle relazioni internazionali. In questo quadro, il movimento rifiuta la logica della protesta sterile. Al contrario, auspica una mobilitazione basata sulla proposta pragmatica: il cittadino non viene chiamato a scendere in piazza in una sfida di slogan, ma a offrire il proprio contributo professionale e umano all’interno di un progetto di costruzione collettiva.
Coinvolgere i protagonisti del cambiamento
Parallelamente al varo di questa nuova iniziativa, il dibattito pubblico si intreccia con il vissuto quotidiano delle nuove generazioni. È il caso, ad esempio, del pensiero espresso da esponenti come Mauriello di Meritocrazia Italia in occasione dell’avvio degli esami di maturità. Un richiamo al valore del sacrificio, anche quando questo porta al fallimento, che si sposa con lo spirito di “Richiamo per l’Italia”: la convinzione che la resilienza e l’impegno individuale siano i motori primari per chiunque voglia incidere nel proprio tempo.
Il nuovo soggetto civico lancia un invito diretto a tutte le componenti della società: le imprese sono sollecitate a portare innovazione, i lavoratori la loro competenza, e i giovani vengono stimolati a diventare i protagonisti attivi del cambiamento. L’obiettivo è trasformare il silenzio e la delega in un impegno costante e riconoscibile. Non si tratta di fondare un nuovo recinto ideologico, ma di riaprire una piazza per il confronto, dove la distanza tra cittadini e istituzioni si riduca drasticamente.
Per chi non si riconosce più nelle attuali logiche di gestione del potere, “Richiamo per l’Italia” intende offrirsi come un punto di riferimento. La sfida è ambiziosa: rimettere in circolo quella vitalità che storicamente ha permesso all’Italia di superare i momenti difficili. Il tempo dell’attesa, secondo i promotori, è da considerarsi concluso. È giunto, al contrario, il momento del contributo, della partecipazione consapevole e dell’azione, per costruire un futuro dove le idee non restino confinate, ma diventino realtà tangibili al servizio della collettività.
Politica
Esami di maturità al via: il messaggio di Meritocrazia Italia agli studenti
📢 Il Presidente di Meritocrazia Italia, Walter Mauriello, sostiene gli studenti nel giorno della maturità: il valore del merito risiede nell’impegno quotidiano e nella capacità di trasformare ogni sfida in una crescita personale.
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#Maturità2026 #MeritocraziaItalia #Scuola #Futuro
Redazione- Roma rappresenta oggi il cuore pulsante di un rito di passaggio che accompagna ogni anno migliaia di studenti verso l’età adulta e verso le scelte che plasmeranno il loro domani. Con il suono della prima campanella dedicata alle prove scritte dell’esame di Stato, si apre una fase densa di aspettative, ansie e sogni per un’intera generazione. In questo contesto, Walter Mauriello, Presidente nazionale di Meritocrazia Italia, ha voluto rivolgere un pensiero profondo ai maturandi, sottolineando non solo l’aspetto accademico del diploma, ma anche il valore intrinseco del percorso educativo intrapreso.
Una tappa nel percorso della vita
Per Mauriello, il diploma non deve essere considerato il traguardo definitivo di un’esperienza scolastica terminata, bensì il primo, fondamentale tassello di una serie di sfide future. “Di solito questo momento viene vissuto come la chiusura di un percorso impegnativo, ma in realtà siamo dinanzi alla prima tappa di un viaggio molto più lungo, composto da prove, emozioni, vittorie e anche amare sconfitte”, dichiara il Presidente di Meritocrazia Italia. Il messaggio centrale è un invito a guardare oltre il voto finale, focalizzandosi sulla consapevolezza del proprio potenziale.
In un’epoca caratterizzata da una forte pressione mediatica e sociale, Mauriello ricorda ai ragazzi di mantenere intatta la fiducia nelle proprie attitudini. Nonostante il dibattito pubblico spesso si concentri sulle fragilità dei giovani e sulle difficoltà di una società in continuo mutamento, il rappresentante di Meritocrazia Italia invita a riconoscere le risorse straordinarie di cui i ragazzi di oggi dispongono. Tecnologie, accesso globale alle informazioni e una sensibilità culturale più spiccata rispetto al passato sono strumenti che, se correttamente canalizzati, possono abbattere barriere che un tempo sembravano insormontabili.
Il valore del merito e la gestione dell’insuccesso
Un punto cardine dell’intervento riguarda la cultura del merito, inteso non come traguardo burocratico, ma come etica del lavoro quotidiano. “Sta a noi insegnare che ogni ora passata sui libri, ogni difficoltà affrontata e ogni rinuncia fatta possiede un valore profondo”, prosegue Mauriello. Il merito, secondo questa visione, è l’unico motore capace di generare una soddisfazione autentica, poiché deriva dalla conoscenza e dalla tenacia.
Particolarmente significativa è la riflessione dedicata al fallimento. In un mondo che premia spesso solo l’eccellenza immediata, Meritocrazia Italia lancia un appello controcorrente: il valore di un sacrificio non deve essere misurato esclusivamente dal successo ottenuto. Anche l’insuccesso, quando preceduto da un impegno costante, diventa una componente essenziale del bagaglio di esperienza di ogni individuo. “Nessun sacrificio è mai vano, neppure quello che precede le sconfitte, perché quel percorso rappresenta il ponte necessario che collega i sogni alla realtà”, spiega Mauriello. L’esame di maturità diventa, dunque, una metafora della vita stessa: un banco di prova dove la serenità e il coraggio contano tanto quanto la preparazione mnemonica.
La responsabilità della società verso il futuro
Il ruolo del mondo adulto in questo scenario non appare secondario. Per il Presidente di Meritocrazia Italia, la sfida delle istituzioni e delle famiglie è quella di supportare i giovani non solo con consigli retorici, ma offrendo strumenti reali per superare i limiti, siano essi oggettivi o dettati da una scarsa autostima. La maturità non deve trasformarsi in una gara frenetica, ma in un momento di consapevolezza della propria identità.
L’invito finale rivolto agli studenti è un auspicio di resilienza: affrontare le tracce, l’orale e le attese con orgoglio, puntando sempre in alto, senza mai scoraggiarsi davanti alle inevitabili asprezze del percorso. Con queste parole di incoraggiamento, il mondo associativo si stringe attorno ai maturandi, ricordando loro che l’esame di Stato è solo l’inizio di una costruzione identitaria che proseguirà per molto tempo. La strada è aperta, e la capacità di trasformare ogni sforzo in un mattone per il proprio futuro sarà il vero successo che questi ragazzi porteranno con sé, ben oltre il titolo di studio conseguito.
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