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Cronaca

HANTAVIRUS – UN CASO IN SVIZZERA ED UNO IN OLANDA, L’OMS CAUTA

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Redazione-  L’Oms ha confermato l’identificazione di un nuovo caso di hantavirus in Svizzera in un passeggero della nave da crociera MV Hondius. E un’assistente di volo della Klm è stato sottoposta al test dopo aver manifestato sintomi lievi ed è stata ricoverata ad Amsterdam. L’imbarcazione, al momento, si trova al centro di un focolaio internazionale che conta otto casi complessivi, tre dei quali mortali. Per l’Oms “è possibile che vengano segnalati altri casi”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha confermato l’identificazione di un nuovo caso di hantavirus in Svizzera in un passeggero della nave da crociera MV Hondius.  Proprio in queste ore, inoltre, un’assistente di volo della Klm è stato sottoposta al test per l’hantavirus dopo aver manifestato sintomi lievi ed è stata ricoverata ad Amsterdam. L’ha dichiarato un portavoce del ministero della Salute dei Paesi Bassi.

Secondo le autorità argentine, l’itinerario dei coniugi olandesi, i primi a contrarre sintomi di hantavirus, sarebbe compatibile con un contagio avvenuto in una delle zone endemiche del ceppo andino. La coppia, deceduta a causa del virus, aveva infatti viaggiato tra Cile, Uruguay e Argentina prima di imbarcarsi sulla nave Mv Hondius.

L’imbarcazione, al momento, si trova al centro di un focolaio internazionale che conta otto casi complessivi, tre dei quali mortali. La stessa nave, con a bordo passeggeri e membri dell’equipaggio in quarantena, è salpata alla volta di Tenerife, nelle Isole Canarie spagnole, dove è previsto l’arrivo sabato, in vista di una pianificata evacuazione dei passeggeri all’inizio della prossima settimana. L’OMS esclude una pandemia come il CORONAVIRUS, e mantiene la calma su dichiarazioni sensibili, che potrebbero scaturire la sensibilità mondiale, creando allarmismi senza base.

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Cronaca

MODENA – RAGAZZO PORTA UN ORDIGNO BELLICO A SCUOLA PER LA LEZIONE DI SCUOLA

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Attimi di terrore durante ua semplice lezione di Storia, in un Istituto di Modena. Un alunno, sedicenne,  ha estratto dallo zaino e fiero lo ha mostrato in classe, ai compagni. Dopo di che lo ha esibito al professore di Storia che, allarmato, ha subito avvisato il dirigente. Se poco prima, in classe, si respirava quasi aria di ‘festa’ e stupore, un attimo dopo è calato il silenzio, spezzato dalle sirene delle gazzelle dei carabinieri che in pochi minuti erano sul posto. L’ingenuo gesto di uno studente ha scatenato il panico, ieri mattina, tra le aule del liceo classico Muratori di Modena. Nel corso di una lezione di storia, infatti, uno studente 16enne di terza ha esibito in classe un proiettile da mortaio, risalente alla prima guerra mondiale e inesploso. Inuito il rischio a cui gli studenti erano esposti, il docente ha subito avvisato dell’accuduto il dirigente scolastico, professor Luigi Vaccari che ha ‘isolato’ il reperto in questione, depositandolo nell’area cortiliva dell’istituto, invitando poi tutti gli studenti a restare in classe. I militari intervenuti hanno isolato la zona ma, dopo una prima verifica, non si è ritenuto necessario l’intervento degli artificieri e il proiettile è stato poi sottoposto a sequestro per essere successivamente analizzato. Contestualmente la scuola è stata evacuata, con comprensibile apprensione di studenti e genitori che, sotto una pioggia battente, hanno via via recuperato i ragazzi. Convocati, i genitori dell’alunno si sono mostrati sorpresi.

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GIOIA DEI MARSI – AGGREDISCE LA MOGLIE CON UNA RONCOLA, ARRESTATO

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L’ennesimo episodio di violenza familiare, quello accaduto a Gioia Dei Marsi, dove un 36enne è stato arrestato dopo che ha aggredito la propia moglie con ua roncola. Una mattinata di follia, nel piccolo centro abruzzese. L’uomo è stato rinchiuso nel carcere di Avezzano con le accuse pesantissime di maltrattamenti in famiglia, minacce aggravate, porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale. Ha aggredito la compagna e le ha puntato contro una roncola. Poi, all’arrivo dei carabinieri, ha estratto un coltello a serramanico e si è scagliato contro i militari.

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LUPI SOTTO ATTACCO, 190 MORTI IN QUATTRO MESI: AVVELENAMENTI, INCIDENTI E UN DIBATTITO NAZIONALE SULLA LORO TUTELA

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Redazione-  Nel primo quadrimestre del 2026 l’Osservatorio Lupo di 30Science.com ha pubblicato il suo secondo bollettino, evidenziando una realtà ormai allarmante: 190 esemplari di lupo sono stati trovati morti su strade, foreste e campagne italiane. A questi si aggiungono 9 animali feriti o catturati e 4 successivamente rilasciati in natura. Il dato non è solo un numero, ma il sintomo di una gestione della specie che molti esperti definiscono “protetta solo sulla carta”.

Morti, feriti e interazioni con l’uomo

Il bollettino non si limita a contare le vittime; mette in luce un aumento preoccupante delle interazioni tra lupi e persone nei contesti antropizzati. Solo nei mesi di marzo‑aprile sono stati registrati 46 avvistamenti documentati, 47 episodi di predazione e 6 casi di incontri diretti, minacce o possibili aggressioni verso gli esseri umani. La crescita di queste situazioni è il motore di un dibattito che coinvolge istituzioni, allevatori, ambientalisti e cittadini.

Le cause della mortalità

L’analisi delle morti indica come la principale causa sia l’impatto con infrastrutture stradali e ferroviarie, responsabile di 70 casi. Seguono 61 decessi per cause ancora indeterminate, 29 avvelenamenti certificati o probabili, 9 traumi o incidenti occasionali, 8 casi di bracconaggio o abbattimenti illegali e 7 legati a patologie o a conflitti intra‑specie. L’avvelenamento, in particolare, ha acceso il dibattito: gli esemplari trovati avvelenati sono spesso legati a esche contaminate da pesticidi agricoli, una pratica definita “terrorismo ambientale” dal direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Luciano Sammarone.

Un fenomeno diffuso: il quadro geografico

Il fenomeno è nazionale, ma alcune regioni stanno vivendo un picco di mortalità. Il Piemonte registra il record con 33 lupi morti, a cui seguono Abruzzo e Toscana (29 ciascuna), Emilia‑Romagna (26), Trento (12) e Puglia (11). Anche LazioBasilicataCampania e Lombardia mostrano numeri preoccupanti. Gli esperti avvertono che il vero bilancio potrebbe essere ancora più elevato, poiché molti animali scomparsi in aree montane difficili da monitorare non vengono mai ritrovati.

Escalation del conflitto in Abruzzo e Toscana

Tra marzo e aprile, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, almeno 21 lupi sono stati scoperti morti in poche settimane, molti probabilmente avvelenati. Sammarone ha definito l’accaduto un “atto di terrorismo ambientale” e ha ipotizzato una azione coordinata dietro questi decessi. In Toscana, il clima si è ulteriormente inasprito: in zona Pisa sono stati segnalati casi di lupi decapitati e lasciati esposti in luoghi pubblici, alimentando un’ondata di indignazione mediatica e politica.

Il parere di Luigi Boitani: “Protetti solo sulla carta”

Luigi Boitani, considerato uno dei massimi esperti europei del lupo, ha commentato i dati del 2026 come prova di un problema strutturale mai risolto. “Succede quello che è sempre successo: il lupo è protetto sulla carta, nella realtà è gestito dal bracconaggio”, ha dichiarato. Boitani critica l’assenza di un piano nazionale realmente coordinato e avverte sulla gestione frammentata a livello regionale, soprattutto nelle Alpi, dove la specie attraversa confini internazionali. “Serve una gestione internazionale condivisa con Francia, Svizzera e Austria”, ha sottolineato, ricordando che il declassamento non elimina l’obbligo di garantire uno stato di conservazione favorevole.

Ispra e le quote di prelievo

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha aggiornato le quote teoriche di prelievo, fissando un totale nazionale di 180 lupi. Le regioni con le quote più alte sono Piemonte, Toscana, Emilia‑Romagna e Lazio. Secondo l’Ispra, la popolazione italiana di lupi ammonta a circa 3.700 esemplari, una delle più numerose d’Europa. Tuttavia, la crescita della popolazione ha intensificato le interazioni con gli allevamenti e le aree urbane, spingendo le autorità a introdurre criteri per identificare gli “hotspot di danno” e a rivedere il protocollo dei “lupi confidenti”, che prevede interventi graduati fino all’eventuale rimozione degli individui più problematici.

Quote teoriche vs. mortalità reale

Il confronto tra le quote di prelievo e la mortalità effettiva è preoccupante. In Abruzzo, dove la quota Ispra è di 9 esemplari, ne sono già 29 morti. Situazioni analoghe si verificano in Emilia‑Romagna, Piemonte, Toscana e Trento, dove i decessi superano di gran lunga le soglie previste. Questo scostamento evidenzia una gestione frammentata e inefficace, capace di alimentare conflitti tra tutela della specie, sicurezza delle comunità locali e legittima frustrazione dei produttori rurali.

Verso una soluzione condivisa

Il dibattito italiano sul lupo si concentra ora su come trovare un equilibrio sostenibile. La sfida è conciliare la conservazione di una delle popolazioni più importanti d’Europa con le esigenze di sicurezza e di sussistenza delle comunità rurali, senza ricorrere a soluzioni illegali o a politiche di radicalizzazione. Le autorità, gli esperti e le associazioni di categoria dovranno collaborare per definire un piano nazionale basato su dati scientifici, coordinamento internazionale e interventi mirati, prima che i numeri di mortalità e le tensioni sociali raggiungano livelli irreversibili.

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