Lifestyle
UNA DOMANDA. UNA STORIA. CON MYLÈNE BESANÇON!
Redazione- Mylène Besançon incarna uno stile di vita sano, un’energia da donna d’affari, una comunicazione diplomatica, la ricchezza generazionale e un profondo amore familiare, il tutto radicato nell’integrità. Questa donna, connessa alla saggezza antica e capace di navigare tra culture contemporanee, è anche in procinto di iniziare le pratiche amministrative per prendere il cognome del marito, Erhardt.
D: C’è mai stata una direzione professionale diversa che ha seriamente pensato di intraprendere?
R: Dopo il diploma di scuola superiore e durante i miei studi universitari per la laurea triennale, ero attratta dall’idea di lavorare per un’organizzazione che contribuisce alla preservazione e alla protezione della costa della Costa Azzurra, dove sono nata e cresciuta.
Ringraziamo i nostri lettori per la visita e all’intervistata per la sua collaborazione, e vi auguriamo uno splendido 2026. Con delicatezza e curiosità, vi invitiamo a scoprire il canale YouTube (De Travel Experiences) della nostra bellissima intervistata dopo il conseguimento del suo MBA, per immergervi nel suo universo e nelle sue esperienze. Per i visitatori la cui lingua madre è il francese o l’inglese, una traduzione è disponibile qui sotto. Condividere questo articolo, “Una Domanda. Una Storia. Con Mylène Besançon!”, con la famiglia e gli amici è fortemente incoraggiato per sostenere la nostra rivista.
Photograph by GUILLAUME LECHAT — All credits to MYLÈNE BESANÇON.
Lifestyle
KATE IN ITALIA: LA NOBILTÀ INVISIBILE DELL’ANIMO NELL’EPOCA DELLE MASCHERE
Redazione- Esistono arrivi che non attraversano soltanto i confini geografici, ma qualcosa di più complesso, più fragile, più difficile da raggiungere: la sensibilità collettiva di un popolo. La venuta in Italia della Principessa del Galles Kate Middleton non è stata soltanto una visita ufficiale scandita da protocolli, fotografie e strette di mano. Alcune presenze, infatti, non occupano semplicemente uno spazio: lo abitano con autenticità, lasciando tracce.
Viviamo in una società singolare, che conosce il prezzo di tutto e il valore di poco. Un tempo nel quale l’apparenza viene spesso incoronata regina assoluta del consenso, mentre l’interiorità viene relegata ai margini, quasi fosse un linguaggio antico, lento, inadatto alla velocità contemporanea.
Eppure la vita possiede un’ironia raffinata, continua a ricordarci che la sostanza sopravvive sempre all’immagine.
Kate arriva in Italia in un tempo delicato della propria esistenza personale e pubblica, ed è forse proprio qui che la cronaca si arresta e inizia qualcosa di più profondo, perché vi sono momenti in cui non osserviamo più un ruolo; osserviamo una condizione umana.
La sofferenza possiede una grammatica universale, non conosce titoli nobiliari, patrimoni, privilegi o appartenenze. Attraversa ogni essere umano con la stessa severa imparzialità, ed è nel modo in cui si attraversa il dolore che spesso emerge la verità di una persona.
I filosofi antichi chiamavano questa capacità dignitas: non l’onore esteriore, non il prestigio sociale, ma la forza interiore di restare fedeli a sé stessi anche quando la vita impone il peso delle sue stagioni più dure.
Oggi siamo abituati a una rappresentazione quasi eroica dell’esistenza, forti senza cedimenti, efficienti senza pause, perfetti senza ferite, ed è una delle più grandi menzogne del nostro tempo. L’essere umano non è stato creato per essere invincibile, ma bensì per essere autentico.
Forse per questo l’Italia ha accolto Kate con qualcosa che andava oltre la curiosità. Vi era una forma di riconoscimento silenzioso, quasi istintivo, perché il nostro Paese, con tutte le sue contraddizioni, conserva ancora una straordinaria capacità, quella di leggere i volti prima dei titoli e i volti raccontano sempre ciò che le parole tentano di nascondere.
Esiste una nobiltà che non abita nei palazzi e non viene consegnata dalle genealogie, è una nobiltà invisibile, interiore, quasi spirituale, quella di chi continua a sorridere dopo aver conosciuto la paura. Di chi attraversa il dolore senza trasformarlo in spettacolo. Di chi comprende che la fragilità non diminuisce la persona, ma rende profondamente vera.
Humanitas, dicevano i latini. La più alta forma di grandezza,
è forse oggi, in un’epoca che premia il rumore e dimentica l’essenziale, la lezione più preziosa non arriva da una corona,ma dalla semplicità disarmante di una donna che ricorda al mondo che la vera eleganza non consiste nell’essere guardati, ma
nel restare umani.
Lifestyle
FIONA VALPY AFFASCINA L’ITALIA CON ‘L’OMBRA OSCURA DELLA LUNA’: UN’EPOPEA DI CORAGGIO, AMORE E SEGRETI DI GUERRA
Redazione- Il mondo della narrativa storica femminile in Italia è in fermento: è giunta la notizia del ritorno di una delle sue voci più amate e acclamate. Fiona Valpy, autrice bestseller internazionale con milioni di copie vendute e libri tradotti in oltre trenta lingue, sbarca finalmente nel nostro paese con il suo ultimo gioiello letterario, “L’ombra oscura della luna”, edito da Indomitus Publishing.
Dopo aver incantato i lettori italiani con successi come “La custode dei profumi perduti” e “Il segreto della sarta di Parigi”, Valpy promette un romanzo commovente e avvincente che esplora il coraggio femminile in tempi di guerra, la tenacia di un amore che sfida il tempo e la rivelazione di verità sepolte da una vita intera. Indomitus Publishing si dice fiera di accogliere nella sua squadra un talento di tale portata.
Il cuore pulsante del romanzo ci trasporta nel lontano 1943, in una Gran Bretagna dilaniata dalla guerra. Qui incontriamo Philly Delaney, una delle audaci “Attagirls” dell’Air Transport Auxiliary, che sfida il cielo e il destino pilotando aerei militari attraverso paesaggi infuocati. Tra una missione e l’altra, il suo cuore è rapito da Ben, un affascinante pilota di Spitfire. Il loro è un amore intenso e fugace, rubato tra il rombo dei motori e l’incertezza del domani. Ma il talento di Philly non si limita alla cabina di pilotaggio: la sua straordinaria abilità nel risolvere cruciverba criptici la porta tra i leggendari decifratori di Bletchley Park, rendendola la candidata perfetta per una pericolosa missione top secret nella Francia occupata dai nazisti.
Il destino, però, è crudele. Ben scompare durante un volo segreto, lasciando Philly con un vuoto incolmabile. Per decenni, la donna cerca risposte, inseguendo indizi svaniti nel tempo, senza mai scoprire la verità sull’unico uomo che abbia mai amato davvero.
Oggi, novantenne, Philly si ritrova ospite nella luminosa e ventosa Île de Ré, un’isola di mare e ricordi sbiaditi. Ha quasi abbandonato ogni speranza di trovare la pace, quando un incontro inaspettato cambia tutto. Finn, il giovane figlio dei suoi anfitrioni, un ragazzo geniale ma tormentato dalle sue fragilità, si lega a Philly in un modo profondo e sorprendente. Mentre Philly gli confida la sua straordinaria vita – tra il rombo dei caccia, i codici da decifrare e l’amore spezzato dalla guerra – tra i due nasce un legame indissolubile. La mente matematica di Finn inizia a scavare nel passato di Philly, scoprendo che alcuni segreti, custoditi dall’ombra oscura della luna, aspettano solo di essere portati alla luce. E che il potere curativo dell’amore non si spegne mai, neppure dopo una vita intera.
Davide Radice, editore di Indomitus Publishing, non nasconde l’entusiasmo per questa pubblicazione: “Ispirata dalle storie vere di donne straordinarie, soprattutto durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, Valpy unisce una meticolosa ricerca storica a una scrittura evocativa e profondamente emotiva, capace di far rivivere con straordinaria intensità i luoghi, i suoni e le atmosfere del passato. I suoi romanzi intrecciano sempre con maestria il passato e il presente, regalando al lettore un’esperienza immersiva e commovente.” Radice sottolinea come “L’ombra oscura della luna” abbia già conquistato i lettori di lingua inglese per la sua profondità emotiva, il perfetto equilibrio tra dolore e speranza, e la sensibilità con cui affronta temi come la resilienza, i legami familiari e le difficoltà affrontate da bambini e ragazzi neurodivergenti. È un libro perfetto per chi ama la narrativa femminile storica, le doppie linee temporali e le storie ambientate nella Seconda Guerra Mondiale.
“L’ombra oscura della luna” si propone come un inno potente al coraggio indomito delle donne in tempo di guerra, alla forza di un amore che sfida i decenni e al potere curativo dei legami che nascono quando meno ce lo aspettiamo. Fiona Valpy, la cui ispirazione deriva dalle storie di donne forti durante la Seconda Guerra Mondiale e la cui meticolosa ricerca arricchisce ogni pagina con un evocativo senso del tempo e del luogo, regala nuovamente un’opera indimenticabile. La sua biografia stessa testimonia la profonda connessione con le sue narrazioni, avendo vissuto sette anni in Francia prima di fare ritorno in Scozia, riflettendo il suo amore per entrambi i paesi e le loro storie in molti dei suoi libri.
Preparatevi a un viaggio emozionante che vi terrà col fiato sospeso fino all’ultima pagina, mentre i segreti dell’ombra oscura della luna vengono finalmente rivelati.
Lifestyle
“A TUTTE LE MADRI INVISIBILI”: L’ABBRACCIO DELLA GARANTE MONIA SCALERA OLTRE LE MURA DI CASTROGNO
Redazione- Ci sono giorni, sul calendario, che pesano più di altri. Sono i giorni della celebrazione, del calore domestico, degli abbracci rubati. Quando arriva la Festa della Mamma, il riflesso naturale è quello di guardare alle tavole imbandite e ai regali festosi. Ma c’è un luogo, ai margini dello sguardo pubblico, dove questa giornata non suona come una festa, ma come un’eco dolorosa di assenze: è la Casa Circondariale di Teramo, a Castrogno.
Ed è proprio qui, tra le mura che separano la libertà dalla privazione, che è arrivata una carezza inaspettata. La dott.ssa Monia Scalera, Garante dei detenuti, ha scelto di non limitarsi al ruolo istituzionale, decidendo di scrivere una lettera alle donne detenute nel carcere teramano. Un messaggio che è un ponte di umanità lanciato oltre il cemento, un atto di ascolto che restituisce dignità a chi, in questo giorno, si sente “invisibile”.
Oltre il ferro, il filo invisibile dell’amore
Nella sua missiva, la dott.ssa Scalera non usa il linguaggio freddo delle carte bollate o dei verbali. Si spoglia di ogni carica per parlare, da madre a madre, a chi vive la maternità dietro una sbarra. “Vi scrivo con il cuore di una mamma”, esordisce, riconoscendo che tra i corridoi e le celle di Castrogno il silenzio oggi urla più forte.
Il cuore del messaggio è un’esortazione potente a non arrendersi alla colpa. In un contesto dove la distanza è spesso sinonimo di distacco, la Garante ricorda alle detenute che l’essere madre non si interrompe con la detenzione. “Il legame con un figlio non conosce confini fisici, è un filo invisibile che attraversa i cancelli e non si spezza mai”, scrive la dott.ssa Scalera. Questa riflessione scardina lo stigma del “genitore inadeguato”, ricordando a quelle donne che anche una telefonata, un pensiero o una speranza nutrita nel buio sono forme di resistenza.
La maternità come forma di resistenza
Ciò che rende la lettera della dott.ssa Scalera particolarmente significativa è la capacità di guardare oltre lo sbaglio, verso la persona. La detenzione sospende la libertà, non l’identità. Per una madre reclusa, il tempo non si conta in giorni di pena, ma in assenze dal quotidiano dei propri figli. Quel “profumo” dei figli, evocato con delicatezza nella lettera, diventa il simbolo di una memoria che non deve sbiadire, ma che deve fungere da ancora di salvezza.
“Essere madri oltre il muro è una forma di resistenza silenziosa”, afferma con lucida empatia la Garante. È un invito a riscoprire la propria importanza, a non lasciare che la giustizia penale diventi anche una condanna affettiva. La lettera diventa così un atto di cura: una parola autentica capace di curare le ferite dell’autostima, spesso logorata dal senso di inadeguatezza che il carcere porta con sé.
Un segnale di civiltà
La scelta della dott.ssa Scalera è un monito importante per l’intera comunità. Il carcere non dovrebbe essere un buco nero dove l’umanità scompare, ma un luogo dove, pur nella limitazione, si coltiva la possibilità di rinascita. Riconoscere la maternità di queste donne significa riconoscere che, in fondo, siamo tutti esseri umani segnati dal desiderio di legami, di comprensione e di futuro.
In questo giorno simbolico, il gesto della Garante di Teramo ci ricorda che la vera civiltà di un Paese si misura da come tratta chi ha sbagliato, ma anche da come sa preservare il diritto all’amore di chi, nonostante l’errore, continua a definirsi “madre”. La lettera di Monia Scalera non è solo un omaggio a un’occasione celebrativa, ma una lezione di empatia: la dimostrazione che, anche laddove il mondo vorrebbe cancellare, le parole possono ricomporre il tessuto umano. Perché, come ricorda la Garante, un amore materno non resta mai prigioniero.
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