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Vent’anni di bellezza e impegno: il museo Carlo Bilotti festeggia l’Aranciera di Villa Borghese

🎉 Roma celebra i vent’anni del Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese: un simbolo di resilienza, mecenatismo e arte contemporanea che continua a ispirare il pubblico.
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Redazione-  Il cuore verde di Villa Borghese si prepara a celebrare un traguardo significativo: venerdì 12 giugno il Museo Carlo Bilotti all’Aranciera compie vent’anni. Quello che oggi è un punto di riferimento per l’arte contemporanea nella capitale ha vissuto una metamorfosi straordinaria. L’edificio, originariamente noto come “Casino dei giochi d’acqua”, fu la sfarzosa residenza di Paolina Bonaparte Borghese, ma la sua storia è stata segnata da momenti drammatici, tra cui i cannoneggiamenti durante la Repubblica Romana che lo ridussero a un rudere. Soltanto nel 2006, dopo decenni di cambi di destinazione e oblio, la struttura ha riacquistato dignità, trasformandosi in una sede museale dedicata alla donazione di parte delle collezioni di Carlo Bilotti al Comune di Roma, inaugurando un modello di gestione pubblico-privata che si è rivelato lungimirante.

un polo culturale nel cuore del parco

Il bilancio di questi due decenni restituisce la cifra di un’istituzione viva ed energica: centomila visitatori ogni anno, oltre cento mostre allestite, centocinquanta concerti e circa trecento eventi collaterali, inclusi laboratori didattici per le scuole. La forza del Bilotti risiede nella sua capacità di dialogare con il contesto circostante. Non si tratta di un museo isolato, bensì di un centro propulsore di collaborazioni: dalla vicina Casina di Raffaello, con cui condivide progetti sull’arte infantile, fino al Bioparco, dove l’artista Manuel Felisi ha coordinato un progetto etico di sensibilizzazione ambientale.

Significativa è stata anche la partnership con la Casa del Cinema, che ha portato a Roma rassegne di rilievo come “Piacere Ettore Scola” e le affascinanti gigantografie di Timothy Greenfield. Il museo ha inoltre saputo tessere una rete con le accademie limitrofe e con figure di spicco del collezionismo internazionale, ospitando esposizioni firmate da nomi del calibro di Cotroneo e Luciano Benetton, fino alla recente rassegna dedicata alle opere del produttore cinematografico Valerio De Paolis.

tra mecenatismo e visione globale

L’impronta di Carlo Bilotti non si limita allo spazio fisico dell’Aranciera. Uomo d’affari, filantropo e collezionista precocissimo, Bilotti ha sempre inteso l’arte come un legame indissolubile con l’imprenditoria. Celebre il suo sodalizio con Andy Warhol, da cui nacquero gli otto quadri floreali commissionati per le essenze dei profumi Pierre Cardin e la serie di interpretazioni pop delle opere metafisiche di Giorgio de Chirico. Questa visione ha trovato una declinazione territoriale radicale in Calabria: a Cosenza, Bilotti ha dato vita al MAB, un museo all’aperto che trasforma un intero chilometro pedonale in un percorso monumentale con quaranta sculture, rendendo l’arte un bene comune e accessibile.

L’attività di Bilotti, però, va oltre il canone estetico. La sua Fondazione Lisa Bilotti a New York sostiene costantemente la ricerca avanzata sulle leucemie presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, finanziando il laboratorio di trapianto midollo osseo che costituisce un’eccellenza mondiale.

La programmazione di venerdì 12 giugno riflette la versatilità del museo. Si parte alle 11.00 con la visita guidata alla mostra “Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione di Valerio De Paolis”, curata da Alessandra Mauro. Nel pomeriggio, alle 16.30, Angela Napoletano ripercorrerà l’avvincente storia dell’Aranciera. La serata si chiuderà con la musica: alle 18.30 il concerto “Singing landscapes”, con Fabrizio Corso e Furio Valitutti, seguito alle 19.15 dalle colonne sonore del cinema italiano eseguite da Sergio Colicchio e Alessio Mancini. Vent’anni dopo la sua rinascita, l’Aranciera di Villa Borghese conferma il suo ruolo di baluardo contro l’immobilità, restando un luogo di riflessione critica e bellezza senza tempo.

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Alessandra Della Quercia recensisce Ivan Pozzoni e il suo libro “Lo Stato Pontificio”

Intellettuale di solida formazione giuridica e filosofica, poeta d’avanguardia, nonché fondatore di numerose case editrici indipendenti e autogestite, Ivan Pozzoni si distingue nel panorama culturale italiano e internazionale per la sua capacità

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Redazione-  Intellettuale di solida formazione giuridica e filosofica, poeta d’avanguardia, nonché fondatore di numerose case editrici indipendenti e autogestite, Ivan Pozzoni si distingue nel panorama culturale italiano e internazionale per la sua capacità di far dialogare discipline apparentemente distanti. Noto per i suoi contributi sull’etica del mondo antico e per i suoi preziosi saggi, si è attivato per introdurre in Italia la disciplina della Law and Literature, che interseca il diritto e la letteratura, analizzando come le tematiche giuridiche vengano espresse nelle opere narrative e come i testi normativi possano essere sviscerati con gli strumenti tipici della critica letteraria.

Arguto, dissacrante, spietatamente lucido, allergico alla letargia del pensiero moderno, spesso purtroppo intriso di ovattata finzione. La provocazione di Pozzoni si esprime attraverso un atteggiamento indipendente, irriverente e insofferente a ogni dogmatismo. Nella sua corposa produzione letteraria d’eccellenza e nella sua ultima opera Lo Stato Pontificio egli mira a scardinare quella imperante concezione della figura del poeta al pari di un detentore di verità assolute o capace solo di struggenti e melensi pensieri. Non risparmia critiche mordaci al conformismo, a chi fa della meritocrazia un optional e a chi, dall’alto di una cattedra, mira a sminuire lo stile rivoluzionario, di cui è il fiero portabandiera e che utilizza con estrema scioltezza, inanellando una serie infinita di metafore al vetriolo, ma di estrema genialità, in grado di far arrossire e sconvolgere i perbenisti più accaniti. Il suo è un atto di profonda ribellione contro un sistema che sta degradandosi a vista d’occhio, relegando all’artificiale il ruolo cardine e l’autenticità ad un mero accessorio, desueto e poco allettante.

Egli rifiuta le etichette e i cliché, condanna ferocemente l’assenza di meritocrazia che ormai investe gli ambiti più disparati e, con il suo linguaggio aulicamente sfrontato e il suo eloquio sopraffino, dice la sua con spudorata schiettezza, in barba ai moralisti. Il suo umorismo non rasenta mai l’ovvietà, mira dritto al punto debole altrui con precisione chirurgica. Le sue battute sferrano stoccate letali e di rara efficacia, squarciando le apparenze e mettendo a nudo le verità ipocrite che gli altri cercano di omettere e nascondere, dietro facciate mendaci e buoniste. Notevole il suo acume psicologico, che come un radar intercetta ogni significato recondito con uno sguardo penetrante e lucido. Il suo viscerale amore per la Cultura e l’Arte in ogni sua forma lo porta a contrapporsi ferocemente contro chi non le onora e le sfregia quotidianamente, senza alcuna pietà, relegandole ad un’arena dove vince chi più urla e si mette in mostra, senza averne le doti necessarie e sfoggiando addirittura la propria ignoranza.

Una lettura adatta a chi non si lascia scandalizzare da una terminologia affilata e tagliente come una lama e a chi fa dell’onestà intellettuale la sua cifra.

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Jonathan Canini conquista la vetta di RaiPlay e scalda i motori per il nuovo tour estivo

🎭 Il comico Jonathan Canini festeggia il primato su RaiPlay e scalda i motori per il tour estivo “Te lo giuro sul tuo ex”. Scopri tutte le date nei teatri e nelle piazze più belle d’Italia.
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#JonathanCanini #Comicità #Teatro #RaiPlay

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Redazione-  Il mondo della comicità italiana registra un nuovo protagonista capace di unire la tradizione popolare toscana alle logiche digitali del terzo millennio: Jonathan Canini. L’artista, originario di Santa Maria a Monte, sta vivendo un momento di straordinaria ascesa professionale, confermata dai numeri ufficiali delle piattaforme streaming. La sua performance nello spettacolo “Vado a vivere con me” ha raggiunto la prima posizione nella classifica “Musica & Teatro” di RaiPlay durante la sua settimana di debutto, un traguardo che testimonia la capacità del comico di attrarre un pubblico trasversale, superando il confine tra web e palcoscenico tradizionale.

Questo successo arriva dopo un triennio di attività incessante, che ha visto Canini calcare i palcoscenici di tutta Italia con oltre 130 repliche, consolidando una presenza performativa che si basa su una profonda osservazione della realtà quotidiana. Il performer trentenne, noto per la sua abilità nel dare voce ai personaggi tipici della provincia, ha saputo modernizzare il linguaggio comico toscano, rendendolo fruibile a una platea nazionale grazie anche a un seguito social che vanta un milione e mezzo di follower tra Facebook e Instagram.

il nuovo percorso artistico tra palcoscenici e piazze

Mentre i risultati digitali confermano la solidità del repertorio precedente, l’attenzione del pubblico si sposta ora sul nuovo progetto: “Te lo giuro sul tuo ex”. Il tour estivo, che promette di portare l’energia di Canini in contesti all’aperto di grande fascino, prenderà il via sabato 20 giugno a Pescia. Da quel momento, l’agenda del comico si arricchisce di appuntamenti in location di rilievo: venerdì 26 giugno la carovana farà tappa ad Arezzo, seguita a luglio da Castiglioncello il giorno 24 e da Siena il 25.

Una delle date maggiormente attese per questa stagione è prevista per il 26 luglio presso il festival La Versiliana di Marina di Pietrasanta, un palcoscenico storico che rappresenta una tappa fondamentale per ogni artista. Il calendario proseguirà poi con un doppio appuntamento a San Miniato, fissato per il 31 luglio e il primo agosto, eventi che si inseriscono nel solco del legame viscerale tra Canini e il suo territorio di origine. Questi eventi all’aperto rappresentano una sfida tecnica e narrativa, richiedendo una gestione dello spazio scenico diversa da quella del teatro chiuso, ma offrendo al contempo un contatto più intimo con lo spettatore.

un’analisi ironica sull’arte della menzogna

Lo spettacolo “Te lo giuro sul tuo ex” nasce dalla penna dello stesso Jonathan Canini, affiancato nella scrittura e nella direzione artistica da Walter Santillo, con il contributo di Stefano Santomauro. Il tema centrale attorno al quale ruota l’intera narrazione è la menzogna nelle sue molteplici sfumature. Il testo si interroga sulla natura delle bugie, analizzando quelle di poco conto utilizzate per cortesia, quelle necessarie a mantenere l’equilibrio dei rapporti sociali e quelle più audaci, architettate come forme di pura autodifesa.

Canini utilizza il proprio portfolio di personaggi iconici per mettere in scena contesti riconoscibili da chiunque, come il pranzo domenicale con i parenti acquisiti o i matrimoni di parenti lontani. In queste situazioni, la bugia diventa uno strumento di sopravvivenza, un mezzo per preservare la propria sanità mentale prima ancora che il portafoglio. Più che una semplice raccolta di battute, l’opera si configura come un vero e proprio manuale di comportamento per “onesti bugiardi”, celebrando la comicità che nasce dagli imprevisti domestici e sociali.

La carriera di Canini, che vanta apparizioni significative in produzioni televisive come la fortunata serie “I delitti del Barlume”, trova tuttavia nel rapporto diretto con la platea la sua dimensione espressiva principale. Nonostante la facilità con cui riesce a muoversi nel linguaggio digitale, la sua formazione si è nutrita di quel teatro in carne e ossa che richiede tempismo, presenza scenica e una capacità di lettura immediata delle reazioni del pubblico. Con il tour estivo ormai alle porte, l’artista si prepara a dimostrare ancora una volta come la comicità radicata nel tessuto locale possa trasformarsi in un fenomeno di costume capace di abitare, con pari efficacia, il piccolo schermo dello smartphone e i palcoscenici estivi sotto le stelle.

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Il futurismo di Depero sbarca nell’ex fabbrica Campari a Roma

🎨 L’arte futurista incontra la periferia romana: il nuovo murale di Kenji all’ex Campari di Montespaccato celebra il legame tra memoria industriale e creatività contemporanea.
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#GAU #Montespaccato #StreetArtRoma #FortunatoDepero

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GAU 2026 foto di Emidio Vallorani DSC03007

Redazione-  Montespaccato diventa lo scenario di un singolare esperimento di riqualificazione urbana che unisce la storia industriale della Capitale con le avanguardie del Novecento. Il progetto GAU – Gallerie d’Arte Urbana ha inaugurato, negli spazi dell’ex stabilimento Campari, un nuovo murale intitolato “Distrattamente mise Depero su parete”, realizzato dall’artista Kenji De Angelis. Questa operazione segna una tappa di un percorso ampio, curato da Alessandra Muschella, volto a trasformare aree periferiche in veri e propri musei a cielo aperto, dove la memoria del lavoro si fonde con la creatività contemporanea.

memoria industriale e innovazione artistica

Se il centro storico di Roma racconta il suo passato attraverso marmi e monumenti, le zone meno centrali, come il tredicesimo municipio, conservano le tracce di una vocazione produttiva che ha definito lo sviluppo economico della città nel secolo scorso. Luoghi come l’ex fabbrica Campari di Largo Giuseppe Meroldi non sono solo edifici dismessi, ma contenitori di una narrazione storica che attende di essere riscoperta. L’intervento di GAU agisce proprio su questo terreno: l’arte pubblica diventa uno strumento per riattivare lo spazio, offrendo ai cittadini nuovi percorsi narrativi che partono dalle radici del territorio per guardare a una fruizione collettiva e partecipata degli ambienti urbani.

Il lavoro di Kenji De Angelis non si limita a un puro esercizio estetico, ma si inserisce in una riflessione più profonda sul legame tra produzione industriale e design. La scelta di omaggiare Fortunato Depero, figura tra le più poliedriche del Futurismo italiano, non è casuale. Depero ha saputo abbattere le distinzioni tra arte applicata e belle arti, lavorando intensamente proprio sulla comunicazione visiva e sulla grafica pubblicitaria, ambito in cui il nome della famiglia Campari è storicamente impresso nell’immaginario collettivo nazionale. Il confronto tra la visione visionaria dell’artista futurista e lo spazio che un tempo ospitava linee produttive genera un dialogo tra epoche, dove il colore e le forme geometriche diventano mediatori culturali per la comunità locale.

una galleria diffusa che cresce nel quartiere

L’opera di Kenji non è un episodio isolato. Con questa nuova realizzazione, il polo culturale di Montespaccato arriva a contare tre opere permanenti, consolidando la trasformazione dell’area in una galleria d’arte urbana che cresce in modo organico. Accanto al recente dipinto, i visitatori possono ammirare “Il Viaggio di Anna” di Alessandra Carloni, che porta una sensibilità narrativa onirica, e “Contaminare, Essere e Raccontare” del duo Molecole, formato da Virginia Volpe e Gaia Flaminghi, che si concentra sull’interazione tra le diverse essenze che popolano la vita di quartiere.

Per l’artista, il progetto ha rappresentato una sfida complessa: riuscire a sintetizzare in chiave murale il rapporto tra lo stabilimento e il tessuto sociale che lo circonda. Il murales diventa così un punto di raccordo, un elemento capace di restituire identità a una superficie che prima era anonima. L’edizione 2026 di GAU conferma la solidità di un modello che, partendo dall’esperienza positiva degli anni passati – come quando le campane per la raccolta del vetro vennero trasformate in tele urbane o le celebrazioni dantesche portarono la letteratura tra i palazzi – continua a tessere trame culturali dove il cittadino cessa di essere un semplice passante per diventare spettatore e attore della propria città.

Il progetto, sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla SIAE tramite il bando “Per Chi Crea”, ha ricevuto il patrocinio del Municipio XIII Roma Aurelio. La continuità di queste iniziative, promosse dall’Associazione Culturale Progetto Goldstein, permette di costruire una memoria condivisa che supera il degrado urbano, sostituendolo con una stratificazione di significati. La sfida per il futuro resta la capacità di mantenere vivo questo legame con le periferie, trasformando le aree produttive in centri di gravità per la cultura locale. Attraverso il segno di Depero, reinterpretato dal pennello di Kenji, Montespaccato si conferma punto di riferimento per chi crede che l’arte debba abitare i luoghi dove scorre la vita quotidiana, rendendo il paesaggio urbano un territorio dinamico, capace di accogliere nuove storie e di conservare con dignità le pagine del passato industriale romano.

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