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L’ultima opera di Francesco Paolo Glaviano esplora la paura come motore esistenziale nell’era iperconnessa

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Francesco Paolo Glaviano

Redazione-  “La Paura e l’Ignoranza sono i pilastri del Potere con la ‘P’ maiuscola”. Così scriveva Pier Paolo Pasolini, e da questa riflessione prende le mosse “Paura Quantistica”, l’ultima raccolta poetica di Francesco Paolo Glaviano, pubblicata dall’Aletti Editore nella collana “I Diamanti della Poesia”. Un’opera che si configura come un audace esperimento letterario, capace di coniugare la dimensione intima del poeta con una più ampia riflessione sulla fragilità dell’esistenza umana nell’era digitale.

Il concept: dalla paura statica alla benzina per il motore

«Non dobbiamo pensare che la Paura sia qualcosa di statico – ha dichiarato l’autore, originario di Palermo ma attualmente residente a Roma –. La Paura deve essere la benzina per il nostro motore». Questa frase riassume il messaggio centrale del libro: il superamento delle proprie paure attraverso la coagulazione di verità, coraggio e consapevolezza delle proprie imperfezioni. Il concetto di “Me nel Noi” che attraversa l’intera raccolta non è un semplice esercizio stilistico, ma una vera e propria poetica dell’identità collettiva.

Glaviano, che oltre a essere poeta è anche attore, costruisce quello che il maestro Giuseppe Aletti definisce «un universo poetico visionario, spesso allucinato, in cui il linguaggio procede per accumulo di immagini, cortocircuiti simbolici, richiami cosmici, corporei e spirituali». Nella prefazione al volume, Aletti evidenzia come al centro dell’opera emerga «una sensibilità esistenziale che interroga continuamente la condizione umana: la paura, l’amore, il tempo, la morte, la libertà, il rapporto tra materia e mistero».

La scrittura come ecosistema complesso

Per Glaviano, la scrittura non è semplicemente un modo per ordinare il caos interiore, né uno specchio delle proprie contraddizioni: è un ecosistema complesso. «Scrivo i bordi dei miei pensieri – spiega l’autore – la continua scelta, il continuo collasso della funzione d’onda». Quest’ultimo riferimento alla meccanica quantistica non è casuale: il titolo stesso, “Paura Quantistica”, evoca l’incertezza fondamentale che caratterizza la fisica delle particelle, trasposta metaforicamente nell’esperienza umana. E mentre cancella e riscrive, rileggendo la stessa pagina anche cinque volte, l’autore afferma di sentire «sempre un’immensa voglia di vivere, di leggere e rileggere, scrivere e riscrivere».

Dalla dislessia infantile alla scoperta del colore delle parole

Un elemento biografico particolarmente significativo emerge dalla storia personale dell’autore. Fin dall’infanzia, Glaviano ha sviluppato una profonda empatia verso il prossimo, imparando a guardare oltre le corazze sociali per coglierne le sfumature e le vulnerabilità. Questa sensibilità è stata affinata anche grazie al superamento di un limite personale: una lieve dislessia infantile che, da ostacolo e fonte di timore, è stata trasformata nel corso degli anni in una straordinaria risorse creativa. «Da quel limite – racconta il poeta – ho imparato a scoprire il colore delle parole», trasformando quella che poteva essere una debolezza in una chiave di lettura unica del mondo.

La copertina: il mare nero come metafora visiva

Il cuore visivo e concettuale del libro è racchiuso anche nella sua copertina. L’acronimo del titolo P A U R A si sovrappone a un disegno a pastelli realizzato dallo stesso autore. «Il mare nero, mia latente Paura – spiega Glaviano – sussurra alle mie orecchie d’immergermi giù come un palombaro nella materia oscura». Un’immagine potente che racchiude in sé tutta la tensione dialettica tra paura e desiderio di conoscenza, tra il buio dell’ignoto e la volontà di esplorarlo.

Un’indagine antropologica e filosofica

Con la sua opera, esposta anche negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, Glaviano attua un’indagine antropologica e filosofica di grande attualità. Unisce l’arte della parola a una profonda sensibilità visiva e teatrale, creando un’opera ibrida che trascende i confini del genere poetico tradizionale. «Auguro a chiunque di vivere non di trappole di speranza ma di vibrata e pura volontà», scrive l’autore, lasciando al lettore un messaggio di speranza concreta.

La raccolta è disponibile sia in formato cartaceo sia come e-book, permettendo così a un pubblico ampio di accedere a questa riflessione lucida e profonda sull’inquietudine del nostro tempo. “Paura Quantistica” rappresenta un contributo significativo alla poesia italiana contemporanea, capace di parlare alle generazioni più giovani senza rinunciare a una profondità intellettuale che non conosce limiti anagrafici.

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La Loggia dei Vini di Villa Borghese rinasce con l’arte di Saâdane Afif

🎨 La Loggia dei Vini di Villa Borghese riapre al pubblico con l’installazione di Saâdane Afif, unendo restauro monumentale e arte contemporanea in un progetto corale che celebra la musica e la parola.

Scopri i dettagli del restauro e il programma dell’installazione nel nostro nuovo articolo 👇

#Roma #VillaBorghese #ArteContemporanea #SaadaneAfif

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Redazione-  Roma, 12 giugno 2026 – Un nuovo capitolo si apre per uno dei gioielli architettonici più nascosti del cuore verde della Capitale. La Loggia dei Vini, antica struttura secentesca incastonata nel parco di Villa Borghese, torna ufficialmente a dialogare con la cittadinanza in occasione della quinta iterazione di LAVINIA, il programma triennale di arte contemporanea che fonde conservazione del patrimonio e avanguardia creativa. L’inaugurazione segna non solo l’avvio della stagione estiva – quest’anno ispirata al gusto “Pistacchio e lampone” – ma anche la conclusione di un complesso cantiere di restauro durato tre anni, che ha riportato all’antico splendore l’emiciclo e le pavimentazioni originali in cotto.

la loggia dei vini: dal seicento al contemporaneo

L’intervento di recupero, avviato nel 2024 sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e reso possibile grazie alla generosa donazione di Ghella, restituisce alla città un luogo che era rimasto celato per decenni. La Loggia, voluta agli inizi del XVII secolo dal Cardinale Scipione Borghese, costituiva parte di un sofisticato sistema sotterraneo che collegava la Grotta ipogea – adibita alla conservazione dei vini – al Casino Nobile. Oggi, questo spazio architettonico ritrova una funzione pubblica, trasformandosi in una inedita piattaforma di sperimentazione artistica grazie alla sinergia tra Roma Capitale, Assessorato della Cultura e il supporto tecnico di Zètema Progetto Cultura. Il progetto LAVINIA, che deve il suo nome alla pittrice Lavinia Fontana, prosegue così nel suo intento di valorizzare figure femminili storiche attraverso linguaggi odierni.

Saâdane Afif e la musica come processo creativo

Protagonista di questa fase del progetto è Saâdane Afif, artista francese di stanza a Berlino, noto per il suo approccio collaborativo che smantella l’idea del genio solitario in favore di una creazione corale. Nella suggestiva cornice della Loggia, Afif ha trasformato lo spazio in una vera e propria sala prove a cielo aperto. I musicisti Federico Bisozzi e Simone Alessandrini sono stati chiamati a comporre le partiture basate su dieci testi di autori internazionali, tra cui Dominique Gonzalez-Foerster e Nicolas Bourriaud. Questi contributi si innestano su “Live”, un’opera che Afif declina come una collezione di manifesti di eventi culturali pronti a diventare narrazione storica. Il processo di composizione sonora, che vedrà la voce di Rosaria Angotti come interprete finale, si configura come un cantiere in divenire. La musica dialoga con la storia, cercando di trasformare il monumento in un organismo pulsante, capace di assorbire e riformulare le sollecitazioni del presente.

Il legame tra architettura e parola trova in Afif un interprete metodico: il suo stile, che attinge alla cultura popolare e alla performance, permette di rendere accessibile una riflessione profonda sul concetto di autorialità. Non si tratta semplicemente di esporre un oggetto, ma di condividere un momento di produzione culturale in cui il visitatore diventa testimone di un divenire artistico che non si esaurisce con l’opening, ma si protrae per tutta la durata dell’esposizione.

la memoria culturale verso il futuro

Oltre alla performance di Afif, l’apertura della Loggia è stata l’occasione per presentare al pubblico il volume PoesiePoems di Jimmie Durham, una pubblicazione curata da Maria Thereza Alves e Salvatore Lacagnina e edita da NERO. Questo testo, sostenuto da Ghella, celebra la radicalità del verbo di un artista che ha fatto della poesia uno strumento di indagine politica e sociale. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Ghella, azienda leader dal 1894 nella realizzazione di infrastrutture di portata globale, che attraverso questo progetto dimostra attenzione non solo per le grandi opere civili, ma anche per il tessuto culturale delle città in cui opera.

Il recupero della Loggia dei Vini non rappresenta soltanto la fine dei lavori edili, ma l’inizio di una nuova vita per Villa Borghese. In questa fase storica in cui il rapporto tra le istituzioni e il mondo dell’arte contemporanea si fa sempre più stretto, l’operazione LAVINIA si configura come un modello virtuoso di gestione dello spazio pubblico. I cittadini e i turisti potranno ora osservare l’emiciclo restaurato e immergersi in un’esperienza multisensoriale che connette l’eredità barocca di Scipione Borghese con le istanze di una contemporaneità inquieta e vivace, confermando Roma come epicentro di un dialogo ininterrotto tra secoli di storia e avanguardie future.

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Frammenti dell’anima nello spazio del tempo: il nuovo viaggio poetico di Rosalba Mura

✨ La poesia si fa architettura dell’anima: scopri “Frammenti dell’anima nello spazio del tempo”, il nuovo libro di Rosalba Mura che indaga il legame profondo tra memoria, arte e un nuovo modo di vivere l’umanità.

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#Poesia #RosalbaMura #Letteratura #NuovoUmanesimo

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Rosalba Mura

Redazione-  Olbia è la città che oggi accoglie la voce di un’artista capace di intrecciare, con rara sensibilità, le corde della letteratura e quelle della pittura. Rosalba Mura, docente di materie artistiche e figura di spicco nel panorama culturale sardo, presenta al pubblico la sua ultima fatica letteraria: “Frammenti dell’anima nello spazio del tempo”. La raccolta, pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Aletti all’interno della collana “I Diamanti della Poesia”, non si limita alla carta stampata, ma si propone in una veste multiforme, includendo anche la versione e-book per raggiungere lettori lontani e vicini.

L’opera si configura come un insieme di testi brevi, quasi appunti di un diario di bordo esistenziale. L’intento dell’autrice, originaria di Barumini ma profondamente radicata nel territorio gallurese, è quello di indagare le pieghe del tempo non come una linea retta che procede inevitabilmente verso la fine, ma come una stratificazione di momenti. Ogni poesia diventa allora un tassello di un mosaico più ampio, una riflessione che, partendo dall’intimo, si allarga fino a toccare corde universali.

la connessione tra parola scritta e arte visiva

La cifra stilistica di Rosalba Mura risiede nel dialogo costante tra le arti. Il suo percorso come pittrice non è visto come un’attività parallela, bensì come la medesima urgenza espressiva che trova sbocco in canali differenti. Laddove la tela accoglie la materia, il colore e la forma in un microcosmo sensoriale, la poesia agisce come un bisturi della memoria. Il linguaggio utilizzato è volutamente minimale, un’architettura pulita che spoglia il verso del superfluo per arrivare all’essenza del pensiero.

È lo stesso maestro Giuseppe Aletti, nella prefazione al volume, a sottolineare come il titolo non sia una semplice etichetta, ma la sostanza stessa della scrittura. Il libro è attraversato da una «ossessione gentile» per ciò che sfugge e ciò che rimane, una traccia che l’autrice definisce attraverso la teoria del suo “Spazialismo Quantico”. In questa visione, il tempo fisico e quello interiore si sovrappongono, creando uno spazio di riflessione dove l’essere umano può ritrovare se stesso.

verso un nuovo umanesimo attraverso il silenzio

Il cuore pulsante di “Frammenti dell’anima nello spazio del tempo” è la proposta di un Nuovo Umanesimo. In un’epoca dominata dalla frenesia e dalla frammentazione digitale, Rosalba Mura invita a una sosta, a un recupero dell’interiorità. La fragilità dell’anima, anziché essere nascosta, viene esposta come punto di forza. Il silenzio, nei suoi versi, non è assenza di suono, ma il momento sacro che precede la creazione, lo spazio in cui la vita prende forma prima di manifestarsi.

L’autrice esplora il concetto di multiverso, non solo da un punto di vista scientifico, ma esistenziale. Le ferite del passato sono viste come trampolini, non come ostacoli, in un processo di crescita che mira a ricongiungere l’uomo con il suo equilibrio perduto. Il richiamo è quello di rimettere l’essere umano al centro, riconnettendolo al pianeta e agli altri, in un filo invisibile che la modernità ha spesso tentato di recidere.

La silloge ha già varcato i confini regionali, trovando spazio di rilievo anche tra le pubblicazioni presentate negli stand di Aletti Editore durante recenti edizioni del Salone Internazionale del Libro di Torino. La ricezione del pubblico conferma l’efficacia di questo approccio: non un libro che dispensa verità assolute o risposte prefabbricate, ma un’opera che accende la curiosità, seminando dubbi fecondi e interrogativi sulla realtà che abitiamo ogni giorno.

Per chi desidera confrontarsi con questa lettura, “Frammenti dell’anima nello spazio del tempo” si offre come una bussola. In un mondo che corre troppo velocemente verso direzioni ignote, le poesie di Rosalba Mura ricordano che il tempo non è solo un nemico da combattere, ma una risorsa da abitare con consapevolezza. È un invito a riscoprire la propria umanità, riannodando i fili di una memoria collettiva che, sebbene frammentata, rimane la nostra bussola più autentica.

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Il disagio giovanile: una generazione che ha subito il furto della felicità, il nuovo saggio di Raffaele Bruno

📱 I giovani di oggi sono prigionieri di un mondo digitale che li isola invece di unirli. Raffaele Bruno scava nelle cause profonde di questo malessere, chiamando genitori e istituzioni a una netta assunzione di responsabilità.

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#disaggiogiovanile #RaffaeleBruno #cultura #società

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Redazione  – Il panorama sociale contemporaneo si arricchisce di un documento di analisi lucido e privo di filtri con la pubblicazione dell’ottavo libro di Raffaele Bruno, dal titolo emblematico: Il disagio giovanile: una generazione che ha subito il furto della felicità. Edito da Controcorrente e impreziosito dall’introduzione di Gennaro Sangiuliano, il saggio si propone come una disamina profonda dedicata a una fascia di popolazione che, troppo spesso, viene etichettata con superficialità senza comprendere le radici strutturali delle proprie sofferenze. Bruno, noto anche come leader nazionale del Movimento Idea Sociale, sceglie di non porre al centro del dibattito la presunta fragilità dei ragazzi, quanto piuttosto le storture di un sistema che ha trasformato l’esistenza delle nuove generazioni in un ambiente ostile e frammentato.

le radici di una solitudine collettiva e digitale

Il fulcro del volume è rappresentato da una riflessione sulla trasformazione radicale dei rapporti umani nell’epoca dell’iper-digitalizzazione. L’immagine di copertina, che ritrae tre giovani seduti su una panchina, ognuno isolato nel proprio smartphone, non è una semplice fotografia, ma una metafora potente della solitudine collettiva. Raffaele Bruno sostiene che i giovani non siano affetti da un disagio intrinseco, ma siano le vittime silenziose di un mondo costruito su misura per gli algoritmi, che sacrifica il contatto fisico e la condivisione reale in favore di una connessione virtuale perennemente insoddisfacente.

In questo quadro critico, l’autore analizza fenomeni drammatici che sono diventati purtroppo parte integrante del quotidiano: l’autolesionismo, l’aumento allarmante dei tassi di suicidio tra gli adolescenti e la diffusione capillare del gioco d’azzardo, spesso accessibile con un semplice click. La tesi proposta è che tali comportamenti rappresentino una valvola di sfogo per una pressione esistenziale insopportabile, alimentata da una cultura della performance che non concede tregua né margine di errore.

la chiamata all’azione per le istituzioni e il mondo adulto

La tesi centrale di Bruno si sposta rapidamente sulla responsabilità delle agenzie educative. Il libro si trasforma in un atto di accusa contro la delega costante che la famiglia, la scuola e le istituzioni hanno operato negli ultimi decenni. L’autore sostiene che l’educazione sentimentale e affettiva non possa essere appaltata a entità astratte, ai social media o a figure professionali esterne, ma debba tornare al centro della missione genitoriale e comunitaria. La perdita del senso di comunità è, secondo il saggio, la causa primaria che ha privato i ragazzi di quel tessuto connettivo necessario a costruire una identità salda e consapevole.

Non è un libro che cerca di compiacere il lettore con facili soluzioni, ma una denuncia che invita a una sollevazione etica. Bruno chiede a gran voce un ritorno alla centralità del confronto umano, del dialogo intergenerazionale e dell’impegno sociale attivo. La sfida lanciata alle istituzioni è netta: occorre smettere di guardare ai giovani come a un problema da contenere o da curare farmacologicamente e iniziare a considerare il mondo adulto come il principale responsabile del furto di felicità avvenuto ai loro danni.

Con questa nuova opera, Raffaele Bruno consolida il suo percorso di saggista e osservatore delle dinamiche politiche e culturali italiane. La sua scrittura, che unisce lo stile giornalistico alla riflessione sociologica, si rivolge non solo agli addetti ai lavori, ma a ogni genitore, educatore o semplice cittadino che sente l’urgenza di invertire la rotta. Il libro è già disponibile per quanti desiderano confrontarsi con una narrazione che mette in luce le ombre del presente per poter, forse, intravedere una via d’uscita collettiva. Per chiunque fosse interessato ad approfondire le tematiche trattate, richiedere copie o organizzare presentazioni dibattito, è possibile mettersi in contatto diretto con l’autore al numero 330995465.

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