Rimani in contatto con noi
#

Politica

ATER L’AQUILA: ROCCI, “CON ‘PIANO CASA’ SI TORNA AD INVESTIRE SERIAMENTE SUL DIRITTO ALL’ABITARE. DAL GOVERNO MELONI UNA RISPOSTA CONCRETA, PER IL CRATERE UNA VERA OPPORTUNITÀ”

CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE AZIENDA TERRITORIALE PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE PROVINCIALE: “IL CDA È PRONTO AD AGIRE PER AUMENTARE OFFERTA ATTRAVERSO IL RECUPERO DEL PATRIMONIO PUBBLICO INUTILIZZATO”. APPELLO ALLE ISTITUZIONI PER VELOCIZZARE LA ATTUAZIONE E A MONITORARE COSTI VISTO L’AUMENTO VERTIGINOSO DEI PREZZI MATERIALI E MANODOPERA

Pubblicato

a

Luca Rocci

Redazione-  “Il nuovo decreto ‘Piano Casa’ varato dal Governo, è una svolta netta e necessaria per le politiche abitative nazionali. L’iniziativa voluta da Giorgia Meloni riporta finalmente al centro dell’agenda politica il diritto alla casa, superando una stagione caratterizzata da interventi troppo spesso frammentari e incapaci di rispondere alle reali esigenze della popolazione”.

È il commento di Luca Rocci, consigliere di amministrazione dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) della provincia dell’Aquila, in merito al recente varo da parte del Governo nazionale del ‘Piano Casa’.

Il provvedimento, secondo molti, viene descritto come un cambio di passo decisivo, non solo per la quantità di risorse messe in campo, ma soprattutto per la visione strategica che lo sostiene. L’obiettivo, sottolinea ancora Rocci, che di professione fa l’ingegnere “è quello di aumentare l’offerta abitativa attraverso il recupero del patrimonio pubblico inutilizzato, garantendo una particolare attenzione alle famiglie e a quel ceto medio che, negli ultimi anni, è rimasto escluso dalle principali forme di sostegno”.

Un punto cardine della riflessione di Rocci, che nel Cda opera con il presidente, il commercialista Quintino Antidormi, e il consigliere Angela Marcanio, anche lei ingegnere, riguarda il ruolo centrale attribuito agli enti territoriali. Il Governo, infatti, ha scelto di valorizzare le aziende pubbliche come le Ater, considerandole “il primo e più importante presidio operativo sul territorio”. “Per una realtà complessa come quella dell’Aquila e dei comuni del cratere, dove la domanda abitativa presenta ancora criticità specifiche, questa strategia nazionale rappresenta un’opportunità concreta di sviluppo e stabilità che come Cda e struttura burocratica siamo pronti a cogliere”, spiega ancora Rocci.

Nonostante il giudizio ampiamente positivo, Rocci non manca di rivolgere un appello pragmatico alle istituzioni riguardo l’attuazione pratica del piano. È infatti necessario, secondo il consigliere, “avviare un monitoraggio attento sul costo medio degli interventi di ristrutturazione. L’aumento vertiginoso dei prezzi dei materiali e della manodopera rischia di rendere le risorse stanziate per singolo alloggio non sufficienti a coprire i lavori: per questo motivo, un adeguamento realistico dei parametri economici diventa fondamentale per non compromettere l’effettiva realizzazione dei cantieri”.

In conclusione, Rocci ribadisce “la piena prontezza della Ater provinciale dell’Aquila nel trasformare le nuove norme in azioni tangibili. La sfida ora si sposta sull’operatività, con l’obiettivo di aprire rapidamente i cantieri e procedere alle assegnazioni degli alloggi, lavorando in totale sintonia con l’azione governativa per offrire ai cittadini risposte serie, durature e di qualità”.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Politica

OLTRE IL “CAPITALISMO DOPAMINICO”: LA DESTRA SI INTERROGA SUL FUTURO TRA COMUNITÀ E TERRITORIO

Pubblicato

a

7ed84a19 4717 43f0 bf38 54c630964f66

Redazione-  Al Castello Sforzini di Castellar Ponzano, il prossimo 30 maggio, non andrà in scena la solita liturgia politica. Gli Stati Generali di Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale, promettono di essere un vero e proprio “laboratorio d’urto” per il pensiero conservatore italiano. Al centro del dibattito, una provocazione destinata a far discutere: la proposta di un’economia comunitarista lanciata da Paolo Guidone come antidoto alle derive del mondo iper-connesso e, allo stesso tempo, profondamente isolato.

La sfida al “Capitalismo Dopaminico”

Il cuore della riflessione è un attacco frontale a quello che Guidone definisce “capitalismo dopaminico”. Non si tratta solo di una critica economica, ma di una diagnosi antropologica. Viviamo in una società che ha sostituito il desiderio con l’impulso, il progetto a lungo termine con il consumo immediato, e il legame sociale con l’algoritmo. In questo scenario, l’individuo è ridotto a una monade isolata, precario emotivamente e dipendente da stimoli artificiali continui.

«Non siamo più soltanto davanti a una crisi economica: siamo davanti a una crisi antropologica», avverte Luca Sforzini, Presidente di Rinascimento Nazionale. Il modello attuale, fondato sulla frammentazione e sull’individualismo radicale, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva, lasciando dietro di sé desertificazione sociale e solitudine.

L’Economia Comunitarista: Tra Radici e Futuro

La risposta a questa deriva non è la nostalgia, ma una visione organica dell’economia. L’economia comunitarista non vuole essere un ritorno al passato, bensì una “nuova frontiera culturale”. L’obiettivo è ricostruire un modello umano radicato nei territori: rimettere al centro la famiglia, le cooperative, le piccole imprese e quelle filiere locali che rappresentano la spina dorsale dell’Italia reale.

Secondo Sforzini, difendere le cosiddette “piccole patrie” non significa chiudersi al mondo, ma proteggere la nostra struttura civile dalle degenerazioni di una globalizzazione impersonale. Il mercato, da solo, non crea civiltà; senza legami vitali, una Nazione è destinata a sfaldarsi.

Una nuova missione per la Destra italiana

Il dibattito aperto dal documento di Guidone serve a scuotere le acque stagnanti della politica. Sforzini è categorico: la destra moderna non può limitarsi alla “normale amministrazione” o all’agenda dettata dai grandi poteri globali. Non bastano gli slogan sulle tasse o sulla sicurezza; serve una visione complessiva dell’uomo.

«Vogliamo creare uno spazio reale di confronto tra sensibilità differenti», spiega il Presidente del Centro Studi. «Una classe dirigente seria nasce dalla capacità di confrontare idee forti, talvolta divergenti, per arrivare a una sintesi alta. La destra deve avere il coraggio di superare sia l’appiattimento tecnocratico sia il populismo sterile, tornando a parlare di responsabilità, identità e partecipazione».

L’appuntamento del 30 Maggio

Gli Stati Generali del 30 maggio nascono proprio con l’ambizione di trasformare queste riflessioni in una proposta politica concreta. Non sarà una passerella per leader, ma un tavolo di lavoro che vedrà dialogare imprenditori, studiosi, professionisti e amministratori locali.

In un’epoca di semplificazione estrema e di “tifoserie intellettuali”, Rinascimento Nazionale sceglie la strada della profondità e della complessità. La sfida è lanciata: ricostruire un’Italia che non sia solo un mercato di consumatori isolati, ma una comunità di cittadini liberi e consapevoli delle proprie radici. Al Castello Sforzini, il 30 maggio, si inizierà a scrivere il manifesto di questa nuova resistenza culturale.

L’economia comunitarista: fondamenti teorici, critiche al paradigma dominante e prospettive applicative nell’Italia contemporanea

Continua a Leggere

Politica

CHIETI SI ACCENDE: L’ON. ALBERTO BAGNAI LANCIA LA VOLATA A MARIO COLANTONIO IN LARGO G.B. VICO

Mercoledì 13 maggio 2026, il cuore della città teatina diventerà l’epicentro del dibattito politico nazionale e locale. Un appuntamento cruciale per il futuro amministrativo di Chieti, con la partecipazione di uno dei volti più autorevoli della Lega

Pubblicato

a

2026 05 13 Banner

Redazione-  Il conto alla rovescia è iniziato. Il termometro politico della città di Chieti segna temperature altissime in vista delle prossime consultazioni elettorali, e l’appuntamento fissato per mercoledì 13 maggio 2026 si preannuncia come uno dei momenti spartiacque dell’intera campagna. Alle ore 19:00, la splendida cornice di Largo Giovan Battista Vico ospiterà un comizio elettorale di primaria importanza: il candidato sindaco Mario Colantonio salirà sul palco affiancato da un ospite d’eccezione, l’On. Alberto Bagnai.

Un binomio tra visione locale e competenza nazionale

La presenza di Alberto Bagnai a Chieti non è solo un atto di cortesia istituzionale, ma un segnale politico forte e inequivocabile. Economista di fama, parlamentare di primo piano e profondo conoscitore delle dinamiche del territorio abruzzese, Bagnai rappresenta il ponte ideale tra le esigenze della periferia e le decisioni che contano a Roma. La sua partecipazione al fianco di Mario Colantonio sottolinea la centralità della sfida teatina nell’agenda politica della Lega e del centrodestra.

Mario Colantonio, dal canto suo, arriva a questo appuntamento con la forza di chi conosce ogni sampietrino della città. La sua candidatura si fonda su un programma di concretezza, volto a restituire a Chieti quel ruolo di guida amministrativa e culturale che merita nel panorama regionale. Il binomio Colantonio-Bagnai promette dunque una serata di contenuti densi: dalla gestione delle finanze locali allo sviluppo infrastrutturale, fino alle strategie per il rilancio del commercio nel centro storico.

Largo G.B. Vico: il salotto della democrazia

La scelta della location non è casuale. Largo Giovan Battista Vico, intitolato al filosofo della “storia ciclica”, è da sempre il salotto buono di Chieti, un luogo dove la storia monumentale si fonde con la vita quotidiana dei cittadini. Riempire questa piazza significa parlare direttamente al cuore della comunità. In un’epoca dominata dai social media, la scelta di tornare al comizio di piazza, al contatto visivo e al confronto diretto, dimostra la volontà della coalizione di Colantonio di rimettere al centro il “fattore umano”.

I temi caldi della serata

Cosa dovranno aspettarsi i cittadini che affolleranno Largo Vico mercoledì sera? Al centro del discorso ci sarà sicuramente il rilancio economico. L’On. Bagnai, con la sua nota capacità di tradurre concetti economici complessi in un linguaggio accessibile e incisivo, analizzerà le opportunità derivanti dai fondi nazionali ed europei, spiegando come una buona amministrazione possa fare la differenza per le tasche dei contribuenti teatini.

Mario Colantonio, invece, si concentrerà sulla “visione Chieti 2030”: decoro urbano, sicurezza, potenziamento dei servizi e una macchina comunale più snella ed efficiente. L’obiettivo è chiaro: convincere gli indecisi che il cambiamento non è solo necessario, ma possibile grazie a una squadra che unisce esperienza amministrativa e una visione politica di ampio respiro.

Un appuntamento da non perdere

L’evento di mercoledì 13 maggio non è solo un incontro per i sostenitori della Lega e del centrodestra, ma un’occasione di confronto per tutta la cittadinanza. In un momento storico in cui le città medie italiane affrontano sfide demografiche ed economiche senza precedenti, ascoltare le proposte di chi si candida a governare è un esercizio di democrazia fondamentale.

Continua a Leggere

Politica

CHI HA PAURA DEL PROPORZIONALE E DELLE PREFERENZE ?

In vista della prossima tornata elettorale c’è’ agitazione nel centrodestra e nel Pd per potersi garantire ruoli chiave e per emarginare il fattore Vannacci. E se ci fosse già un accordo sottobanco?

Pubblicato

a

2022 speciale elezioni politiche

Redazione-  Nei corridoi i bene informati mormorano che la scelta di Marina Berlusconi di sostituire il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri con Stefania Craxi e il capogruppo alla Camera Barelli con Costa risponda alla logica di riposizionare Forza Italia al centro con uno sguardo attento verso il centrosinistra. Come se fosse in atto un tentativo di riesumare i valori laici del craxismo e del berlusconismo rivisti in chiave post mortem di entrambi e quindi riscritti ad uso e consumo della attualità.

Operazione discutibile. Non è detto che porti fortuna ai protagonisti. Ne’ alle sorti del centrosinistra. E probabilmente nemmeno al centrodestra che si vedrebbe togliere una colonna fondamentale per mantenersi in solido equilibrio. Sempre i molto bene informati  dicono che proprio ci sia un pessimo rapporto tra Marina Berlusconi e Giorgia Meloni.

Da cosa deriverebbe questo gelo improvviso? Scire

Nefas. Su questo nessuno accenna a nulla. Si trincerano tutti dietro uno stretto riserbo. Non confermano ne’ smentiscono ipotesi. Ma sui giornali escono trame di messaggeri e contatti col Pd.

Rimane il fatto che lo spauracchio dei dati veri di crescita di consenso del generale Vannacci nei territori ha convinto tutti, maggioranza e opposizione a voler cambiare la legge elettorale. Tant’è’ che oggi sono partiti formalmente i contatti dei capigruppo di maggioranza con l’opposizione.

C’è’ da sperare che non si tratti del solito teatrino visto e rivisto gia’ troppe volte, ovvero il tentativo gattopardesco di modificare la legge elettorale ad uso e consumo dei partiti più grandi, e dei leader in carica, convinti che sia meglio governare pochi voti che mettersi in gioco e adoperarsi affinché venga rispettato il criterio della rappresentanza popolare cioè l’esercizio pieno della democrazia.

Sarà interessante capire chi prenderà posizione pro preferenze e chi invece insisterà affinché sia un manipolo di privilegiati a decidere le sorti di coloro che entreranno in Parlamento e di coloro che ne resteranno esclusi. A riguardo ha preso la parola il Presidente di Patto Italia, l’imprenditore Stefano Ruvolo: “La legge elettorale – così come è  ora – incentiva l’astensionismo, perché i giochi sono già fatti nelle segrete stanze dei partiti. La democrazia e’ solo una illusione: gli italiani lo hanno capito benissimo perché si recano stancamente alle urne. Il dibattito che si sta aprendo in questi giorni  sulla legge elettorale sarebbe utile alla democrazia se ci fosse la buonafede dei partecipanti, cioè se fosse nell’interesse della democrazia. Invece temiamo che sotto sotto la paura faccia novanta cioè che ci sia il timore che il generale Vannacci sia talmente forte e molto al di sopra dei numeri rivelati dagli stessi sondaggisti “di fiducia” che previdero la vittoria del Sì al referendum. Questo potrebbe innescare una fretta indiavolata e convergenze politiche innaturali per modificare la legge elettorale al fine di impedire sconvolgimenti rivoluzionari e garantire poltrone certe ai soliti noti. Ebbene la cartina tornasole e’ una sola: la reintroduzione delle preferenze. A quel punto il gioco dei quattro cantoni e’ finito. Gli italiani avranno finalmente modo di scegliere chi e’ all’altezza di rappresentarli in Parlamento. Chi sposa la causa delle preferenze sposa la democrazia. Noi come Patto Italia siamo per la democrazia e per la reintroduzione delle preferenze senza se e senza ma”.

Stessa posizione pro preferenze hanno anche due ex Presidenti della Camera, l’ex Udc Pierferdinando Casini, oggi eletto nelle fila del Pd, il quale evidentemente sa di poter ancora spendere la propria immagine  personale a prescindere dagli schieramenti per ottenere consenso elettorale, e Luciano Violante per il quale “la legge elettorale proposta dal centrodestra segue la stessa strada delle proposte precedenti, quella di sottrarre ai cittadini il diritto di scegliere, contiene un messaggio di sfiducia nella capacità di scelta cittadini o peggio ancora un intento di dominio incontrastato dei partiti sulle istituzioni. Il messaggio che passa non è positivo”. Per Violante “si potrebbe tentare una strada diversa che dia un peso differente al voto dei cittadini senza scivolare verso la frammentazione: o riprendere il modello del Mattarellum senza lo scorporo che accentuava il carattere proporzionale della legge”, oppure inserendo il “voto di preferenza: conosciamo le critiche alle preferenze, ma si usano alle comunali, regionali, europee, ovunque tranne che alle elezioni nazionali”. Infine, ha osservato Violante, “un errore che si fa a volte, l’hanno fatto tutti i partiti, proporre una legge per vincere”.

Dello stesso avviso anche il Presidente del Centro  Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini,  vicinissimo al generale Vannacci, secondo cui  “ la legge elettorale va cambiata ma non per cercare di vincere a tavolino e inserire gli amici degli amici, quindi per proseguire indisturbati a governare senza consenso popolare. I dati sull’astensionismo testimoniano che gli italiani sono stanchi delle carte truccate. Quando invece gli elettori possono davvero far contare il loro voto, come e’ accaduto nel referendum sulla giustizia, allora si che a votare ci vanno in massa e con grande gusto.

Pensare di cambiare la legge elettorale solo perché l’attuale non consente più di decidere a tavolino chi entra fra gli eletti, visti i nuovi soggetti politici che si sono affacciati di recente nel panorama politico e che evidentemente fanno molta paura, vedi il consenso straordinario e popolarissimo del generale Roberto Vannacci, e’ un esercizio ipocrita. Se invece si vuole fare un ragionamento serio, non si può prescindere dalla reintroduzione delle preferenze che consente al popolo di scegliere chi deve rappresentarlo. Reintrodurre le preferenze significherebbe togliere alle segreterie dei partiti e a ristretti gruppi di potere opaco la possibilità di scegliere aprioristicamente chi deve entrare in Parlamento e chi invece deve rimanerne fuori, calpestando la Costituzione e la democrazia. Ci auguriamo – conclude Sforzini – che le forze politiche che siedono oggi alla Camera e al Senato abbiano l’onestà intellettuale di lavorare per una legge elettorale che ridia rappresentanza vera al popolo e non garanzie e sicurezze per le loro singole poltrone”.

Ma siamo sicuri che sottobanco Elly Schlein, Renzi e Meloni non abbiamo già fatto un accordo blindatissimo per garantirsi il futuro?

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza