Rimani in contatto con noi
#

Voce ai Lettori

Educazione sessuo-affettiva a scuola. Così si azzerano i femminicidi?| filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

Si sentono sempre brutte notizie, femminicidi continui, donne che non si sentono libere di lasciare un uomo, si rende conto?Viviamo convinte di essere libere ma non lo siamo affatto. In tanti parlano ultimamente di educazione sessuo-affettiva da insegnare nelle scuole, potrebbe essere, secondo lei, una buona idea per risolvere il problema una volta per tutte?
Oltretutto, le risulta che ci sia bisogno di aggiungere un insegnamento a scuola per risolvere il problema della società tutta?

Pubblicato

a

ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Si sentono sempre brutte notizie, femminicidi continui, donne che non si sentono libere di lasciare un uomo, si rende conto?Viviamo convinte di essere libere ma non lo siamo affatto. In tanti parlano ultimamente di educazione sessuo-affettiva da insegnare nelle scuole, potrebbe essere, secondo lei, una buona idea per risolvere il problema una volta per tutte?
Oltretutto, le risulta che ci sia bisogno di aggiungere un insegnamento a scuola per risolvere il problema della società tutta?
Che ne pensa lei?
Veramente sono una madre disperata di tre figli, due adolescenti che hanno il sacrosanto diritto di ascoltare lezioni sulla sessualità, sul rifiuto di una donna. Dovremmo iniziare dai giovani per farli ragionare. Non è così?
Valeria da Vietri di Potenza

Sono sconcertata da questo argomento scolastico ricorrente ogni volta che leggiamo di qualche nuovo femminicidio.
Non ho mai creduto del tutto, in genere, alle incursioni scolastiche da parte di rappresentanti di Associazioni, Fondazioni o simili, per sensibilizzare i ragazzi su certe tematiche perché la società, nei comportamenti, cambia molto rapidamente e non si può aspettare la crescita dei giovani per sperare in un miglioramento.
O meglio, nelle scuole, ritengo, si possa parlare di tutto, ma cambiare la società con la sola opera di sensibilizzazione dei ragazzi, è cosa impossibile.
Nelle scuole si parla anche di legalità, ad esempio ma la società non diventa legale perché qualcuno fa bei discorsi. Rimangono, se non sono accompagnati da altro, bei discorsi sospesi nel vuoto.
Idem sull’ educazione sessuo-affettiva.
I ragazzi sicuramente apprezzerebbero l’argomento, e credo sia giusto che abbiano strumenti per comprendere la sessualità, il consenso, i confini personali e la qualità delle relazioni. Ma i femminicidi sono commessi soprattutto da uomini adulti, ad eccezione di alcuni rari casi che hanno coinvolto persone molto giovani e che abbiamo seguito.
E qui entra anche un aspetto psicologico che spesso viene trascurato: sapere che una donna ha il diritto di dire “no” non significa necessariamente essere psicologicamente capaci di accettare quel “no”.
La violenza, infatti, non nasce soltanto dalla mancanza di informazioni. Può affondare le proprie radici in una combinazione di fattori: una cultura che può aver insegnato a confondere l’amore con il possesso, la difficoltà a tollerare la frustrazione, il bisogno di controllo, una gestione problematica della rabbia, l’ incapacità di affrontare un abbandono o una separazione e, in alcuni casi, una profonda difficoltà ad accettare che l’altro sia una persona autonoma, con desideri e decisioni che non possiamo controllare.
Per questo, credo, che educare i ragazzi sia importante, ma non sufficiente.
Un adolescente può ascoltare una lezione, ripetere correttamente che “no significa no” e, nello stesso tempo, avere ancora bisogno di imparare concretamente che cosa fare quando quel “no” arriva. Deve imparare a gestire un rifiuto senza trasformarlo in un’ offesa personale, una separazione senza viverla necessariamente come un’umiliazione, la gelosia senza trasformarla in controllo, la rabbia senza trasformarla in aggressività e, soprattutto, la perdita del controllo sull’ altro senza cercare di riconquistarlo con la forza.
Queste non sono soltanto nozioni. Sono competenze emotive e relazionali che richiedono tempo, esperienza, educazione e, quando necessario, anche un aiuto psicologico.
Io faccio i conti tutti i giorni con le emozioni della gente e noto rabbia e frustrazione in moltissime persone che incontro o conosco per caso, sono tante le persone non abituate a riconoscere le proprie emozioni negative, dunque non chiedono aiuto ma solo di imporsi sugli altri, la società è invasa da questo fenomeno.
Le persone spesso chiedono agli altri di sopportare le proprie emozioni, anche quelle più difficili anziché comprenderle e gestirle.
E qui arriviamo al punto.
In Italia è noto che esiste la tendenza a fare le leggi e poi lasciare molte delle conseguenze sociali dei cambiamenti affidate a sé stesse.
È arrivato il divorzio, ad esempio: le risulta che gli uomini, tutti, non soltanto quelli benestanti o ricchi che possono permettersi più abitazioni, ci abbiano necessariamente guadagnato?
Non abbiamo uno Stato sociale che riesca sempre a correre in aiuto di chi, dopo una separazione, si ritrova in una situazione economica o abitativa drammatica. Esistono uomini che, dopo la fine di un matrimonio, si ritrovano in condizioni di grave precarietà e anche questo problema sociale non dovrebbe essere ignorato.
Tra i senzatetto, ci sono molti uomini separati, la legge sul divorzio sistema solo l’ aspetto legale ma non gli aspetti pratici che pur esistono.
Ma torniamo all’educazione sessuo-affettiva.
Va bene, sensibilizziamo i ragazzi. Ma gli adulti?
Gli uomini adulti continuano a commettere violenza contro le donne mentre i ragazzi, a scuola, imparano che esiste il rifiuto femminile. Si continua a uccidere la donna che lascia un uomo mentre, nelle scuole, insegniamo ai ragazzi ad accettare il “no” di una donna.
Non è forse questa una delle contraddizioni più evidenti?
E allora, qual è il senso di tutto ciò?
Io non sono contraria all’ insegnamento dell’educazione in genere, sia chiaro. Sono contraria all’ idea che l’educazione sessuo-affettiva possa diventare la risposta facile a un problema difficile.
La scuola può seminare, certamente. Può dare parole ai ragazzi, insegnare loro a riconoscere una relazione sana, a comprendere il consenso, il rispetto dei confini, l’autonomia dell’altro e a gestire le proprie emozioni.
Ma perché quei semi producano qualcosa, devono trovare una famiglia, una società, servizi psicologici e sociali, istituzioni e adulti capaci di sostenerli.
E soprattutto devono incontrare adulti che per primi sappiano mettere in pratica ciò che chiediamo ai ragazzi di imparare.
Perché non basta insegnare che una donna ha il diritto di dire “no”. Bisogna anche costruire una società nella quale quel “no” possa essere pronunciato senza paura e nella quale, chi lo riceve, abbia gli strumenti personali, culturali e sociali per accettarlo.
Altrimenti rischiamo di fare ancora una volta quello che sappiamo fare benissimo: parlare ai giovani del mondo che vorremmo, mentre gli adulti continuano a vivere in quello che abbiamo costruito.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
1 Commento

1 Commento

  1. Charlotte Parker

    Settembre 13, 2026 at 4:02

    Mi chiamo Charlotte Parker. La mia vita è tornata a splendere! Dopo due anni di matrimonio fallito – mio marito mi aveva abbandonata con due figli proprio quando la nostra vita stava finalmente prendendo la giusta direzione – mi sentivo disperata, al punto da pensare al suicidio. Ero emotivamente a pezzi. Tutto è cambiato grazie a un esperto di incantesimi di nome Dr. Ogaga Kunta, conosciuto online. Un giorno, navigando in rete, mi sono imbattuta in diverse testimonianze su di lui: c’era chi raccontava di aver riconquistato l’ex partner, chi aveva evitato il divorzio o trovato un lavoro ben retribuito grazie ai suoi incantesimi. È possibile contattarlo all’indirizzo email ogagakunta@gmail.com. È davvero straordinario; ricordo in particolare la storia di una donna di nome Vera, che raccontava come lui le avesse fatto tornare l’ex in meno di due giorni, lasciando poi il suo contatto email. Dopo aver letto tutto questo, ho deciso di provare. L’ho contattato via email spiegandogli la mia situazione e, una settimana dopo, mio ​​marito è tornato da me. Abbiamo risolto i nostri problemi e ora siamo più felici che mai. Dr. Ogaga Kunta, lei è un uomo dotato di un dono speciale; continuerò a parlare di lei perché è una persona meravigliosa. Se avete un problema e cercate un esperto di incantesimi autentico e sincero, rivolgetevi a lui: è la soluzione a ogni difficoltà. Ricordo ancora il suo indirizzo email: ogagakunta@gmail.com.
    È il miglior esperto di incantesimi per risolvere i vostri problemi:
    1) Incantesimi d’amore
    2) Incantesimi per recuperare un amore perduto
    3) Incantesimi per evitare il divorzio
    4) Incantesimi per il matrimonio
    5) Incantesimi di legamento
    6) Incantesimi di separazione
    7) Soluzione definitiva per l’eiaculazione precoce
    ogagakunta@gmail.com

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Voce ai Lettori

Il sesso, come lo vivono gli italiani ? | Filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

Carissima Alessandra Hropich,so di farti una domanda imbarazzante, ma mi permetto di farlo solo perché hai scritto un meraviglioso libro sulle avances degli italiani, che intendo leggere presto.
Ora ti chiedo: gli uomini italiani sono tutti corteggiatori oppure no? L’altissimo tasso di infedeltà di cui scrivi sempre riguarda tutti o soltanto certi uomini dediti ai vizi, oppure portati a essere infedeli?
Perché la società sembra voler sempre nascondere il tradimento e fare tutto segretamente. Ma poi, che famiglie sono quelle in cui tanti fingono di non sapere, di non vedere, di non capire mai che la maggior parte vive una vita finta, fatta di racconti che non esistono?

Pubblicato

a

ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Carissima Alessandra Hropich,so di farti una domanda imbarazzante, ma mi permetto di farlo solo perché hai scritto un meraviglioso libro sulle avances degli italiani, che intendo leggere presto.
Ora ti chiedo: gli uomini italiani sono tutti corteggiatori oppure no? L’altissimo tasso di infedeltà di cui scrivi sempre riguarda tutti o soltanto certi uomini dediti ai vizi, oppure portati a essere infedeli?
Perché la società sembra voler sempre nascondere il tradimento e fare tutto segretamente. Ma poi, che famiglie sono quelle in cui tanti fingono di non sapere, di non vedere, di non capire mai che la maggior parte vive una vita finta, fatta di racconti che non esistono?
Prima ancora che mi arrivi il tuo libro, ti chiedo se i ricchi e famosi, i cosiddetti «rispettabili», abbiano uno stile di vita corretto, ordinato e fedele oppure se non sia affatto così.
E poi ci sono quelli come me, i comuni mortali, quelli che mostrano di essere casa e famiglia. Poi, vai a capire quanti passano le ore a cercare donne, a chattare, complici i social e certe piattaforme che forniscono immagini erotiche per morti di… fame, li chiamo così.
Che avances hai ricevuto quando organizzavi eventi a stretto contatto con i pezzi da novanta? Erano e sono tutti seri? Si buttano a pesce oppure cercano anche loro l’avventura?
Infine, arriviamo a oggi: tutti sono cambiati. Le donne vorrebbero la parità, gli uomini, so che si sentono impauriti, intimiditi, poco intraprendenti con le donne. Non avverti questo cambiamento? Come consideri gli uomini di un tempo e quelli di oggi?
Come vivono il sesso gli italiani?
Esiste ancora il mito del maschio seduttore?
Gianfranco da Alcamo.

Il mito del maschio seduttore? Io lo metterei in cantina, ma da tanto tempo ormai!
Di corteggiatori, ne ho incontrati abbastanza da riempire interi comuni tra quelli più popolati in assoluto. Peccato che molti avessero del seduttore soltanto la presunzione. Altro che fascino e galanteria! Alcuni sembravano più interessati ad addentare un boccone prelibato che a conquistare davvero una donna.
Ho conosciuto anche uomini capaci di corteggiare, naturalmente, ma tra quelli che mi hanno avvicinata ce n’ erano parecchi, soprattutto sposati, che cominciavano con un lungo monologo su quanto fosse infelice il loro matrimonio. Mogli che non li capivano, famiglie che li soffocavano, vite sentimentali disastrose. Una litania interminabile!
In pratica, mi ritrovavo a fare la psicologa gratis. E, dopo avermi raccontato tutte le loro disgrazie, alcuni speravano pure di essere premiati con un’avventura. Ma da quando un matrimonio infelice costituisce un titolo preferenziale per conquistare un’ altra donna?
Ho conosciuto anche molti personaggi famosi, dirigenti di altissimo livello e uomini abituati a frequentare ambienti prestigiosi. E ho imparato una lezione: la rispettabilità pubblica non è assolutamente sinonimo di correttezza privata. C’è chi sa parlare magnificamente di famiglia, valori e dignità, ma poi, lontano dagli occhi degli altri, si comporta in maniera vergognosa.
Un medico, parlando della figlia che lavorava in uno dei più prestigiosi ospedali romani, mi raccontò di essere preoccupato per i troppi uomini che le ronzavano intorno. Li chiamò «mosconi». Un termine che ho trovato perfetto!
Ne ho incontrati tantissimi anch’ io. Molti non sapevano accettare un no, come se il rifiuto di una donna fosse un’offesa personale o un affronto alla loro posizione sociale. Altro che seduttori: molti uomini sono semplicemente abituati a non sentirsi mai rifiutare.
E che dire dei tradimenti nascosti, delle chat segrete e delle piattaforme erotiche tanto in voga oggi? Basta uno smartphone per coltivare una seconda vita, mentre in casa si continua a recitare la parte del marito e del padre esemplare.
È una commedia nella quale molti recitano, altri sospettano e parecchi preferiscono fingere di non vedere.
Quanto agli uomini di oggi, credo che il cambiamento sia evidente. Le donne chiedono autonomia, rispetto e parità, e non sono più disposte ad accettare certi comportamenti soltanto perché un tempo venivano considerati normali.
Alcuni uomini si sono adattati, altri sembrano aver perso il vecchio copione e non sapere più come comportarsi. Vedo uomini in giro molto insicuri e per niente virili.
Il vero seduttore non è quello che colleziona conquiste, insiste fino allo sfinimento o racconta per ore quanto sia infelice con la moglie. È l’uomo che sa interessare senza invadere, corteggiare senza pretendere e accettare un rifiuto senza trasformarlo in una guerra personale (molto idealista è questa visione).
La vera questione non è quanti uomini tradiscano, ma quanti siano disposti a essere sinceri con gli altri e, prima ancora, con se stessi.
Perché puoi anche indossare una giacca elegante, occupare una posizione importante e presentarti al mondo come un uomo rispettabile ma, la vita privata non segue mai quello che viene mostrato in pubblico!

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Voce ai Lettori

La paura di raccontarsi. | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

Carissima, so che ascolti tutti da una vita, come fanno le persone a raccontarsi a te e soltanto a te (probabilmente)?
E cosa senti di aver imparato dai tanti casi ascoltati? Ti è utile aver sentito di tutto anche come esperienza o materiale per rispondere ai tanti casi che ti propongono?
Te lo chiedo perché io ascolto tanti casi umani ma non perché si raccontano con me ma perché tratto le pratiche di tanti disgraziati che si vergognano di raccontarsi a me ma di cui io leggo sulle carte fatti e misfatti.

Pubblicato

a

ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Carissima, so che ascolti tutti da una vita, come fanno le persone a raccontarsi a te e soltanto a te (probabilmente)?
E cosa senti di aver imparato dai tanti casi ascoltati? Ti è utile aver sentito di tutto anche come esperienza o materiale per rispondere ai tanti casi che ti propongono?
Te lo chiedo perché io ascolto tanti casi umani ma non perché si raccontano con me ma perché tratto le pratiche di tanti disgraziati che si vergognano di raccontarsi a me ma di cui io leggo sulle carte fatti e misfatti.
Ti chiedo se esiste un motivo particolare per cui delle persone (tante persone in realtà) hanno il terrore di raccontarsi per poi spiattellare su una denuncia o un atto legale tutti i loro fatti più incresciosi. Raccontare o scrivere non è la stessa cosa?
Certo, io sono un funzionario di un commissariato, leggo veramente episodi stomachevoli ma nulla mi viene mai raccontato a voce quando provo a fare domande. Ti è mai capitato di avere di fronte a te persone chiuse? Ma credo, nel tuo caso, valga il contrario, forse, tu avresti voluto chiudere la bocca a qualcuno perché, con te, forse, in tanti si sono aperti, anche troppo (da come ho letto in una tua intervista).
Lavinia da Martina Franca

Si tratta di avere empatia, ti confesso che è (spesso) pesante, le persone mi hanno sempre affidato segreti non facili da digerire.
Fin da giovanissima, dai personaggi famosi agli uomini potenti, dai ricchi alle persone comuni, quasi tutti tendevano ad abbassare spontaneamente le proprie difese e ad affidarmi, già al primo incontro, confidenze profondamente intime.
Non ho mai cercato io quelle rivelazioni, accadeva naturalmente, come se gli altri percepissero in me ( quasi sempre) uno spazio sicuro in cui potersi mostrare senza maschere. In tanti anni, ho ascoltato e custodito nella memoria migliaia di storie, segreti, paure e fragilità, spesso mai condivisi prima con nessun altro.
Non importavano notorietà, ricchezza o potere: davanti a me, le differenze sembravano svanire. Anche chi era abituato a essere ammirato o temuto sentiva di poter essere semplicemente se stesso raccontandosi a me.
Proprio questo straordinario patrimonio di esperienze umane, raccolto attraverso le confidenze di mezza Italia, ha contribuito a formare il bagaglio culturale che possiedo oggi. Un sapere maturato non attraverso lo studio, ma solo ascoltando la vita reale, le sue contraddizioni e le sue verità più nascoste. È anche grazie a questo patrimonio molto ampio di confidenze se oggi rispondo ai lettori nelle mie rubriche e intervengo come relatrice nei convegni, portando con me una conoscenza
dell’ animo umano costruita attraverso migliaia di storie vissute e confidate.
Ho studiato tanto ben oltre la laurea ma, quello che le persone ti insegnano con le loro confidenze private, rappresenta un enorme bagaglio culturale che nessun libro mi avrebbe mai potuto dare.
Cara Lavinia, non ti risentire però se tanti non ti riversano addosso la loro vita nascosta, non è (te lo assicuro) per nulla distensivo ascoltare cose che la gente normalmente non racconta mai in pubblico, ringrazia anzi la tua mancanza di empatia.
Ciò che non accade, talvolta può rivelarsi come la nostra salvezza!

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Voce ai Lettori

Campidoglio: il premio della discordia ! | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich

Essendo lei, dottoressa, una persona con diversi titoli e di cultura, come vede la polemica nata intorno al premio alla cultura assegnato alle signore Marchi?
So bene che lei ha ricevuto diversi premi, alcuni proprio in Campidoglio. Ho letto la sua storia: è laureata, ha conseguito vari master, è relatrice in diverse occasioni e frequenta dunque, per ragioni professionali e culturali, persone che condividono con lei determinati interessi.

Pubblicato

a

ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Essendo lei, dottoressa, una persona con diversi titoli e di cultura, come vede la polemica nata intorno al premio alla cultura assegnato alle signore Marchi?
So bene che lei ha ricevuto diversi premi, alcuni proprio in Campidoglio. Ho letto la sua storia: è laureata, ha conseguito vari master, è relatrice in diverse occasioni e frequenta dunque, per ragioni professionali e culturali, persone che condividono con lei determinati interessi.
Come considera, quindi, una premiazione assegnata a due signore non solo protagoniste di fatti di cronaca conosciuti da tutti, ma anche apparentemente lontane dal mondo della cultura?
Si è fatta, sia pure vagamente, un’opinione su quanto è accaduto?
Vorrei il suo illuminato punto di vista. Grazie infinite, perché so che lei, pur essendo una persona critica, detesta le polemiche.
Federico da Silandro

Le signore premiate non hanno ricevuto alcun premio dal Campidoglio. Il Comune di Roma affitta delle sale per gli eventi. Io stessa ho ricevuto premi per la scrittura che mi sono stati consegnati nella sala della Protomoteca, in Campidoglio, ma questo non significa affatto che sia stato il Comune a premiarmi.
Credo quindi che questo sia il primo punto da chiarire, prima ancora di indignarsi e, soprattutto, prima di trasformare una vicenda in un processo sui social.
Non entro nel merito delle due persone premiate, né voglio stabilire se abbiano meritato o meno quel riconoscimento. Quello che mi interessa è piuttosto ciò che questa vicenda ha nuovamente messo in evidenza: il modo in cui discutiamo sui social.
Per giorni abbiamo assistito a un diluvio di commenti, insulti, giudizi e sentenze. E forse sarebbe utile domandarsi se questo rappresenti davvero un modo sano di difendere la cultura, il merito o il buon gusto.
Si può criticare una scelta, anche duramente. Si può ritenere inopportuno un premio e discutere pubblicamente dei criteri con cui vengono assegnati certi riconoscimenti. Ma c’è una differenza enorme tra esprimere un’opinione e trasformare delle persone nel bersaglio di una gogna collettiva.
È un meccanismo che vediamo continuamente. Siamo diventati molto rapidi nel giudicare, spesso senza conoscere davvero le persone o le circostanze, e ancora più rapidi nel trasformare il dissenso in un attacco personale.
Lo stesso atteggiamento, con modalità diverse, lo vediamo spesso nei confronti di chi emerge o torna alla ribalta. È accaduto e accade anche nei confronti della nuova compagna di Totti (tanto per citarne una) bersaglio di giudizi, ironie e condanne che spesso sembrano avere ben poco a che fare con ciò che quella persona è realmente.
Facciamo fatica ad accettare chi è esposto, chi ricomincia, chi sceglie di mostrarsi e di occupare nuovamente uno spazio pubblico. E sui social questo atteggiamento viene amplificato enormemente.
Forse dovremmo imparare a distinguere una critica da una condanna, un’opinione da un insulto e soprattutto una discussione sul merito di una scelta dall’esigenza di demolire le persone che quella scelta riguarda.
Non credo che il problema sia stabilire chi abbia il diritto di ricevere un premio o chi debba essere escluso dalla vita pubblica. Il problema, semmai, è capire se abbiamo ancora la capacità di discutere senza trasformare ogni episodio in una guerra di tutti contro tutti.
E soprattutto, prima di chiederci quanto sia caduta in basso la Cultura italiana, dovremmo chiederci anche quanto sia caduto in basso il livello mentale e culturale di una grandissima fetta di italiani che non legge più, di che cultura si parla?

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza