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L’ITALIA E L’ALBANIA: UN SECOLO DI STORIA NASCOSTA RIVELATO A PRATO

Dalla lotta per l’indipendenza all’occupazione fascista: un periodo cruciale e controverso della storia italo-albanese viene svelato a Prato. 🇮🇹🇦🇱 Scopri le verità nascoste dietro le quinte del potere europeo grazie al nuovo volume di Niccolò Lucarelli. 🔍 Non mancare all’appuntamento con la storia! #StoriaItaliaAlbania #NiccoloLucarelli #PratoEventi #StoriaDelNovecento

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Niccolo Lucarelli. Photo courtesy Accademia Angelico Costantiniana Roma

Redazione-  Prato si prepara ad accogliere un evento culturale di grande risonanza storiografica, un’occasione unica per esplorare uno dei capitoli più complessi e spesso trascurati della politica estera italiana e dello sviluppo dell’Albania. Venerdì 29 maggio, alle ore 18, la suggestiva Sala del Gonfalone di Palazzo Banci Buonamici ospiterà la presentazione del volume “Le relazioni fra Italia e Albania 1910-1940” dello storico militare Niccolò Lucarelli, un’opera che promette di gettare nuova luce su trent’anni cruciali e densi di avvenimenti.

Il cuore pulsante del volume di Niccolò Lucarelli batte per esplorare un periodo intenso e complesso, che vede l’Albania lottare per la propria indipendenza mentre la “lunga mano” delle potenze europee, Italia compresa, si stendeva in un intreccio di ambizioni e strategie. La prima metà del Novecento fu, infatti, un crocevia fondamentale per la nazione balcanica, decenni attraversati da episodi controversi che Lucarelli ripercorre con meticolosa precisione. Il suo lavoro prende le mosse dai moti per l’indipendenza albanese, per poi addentrarsi nell’impegno militare del Regio Esercito durante la Grande Guerra, una partecipazione spesso dimenticata ma di fondamentale importanza.

Ma non è tutto. Lo storico analizza con acume il tentativo di protettorato italiano sull’Albania e le ambigue relazioni politiche ed economiche intrattenute dal regime fascista, culminate nella drammatica invasione del 1939 e nella successiva, brutale occupazione. Trenta anni di storia politica e militare che Lucarelli ricostruisce non solo attraverso la lente italiana, ma anche e soprattutto attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di fonti poco note o addirittura inedite per l’Italia, attingendo ad archivi albanesi, tedeschi e statunitensi. Questo approccio multidisciplinare e internazionale permette di svelare i complessi rapporti diplomatici tra i due Paesi e le mutevoli strategie politiche dei vari governi italiani che, da Giolitti a Mussolini, affrontarono la cosiddetta “questione albanese”. Un’indagine approfondita che offre nuove prospettive su un periodo segnato da decisioni che hanno plasmato il destino di due nazioni.

L’evento pratese, organizzato da Asterisco associazione culturale in stretta collaborazione con il Museo della Deportazione e della Resistenza, sarà un’opportunità irrinunciabile per dialogare con l’autore. A condurre la discussione, stimolando riflessioni e approfondimenti, sarà Enrico Iozzelli, figura di spicco del Museo della Deportazione e della Resistenza, il quale affiancherà Lucarelli in un confronto che promette di essere tanto erudito quanto appassionante. La moderazione della serata sarà affidata al giornalista Fabio Barni, che guiderà il dibattito con la sua consueta competenza.

L’iniziativa gode del prezioso patrocinio della Provincia di Prato e dell’Associazione Integrity, quest’ultima particolarmente attiva nella promozione della cooperazione economica e culturale tra Italia e Albania. Questa collaborazione sottolinea la rilevanza attuale del tema trattato, evidenziando come una comprensione profonda del passato sia fondamentale per costruire rapporti solidi e fruttuosi nel presente e per il futuro. La presentazione del volume di Lucarelli rappresenta, dunque, non solo un appuntamento culturale di alto profilo, ma anche un momento di riflessione critica sull’eredità storica che continua a influenzare i legami tra Italia e Albania.

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L’ispettore Nick Dixon torna in libreria con una nuova sfida tra passato e presente

🔍 L’ispettore Nick Dixon è tornato per affrontare un killer che credeva ormai dimenticato. Un enigma criminale che scava a fondo tra i crimini irrisolti di Manchester e il mistero di una moneta insanguinata.
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#DamienBoyd #NickDixon #Thriller #IndomitusPublishing

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Boyd UnaMonetaPerUnaVita CV FT

Redazione-  Il panorama del thriller internazionale si arricchisce di un nuovo tassello con l’uscita di “Una moneta per una vita”, il settimo capitolo della celebre saga dell’ispettore Nick Dixon, firmato dall’autore britannico Damien Boyd. Pubblicato da Indomitus Publishing, il romanzo segna un momento di maturazione per il protagonista, figura che ha saputo conquistare oltre tre milioni di lettori in tutto il mondo, consolidandosi come un punto di riferimento per gli amanti del poliziesco procedurale. In Italia, la serie ha già superato le 40 mila copie vendute, confermando un legame solido tra il pubblico nostrano e lo stile asciutto e rigoroso dello scrittore inglese.

il ritorno di un incubo dal passato

La narrazione si apre con una scena cruenta sulle rive del fiume Parrett, nel Somerset. Un uomo viene ritrovato senza vita, ammanettato al volante del proprio furgone, abbandonato al destino dell’alta marea che ne decreta la fine. Il dettaglio che gela il sangue degli inquirenti non è solo la brutalità dell’esecuzione, ma la firma impressa sul corpo della vittima: un foro netto, preciso, del diametro esatto di una moneta da 50 pence, praticato sulla fronte.

Per l’ispettore Nick Dixon, questo particolare non è affatto casuale. Il modus operandi riporta a galla ricordi sepolti, legati a una scia di sangue che aveva terrorizzato Manchester durante gli anni novanta, nel pieno delle feroci guerre tra bande che devastavano le strade inglesi. Il timore che il killer sia tornato a colpire dopo decenni di silenzio sposta l’asse dell’indagine verso la Squadra Investigativa Speciale. Dixon, affiancato da un nuovo partner, è costretto a immergersi in un labirinto di corruzione, abusi sistematici e verità scomode che potrebbero minare le fondamenta della sua stessa carriera. Con gli omicidi che continuano a susseguirsi sia nel Somerset che in contesti urbani complessi, il protagonista si trova di fronte a una corsa contro il tempo, consapevole che ogni sua mossa potrebbe essere l’ultima.

il rigore tecnico dell’ex avvocato

La penna di Damien Boyd si distingue nel panorama letterario per la sua aderenza alla realtà. Grazie a un passato professionale vissuto nelle aule di tribunale e all’interno del Crown Prosecution Service, l’autore infonde nei propri testi una conoscenza minuziosa delle procedure investigative e legali. Questo approccio trasforma il libro in qualcosa di più di una semplice trama d’intrattenimento: è uno sguardo lucido sui meccanismi del sistema giudiziario britannico, filtrato attraverso la lente della finzione narrativa.

L’editore Davide Radice ha sottolineato come la forza di questa serie risieda nell’equilibrio costante tra la componente tecnica dell’indagine e l’evoluzione psicologica dei personaggi. Nick Dixon, in questo settimo volume, appare più complesso e umano che mai. Il suo legame con Jane Winter, compagna di vita e sodale, subisce una naturale evoluzione, rendendo il detective una figura tridimensionale capace di generare una profonda empatia nel lettore. La forza di “Una moneta per una vita” sta proprio in questa capacità di unire il ritmo serrato del moderno thriller ad atmosfere cupe e credibili, dove le ambientazioni – dalle distese fangose dove regna l’alta marea fino alle periferie degradate della Manchester del passato – diventano protagoniste silenziose del racconto.

Il romanzo rappresenta una lettura obbligata per chi ricerca complessità narrativa e per chi ha saputo apprezzare la coerenza stilistica mantenuta da Boyd lungo l’intero arco della saga. Senza cedere a facili sensazionalismi, l’autore riesce a mantenere alta la tensione, portando il lettore a interrogarsi sulla natura del male e sulla persistenza di ferite che il tempo non riesce a rimarginare. La posta in gioco, in questo capitolo, si eleva: non è più soltanto una questione di giustizia, ma la necessità di far luce su segreti che rischiano di travolgere chiunque provi a scovarli. Con questa uscita, Damien Boyd ribadisce la propria posizione tra le voci più autorevoli del genere, offrendo una storia che non concede tregua fino all’ultima pagina.

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AQUARIA: apre a Venezia un nuovo hub per l’arte contemporanea. Focus su identità, memoria, resistenza nella realtà globale

Il 3 luglio 2026 inaugura in Calle del Tentor una galleria ibrida che unisce esposizioni, eventi e dibattito culturale

Apre i battenti a Venezia AQUARIA, nuova galleria d’arte contemporanea e hub culturale con sede a Calle del Tentor 1841, nel cuore della città lagunare. Lo spazio inaugura il 3 luglio 2026 con un doppio programma espositivo che resterà aperto fino al 15 gennaio 2027

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Redazione-  AQUARIA nasce con una vocazione precisa: essere un laboratorio di incontro e dibattito per la città, capace di promuovere esperienze culturali che aiutino a leggere, attraverso l’arte, una contemporaneità sempre più complessa. Con un formato ibrido – galleria espositiva e programma di eventi tra lo spazio in sede e location off-site – si propone come presenza stabile nel tessuto urbano veneziano, aperta al tempo stesso a collaborazioni con realtà esterne e a un dialogo costante tra Venezia e contesti extraurbani.

La linea curatoriale è trasversale e interdisciplinare: AQUARIA cerca artisti che indagano identità, memoria e resilienza, con la consapevolezza che le fragilità di Venezia (il turismo di massa, lo spopolamento, la perdita di identità culturale) non sono un caso isolato, ma rispecchiano problematiche strutturali sempre più diffuse a scala globale.

Il programma inaugurale

L’apertura si articola in due mostre concepite come un dittico concettuale.

Collezione Privata – Vittorio Marella (3 luglio 2026 – 15 gennaio 2027) presenta una selezione di opere del giovane artista veneziano, tra le voci più interessanti della scena italiana emergente. Marella indaga il rapporto tra essere umano e ambiente attraverso un ‘realismo magico’ di forte intensità emotiva e precisione tecnica, con opere che sospendono attimi quotidiani tra realtà e sogno. Tra i lavori esposti, il dipinto inedito L’appuntamento (2026) e Under the Weight of a Heavy Sun, 1 (2025), già presentato al MART di Rovereto.

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[Under the weight of a heavy sun 1, 255x265cm, Tecnica mista su tela (2025) -Vittorio Marella]

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Verso il mondo nuovo 600×350 cm. Colori a olio su tela (2024)

Biblioteca dei Morti – Capitolo I & II (3 luglio – 15 ottobre 2026) è il progetto inedito del Collettivo Difonico La Momon (responsabile tecnico Malcom Maso). Attraverso un ciclo di stampe serigrafiche su affresco e su carta, il collettivo mette a confronto due comunità apparentemente distanti – i Veneziani e i Konyak del Nagaland (India nord-orientale) – accomunate dalla progressiva perdita di identità culturale e territoriale. Le figure emergono da superfici scure grazie a pigmenti minerali riflettenti, in un’estetica che rielabora la tradizione dell’icona religiosa elevando individui anonimi a simboli di memoria collettiva.

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INFORMAZIONI PRATICHE

Spazio: AQUARIA – Calle del Tentor 1841, 30135 Venezia (VE)

Apertura: 3 luglio 2026

Prima Mostra: Collezione Privata – Vittorio Marella, 3 luglio 2026 – 15 gennaio 2027

Seconda Mostra: Biblioteca dei Morti – Capitolo I & II, 3 luglio – 15 ottobre 2026

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Un repertorio di scene, la nuova raccolta poetica di Luigi Colagreco esplora la memoria

📖 Luigi Colagreco torna in libreria con una raccolta che indaga la memoria e il presente. Scopri il viaggio poetico di “Un repertorio di scene” attraverso le prossime tappe letterarie sul territorio abruzzese.
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#LuigiColagreco #PoesiaContemporanea #Editoria #CulturaAbruzzo

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FOTO DI @VIRGINIAMARRONE copia

Redazione- Atessa diventa il fulcro di un importante appuntamento letterario che segna il debutto editoriale di una delle voci più interessanti del panorama poetico italiano attuale. Il volume Un repertorio di scene, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice La Vita Felice nel 2026, si propone come un viaggio articolato tra i meandri del ricordo e la solidità del presente. L’opera, che si avvale di una prefazione curata dal noto poeta e scrittore Jean Portante, non è solo una raccolta di testi, ma una riflessione profonda sulla necessità della parola di colmare le assenze che definiscono l’esistenza umana.

L’idea cardine del libro ruota attorno al concetto di “scena” intesa come spazio fisico e mentale in cui la memoria sceglie di riemergere. Attraverso una tessitura linguistica che intreccia accuratamente l’esperienza autobiografica, la percezione sensoriale e una spiccata propensione per l’immaginazione, Colagreco costruisce un apparato di immagini che tentano di fissare ciò che, pur non essendo più visibile, continua strenuamente ad abitare il quotidiano. Non si tratta di una nostalgia statica, ma di una tensione dinamica verso ciò che, come scrive Portante nelle pagine introduttive, “ha sete di essere qui, ma manca incessantemente”. La capacità dell’autore di mescolare l’intimo con il dato circostante conferisce al volume una cifra stilistica riconoscibile, capace di trascendere i confini geografici.

un respiro internazionale per la poesia di Colagreco

La risonanza di Un repertorio di scene ha varcato i confini nazionali ancor prima della sua uscita ufficiale nelle librerie. L’interesse accademico e letterario suscitato dai testi di Colagreco ha portato a una serie di traduzioni che ne confermano il valore universale. Già nell’aprile del 2026, una selezione dei componimenti è apparsa sulla rivista specialistica Ærea. Revista Hispanoamericana de Poesía, tradotta a cura di Dafne Malvasi. Un riconoscimento ulteriore è giunto dalla Francia, grazie al lavoro svolto da Jean Portante, che ha curato la traduzione di alcuni brani per il numero 43 di La Traductière. Questa rivista, strettamente connessa al prestigioso Marché de la Poésie di Parigi, ha permesso alla poetica di Colagreco di inserirsi in un dialogo critico globale, ponendo le basi per una circolazione ampia e diversificata del pensiero dell’autore abruzzese.

Luigi Colagreco, artista poliedrico – poeta, musicista e operatore culturale di rilievo –, porta in questa opera tutto il bagaglio formativo maturato in anni di ricerca. Laureato a Pisa e con una solida preparazione accademica che spazia fino al dottorato di ricerca in co-tutela internazionale tra il Brasile e l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, l’autore dimostra come la poesia non sia un esercizio isolato, ma una pratica dialogica. Il suo impegno costante, testimoniato dalla direzione del festival ChietiPoesia e dalla guida del concorso nazionale Sinestetica, trova in questa raccolta il punto di sintesi tra la gestione dell’evento culturale e la creazione letteraria pura.

il calendario degli incontri tra Atessa, bomba e Francavilla al Mare

Il lancio dell’opera è accompagnato da un denso calendario di presentazioni che coinvolge diverse realtà del tessuto culturale abruzzese. Il primo appuntamento è fissato per domenica 14 giugno alle ore 18:00 presso il Museo Sassu di Atessa. L’evento, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con Museate e il festival Libri a Corte, sarà moderato dalla poetessa Danila Di Croce. La peculiarità di questo incontro risiede nel connubio tra le arti visive del museo e la parola poetica, creando un ponte ideale tra le diverse espressioni del territorio.

Seguirà, martedì 16 giugno, un momento di confronto presso la Biblioteca Comunale di Bomba, dove il tema della poesia contemporanea sarà declinato attraverso il dialogo tra lo stesso Colagreco e Jean Portante. Partendo dalle rispettive opere — Un repertorio di scene e La pantera profumata. Variazioni Nimrod — gli autori analizzeranno le prospettive future della scrittura in versi, sotto la guida moderatrice di Claudio Caniglia. Infine, il ciclo di presentazioni si chiuderà venerdì 19 giugno a Francavilla al Mare, presso la Boutique Diana, all’interno del cartellone del festival Macondo. Sarà ancora una volta Danila Di Croce a guidare il pubblico alla scoperta di queste scene, in un contesto, quello del festival delle narrazioni, che si conferma come incubatore di eccellenze letterarie. La serie di incontri non rappresenta soltanto una vetrina promozionale, ma un’occasione per riflettere collettivamente su come la poesia possa ancora fungere da strumento di indagine profonda sulla realtà.

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