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Mago | Mi Mancherai

Dal 12 maggio 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “Mi mancherai” il nuovo singolo di MAGO.“Mi mancherai” è un brano dalle sonorità Deep House che racconta

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Mago | Mi Mancherai

Redazione-  Dal 12 maggio 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “Mi mancherai” il nuovo singolo di MAGO.“Mi mancherai” è un brano dalle sonorità Deep House che racconta la fragilità emotiva di un ragazzo profondamente innamorato, ma allo stesso tempo combattuto dalle proprie paure e insicurezze. Il pezzo esplora le dinamiche di una relazione complessa, in cui l’intensità dei sentimenti si scontra con le paranoie e i dubbi che nascono quando l’amore diventa difficile da gestire. Tra atmosfere elettroniche e una narrazione intima, il brano dà voce a quel conflitto interiore che spesso accompagna i rapporti più intensi, trasformando l’incertezza e la paura di perdere qualcuno in musica.

 

 

Spiega l’artista a proposito del brano: «Ho scritto questo brano circa un anno e mezzo fa quando mi trovavo in una relazione molto complicata, e siccome il brano parla di amore ma allo stesso tempo di malinconia perché appunto nel testo dico “Mi mancherai se vai” volevo che mandasse a tutte le persone che hanno vissuto una relazione “diversa dal solito” un messaggio ben preciso.

Amo raccontare le mie esperienze di vita tramite le mie canzoni».

 

Ascolta il brano su Spotify

https://open.spotify.com/intl-it/album/5FfCXjsMfyYsq6i3GiXmHe

 

Biografia

Matteo Silva in arte Mago è un artista che sta costruendo il proprio percorso musicale da diversi anni, trasformando la passione nata in famiglia in un progetto artistico sempre più definito. Il suo legame con la musica inizia prestissimo: a soli tre anni si avvicina alla tastiera e al pianoforte, strumenti che diventeranno negli anni una parte fondamentale della sua identità musicale.

Autodidatta, suona il pianoforte da oltre sedici anni, sviluppando uno stile personale che unisce sensibilità melodica e attitudine rap. Cresciuto ascoltando artisti come Nayt e Gemitaiz, ha trovato nel rap il linguaggio più naturale per raccontare se stesso. Le sue canzoni nascono spesso dalle esperienze quotidiane e dalle storie che vive in prima persona, trasformate in testi diretti e autentici.

Nel suo percorso ha già pubblicato diversi brani, tra cui “Vado Avanti”, “Sogni” e “Mago”, tracce che raccontano determinazione, crescita personale e il desiderio di affermarsi attraverso la musica.

Il suo pubblico di riferimento è principalmente maschile, nella fascia d’età 18–24 anni, una generazione con cui condivide linguaggi, emozioni e aspirazioni.

Attraverso la sua musica Mago vuole trasmettere un messaggio chiaro: la musica non è soltanto una melodia, ma un vero e proprio modo di vivere e raccontare la realtà. Per questo continua a lavorare costantemente per migliorare le proprie capacità artistiche e raggiungere nuovi traguardi, con l’obiettivo di portare il suo progetto sempre più in alto.

 

“Mi mancherai” è il nuovo singolo di MAGO disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 12 maggio 2026.

 

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Spettacolo

Il coro struggente per Guccini, la sfida dei nuovi talenti e la magia di Boosta: l’anima del Monferrato vibra in una tempesta di musica e parole

La grande musica d’autore si prende l’anima del Piemonte! 🎶⛰️ Il Monferr’Autore Festival infiamma settembre con 25 eventi straordinari: dall’emozionante e immenso coro in piazza a Casale Monferrato per ricordare Francesco Guccini, fino all’energia elettronica di Boosta dei Subsonica e alla finale dei giovani talenti del Monferrato Music Contest. Un viaggio unico tra parole, note e colline Unesco che vi farà battere il cuore. Scoprite il programma completo e tutti gli ospiti nell’articolo! 👇❤️✨

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Francesco Guccini

Casale Monferrato (AL) – Ci sono ferite che solo il canto collettivo può lenire, e ci sono storie che meritano di essere urlate al cielo per non disperdersi nel vento. A un mese esatto dalla dolorosa e storica scomparsa di un gigante eterno come Francesco Guccini, la terra piemontese si prepara a trasformarsi nel palcoscenico di un rito emotivo senza precedenti. Domenica prossima, alle ore 18:00, Piazza Mazzini a Casale Monferrato diventerà un immenso, commovente coro improvvisato a cielo aperto. Un’iniziativa pura, viscerale, promossa in collaborazione con Radio in Fiore, dove chiunque potrà unirsi portando la propria voce, una chitarra acustica o semplicemente un cartello con un verso impresso, per celebrare l’eredità artistica e umana di un poeta che ha cresciuto intere generazioni.

Questo straordinario omaggio popolare rappresenta il cuore pulsante dei prossimi appuntamenti del Monferr’Autore Festival, la monumentale rassegna di musica e cultura che da aprile sta attraversando la provincia di Alessandria con ben 25 eventi distribuiti in 15 differenti località. Sotto la direzione artistica illuminata del giornalista e scrittore Enrico Deregibus, e con la meticolosa direzione organizzativa di AccademiaMonferrato, il festival si conferma un crocevia multiforme di canzoni, visioni e “live journalism”. Un viaggio emozionale tra le colline e le risaie patrimonio Unesco che, dopo aver ospitato giganti del calibro di Ron, Mauro Pagani e Cisco, si prepara a un settembre di fuoco sospeso tra la memoria dei grandi maestri e il futuro della canzone italiana.

Dall’eredità dei maestri al futuro del rock: la notte dei giovani cantautori

Il passaggio di testimone generazionale avverrà ufficialmente l’8 settembre, alle ore 21:00, sul palco del Country Sport Village di Mirabello Monferrato. In una notte carica di attese e battiti accelerati, andrà in scena la finalissima del Monferrato Music Contest, il concorso ideato da Deregibus con l’apporto di RadioGold e il patrocinio della Provincia, volto a scovare i diamanti grezzi della musica locale. A contendersi la vittoria e un premio di 500 euro a supporto della propria attività artistica saranno cinque promesse assolute: Alba (Alba Mazzeo), il duo Novi-Alessandria Bailenga, Mosi (Simone Corda), Soloselena (Selena Ambrosio) e la band Velvet Mountain. A decretare il vincitore, che verrà premiato dal Presidente della Provincia Luigi Benzi, sarà una giuria d’eccezione, affiancata da un premio speciale assegnato dal pubblico under 30 presente in platea.

Ma il viaggio di Monferr’Autore non si ferma qui e si addentra nei territori dell’avanguardia culturale. Giovedì 10 settembre, la libreria “Andando e stando” di Alessandria ospiterà un incontro intimo e profondo con Emidio Clementi, carismatico leader dei Massimo Volume e colonna della cultura alternativa italiana, che presenterà il suo ultimo romanzo “Prima dell’incendio”. Il 24 settembre sarà invece la volta del Di noi tre di Alessandria, teatro della prima assoluta di Linda Antosiano (in arte Linn) con il suo spettacolo di teatro-canzone “Canto per non piangere”, un rimpallo poetico tra monologhi comici e canzoni fortemente drammatiche.

L’elettronica di Boosta e il gran finale: l’abbraccio del territorio

Il picco della sperimentazione sonora verrà raggiunto venerdì 25 settembre all’Officina di Alessandria. Qui, uno dei pionieri del rock elettronico italiano, Boosta — al secolo Davide Dileo, fondatore e tastierista dei Subsonica —, sarà protagonista di un incontro-talk alle ore 21:00 per poi dare vita a un dj set sofisticato, un mix magnetico di sonorità elettroniche e narrazione d’atmosfera. Il sipario sul festival calerà infine domenica 27 settembre alle 16.30 in Piazza Astori a Castelletto Monferrato, con il concerto gratuito di Agnese Valle, straordinaria cantautrice e clarinettista romana, già vocal coach di “Amici” e finalista alle Targhe Tenco, che celebrerà l’Open Day della scuola di musica di AccademiaMonferrato.

Monferr’Autore si conferma così un’opera d’arte collettiva capace di unire l’energia strumentale del rock alle parole profonde del cantautorato. Sostenuto con forza da una fitta rete di comuni — tra cui Balzola, Conzano, Gamalero, Lu Cuccaro, Occimiano, Pontestura, Rivarone, Treville e Volpedo —, questo festival dimostra come la bellezza di un territorio possa diventare lo specchio perfetto delle fragilità e delle rinascite del nostro tempo, offrendo al pubblico una bussola per riappropriarsi della propria identità e tornare a sentire un brivido autentico di vita.

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Spettacolo

Il peso invisibile di diventare adulti: i “Tuttotace” squarciano il silenzio generazionale con “SIGNORI”, un grido d’identità tra sogni, rimpianti e la paura di somigliare ai genitori

Diventare grandi fa paura, ma somigliare ai nostri genitori ci terrorizza ancora di più? 💔🎵 I tuttotace tornano con “SIGNORI”, un singolo viscerale e profondo che fotografa il passaggio all’età adulta e lo scontro generazionale. Il videoclip, girato in una splendida villa a Roma dal regista Andrea Boccianti, è un capolavoro di immagini e silenzi che vi colpirà dritto al cuore. Se cercate una canzone capace di dare voce a ciò che non riuscite a dire, l’avete trovata. Correte a leggerne la storia e a guardare il video! 👇✨▶️

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Cover Tuttotace

Roma – Esiste un momento esatto, nella vita di ognuno di noi, in cui lo specchio smette di restituirci l’immagine di un ragazzo e inizia a mostrare i tratti di qualcun altro. È un passaggio silenzioso, quasi doloroso, in cui ci si scopre a compiere gli stessi gesti, a usare le stesse inflessioni di voce di chi ci ha preceduto. Da oggi, venerdì 4 settembre 2026, questo delicato e struggente cortocircuito emotivo ha una colonna sonora ufficiale. Entra infatti in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “SIGNORI”, il nuovo, attesissimo singolo dei tuttotace, rilasciato per l’etichetta Tropicana Music Label, promosso da Red&Blue Music Relations e distribuito da ADA Music Italy. Un brano che non si limita ad essere ascoltato, ma che scava nelle pieghe dell’anima per dare voce all’eterno conflitto tra il desiderio di unicità e l’eredità generazionale.

Il cuore pulsante del brano ruota attorno a una frase che risuona come una promessa solenne, ma anche come una spaventosa richiesta di riscatto: «Non saremo mai come i tuoi genitori». Un verso che i tuttotace lasciano volutamente sospeso in un limbo fatto di speranza, orgoglio e sottile rimpianto. I “signori” del titolo non sono altro che il mondo esterno, gli adulti apparentemente “sistemati”, coloro che incarnano i binari prestabiliti su cui la società ci impone di viaggiare. La band esplora con una sensibilità disarmante la linea d’ombra che separa la paura del futuro dalla premura per il futuro, ricordandoci che non ci si trasforma in adulti in un solo istante, ma attraverso un gioco interminabile di scelte quotidiane, apprensioni nascoste e spensieratezza perduta.

Sei anni di convivenza e ricerca: la genesi del brano più profondo della band

Dietro l’architettura sonora di questo singolo c’è un lavoro monumentale, durato anni. I tuttotace — un collettivo di quattro studenti di filosofia nato nel 2019 e composto da Massimo Rusi (voce e chitarra), Riccardo Quell de Riso Paparo (batteria), Federico Bentivoglio (basso) e Andrea El Khaloufi (chitarra) — hanno riversato in questa traccia le loro esperienze più intime. «“Signori” è un brano nato dalla connessione di esperienze osservate e vissute nell’arco di sei anni in case differenti», spiega calorosamente il gruppo, svelando le radici profonde del pezzo, «tutte accomunate dalla convivenza di giovani ragazzi con signori adulti. È il pezzo nella cui scrittura abbiamo dato di più. La ricerca dell’atmosfera, dell’armonia e dei suoni è stata lunga e ispirata. È un brano che ci parla in modo molto profondo, andando a smuovere parti più o meno sopite della nostra anima».

Questa incredibile urgenza espressiva si traduce in un sound viscerale e stratificato. I quattro membri del gruppo sono tutti polistrumentisti e portano dentro influenze apparentemente inconciliabili che, per magia chimica, sul pentagramma si fondono alla perfezione. Si passa dal country folk e dall’emo d’oltreoceano che ispirano la chitarra fingerpicking di Massimo, alla batteria tecnica ma emotiva di Riccardo (il vero motore ritmico della band), fino alle trame armoniche curate da Federico, soprannominato il “signore dell’armonia” per il suo amore per i Beatles e i Verdena. A spezzare le lunghe suite progressive ci pensa la vena rock e metallica di Andrea, che contamina il sound con suggestioni shoegaze alla Alcest e post-rock alla Mogwai, donando al brano una struttura pop-rock moderna e di devastante impatto emotivo.

Una villa a Roma e un piano sequenza di anime: il videoclip di Andrea Boccianti

Ad amplificare la potenza narrativa di “SIGNORI” contribuisce in modo decisivo il videoclip ufficiale, scritto, diretto e montato dal talento visivo di Andrea Boccianti. Girato interamente tra le mura suggestive e gli ampi spazi esterni di una grande villa storica nel cuore di Roma, il video mette in scena una metafora visiva potentissima: la convivenza forzata di generazioni diverse sotto lo stesso tetto. Attraverso inquadrature curate e una fotografia densa di contrasti, Boccianti fotografa quel gioco di sguardi, di silenzi e di silenziose apprensioni che definisce il legame tra giovani e adulti, mostrando come ci si trasformi di continuo, fino al giorno in cui, guardandosi indietro, si capisce finalmente di essere diventati, a propria volta, dei “signori”.

Dopo il battesimo di fuoco dell’estate 2025 con la registrazione dell’album d’esordio “un’altra grande città”, arrivato dopo cinque anni di prove ininterrotte in garage, i tuttotace dimostrano oggi una maturità artistica spaventosa. Con oltre venti inediti nel cassetto e una voglia matta di calcare i palchi di tutta Italia, la band romana concepisce la propria musica come una serie di promemoria emotivi, un urlo liberatorio lanciato in preda alla sorpresa di essere vivi. La loro musica si rivolge a chiunque senta il bisogno di verbalizzare ciò che nel quotidiano non si riesce a dire. E ascoltando “SIGNORI”, il forte sospetto è che tantissimi ragazzi, e altrettanti genitori, troveranno finalmente le parole che stavano cercando.

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Spettacolo

Il grido viscerale che spezza la gabbia dell’ansia: Gioacchino Fittipaldi torna con “Platone”, una poesia pop-rock sospesa sul vuoto del Pollino

Quando la mente diventa la nostra prigione più buia, la musica resta l’unica chiave per fuggire. 🎶⛰️ È fuori oggi “Platone”, il nuovo, straordinario singolo di Gioacchino Fittipaldi: un viaggio pop-rock viscerale che affronta il dramma dell’ansia e dell’isolamento quotidiano. Il videoclip, girato in un unico mozzafiato piano sequenza sul ciglio del vuoto nel Monte Pollino, vi lascerà letteralmente senza fiato. Un grido di libertà puro ed emozionante da ascoltare a volume altissimo. Trovate l’articolo completo nel link! 👇❤️

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Gioacchino Fittipaldi

San Severino Lucano (PZ) – Ci sono canzoni che non si limitano a riempire il silenzio delle stanze, ma che entrano dentro come un vento gelido, costringendoci a guardare in faccia le nostre stanze più buie. Il nuovo singolo di Gioacchino Fittipaldi, intitolato “Platone”, appartiene a questa rara e preziosa categoria di opere d’arte necessarie. Disponibile da oggi, venerdì 4 settembre 2026, in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale per l’etichetta Tropicana Music Label (con edizioni curate da Red&Blue Music Relations e distribuzione affidata ad ADA Music Italy), il brano si presenta come un viaggio senza sconti all’interno del profondo travaglio interiore di un uomo comune, smarrito nei meandri della propria mente.

Fittipaldi, polistrumentista lucano con trent’anni di solida e silenziosa gavetta alle spalle, firma qui un autentico manifesto della fragilità contemporanea. Il brano esplora infatti il dramma della disconnessione dalla realtà e dell’angoscia esistenziale. Il protagonista della canzone vive una quotidianità scandita da una routine pesante, quasi un incubo a occhi aperti fatto di gesti autodistruttivi e di un senso costante di isolamento dal mondo. Eppure, in questa oscurità profonda, emerge la figura silenziosa e salvifica di una donna al suo fianco: uno specchio d’amore pulito, una presenza consapevole che osserva un cuore spezzato senza mai giudicarlo, ricordandogli che sotto quel torpore c’è ancora un brivido di vita che aspetta solo di essere liberato.

La musica dell’ansia: un arrangiamento che toglie il respiro prima dell’esplosione

Anche sul piano puramente musicale, l’arrangiamento del pezzo — magistralmente curato da Francesco Procacci e Andrea Allocca (Kate Academy Roma) — ricalca fedelmente questo doloroso percorso psicologico. Il brano parte in modo minimale, soffocato, quasi trattenuto, riproducendo perfettamente quella morsa fisica sul petto tipica degli attacchi d’ansia. La tensione accumulata nei versi cresce battito dopo battito, fino ad esplodere nel ritornello, un momento liberatorio in cui la rabbia lascia il posto a un disperato e autentico grido di libertà, amplificando l’impatto emotivo di un’anima ferita che cerca disperatamente di tornare a respirare.

«”Platone” è la fotografia di una gabbia invisibile, quella che ci costruiamo da soli quando la mente diventa il nostro peggior nemico», spiega con intensa sincerità il cantautore di San Severino Lucano, svelando la genesi del pezzo. «Ho voluto raccontare la sensazione di sentirsi estranei alla propria vita. In questo scenario, la figura femminile è uno specchio: qualcuno che guarda le tue ferite in silenzio, ricordandoti che c’è ancora qualcosa di vivo. Anche la musica doveva parlare la stessa lingua: l’inizio è soffocato, poi la tensione sale fino a quando il ritornello non esplode in un autentico grido, la voglia di tornare a sentire quel brivido che ci fa capire di essere ancora vivi».

Un piano sequenza sul ciglio del baratro: il videoclip sul Monte Pollino

Ad accompagnare il brano c’è un videoclip ufficiale di sconvolgente impatto visivo ed emotivo, anch’esso rilasciato in questa fatidica giornata del 4 settembre. Girato interamente in un unico, vertiginoso piano sequenza sulle maestose e incontaminate vette del Monte Pollino, il video diventa la metafora perfetta della vita vissuta senza tagli, senza finzioni e senza filtri protettivi. La macchina da presa stringe su Gioacchino, immobile sul ciglio della montagna, mentre alle sue spalle si apre il vuoto assoluto: una rappresentazione plastica e spaventosa del rischio, del coraggio e della vertigine intrinseca che accompagna ogni nostra scelta di libertà.

Per Fittipaldi — cresciuto studiando chitarra in primis (ma anche percussioni e pianoforte) al Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza e influenzato tanto dal rock monumentale di Pink Floyd e Metallica quanto dalla profondità cantautorale di Fabrizio De André e Francesco Guccini — questo brano rappresenta un’ulteriore evoluzione dopo il successo dei precedenti singoli come “Rubata a Dio”, “Il boschetto alla rovescia” e il toccante “Frammenti”, nato da un doloroso lutto personale. Rimanendo fedele alle sue radici, il cantautore rifiuta le lusinghe delle grandi metropoli per continuare a creare dal suo borgo d’origine, dimostrando che è proprio scavando nelle proprie radici territoriali che si scopre l’orizzonte infinito della coscienza umana. “Platone” è qui per ricordarcelo: guarire dalla prigione della mente è possibile, basta avere il coraggio di ascoltare quel brivido antico che ci scorre ancora sottopelle.

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