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MOSTRA FOTOGRAFICA “WILD ROUTES. THE ROME EXHIBITION” DI CLAUDIO VIEZZOLI. DOMENICA 10 MAGGIO ALLE ORE 17.30. TEATRO VILLA PAMPHILJ, ROMA

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Redazione-  L’esposizione raccoglie una selezione di scatti realizzati durante viaggi in Africa, Asia e Sud America, in luoghi ricchi di vita e di spazi aperti, dove il selvaggio non è ancora stato completamente recintato. La mostra intreccia natura, memoria e fragilità degli ecosistemi e sostiene un progetto ambientale e sociale promosso dal CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli, organizzazione italiana della società civile attiva in oltre trenta Paesi in via di sviluppo), a favore di sette comunità rurali della provincia di Esmeraldas, in Ecuador, impegnate nella tutela delle mangrovie. Dopo Londra, quella di Roma è la seconda tappa espositiva del progetto. L’ingresso è gratuito e la mostra è visitabile durante gli orari di apertura del teatro, dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00 fino al 20 maggio 2026 (salvo attività in corso nella sala espositiva).

“Questa mostra riunisce una piccola selezione di fotografie tratte dai miei viaggi in Africa, Asia e Sud America. Sono state scattate in Botswana, Namibia, Zambia, Kenya, Sudafrica, Brasile e India: luoghi ricchi di vita e di spazi aperti, dove il selvaggio non è ancora stato completamente recintato. Sono Paesi che hanno scelto, almeno per ora, di proteggere parti della terra per gli animali e per coloro che li cercano.

Per selezionare le poche immagini esposte sono partito da migliaia di fotografie, decisamente troppe, e le ho progressivamente ridotte, lasciandone andare una alla volta. Ciò che rimane sono le immagini che per me erano vive: quelle capaci di riportarmi all’istante in cui ho premuto l’otturatore e che possono esistere nello spazio limitato di un teatro, pur continuando a suggerire praterie sconfinate, foreste e savane.

Ogni fotografia appartiene a un momento preciso nel tempo: quando il sole esplodeva o svaniva, quando la luna era nuova o piena, quando l’aria era immobile o mossa dal vento. Ricordo il calore che saliva dalla pietra, l’odore della salvia selvatica e dell’erba bagnata, la dolcezza pungente dello sterco di elefante. Il ronzio basso delle mosche, la risata delle iene e, talvolta, un silenzio lungo e ininterrotto che fa rabbrividire la pelle. Nessuna fotografia può contenere tutto questo: il miscuglio di suoni, odori, calore e distanza. Nessuna lente, per quanto raffinata, può eguagliare ciò che l’occhio umano fa con naturalezza: cogliere il più piccolo movimento mantenendo allo stesso tempo l’intero orizzonte. Regolo angoli e luce, lavoro sul delicato equilibrio tra tempo di scatto e apertura, ISO e compensazione, sapendo che nessuna fotografia sarà mai completa. Forse è proprio questa incompletezza a darle significato.

Viaggiare in questi paesaggi in presenza di animali selvatici significa percepire, quasi fisicamente, il nostro posto nel mondo. L’esperienza spoglia dalle illusioni. Ci ricorda quanto siamo piccoli, quanto breve sia il nostro tempo e quanto il mondo resti miracoloso nonostante noi. Ho avuto la fortuna di trascorrere del tempo in luoghi di straordinaria bellezza e al tempo stesso di estrema fragilità. Essi hanno bisogno di protezione, di sostenitori appassionati, di tempo per recuperare dalle catastrofi ecologiche, di azioni concrete per difenderli e consegnarli alle generazioni future come un patrimonio insostituibile.

È per questo che ho deciso di collaborare con il Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (CISP), un’organizzazione italiana della società civile attiva in oltre trenta Paesi in via di sviluppo, e di mettere a disposizione le mie fotografie naturalistiche come segno di impegno ambientale per sostenere migliaia di giovani e donne adulte di sette comunità rurali della provincia di Esmeraldas, in Ecuador: villaggi senza strade e senza alternative, persi nel labirinto verde delle mangrovie.

Non parlano di povertà, sebbene essa segni le loro vite quotidiane, ma di appartenenza: si definiscono guardiani delle mangrovie, come se la sopravvivenza stessa fosse una forma di custodia. Qui la povertà è una condizione antica, la violenza una presenza costante, le istituzioni un’eco lontana. Le famiglie, in gran parte di origine afrodiscendente, vivono di ciò che il mare concede: pesca artigianale, molluschi raccolti a mani nude. Ma il mare si ritrae, il pesce scompare, e anche la piccola vongola scura, la concha negra, che le donne cercano immerse nel fango nero delle mangrovie, comincia a scarseggiare, come se la terra stessa stesse chiudendo i pugni.

Hanno bisogno di sostegno in questo loro compito silenzioso: proteggere l’ecosistema marino-costiero, creare zone di riproduzione per molluschi e specie acquatiche, strappare la plastica alle maree e restituirla a un ciclo utile, immaginare un’economia che non distrugga ciò da cui dipende. È un lavoro lento, quasi nomade, che unisce la tutela dell’ambiente alla dignità del vivere e alla possibilità, rara ma necessaria, di una pace che nasca dal rispetto della terra. Tutti i profitti della mostra saranno devoluti al progetto a sostegno delle comunità della provincia di Esmeraldas, in Ecuador.

Dopo quella di Londra, questa è la mia seconda mostra, e ancora una volta la sfida più grande non è stata tecnica, ma mentale. Ho dovuto compiere una transizione profonda: da fotografo a narratore. E non è la stessa cosa. Come fotografi siamo immersi nell’istante dello scatto. Giochiamo d’azzardo con la luce, con il tempo, con i movimenti dell’animale. Raccontare attraverso una mostra, invece, richiede di uscire da quell’istante. Bisogna creare un ponte tra chi guarda e chi ha guardato per primo. Questa seconda mostra mi permette di continuare il viaggio.” Claudio Viezzoli

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direzione artistica Veronica Olmi
ufficio stampa – Fabiana Manuelli

Teatro Villa Pamphilj Largo 3 giugno 1849 | 00164 Roma

(ingresso Via di San Pancrazio 10 – P.zza S. Pancrazio 9/a)
Orari segreteria: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18 – tel 06 5814176   – scuderieteatrali@gmail.com
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RAIPLAY SOUND CONQUISTA IL SALONE DEL LIBRO: L’AVANGUARDIA DELL’AUDIO RACCONTA IL FUTURO, TRA IA E MISTERI

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, la Rai ha svelato la nuova offerta podcast: un viaggio che spazia dall’intelligenza artificiale ai misteri ufologici, esplorando l’identità umana attraverso la voce e la spiritualità

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Redazione-  Nel cuore pulsante del Salone Internazionale del Libro di Torino, la parola scritta ha lasciato spazio… all’ascolto. Giovedì 14 maggio, lo spazio Rai si è trasformato in un laboratorio creativo per presentare i nuovi podcast original di RaiPlay Sound, una piattaforma che conferma la sua vocazione di avanguardia editoriale. A guidare il pubblico in questo viaggio tra i nuovi linguaggi sonori sono stati il direttore di Rai Radio Digitali Specializzate e Podcast, Gianfranco Zinzilli, e il moderatore Andrea Borgnino, che hanno delineato i contorni di una stagione creativa ambiziosa e fuori dagli schemi.

Umanoide versus Gol-IA: l’uomo al centro della rivoluzione

Il primo protagonista della giornata è stato “Umanoide versus Gol-IA”, scritto e condotto da Manuela Grippi. Più che un semplice podcast, un vero e proprio atto di resistenza: il progetto affronta con ironia e profondità le inquietudini poste dall’intelligenza artificiale. Durante la presentazione, un dialogo in tempo reale con una IA ha messo in luce una verità fondamentale: la tecnologia non deve essere temuta come sostituta, ma governata come strumento.

Gianfranco Zinzilli ha ribadito un concetto chiave: l’irripetibilità del vissuto umano. «L’intelligenza artificiale non potrà mai provare le emozioni di un ballerino al debutto o di un conduttore al debutto davanti al microfono», ha spiegato il direttore, ricordando con una nota di colore che, spesso, sono proprio gli errori e l’imprevedibilità umana – come nel caso della fortunata nascita dell’Amarone – a generare le innovazioni più straordinarie.

Dal mistero alieno al potere della voce

La narrazione si fa poi avvincente con “Il Caso UFO”, una serie fiction firmata da Luca Manzi e interpretata da Julian Borghesan e Francesca Tessitore. È un “meta-podcast” che ripercorre le cronache misteriose degli avvistamenti in Italia tra gli anni Sessanta e i Duemila, seguendo le indagini di un podcaster immerso tra verità nascoste e suggestioni collettive. Un genere che vanta un pubblico affezionato e che RaiPlay Sound declina con una cifra narrativa di alto livello cinematico.

Il registro cambia radicalmente con “Voice Art”, il podcast curato da Pino Insegno e Alessia Navarro. Qui l’attenzione si sposta sul primo, ancestrale strumento di comunicazione: la voce. Non solo vibrazione sonora, ma specchio dell’identità, della memoria e delle emozioni. Un percorso che invita l’ascoltatore a riscoprire la fisicità della parola prima ancora che essa diventi linguaggio.

Oltre il visibile: la spiritualità moderna

A chiudere il cerchio delle novità è “Spiritual Hub – Viaggio oltre il visibile”, un podcast firmato da Arianna Biagi, Elisabetta Lupano e Federica Mura. Il progetto si inserisce nel solco del crescente interesse contemporaneo per la spiritualità “laica” e profonda: dalla meditazione ai percorsi di crescita interiore, fino al legame con ciò che sfugge alla percezione razionale. È una riflessione che intercetta il bisogno moderno di ritrovare un equilibrio tra la frenesia del digitale e il silenzio interiore.

Verso un nuovo modo di ascoltare

L’offerta di RaiPlay Sound si conferma dunque come un ecosistema in continua evoluzione, capace di intercettare lo spirito del tempo. Che si tratti di domare la complessità dell’intelligenza artificiale o di indagare le pieghe invisibili dell’anima, la missione della Rai appare chiara: utilizzare l’audio non solo come intrattenimento, ma come strumento di analisi, ricerca e sperimentazione narrativa.

Con questi titoli, la piattaforma audio della Rai non offre solo storie da ascoltare, ma invita a una riflessione sul presente. L’appuntamento per gli ascoltatori è su RaiPlay Sound, dove i nuovi podcast saranno disponibili nei prossimi mesi, pronti a trasformare un semplice flusso di bit in un’esperienza sensoriale e intellettiva unica.

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MODICA – L’ANTICO BISCOTTO DOLCE CON RIPIENO DI CARNE, NPANATIGGHI

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Redazione- Modica c’è un biscotto al cioccolato con la carne dentro. Non è un errore.
Si chiama ‘mpanatigghiu, e se ne ordini uno in pasticceria senza sapere cosa contiene, al primo morso ti fermi. Poi guardi il biscotto. Poi lo riguardi.
Siamo a Modica, provincia di Ragusa, XVI secolo. La Sicilia è sotto la dominazione spagnola e il nome lo tradisce già: ‘mpanatigghi viene dall’iberico empanadillas, piccoli fagottini ripieni. Gli spagnoli portano in Sicilia l’abitudine di mescolare carne e cacao — una combo che arrivava dritta dalle Americhe — e qualcuno a Modica la trasforma in qualcosa di molto più sottile.
La leggenda dice che furono le monache benedettine di un convento modicano a inventare la versione definitiva. I confratelli predicatori sostenevano giornate estenuanti di predica durante la Quaresima, con digiuni severi. Le suore erano preoccupate per la loro salute. Così pensarono a una soluzione.
Nascosero la carne nel dolce.
Ripieno: carne di vitello tritata finissima, mandorle abbrustolite, cioccolato fondente, cannella, chiodi di garofano. L’esterno: un guscio di pasta friabile, forma a mezzaluna, sigillato sui bordi. Da fuori sembra un biscotto. Da dentro è un pasto completo camuffato da dessert.
E qui viene il punto che cambia tutto: il cioccolato, nel XVI secolo, era classificato come alimento “di magro”. La Chiesa lo permetteva anche nei giorni di digiuno. Tecnicamente, chi mordeva un ‘mpanatigghiu stava mangiando un dolce, non carne. Il ripieno proteico era invisibile alla regola ecclesiastica — o almeno così ragionavano le monache.
Spoiler: il trucco funzionò.
Leonardo Sciascia li definì “biscotti da viaggio”: compatti, nutrienti, a lunga conservazione. Li portavano i pellegrini, i nobili in transito verso Palermo, i funzionari della Contea di Modica. Una proto-barretta energetica del Cinquecento, con dentro un escamotage teologico.
Oggi la ricetta originale è custodita da pochissimi maestri pasticcieri modicani. Le versioni pubblicate sui libri di cucina, dicono gli artigiani locali, non rispettano necessariamente la formula tramandata. Il cioccolato di Modica ha già ottenuto il marchio IGP. Gli ‘mpanatigghi aspettano ancora.
Un dolce al cioccolato che contiene carne, nato per imbrogliare il digiuno, sopravvissuto a cinque secoli. Modica li vende ancora in pasticceria, accanto ai cornetti.
In breve:
Gli ‘mpanatigghi sono biscotti modicani del XVI secolo con carne di vitello nascosta nel cioccolato.
Furono probabilmente inventati da monache benedettine per sfamare i predicatori durante la Quaresima, sfruttando il fatto che il cioccolato era classificato come cibo ‘di magro’.
Il nome viene dallo spagnolo ‘empanadillas’ e la ricetta originale è ancora oggi custodita segretamente da pochi artigiani di Modica.
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UNA DOMANDA. UNA STORIA. CON MYLÈNE BESANÇON!

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Redazione-  Mylène Besançon incarna uno stile di vita sano, un’energia da donna d’affari, una comunicazione diplomatica, la ricchezza generazionale e un profondo amore familiare, il tutto radicato nell’integrità. Questa donna, connessa alla saggezza antica e capace di navigare tra culture contemporanee, è anche in procinto di iniziare le pratiche amministrative per prendere il cognome del marito, Erhardt.

D: C’è mai stata una direzione professionale diversa che ha seriamente pensato di intraprendere?

R: Dopo il diploma di scuola superiore e durante i miei studi universitari per la laurea triennale, ero attratta dall’idea di lavorare per un’organizzazione che contribuisce alla preservazione e alla protezione della costa della Costa Azzurra, dove sono nata e cresciuta.

Ringraziamo i nostri lettori per la visita e all’intervistata per la sua collaborazione, e vi auguriamo uno splendido 2026. Con delicatezza e curiosità, vi invitiamo a scoprire il canale YouTube (De Travel Experiences) della nostra bellissima intervistata dopo il conseguimento del suo MBA, per immergervi nel suo universo e nelle sue esperienze. Per i visitatori la cui lingua madre è il francese o l’inglese, una traduzione è disponibile qui sotto. Condividere questo articolo, “Una Domanda. Una Storia. Con Mylène Besançon!”, con la famiglia e gli amici è fortemente incoraggiato per sostenere la nostra rivista.

Photograph by GUILLAUME LECHAT — All credits to MYLÈNE BESANÇON.

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