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PRESENTATA OGGI LA V EDIZIONE DEL SEGESTA TEATRO FESTIVAL, CHE SI TERRÀ DAL 29 LUGLIO AL 30 AGOSTO 2026 NEL PARCO ARCHEOLOGICO DI SEGESTA (TP) CON LA DIREZIONE ARTISTICA CLAUDIO COLLOVÀ

Un presidio di bellezza contro il fragore della guerra:
torna il Segesta Teatro Festival tra teatro, musica, danza
e visioni contemporanee nel Parco Archeologico di Segesta

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PRESENTATA OGGI LA V EDIZIONE DEL SEGESTA TEATRO FESTIVAL, CHE SI TERRÀ DAL 29 LUGLIO AL 30 AGOSTO 2026 NEL PARCO ARCHEOLOGICO DI SEGESTA (TP) CON LA DIREZIONE ARTISTICA CLAUDIO COLLOVÀ

Redazione-  Dal 29 luglio al 30 agosto 2026 torna il Segesta Teatro Festival, giunto alla V edizione, con la direzione artistica di Claudio Collovà: teatro, musica, danza e visioni contemporanee, all’alba e al tramonto, spettacoli site specific sull’osservazione delle stelle e laboratori a tema gratuiti, animeranno lo straordinario scenario storico e naturale del Parco Archeologico di Segesta (Tp), diretto da Luigi Biondo.

 

In un tempo segnato dal ritorno dei conflitti e dal rumore assordante delle armi, il Festival sceglie ancora una volta di affidare al teatro, alla musica e alla danza il compito di leggere il presente attraverso la memoria dell’antico. Le pietre millenarie del Teatro Antico, che nella sua cavea ospita danza e teatro (fino a 1.200 spettatori) e del Tempio (fino a 800 posti), dedicato alla musica e concerti, diventano così il luogo di un rito collettivo, in cui la bellezza non è evasione, ma atto di resistenza culturale, spazio di pensiero e possibilità di pace.

Il Festival, cresciuto di anno in anno registrando tanti sold out e una presenza di spettatori sempre maggiore, è riconosciuto dalla Regione Siciliana tra le manifestazioni di grande richiamo turistico e culturale, sostenuto dal MiC – Ministero della Cultura e promosso dal Parco Archeologico di Segesta.

Molti i protagonisti di fama nazionale e  internazionale nella V edizione: Lella Costa, Gianmarco Carroccia, Arianna Scommegna, Sergio Maifredi, Luciana Di Bella, Massimiliano Pace, U-Theatre, Tarab Dance, Manuela Kustermann, Roberto Latini, Marcello Barrale, Alfredo Giammanco, Roberta Pisu e arcis_collective, Avion Travel, Moni Ovadia, Mario Incudine, Dardust, Gabriele Vacis e PoEM, Alessio Alessandra Band, Zoukak Collective, Tamuna, Dario Battaglia, New Folk Ensemble, Kataklò Athletic Dance Theatre, Maddalena Crippa, insieme agli artisti e alle compagnie coinvolte nei laboratori esperienziali.

La programmazione della sezione teatro di questa V edizione torna alla sua funzione originaria: un rito collettivo di catarsi e riflessione. Torna ad abitare lo spazio scenico come un organismo vivo, capace di dare voce ai dilemmi dell’uomo contemporaneo attraverso la forza del mito e della parola d’autore. L’indagine profonda sull’assurdità della guerra è affidata a voci femminili che fanno risuonare l’antico con la forza, purtroppo brutale, dei giorni nostri.

Dopo l’anteprima Festival del 26 luglio con L’Arca di Noè – la diversità va in scena, in prima nazionale, produzione dell’Associazione di Promozione Sociale La Bella Compagnia, rilettura brillante e corale del racconto biblico del Diluvio, tra ironia, leggerezza e riflessione sui vizi dell’umanità, il Festival apre con Lisistrata di Aristofane, dal 29 al 31 luglio (Teatro Antico), che trova nell’ironia civile di Lella Costa, diretta da Serena Sinigaglia, una nuova, graffiante urgenza. Una commedia antica e ferocemente attuale. Lella Costa, icona del teatro d’impegno, trasforma lo sciopero del sesso in un manifesto di disobbedienza civile, ricordandoci che la pace è spesso una conquista che nasce dal rifiuto radicale della violenza.

Il dolore dei vinti, invece, rivive nell’Ecuba di Euripide (1 e 2 agosto al Teatro Antico), con la regia di Sergio Maifredi e le musiche originali di Mario Incudine, interpretata da Arianna Scommegna, attrice pluripremiata per la sua intensità emotiva, che incarna qui tutte le madri e le profughe che oggi gridano contro l’orrore delle deportazioni. Accanto a lei, la maestosità di Maddalena Crippa, una delle massime interpreti della scena europea, dà voce a un Agamennone (29 e 30 agosto, al Teatro Antico), con la riscrittura di Fabrizio Sinisi da Eschilo che scava nei labirinti del potere. In ogni conflitto, il corpo delle donne è il primo territorio di conquista; le attrici ospiti di questa edizione lo trasformano in un presidio di verità etica contro la ferocia dei capi.

Il dialogo tra legge morale e legge dello Stato si fa scontro fisico nell’Antigone di Jean Anouilh, portata in scena dalla visione d’avanguardia di Roberto Latini e Manuela Kustermann (dall’8 al 10 agosto, al Teatro Antico). Quest’opera, nata sotto l’occupazione nazista, risuona oggi come un monito contro ogni oppressione. Latini, maestro della composizione poetica, e la Kustermann, storica musa della ricerca teatrale, ci interrogano sul prezzo della coerenza individuale in un mondo di regimi che soffocano il dissenso.

Allo stesso modo, Le Supplici di Eschilo (15 e 16 agosto al Teatro Antico), dirette e interpretate da Moni Ovadia e Mario Incudine, trasformano il coro greco in un appello universale. La parola di Ovadia, da sempre impegnato nel dialogo interculturale, si intreccia alle musiche di Incudine per ricordarci che nessuno è straniero davanti al mare e che il dovere dell’asilo è sacro oggi come duemila anni fa.

Il tema della giustizia che spezza la catena della vendetta è invece affidato all’Oreste di Euripide, interpretato da una compagnia under 35 diretta da Dario Battaglia (22 e 23 agosto al Teatro Antico), una scelta che pone ai giovani artisti la domanda cruciale su quale eredità di pace stiamo lasciando alle nuove generazioni.

Segesta è anche un cantiere di futuro e di contaminazione internazionale. Quest’anno il Festival stringe un legame speciale con la città di Gibellina, Capitale dell’Arte Contemporanea 2026. Ospiterà in prima nazionale il collettivo libanese Zoukak Collective con il progetto Traces of Rupture (Tracce della rottura), il 20 agosto al Teatro Antico. Frutto di una residenza artistica, questa performance esplora la storia stratificata del territorio e le esperienze degli abitanti, unendo idealmente le ferite e le rinascite del Libano a quelle del Belice. È un atto creativo che trasforma le cicatrici della storia in un linguaggio comune di resilienza.

In questa ricerca si inserisce il magistero di Gabriele Vacis con la compagnia PoEM (Potenziali Evocati Multimediali) attraverso la Trilogia dei Vangeli (17-18 agosto al Teatro Antico), percorso teatrale under 35 che attraversa spiritualità, parola e contemporaneità e la Meditazione sul tempo, Consapevolezza dell’attimo (18 agosto al Teatro Antico all’alba), da Dino Buzzati a Tchouang Tseu: una riflessione sul tempo, sul viaggio e sul mistero dell’esistenza.

Lo sguardo del Festival si volge verso l’alto per cercare risposte nell’immensità del cosmo. Con i progetti curati da Marcello Barrale e Alfredo Giammanco, la scienza si fa narrazione teatrale d’eccezione. La “nostra” storia dell’universo (prima nazionale) intreccia miti celesti, proiezioni astronomiche e musica live-electronics (10 agosto al Tempio), offrendo una prospettiva cosmica alle nostre fatiche terrene. Il viaggio culmina in Stelle sopra il Tempio (12 agosto al Tempio), dove le osservazioni guidate dagli esperti del Planetario di Palermo ci ricordano che, sopra i conflitti degli uomini, brilla un universo che da millenni attende solo di essere compreso e rispettato.

Il Festival celebra anche la musica, la grande canzone d’autore, attraverso percorsi di valorizzazione e riscoperta. Gianmarco Carroccia, nel suo viaggio Emozioni (31 luglio, al Tempio), restituisce l’essenza pura del sodalizio tra Mogol e Battisti, trasformando la musica in un patrimonio condiviso.

In una direzione più intima e teatrale, la Alessio Alessandra Band con Canzoni raccontate (19 agosto, al Tempio) si riallaccia alla tradizione del teatro canzone di Gaber, fondendo narrazione e impegno sociale.

Un momento di profonda identità siciliana è rappresentato dal tributo a Rosa Balistreri proposto, in prima nazionale, dal New Folk Ensemble in Rosa, la voix d’un peuple (26 agosto al Tempio): un Hörspiel che celebra la “voce del Sud”. Attraverso il recupero della sua voce roca e viscerale, la musica diventa un atto di resistenza culturale, una rivendicazione della sicilianità come radice profonda capace di parlare a ogni epoca.

L’apertura verso l’Oriente e le radici etniche sono uno dei pilastri di questa edizione, riaffermando il ruolo storico della Sicilia come ponte culturale tra Oriente e Occidente. La storica compagnia taiwanese U-Theatre porta a Segesta Sword of Wisdom (5 e 6 agosto, al Teatro Antico), una performance rituale dove la danza si fonde con le arti marziali e il drumming ritmico. Il movimento del guerriero, che affronta e attraversa le proprie paure sul palco, diventa una preghiera laica di rara potenza. È una danza rigorosa e solenne, capace di risuonare con la sacralità del Tempio e di offrire al pubblico un’esperienza di profonda catarsi.

Questo scambio prosegue con la prima nazionale di Tarab Dance, Afro Anatolian Tales (7 agosto, al Tempio, in prima nazionale), che intreccia i ritmi della Via della Seta con sonorità moderne.

La ricerca etnomusicologica si fa poi nenia ancestrale con Lullaby di Luciana di Bella e Massimiliano Pace (4 agosto al Tempio), un lavoro profondo sul concetto universale di ninna nanna.

All’alba del 16 agosto, al Teatro Antico, la contemporaneità trova spazio nelle visioni pianistiche di Dardust con il suo Urban Impressionism, dove la formazione classica incontra la contaminazione digitale, e nell’energia “Woodrock” dei Tamuna (21 agosto, al Tempio) con l’album Ulysse, nuovo capitolo della loro storia musicale, tra tradizione popolare siciliana, contaminazioni pop, reggae, richiami gitani e sonorità british. Apertura affidata alla giovane Noa.

Infine, il Festival accoglie figure iconiche della musica italiana: gli Avion Travel 1980 con l’Opplà Tour (14 agosto, al Tempio), un viaggio raffinato tra i brani più ambiziosi del loro repertorio.

Al Segesta Teatro Festival arriva anche la grande danza, che si spoglia della sua funzione puramente estetica per farsi linguaggio primordiale, dialogo fisico tra l’immobilità della pietra e il dinamismo del presente. La programmazione dedicata di questa V edizione esplora i confini dell’umano attraverso tre visioni potenti, che spaziano dalla riflessione tecnologica alla sacralità del gesto, fino all’eccellenza della danza atletica internazionale. Dalle sfide tecnologiche alla maestria acrobatica, fino al movimento rituale, la danza a Segesta quest’anno celebra il corpo come ponte inesauribile tra la storia e il futuro.

Il cuore pulsante di questa sezione è rappresentato dal ritorno in Sicilia dei Kataklò Athletic Dance Theatre (27 agosto, al Teatro Antico), un’eccellenza italiana ammirata in tutto il mondo che ritrova nelle pietre antiche dell’isola la sua casa ideale. Con Seasons – oltre le Stagioni, la visionaria Giulia Staccioli ci regala un saggio della sua inesauribile maestria coreografica. Questo spettacolo, nato dal trionfale debutto nei grandi teatri antichi di Taormina e Siracusa, si evolve ora in una forma capace di abitare l’orchestra del Teatro Antico, esaltandone ogni prospettiva. In attesa del trentesimo anniversario della compagnia, i Kataklò riportano a Segesta quella fusione perfetta tra forza atletica e poesia gestuale, trasformando i danzatori in vere e proprie architetture viventi che sembrano sfidare la gravità e il tempo.

In un suggestivo contrasto con la classicità del luogo, Roberta Pisu e arcis_collective portano in scena K.I.ND of Human (11 agosto, al Teatro Antico), una performance che proietta il festival verso il futuro. Attraverso il dialogo tra quattro danzatori e quattro musicisti, l’opera indaga il rapporto complesso tra l’umanità e l’Intelligenza Artificiale. Già presentata con successo a Monaco di Baviera, questa coreografia scava nel paradosso di una tecnologia potente ma priva della consapevolezza della morte, ricordandoci, proprio in un luogo eterno come Segesta, quanto la fragilità e il limite siano l’essenza stessa dell’essere umano.

A completare questo trittico di eccellenza è la compagnia taiwanese U-Theatre con Sword of Wisdom (La spada della Saggezza), in scena il 5 e il 6 agosto al Teatro Antico.

Il Segesta Teatro Festival apre le sue porte, come ogni anno, alla partecipazione diretta con una sezione dedicata ai laboratori esperienziali, pensati come momenti di connessione profonda tra l’individuo, l’arte e la natura sacra del sito. L’accesso a questi appuntamenti, tre dei quali saranno ospitati al Castello di Salemi, è completamente gratuito, sottolineando la volontà del Festival di essere uno spazio di condivisione inclusivo e rigenerativo. I laboratori rappresentano un’occasione unica per vivere Segesta non solo come spettatori, ma come protagonisti di un processo di risveglio sensoriale e interiore.

Si parte il 3 agosto con Barbara Lucarini che condurrà L’universo tattile e cutaneo. Dalla pelle al pensiero: i partecipanti sono invitati a un’esplorazione libera del movimento, trasformando le proprie propensioni naturali in espressione artistica e pensiero.

Il 10 agosto l’incontro guidato da Stefano Maltese e Alessandra Luberti, Movimento e vibrazioni sonore, fonde il ritmo del tamburo sciamanico con la frequenza di gong e campane tibetane, sciogliendo le tensioni e riequilibrando il sistema nervoso in un fluire armonico tra corpo e suono.

Il 17 agosto, al Tempio, Simona Lisi conduce Dalle cellule al cielo, un viaggio somatico che parte dalla microstruttura cellulare e dalla respirazione per nutrire l’autenticità del gesto e la relazione consapevole con lo spazio circostante.

Il 24 agosto il Centro di Cultura Rishi presenterà Lo Yoga della Cultura dei Rishi. Il laboratorio propone un’immersione nello Yoga della Cultura dei Rishi, un percorso di armonizzazione tra corpo, mente ed energia basato sulla sapienza della respirazione consapevole e dell’integrazione fisica.

 

“Appuntamento tra i più attesi – ha detto l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – giunto alla sua quinta edizione, sotto la direzione di Claudio Collovà, il Festival di Segesta continua a regalare emozioni e a registrare una crescente partecipazione di pubblico, confermandosi un punto di riferimento nel panorama culturale siciliano. La nuova stagione valorizza in modo significativo l’eredità della Magna Grecia, con un mese di programmazione di qualità che riporta teatro, danza e musica nel cuore di uno dei luoghi più simbolici dell’isola. Segesta torna così al centro dell’offerta culturale regionale, con iniziative importanti e accessibili che rendono il Festival sempre più vivo e attrattivo”.

 

«Parole antiche per pensieri nuovi: ecco come potremmo riassumere l’identità delle proposte del Segesta Teatro Festival che torna con il suo programma ricco di eventi dedicati alla recitazione, alla musica ed alla danza – dichiara Mario La Rocca, dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali e Identità Siciliana. La Sicilia delle aree archeologiche e degli spettacoli dal vivo va in scena per mostrare i suoi valori culturali più alti presentando nuove esperienze a confronto. L’arte, nel rispetto della memoria, ha il compito di leggere il futuro in un percorso di rimando che dalla storia ci conduca al quotidiano. Una funzione nuova che deve aiutare tutti ad una comprensione di epoche e saperi trascorsi».

 

«Il Segesta Teatro Festival torna ad animare i luoghi della memoria abitati da tanti popoli che hanno vissuto la Sicilia Occidentale in guerra o in pace dichiara Luigi Biondo, direttore del Parco Archeologico di Segesta – La nostra formula è quella di proporre un presente che ricordi il secolare passato senza trascurare la costruzione di un futuro che deve essere carico di forze positive e di progettualità̀. La nostra storia ci insegna da sempre ad apprezzare tutto quello che ci viene messo a disposizione partendo dagli oggetti materiali che possediamo, dalle esperienze che ci vengono concesse. Noi siciliani dovremmo vivere in connessione con quello che ci circonda cercando di apprezzare il valore di un tramonto, la forza del vento, la luce accecante che ci avvolge».

 

“In un tempo che sembra aver smarrito la bussola dell’umanità, scegliere di sedersi tra queste pietre millenarie non è solo un atto culturale, ma una dichiarazione d’amore per la vita – dichiara Claudio Collovà, direttore artistico del Segesta Teatro Festival – Abbiamo immaginato questo programma, come ogni anno, come un abbraccio multidisciplinare: un luogo dove il teatro, la musica e la danza non si limitano a esistere, ma resistono, offrendo riparo al pensiero e nutrimento allo spirito. Attraverso le narrazioni epiche del teatro, la vibrazione spirituale della musica, la potenza vitale della danza e la consapevolezza profonda dei laboratori, il Festival invita il pubblico a riscoprire ciò che ci rende profondamente umani: la capacità di creare, di ascoltare e di accogliere l’altro. Il mio invito è quello di abbandonarvi completamente all’esperienza: lasciate che il vento tra le colonne del Tempio e il respiro del Teatro Antico diventino parte del vostro ascolto. Vi invitiamo a vivere questa esperienza non solo come spettatori, ma come testimoni di un rito collettivo».

 

L’impegno per la costruzione della stagione per il Segesta Teatro Festival segue in modo parallelo le tante attività che il Parco propone ai suoi visitatori che debbono essere ricerca nuova dello spazio, della luce e della memoria. “Cum grano salis” è un percorso progettuale che tende a recuperare il valore dell’agricoltura e della coltivazione del grano, attività primaria dei nostri antenati. Oltre 5 ettari delle zolle brune ai piedi della collina, ai piedi della collina del teatro, hanno accolto semi di grani antichi che germogliando produrranno buon frutto, diventeranno farina e poi pasta trafilata nelle forme tradizionali della cucina siciliana.

Un altro obiettivo delle attività del Parco è rendere contemporaneo tutto quello che è antichissimo. Ecco allora la produzione di un numero speciale del celebre fumetto Diabolik, ambientato presso il Parco con una storia avvincente esclusiva: un furto di reperti archeologici preziosi. Per la prima volta il celebre ladro immaginario, disegnato da Osamu Tezuka, rivolge le sue geniali azioni criminali all’archeologia. Un modo curioso, originale e divertente per leggere espressioni artistiche moderne e legarle alla storia millenaria dei nostri siti culturali.

 

Info e Biglietti Segesta Teatro Festival

 

Le prevendite saranno aperte per tutti gli spettacoli in programma sul sito del Segesta Teatro Festival (segestateatrofestival.com – Biglietteria Segesta Teatro Festival), sul circuito vivaticket.com, sul sito coopculture.it, con possibilità di abbonamenti e riduzioni.

Gli spettacoli teatrali al Teatro Antico avranno inizio alle ore 19.30; gli spettacoli di danza al Teatro Antico alle ore 20.00; gli spettacoli musicali al Tempio alle ore 21.30; gli spettacoli all’alba alle ore 5.00.

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L’Aquila ospita l’astronauta Paolo Nespoli per il libro di Gianfranco Totani

🚀 Il celebre astronauta Paolo Nespoli arriva a L’Aquila per presentare il volume di Gianfranco Totani dedicato al tema dell’energia: un appuntamento imperdibile tra scienza e futuro.

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#LAquila #PaoloNespoli #Scienza #Energia

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cover L'energia è tutto

L’Aquila – Il capoluogo abruzzese si prepara a vivere un pomeriggio dedicato alla scienza, alla riflessione sul futuro energetico e alla condivisione di prospettive extra-atmosferiche. Domani, martedì 30 giugno, le porte del Ridotto “Vittorio Antonellini” del Teatro Comunale di L’Aquila si apriranno alle ore 17:30 per accogliere un evento di alto profilo culturale. Protagonista dell’incontro sarà Paolo Nespoli, celebre astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che porterà in città la sua esperienza maturata tra le stelle, in occasione della presentazione del libro “Tutto è energia. L’energia è tutto”, scritto da Gianfranco Totani e pubblicato da One Group Edizioni.

Il volume, che si avvale della prestigiosa prefazione curata proprio da Nespoli, delinea una riflessione profonda sul concetto di energia, intesa non soltanto come motore tecnologico o termodinamico, ma come fondamento imprescindibile dell’esistenza umana e del progresso civile. La scelta di L’Aquila come sede per questo dibattito non appare casuale: la città, con il suo storico legame verso le eccellenze accademiche dell’Università degli Studi dell’Aquila e la vicinanza ai laboratori sotterranei del Gran Sasso, si conferma centro nevralgico della ricerca scientifica in Italia.

Una prospettiva privilegiata sullo spazio e sul futuro

La partecipazione di Paolo Nespoli rappresenta il momento di maggiore richiamo dell’evento. L’astronauta, che ha dedicato anni alla ricerca scientifica in orbita, condividerà con il pubblico aquilano le memorie delle sue missioni spaziali. Osservare il nostro pianeta da una quota di circa 400 chilometri, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ha permesso a Nespoli di maturare una visione unica sulle fragilità e sulle potenzialità della Terra. Le tematiche affrontate nel libro di Totani si intrecciano con tali esperienze, offrendo uno spunto per comprendere come l’energia sia il vero filo conduttore che unisce i processi fisici dell’universo alle sfide ambientali che la società contemporanea è chiamata ad affrontare.

Il Ridotto del Teatro Comunale, situato lungo Corso Vittorio Emanuele II, sarà teatro di un confronto che spazia dalla tecnologia alla divulgazione scientifica. La struttura, simbolo della tenacia culturale della città dopo gli eventi sismici del 2009, accoglierà non solo appassionati di spazio e tecnologia, ma anche docenti, studenti e operatori del settore energetico, creando un ponte ideale tra il sapere accademico e la narrazione diretta di chi ha visto l’umanità dall’alto.

Il parterre degli ospiti e le voci del dibattito

La presentazione, moderata dal direttore della Società Italiana della Scienza e dell’Ingegneria Davide Cavuti, vedrà la partecipazione di figure di primo piano del panorama intellettuale e imprenditoriale. Oltre all’autore Gianfranco Totani e all’astronauta Paolo Nespoli, interverranno Marzia Frattale, vicepresidente della Edilfrair S.p.A., Francesca Pompa, presidente di One Group, Paolo D’Angelo, in rappresentanza dell’ufficio stampa dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), e Enzo Chiricozzi, professore emerito dell’Università dell’Aquila.

Ciascuno dei relatori apporterà una chiave di lettura peculiare al volume: si parlerà delle nuove frontiere dell’efficienza energetica, dello sviluppo sostenibile in ambito industriale e del ruolo che le agenzie di ricerca, come l’ASI e l’ESA, occupano nel panorama internazionale. L’incontro si prefigge di stimolare il pubblico verso una maggiore consapevolezza, trasformando concetti spesso percepiti come astratti in soluzioni concrete per lo sviluppo tecnologico della regione Abruzzo.

La presenza di figure di tale caratura testimonia la capacità del capoluogo abruzzese di attrarre eventi di caratura nazionale, consolidando la propria posizione come luogo di incontro tra la cultura umanistica e quella scientifica. L’ingresso al Ridotto segue le modalità previste per gli eventi pubblici in loco, richiamando una folta partecipazione da parte della cittadinanza interessata ad approfondire come il progresso scientifico sia parte integrante del quotidiano. La serata si concluderà con un momento di confronto aperto, permettendo ai presenti di rivolgere domande all’astronauta e all’autore, in un clima di scambio intellettuale che mira al superamento dei confini tradizionali del sapere.

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Il teatro che si ascolta: Muricena Teatro porta in scena a Napoli l’inclusione sensoriale

🎭 Debutto al Campania Teatro Festival per “Dimenticata Pace”, lo spettacolo di Muricena Teatro dove gli attori non vedenti guidano il pubblico in un’esperienza sensoriale che supera la vista. Un viaggio tra mito aristofaneo e lingua napoletana all’interno del Teatro Tedér di Napoli.

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#Napoli #Teatro #CampaniaTeatroFestival #Inclusione

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Muricena Teatro

Redazione-  Napoli si prepara ad accogliere una prima nazionale di grande impatto culturale all’interno del prestigioso cartellone del Campania Teatro Festival. Il prossimo 4 luglio 2026, alle ore 20:30, il Teatro Tedér, incantevole chiesa sconsacrata trasformata in spazio di sperimentazione artistica nel cuore del capoluogo partenopeo, aprirà le sue porte per il debutto di Dimenticata Pace. Lo spettacolo, firmato da Muricena Teatro, rappresenta un caso unico nel panorama artistico italiano, essendo interpretato interamente da una compagnia di attori professionisti non vedenti e ipovedenti.

Il progetto non si limita a proporre una rappresentazione teatrale, ma mira a rovesciare il consolidato paradigma dell’inclusione: qui gli artisti con disabilità visiva non sono i destinatari di un’agevolazione, ma diventano le guide autorevoli di un percorso sensoriale alternativo aperto a tutto il pubblico. La scelta della location, il Teatro Tedér, non è affatto casuale. La struttura architettonica antica, con le sue risonanze acustiche e l’atmosfera raccolta, dialoga perfettamente con la natura immersiva del lavoro, che punta a stimolare udito, tatto e olfatto, riducendo il primato della visione per lasciare spazio a un’esperienza intima e profonda.

Il mito di Aristofane riletto attraverso il cunto napoletano

L’opera trae linfa vitale dalla celebre Pace di Aristofane, rielaborandola per interrogare l’attualità lacerata dai conflitti bellici. Se nel testo originale il vignaiolo Trigeo compiva l’impresa titanica di liberare la dea Eirene, in questa riscrittura drammaturgica la narrazione prende direzioni inaspettate. Il protagonista è un mendicante che percorre le strade del mondo accompagnato solo da Nuvola, il suo cane-guida, in una ricerca ostinata di una pace che sembra sparita dai radar della modernità.

A fare da bussola narrativa interviene la figura di Opora, un personaggio che richiama la mitologia classica attraverso l’immagine di una Parca intenta a filare e lavorare a maglia. Lei, vera narratrice, utilizza la lingua napoletana per tessere il “cunto” della “guagliuncedda”, un racconto che affonda le radici nella memoria collettiva e popolare. La guerra, sullo sfondo, viene rappresentata attraverso la lente della satira aristofanea, mantenendo intatta la forza grottesca dell’originale ma filtrata attraverso una sensibilità nuova. La compagnia, che opera stabilmente all’interno del laboratorio “Fare Teatro…oltre lo sguardo”, ha saputo trasformare i propri limiti fisici in un linguaggio espressivo dirompente.

Un riconoscimento ministeriale per una pratica d’eccellenza

Il valore del lavoro di Muricena Teatro ha ottenuto un importante sigillo istituzionale lo scorso gennaio 2026, quando il Ministero della Cultura ha inserito il laboratorio “Fare Teatro…oltre lo sguardo” — attivo dal 2018 — tra i dodici progetti finanziati a livello nazionale nel settore degli organismi che impiegano professionalmente artisti con disabilità. Questo riconoscimento colloca la compagnia in un alveo di eccellenza, validando un metodo di lavoro che non punta all’assistenzialismo, ma alla crescita professionale del performer.

Raffaele Parisi, regista e autore della drammaturgia, chiarisce la genesi creativa dello spettacolo: «Ci siamo chiesti dove cerchiamo la nostra pace in un mondo costantemente in conflitto. Il punto di partenza non è stato il testo scritto, ma i corpi degli attori. Abbiamo lavorato su suoni, respiri, passi e vibrazioni. In un’epoca in cui la vista è saturata di immagini di guerra, i nostri attori offrono una prospettiva diversa: loro quelle immagini non le vedono, le ascoltano, le attraversano con il corpo. Abbiamo cercato di capire se la pace possa essere ritrovata partendo dalla bellezza del prendersi cura dell’altro e dalla dimensione comunitaria».

La rappresentazione al Teatro Tedér diventa così non solo un evento teatrale, ma una riflessione filosofica sulla capacità dell’essere umano di immaginare ciò che appare perduto. La lingua napoletana funge da collante identitario, rendendo il mito classico accessibile e vicino, una scommessa che unisce tradizione e innovazione in un mix di potente carica emotiva. Il pubblico che varcherà la soglia del teatro in occasione del Campania Teatro Festival potrà sperimentare una diversa forma di presenza scenica, dove il teatro torna a essere, come all’origine, un rito di comunità.

Per maggiori dettagli sulle modalità di accesso e per acquistare i titoli d’ingresso, è possibile consultare il sito ufficiale del festival all’indirizzo https://campaniateatrofestival.it/, oppure mettersi in contatto direttamente con l’organizzazione tramite l’indirizzo email muricena.teatro@gmail.com.

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“Troppa Vita”: il viaggio interiore di Federica Agrò tra memoria e consapevolezza

📖 “Troppa Vita” non è solo una raccolta di poesie, ma un viaggio intimo nei primi trent’anni di Federica Agrò, un’analisi lucida sulla complessità del tempo presente e sulla forza della resilienza umana. Scopri le emozioni racchiuse tra queste pagine che esplorano radici, dolore e speranza.

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#FedericaAgrò #TroppaVita #PoesiaContemporanea #AlettiEditore

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Federica Agrò

Novara – La città piemontese, nota per il prestigio del suo polo universitario e la storica cupola di San Gaudenzio, diventa il crocevia ideale per raccontare le pagine di “Troppa Vita”, la nuova raccolta poetica di Federica Agrò. L’opera, edita da Aletti Editore all’interno della collana “I Diamanti della Poesia”, si presenta come un diario emotivo che attraversa i primi trent’anni di vita dell’autrice. Agrò, che divide le sue giornate tra l’impegno accademico come assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano e la passione per la scrittura, ha saputo infondere nel volume un senso di urgenza comunicativa che spoglia l’anima di ogni artificio retorico.

La genesi di un volume tra radici e presente

La struttura di “Troppa Vita” non è casuale, ma risponde a una necessità architettonica del pensiero. Il libro è suddiviso in quattro atti distinti: Infanzia e Nostalgia, Introspezione e Resilienza, Relazione e Sentimento, e infine Dolore e Guerra. Questa scansione permette al lettore di muoversi tra i vari piani temporali che definiscono l’esistenza della protagonista. L’immagine di copertina, che ritrae un albero con un’altalena, non è solo una scelta estetica, ma un riferimento preciso alla dedizione iniziale dell’autrice rivolta al suo “albero di noci”, custode dei sogni di bambina.

Il filo rosso che lega le liriche è la sensazione di vertigine che deriva dal confronto con la contemporaneità. Per Federica Agrò, vivere nel presente significa misurarsi con una mole di stimoli, aspettative e conflitti globali che, sommati al proprio bagaglio personale, creano un senso di peso specifico difficile da gestire. La scrittura diventa quindi una sorta di meccanismo di difesa e, al tempo stesso, di presa di coscienza. Non si tratta di un’evasione, ma di un ancoraggio alla realtà, un modo per dare nome alla confusione del mondo contemporaneo.

La resilienza attraverso la parola scritta

All’interno delle pagine trovano spazio riflessioni profonde che hanno portato il maestro Giuseppe Aletti, curatore della prefazione, a sottolineare il valore salvifico del testo. L’opera è stata presentata anche in contesti di grande rilievo culturale, come il Salone Internazionale del Libro di Torino, guadagnandosi l’attenzione di un pubblico interessato alla poesia capace di dialogare con il vissuto.

Particolarmente toccante è la sezione dedicata all’infanzia e alla figura della nonna. In questi componimenti, la dimensione domestica — che in una città come Novara richiama le suggestioni delle radici familiari protette dal tempo — si trasforma in un faro. Il legame con la nonna, pur nella scomparsa fisica, permane come un’eco costante, alimentando l’empatia che caratterizza l’intera silloge. Parallelamente, la parte dedicata al dolore e alla guerra mette in luce una funzione catartica della penna: il foglio bianco diventa un campo di battaglia dove l’autrice non subisce gli eventi, ma tenta di riconquistare la propria vittoria interiore.

Una bussola per il lettore contemporaneo

Federica Agrò, oltre a essere una ricercatrice a Milano, coltiva un costante impegno civico attraverso la redazione di rubriche dedicate all’informazione internazionale. Questa doppia anima, tecnica e umanistica, si riflette in una scrittura chiara, diretta e priva di inutili orpelli. L’aspirazione dell’autrice è ambiziosa nella sua semplicità: vuole che la poesia diventi uno spazio condiviso, una sorta di “porto sicuro” per chiunque si senta smarrito nel brusio delle dinamiche attuali.

La raccolta non offre soluzioni facili alle complessità del vivere, ma si propone come una sorta di compagnia di disavventure per il lettore. In un’epoca segnata dall’incertezza e dalla difficoltà di proiettarsi nel futuro, il libro di Agrò invita a fermarsi e a riconoscere che, sebbene la vita possa apparire “troppa” da sostenere, la consapevolezza di sé è il primo passo per trasformare il peso in una forma di ricchezza personale. La disponibilità del volume in formato e-book permette a un pubblico vasto di avvicinarsi a queste liriche, che segnano un momento fondamentale nel percorso artistico di un’autrice che ha fatto dell’osservazione e della sensibilità la sua cifra stilistica.

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