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Le pagine delle donne: a Spoleto un salotto letterario tra libri, parole ed emozioni

Domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, Palazzo Mauri a Spoleto ospiterà “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, un appuntamento dedicato alla scrittura femminile, alla cultura e alle storie di vita. L’evento è ideato e organizzato da Roberta Testaguzza e sarà condotto da Massimo Zamponi.

Ci sono eventi che nascono da un’idea organizzativa e altri che, prima ancora di diventare appuntamenti in calendario, nascono da una sensibilità. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” appartiene certamente a questa seconda categoria: un incontro pensato per mettere al centro i libri, ma soprattutto le donne che quei libri li hanno scritti, vissuti, attraversati e trasformati in parole.

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Massimo Zamponi e il Cav.Roberta Testaguzza

Redazione-  Domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, Palazzo Mauri a Spoleto ospiterà “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, un appuntamento dedicato alla scrittura femminile, alla cultura e alle storie di vita. L’evento è ideato e organizzato da Roberta Testaguzza e sarà condotto da Massimo Zamponi.

 

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia con il Cav. Roberta Testaguzza

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia con il Cav. Roberta Testaguzza

Ci sono eventi che nascono da un’idea organizzativa e altri che, prima ancora di diventare appuntamenti in calendario, nascono da una sensibilità. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” appartiene certamente a questa seconda categoria: un incontro pensato per mettere al centro i libri, ma soprattutto le donne che quei libri li hanno scritti, vissuti, attraversati e trasformati in parole.

Locandina Evento Spoleto

L’appuntamento è fissato per domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, nella suggestiva cornice di Palazzo Mauri a Spoleto, luogo naturalmente vocato alla cultura e all’incontro. Un pomeriggio nel quale la letteratura non sarà soltanto materia da raccontare, ma diventerà uno strumento per entrare nelle esperienze personali, nei sentimenti, nelle scelte e nelle sensibilità delle autrici protagoniste.

A ideare e organizzare l’iniziativa è Roberta Testaguzza, che ha immaginato un format capace di andare oltre la tradizionale presentazione editoriale. Il suo progetto parte infatti da una domanda semplice e, proprio per questo, profondamente significativa: cosa c’è dietro le pagine di un libro? Quale donna si nasconde dietro una storia, un personaggio, un pensiero, una confessione?

Da qui nasce il sottotitolo che accompagna l’iniziativa: “Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono”. Una frase che racchiude perfettamente lo spirito dell’appuntamento.

Non soltanto libri, dunque, ma persone. Non soltanto trame e pubblicazioni, ma percorsi interiori. Non soltanto letteratura, ma quella particolare forma di verità che talvolta soltanto la scrittura riesce a restituire.

Il pomeriggio sarà articolato attraverso incontri con le autrici, conversazioni e racconti di vita, letture di brani scelti dalle scrittrici. Saranno proprio le parole a costruire un ponte tra il pubblico e le protagoniste, consentendo ai presenti di conoscere non solo le opere, ma anche le motivazioni, le emozioni e le esperienze che hanno accompagnato la loro nascita.

A condurre il salotto sarà Massimo Zamponi, chiamato a guidare il pubblico attraverso un percorso fatto di domande, racconti, riflessioni e momenti di lettura.

La conduzione, in un appuntamento di questo tipo, diventa parte integrante della narrazione. Perché intervistare un’autrice significa anche saper ascoltare ciò che viene detto e, talvolta, intuire ciò che rimane tra le righe. È proprio nelle pause, nei ricordi, nelle emozioni improvvise che spesso si trova la parte più autentica di una storia.

E “Le Pagine delle Donne” sembra voler scommettere proprio su questo: sulla forza della parola quando riesce a diventare relazione.

L’iniziativa gode del patrocinio della Città di Spoleto e si svolge in partnership con l’Unione Insigniti – Ordine al Merito della Repubblica Italiana, elementi che conferiscono all’appuntamento una particolare dimensione istituzionale e culturale.

La scelta di Spoleto non appare casuale. Una città che da sempre dialoga con l’arte, la cultura e la letteratura offre infatti una scenografia ideale per un incontro nel quale il libro diventa protagonista e, contemporaneamente, punto di partenza per parlare della contemporaneità.

Le donne che scrivono raccontano mondi differenti. Alcune affidano alla pagina la memoria, altre la fantasia, altre ancora le proprie inquietudini, le esperienze, le battaglie, le speranze. Ma in ogni libro c’è una parte di chi lo ha scritto. Talvolta evidente, talvolta nascosta, talvolta inconsapevole.

È questa la magia della letteratura: mentre l’autore pensa di raccontare una storia, il lettore finisce per riconoscervi qualcosa di sé.

Il salotto ideato da Roberta Testaguzza vuole quindi creare uno spazio di confronto autentico, nel quale le protagoniste possano parlare del proprio lavoro senza rinunciare alla dimensione più umana del loro percorso.

Un’idea che porta con sé anche una riflessione più ampia sul ruolo della donna nella cultura contemporanea. La scrittura femminile non è un genere chiuso, né un’etichetta: è un universo plurale, fatto di voci diverse, esperienze differenti e prospettive capaci di arricchire il panorama culturale.

E proprio la pluralità sembra essere uno dei valori più interessanti di questo appuntamento.

“Le Pagine delle Donne” non promette soltanto un pomeriggio dedicato ai libri. Promette un incontro con le persone che quei libri li hanno trasformati in realtà. Perché dietro ogni copertina esiste una storia: quella dell’autrice, del suo coraggio, delle sue domande, delle sue fragilità e delle sue conquiste.

In questo senso, il titolo dell’evento diventa quasi una piccola dichiarazione d’intenti. Le pagine sono quelle dei libri, naturalmente, ma sono anche le pagine della vita. Quelle che nessun editore può correggere, nessun redattore può riscrivere e che soltanto il tempo continua a sfogliare.

E così, nel cuore di Spoleto, il prossimo 6 settembre, il pubblico sarà invitato a fare proprio questo: sfogliare idealmente quelle pagine insieme alle loro protagoniste.

Il merito dell’ideatrice e organizzatrice Roberta Testaguzza è aver costruito un appuntamento nel quale la letteratura può tornare a essere incontro, dialogo, emozione e comunità. Un pomeriggio che mette insieme cultura e sensibilità, lasciando spazio alla voce delle autrici e alla curiosità del pubblico.

In un’epoca nella quale si corre spesso il rischio di consumare le parole troppo velocemente, fermarsi ad ascoltarle diventa quasi un atto rivoluzionario.

E allora ben venga una domenica nella quale un libro non venga soltanto presentato, ma raccontato; nel quale un’autrice non venga soltanto intervistata, ma ascoltata; nel quale una donna possa parlare delle proprie pagine e, attraverso quelle pagine, raccontare anche se stessa.

“Le Pagine delle Donne” nasce così: come un piccolo grande viaggio dentro la letteratura e dentro l’anima. Un appuntamento nel quale le storie diventano volti, le parole diventano emozioni e i libri tornano a fare ciò per cui sono nati: mettere in comunicazione le persone.

L’ingresso è libero. L’appuntamento è a Palazzo Mauri, Spoleto, domenica 6 settembre 2026 alle ore 16.00.

E forse, alla fine, la pagina più bella sarà proprio quella ancora da scrivere: quella dell’incontro tra le autrici, il pubblico e tutte le emozioni che la letteratura saprà regalare.

 Il Cav. Roberta Testaguzza

Il Cav. Roberta Testaguzza

ROBERTA TESTAGUZZA E “LE PAGINE DELLE DONNE”: QUANDO LA LETTERATURA DIVENTA INCONTRO

Cav.Testaguzza, “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” è un evento che porta a Spoleto un’idea nuova: non soltanto parlare dei libri, ma conoscere le donne che li hanno scritti. Da dove nasce questo progetto?

Nasce dal desiderio di creare uno spazio nel quale la letteratura possa essere vissuta in maniera autentica, attraverso le voci, le emozioni e le esperienze delle autrici. Un libro non è mai soltanto un insieme di pagine: dietro ogni storia c’è una persona, con il proprio vissuto, le proprie sensibilità, le proprie domande e spesso anche le proprie fragilità. Ho voluto quindi ideare un appuntamento nel quale le autrici potessero raccontare non soltanto ciò che hanno scritto, ma anche la donna che sono. Da qui nasce il sottotitolo dell’evento: ‘Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono’. È questa, per me, la vera anima del progetto.

 

L’appuntamento si terrà domenica 6 settembre a Palazzo Mauri. Quanto è importante la scelta di Spoleto e di questa particolare cornice?

È una scelta alla quale tengo molto. Spoleto è una città che parla naturalmente di cultura, arte e bellezza e Palazzo Mauri rappresenta una cornice ideale per un incontro dedicato ai libri. Volevo che il luogo contribuisse a creare quell’atmosfera intima e raffinata che immagino per il salotto letterario. Sarà un pomeriggio nel quale il pubblico potrà incontrare le autrici, ascoltare le loro storie, assistere alla lettura di alcuni brani e condividere emozioni. La cultura, secondo me, deve avere anche questa capacità: creare luoghi nei quali le persone possano fermarsi, ascoltarsi e riconoscersi.

 

Il programma prevede conversazioni, racconti di vita e letture. Che cosa desidera lasciare al pubblico al termine dell’incontro?

Mi piacerebbe che ogni persona uscisse da Palazzo Mauri portando con sé una frase, un’emozione o magari la curiosità di leggere un libro che ancora non conosceva. Vorrei, soprattutto, che il pubblico percepisse la sincerità delle protagoniste. Le letture saranno importanti, ma lo sarà altrettanto il dialogo. Quando un’autrice racconta perché ha scritto una determinata pagina, quale esperienza l’ha ispirata o quale emozione ha accompagnato la nascita di un libro, quella pagina assume un significato nuovo. Il mio desiderio è proprio quello di trasformare la presentazione letteraria in un’esperienza umana.

Lei è l’ideatrice e organizzatrice unica dell’iniziativa. Qual è stata la sfida più grande nel costruire in questo periodo”Le Pagine delle Donne”?

La sfida più grande è stata dare forma concreta a un’idea che avevo molto chiara dentro di me: creare un evento elegante, culturale, ma allo stesso tempo autentico e vicino alle persone. Organizzare significa occuparsi di tanti aspetti, ma dietro ogni dettaglio deve esserci una visione. Ho cercato di costruire un appuntamento nel quale ogni elemento potesse dialogare con gli altri: le autrici, i libri, la conduzione, la location e naturalmente il pubblico. Sono felice che l’iniziativa possa contare sul patrocinio della Città di Spoleto e sulla partnership con l’Unione Insigniti – Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È una collaborazione che valorizza ulteriormente il significato dell’evento.

Se Lei dovesse descrivere ‘Le Pagine delle Donne” con una sola frase, quale sceglierebbe? E quale invito rivolgerebbe alle persone che verranno a Spoleto il 6 settembre?

Direi che “Le Pagine delle Donne” è un viaggio dentro i libri per arrivare alle persone. Invito il pubblico a partecipare con curiosità e con il cuore aperto, perché sarà un pomeriggio fatto di parole, ma soprattutto di emozioni. Vorrei che chi sarà con noi sentisse di non essere semplicemente spettatore, ma parte di un incontro. Le pagine più belle, del resto, sono quelle che riescono a parlare a tutti. E credo che il 6 settembre, a Palazzo Mauri, avremo l’opportunità di scriverne insieme una nuova: quella dell’incontro tra le autrici, i loro libri e il pubblico.

Autrice del libro il Cav. Roberta Testaguzza

Autrice del libro il Cav. Roberta Testaguzza

E così, tra pagine da sfogliare e storie da ascoltare, “Le Pagine delle Donne” si prepara a regalare a Spoleto un pomeriggio in cui la cultura incontrerà l’anima. Perché ogni libro custodisce una voce, ogni voce racconta una donna e ogni donna porta con sé un universo ancora da scoprire. Il 6 settembre, a Palazzo Mauri, quelle pagine si apriranno per diventare emozione, incontro e memoria. E forse, tra una parola e un’altra, ciascuno ritroverà anche un piccolo frammento della propria storia.

 

Il Cav. Roberta Testaguzza

Il Cav. Roberta Testaguzza

 

In foto Dodi Battaglia con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Dodi Battaglia con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Mara Venier con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Mara Venier con il Cav.Roberta Testaguzza

 

Copertina Libro

 

https://www.lafeltrinelli.it/mi-chiamo-pimpinella-sono-cuoca-libro-roberta-testaguzza/e/9791282377034?srsltid=AfmBOoqtiX5RKVk2BIYpKSqcdMV6oLI11_WheUGV0MYSlJ2F3IccalDo

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La medicina dell’anima che sfida il materialismo: la scienziata Cristina Tornali lancia “Solo un battito d’ala”, la poesia che cura il cuore

Quando la scienza incontra l’anima, nasce una poesia capace di curare il cuore. 🩺✨ “Solo un battito d’ala” è lo straordinario libro di Cristina Tornali, neuropsichiatra infantile e docente, che unisce l’osservazione clinica alla spiritualità più pura. Tra i paesaggi mozzafiato della Sicilia e il ricordo commovente della madre, i suoi versi diventano una potente risorsa terapeutica contro il materialismo del nostro tempo. Una lettura intensa, dolce e visionaria che vi regalerà un momento di assoluta serenità. Scoprite la storia di questa scienziata-poetessa nell’articolo! 👇❤️📖

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Copertina_Solo un battito dala

Giardini Naxos (ME) – Ci sono vite che sembrano costruite per abbattere i confini invisibili tra mondi apparentemente opposti, dimostrando che la mente e il cuore, la scienza e l’arte, sono in realtà due facce della stessa, meravigliosa medaglia. Cristina Tornali incarna alla perfezione questo fecondo e rarissimo dialogo. Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione e in Neuroriabilitazione, nonché stimata docente universitaria di Neuropsichiatria Infantile, l’autrice — nata a Torino ma da anni residente a Giardini Naxos, splendido borgo marinaro adagiato ai piedi di Taormina — ha dato alla luce “Solo un battito d’ala”. La nuova raccolta poetica, pubblicata nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore e disponibile anche in formato e-book, si presenta come il culmine commovente di un articolato percorso umano, clinico e accademico.

La vocazione per la parola scritta accompagna la professoressa Tornali fin dall’infanzia, crescendo parallelamente alla sua attività nei laboratori e nelle aule universitarie. I suoi versi si muovono leggeri e potenti come un respiro, a volte lievi come una carezza, a volte necessari come l’ossigeno. È una voce che osserva con rigore scientifico ma che custodisce con sensibilità artistica, attraversando la materia cruda della vita e della malattia senza mai smarrire il senso profondo della luce e della speranza. «Il poeta scrive sempre sotto ispirazione e non decide mai di scrivere», confessa l’autrice, svelando il mistero di una genesi letteraria che sfugge alle regole della logica. «Infatti, se non scrive sotto un momento ispirato perde completamente quei versi. In realtà, la parola nasce dopo l’anima».

La Sicilia come musa e il potere della sintesi: versi che illuminano il buio

La scrittura di Cristina Tornali si caratterizza per una fortissima impronta sensoriale ed evocativa, in cui i paesaggi esterni diventano lo specchio immediato dell’interiorità. In questo contesto, la Sicilia, con la sua maestosa e dirompente carica di elementi naturali, mitologici e simbolici, costituisce il vero nucleo propulsore dell’ispirazione. I versi traggono linfa vitale dal mare di Taormina, dalle bellezze incontaminate del creato e da un’anima straripante. Attraverso la cifra stilistica della sintesi estrema, la poetessa riesce nel miracolo di esprimere concetti complessi in poche e folgoranti parole, laddove la saggistica tradizionale fallirebbe. Perfino la luna, nei suoi componimenti, si trasforma in una musa silenziosa capace di guidare il lettore fuori dalle proprie tempeste personali.

Tra le liriche più toccanti e intime dell’opera, spicca una poesia interamente dedicata, con struggente commozione, alla memoria della madre. Un canto d’amore puro che diventa la testimonianza di come i nostri cari, anche dopo la scomparsa fisica, continuino a vivere, risuonare e proteggerci dall’interno della nostra coscienza. Nella sua Prefazione, il celebre autore e compositore Francesco Gazzè fotografa magnificamente l’essenza della scrittrice: «L’anima pura e straripante di Cristina Tornali pervade il mondo con il suo essere autentica, luminosa, dolce, intensa, visionaria, profonda, poetica». Un giudizio che introduce il pubblico a un’esperienza estetica e conoscitiva totalizzante.

La poesia come risorsa terapeutica contro le derive della società moderna

Ma “Solo un battito d’ala” va ben oltre la semplice celebrazione della bellezza o del dolore privato. L’opera si configura come una vera e propria rivoluzione spirituale, un argine poetico pensato per contrastare con forza la deriva materialista e nichilista che ha condizionato la società per millenni attraverso sterili teorie e movimenti di massa epocali. Riportando al centro l’interiorità, la natura e la spiritualità, la professoressa Tornali compie un atto di ribellione intellettuale, invitando l’essere umano a spogliarsi delle proprie corazze tecnologiche e materiali per ritrovare la propria identità più autentica.

Da neuropsichiatra e clinica abituata a curare i corpi e le menti dei più fragili, l’autrice lancia un messaggio terapeutico di portata universale. «La poesia si rivela come una grande e insostituibile risorsa terapeutica per l’essere umano», conclude la professoressa, ricordandoci che la parola poetica ha il potere medico di lenire le ferite invisibili, di donare consapevolezza e di guidare verso una profonda rinascita interiore. Un libro gentile e visionario, capace di regalare scorci di verità quotidiana e un’iniezione di coraggio per affrontare le oppressioni della vita, un battito d’ala alla volta.

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“La cosa che non abbiamo messo in valigia”: la solitudine moderna e il bisogno d’Amore nel meraviglioso e struggente scritto di Menda Vreto

“Oggi abbiamo tutto (case, lavori, soldi, cellulari), ma paradossalmente ci sentiamo vuoti: abbiamo riempito la valigia della nostra vita scordandoci di metterci dentro l’Amore!”. La meravigliosa e struggente riflessione della scrittrice Menda Vreto che vi farà venire i brividi! 🧳 💔 Quante volte, rientrati a casa stanchi dal lavoro, vi siete seduti sul divano e, nel silenzio della stanza, avete provato un senso di profonda solitudine, un vuoto a cui non sapete dare un nome? Il testo potentissimo e dolcissimo intitolato “La cosa che non abbiamo messo in valigia” (scritto in modo magistrale da Menda VRETO) scatta una fotografia spietata ma verissima di tutti noi. Quando eravamo bambini ci bastava sporcarci col fango e ridere con gli amici per essere immensamente felici.Oggi lavoriamo come pazzi, compriamo mille oggetti, abbiamo il telefono pieno di contatti social… eppure ci sentiamo incredibilmente SOLI! L’autrice si sofferma su un dramma del nostro secolo: la superbia di credere di “avere sempre tempo” per chiedere scusa e per amare. “Ci sono parole che continuiamo a rimandare: i ‘Mi manchi’, i ‘Ti voglio bene’, gli ‘Scusami’. Le rimandiamo, fino a quando è troppo tardi. Sappiamo tutto di tutti su Internet, ma non sappiamo nulla dei veri dolori della persona seduta sul divano accanto a noi!”. Nelle note finali, Menda ci ricorda come questa dolorosa nostalgia la assalga quando pensa ai figli ormai grandi che hanno preso la loro strada. L’unica salvezza è smettere di riempirci di “cose materiali”, e tornare a riempirci di Amore vero, tenendoci per mano e guardandoci negli occhi! Leggete l’analisi di questo vero e proprio capolavoro nel nostro articolo completo! 👇 ⏳ E voi quante parole non dette, quanti abbracci mancati e quanti “Scusa” avete lasciato indietro nella vostra valigia, per orgoglio o per presunzione? Fermatevi un attimo a leggere queste righe, diteci cosa provate nei commenti e condividete questo meraviglioso post con le persone a cui tenete davvero!

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Valigia

La Riflessione – Ci sono testi che, lette le prime due righe, ti costringono a fermarti, a posare il telefono sul tavolo e a fare i conti con un nodo alla gola che non sapevi nemmeno di avere. Il meraviglioso e struggente scritto di Menda Vreto, intitolato significativamente “La cosa che non abbiamo messo in valigia”, è uno di questi capolavori. È uno specchio impietoso e dolcissimo in cui tutti noi (uomini e donne del ventunesimo secolo, perennemente affannati e stanchi) siamo costretti a guardarci.
La riflessione dell’autrice parte da una sensazione universale e dolorosa: quella solitudine invisibile che non dipende dall’assenza fisica delle persone. È quel vuoto opprimente che ci assale magicamente e inesorabilmente a fine giornata, quando la porta di casa si chiude alle nostre spalle, i rumori si spengono, le distrazioni svaniscono e ci ritroviamo drammaticamente e inesorabilmente soli a fare i conti con noi stessi, con i nostri silenzi e con un’inquietudine a cui non sappiamo dare un nome.

Il fango, la semplicità e il bagaglio smarrito

Il viaggio emotivo di Menda Vreto scava indietro nel tempo, ripescando i ricordi dorati di quando eravamo bambini. Ripensa ai giochi nel fango, a quando bastava avere le ginocchia sbucciate, un sorriso e un amico accanto per sentirsi i padroni del mondo. «Oggi abbiamo molte più possibilità», riflette l’autrice. Abbiamo case bellissime, automobili veloci, carriere sudate con mille sacrifici, possiamo viaggiare e parlare in videochiamata con l’altro capo del mondo.
Eppure, in questa disperata e affannosa rincorsa al miglioramento materiale, abbiamo perso per strada un pezzo fondamentale della nostra anima. «Forse abbiamo riempito le nostre valigie di cose necessarie per andare avanti, e ci siamo dimenticati di mettere dentro ciò che ci serviva davvero. Abbiamo tutto e, qualche volta, ci sembra di non avere niente». È il dramma del nostro secolo: valigie pesantissime e piene di oggetti costosi, ma cuori svuotati dell’essenziale.

Le parole non dette e il coraggio dei sentimenti

Il passaggio più doloroso dello scritto di Menda riguarda i rimpianti. Quante volte torniamo a casa, apriamo la rubrica del cellulare con migliaia di nomi, ma ci accorgiamo che ci manca quell’unica persona con cui non riusciamo o non possiamo più parlare come un tempo?
L’autrice punta il dito contro il nostro peccato più grande: la superbia di credere di avere “sempre tempo”. È per questa presunzione che rimandiamo le parole più importanti della nostra vita. I “Mi manchi”, i “Ti voglio bene”, gli “Scusami, ho sbagliato”. Frasi che teniamo chiuse in gola fino a quando gli anni passano e pronunciarle diventa impossibile. Menda Vreto ci sbatte in faccia un paradosso atroce: siamo la società iper-connessa, sempre raggiungibili, sappiamo cosa mangiano gli sconosciuti sui social, ma siamo totalmente incapaci di essere “disponibili” per la persona seduta accanto a noi sul divano.

Il nido vuoto: scrivere per sopravvivere alla nostalgia

L’appello finale dello scritto è un richiamo disperato a ritornare alla purezza della nostra infanzia, ad accorgerci che la felicità non si compra e non fa rumore. La vera felicità, come suggerisce Menda Vreto, è «una persona che resta, una voce che chiama, una mano che cerca la nostra».
Nelle struggenti righe finali, l’autrice svela anche il motore intimo e profondo di questa riflessione. È il dolore dolcissimo della madre che vede crescere i propri figli, i quali (come è giusto che sia) spiccano il volo e prendono le loro strade, lasciando in casa il rumore assordante dei ricordi. Ed è proprio per sopravvivere a questa dilaniante nostalgia, a questo vuoto lasciato dal tempo che fugge, che Menda Vreto ha deciso di prendere in mano la penna. Scrivere diventa così un atto di salvezza e di coraggio. Perché non dobbiamo riempire la nostra vita di oggetti, ma dobbiamo avere il coraggio di renderla immensamente e faticosamente più Vera. Buon viaggio con la vostra valigia.

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Multe e Autovelox, allarme sulle strade per la folle “Mossa del Canguro”. Cos’è e come i Comuni stanno stroncando i furbetti del pedale

Attenzione alla “Mossa del Canguro”! Il trucchetto folle e pericolosissimo inventato dai “furbetti” per non prendere le multe all’Autovelox. Ma i Comuni corrono ai ripari: arrivano le nuove Telecamere! 📸 🦘 L’incubo di prendere una raffica di multe all’Autovelox spinge a volte gli automobilisti a inventarsi dei trucchetti davvero assurdi! Nelle ultime settimane sta spopolando in tutta Italia una tecnica ribattezzata, appunto, “La mossa del Canguro”. In cosa consiste? Il furbetto (che viaggia oltre il limite di velocità) scorge da lontano il famoso cartello blu che avvisa del controllo elettronico. A quel punto INCHIODA BRUSCAMENTE con i freni, riducendo drasticamente la velocità in un decimo di secondo (come un balzo del canguro, appunto). Passa lentissimo e beffardo davanti alla telecamera, e un metro dopo l’Autovelox, schiaccia di nuovo il piede sull’acceleratore riprendendo la sua folle corsa! Un comportamento non solo sleale, ma ASSOLUTAMENTE PERICOLOSISSIMO e potenzialmente MORTALE! Inchiodare di colpo a bordo strada rischia di innescare tamponamenti a catena devastanti, distruggendo le macchine di chi viaggia dietro di noi! Proprio per fermare questo gioco assurdo, i Comuni stanno correndo ai ripari: addio ai vecchi autovelox, si stanno installando i famigerati TUTOR di nuova generazione, che calcolano la “Velocità Media” per svariati chilometri. Con i Tutor, fare il furbetto e frenare all’ultimo secondo non servirà più a niente! Scopri come funzionano e come difendersi (rispettando le regole!) nel nostro articolo completo. 👇 🚔 Voi cosa pensate di questi trucchetti da strada? Quante volte vi è capitato di rischiare un incidente grave solo perché l’auto davanti a voi ha fatto “la mossa del canguro”, inchiodando all’improvviso per non farsi fare la foto dall’Autovelox? Diteci la vostra nei commenti e condividete questo post per allertare i vostri amici al volante!

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Autovelox

Roma – È l’incubo numero uno di qualsiasi automobilista italiano, lo spauracchio silenzioso capace di rovinare le vacanze o il budget mensile di un’intera famiglia: stiamo parlando del famigerato Autovelox. Nonostante le campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale e l’obbligo tassativo (civico e morale, prima ancora che legale) di non superare le soglie di velocità stabilite dal Codice della Strada, purtroppo moltissimi conducenti continuano a pigiare pesantemente sul pedale dell’acceleratore, sfidando la sorte e rischiando salassi spaventosi.
Ma siccome l’ingegno (spesso applicato nel modo sbagliato) non ha limiti, nelle ultime settimane è diventato virale sulle nostre strade un nuovo, banalissimo ma astuto escamotage. Un metodo inventato dai classici “furbetti” del volante per scongiurare il salasso economico della sanzione amministrativa e per salvare i preziosissimi punti della patente. Questa tecnica, che sta letteralmente facendo impazzire le polizie stradali e municipali di mezza Italia, è stata simpaticamente (ma tragicamente) ribattezzata in gergo come “la mossa del canguro”.

Il trucco del cartello: come funziona la “Mossa del Canguro”

Il meccanismo alla base di questo stratagemma è tanto elementare quanto, purtroppo, molto efficace (almeno inizialmente). Il trucco si basa sullo sfruttamento di un obbligo di legge: il Codice della Strada italiano impone infatti che, prima di ogni dispositivo di rilevazione della velocità, vi sia un cartello ben visibile (il famoso segnale blu con il vigile stilizzato) che annuncia in anticipo la presenza dell’occhio elettronico. Un avviso pensato originariamente per invitare l’automobilista distratto a rallentare dolcemente per motivi di prudenza.
Ma il furbetto del “canguro” usa questa regola a proprio esclusivo vantaggio. L’autista, che sta viaggiando a velocità folle e sostenuta oltre il limite, nota da lontano il cartello di preavviso. A quel punto, invece di scalare le marce dolcemente, effettua una frenata e una decelerazione improvvisa e violentissima (un balzo all’indietro, proprio come un canguro), per far scendere istantaneamente il tachimetro sotto il limite consentito. Con la macchina praticamente frenata a dismisura, sfila lentamente davanti all’obiettivo della telecamera senza far scattare il famigerato flash. Poi, un metro dopo aver superato la scatola dell’autovelox e il “pericolo”, riaffonda immediatamente e pesantemente il piede sull’acceleratore, riprendendo la sua folle corsa.

Frenate brusche e tamponamenti: un gioco che può essere mortale

Questa pratica, oltre a essere moralmente scorretta ed eticamente deprecabile nei confronti di chi rispetta sempre le regole, è potenzialmente mortale. L’istinto di inchiodare brutalmente alla vista della macchinetta crea un pericolo gigantesco per l’incolumità pubblica.
Chi guida dietro alla vettura “canguro” (magari una famiglia con bambini a bordo che viaggia a distanza normale) si ritrova improvvisamente un muro di metallo frenato davanti al muso. Il rischio che si verifichino violentissimi tamponamenti a catena è altissimo, senza contare che in caso di asfalto bagnato o viscido, l’autista del “canguro” potrebbe perdere irrimediabilmente il controllo della propria vettura, innescando carambole letali solo per non pagare una sanzione di poche centinaia di euro.

La vendetta dello Stato: addio ai vecchi Autovelox, arrivano i Tutor

Considerato che la “mossa del canguro” sta diventando una prassi sempre più scandalosamente comune, le varie amministrazioni locali e il Ministero dei Trasporti hanno deciso di dire basta e prendere contromisure drastiche. Lo Stato non ci sta a farsi prendere in giro.
La soluzione è letale per i furbetti: i vecchi rilevatori di velocità puntuali (i classici scatoloni a bordo strada, facili da ingannare con una frenata dell’ultimo secondo) stanno venendo progressivamente rottamati e sostituiti da occhi elettronici di nuova generazione. Stiamo parlando dei temutissimi e infallibili sistemi Tutor. Queste apparecchiature avanzatissime non fotografano la velocità in un singolo e preciso punto, ma calcolano in modo spietato la velocità media di percorrenza dell’auto su intere e lunghe tratte stradali. Con il Tutor, rallentare all’ultimo secondo per poi accelerare di nuovo risulta del tutto inutile, perché il cronometro totale condannerà comunque l’automobilista indisciplinato. Il tempo dei balzi del canguro, per fortuna, è agli sgoccioli.

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