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Vittorio Sgarbi, novità sulla perizia: e’ in gravissimo pericolo di vita

“Siamo giunti alla verità, anche se c’è’ stato chi per mesi, insultandomi e screditandomi, ha tentato in ogni modo di nasconderla….e lo sta facendo tutt’ora, nonostante l’evidenza!
A parlare è Evelina Sgarbi, che torna a rompere il silenzio con una nuova e durissima dichiarazione sulla vicenda medica e legale che coinvolge il padre, Vittorio Sgarbi.
“Non mi ero sbagliata quando chiedevo trasparenza e informazioni chiare sulla salute di mio padre per capire cosa gli stesse realmente accadendo.

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Evelina Sgarbi

La figlia Evelina Sgarbi rompe gli indugi:”La verità è finalmente emersa, ma c’è chi non lo vuole ammettere e tenta ancora di nasconderla!

Redazione-  “Siamo giunti alla verità, anche se c’è’ stato chi per mesi, insultandomi e screditandomi, ha tentato in ogni modo di nasconderla….e lo sta facendo tutt’ora, nonostante l’evidenza!
A parlare è Evelina Sgarbi, che torna a rompere il silenzio con una nuova e durissima dichiarazione sulla vicenda medica e legale che coinvolge il padre, Vittorio Sgarbi.
“Non mi ero sbagliata quando chiedevo trasparenza e informazioni chiare sulla salute di mio padre per capire cosa gli stesse realmente accadendo. Non mi ero sbagliata quando sostenevo che non ci si trovasse di fronte a una semplice depressione: finalmente le cartelle cliniche hanno dimostrato che mio padre non soffre solo di una forte depressione, ma di una serie di patologie croniche neurologiche e cardiache che incidono sul suo equilibrio cognitivo e che meritano di essere trattate in maniera accurata, lontano dallo show business, e con cure mediche mirate.
I tecnici e i periti a cui mi sono rivolta, dopo aver letto e valutato le carte, mi hanno dato pienamente ragione: serve subito un approfondimento specialistico con medici esperti in campo cardiologico, emodinamico e neurologico. Avere affidato un compito così complesso e multidisciplinare a una sola psicologa si è rivelato un buco nell’acqua.”
La figlia del celebre critico d’arte punta poi l’indice contro gli atti della consulenza tecnica: “Ciò che lascia davvero sgomenti è la relazione del Professor Sani, lo psichiatra che ha avuto in cura mio padre al Gemelli, che nella relazione consegnata alla CTU, omette di prendere in considerazione le relazioni, le diagnosi di dimissione e le risultanze degli esami neurologici e cardiovascolari eseguiti solo pochi mesi prima presso la clinica specialistica San Rossore, dove mio padre è risultato più volte ricoverato. Si tratta di documenti da cui emergono, senza possibilità di letture alternative, dubbi enormi sulle terapie ‘fai da te’ somministrate da chi gli sta vicino che, con molta probabilità, hanno innescato a livello fisico il repentino decadimento di mio padre. Di quanto affermo ho ovviamente tutte le prove e non tempo alcun tipo di azione giudiziaria, tipo querele intimidatorie da parte di chi segue attualmente mio padre. Magari! Venissero a confrontarsi in Tribunale perche’ io, nonostante questa brutta esperienza con la giudice Paola Scorza che ha in carico il processo di mio padre, credo ancora fermamente nella Giustizia e credo che nei Tribunali d’Italia la maggiore parte dei giudici siano uomini e donne giusti, che credono nel diritto e nella verità.
Le drammatiche risultanze di queste cartelle cliniche stridono, in maniera sconcertante, con le conclusioni a cui giunge la CTU, lo ripeto, una psicologa con nessuna competenza di tipo cardiologico, oncologico, neurologica e psichiatrico.
Di fronte a questo quadro, la linea d’azione è già tracciata:
“Ho già dato pieno mandato al mio legale di fiducia, l’avvocato Lorenzo Iacobbi, per contestare punto su punto tutte le omissioni della relazione del Professor Sani, che purtroppo sono state recepite in maniera acritica e acquiescente dalla CTU Lili Romeo. Insieme al nostro perito di parte, presenteremo un articolato pacchetto di rilievi nel merito per pretendere un’integrazione del collegio peritale che includa figure imprescindibili come un cardiologo, un neurologo e un oncologo, e uno psichiatra, alla luce delle gravissime patologie emerse.”
La chiusura della dichiarazione è un accorato appello: “Mio padre è in gravissimo pericolo di vita, continuamente sballottato da un evento ad un altro, solo per un mero business altrui!!. Non intendo rimanere a guardare con le mani in mano, inerme, aspettando che se ne vada per sempre senza aver tentato l’impossibile pur di salvarlo.
Riterro’ responsabile chiunque sia stato vicino a mio padre e non ha fatto tutto quello che era giusto fare per salvargli la vita! Io non mi arrendo. Denuncerò tutti coloro che hanno messo a repentaglio la vita di mio padre!”.

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Quando il libro diventa un gioco: Alberto Raffaelli porta la letteratura fuori dalle pagine

È da questa intuizione che prende forma una proposta particolarmente interessante di Alberto Raffaelli, ideatore e promotore di Segnalazioni Letterarie, community di quasi 48.000 membri dedicata al mondo dell’editoria, degli autori e dei lettori (https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks). L’idea è quella di affiancare alla lettura tradizionale anche la scoperta dei numerosi giochi da tavolo nati dal mondo della letteratura e degli universi narrativi.

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Alberto Raffaelli

Redazione-  Dalla lettura condivisa ai giochi da tavolo ispirati ai grandi romanzi: la proposta del fondatore di Segnalazioni Letterarie per trasformare la passione per i libri in un’esperienza ancora più partecipata

C’è un modo per leggere un libro anche quando lo si è già chiuso: parlarne, ricordarlo, condividerlo. E, perché no, giocare con le sue storie.

È da questa intuizione che prende forma una proposta particolarmente interessante di Alberto Raffaelli, ideatore e promotore di Segnalazioni Letterarie, community di quasi 48.000 membri dedicata al mondo dell’editoria, degli autori e dei lettori (https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks). L’idea è quella di affiancare alla lettura tradizionale anche la scoperta dei numerosi giochi da tavolo nati dal mondo della letteratura e degli universi narrativi.

Un’intuizione che potrebbe sembrare soltanto ludica e che, invece, contiene una riflessione culturale molto più ampia. Perché è noto come il gioco possa diventare uno strumento di conoscenza e di socializzazione, e tale funzione può estendersi anche nei confronti delle sue applicazioni ai libri e alla lettura.

Esistono giochi ispirati a grandi romanzi, saghe e personaggi letterari. Alcuni invitano a risolvere enigmi, altri a riconoscere autori e opere, altri ancora trasformano le ambientazioni narrative in veri e propri percorsi strategici. Il denominatore comune è uno soltanto: la storia raccontata non rimane confinata alla pagina, ma diventa materia viva da condividere.

Dato che oggigiorno la lettura deve confrontarsi quotidianamente con una molteplicità di forme di intrattenimento, trovare nuovi modi per avvicinare le persone ai libri diventa una sfida importante.

E il gioco potrebbe rappresentare proprio uno di questi nuovi linguaggi. Non per sostituire il libro, ma per accompagnarlo. Non per rendere la letteratura più superficiale, ma per trasformarla in qualcosa di più accessibile e partecipato. Un gruppo di amici, una famiglia, una classe, una biblioteca o una comunità di lettori possono ritrovarsi intorno a un tavolo e trasformare la conoscenza letteraria in una sfida, una scoperta, una conversazione.

È una prospettiva che si sposa perfettamente con lo spirito di Segnalazioni Letterarie, realtà nella quale il libro non viene considerato semplicemente come un prodotto editoriale, ma come un punto d’incontro tra persone, idee e sensibilità differenti.

Abbiamo intervistato in videochiamata Alberto Raffaelli per parlare di libri, lettori e di questo stimolante rapporto tra letteratura e gioco.

Tombola letteraria per associati, libro

Segnalazioni Letterarie è una community nata attorno alla passione per i libri. Da dove nasce l’idea di avvicinare la lettura al mondo dei giochi da tavolo?

Nasce innanzitutto dal desiderio di trovare nuove modalità per coinvolgere le persone parlando di libri. Essi rimangono naturalmente i protagonisti, ma credo che la cultura possa essere vissuta attraverso linguaggi differenti. I giochi da tavolo ispirati ai libri, agli autori e agli universi narrativi rappresentano una possibilità interessante perché permettono di trasformare la conoscenza in un’esperienza condivisa. Si legge e poi ci si confronta, si gioca, si ragiona, si ricorda. È un modo diverso, ma assolutamente complementare, di vivere la letteratura.

Esistono molti giochi in scatola ispirati a grandi opere letterarie e a celebri universi narrativi. Che cosa pensa possano offrire a un lettore?

Possono offrire innanzitutto un’altra prospettiva. Quando amiamo un libro, spesso desideriamo rimanere ancora un po’ dentro quella storia. Un gioco può consentirci di farlo in maniera diversa, mettendoci davanti a personaggi, ambientazioni, enigmi, parole e situazioni che appartengono a quell’universo narrativo. Penso che sia particolarmente interessante anche per i giovani, perché permette di avvicinare la cultura ludica alla cultura letteraria senza rendere la lettura un obbligo tout-court, ma trasformandola in una scoperta progressiva.

 

Quindi il gioco non deve essere considerato un’alternativa al libro?

Assolutamente no. Io lo vedo come un compagno di viaggio. La lettura offre profondità, immaginazione, riflessione; il gioco aggiunge relazione, confronto e partecipazione. Sono esperienze differenti che però possono dialogare. Anzi, in alcuni casi un gioco può persino suscitare la curiosità verso un libro che non si conosce. Si può partire dal gioco e arrivare alla lettura, oppure fare esattamente il contrario.

 

Quali tipologie di giochi letterari potrebbero funzionare maggiormente all’interno di una community come Segnalazioni Letterarie?

Ci sono moltissime possibilità. Quiz letterari, giochi dedicati agli autori, alle copertine e ai personaggi, sfide sulla conoscenza dei romanzi, giochi investigativi ispirati alla narrativa, percorsi nei quali bisogna riconoscere un’opera attraverso alcuni indizi… Mi piacerebbe soprattutto che fossero giochi capaci di coinvolgere sia il lettore abituale sia chi si avvicina alla letteratura con curiosità. La cosa importante è evitare che la cultura, nella nostra società tecno-liquida, non si trasformi in qualcosa di elitario.

Lei crede dunque che anche un gioco possa diventare uno strumento di promozione della lettura?

Certamente. Tutto ciò che genera curiosità può essere un veicolo culturale. Se una persona, dopo aver partecipato a una sfida letteraria o a un gioco ispirato a un romanzo, sente il desiderio di prendere quel libro e leggerlo, abbiamo già raggiunto un risultato importante. La promozione della lettura passa anche dalla capacità di creare occasioni nuove, piacevoli e inclusive.

In un’epoca dominata dagli schermi, tornare a sedersi intorno a un tavolo può avere anche un valore sociale?

Sicuramente. Il gioco da tavolo ha una caratteristica preziosa: mette le persone una di fronte all’altra. Si parla, si ride, si ragiona, ci si confronta. Se al centro del tavolo mettiamo anche un libro, abbiamo creato un piccolo spazio di cultura condivisa. Credo che oggi ne abbiamo particolarmente bisogno.

Quale messaggio vorrebbe rivolgere ai lettori della testata e ai tanti membri di Segnalazioni Letterarie?

Vorrei invitarli a non considerare il libro soltanto come qualcosa da leggere individualmente, ma anche come un’occasione per incontrarsi. Leggete, naturalmente, ma poi parlate dei libri, consigliateli, metteteli in discussione e, perché no, provate a giocare con le loro storie. La cultura diventa ancora più preziosa quando circola. E se un gioco riesce a far nascere una conversazione su un libro, a far conoscere un autore o a riunire intorno allo stesso tavolo persone che condividono una passione, allora ha già svolto una funzione importante.

Se dovesse immaginare il futuro di Segnalazioni Letterarie, potrebbe esserci anche un vero e proprio gioco dedicato alla vostra community?

Perché no? È un’idea che trovo stimolante. Immaginare un gioco firmato o intitolato Segnalazioni Letterarie significherebbe mettere insieme autori, lettori, domande, curiosità, generi letterari e naturalmente tanto divertimento. Potrebbe diventare un modo originale per raccontare la nostra community e, allo stesso tempo, per continuare a fare quello che ci sta più a cuore: portare i libri tra le persone e le persone dentro i libri.

Gioco della Tombola

Quando parliamo concretamente di giochi ispirati ai libri, quali esperienze possono incontrare oggi i lettori? Ci sono titoli o formule che ritiene particolarmente interessanti?

Il panorama è molto vario e proprio per questo affascinante. Esistono giochi ambientati in grandi universi letterari, come “Dune”, “Il Signore degli Anelli” e “Harry Potter”, ma anche esperienze più direttamente legate alla parola, alla conoscenza degli autori, alla capacità di riconoscere un’opera o di risolvere un caso attraverso degli indizi. Penso, per esempio, ai giochi investigativi di matrice narrativa, nei quali il giocatore deve leggere, dedurre e collegare informazioni. È un’evoluzione interessante: il lettore non è più soltanto colui che fruisce della storia, ma può diventare protagonista dell’esperienza. E credo che questa formula possa avere un enorme potenziale anche per la divulgazione letteraria.

E’ dunque immaginabile un futuro nel quale un lettore, dopo aver terminato un romanzo, possa continuare la sua esperienza attraverso un gioco dedicato proprio a quell’opera?

Assolutamente sì, ed è forse uno degli aspetti che trovo più stimolanti. Immaginiamo di terminare un romanzo e poi sederci intorno a un tavolo con altri lettori per mettere alla prova la nostra conoscenza della storia: riconoscere un personaggio, ricostruire una trama, individuare un autore, risolvere un enigma o affrontare una sfida a squadre. Il libro diventerebbe così il punto di partenza di un’esperienza più ampia. Non sarebbe più soltanto una lettura, ma un percorso capace di unire immaginazione, memoria, cultura e socialità. Ed è proprio questa contaminazione che vorrei proporre alla community di Segnalazioni Letterarie: scoprire i libri anche attraverso modalità nuove, senza perdere mai di vista il valore insostituibile della lettura.

Gioco, In viaggio con Dante

La proposta di Alberto Raffaelli ha, in fondo, il merito di riportare al centro una parola che spesso rischiamo di dimenticare: condivisione.

Perché leggere è un gesto intimo, ma la letteratura nasce per essere raccontata, discussa, tramandata. Un romanzo può cominciare nelle mani di un lettore e finire al centro di una conversazione. Può diventare una domanda, una memoria, una sfida. Può persino trasformarsi in un gioco.

E forse è proprio questa la sfida più bella: fare in modo che i libri non siano soltanto oggetti da possedere o pagine da attraversare, ma mondi nei quali continuare ad abitare insieme. In fondo, una buona storia non finisce quando si chiude l’ultima pagina. A volte, proprio allora, comincia una nuova partita.

 

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Le pagine delle donne: a Spoleto un salotto letterario tra libri, parole ed emozioni

Domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, Palazzo Mauri a Spoleto ospiterà “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, un appuntamento dedicato alla scrittura femminile, alla cultura e alle storie di vita. L’evento è ideato e organizzato da Roberta Testaguzza e sarà condotto da Massimo Zamponi.

Ci sono eventi che nascono da un’idea organizzativa e altri che, prima ancora di diventare appuntamenti in calendario, nascono da una sensibilità. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” appartiene certamente a questa seconda categoria: un incontro pensato per mettere al centro i libri, ma soprattutto le donne che quei libri li hanno scritti, vissuti, attraversati e trasformati in parole.

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Massimo Zamponi e il Cav.Roberta Testaguzza

Redazione-  Domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, Palazzo Mauri a Spoleto ospiterà “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario”, un appuntamento dedicato alla scrittura femminile, alla cultura e alle storie di vita. L’evento è ideato e organizzato da Roberta Testaguzza e sarà condotto da Massimo Zamponi.

 

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia con il Cav. Roberta Testaguzza

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia con il Cav. Roberta Testaguzza

Ci sono eventi che nascono da un’idea organizzativa e altri che, prima ancora di diventare appuntamenti in calendario, nascono da una sensibilità. “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” appartiene certamente a questa seconda categoria: un incontro pensato per mettere al centro i libri, ma soprattutto le donne che quei libri li hanno scritti, vissuti, attraversati e trasformati in parole.

Locandina Evento Spoleto

L’appuntamento è fissato per domenica 6 settembre 2026, alle ore 16.00, nella suggestiva cornice di Palazzo Mauri a Spoleto, luogo naturalmente vocato alla cultura e all’incontro. Un pomeriggio nel quale la letteratura non sarà soltanto materia da raccontare, ma diventerà uno strumento per entrare nelle esperienze personali, nei sentimenti, nelle scelte e nelle sensibilità delle autrici protagoniste.

A ideare e organizzare l’iniziativa è Roberta Testaguzza, che ha immaginato un format capace di andare oltre la tradizionale presentazione editoriale. Il suo progetto parte infatti da una domanda semplice e, proprio per questo, profondamente significativa: cosa c’è dietro le pagine di un libro? Quale donna si nasconde dietro una storia, un personaggio, un pensiero, una confessione?

Da qui nasce il sottotitolo che accompagna l’iniziativa: “Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono”. Una frase che racchiude perfettamente lo spirito dell’appuntamento.

Non soltanto libri, dunque, ma persone. Non soltanto trame e pubblicazioni, ma percorsi interiori. Non soltanto letteratura, ma quella particolare forma di verità che talvolta soltanto la scrittura riesce a restituire.

Il pomeriggio sarà articolato attraverso incontri con le autrici, conversazioni e racconti di vita, letture di brani scelti dalle scrittrici. Saranno proprio le parole a costruire un ponte tra il pubblico e le protagoniste, consentendo ai presenti di conoscere non solo le opere, ma anche le motivazioni, le emozioni e le esperienze che hanno accompagnato la loro nascita.

A condurre il salotto sarà Massimo Zamponi, chiamato a guidare il pubblico attraverso un percorso fatto di domande, racconti, riflessioni e momenti di lettura.

La conduzione, in un appuntamento di questo tipo, diventa parte integrante della narrazione. Perché intervistare un’autrice significa anche saper ascoltare ciò che viene detto e, talvolta, intuire ciò che rimane tra le righe. È proprio nelle pause, nei ricordi, nelle emozioni improvvise che spesso si trova la parte più autentica di una storia.

E “Le Pagine delle Donne” sembra voler scommettere proprio su questo: sulla forza della parola quando riesce a diventare relazione.

L’iniziativa gode del patrocinio della Città di Spoleto e si svolge in partnership con l’Unione Insigniti – Ordine al Merito della Repubblica Italiana, elementi che conferiscono all’appuntamento una particolare dimensione istituzionale e culturale.

La scelta di Spoleto non appare casuale. Una città che da sempre dialoga con l’arte, la cultura e la letteratura offre infatti una scenografia ideale per un incontro nel quale il libro diventa protagonista e, contemporaneamente, punto di partenza per parlare della contemporaneità.

Le donne che scrivono raccontano mondi differenti. Alcune affidano alla pagina la memoria, altre la fantasia, altre ancora le proprie inquietudini, le esperienze, le battaglie, le speranze. Ma in ogni libro c’è una parte di chi lo ha scritto. Talvolta evidente, talvolta nascosta, talvolta inconsapevole.

È questa la magia della letteratura: mentre l’autore pensa di raccontare una storia, il lettore finisce per riconoscervi qualcosa di sé.

Il salotto ideato da Roberta Testaguzza vuole quindi creare uno spazio di confronto autentico, nel quale le protagoniste possano parlare del proprio lavoro senza rinunciare alla dimensione più umana del loro percorso.

Un’idea che porta con sé anche una riflessione più ampia sul ruolo della donna nella cultura contemporanea. La scrittura femminile non è un genere chiuso, né un’etichetta: è un universo plurale, fatto di voci diverse, esperienze differenti e prospettive capaci di arricchire il panorama culturale.

E proprio la pluralità sembra essere uno dei valori più interessanti di questo appuntamento.

“Le Pagine delle Donne” non promette soltanto un pomeriggio dedicato ai libri. Promette un incontro con le persone che quei libri li hanno trasformati in realtà. Perché dietro ogni copertina esiste una storia: quella dell’autrice, del suo coraggio, delle sue domande, delle sue fragilità e delle sue conquiste.

In questo senso, il titolo dell’evento diventa quasi una piccola dichiarazione d’intenti. Le pagine sono quelle dei libri, naturalmente, ma sono anche le pagine della vita. Quelle che nessun editore può correggere, nessun redattore può riscrivere e che soltanto il tempo continua a sfogliare.

E così, nel cuore di Spoleto, il prossimo 6 settembre, il pubblico sarà invitato a fare proprio questo: sfogliare idealmente quelle pagine insieme alle loro protagoniste.

Il merito dell’ideatrice e organizzatrice Roberta Testaguzza è aver costruito un appuntamento nel quale la letteratura può tornare a essere incontro, dialogo, emozione e comunità. Un pomeriggio che mette insieme cultura e sensibilità, lasciando spazio alla voce delle autrici e alla curiosità del pubblico.

In un’epoca nella quale si corre spesso il rischio di consumare le parole troppo velocemente, fermarsi ad ascoltarle diventa quasi un atto rivoluzionario.

E allora ben venga una domenica nella quale un libro non venga soltanto presentato, ma raccontato; nel quale un’autrice non venga soltanto intervistata, ma ascoltata; nel quale una donna possa parlare delle proprie pagine e, attraverso quelle pagine, raccontare anche se stessa.

“Le Pagine delle Donne” nasce così: come un piccolo grande viaggio dentro la letteratura e dentro l’anima. Un appuntamento nel quale le storie diventano volti, le parole diventano emozioni e i libri tornano a fare ciò per cui sono nati: mettere in comunicazione le persone.

L’ingresso è libero. L’appuntamento è a Palazzo Mauri, Spoleto, domenica 6 settembre 2026 alle ore 16.00.

E forse, alla fine, la pagina più bella sarà proprio quella ancora da scrivere: quella dell’incontro tra le autrici, il pubblico e tutte le emozioni che la letteratura saprà regalare.

 Il Cav. Roberta Testaguzza

Il Cav. Roberta Testaguzza

ROBERTA TESTAGUZZA E “LE PAGINE DELLE DONNE”: QUANDO LA LETTERATURA DIVENTA INCONTRO

Cav.Testaguzza, “Le Pagine delle Donne – Salotto Letterario” è un evento che porta a Spoleto un’idea nuova: non soltanto parlare dei libri, ma conoscere le donne che li hanno scritti. Da dove nasce questo progetto?

Nasce dal desiderio di creare uno spazio nel quale la letteratura possa essere vissuta in maniera autentica, attraverso le voci, le emozioni e le esperienze delle autrici. Un libro non è mai soltanto un insieme di pagine: dietro ogni storia c’è una persona, con il proprio vissuto, le proprie sensibilità, le proprie domande e spesso anche le proprie fragilità. Ho voluto quindi ideare un appuntamento nel quale le autrici potessero raccontare non soltanto ciò che hanno scritto, ma anche la donna che sono. Da qui nasce il sottotitolo dell’evento: ‘Le autrici raccontano il libro che hanno scritto… e la donna che sono’. È questa, per me, la vera anima del progetto.

 

L’appuntamento si terrà domenica 6 settembre a Palazzo Mauri. Quanto è importante la scelta di Spoleto e di questa particolare cornice?

È una scelta alla quale tengo molto. Spoleto è una città che parla naturalmente di cultura, arte e bellezza e Palazzo Mauri rappresenta una cornice ideale per un incontro dedicato ai libri. Volevo che il luogo contribuisse a creare quell’atmosfera intima e raffinata che immagino per il salotto letterario. Sarà un pomeriggio nel quale il pubblico potrà incontrare le autrici, ascoltare le loro storie, assistere alla lettura di alcuni brani e condividere emozioni. La cultura, secondo me, deve avere anche questa capacità: creare luoghi nei quali le persone possano fermarsi, ascoltarsi e riconoscersi.

 

Il programma prevede conversazioni, racconti di vita e letture. Che cosa desidera lasciare al pubblico al termine dell’incontro?

Mi piacerebbe che ogni persona uscisse da Palazzo Mauri portando con sé una frase, un’emozione o magari la curiosità di leggere un libro che ancora non conosceva. Vorrei, soprattutto, che il pubblico percepisse la sincerità delle protagoniste. Le letture saranno importanti, ma lo sarà altrettanto il dialogo. Quando un’autrice racconta perché ha scritto una determinata pagina, quale esperienza l’ha ispirata o quale emozione ha accompagnato la nascita di un libro, quella pagina assume un significato nuovo. Il mio desiderio è proprio quello di trasformare la presentazione letteraria in un’esperienza umana.

Lei è l’ideatrice e organizzatrice unica dell’iniziativa. Qual è stata la sfida più grande nel costruire in questo periodo”Le Pagine delle Donne”?

La sfida più grande è stata dare forma concreta a un’idea che avevo molto chiara dentro di me: creare un evento elegante, culturale, ma allo stesso tempo autentico e vicino alle persone. Organizzare significa occuparsi di tanti aspetti, ma dietro ogni dettaglio deve esserci una visione. Ho cercato di costruire un appuntamento nel quale ogni elemento potesse dialogare con gli altri: le autrici, i libri, la conduzione, la location e naturalmente il pubblico. Sono felice che l’iniziativa possa contare sul patrocinio della Città di Spoleto e sulla partnership con l’Unione Insigniti – Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È una collaborazione che valorizza ulteriormente il significato dell’evento.

Se Lei dovesse descrivere ‘Le Pagine delle Donne” con una sola frase, quale sceglierebbe? E quale invito rivolgerebbe alle persone che verranno a Spoleto il 6 settembre?

Direi che “Le Pagine delle Donne” è un viaggio dentro i libri per arrivare alle persone. Invito il pubblico a partecipare con curiosità e con il cuore aperto, perché sarà un pomeriggio fatto di parole, ma soprattutto di emozioni. Vorrei che chi sarà con noi sentisse di non essere semplicemente spettatore, ma parte di un incontro. Le pagine più belle, del resto, sono quelle che riescono a parlare a tutti. E credo che il 6 settembre, a Palazzo Mauri, avremo l’opportunità di scriverne insieme una nuova: quella dell’incontro tra le autrici, i loro libri e il pubblico.

Autrice del libro il Cav. Roberta Testaguzza

Autrice del libro il Cav. Roberta Testaguzza

E così, tra pagine da sfogliare e storie da ascoltare, “Le Pagine delle Donne” si prepara a regalare a Spoleto un pomeriggio in cui la cultura incontrerà l’anima. Perché ogni libro custodisce una voce, ogni voce racconta una donna e ogni donna porta con sé un universo ancora da scoprire. Il 6 settembre, a Palazzo Mauri, quelle pagine si apriranno per diventare emozione, incontro e memoria. E forse, tra una parola e un’altra, ciascuno ritroverà anche un piccolo frammento della propria storia.

 

Il Cav. Roberta Testaguzza

Il Cav. Roberta Testaguzza

 

In foto Dodi Battaglia con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Dodi Battaglia con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Mara Venier con il Cav.Roberta Testaguzza

In foto Mara Venier con il Cav.Roberta Testaguzza

 

Copertina Libro

 

https://www.lafeltrinelli.it/mi-chiamo-pimpinella-sono-cuoca-libro-roberta-testaguzza/e/9791282377034?srsltid=AfmBOoqtiX5RKVk2BIYpKSqcdMV6oLI11_WheUGV0MYSlJ2F3IccalDo

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Riccardo Scamarcio, impegno e valori al servizio della UIR

Ci sono percorsi personali e professionali che, oltrepassando i confini delle singole esperienze, finiscono per incontrare un patrimonio più ampio: quello dei valori, della responsabilità e dell’impegno civile. È in questa prospettiva che si inserisce la figura di Riccardo Scamarcio, tra i soci fondatori dell’Unione Insigniti OMRI (UIR), realtà nata con l’obiettivo di riunire gli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di valorizzarne il ruolo nella società.

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Riccardo Scamarcio

Redazione-  Ci sono percorsi personali e professionali che, oltrepassando i confini delle singole esperienze, finiscono per incontrare un patrimonio più ampio: quello dei valori, della responsabilità e dell’impegno civile. È in questa prospettiva che si inserisce la figura di Riccardo Scamarcio, tra i soci fondatori dell’Unione Insigniti OMRI (UIR), realtà nata con l’obiettivo di riunire gli insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di valorizzarne il ruolo nella società.

L’UIR nasce nel 2024 con una missione precisa: tutelare e promuovere i valori fondanti della Repubblica e delle sue istituzioni, traducendoli in una presenza concreta nel tessuto sociale. Solidarietà, legalità, concordia, etica e responsabilità rappresentano alcuni dei principi sui quali l’associazione intende costruire la propria azione, secondo il motto latino “Omnia Praeclara Rara”, ovvero “tutte le cose eccellenti sono rare”.

In questo contesto, il ruolo di Scamarcio assume una particolare rilevanza. La sua presenza tra i soci fondatori testimonia infatti la volontà di mettere professionalità, esperienza e sensibilità personali al servizio di un progetto che guarda oltre il riconoscimento formale delle onorificenze, puntando sulla responsabilità che deriva dall’essere insigniti della Repubblica.

L’organigramma ufficiale dell’UIR indica inoltre Riccardo Scamarcio come Presidente della Sezione di Perugia, confermando il suo coinvolgimento diretto nella realtà territoriale umbra.

Un incarico che si inserisce in un percorso nel quale la dimensione istituzionale e quella umana possono incontrarsi. Essere parte di un’associazione dedicata agli insigniti OMRI significa, infatti, contribuire alla diffusione di una cultura della cittadinanza consapevole, nella quale il prestigio dell’onorificenza viene accompagnato dalla disponibilità a partecipare, costruire relazioni e sostenere iniziative rivolte alla collettività. Afferma Scamarcio :

«Credo che la vera grandezza di un uomo non si misuri dal ruolo che ricopre, né dai riconoscimenti che riceve, ma dalla capacità di trasformare ciò che ha ricevuto dalla vita in qualcosa che possa essere restituito agli altri.

La responsabilità, prima ancora di essere un incarico, è una forma di coscienza. Significa comprendere che ogni decisione lascia una traccia e che il valore di una persona si rivela soprattutto nel modo in cui sceglie di attraversare il tempo, affrontando le difficoltà senza perdere la propria umanità.

Viviamo in un’epoca nella quale tutto sembra correre: le informazioni, le ambizioni, le relazioni. Eppure credo che il futuro appartenga a chi saprà fermarsi ad ascoltare, a costruire ponti invece di innalzare muri, a considerare la cultura, il lavoro e il merito non come strumenti di affermazione individuale, ma come occasioni di crescita collettiva.

Presiedere un’istituzione significa, innanzitutto, servire un’idea. E quell’idea deve essere più grande dell’ego di chi la rappresenta.

La vera eccellenza non consiste nell’essere arrivati più lontano degli altri, ma nell’avere contribuito a rendere possibile il cammino di chi verrà dopo di noi.

È questa, a mio avviso, la forma più autentica di eredità: non lasciare semplicemente un nome nella memoria, ma lasciare un segno nella coscienza delle persone».

Ed è proprio il rapporto tra radici e apertura verso il mondo a rappresentare una delle chiavi di lettura più interessanti della sua esperienza. Una dimensione che ben si accorda con lo spirito dell’UIR: custodire il valore delle istituzioni e delle proprie radici senza trasformarle in qualcosa di statico, ma renderle vive attraverso l’impegno quotidiano.

La presenza di Riccardo Scamarcio nella UIR restituisce dunque il ritratto di una personalità capace di muoversi tra cultura, professione e responsabilità sociale. Un ruolo che, soprattutto a livello territoriale, può diventare occasione di dialogo tra persone, esperienze e competenze diverse.

Perché un’onorificenza, quando viene vissuta con consapevolezza, non rappresenta soltanto un riconoscimento ricevuto: diventa una responsabilità da coltivare. E la vera eccellenza, forse, comincia proprio quando il prestigio personale si trasforma in servizio alla comunità.

In questa prospettiva, Riccardo Scamarcio rappresenta una presenza significativa nel percorso dell’UIR, chiamata a coniugare il valore delle esperienze individuali con quella dimensione collettiva nella quale i principi della Repubblica possono trovare una concreta e quotidiana espressione.

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Intervista a Riccardo Scamarcio, Presidente della Sezione U.I.R. Umbria–Perugia

Presidente Scamarcio, essere alla guida della Sezione U.I.R. di Perugia significa rappresentare un mondo nel quale il riconoscimento istituzionale incontra la responsabilità personale. Che cosa significa, per Lei, essere un insignito della Repubblica?

Significa innanzitutto comprendere che un’onorificenza non può essere considerata un punto di arrivo. È piuttosto una chiamata alla responsabilità. Ricevere un riconoscimento significa essere stati individuati per un percorso, per un impegno, per una storia professionale o umana che ha prodotto qualcosa di significativo. Ma proprio per questo, dopo il riconoscimento, dovrebbe iniziare una nuova fase: quella della restituzione. Restituire alla comunità attraverso il proprio esempio, la propria esperienza, la propria disponibilità. Credo che il vero valore di un’onorificenza risieda nella capacità di trasformare un titolo in comportamento.

La U.I.R. pone al centro valori come legalità, solidarietà, impegno civico e rispetto delle istituzioni. In una società attraversata da profonde trasformazioni, quanto è difficile custodirli?

È difficile, ma proprio per questo è necessario farlo. I valori non sono parole da pronunciare nelle occasioni solenni: sono strumenti attraverso i quali una comunità riconosce sé stessa. La legalità, per esempio, non riguarda soltanto le grandi questioni giudiziarie; comincia dai piccoli comportamenti quotidiani. La solidarietà non è soltanto assistenza, ma capacità di riconoscere nell’altro una parte della nostra stessa comunità. E il rispetto delle istituzioni non significa rinunciare al pensiero critico: significa comprendere che senza istituzioni credibili e senza partecipazione responsabile la democrazia rischia di diventare soltanto una parola.

Lei presiede una sezione territoriale in una regione, l’Umbria, che custodisce una straordinaria eredità culturale e spirituale. Quale contributo può offrire la U.I.R. a questo territorio, anno dopo anno?

L’Umbria possiede una forza particolare: riesce a coniugare memoria e contemporaneità. È una terra nella quale la storia non appare come qualcosa di lontano, ma continua a parlare al presente. La U.I.R. può contribuire creando occasioni di incontro, confronto e divulgazione. Ritengo importante coinvolgere le nuove generazioni, perché non possiamo limitarci a custodire ciò che abbiamo ricevuto: dobbiamo consegnarlo a chi verrà dopo di noi. E per farlo occorre parlare ai giovani con un linguaggio autentico, non solo celebrativo.

Oggi viviamo nell’epoca dell’immagine, della comunicazione immediata e dei social network. Che rapporto dovrebbe avere un’associazione come la U.I.R. con la comunicazione contemporanea?

Un rapporto attento e consapevole. Comunicare oggi significa assumersi una responsabilità enorme, perché ogni parola può raggiungere migliaia di persone in pochi secondi. Non credo che il problema sia essere presenti sui nuovi mezzi di comunicazione; il vero problema è cosa si decide di comunicare. Dobbiamo recuperare una comunicazione che non insegua soltanto la visibilità, ma che sappia generare consapevolezza. Una buona comunicazione non è quella che fa più rumore: è quella che lascia una domanda nella mente di chi ascolta.

Lei ritiene che le nuove generazioni siano ancora sensibili ai concetti di merito, impegno e servizio?

Assolutamente sì, ma dobbiamo avere il coraggio di ascoltarle. Spesso diciamo che i giovani non hanno valori, quando forse siamo noi adulti ad aver smesso di raccontare loro il valore delle cose. Il merito non deve essere presentato come una gara contro gli altri, ma come la capacità di diventare la migliore versione possibile di sé stessi. L’impegno è ciò che trasforma un desiderio in un risultato. Il servizio, invece, ci ricorda che la nostra vita acquista un significato più profondo quando ciò che sappiamo fare può essere utile anche agli altri.

 

Qual è, secondo Lei, la differenza tra prestigio e autorevolezza?

Il prestigio può essere attribuito; l’autorevolezza deve essere conquistata ogni giorno. Il prestigio appartiene spesso al ruolo, al titolo, alla posizione che una persona occupa. L’autorevolezza appartiene invece al comportamento. Una persona autorevole non ha bisogno di ricordare continuamente agli altri chi è: sono le sue azioni a parlare. E credo che per un insignito questo principio debba essere ancora più forte. Il titolo può aprire una porta, ma è ciò che siamo a decidere se quella porta resterà aperta.

 

In un tempo nel quale prevale spesso la ricerca del consenso immediato, quanto conta saper essere coerenti?

La coerenza è una forma silenziosa di coraggio. Significa rimanere fedeli ai propri principi anche quando sarebbe più conveniente cambiarli. Naturalmente nessuno possiede verità assolute e tutti abbiamo il diritto di modificare le nostre opinioni quando incontriamo nuove esperienze. Ma cambiare idea è diverso dal cambiare valori per convenienza. La coerenza non significa rigidità: significa avere una bussola.

C’è un valore della Costituzione italiana che sente particolarmente vicino?

Il principio secondo cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti, ma richiama anche ai doveri di solidarietà. È un equilibrio fondamentale. Abbiamo bisogno di ricordare che i diritti sono inseparabili dalla responsabilità. Una comunità non può vivere soltanto chiedendo; deve anche essere capace di dare. È proprio nella relazione tra diritti e doveri che, a mio avviso, si misura la maturità di una società.

Se dovesse spiegare ad un liceale perché vale ancora la pena impegnarsi per la propria comunità, quale sarebbe la Sua risposta?

Gli direi di non aspettare che siano sempre gli altri a cambiare le cose. Ogni comunità è fatta di persone e ogni persona, nel proprio piccolo, può lasciare un segno. Non dobbiamo necessariamente compiere imprese straordinarie. Possiamo essere corretti nel nostro lavoro, rispettosi degli altri, disponibili verso chi ha bisogno, attenti all’ambiente, rispettosi delle regole. Sono gesti apparentemente semplici, ma è dalla somma di questi gesti che nasce una società migliore.

 

 

Quale futuro immagina per la Sezione U.I.R. di Perugia?

Immagino una realtà sempre più aperta al territorio, capace di costruire ponti tra istituzioni, cultura, professioni, associazionismo e mondo giovanile. Vorrei che la Sezione fosse percepita non soltanto come un luogo nel quale si riuniscono persone insignite, ma come una comunità di persone disponibili a mettere competenze ed energie al servizio della collettività. Il futuro, per me, significa soprattutto questo: trasformare l’esperienza individuale in patrimonio condiviso.

 

E infine, Presidente, che cosa significa per Lei lasciare una traccia?

Lasciare una traccia non significa necessariamente essere ricordati. A volte una traccia è una persona che abbiamo aiutato, un giovane che abbiamo incoraggiato, un progetto che abbiamo fatto nascere, una parola pronunciata nel momento giusto. La memoria personale è fragile, mentre le conseguenze delle nostre azioni possono continuare a vivere negli altri. Se dovessi scegliere, preferirei dunque non essere ricordato per un titolo, ma per qualcosa di buono che quel titolo mi ha permesso di realizzare.

L’intervista a Riccardo Scamarcio lascia emergere una concezione dell’onorificenza lontana dalla semplice dimensione celebrativa. Al centro vi è l’idea di servizio, inteso non come imposizione ma come scelta consapevole.

Perché un titolo può essere inciso su una pergamena, appuntato su una giacca, pronunciato durante una cerimonia. Ma il suo significato più autentico non vive nella medaglia: vive nelle azioni che vengono dopo.

E forse è proprio questa la domanda che ogni riconoscimento dovrebbe consegnarci: non quanto siamo stati applauditi, ma quanto siamo stati capaci di essere utili agli altri.

Unione Insigniti

Unione Insigniti Ordine al merito della Repubblica

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

 

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

Riccardo Scamarcio Presidente della UIR OMRI della sezione di Perugia

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