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Territorio

Grandine nel teramano, la Regione blocca i fondi per i danni. L’ira di Radica (ALI): “Bocciato un emendamento da 2 milioni, agricoltori e famiglie traditi

“Le telecamere se ne vanno e i cittadini rimangono soli, traditi dalla Regione!”. 😡 🧊 Scoppia una durissima polemica politica per il mancato stanziamento di fondi regionali a favore delle aziende, degli agricoltori e delle famiglie dei 21 Comuni del teramano, duramente colpiti e devastati dalla grandinata record del mese scorso. A lanciare la dura accusa è Angelo Radica (Presidente dell’associazione dei Comuni ALI Abruzzo), che svela un retroscena amaro: un emendamento da ben 2 MILIONI DI EURO, già approvato in Commissione Bilancio, è stato incredibilmente bocciato al momento del voto finale in Consiglio Regionale, bloccando di fatto questa fondamentale “boccata d’ossigeno” economica. “I fondi statali da soli non basteranno mai a coprire il 100% dei danni” denuncia Radica, chiedendo alla Regione di recuperare i soldi al più presto. Voi cosa ne pensate? È giusto abbandonare chi ha perso auto, tetti e raccolti agricoli per il maltempo? Leggete i dettagli del cortocircuito politico nel nostro articolo! 👇 🏛️

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Radica

Teramo– A poco meno di un mese di distanza dalla disastrosa perturbazione atmosferica che ha flagellato l’intero teramano, i danni causati da quell’infernale grandinata continuano a farsi sentire, non più soltanto sui tetti, sulle auto e sui campi agricoli distrutti, ma soprattutto all’interno dei palazzi della politica regionale. Quando le telecamere dei telegiornali nazionali si spengono e l’emergenza immediata passa in secondo piano, le famiglie, le imprese e le amministrazioni locali rimangono drammaticamente sole a fare la dolorosa conta dei danni. Ed è in questo delicatissimo contesto di ricostruzione e speranza che si abbatte, come un’ulteriore e inaspettata grandinata a ciel sereno, la pesantissima delusione espressa dai Primi Cittadini abruzzesi.

“Nessun fondo per le 21 città distrutte”: la dura accusa di ALI Abruzzo

A farsi portavoce del malcontento generale e dell’amarezza di un intero territorio è, ancora una volta, Angelo Radica, che interviene in veste ufficiale di Presidente della prestigiosa associazione di Comuni ALI Abruzzo. La sua denuncia non lascia spazio a interpretazioni diplomatiche: «Siamo profondamente delusi e amareggiati dal mancato stanziamento da parte della Giunta e del Consiglio della Regione Abruzzo di fondi diretti, indispensabili per sostenere economicamente le aziende, le famiglie e le amministrazioni locali nei ben 21 comuni duramente colpiti e messi in ginocchio dalla grandinata del mese scorso nel comprensorio teramano», ha dichiarato senza mezzi termini il Presidente dell’Associazione.

Radica: “La Regione volta le spalle a imprese e cittadini”

Il cuore della polemica sollevata da ALI Abruzzo risiede nella totale mancanza di un intervento economico integrativo e sussidiario da parte dell’Ente regionale. «Nell’immediatezza di quell’evento meteorologico devastante», prosegue Radica, «avevamo auspicato con grande forza e convinzione che, oltre a supportare burocraticamente la procedura per ottenere i classici ristori a livello nazionale e ministeriale, la Regione Abruzzo si adoperasse in prima persona, e con tempestività, per erogare risorse finanziarie proprie e immediate». Una necessità dettata dal pragmatismo, dato che l’esperienza storica insegna, purtroppo, che i lenti e farraginosi fondi emergenziali erogati dallo Stato centrale non riescono mai a coprire il 100% dei danni effettivi subiti da case, vetture e raccolti agricoli.

Il “giallo” dell’emendamento bocciato: sfumati due milioni di euro

A rendere questa doccia fredda ancora più inaccettabile per i 21 Comuni teramani colpiti, è l’iter politico paradossale che ha portato al blocco dei fondi. Un’occasione concreta per aiutare le popolazioni terremotate dal maltempo, infatti, c’era ed era a portata di mano. «La straordinaria opportunità di intervento diretto era stata offerta da uno specifico emendamento», spiega amaro Radica, svelando un vero e proprio cortocircuito istituzionale. «Questo emendamento aveva peraltro già ottenuto il parere favorevole dei tecnici della Commissione Bilancio, e avrebbe finalmente permesso di avere a immediata disposizione per l’intero territorio colpito ben due milioni di euro».

Due milioni di euro che avrebbero rappresentato una vera e propria boccata d’ossigeno, vitale per decine di piccole imprese agricole e commerciali che rischiano la chiusura definitiva dopo i danni subiti ai raccolti e alle coperture. «Ma al momento della verità», denuncia il Presidente di ALI Abruzzo, «l’incomprensibile e deludente voto espresso dall’aula del Consiglio regionale ha definitivamente impedito questo vitale stanziamento, bloccando i fondi».

Una corsa contro il tempo per recuperare i fondi

L’appello conclusivo di Angelo Radica e di tutta l’Associazione dei Comuni Abruzzesi è una drammatica corsa contro il tempo per rimediare a quello che viene considerato un clamoroso errore politico e una totale mancanza di sensibilità verso i cittadini abruzzesi in difficoltà. «Ci auguriamo fortemente che sia possibile ora, attraverso nuovi strumenti legislativi e in tempi rapidissimi, recuperare questo stanziamento. Il teramano non può essere lasciato solo». La palla, ora, torna nel campo della Giunta Regionale: il pressing dei Sindaci si preannuncia durissimo.

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Territorio

La “rivolta dell’acqua”: 26 Comuni abruzzesi fanno fronte comune e lanciano un ultimatum alla Sasi. “Siamo a secco da giugno, ora pretendiamo risposte”

“I nostri cittadini sono a secco da giugno, adesso la Sasi deve darci delle risposte immediate!”. 🚰 🛑 È una vera e propria “rivolta dell’acqua” quella che sta infiammando la politica abruzzese. Stanchi delle continue chiusure e dell’inefficienza cronica del servizio idrico, 26 Sindaci del territorio (rappresentanti il 36% delle quote sociali della Sasi e perfettamente divisi in modo trasversale tra centrodestra e centrosinistra) si sono uniti in una cordata istituzionale promossa dal Sindaco di Tollo, Angelo Radica. La richiesta è perentoria: convocazione urgente di un’assemblea dei soci entro e non oltre il 28 agosto per conoscere il reale stato della rete e, soprattutto, trovare soluzioni a BREVISSIMO termine (i progetti a lungo termine non riempiono i rubinetti oggi!). Un ultimatum formale che la Sasi non potrà ignorare. Scopri nel nostro articolo l’elenco completo dei 26 Comuni (tra cui Vasto, Lanciano, Ortona) che si sono ribellati! 👇 🚱

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Emergenza idrica

Redazione  – L’estate del 2026 verrà tristemente ricordata non solo per le temperature roventi, ma soprattutto per i rubinetti malinconicamente a secco. Un’emergenza idrica senza precedenti che, iniziata nel mese di giugno, ha progressivamente esasperato migliaia di cittadini, famiglie e attività commerciali, costretti a convivere con chiusure programmate, cali di pressione e disservizi cronici. Ma ora, la misura è colma. Di fronte a un’inefficienza del servizio idrico ritenuta intollerabile, la politica locale ha deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo e, soprattutto, oltre gli storici steccati ideologici. Ben 26 Comuni abruzzesi (che insieme totalizzano il 36 per cento circa della quota di capitale sociale rappresentata) hanno fatto fronte comune, avviando un’azione perentoria e senza precedenti contro la Sasi, la società pubblica che gestisce il servizio idrico integrato del territorio.

La grande sete e la rivolta bipartisan dei sindaci

La clamorosa e forte iniziativa istituzionale è partita dal Comune di Tollo e, in particolare, dal suo vulcanico sindaco Angelo Radica, che è riuscito a coagulare attorno a sé un fronte politico granitico, compatto e totalmente trasversale. A dimostrazione di come l’assenza di un bene primario come l’acqua non conosca colori di partito, la clamorosa cordata istituzionale è formata equamente da amministrazioni di schieramenti opposti: dei 26 Comuni richiedenti, infatti, 14 appartengono all’area di centrodestra e 12 a quella di centrosinistra. Tutti uniti da un unico, disperato imperativo: dare risposte repentine ai propri concittadini esasperati.

Radica (Sindaco di Tollo): “Basta promesse, vogliamo soluzioni immediate”

L’obiettivo di questa poderosa alleanza territoriale è molto chiaro. Attraverso una formale istanza, i sindaci hanno richiesto la convocazione urgente e indifferibile di un’assemblea straordinaria dei soci della Sasi per mettere definitivamente sul tavolo, senza filtri e senza scuse, la drammatica questione della carenza di approvvigionamento. «La finalità principale della nostra richiesta di assemblea», ha dichiarato con fermezza il promotore Angelo Radica, «è innanzitutto quella di costringere i vertici a farci comprendere il reale stato dell’arte. Vogliamo capire esattamente le ragioni tecniche e gestionali per cui siamo arrivati a una carenza di acqua e a una inefficienza del servizio idrico così grave, e soprattutto se queste motivazioni siano puramente congiunturali (legate al caldo estremo) o tristemente strutturali».

Il Primo Cittadino di Tollo pone l’accento sulla necessità di passare immediatamente dalle parole ai fatti. «Naturalmente il nostro scopo è agire subito: vanno benissimo i grandi progetti infrastrutturali e gli interventi di medio e lungo termine presentati, ma noi Sindaci vogliamo capire cosa è possibile fare nel breve periodo, già nei prossimi giorni. Perché, pur dovendo ammettere che nelle ultime ore la fornitura idrica è parzialmente migliorata, non siamo ancora minimamente tornati alle auspicate normalità e continuità di un servizio essenziale».

Ultimatum entro il 28 agosto: ecco l’elenco dei Comuni firmatari

La pazienza dei Primi Cittadini (costretti ogni giorno a rispondere alle sacrosante e feroci lamentele dei propri residenti) è giunta al capolinea. Richiamando formalmente il Codice Civile, e in modo particolare l’articolo 2367 (che disciplina i poteri di convocazione in capo alle minoranze qualificate), e vista la conclamata urgenza di una situazione igienico-sanitaria e sociale scoppiata ormai a giugno, i 26 Comuni hanno fissato una vera e propria dead line temporale. Hanno richiesto formalmente che l’assemblea straordinaria dei soci venga inderogabilmente convocata entro e non oltre il prossimo 28 agosto.

L’elenco dei Comuni firmatari (che abbraccia tutto il territorio dalla costa alle aree interne, comprendendo centri di enorme rilevanza demografica) è lungo e politicamente pesante: Tollo, Ortona, Filetto, Canosa Sannita, Arielli, San Vito Chietino, Orsogna, Lanciano, Treglio, Altino, Tornareccio, Villamagna, Vacri, Villa Santa Maria, Castiglione Messer Marino, Giuliano Teatino, Vasto, Gissi, Carunchio, Furci, Palmoli, Tufillo, Torrebruna, Lentella, Castelguidone, Cupello. La Sasi è ora stretta in un angolo: tra pochi giorni dovrà presentarsi in assemblea e dare spiegazioni convincenti a quasi metà dei suoi azionisti istituzionali.

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Piana del Cavaliere

Rocca di Botte, vandali distruggono l’area giochi e sabotano la storica Fonte Pinziriglio. Il Comune dice basta: scatta la denuncia ai Carabinieri, tolleranza zero

“Questa non è una bravata, è un REATO. E ora tolleranza zero!”. 😡 🚫 È durissima la presa di posizione dell’Amministrazione Comunale contro i vandali che, nelle scorse ore, hanno letteralmente distrutto la staccionata dell’area giochi comunale situata nei pressi della storica Fonte Pinziriglio e del Portonaccio. I pali divelti sono stati buttati nel fontanile, rendendolo inutilizzabile per giorni e impedendo agli animali di dissetarsi con questo caldo torrido! 🐺 Il Comune non ha fatto sconti e ha sporto formale DENUNCIA PENALE ai Carabinieri: grazie all’acquisizione delle telecamere di videosorveglianza si stringe il cerchio sui colpevoli. Chi rompe i beni pubblici usa i NOSTRI soldi. D’ora in poi, ogni minimo atto vandalico sul territorio verrà denunciato. Leggete l’articolo per tutti i dettagli di questa sacrosanta linea dura! 👇 🚓

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Staccionata di legno divelta a Rocca di Botte

Rocca di Botte – Ci sono gesti che non possono, e non devono, essere derubricati a semplici e innocue “ragazzate”. Quando l’ignoranza e la noia si trasformano in furia distruttiva contro il patrimonio collettivo, il confine tra la “bravata” e il vero e proprio reato penale viene inesorabilmente superato. È quanto sta accadendo in queste ore, dove l’Amministrazione Comunale è stata costretta a portare all’attenzione dell’intera cittadinanza un gravissimo e vigliacco episodio di danneggiamento perpetrato ai danni di beni pubblici di vitale importanza. Nel mirino dei soliti ignoti (o forse sarebbe meglio definirli “vandali”) è finita la suggestiva area adiacente alla storica Fonte Pinziriglio e del Portonaccio, un luogo caro alla memoria e alla quotidianità dei residenti.

Lo scempio: staccionata divelta e fontanile inservibile per gli animali

Le immagini documentate nelle scorse ore dai tecnici comunali lasciano davvero poco spazio all’immaginazione e molta, moltissima rabbia. La preziosa staccionata in legno, installata per delimitare e mettere in sicurezza la vicina area giochi comunale dedicata ai bambini, è stata presa letteralmente d’assalto. I vandali, agendo probabilmente con il favore delle tenebre, hanno divelto con inaudita violenza gran parte della struttura. Ma lo sfregio non si è fermato qui: numerosi e pesanti pali di legno sradicati dalla staccionata sono stati deliberatamente gettati all’interno del bacino del fontanile.

Oltre al danno economico, c’è un risvolto pratico ancora più grave. Il materiale ligneo e i detriti gettati nella Fonte Pinziriglio hanno di fatto ostruito e inquinato la vasca, rendendo il fontanile totalmente inutilizzabile per svariati giorni. Un sabotaggio in piena regola che ha colpito non solo gli esseri umani, ma soprattutto gli animali (domestici, selvatici e da pascolo), impedendo loro di abbeverarsi durante queste torride giornate di metà agosto, funzione che rappresenta da sempre la vocazione principale di quella fonte per tutto il territorio circostante.

“Non è una bravata, è un reato”: scatta la denuncia ai Carabinieri

Di fronte a un simile scempio, l’Amministrazione comunale ha deciso che il tempo dei richiami bonari e delle pacche sulle spalle è finito. «Non si tratta in alcun modo di una semplice bravata giovanile», si legge nel duro comunicato istituzionale. «Danneggiare in modo volontario un bene pubblico significa colpire al cuore un patrimonio che appartiene a tutta la comunità, comprometterne il sacrosanto utilizzo e costringere l’Ente locale a impiegare preziose risorse economiche pubbliche (ovvero le tasse pagate onestamente dai cittadini) per ripristinare ciò che qualcuno, per puro divertimento, ha distrutto».

Proprio per questo motivo, il Comune ha deciso di passare immediatamente alle vie legali. È stata redatta e presentata alle autorità una formale denuncia contro ignoti. Questi atti vandalici non sono infatti marachelle, ma assumono una gravissima rilevanza penale ai sensi del rigoroso Articolo 635 del Codice Penale (il reato di danneggiamento), che tutela con particolare severità proprio i beni destinati a un pubblico servizio o a una pubblica utilità.

Tolleranza zero e videosorveglianza: la nuova linea dura del Comune

A seguito della denuncia depositata dal Municipio, i militari dell’Arma dei Carabinieri hanno già avviato tutti gli accertamenti investigativi necessari per dare un nome e un cognome ai responsabili di questo inaccettabile disastro. Fondamentale, in questa fase d’indagine, sarà la certosina acquisizione dei filmati registrati dai potenti impianti di videosorveglianza disseminati nella zona colpita e nelle vie di fuga limitrofe, unitamente alla raccolta delle dichiarazioni di possibili testimoni oculari.

Ma il messaggio politico lanciato dall’Amministrazione è forte e chiaro, e segna uno spartiacque decisivo per il futuro. Questa sarà la linea inflessibile che il Comune adotterà d’ora in avanti: Tolleranza Zero. Ogni singolo atto vandalico o danneggiamento volontario compiuto sul territorio comunale sarà meticolosamente documentato, fotografato e denunciato senza alcuno sconto alle Forze dell’Ordine. Per prevenire nuovi e fastidiosi raid teppistici, nei prossimi mesi verranno ulteriormente potenziati e intensificati i controlli su tutto il perimetro comunale, incrementando l’occhio elettronico delle telecamere di sicurezza (nel totale rispetto della normativa sulla privacy vigente).

L’obiettivo della Giunta non è quello di militarizzare il paese, ma di tutelare con le unghie e con i denti l’immensa maggioranza della cittadinanza che rispetta le regole. «Chi danneggia un bene pubblico, danneggia la sua stessa casa e l’intera comunità. Quanto accaduto alla Fonte Pinziriglio non dovrà ripetersi mai più». E, speriamo, i colpevoli presto risarciranno il danno di tasca propria.

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Piana del Cavaliere

“Basta sporcare casa nostra!”: l’ira del Sindaco di Carsoli contro gli incivili dei rifiuti. Denuncia per il fiume inquinato e controlli a tappeto

“Chi sporca la nostra città e distrugge l’ambiente, questa volta pagherà caro!”. 🛑 🗑️ Il Sindaco di Carsoli, Alessandro Marcangeli, non ci sta e lancia un durissimo appello pubblico contro gli incivili dei rifiuti, annunciando “tolleranza zero” in vista di Ferragosto! Nel mirino non c’è solo chi usa i cestini pubblici per gettare enormi sacchi di immondizia domestica (a Carsoli e Pietrasecca), ma soprattutto chi ha inquinato il fiume! Nei giorni scorsi uno sversamento abusivo di liquidi tossici ha causato una morìa di pesci: il Comune ha allertato l’ARTA e denunciato l’accaduto alle autorità. Ora basta: la Polizia Locale inizierà controlli a tappeto su tutto il territorio e verificherà che tutti abbiano i “mastelli” regolari a casa. Multe salatissime in arrivo per i trasgressori! Leggi la dura presa di posizione del Sindaco nel nostro articolo 👇 🌳

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Immondizia per le vie di Carsoli

Carsoli  – Alla vigilia di Ferragosto, giornata tradizionalmente dedicata alle scampagnate, al relax nei boschi e al contatto con la natura, dal Municipio di Carsoli si alza un grido di allarme e di rabbia che non ammette repliche. Il Sindaco, l’Avvocato Alessandro Marcangeli, ha diramato un durissimo appello pubblico rivolto all’intera cittadinanza per denunciare una preoccupante e crescente deriva di inciviltà legata all’abbandono indiscriminato dei rifiuti. Un malcostume intollerabile che non solo deturpa il decoro urbano del capoluogo e delle frazioni, ma che ha recentemente sfiorato il vero e proprio disastro ecologico.

L’ira del Sindaco: “Un’offesa all’intera comunità”

Nel mirino del Primo Cittadino ci sono, in primis, i comportamenti quotidiani di alcuni residenti che vanificano gli sforzi del servizio di igiene urbana. «Negli ultimi giorni stiamo assistendo a comportamenti che non possono essere tollerati e che offendono l’intera comunità», tuona il Sindaco Marcangeli. La prassi denunciata è tanto diffusa quanto ingiustificabile: i piccoli cestini stradali, collocati nelle piazze e lungo le vie del paese esclusivamente per accogliere carte, piccoli scontrini o deiezioni canine, vengono sistematicamente e illecitamente riempiti con interi, pesantissimi sacchi neri di spazzatura domestica. Un problema gravissimo che non colpisce solo il centro di Carsoli, ma che si sta registrando in maniera allarmante anche nelle frazioni, in particolare a Pietrasecca. «Sono comportamenti che compromettono il decoro dei nostri centri abitati e vanificano il lavoro quotidiano svolto per mantenerli puliti», ribadisce il Sindaco.

Disastro ambientale nel fiume: sversamenti tossici e pesci morti

Ma la situazione assume contorni penali e ben più drammatici quando si sposta sulle sponde del fiume locale. L’alveo fluviale, un patrimonio naturalistico che dovrebbe essere difeso con le unghie e con i denti, viene utilizzato da ignoti come una vera e propria discarica a cielo aperto. E i risultati di questa barbarie sono sotto gli occhi di tutti. Nei giorni scorsi, si è registrato un episodio gravissimo: lo sversamento abusivo di sostanze liquide inquinanti direttamente nel corso d’acqua. Un atto criminale che ha causato l’immediata e dolorosa morte di numerosissimi pesci, rinvenuti a galla senza vita. Di fronte a questo scempio, l’Amministrazione non è rimasta a guardare: è stata immediatamente allertata l’ARTA Abruzzo (l’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente) ed è partita una denuncia formale alle autorità competenti per individuare e punire severamente i responsabili di questo scempio ecologico.

Il costo dell’inciviltà cade su tutti i cittadini

Il paradosso e il danno economico di questi gesti incivili ricadono direttamente sulle spalle della comunità. Per ripulire il fiume dalla spazzatura gettata abusivamente, il Comune è stato infatti costretto a dirottare d’urgenza i propri operai. I lavoratori hanno dovuto interrompere le normali attività di manutenzione del paese per rimediare, faticosamente, alla maleducazione altrui. «Risorse e tempo che potrebbero essere impiegati per altri interventi a servizio della comunità vengono così sottratti, per rimediare a comportamenti incivili e del tutto evitabili», fa notare amaramente il Primo Cittadino.

Tolleranza zero e controlli a tappeto della Polizia Locale

In vista del Ferragosto, l’appello del Sindaco è chiarissimo: chi va a godersi le aree verdi di Carsoli ha l’obbligo morale e legale di riportare indietro i propri rifiuti. «Non possiamo pretendere un paese più pulito e decoroso se poi siamo noi stessi a sporcarlo». Ma l’educazione, da sola, evidentemente non basta più. Il Sindaco Marcangeli ha annunciato la linea della “tolleranza zero”: parallelamente agli appelli al senso civico, scatteranno feroci controlli sul territorio. Nei prossimi giorni, gli agenti della Polizia Locale avvieranno ispezioni a tappeto per verificare non solo chi abbandona i rifiuti (comportamento sanzionabile con multe salatissime), ma anche per accertarsi che tutte le utenze domestiche siano regolarmente provviste dei “mastelli” obbligatori per la raccolta differenziata porta a porta. Chi non sarà in regola e chi sporcherà l’ambiente, questa volta, pagherà un conto salatissimo.

Cassonetto strapieno di Immondizia a Carsoli

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