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Esteri

“Non ci farete mai tacere”: da Lydia Taylor Davis a Nick Shirley, ecco i coraggiosi giovani che hanno raccolto l’eredità e il microfono di Charlie Kirk

“NON CI FARETE MAI TACERE!”: Il coraggio di Riley Gaines, Nick Shirley e dei giovani che sfidano e smontano l’ideologia “Woke” e la follia dell’estrema sinistra nei Campus Universitari Americani! 🇺🇸 🎙️ “Gli uomini buoni possono morire, ma la morte non potrà MAI uccidere il loro Nome!”. In un’epoca in cui sembra che chiunque abbia un’idea diversa dal “pensiero unico” debba essere censurato, silenziato o addirittura aggredito, negli Stati Uniti è in atto una vera e propria e Meravigliosa Rivoluzione Giovanile! Tutto nasce dall’immortale eredità lasciata dal leader politico Charlie Kirk: dopo la sua prematura scomparsa, un gruppo di coraggiosi ventenni (studenti e atleti) ha deciso di “raccogliere il suo microfono” e mettersi in viaggio in tutti i pericolosissimi campus universitari americani per smontare le follie della “Cultura Woke” guardando in faccia i contestatori! In questa incredibile prima linea culturale ci sono veri e propri EROI moderni: c’è la 23enne Lydia Taylor Davis, diventata l’idolo indiscusso di chi combatte per proteggere e difendere la Sacra VITA dei bambini nel grembo materno dalle leggi sull’aborto. C’è il 30enne Will Witt, che viaggia instancabilmente affrontando le urla dell’estrema sinistra per dire a gran voce “No!” all’immigrazione illegale e alla dittatura della “Teoria Gender”! E come non citare la stupenda e gloriosa Riley Gaines? L’ex Campionessa d’Oro di Nuoto Agonistico (26 anni) che ha deciso di girare l’America per combattere la folle e ingiusta ammissione degli uomini transgender all’interno delle competizioni sportive Femminili! La loro missione non è affatto facile: il giovanissimo giornalista d’assalto Nick Shirley (24 anni), famoso per andare a fare domande scomode proprio nel mezzo dei violenti cortei “Antifa”, è stato aggredito fisicamente e riceve continue Minacce di Morte, tanto da dover girare con le guardie del corpo! Ma NESSUNO di loro si arrende! Leggi le loro storie straordinarie, i loro sacrifici e la loro meravigliosa battaglia per la Libertà di Pensiero nel nostro lungo articolo di Esteri! 👇 🦅 Voi credete che l’imposizione sorda e dittatoriale dell’Ideologia Woke e della “Teoria Gender” stia arrivando pericolosamente anche nelle Nostre Università e Scuole Italiane? Siete d’accordo con la battaglia intrapresa dalla campionessa Riley Gaines per impedire per Legge che atleti biologicamente “uomini” possano rubare le medaglie alle donne gareggiando negli sport femminili? Sviscerate tutte le vostre appassionate e spassionate opinioni in merito nei commenti (vogliamo leggere il pensiero di tutti!), e CONDIVIDETE ovunque a dismisura questo articolo per dar voce al coraggio di questi straordinari ragazzi!

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Charlie Kirk

Redazione«Gli uomini buoni devono inevitabilmente morire, ma la morte non potrà mai uccidere i loro nomi». È questo, senza ombra di dubbio, uno dei tweet più profondi, iconici e famosi mai scritti dal compianto Charlie Kirk. Un leader carismatico che, anche dopo la sua prematura e dolorosa scomparsa, ha continuato a illuminare il cammino e a ispirare il cuore di migliaia di giovani in tutto l’universo conservatore americano.
In un’epoca storica in cui il pensiero unico sembra voler schiacciare qualsiasi voce fuori dal coro, c’è chi ha deciso con immenso coraggio di raccogliere la sua pesantissima eredità politica e intellettuale. Giovani donne e giovani uomini (tutti sotto i trent’anni) che hanno impugnato nuovamente quel microfono, mettendosi in viaggio in lungo e in largo per i difficilissimi campus universitari americani. Il loro obiettivo? Smontare, parola dopo parola, argomentazione dopo argomentazione, tutte quelle asfissianti narrazioni dell’ideologia “woke” che tendono a silenziare, bullizzare e censurare il libero e democratico dibattito pubblico.

Lydia Taylor Davis e Will Witt: in prima linea per la Vita e i Valori

In questa coraggiosa trincea culturale spicca luminosa la figura della ventitreenne Lydia Taylor Davis. Nel suo fondamentale ruolo di portavoce del movimento “Students for Life” (Studenti per la Vita), Lydia viaggia costantemente nelle università degli Stati Uniti per confrontarsi faccia a faccia con i suoi coetanei, spiegando con grande umanità e preparazione scientifica tutte le criticità sociali e morali legate all’aborto. La sua missione è quella di promuovere la cultura della Vita, difendendo il diritto di esistere di ogni creatura nel grembo materno. Sui social network è oggi unanimemente riconosciuta come una delle più influenti, dolci ma decise attiviste pro-vita di tutti gli Usa.
Non meno vitale e imponente è il lavoro portato avanti dal trentenne Will Witt. Storico attivista dell’associazione Turning Point USA, Will ha iniziato a visitare fisicamente le università subito dopo la scomparsa di Charlie Kirk, intavolando fieri e accesi dibattiti con gli studenti più progressisti. I suoi temi di battaglia sono crudi e attualissimi: la lotta contro l’immigrazione illegale e la difesa della famiglia contro le distorsioni della teoria gender. Entrambi, com’è noto, pagano un prezzo carissimo per le loro idee, ricevendo costantemente disturbi, insulti e minacce gravissime durante i loro pacifici comizi pubblici.

Riley Gaines: l’ex campionessa in trincea per difendere lo Sport femminile

Tra le altre brillanti e giovanissime leve cresciute sotto l’ala del Turning Point c’è anche la meravigliosa e determinata Riley Gaines, attivista conservatrice di 26 anni che da sempre si batte anima e corpo contro l’inserimento forzato degli atleti transgender all’interno delle competizioni sportive femminili.
Riley non parla per sentito dire, ma conosce benissimo il sapore dell’acqua clorata e del sacrificio: ha alle spalle una lunga e gloriosa carriera nel nuoto agonistico a livello universitario, avendo trionfato nei campionati SEC (la potente Confederazione sportiva del sud-est) vincendo l’oro prima alla prestigiosa Columbia University nel 2021 e successivamente a Knoxville nel 2022.
La sua autorevole voce è diventata così potente da farle guadagnare gli schermi televisivi nazionali al fianco della senatrice Marsha Blackburn e l’invito nel celebre podcast del noto giornalista Tucker Carlson. Proprio di recente, Riley ha sostenuto strenuamente la campagna sportiva della cestista americana Sophie Cunningham, schierandosi a scudo dello sport femminile contro le intromissioni sconsiderate e le ingiustizie biologiche dell’ideologia woke. Anche lei viaggia senza sosta per le università, affrontando a testa alta e senza paura i megafoni dei contestatori per parlare di questo delicatissimo tema di attualità.

Nick Shirley: giornalismo d’assalto e sprezzo del pericolo

Ultimo, ma assolutamente non per importanza o per coraggio, è il giovanissimo e brillante giornalista investigativo Nick Shirley. Amico personale e di lunghissima data di Charlie Kirk, questo impavido ventiquattrenne ha scelto la strada più difficile e pericolosa in assoluto: si reca fisicamente e in prima linea nel bel mezzo delle violente manifestazioni dei gruppi “antifa” e dell’estrema sinistra per intervistare i militanti e metterli spalle al muro con domande scomode, dirette e senza filtri.
Molto spesso, purtroppo, il prezzo per la ricerca della verità è il sangue: Nick è stato aggredito ripetutamente, sia fisicamente (con sputi, spintoni e percosse) che verbalmente. Eppure, non si è mai piegato. Non si è mai dato per vinto, continuando a documentare minuziosamente su YouTube ogni singolo episodio e ogni follia del fanatismo ideologico. Oggi, a causa di una spaventosa escalation di minacce di morte ricevute, è stato dolorosamente costretto ad assumere delle guardie del corpo private per garantire la propria incolumità fisica. Ma la sua telecamera continua a riprendere, il suo microfono continua a registrare, e la sua voce non si spegnerà mai: perché le idee forti e coraggiose, come insegnava Charlie, sopravvivono per sempre.

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Terrore alle porte dell’Europa: 14 Jihadisti nascosti tra i migranti a Ceuta. L’Italia aveva ragione ad alzare le barricate, il fallimento di Sánchez

IL TERRORE CHE SI NASCONDE TRA I MIGRANTI: L’Italia e il Governo Meloni avevano ragione ad alzare le Barricate, il Buonismo della Spagna ha fatto entrare i Jihadisti a Ceuta! 🚨 🇪🇺 C’è un gigantesco incubo mortale che ha sempre tolto il sonno a noi cittadini europei mentre osservavamo impotenti i continui sbarchi e gli “assalti” di migliaia di clandestini ai nostri confini marittimi: “Ma in mezzo a questi presunti disperati, non è che si nascondono anche Terroristi pronti a colpire le nostre città?”. Ebbene, oggi questo bruttissimo e atroce sospetto si è trasformato in una spaventosa Realtà! L’assalto di massa alla barriera spagnola di Ceuta (avvenuto lo scorso 31 Luglio) si è rivelato un vero e proprio “Cavallo di Troia” per far infiltrare l’Estremismo Islamico! Ad oggi, la Polizia ha infatti scoperto, bloccato e arrestato ben 14 UOMINI (mimetizzati furbescamente tra la massa dei disperati) con gravissimi precedenti per radicalizzazione, eversione e TERRORISMO JIHADISTA! Tra di loro spicca perfino un estremista che era stato condannato per Terrorismo in Catalogna ed espulso “a vita” dall’Europa nel 2015, e che oggi è riuscito incredibilmente a rientrare eludendo tutti i controlli del confine! Questa agghiacciante scoperta rappresenta una monumentale Rivincita per l’Italia e per i nostri Servizi Segreti: la nostra Intelligence, infatti, aveva lanciato ripetutamente e da mesi l’allarme sul rischio che l’immigrazione indiscriminata diventasse la copertura per i fanatici! Non era “Inutile Allarmismo di destra”, era la verità! E il Governo Meloni ha fatto benissimo e coraggiosamente a “sospendere” immediatamente gli accordi di Schengen per sigillare le porte e ripristinare i controlli durissimi su tutti gli arrivi dalla Spagna! Mentre Ceuta oggi brucia nel caos tra risse e baraccopoli abusive, il premier socialista spagnolo Pedro Sánchez (che aveva colpevolmente ignorato i Dossier Militari che lo avvertivano dell’Invasione) continua a fare la morale: “Non chiamateli Invasori!”. Leggi lo scioccante e drammatico articolo sulle indagini Antiterrorismo tra i migranti! 👇 ⚔️ Voi cosa provate sapendo che le leggi “buoniste” dell’Europa stanno permettendo a soggetti già condannati per Terrorismo e radicalizzazione di rientrare liberamente e indisturbati nelle nostre città? Siete d’accordo sul fatto che L’Italia faccia benissimo a infischiarsene dell’Europa “blindando e militarizzando” ogni singolo confine per difendere la Sicurezza e la vita dei nostri figli, fregandosene dell’accoglienza “A porte Aperte”? Diteci la vostra spassionata opinione sviscerando tutta la vostra rabbia nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura questo articolo sulle vostre bacheche per informare gli italiani di questa enorme minaccia Europea!

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Migranti Ceuta

Roma – C’è un incubo oscuro, profondo e silenzioso che toglie il sonno a milioni di cittadini europei ogni singola volta che guardano le drammatiche immagini degli assalti incontrollati ai confini: la paura atroce che, in mezzo a disperati in cerca di una vita migliore, si nascondano feroci lupi solitari pronti a colpire il cuore delle nostre città. Oggi, purtroppo, quell’incubo non è più soltanto un brutto presentimento, ma una terrificante e certificata realtà. L’assalto di massa alla frontiera spagnola di Ceuta non ha aperto un varco soltanto all’immigrazione clandestina. Tra le migliaia di marocchini entrati illegalmente con la forza nell’exclave spagnola lo scorso 31 luglio, si nascondevano soggetti già pericolosamente noti per jihadismo ed eversione islamica.

Il cavallo di Troia: la scoperta shock dell’Antiterrorismo

Nelle scorse ore, le autorità spagnole hanno arrestato e individuato l’ennesimo soggetto pericolosissimo: un uomo che era già stato arrestato nel lontano 2015 durante una durissima operazione antiterrorismo in Catalogna. Dopo aver subìto una condanna definitiva per terrorismo islamico ed essere stato formalmente espulso a vita dal suolo iberico, questo individuo è incredibilmente riuscito a rimettere piede in Europa. Come ha fatto? Semplice: sfruttando il caos e confondendosi furbescamente nella massa umana e incontrollata dei migranti al confine di Ceuta.
Ad oggi, sarebbero già ben quattordici gli uomini con precedenti gravissimi legati all’estremismo radicale e all’eversione riconosciuti ed espulsi dopo aver approfittato dell’ondata di sbarchi. Un vero e proprio e letale “Cavallo di Troia” umano.

L’allarme dell’Intelligence italiana e la lungimiranza di Giorgia Meloni

Questa agghiacciante scoperta rappresenta la più clamorosa e assoluta rivincita per la nostra Intelligence. Erano stati proprio i Servizi Segreti italiani, nei mesi scorsi, a richiamare con forza l’attenzione europea su questo precisissimo rischio. Nessuno voleva fare la stupida e barbara equazione per cui “ogni immigrato è un terrorista”, ma gli 007 di Roma avevano avvertito del pericolo concreto che un flusso clandestino fuori controllo diventasse la copertura ideale per soggetti già fanaticamente radicalizzati.
Ecco perché i nuovi arresti di Ceuta danno pienamente ragione alla sacrosanta prudenza del Governo Meloni, che non ha ceduto al buonismo e ha coraggiosamente ripristinato i controlli ferrei per chi arriva dalla Spagna, sospendendo temporaneamente la libera circolazione prevista dal trattato di Schengen. Non era affatto “inutile allarmismo”, ma lucida e sacra prevenzione nazionale.

Il caso inquietante della famiglia radicalizzata e dei minori indottrinati

Tra i quattordici estremisti individuati spicca la figura inquietante del 24enne Chakir Achatoui, smascherato miracolosamente dal sistema di riconoscimento facciale della Policía Nacional. Era sbarcato via mare fingendosi un normale disperato. In realtà, la sua storia fa letteralmente accapponare la pelle: nel 2018 era stato espulso insieme ai genitori, considerato pericolo per la sicurezza nazionale.
Il fratello maggiore era andato a combattere in Siria tra le milizie jihadiste, mentre lui e il suo gemello, ad appena 15 anni, erano stati affidati dalla loro stessa madre alle cure di un folle reclutatore del terrore per essere indottrinati e mandati in battaglia. La Guardia Civil fermò la loro partenza all’ultimo istante, ma i segni della radicalizzazione non sono mai stati cancellati.

I dossier militari ignorati dalla Spagna: il drammatico fallimento di Sánchez

Ma ciò che fa letteralmente infuriare i cittadini è scoprire che questa invasione poteva e doveva essere fermata. Un rapporto segretissimo del 32° Reggimento di guerra elettronica dell’Esercito spagnolo aveva infatti intercettato su chat arabe e francesi gli appelli a forzare il confine, avvertendo i vertici già dal 27 luglio del “possibile ingresso massiccio”.
Eppure, a causa delle inefficienze e delle lentezze, l’allarme è giunto ai piani alti solo quando ormai le barriere erano state distrutte. Mentre Ceuta continua a bruciare (nella notte sono state incendiate 42 baracche abusive sorte sulla spiaggia in mezzo al caos e alle aggressioni alla polizia), il premier socialista spagnolo Pedro Sánchez continua ostinatamente a minimizzare e a voltarsi dall’altra parte, dichiarando: «Non stiamo parlando di invasori, ma di persone che cercano una vita migliore».

Difendere i confini è un Sacro Diritto alla Sicurezza

Le parole consolatorie e buoniste del Premier spagnolo si infrangono tristemente e duramente contro la cruda realtà dei fatti, dei coltelli e delle cariche della polizia. Controllare rigidamente una frontiera nazionale non significa affatto “criminalizzare” per puro razzismo le persone che la attraversano, bensì significa sapere esattamente chi diavolo stia entrando a casa nostra.
La drammatica lezione di Ceuta ci dimostra nel modo peggiore e più spaventoso possibile quanto possa costare caro rinunciare al dovere dei controlli in nome di una falsa e pericolosa accoglienza indiscriminata. L’Italia, nel dubbio, ha scelto la via della Sicurezza. Ed è la scelta di chi ha a cuore la pelle, la vita e la serenità dei propri cittadini.

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Tra posti di lavoro e minacce globali: Trump ignora la sfida dei Data Center e dell’IA

“I data center sarebbero utili a qualunque comunità. Si tratta di posti di lavoro, salari e tasse più basse”. Così il presidente Donald Trump si è schierato a favore della costruzione dei data center, strutture indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il presidente Usa, come spesso accade, mette in primo piano gli aspetti economici, senza considerare le altre preoccupazioni che la proliferazione dei data center suscita tra molti americani. Il 69% degli americani, infatti, è contrario alla costruzione di data center nella propria comunità, mentre solo il 31% è favorevole. L’opposizione attraversa anche gli schieramenti politici: è contrario l’81% dei democratici, ma anche il 57% dei repubblicani. Tra gli indipendenti, gli oppositori arrivano al 71%.

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Donald Trump

Redazione-  “I data center sarebbero utili a qualunque comunità. Si tratta di posti di lavoro, salari e tasse più basse”. Così il presidente Donald Trump si è schierato a favore della costruzione dei data center, strutture indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il presidente Usa, come spesso accade, mette in primo piano gli aspetti economici, senza considerare le altre preoccupazioni che la proliferazione dei data center suscita tra molti americani. Il 69% degli americani, infatti, è contrario alla costruzione di data center nella propria comunità, mentre solo il 31% è favorevole. L’opposizione attraversa anche gli schieramenti politici: è contrario l’81% dei democratici, ma anche il 57% dei repubblicani. Tra gli indipendenti, gli oppositori arrivano al 71%.

Questa opposizione trasversale ai data center e all’intelligenza artificiale (IA) emerge anche dalle posizioni di due figure politiche collocate agli antipodi. Da una parte Steve Bannon, ex stratega e collaboratore di Donald Trump, esponente dell’ultradestra; dall’altra il senatore Bernie Sanders, leader della sinistra democratica. Entrambi condividono forti perplessità sulla proliferazione dei data center e sui rischi legati all’intelligenza artificiale.

I data center sono le strutture fisiche che consentono il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale. Il loro consumo energetico è enorme e mette sotto pressione le reti elettriche locali. Inoltre, secondo i critici, la crescente domanda di energia rischia di rallentare la transizione verso le fonti rinnovabili. Per il loro funzionamento, i server hanno bisogno anche di ingenti quantità di acqua per evitare il surriscaldamento. Un problema particolarmente rilevante nelle aree degli Usa già colpite dalla scarsità idrica.

A questi problemi si aggiungono i rifiuti prodotti dalle apparecchiature elettroniche, che possono contenere metalli e materiali tossici. Ma per molti americani la preoccupazione più immediata riguarda il lavoro. L’americano medio teme infatti che l’intelligenza artificiale possa eliminare milioni di posti di lavoro. Dario Amodei, cofondatore e AD di Anthropic, l’azienda di IA che ha creato i modelli Claude, ha sostenuto che il 50% dei posti di lavoro di livello base potrebbe scomparire nei prossimi cinque anni, con un possibile aumento della disoccupazione dal 10 al 20%.

Ancora più inquietanti sono i timori legati alla sicurezza. Alcuni Paesi potrebbero utilizzare l’intelligenza artificiale per scopi militari, mentre altri potrebbero sfruttarla con finalità terroristiche. Esiste però una preoccupazione ancora più radicale: che i modelli di IA possano arrivare ad agire autonomamente, sottraendosi al controllo degli esseri umani.

Un episodio di questo genere sarebbe avvenuto tra maggio e luglio del 2026. La vicenda, associata a Hugging Face, ha alimentato il timore di attacchi informatici non direttamente orchestrati da esseri umani. Un gruppo di modelli di IA aveva ricevuto istruzioni per risolvere un problema all’interno di una “sandbox”, un ambiente isolato. I modelli, però, avrebbero aggirato alcuni dei parametri imposti, agendo in maniera autonoma nel tentativo di raggiungere l’obiettivo.

È proprio questa possibilità a preoccupare maggiormente gli esperti: che sistemi sempre più sofisticati possano sviluppare comportamenti non previsti dai loro creatori. Il timore è che, senza guardrail e regole condivise a livello globale, l’IA possa arrivare a danneggiare gli esseri umani o, in prospettiva, a sostituirli in una parte crescente delle attività.

Il nuovo allarme è stato lanciato da tre ricercatori che lavoravano nella società dei fratelli Amodei, Anthropic, una delle aziende che ha già espresso dubbi sull’impiego dell’IA per obiettivi militari e si è scontrata con l’amministrazione Trump.

Ma la preoccupazione per i rischi dell’IA è emersa anche dalle dichiarazioni di Jacob Coxon, ricercatore che aveva lasciato OpenAI per collaborare con Anthropic. Dopo aver rassegnato le dimissioni anche da Anthropic, Coxon ha dichiarato che «le persone che sviluppano l’AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio».

Il vero punto di svolta, secondo questa prospettiva, arriverebbe se l’IA diventasse capace di migliorarsi autonomamente. L’episodio di Hugging Face, sostengono i suoi critici, avrebbe già mostrato un assaggio di questo rischio: gli agenti di IA avrebbero dimostrato la capacità di coordinarsi tra loro per raggiungere un obiettivo, arrivando persino a non seguire i comandi degli esseri umani.

Servirebbero dunque paletti a livello nazionale, ma negli Stati Uniti le aziende coinvolte nello sviluppo dell’IA si oppongono a una regolamentazione più stringente, citando soprattutto la concorrenza della Cina. Un timore che non può essere liquidato facilmente, ma che apre una questione più ampia: come regolamentare una tecnologia che non conosce confini nazionali?

Alcuni analisti sostengono infatti che la risposta ai rischi dell’IA dovrebbe essere globale, richiamando l’iniziativa del presidente americano Dwight Eisenhower. In un discorso alle Nazioni Unite, Eisenhower affrontò il problema della proliferazione nucleare e spinse per la creazione di organismi internazionali capaci di gestire la minaccia. Da quella spinta nacquero anche iniziative come la creazione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Il precedente nucleare, tuttavia, mostra anche i limiti della cooperazione internazionale: una dozzina di Paesi ha comunque sviluppato proprie armi nucleari. Ed è proprio la minaccia nucleare che il presidente americano Trump ha indicato come una delle ragioni dell’intervento militare nel Golfo Persico, sostenendo la necessità di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.

Trump, però, non sembra intenzionato a promuovere una regolamentazione dell’IA né a livello nazionale né internazionale e continua a rilanciare proposte e dichiarazioni controverse. Una delle ultime è stata la promessa di versare 5.000 dollari a ogni cittadino adulto se i repubblicani manterranno il controllo sia della Camera dei rappresentanti sia del Senato alle prossime elezioni di medio termine, a novembre.

Il contrasto è evidente: mentre crescono i timori per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, sull’ambiente e sulla sicurezza, la Casa Bianca continua a puntare sull’espansione della tecnologia. La vera domanda, quindi, non è più se l’IA cambierà l’America e il mondo ma quanto velocemente avverrà e che ne sarà della nostra umanità.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Il tradimento delle Torri Gemelle: la vergognosa “censura Woke” cancella il terrorismo islamico dalla Storia e dalle scuole americane

Il Tradimento Crudele sulle ceneri delle TORRI GEMELLE! La disgustosa Dittatura e Censura del “Pensiero Woke” sta cancellando e riscrivendo la Storia d’America nelle Scuole! 🗽 ✈️ L’11 Settembre 2001, il mondo intero si fermò, col cuore in gola e le lacrime agli occhi, a guardare in diretta Tv uomini e donne innocenti bruciare vivi e lanciarsi disperatamente nel vuoto dai grattacieli in fiamme. Ci scambiammo tutti una sacra promessa di ferro: “NON DIMENTICHEREMO MAI!”. Eppure, oggi che si avvicina il venticinquesimo Anniversario di quella Tragedia inaccettabile, l’Occidente si è macchiato di un “Tradimento” disgustoso. Una durissima e dettagliata inchiesta del celebre “New York Post” (ripresa in Italia dall’attenta e fondamentale analisi de ILGIORNALE.IT) ha infatti rivelato come, nel totale e colpevole silenzio, in America stia avvenendo il più grande e spaventoso LAVAGGIO DEL CERVELLO CULTURALE E IDEOLOGICO su milioni di poveri studenti! Il 66% degli Insegnanti Universitari ha dichiarato che i ragazzi di oggi non hanno “la più pallida idea” di chi ci fosse dietro le Stragi delle Torri Gemelle! Sapete perché? Perché a scuola, gli estremisti e attivisti politici di Sinistra hanno imposto i famigerati programmi “Woke” (politicamente corretti). Nei libri di testo di oggi, infatti, c’è il divieto assoluto di usare la parola “TERRORISMO ISLAMICO”! I folli di Al-Qaeda che si sono schiantati sui civili non vengono chiamati Terroristi, ma declassati a semplici “dirottatori” generici! E il capo dei capi, Osama bin Laden? Viene presentato ai ragazzi come un “cittadino saudita” che “gli USA hanno Accusato di essere la mente della strage” (inserendo addirittura il Dubbio sulle sue colpe e obbligando i ragazzi a leggere le lettere del Kamikaze). Tutto l’Attentato del 2001 viene liquidato frettolosamente in un solo banale paragrafo, per poi fare lezioni fiume su quanto “I Paesi Occidentali e l’America siano Razzisti e Cattivi contro le comunità e la Fede musulmana”! L’America viene paradossalmente accusata di “Islamofobia di Stato”, mettendo noi occidentali sul Banco degli Imputati! L’Occidente moderno, paralizzato dalla folle “Dittatura del Politicamente Corretto”, per paura di sembrare “Razzista” sta permettendo a questi ideologi “Woke” di nascondere la Vera Faccia e le terribili Colpe del Terrore Islamista globale, sputando letteralmente in faccia e calpestando le ceneri degli eroi e delle povere Vittime innocenti dell’11 Settembre! Leggi tutti i numeri folli, i dettagli agghiaccianti delle Scuole USA e i retroscena di questo inaccettabile “Suicidio Culturale dell’Occidente” denunciati da ilgiornale.it nel nostro durissimo articolo d’inchiesta! 👇 😡 Vi rendete conto del pericoloso e mortale lavaggio del cervello ideologico e anti-occidentale che stanno operando sulle menti innocenti dei più giovani in tutto il mondo? Siete d’accordo sul fatto che censurare le radici profonde (e il nome) del vero Terrorismo e del Pericolo Mondiale in nome del finto e ipocrita rispetto “Multiculturale Woke” sia un imperdonabile oltraggio al sangue delle Vittime? Diteci la vostra opinione (fortissima e senza alcun timore o censura) nei commenti e CONDIVIDETE ovunque a dismisura per rompere il Silenzio su questo scempio!

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Attentato alle Torri Gemelle, New York

New York (USA) – L’11 Settembre 2001, il mondo intero ha trattenuto il respiro, paralizzato dall’orrore. Abbiamo visto coi nostri occhi madri, padri e figli innocenti bruciare vivi intrappolati nel cemento o lanciarsi disperatamente nel vuoto dai grattacieli in fiamme di Manhattan. In quei giorni strazianti, l’America e l’Occidente intero si fecero una solenne, sacra e indelebile promessa incisa nel marmo: «Never forget» (Non dimenticheremo mai).
Oggi, mentre gli Stati Uniti si preparano stancamente a celebrare il venticinquesimo anniversario di quell’inferno, una drammatica e vergognosa inchiesta giornalistica condotta dal New York Post (e ripresa e analizzata magistralmente sulle pagine de ilgiornale.it) ci sbatte in faccia una verità inaccettabile: la promessa è stata tradita. Stiamo assistendo inermi al più grande, subdolo e violento “dirottamento” ideologico e culturale di tutta la Storia contemporanea: la totale e chirurgica cancellazione della matrice islamica dagli attentati del 2001, in nome del politicamente corretto.

Il vuoto normativo e la propaganda “Woke” nelle scuole

I numeri emersi da uno studio dell’Association for the study of the Middle East and Africa fanno letteralmente venire i brividi: ben il 66% dei professori universitari confessa che i giovani studenti di oggi sono totalmente incapaci di «identificare correttamente le ragioni dietro l’attacco o i suoi responsabili». E la colpa non è certo della loro distrazione giovanile, ma di un sistema scolastico profondamente “malato” e ideologizzato.
Come sottolinea l’approfondimento de ilgiornale.it, ad oggi solamente due Stati americani (Arizona e Florida) hanno l’obbligo di insegnare la verità sugli attentati. Nel resto d’America, in questo inaccettabile “vuoto normativo”, gli attivisti di estrema sinistra hanno sviluppato micidiali programmi scolastici (ormai dilaganti e adottati da centinaia di scuole, come il noto “Teaching Beyond September 11th”) intrisi di velenose distorsioni Woke, volti unicamente a minimizzare la radice religiosa del terrore.

Il lavaggio del cervello: “Non chiamateli Terroristi”

Nei libri di testo della “nuova” America, la Strage del 2001 viene frettolosamente liquidata in un solo paragrafo per fare spazio a decine di pagine sull’estremismo di destra e sull’Islamofobia. La riscrittura della Storia è agghiacciante: gli estremisti e i kamikaze di Al-Qaeda non vengono mai definiti “terroristi islamici”, ma etichettati come dei semplici “dirottatori”.
Ma il punto più basso, l’insulto finale alle migliaia di vittime delle Torri, lo si raggiunge parlando di Osama bin Laden: il famigerato sceicco del terrore viene presentato ai giovani ragazzi (che nel 2001 non erano ancora nati) come un generico “cittadino saudita” che «gli Stati Uniti hanno accusato di essere la mente degli attacchi», inserendo persino il dubbio e l’obbligo di leggere la folle “Lettera all’America” scritta dal terrorista stesso. New York e l’America vengono insomma messe sul banco degli imputati, con la mostruosa e imperdonabile accusa di “Islamofobia di Stato”.

Il paradosso politico: un Occidente condannato a morire

La “grande rimozione” culturale avviene paradossalmente nello stesso identico momento in cui la comunità islamica, cresciuta in maniera esponenziale nei numeri, si fa sempre più incisiva e dominante all’interno della politica americana (basti pensare alle recenti elezioni di potenti sindaci e senatori democratici e progressisti di pura fede musulmana da New York fino al Michigan).
Ciò a cui stiamo assistendo è un vero e proprio plagio psicologico di massa, un inaccettabile “Suicidio Culturale” dell’Occidente. A soli venticinque anni di distanza dai voli schiantati sui grattacieli, l’America ha già dimenticato. Ha dimenticato l’11 settembre, ha dimenticato i volti dei suoi morti. Ma, soprattutto, per paura di offendere e per la folle idolatria dell’ideologia Woke, ha cancellato e dimenticato la vera, unica e indiscutibile natura del terrore islamista. E un popolo che rinnega la propria Storia, rinunciando persino a difendere i propri morti, è un popolo destinato a scomparire per sempre.

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