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Pescina – Ospedale al collasso, è allarme

🚨 La sanità territoriale nel Distretto di Pescina è in ginocchio: personale decimato, linee telefoniche inaccessibili e pazienti fragili abbandonati a se stessi. Il Comitato civico lancia l’allarme sulla gestione dei servizi domiciliari.

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#Pescina #Sanità #Marsica #AssistenzaDomiciliare

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Ospedale di Pescina

Pescina – La sanità territoriale nell’area del Fucino e nei comuni limitrofi al Distretto sanitario di Pescina sta vivendo una fase di profonda sofferenza che rischia di compromettere il diritto alla salute di migliaia di cittadini. La denuncia arriva direttamente da Antonio Santilli, presidente del Comitato civico, che ha descritto una condizione operativa ai limiti del collasso, ponendo l’accento su un servizio di assistenza domiciliare ormai ridotto ai minimi termini. Le ripercussioni di questo disservizio si riflettono direttamente sulla popolazione più fragile, che abita non solo il centro storico di Pescina, ma anche le numerose frazioni che si diramano verso i comuni vicini, zone spesso abitate da anziani che non hanno alternative immediate alle cure prestate tra le mura domestiche.

Le criticità che paralizzano l’assistenza domiciliare

Il malfunzionamento denunciato dal Comitato civico non riguarda un singolo aspetto, ma interessa l’intera filiera del percorso di cura. Il blocco parte dal momento cruciale delle dimissioni ospedaliere, quando i pazienti tornano a casa e necessitano di continuità terapeutica, per estendersi fino ai malati cronici, ai disabili, ai bambini e purtroppo anche ai malati oncologici. Questi ultimi sono i soggetti che più di altri subiscono il peso di una burocrazia che, invece di snellirsi, si è fatta ostacolo insormontabile.

Le segnalazioni parlano di tempi di attesa biblici per i colloqui preliminari, necessari per l’attivazione dei piani assistenziali. La comunicazione col Distretto, situato nel cuore della Marsica, è diventata un’impresa titanica. Esiste, secondo quanto riferito, una sola linea telefonica a disposizione dei cittadini, la quale risulta costantemente occupata o priva di risposta, impedendo di fatto a chiunque di richiedere informazioni o sollecitare interventi urgenti. Questa barriera digitale e telefonica isola le famiglie, lasciandole sole nella gestione di patologie complesse che richiederevano, fino a poco tempo fa, una gestione coordinata e tempestiva da parte del personale sanitario.

Il sopralluogo rivela un ufficio svuotato

Le dichiarazioni di Antonio Santilli sono state corroborate da un sopralluogo effettuato presso gli uffici del Distretto. Ciò che è emerso dalla visita ha confermato i timori dei residenti. L’organico, un tempo adeguato alle necessità del territorio, è stato drasticamente ridotto. A fronte di quattro operatori che inizialmente garantivano la copertura del servizio, oggi rimane operativo un solo dipendente. A questo si aggiunge l’assenza ormai consolidata del dirigente medico che, fino a qualche tempo fa, svolgeva il ruolo di fulcro nel coordinamento delle attività sanitarie e nella gestione dei protocolli di presa in carico.

Il dipendente rimasto in servizio si trova in una condizione lavorativa insostenibile. Dovendo supplire alle mancanze di un intero organico, è chiamato a gestire simultaneamente pratiche amministrative, compiti sanitari, gestione logistica e persino il magazzino delle forniture e dei presidi medici necessari ai pazienti. Si tratta di una situazione che, oltre a essere ingiusta per l’operatore, impedisce oggettivamente di rispondere alle richieste che arrivano dai centri abitati circostanti. La carenza di personale impedisce non solo le visite necessarie, ma anche la corretta distribuzione di materiali salva-vita, con conseguenze dirette sulla qualità della vita di chi è costretto a letto.

Un territorio che chiede risposte urgenti

L’indignazione dei pazienti e dei loro familiari cresce ogni giorno lungo via Mazzini e nelle piazze del circondario. La popolazione di Pescina, che storicamente ha fatto affidamento sui servizi del presidio locale, si sente oggi abbandonata dalle istituzioni sanitarie regionali. La richiesta del Comitato civico è netta: la Direzione della ASL di competenza deve intervenire immediatamente per ripristinare gli organici, riattivare le linee di comunicazione verso l’esterno e reinserire una figura medica di coordinamento che possa sbloccare le pratiche ferme negli uffici. Senza interventi strutturali, il rischio è che il servizio di assistenza domiciliare si trasformi in una scatola vuota, incapace di rispondere ai bisogni basilari di un territorio che, per conformazione geografica e demografica, dipende in modo assoluto dal presidio locale per la tenuta del sistema di cura. Le autorità competenti sono ora chiamate a dare un segnale di presenza prima che la situazione degeneri ulteriormente, costringendo i cittadini a rivolgersi – laddove possibile – a strutture private, aumentando così l’iniquità nell’accesso alle cure di base.

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Incidente ferroviario a Roccaraso, scontro tra treno storico e cantiere: Di Girolamo (M5S) presenta interrogazione parlamentare urgente

La senatrice M5S Gabriella Di Girolamo deposita un’interrogazione parlamentare urgente sull’incidente ferroviario di Roccaraso, dove uno scontro tra un convoglio storico con 400 turisti e un mezzo di lavoro ha provocato il ferimento grave di tre operai. Sotto la lente la catena di comando, i permessi di cantiere e la mancata interruzione della linea ferroviaria. Tutti i dettagli e i quesiti posti al Governo nell’articolo completo 👇

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Foto-sen.ce-Di-Girolamo

Roccaraso – La tragedia sfiorata sui binari d’Abruzzo approda ufficialmente nelle aule del Parlamento italiano con la richiesta formale di fare piena luce sulle dinamiche operative e sulla catena di comando che hanno portato al gravissimo incidente ferroviario verificatosi nei pressi di Roccaraso, in provincia dell’Aquila. La senatrice peligna del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, capogruppo in Commissione Trasporti e Lavori Pubblici a Palazzo Madama, ha depositato un’articolata e urgente interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, chiedendo chiarimenti immediati sulle procedure di sicurezza e sui protocolli di circolazione adottati sulla tratta.

La dinamica dell’impatto a Palaghiaccio: tre operai feriti e 400 turisti salvi per miracolo

I fatti risalgono alla mattinata di sabato 10 ottobre 2026, quando in località Palaghiaccio, nel territorio comunale di Roccaraso lungo la suggestiva direttrice ferroviaria Sulmona-Carpinone (celebre meta turistica conosciuta a livello nazionale come la Ferrovia dei Parchi), un convoglio storico carico di circa quattrocento passeggeri ha impattato violentemente contro un mezzo d’opera pesante impegnato in interventi di manutenzione sui binari. Il bilancio del sinistro è drammatico: tre operai dell’impresa esecutrice dei lavori sono rimasti feriti nello scontro, con uno di loro ricoverato in condizioni particolarmente critiche presso il presidio ospedaliero per i gravi traumi riportati.

Soltanto circostanze fortuite, legate alla moderata velocità del convoglio turistico e alla prontezza dei riflessi dei macchinisti, hanno evitato che l’impatto si trasformasse in una catastrofe di dimensioni incalcolabili per le centinaia di famiglie e comitive a bordo delle carrozze d’epoca. «Siamo nuovamente costretti a puntare i riflettori sulla sicurezza nei cantieri e sulla circolazione dei convogli», esordisce con fermezza la senatrice Di Girolamo nella sua nota ufficiale. «Nell’attesa che l’indagine avviata dall’autorità giudiziaria individui eventuali responsabilità, ho depositato un’interrogazione parlamentare ai Ministri delle infrastrutture e del lavoro per fare piena luce sul gravissimo incidente avvenuto in località Palaghiaccio. Ai lavoratori feriti e alle loro famiglie va la mia totale vicinanza e quella del Movimento 5 Stelle, oltre che gli auguri di pronta guarigione».

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I quesiti al Governo: chi ha autorizzato i lavori e perché la linea non era interrotta?

Il testo dell’atto parlamentare punta dritto al cuore delle criticità procedurali e organizzative che hanno reso possibile la contemporanea presenza, sul medesimo binario a senso unico alternato, di un treno commerciale con viaggiatori e di un veicolo d’opera di cantiere. «L’evento, che non ha avuto esiti ancora più drammatici solo per circostanze fortuite che hanno risparmiato macchinisti e passeggeri, riapre in tutta la sua drammaticità il tema della sicurezza dei convogli e sui luoghi di lavoro. Qualcosa non ha funzionato e non possiamo più permetterlo. Vogliamo sia fatta piena chiarezza su eventuali mancanze e responsabilità», incalza la parlamentare pentastellata.

Nello specifico, l’interrogazione pone ai rappresentanti dell’esecutivo domande puntuali e stringenti destinate a fare chiarezza sulla catena decisionale: chi aveva il compito di autorizzare e coordinare i lavori in prossimità della sede ferroviaria? Per quale motivo non è stata disposta tempestivamente la formale interruzione della circolazione ferroviaria o una stringente limitazione di velocità prima dell’avvio delle lavorazioni? Inoltre, l’interrogazione chiede di verificare la regolarità contrattuale, contributiva e formativa in materia di sicurezza degli operai coinvolti e la conformità degli appalti affidati all’impresa esecutrice.

Il precedente di Brandizzo e le indagini della Procura di Sulmona

L’episodio di Roccaraso riaccende inevitabilmente l’eco dolorosa della strage di Brandizzo e richiama l’attenzione sulle lacune sistemiche che ancora affliggono i cantieri di manutenzione delle infrastrutture ferroviarie italiane. Nonostante le riforme normative e gli annunci sull’inasprimento dei controlli, la sovrapposizione tra la circolazione dei convogli e le finestre di lavoro degli operai continua a rappresentare un fattore di rischio inaccettabile.

Sulla vicenda la Procura della Repubblica competente per territorio ha prontamente aperto un fascicolo d’inchiesta, disponendo i rilievi tecnici affidati agli investigatori della Polizia Ferroviaria (Polfer). Gli inquirenti stanno procedendo al sequestro delle scatole nere del treno storico, delle registrazioni telefoniche e telematiche tra il capotreno, la sala operativa di controllo movimento e il responsabile del cantiere, al fine di accertare se vi siano stati errori umani di comunicazione, falle nei sistemi di segnalamento o una mancata applicazione dei protocolli di blocco linea. «Il Movimento 5 Stelle continuerà a vigilare affinché vengano accertate tutte le responsabilità e tutelati rigorosamente la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri», conclude la senatrice Di Girolamo, ribadendo che la sicurezza sul lavoro non può mai essere sacrificata sull’altare della fretta o dei risparmi nei cantieri.

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Sanità e cultura a Canistro, inaugurata “Le Librerie di Nadia”: all’INI i libri come cura per il benessere e l’anima dei pazienti

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Nadia Faroni

Canistro – Un libro per allentare l’ansia dell’attesa, una storia per ritrovare serenità tra le corsie di un ospedale, qualche pagina stampata per sentirsi meno soli nei momenti di fragilità. Con questo spirito di profonda umanizzazione delle cure mediche è stato ufficialmente inaugurato a Canistro, suggestivo borgo della Valle Roveto in provincia dell’Aquila, il progetto culturale intitolato “Le Librerie di Nadia”. L’iniziativa, promossa dal Gruppo INI (Istituto Neurotraumatologico Italiano), ha visto il tradizionale taglio del nastro all’interno della clinica rovetana convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, struttura d’eccellenza specializzata nella chirurgia ortopedica e nella riabilitazione, punto di riferimento per l’intero Abruzzo e le regioni contermini.

La visione di Nadia Faroni: curare il corpo senza dimenticare lo spirito

Il progetto nasce dalla sensibilità e dalla ferma volontà di Nadia Proietti Faroni, consorte del compianto professor Delfo Galileo Faroni, illustre fondatore del Gruppo INI scomparso nell’ottobre del 2021. L’obiettivo primario è portare la bellezza della letteratura, della saggistica e del racconto direttamente nei luoghi della degenza sanitaria, trasformando sale d’attesa e corridoi in spazi aperti all’incontro, alla riflessione e alla distensione emotiva. La libreria è a totale e libera disposizione di pazienti, familiari in visita, operatori sanitari e cittadini, offrendo la possibilità di scegliere un volume, leggerlo durante il soggiorno clinico e riconsegnarlo per renderlo fruibile ad altri.

A spiegare con commozione il senso profondo dell’opera è la stessa Nadia Faroni: «Tengo molto a questa iniziativa perché rende ancora più umano l’ambiente di cura, stimola la cultura e, soprattutto, permette di dare una seconda vita: certamente al libro, un’opera culturale che non viene buttata, ma riutilizzata, e magari può dare una seconda vita anche a chi legge». Il meccanismo è tanto semplice quanto rivoluzionario nella sua immediatezza etica: “Lo prendo… e lo rendo!”. Un patto di fiducia e responsabilità condivisa che rispecchia una medicina che mette la persona, e non solo la patologia, al centro dell’intervento terapeutico.

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L’eredità morale del professor Delfo Galileo Faroni e il Gruppo INI

L’approdo del progetto letterario nella struttura di Canistro si inserisce nel solco di una tradizione assistenziale che affonda le proprie radici in quasi ottant’anni di storia della sanità italiana. Fondato dall’intuizione pionieristica del professor Delfo Galileo Faroni, il Gruppo INI costituisce oggi una delle più autorevoli realtà sanitarie private accreditate del Centro-Sud Italia, forte di una rete capillare distribuita tra Abruzzo e Lazio che conta dieci moderne strutture ospedaliere, oltre 1.200 posti letto accreditati e un organico altamente qualificato di circa 2.000 professionisti tra medici, infermieri, terapisti e personale amministrativo.

«L’iniziativa richiama una convinzione profondamente radicata nella storia del Gruppo INI», rimarca Nadia Faroni. «La cura non può limitarsi agli aspetti strettamente clinici, ma deve considerare anche la dimensione psicologica, relazionale ed emotiva di ogni individuo. Un principio che apparteneva alla visione di Delfo Galileo Faroni, secondo cui prendersi cura del corpo significava anche non dimenticare lo spirito». La medicina moderna riconosce ampiamente come il benessere psicologico e la riduzione dei livelli di stress durante il ricovero favoriscano i tempi di recupero post-operatorio, migliorando la compliance terapeutica e la qualità complessiva della degenza.

Il valore sociale per la Valle Roveto e le prossime tappe nel Lazio

Per la comunità di Canistro e per l’intera Valle Roveto, la clinica INI rappresenta molto più di un’eccellenza ortopedica: è un presidio occupazionale e sociale fondamentale per contrastare lo spopolamento delle aree interne montane dell’Abruzzo. Aprire uno spazio dedicato alla cultura all’interno della struttura significa saldare ulteriormente l’alleanza tra la sanità e la popolazione locale, trasformando il presidio in un polo civico accogliente dove la solitudine della malattia viene mitigata dalla solidarietà comunitaria.

L’inaugurazione abruzzese segna l’avvio di un percorso itinerante che toccherà nei prossimi giorni altre storiche strutture del gruppo. Mercoledì 14 ottobre, alle ore 11:30, “Le Librerie di Nadia” aprirà i battenti presso la clinica Villa Alba di Fonte Nuova, alle porte di Roma. L’indomani, giovedì 15 ottobre sempre alle 11:30, sarà la volta della prestigiosa struttura INI Città Bianca-Villa Alba di Veroli, in provincia di Frosinone. Un cammino virtuoso che dimostra come la sanità migliore sia quella capace di unire l’altissima specializzazione chirurgica al calore umano di una pagina ben scritta.

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Tribunali d’Abruzzo, Angelo Radica (ALI): «Tutte le forze politiche sostengano l’emendamento al decreto 168 per la stabilizzazione di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto»

Angelo Radica, presidente di ALI Abruzzo, lancia un vibrante appello a tutte le forze politiche per sostenere l’emendamento al decreto Giustizia 168 promosso dal senatore Michele Fina: è la via più rapida e sicura per la stabilizzazione definitiva dei tribunali di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto. In gioco la legalità dei territori e la tenuta socio-economica delle aree interne abruzzesi contro il binario morto della riforma generale. Tutti i dettagli e la presa di posizione integrale nell’articolo 👇

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Angelo Radica

L’Aquila – La complessa e annosa vertenza sulla salvaguardia dei quattro tribunali subprovinciali abruzzesi di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto giunge a uno snodo parlamentare cruciale che potrebbe determinarne una volta per tutte la definitiva sopravvivenza o la soppressione definitiva. A intervenire con forza nel dibattito istituzionale è Angelo Radica, presidente dell’associazione di Comuni ALI Abruzzo (Autonomie Locali Italiane), che ha lanciato un vibrante appello all’intero arco parlamentare affinché si colga senza ulteriori indugi l’opportunità legislativa rappresentata dal decreto Giustizia 168, attualmente all’esame delle Camere per la conversione in legge.

L’opportunità dell’emendamento al decreto 168: la via più sicura

Secondo la disamina politica e tecnica tracciata dal presidente di ALI Abruzzo, il quadro normativo impone una scelta pragmatica e immediata per evitare che i quattro presidi giudiziari continuino a vivere nell’incertezza delle proroghe a termine. «Occorre cogliere l’opportunità di stabilizzare i tribunali di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto. Sarebbe imperdonabile lasciarla cadere per ragioni di posizionamento politico, per questo va utilizzato il veicolo più efficace e sicuro», ha dichiarato con nettezza Angelo Radica. La proposta sul tavolo, già formalizzata e sostenuta dal senatore Michele Fina, individua proprio nell’inserimento di un emendamento specifico al decreto 168 lo strumento più idoneo a garantire una rapida ed efficace chiusura della partita.

Radica sottolinea come il veicolo della decretazione d’urgenza in fase di conversione offra garanzie temporali e certezze procedurali che nessun altro percorso parlamentare può assicurare in questo momento: «Il sostegno di tutte le forze politiche, come suggerito dal senatore Michele Fina, a un emendamento al decreto giustizia 168 che stabilizzi i quattro presidi di giustizia, è la soluzione ideale. I rappresentanti abruzzesi di tutte le forze politiche sono del resto a favore della stabilizzazione, e amministrazioni e operatori suggeriscono questa via, la più rapida e sicura». L’obiettivo è superare definitivamente il meccanismo estenuante delle proroghe annuali, che paralizza le piante organiche e impedisce investimenti strutturali sul personale amministrativo e sui magistrati.

Il binario morto del disegno di legge generale e l’appello all’unità

Nel suo intervento, il presidente di ALI Abruzzo non esita a mettere in guardia il mondo politico regionale e nazionale dai rischi connessi a strategie dilatorie o alla ricerca di bandierine di partito. La strada maestra alternativa, rappresentata dal disegno di legge di riforma complessiva della geografia giudiziaria su scala nazionale, si è rivelata nei fatti eccessivamente complessa e irta di ostacoli parlamentari: «La strada del ddl di revisione della geografia giudiziaria appare oramai persino più che impervia. Si scelga perciò il sostegno al territorio e si appoggi l’emendamento al decreto 168, salvaguardando presidi essenziali per la sicurezza e la qualità delle vita dei territori».

L’appello è rivolto in modo trasversale sia alla maggioranza di governo che alle opposizioni. La convergenza su un provvedimento salvaguardia per l’Abruzzo rappresenterebbe una testimonianza tangibile di vicinanza ai territori periferici e montani, storicamente penalizzati dai tagli lineari del passato. Perdere l’occasione del decreto 168 significherebbe esporre nuovamente i quattro fori giudiziari al baratro della chiusura, con conseguenze disastrose per l’accesso alla giustizia da parte di centinaia di migliaia di cittadini e imprese.

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Presidi di legalità contro le infiltrazioni e volano economico

La questione dei tribunali non riguarda unicamente la comodità burocratica di avvocati e magistrati, ma tocca le radici stesse della sicurezza pubblica e della tenuta economica delle province abruzzesi. I presidi di Vasto e Lanciano costituiscono una barriera indispensabile contro la pressione criminale e i tentativi di penetrazione della criminalità organizzata proveniente dalle vicine aree pugliesi e foggiane. Analogamente, la presenza dello storico tribunale di Avezzano vigila sulla vasta area della Marsica a ridosso del confine laziale, mentre la sede di Sulmona assicura la presenza dello Stato e il contrasto allo spopolamento nel cuore della Valle Peligna.

La soppressione di questi uffici comporterebbe la desertificazione dei centri storici, la svalutazione del patrimonio immobiliare e un danno incalcolabile per l’intero indotto fatto di periti, consulenti, commercio e servizi di prossimità. La centralizzazione di tutti i procedimenti penali e civili sui soli fori capoluogo di L’Aquila e Chieti causerebbe inoltre un intasamento ingestibile dei ruoli d’udienza, allungando a dismisura i tempi della giustizia in netto contrasto con gli obiettivi comunitari di efficienza e snellimento.

La prova di maturità del coordinamento tra sindaci e ordini professionali

A rendere particolarmente forte la battaglia istituzionale in corso è stata la straordinaria capacità di mobilitazione messa in campo negli ultimi mesi. Un vero e proprio fronte comune composto dai sindaci dei Comuni capofila, dai presidenti delle Province, dai Consigli dell’Ordine degli Avvocati e dalle associazioni di categoria ha dimostrato una compattezza senza precedenti.

Radica elogia apertamente questo modello di cooperazione civica: «La mobilitazione rappresenta oltre tutto una riuscita prova di unità e dedizione delle amministrazioni che, dando vita al coordinamento insieme alle professioni, hanno dimostrato visione, caparbietà e lungimiranza». Ora la palla passa definitivamente nell’aula e nelle commissioni di Camera e Senato: l’emendamento al decreto 168 è pronto, spetta alla politica abruzzese e nazionale trasformare la determinazione del territorio in un testo di legge definitivo che cancelli per sempre l’incubo della chiusura.

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