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S.U.M. A FORMIGLI SUL SERVIZIO: “IL PARADISO DEI GENERALI ITALIANI”: BASTA ETICHETTE E IDEOLOGIE ANTIMILITARISTE, CONFRONTIAMOCI SUI TEMI!

Il sindacato presenta le azioni promosse per chiedere trasparenza alle strutture turisti-che della Difesa e fa il punto sulle pensioni.

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S.U.M. A FORMIGLI SUL SERVIZIO: “IL PARADISO DEI GENERALI ITALIANI”: BASTA ETICHETTE E IDEOLOGIE ANTIMILITARISTE, CONFRONTIAMOCI SUI TEMI!

Redazione-  Lo scorso giovedì sera abbiamo assistito, guardando la trasmissione Piazza Pulita di La7, all’ennesima rappresentazione giornalistica del “privilegiato” mondo militare.Senza stracciarci le vesti o urlare allo scandalo, vediamo di esaminare i punti salienti dell’inchiesta del giornalista di Danilo Lupo, pronti anche a un confronto diretto con lo stesso o il conduttore di Piazza Pulita, Formigli.

Partiamo dalle strutture di Palau e la Maddalena, gestite rispettivamente dall’Esercito e dalla Marina Militare. Sono sicuramente delle strutture turistiche di alto livello, inserite all’interno degli Organismi di Protezione Sociale che sono stati create dal Ministero della Difesa per migliorare la qualità della vita del personale militare e civile e delle rispettive famiglie.

Tra queste rientrano: Circoli Militari, servizi di ristorazione e foresteria, attività ricreative e sportive e stabilimenti balneari. Il tutto è disciplinato dalla legge, approvata dal Parlamento sovrano, e in particolar modo dall’articolo 1833 del Codice dell’Ordinamento Militare. Tra l’altro, è previsto che questi organismi possano essere affidati ad associazioni di dipendenti oppure a terzi (società private), mediante apposite procedure negoziali. Quindi, i prezzi delle strutture sono frutto di negoziazione al ribasso con le ditte private.

Si tratta, quindi, di strutture delle tre Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri che servono a offrire servizi a prezzi calmierati in favore del personale militare che, appartenendo alle categorie economicamente più deboli Sottufficiali (Sergenti e Marescialli) e Graduati, con stipendi bassissimi ed erosi negli anni  dall’inflazione, hanno solo così la possibilità di godere di strutture adeguate dove potere trascorrere, con turnazioni estive o invernali, delle meritate vacanze o effettuare recupero psico fisico al rientro da missioni operative (vivere mesi dentro un bunker in Libano non è molto salutare, dal punto di vista psicologico!). Ricordiamo che, in virtù di tardive firme di contratto, il reddito pro capite italiano nell’ultimo ventennio in Italia è sceso del 4% mentre in Europa è cresciuto del 22%. È innegabile che delle strutture traggano vantaggio i dirigenti che non hanno avuto negli anni la medesima erosione del potere d’acquisto del personale contrattualizzato.

Quindi, un’analisi giornalistica corretta, oltre a mettere a sistema il numero dei Generali con gli altri Paesi Europei o dell’Alleanza Atlantica avrebbe dovuto analizzare gli stipendi medi percepiti dai colleghi tedeschi o francesi, evidenziando quindi la miseria degli stipendi italiani.

Criticità: La base dell’Esercito citata nel servizio, insieme ad altre strutture dal citato reportage della 7, sembrerebbe essere appannaggio di soli Alti dirigenti militari, ma ciò non corrisponde a verità, perché vengono fatte delle turnazioni e personale appartenente a tutte le categorie può alloggiare nella struttura. Sembrerebbe vero poi che esistono delle villette singole che vengono assegnate senza graduatoria ad Autorità Politiche e militari, con tanto di posto barca che forse potrebbero permettersi, a livello economico anche delle strutture private.

Ma è tutto rose e fiori? Assolutamente no, infatti per specifiche situazioni quali la base logistico addestrativa montana di Corvara, in Alto Adige, avevamo scritto al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, segnalando presunte situazioni non in linea con i principi di equità e trasparenza che devono regolare il settore del benessere del personale (materia che la legge assegna tra le competenze delle APCSM, non necessariamente rappresentative).

A cosa abbiamo fatto riferimento?

  • all’accesso garantito a non aventi titolo;
  • alla sottrazione di un certo numero di alloggi di pregio, all’utenza generale per assegnarli anche a personale non avente titolo;
  • alla creazione di servizi ad personam che includono, parcheggi riservati, villette, suites, stanze di pregio, insomma strutture censite ma non accessibili o nascoste all’utenza generale sebbene soggette al medesimo prezzario o, addirittura, lasciate vuote o a disposizione esclusiva di non precisate “autorità”, con conseguente possibile danno erariale.

Purtroppo, su questo quesito, ad oggi non abbiamo ricevuto risposta.

Passando poi al Circolo Unificato delle Forze Armate d’Italia, per intendersi ex Palazzo Barberini in Roma e oggi presso la Palazzina Savorgnan Brazzà e le Antiche Scuderie, abbiamo chiesto la fruizione e l’ingresso anche alle altre categorie del personale militare, cioè Sottufficiali (Sergenti e Marescialli) e Graduati. Oggi il Circolo è sotto il patronato della Presidenza della Repubblica, e il Ministro della Difesa è Presidente Onorario, che esercita l’Alta Vigilanza. Basterebbe cambiare la norma e la denominazione a Circolo delle Forze Armate per poterne dare accesso a tutti (su questo avevamo veicolato in parlamento una proposta di revisione normativa al D.L. 2139.

E le baby pensioni? Come stanno le cose? Corre l’obbligo di sottolineare che il limite d’età per il personale militare è stabilito, per legge, a 60 anni, anche per un risvolto legato all’operatività di personale così anziano. Raggiunti i limiti d’età, il personale può essere collocato in ausiliaria (con l’obbligo di eventuale richiamo in servizio presso le Forze Armate stesse o presso la pubblica amministrazione “a costo zero”). Basta ricordare che durante la sindacatura Raggi a Roma vennero richiamati dei Dirigenti delle Forze Armate per ricoprire gli incarichi dirigenziali vacanti. Lo stesso fece il tribunale di Milano richiamando 12 sottufficiali da impiegare in cancelleria. La norma, quindi, prevede questa possibilità per le amministrazioni pubbliche. È poi fuorviante e non corretta la somma mostrata nel documento di bilancio della Difesa dove per le Forze Armate l’ausiliaria costa 471 milioni. La cifra è riferita al pagamento dell’intera pensione e non della indennità di ausiliaria da parte del Dicastero della Difesa. Si ricorda che solo se si è collocati in riserva (con obblighi di richiamo solo in caso di mobilitazione), le pensioni vengono pagate dall’INPS. Quindi tutti gli Ufficiali e i Sottufficiali in ausiliaria sono a carico della Difesa.

L’Aspettativa per la Riduzione dei Quadri (ARQ), è un istituto creato negli anni ‘90 per garantire la gestione degli esuberi dei dirigenti (Generali e Colonnelli) creati dalla riduzione degli organici voluta anche con il Governo Monti (circa 30%).  Non si comprende come l’ARQ possa costare 45 milioni, quando chi viene posto in ARQ subisce una decurtazione del 5% dello stipendio.

Parlando delle pensioni propriamente dette, ci saremmo aspettati che il giornalista Lupo, concentrasse l’attenzione sulla mancata attivazione della previdenza complementare, che porterà i Graduati, i Sottufficiali e gli Ufficiali che si ritrovano con il sistema contributivo a essere collocati in pensione con circa il 60-65% dell’ultimo stipendio. Stiamo quindi creando i nuovi poveri del futuro se non verrà attivata la previdenza dedicata.

Sono tanti altri i temi, sui quali ci piacerebbe confrontarci con esponenti così importanti della stampa nazionale, quale l’agibilità sindacale delle neo costituite Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra i Militari (si ha paura a chiamarli sindacati militari), la sicurezza in ambiente lavorativo e i diritti costituzionalmente riconosciuti ai nostri disabili o minori che vengono messi in discussione in nome della specificità militare, il diritto a un orario di lavoro e a un trattamento economico equo per i nostri Volontari in Ferma Iniziale. Al Dottor Formigli, quindi, un invito: usciamo da vecchi schemi ideologici di contrapposizioni antimilitaristiche, affibbiando ai militari etichette politiche che non ci appartengono e confrontiamoci su temi che riguardano i cittadini in uniforme e si scoprirà che non esistono poi tutti questi privilegi.

Attendiamo fiduciosi.

Cogito Ergo S.U.M.

SCEGLI. SCEGLI BENE. SCEGLI IL S.U.M.!

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“Basta assistenzialismo, il Sud ha fame di lavoro e dignità”: l’appello di Pino Giordano (UGL) al Governo Meloni per il rilancio del Materano

Basta sussidi e mancette di Stato: il Sud Italia ha una disperata fame di CANTIERI, DIGNITÀ e LAVORO VERO! Il potentissimo grido d’allarme di Pino Giordano (UGL) scuote il Materano! 👷‍♂️ 🇮🇹 C’è stato un tempo in cui il Mezzogiorno era tristemente considerato la terra dell’assistenzialismo, ma oggi i lavoratori del Sud rivendicano con fierezza il loro orgoglio! Lo ha urlato a gran voce il combattivo Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, in occasione di un importante vertice istituzionale svoltosi a Bari e dedicato all’azione del Governo Meloni per il rilancio del meridione! “La provincia di MATERA non ha bisogno di elemosine e assistenzialismo”, ha tuonato il leader sindacale, “ma esige infrastrutture e politiche serie per generare Sviluppo Economico!”. Secondo Giordano, i fiumi di denaro in arrivo con il PNRR (ottimamente gestiti dall’assessore lucano Cosimo Latronico) devono avere un solo, gigantesco obiettivo finale: fermare l’emigrazione al Nord dei nostri giovani e creare occupazione di qualità per i padri di famiglia! L’UGL vigilerà in modo serrato sui cantieri, perché, come ha ricordato il Segretario: “La stabilità politica deve portare allo sviluppo, lo sviluppo deve creare Lavoro vero, e il lavoro è l’unica cosa che può garantire un Futuro ai nostri figli!”. Leggi l’appassionato intervento in difesa della Basilicata e dei Lavoratori nel nostro articolo completo! 👇 🚜 Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con il sindacato UGL sul fatto che, invece di dare sussidi a pioggia, lo Stato dovrebbe usare i fondi per creare grandi infrastrutture, moderne autostrade e aiutare concretamente le Imprese del Sud ad assumere i nostri ragazzi? Fate sentire la vostra voce nei commenti e condividete questo post con fierezza!

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Meloni per Bari

Matera – C’è stato un tempo in cui il Mezzogiorno d’Italia era considerato un peso, una terra di mezzo condannata a vivere perennemente aggrappata alle elemosine statali e ai sussidi a pioggia. Ma oggi, per fortuna, le coscienze si sono risvegliate. Il Sud non vuole più essere compatito: ha una fame disperata e rabbiosa di riscatto, di crescita infrastrutturale e, soprattutto, di dignità lavorativa.
È questo il messaggio potentissimo, vibrante e carico di orgoglio territoriale lanciato a gran voce da Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera. Intervenuto a margine della grande e partecipata iniziativa tenutasi a Bari (dedicata proprio alla continuità dell’azione politica del Governo Meloni), il leader sindacale ha tracciato una rotta chiarissima per il futuro della Basilicata, trasformando un semplice appuntamento istituzionale in un accorato manifesto per la sopravvivenza economica e sociale della provincia materana.

Oltre i sondaggi: la stabilità politica come motore del Sud

Nel nostro Paese, purtroppo, siamo sempre stati tristemente abituati a governi “balneari” che duravano lo spazio di una stagione, incapaci di progettare il futuro e concentrati solo sulle beghe di palazzo. «Ma la stabilità di un Governo non è un valore astratto o filosofico», ha attaccato con estrema lucidità Pino Giordano. «La stabilità acquista un significato reale e dirompente solo quando si trasforma nella capacità concreta di programmare, finanziare e realizzare grandi opere pubbliche. Ed è proprio questa la colossale sfida che oggi riguarda direttamente e intimamente il Materano».
Da storico rappresentante del duro mondo del lavoro, il segretario dell’UGL ha voluto riconoscere in modo oggettivo e positivo il percorso avviato a Palazzo Chigi sul Mezzogiorno: «La continuità istituzionale ha finalmente consentito di dare maggiore forza alla programmazione a lungo termine. Oggi il nostro territorio ha davanti un’occasione storica e irripetibile che non può e non deve assolutamente essere sprecata».

Il plauso all’Assessore Latronico e la pioggia del PNRR

Affinché i fiumi di denaro in arrivo da Roma e dall’Europa non si perdano nei meandri della burocrazia, serve però una classe dirigente locale preparata e innamorata della propria terra. In questo delicatissimo quadro, Giordano ha voluto pubblicamente riconoscere l’eccellente lavoro svolto dagli esponenti istituzionali lucani, rivolgendo un sentito ringraziamento all’assessore regionale Cosimo Latronico (titolare della scottante delega al PNRR) per l’impegno costante e maniacale nel seguire i dossier strategici destinati alla Basilicata. «Avere nelle Istituzioni persone che conoscono fisicamente il territorio, che ne comprendono le intime fragilità e ne valorizzano le inespresse potenzialità», ha ribadito il sindacalista, «è un elemento fondamentale per riuscire a trasformare le fredde risorse economiche in risultati tangibili per le famiglie».

La Dignità del lavoro contro la trappola dell’assistenzialismo

Ma il passaggio più emozionante e crudo dell’intervento di Pino Giordano riguarda l’anima stessa dei lavoratori lucani. «La provincia di Matera non ha alcun bisogno di assistenzialismo, ma esige politiche strutturali capaci di generare sviluppo».
Basta sussidi sterili che umiliano chi li riceve: il Sud vuole cantieri, strade moderne e imprese forti. Le enormi carenze infrastrutturali, la doverosa modernizzazione dei collegamenti viari e ferroviari, l’imprescindibile sostegno alle piccole e medie imprese, lo slancio vitale del turismo e la strenua difesa del comparto agroalimentare devono diventare pezzi di un potentissimo e unico mosaico strategico.
«Al centro di questa strategia deve esserci il LAVORO», ha urlato l’UGL. Ogni singolo euro speso dallo Stato deve avere una ricaduta sociale misurabile: fermare l’emorragia dei nostri giovani costretti a emigrare al Nord, creare nuova e stabile occupazione, migliorare la qualità della vita dei padri di famiglia.

L’impegno dell’UGL: vigilare per costruire il Futuro

La città dei Sassi e la sua immensa provincia hanno già ampiamente dimostrato al mondo intero di poter competere a livelli di assoluta eccellenza internazionale. Ora, per evitare di implodere, il territorio è chiamato al salto di qualità definitivo.
L’UGL Matera non arretrerà di un millimetro: collaborerà in modo costruttivo con il Governo e la Regione, ma continuerà a vigilare come un mastino per difendere i diritti dei lavoratori lucani. «La stabilità politica deve diventare sviluppo, lo sviluppo deve diventare occupazione e l’occupazione deve diventare Futuro. Questa è la vera e decisiva partita del Materano», ha concluso brillantemente Giordano. «E noi vogliamo giocarla fino in fondo, spalla a spalla con le istituzioni e le imprese». Chi pensa di lasciare il Sud indietro, questa volta, ha fatto decisamente male i propri calcoli.

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L’inferno d’acqua e vento che spezza il Metapontino: una tromba d’aria devasta Policoro, l’UGL lancia l’allarme occupazione

La furia del maltempo mette in ginocchio Policoro e il sindacato lancia lo stato d’allarme per il lavoro! 🌪️🚨 Una devastante tromba d’aria e un violento nubifragio colpiscono duramente case, stabilimenti balneari e le campagne del Metapontino. I segretari dell’UGL Matera Pino Giordano e Maristella Pace, sul posto tra le macerie, avvisano il leader nazionale Paolo Capone: “Rischiamo un disastro economico e occupazionale senza precedenti”. 📉🌾 Richiesto al Governo l’immediato riconoscimento dello stato di emergenza, la sospensione totale di tasse, mutui e tributi per famiglie e imprese, e ristori urgenti per salvare l’agricoltura e il turismo. Leggi qui il report completo del disastro e i dettagli del piano di aiuti! 👇

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Danni maltempo Policoro

Policoro (MT) – Ci sono pomeriggi di fine estate in cui la furia cieca degli elementi si abbatte con la violenza di un cataclisma sui territori costieri, trasformando in pochi e drammatici minuti le spiagge dorate, le serre agricole e le strade commerciali in uno scenario spettrale di distruzione, detriti e fango. La città ionica di Policoro, perla turistica ed economica del Metapontino, si trova a fare i conti con le ferite devastanti lasciate da una violentissima tromba d’aria e da un concomitante nubifragio che hanno messo in ginocchio il centro abitato, il lido e le campagne limitrofe. Davanti a questo scenario apocalittico, che ha visto i cittadini rimboccarsi le maniche nel fango per difendere le proprie case, si leva un grido d’allarme corale, fermo e accorato dalle prime linee del sindacato autonomo. Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera, e Maristella Pace, Responsabile Zonale UGL di Policoro, sono scesi immediatamente sul luogo del disastro per verificare i danni, denunciando come la tragedia ambientale rischi di tramutarsi in una catastrofica emergenza economica e occupazionale.

“Siamo sul posto fin dalle prime ore dell’evento e la situazione è drammatica, uno scenario di devastazione che lascia letteralmente senza parole”, dichiarano congiuntamente Pace e Giordano, bagnati dalla pioggia tra i detriti del lungomare. “La furia impressionante del vento e dell’acqua ha sventrato attività commerciali, distrutto le coperture delle serre, divelto i tetti delle case e rasato al suolo le strutture balneari. Ora il tempo delle parole è scaduto: le istituzioni sovracomunali devono intervenire con una rapidità chirurgica, perché se le imprese colpite non riceveranno aiuti immediati, al disastro del maltempo si aggiungerà il dramma sociale dei licenziamenti di massa e della cassa integrazione per centinaia di famiglie del territorio”.

Il plauso al sindaco Bianco e alla macchina dei soccorsi in prima linea

I vertici dell’UGL Matera hanno voluto rivolgere un caloroso, trasparente e sentito ringraziamento all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Enrico Bianco per l’impeccabile e tempestiva attivazione del Centro Operativo Comunale (COC), che ha permesso di coordinare i soccorsi senza rimpalli burocratici. Un applauso colmo di gratitudine è stato indirizzato agli uomini e alle donne della Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, alle forze dell’ordine, ai tecnici comunali e all’esercito di volontari che stanno operando senza sosta, anche sotto la pioggia battente, per liberare le arterie stradali, ripristinare l’erogazione dell’energia elettrica e fare scudo attorno alla pubblica incolumità.

Tuttavia, superata la primissima fase del primo soccorso, la sfida si sposta sul piano della tenuta industriale della Basilicata. I sindacalisti hanno provveduto a informare immediatamente il Segretario Generale nazionale dell’UGL, Paolo Capone, per investire della questione i ministeri competenti a Roma. “Abbiamo ritenuto doveroso allertare subito la segreteria nazionale perché siamo seriamente preoccupati per le ripercussioni sul tessuto produttivo”, spiegano Giordano e Pace. “Policoro non è un borgo marginale o periferico: è il terzo comune della Basilicata per popolazione ed è il cuore pulsante dell’agricoltura specializzata e del turismo balneare della regione. Colpire questo sistema significa mettere in discussione il reddito, la stabilità economica e la spesa quotidiana di migliaia di cittadini lucani”.

La piattaforma rivendicativa del S.U.M. sociale: sospensione dei tributi e dei mutui

Per arginare l’isolamento economico e bloccare lo spettro della chiusura delle aziende, l’UGL Matera ha inviato al Governo e alla Giunta regionale una piattaforma straordinaria di interventi immediati e non negoziabili, articolata su pilastri di sussidiarietà e legalità civile:

  • Stato di emergenza e ricognizione: una mappatura millimetrica e trasparente dei danni subiti dai privati e dalle infrastrutture pubbliche entro le prossime 48 ore.
  • Sospensione immediata del fisco: stop tassativo al pagamento di tasse, tributi locali e scadenze erariali per tutte le famiglie e le imprese danneggiate dalla calamità.
  • Moratoria sui mutui bancari: congelamento automatico delle rate dei finanziamenti e dei mutui ipotecari sulle case e sui capannoni aziendali, d’intesa con l’ABI.
  • Ristori rapidi a fondo perduto: canali di finanziamento a chilometro zero e liquidità immediata per ricostruire le serre distrutte, i vivai e gli stabilimenti del litorale.
  • Blindatura dei posti di lavoro: attivazione immediata di ammortizzatori sociali speciali e della cassa integrazione in deroga per tutelare i lavoratori dell’indotto ed evitare i licenziamenti.

Salvare la stagione balneare e la continuità delle imprese agricole

La situazione del litorale ionico si presenta come un nervo scoperto e drammatico. I danni strutturali subiti dai lidi arrivano in una fase ancora viva e strategica per il fatturato turistico annuale. Molti operatori rischiano il fallimento finanziario se privati degli incassi di settembre, un dramma che colpirebbe duramente i contratti stagionali dei giovani under 35. Stessa identica e massima attenzione deve essere riservata alle campagne del Metapontino, dove il vento ha strappato i teli delle colture protette, pregiudicando non solo il raccolto immediato ma la stessa continuità biologica e aziendale delle scuderie agricole locali.

“Questa non è una semplice questione di risarcimenti burocratici o di moduli da compilare nei palazzi del potere. È una questione di sopravvivenza e di futuro della nostra civiltà rurale”, concludono con fermezza Maristella Pace e Pino Giordano. “L’UGL rimarrà piantata con i piedi nel fango al fianco degli agricoltori, dei commercianti e degli operai fino a quando l’ultimo capannone non sarà ricostruito. Il Governo e la Regione non facciano promesse elettorali da spendere sui social network: servono soldi veri, risposte certe e decreti legge tempestivi. Policoro ha la forza e l’orgoglio per rialzarsi a testa alta, ma nessuno deve essere lasciato solo o invisibile in mezzo alle macerie della tempesta”. 👇

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Le frequenze del 5G non spengano il lavoro in Basilicata: i sindacati uniti chiedono un piano industriale contro i licenziamenti digitali

La rivoluzione digitale del 5G non può tradursi in un massacro di licenziamenti in Basilicata! 📵storia I sindacati SLC CGIL, FISTEL CISL, UILFPC UIL e UGL si uniscono in una battaglia epocale e chiedono al Governo che il rinnovo delle frequenze 2029 diventi un piano industriale straordinario a difesa del lavoro e delle competenze territoriali. 📉🏭 Sotto i colpi della crisi CallMat e Smart Paper e dell’introduzione selvaggia dell’intelligenza artificiale, i segretari Russelli, Piccini, Letterelli e Giordano lanciano un appello alla Premier Meloni: “Meno profitti alle multinazionali e più tutele, formazione e investimenti infrastrutturali contro lo spopolamento”. Leggi qui per scoprire i 6 punti della piattaforma sindacale e unirti alla lotta! 👇

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Call center

Potenza – Ci sono transizioni tecnologiche che se non vengono governate con un’attenta visione civile, etica e trasparente rischiano di trasformarsi in una mannaia burocratica per i diritti dei lavoratori, lasciando sul campo centinaia di famiglie e svuotando di competenze i nostri borghi appenninici. La consultazione pubblica avviata con rigore dall’AGCOM sul rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze radiomobili 5G, in scadenza sul calendario nel 2029, si configura come una partita geopolitica e industriale di incalcolabile valore per il futuro delle telecomunicazioni italiane. Eppure, davanti al rischio che i colossi della telefonia incassino profitti miliardari mentre i costi sociali ricadono sulle spalle delle periferie, si leva un grido d’allarme corale, fiero e senza precedenti. I segretari regionali di SLC CGIL, FISTEL CISL, UILFPC UIL e UGL Telecomunicazioni Basilicata – Anna Russelli, Vincenzo Piccini, Giovanni Letterelli e Pino Giordano – hanno sottoscritto un durissimo e accorato manifesto per chiedere al Governo che il rinnovo delle licenze si trasformi in un immenso piano nazionale per le competenze, l’occupazione e la legalità contrattuale.

“Non permetteremo in alcun modo che questa partita venga trattata come una semplice pratica amministrativa o un freddo algoritmo economico a favore di scuderia”, tuonano i vertici sindacali lucani in una storica nota congiunta. I sindacati hanno espresso una leale disponibilità ad appoggiare un rinnovo non oneroso delle frequenze a vantaggio degli operatori, a patto che Palazzo Chigi pretenda in cambio impegni stringenti, verificabili e misurabili sul fronte degli investimenti infrastrutturali e della stabilità lavorativa. Non è eticamente accettabile che la rivoluzione digitale e la banda larga corrano veloci nelle grandi metropoli del Nord Italia, mentre la Basilicata paga un prezzo biologico e sociale altissimo, subendo la desertificazione dei propri servizi digitali e l’isolamento dei giovani under 35 costretti a fuggire all’estero.

Il dramma CallMat e la crisi Smart Paper: la carne viva dell’automazione

Le sigle sindacali ricordano con determinazione che l’impatto distruttivo di una transizione tecnologica priva di tutele non è uno scenario futuro o futuribile, ma è una ferita che sanguina già sulla pelle di centinaia di professionisti lucani. La vertenza della CallMat di Matera rappresenta in modo emblematico il pericolo che corre il territorio: un patrimonio immenso di competenze nel settore del customer care e del monitoraggio dati rischia di essere disperso proprio mentre il Paese investe le risorse strategiche del PNRR nella digitalizzazione. A fare eco a questa emergenza è la complessa situazione della Smart Paper, insieme ad altre realtà del comparto CRM/BPO (Customer Relationship Management) del Metapontino, schiacciate da una pressione esasperata sui costi fissi, da riorganizzazioni selvagge e da un’introduzione selvaggia dell’intelligenza artificiale e dell’automazione di processo.

“Noi non siamo affatto contro il progresso scientifico o l’innovazione dei sistemi informatici”, precisano con onestà intellettuale Russelli, Piccini, Letterelli e Giordano. “Siamo fermamente contro un’innovazione tecnologica portata avanti senza una strategia industriale e senza il rispetto sacrato per la dignità dell’uomo sul posto di lavoro. Le macchine intelligenti devono servire ad alleviare la fatica e a generare contesti di inclusione sociale, non a essere usate come un espediente per l’espulsione di massa dei lavoratori dal mercato occupazionale”. L’UGL e le confederazioni autonome chiedono che la formazione preventiva non sia un ammortizzatore sociale d’emergenza da attivare quando le lettere di licenziamento sono già state notificate, ma diventi un presidio permanente di riqualificazione professionale prima che l’innovazione produca i suoi effetti espulsivi.

La piattaforma rivendicativa inviata a Palazzo Chigi: sei punti per la svolta

In vista della stesura della prossima e attesissima Legge di Bilancio, i sindacati lucani hanno inviato un pacchetto di richieste tassative e non negoziabili al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, articolato su sei pilastri di trasparenza e welfare integrato:

  • 5G Stand Alone nelle aree interne: investimenti infrastrutturali massicci per estendere la copertura di ultima generazione nei piccoli comuni della Basilicata, azzerando il digital divide.
  • Programma straordinario di formazione: un piano strutturale di riprofessionalizzazione per il personale più esposto al rischio di automazione e ai software di intelligenza artificiale.
  • Strumenti strutturali di accompagnamento: tutele e borse di studio interne per supportare le transizioni lavorative e bloccare il precariato contrattuale.
  • Salvataggio del comparto CRM/BPO: interventi di prossimità economici per blindare i siti storici di CallMat e delle aziende dell’indotto lucano.
  • Valorizzazione delle competenze territoriali: trasformare il know-how costruito in anni di lavoro nel customer care in nuove professioni legate alla sicurezza informatica.
  • Monitoraggio sindacale permanente: istituzione di un tavolo permanente di confronto e collaborazione per verificare il rispetto degli impegni assunti dalle aziende delle telecomunicazioni.

Il Governo scelga da che parte stare: la Basilicata rifiuta l’assistenzialismo

Il tempo dei rinvii burocratici, delle dichiarazioni di facciata e dei doppi standard ministeriali è scaduto di fronte alla scadenza dei termini industriali. La transizione digitale non può tradursi nello scontrino spietato di “più antenne e meno operai”. I sindacati ricordano con orgoglio e trasparenza che la Basilicata non si presenta a Roma per chiedere elemosine o misure di assistenzialismo sterile, ma rivendica il proprio diritto costituzionale a una politica industriale matura, moderna e competitiva sul piano europeo. Le persone che fanno vivere le reti di telecomunicazione ogni giorno hanno una dignità che va tutelata con le armi della legalità, del rispetto dei patti e della solidarietà intergenerazionale.

SLC CGIL, FISTEL CISL, UILFPC UIL e UGL Telecomunicazioni promettono di attivare ogni presidio di lotta sindacale, dalle assemblee nei borghi fino allo sciopero generale se Palazzo Chigi dovesse chiudere le porte al confronto diretto. Il principio cardine di questa battaglia civile resta scolpito nel cuore della comunità: nessuno deve essere lasciato solo o invisibile nel buio dell’automazione. Il rinnovo delle frequenze 5G deve essere il manifesto di un’Italia che investe sulle sue tecnologie senza mai dimenticare il valore sacro del lavoro umano, l’unico vero specchio in grado di garantire stabilità, uguaglianza e progresso per il futuro dei nostri figli. 👇

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