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SINDACATO UNICO DEI MILITARI (S.U.M.): NONOSTANTE LA NOSTRA SEGNALAZIONE ALLO STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO, IL PERSONALE MILITARE IMPIEGATO PER LA FESTA DELL’ESERCITO A L’AQUILA CONTINUA AD ALLOGGIARE IN AMBIENTI NON IDONEI!

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SINDACATO UNICO DEI MILITARI (S.U.M.): NONOSTANTE LA NOSTRA SEGNALAZIONE ALLO STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO, IL PERSONALE MILITARE IMPIEGATO PER LA FESTA DELL’ESERCITO A L’AQUILA CONTINUA AD ALLOGGIARE IN AMBIENTI NON IDONEI!

Redazione-  Nell’ambito delle materie riconosciute dalla legge alle APCSM (Associazioni Professionali a Carattere Sindacale Militari), tra cui la rientra a pieno titolo la sicurezza negli ambienti lavorativi, il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – aveva già segnalato allo Stato Maggiore dell’Esercito delle criticità alloggiative per il personale militare impegnato nelle attività della Cerimonia per il 165° anniversario della Festa dell’Esercito, in corso di svolgimento a L’Aquila (AQ). Con tale lettera, si auspicava un intervento risolutivo del V Reparto Affari Generali dello Stato Maggiore dell’Esercito, finalizzato a trovare delle soluzioni dignitose per il personale.  Tuttavia, quale riscontro, una comunicazione dello Stato Maggiore affermava che “dandoci atto della meritoria azione assunta, nell’ottica di una costante attenzione rivolta alla tutela del personale e che la Forza Armata, attesa l’onerosità dell’evento, ha adottato le migliori predisposizioni organizzative esprimibili… con i vincoli connessi con le risorse strumentali e il contesto finanziario di riferimento”. In sintesi, con l’ipofinanziamento delle risorse destinate all’esercizio, il massimo esprimibile è stato quello di fare alloggiare in una caserma di Ascoli Piceno  il personale (Ufficiali inferiori, Marescialli, Sergenti, Graduati e Volontari in ferma temporanea), in delle stanze con dei locali adibiti a servizi igienici insalubri a causa della presenza di muffe, ben lontani dagli standard stabiliti dalle circolari di riferimento dello Stato Maggiore e anche dalle norme statuite dal Decreto legislativo 81/2008 (Testo unico sulla Sicurezza in ambienti di lavoro), che impone al datore di lavoro obblighi precisi per garantire l’igiene e la salute dei lavoratori, in questo caso dei militari. Infatti, la muffa è considerata un agente biologico che può contaminare l’ambiente (per ragioni di opportunità preferiamo non pubblicare le foto dei locali). La presenza di tali agenti biologici comporta delle responsabilità datoriali non derogabili. Il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – sta valutando eventuali ulteriori azioni a tutela del personale e, a breve, invierà con congruo anticipo una apposita richiesta tesa a garantire degli standard alloggiativi adeguati per il personale militare che verrà impiegato per il raduno degli Alpini, in programma a Genova.

 

Cogito Ergo S.U.M.

 

SCEGLI. SCEGLI BENE. SCEGLI IL S.U.M.!

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Crisi CallMat, esplode la rabbia a Matera: sindacati e lavoratori in trincea davanti alla Prefettura

Matera è pronta a scendere in piazza per difendere il diritto al lavoro! Venerdì 9 ottobre, a partire dalle ore 9:30, si terrà un grande presidio di protesta dei dipendenti della “CallMat” davanti ai cancelli della Prefettura di Matera. Alle ore 10:00, i rappresentanti dei sindacati (CGIL, CISL, UIL e UGL) incontreranno il Prefetto per cercare di sbloccare una vertenza difficilissima che rischia di avere conseguenze drammatiche per centinaia di famiglie e per l’intera economia del territorio lucano. “Questa crisi non riguarda solo l’azienda, ma l’occupazione di tutta la Basilicata”, tuonano all’unisono i sindacalisti Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, lanciando un forte appello a cittadini, forze politiche e istituzioni: “Venite al presidio e mostrate solidarietà, difendere CallMat significa difendere il futuro di Matera!”. Scoprite tutti i dettagli di questa importantissima battaglia sindacale nel nostro articolo, e non perdetevi il nostro utilissimo consiglio tecnologico per migliorare il vostro lavoro al computer! 👇

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Callmat Matera

Matera – Dietro ai freddi numeri dei bilanci aziendali, dei tagli lineari e delle misteriose riorganizzazioni industriali, ci sono sempre i volti, le storie, le paure e i mutui da pagare di centinaia di famiglie. Il settore delle telecomunicazioni e dei call center, in particolare nel delicato tessuto economico del Mezzogiorno d’Italia, sta vivendo da anni una crisi strutturale profonda, schiacciato da logiche spietate di appalti al massimo ribasso, delocalizzazioni estere e spietata concorrenza. È proprio in questo drammatico e incerto contesto socio-economico che si inserisce l’esplosiva vertenza CallMat, un vero e proprio fulmine a ciel sereno che sta tenendo col fiato sospeso la città di Matera e l’intera regione Basilicata. Le lavoratrici e i lavoratori dell’azienda, ormai allo stremo e stanchi di promesse non mantenute, hanno deciso di scendere fisicamente in piazza per difendere con i denti il proprio diritto costituzionale al lavoro. La mobilitazione generale ha una data e un orario preciso: venerdì 9 ottobre 2026. A partire dalle ore 9:30 del mattino, infatti, andrà in scena un grande, rumoroso e pacifico presidio di protesta organizzato dalle sigle sindacali proprio davanti ai cancelli del Palazzo della Prefettura di Matera. L’obiettivo è duplice: da un lato manifestare fisicamente il proprio dissenso, dall’altro far sentire il fiato sul collo alle Istituzioni in vista di un incontro cruciale.

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L’incontro con il Prefetto e il peso della crisi

Il presidio all’aperto farà infatti da rumorosa ma civile cornice a un passaggio burocratico estremamente delicato per il futuro dell’azienda e dei suoi dipendenti.
Alle ore 10:00 in punto di venerdì 9 ottobre, le massime delegazioni delle Organizzazioni Sindacali saranno ufficialmente ricevute all’interno del Palazzo dal Prefetto di Matera. Questo importantissimo faccia a faccia istituzionale si svolge nell’ambito delle cosiddette “procedure di raffreddamento” (obbligatorie per legge) attivate formalmente proprio sulla vertenza CallMat per scongiurare conseguenze irreparabili. Le Segreterie regionali e territoriali hanno deciso di fare fronte comune, presentandosi compatte e agguerrite all’appuntamento. A guidare la delicatissima trattativa in Prefettura ci saranno figure di primissimo piano del sindacalismo lucano: Anna Russelli (in rappresentanza della SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (per la FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (per la sigla UILFPC-UIL) e Pino Giordano (segretario della UGL Telecomunicazioni). In una nota congiunta diffusa alla stampa locale e nazionale, i leader sindacali hanno spiegato con estrema chiarezza i motivi e l’urgenza di questa forte mobilitazione di piazza: «In concomitanza con l’incontro istituzionale, a partire dalle ore 9:30, si terrà un imponente presidio delle lavoratrici e dei lavoratori davanti alla Prefettura di Matera. L’intento è quello di richiamare ancora una volta, con forza e dignità, la massima attenzione delle Istituzioni, della politica e di tutta l’opinione pubblica sulla gravissima situazione occupazionale in corso e, soprattutto, sulle pesantissime e drammatiche conseguenze sociali ed economiche che rischiano di ricadere come un macigno unicamente sui lavoratori e sulle loro incolpevoli famiglie».

L’appello alla città: “Difendere CallMat è difendere Matera”

La vertenza, secondo i sindacalisti, ha smesso da tempo di essere un problema unicamente aziendale per trasformarsi in una gigantesca emergenza sociale che riguarda l’intera tenuta del territorio.
Chiudere gli occhi di fronte a questa crisi o bollarla come un semplice e fisiologico incidente di percorso aziendale sarebbe un errore imperdonabile per tutta la comunità lucana. «La vertenza CallMat non riguarda affatto soltanto le persone direttamente e attualmente coinvolte, non si tratta solo di difendere la singola busta paga», spiegano con veemenza i rappresentanti dei lavoratori. «Questa battaglia riguarda a tutto tondo la tutela generale dell’occupazione giovanile e non, la salvaguardia sacrosanta del diritto al lavoro e la doverosa difesa di un importante, storico e vitale patrimonio professionale e produttivo che appartiene a tutto il territorio materano e lucano. Perdere questo bacino di competenze e di reddito significherebbe impoverire un’intera fetta di regione». È per questo motivo che il grido di dolore dei lavoratori si trasforma in un appello accorato rivolto non solo ai politici, ma ai semplici cittadini, ai commercianti (che vivono degli stipendi spesi dai lavoratori) e al mondo dell’associazionismo. «Rivolgiamo un forte appello a tutta la cittadinanza, alle Istituzioni locali, alle forze politiche di ogni schieramento, alle parti sociali e a tutte le realtà associative del territorio affinché partecipino fisicamente al presidio di venerdì 9 ottobre e manifestino in modo tangibile e concreto la propria totale solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta», concludono all’unisono Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano. «Difendere i posti di lavoro dei ragazzi e delle ragazze di CallMat significa difendere il lavoro di tutti e garantire il futuro economico del nostro territorio». L’appuntamento per chiunque voglia far sentire la propria voce e la propria vicinanza è dunque fissato per venerdì 9 ottobre, alle ore 9:30, davanti alla Prefettura di Matera. La palla, ora, passa al Governo e alla società civile.

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Sanità a Matera: scatta la dura rivolta dell’Ugl per difendere i lavoratori del Cup

Dura presa di posizione dell’Ugl Matera a difesa dei lavoratori dei Cup dell’Asm dopo le polemiche per un disservizio alle prenotazioni. Il segretario Pino Giordano esprime vicinanza al cittadino colpito ma rifiuta fermamente la gogna mediatica e i processi sommari contro l’intero personale dello sportello 👇

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Cup Matera

Matera – Immaginate di presentarvi la mattina presto davanti a uno sportello della sanità pubblica, stanchi e preoccupati per la vostra salute, e di dover fare i conti con un improvviso intoppo burocratico che fa saltare una visita medica prenotata da mesi. Dietro quel bancone di vetro, però, c’è un altro essere umano: un operatore che ogni giorno accoglie centinaia di volti rigati dall’ansia, persone fragili, anziani e famiglie, provando a far funzionare una macchina complessa e spesso carente di risorse. Quando la legittima rabbia di un utente per un disservizio si trasforma in una gogna mediatica spietata contro un’intera categoria di dipendenti, si spezza il legame di solidarietà e di rispetto reciproco che tiene in piedi una comunità civile.

Per arginare questa pericolosa deriva di tensione sociale ed emotiva all’interno delle strutture sanitarie lucane, il sindacato provinciale ha scelto di alzare un muro invalicabile a protezione dei propri iscritti. L’Ugl Matera ha lanciato una vera e propria mobilitazione ideale a seguito delle feroci polemiche scaturite dalla denuncia di un’utente anziana che, a causa di un presunto errore di gestione della sua prenotazione, ha riscontrato gravi difficoltà nell’accesso a una prestazione medica presso l’Azienda Sanitaria Locale di Matera (Asm). Un’iniziativa d’oro che punta a fare chiarezza senza permettere la distruzione della dignità dei lavoratori del Centro Unico di Prenotazione (Cup).

La condanna ferma dell’errore ma senza processi sommari di piazza

La posizione espressa dal segretario provinciale dell’Ugl Matera, Pino Giordano, rifugge da qualsiasi tentazione corporativa di insabbiamento, manifestando fin da subito il più profondo rammarico e le scuse formali dell’organizzazione sindacale nei confronti della cittadina colpita dal disservizio. Il sindacato riconosce l’assoluto e sacrosanto diritto di ogni utente, specialmente se fragile o in età avanzata, di pretendere un servizio impeccabile e di denunciare ad alta voce ciò che non ha funzionato nelle procedure di accettazione. Tuttavia, Giordano contesta con durezza il tentativo di trasformare un singolo e isolato episodio, ancora tutto da verificare nei fatti, in una sentenza collettiva di incompetenza.

Il segretario ha ribadito con fermezza che un eventuale errore individuale non può e non deve in alcun modo tradursi in una colpa collettiva da scaricare sulle spalle di decine di professionisti qualificati. Se le indagini interne accerteranno la responsabilità specifica di un singolo operatore, sarà giusto che vengano presi i provvedimenti disciplinari previsti nei regolamenti e nelle sedi competenti dell’Asm. Ma l’Ugl non intende tollerare che si metta alla gogna l’intero personale sportellare che, da Matera fino ai presidi più isolati e periferici dell’intera provincia, garantisce ogni giorno l’assistenza al pubblico con serietà, pazienza, competenza e spirito di sacrificio.

La dignità dei lavoratori dietro lo sportello contro i paradosso del sistema

Dietro quelle postazioni informatiche non ci sono freddi terminali o burocrati insensibili, ma donne e uomini, padri e madri di famiglia che svolgono una mansione delicatissima, fungendo spesso da parafulmine per le inefficienze strutturali, le carenze di organico e i continui blocchi dei sistemi informatici centrali che affliggono la sanità regionale. Scaricare automaticamente sui lavoratori in prima linea le colpe e le criticità gestionali dei vertici aziendali rappresenta un’ingiustizia profonda che mina la serenità dell’ambiente lavorativo e rischia di alimentare un clima di scontro permanente tra i cittadini e il personale sanitario dello sportello.

La solidarietà totale espressa dall’Ugl Matera si estende a tutti i dipendenti dell’azienda dei servizi di prenotazione, ricordando come il rispetto per il cittadino debba camminare di pari passo con la tutela e la salvaguardia della dignità del lavoratore. Fare di tutta l’erba un fascio è un’operazione ingiusta che va rispedita immediatamente al mittente prima che si trasformi in una pericolosa polveriera sociale. L’Ugl continuerà a vigilare affinché i servizi sanitari della Basilicata funzionino al meglio delle loro possibilità tecnologiche, restando però in prima linea per difendere i diritti, l’occupazione e l’onorabilità professionale di chi, con il proprio lavoro, garantisce il diritto costituzionale alla salute.

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Allarme TLC, Conti (UGL): “L’Intelligenza Artificiale non sia una scusa per i licenziamenti”

L’Intelligenza Artificiale sta davvero iniziando a rubare il lavoro agli italiani? L’allarme lanciato oggi dalla UGL Telecomunicazioni è letteralmente spaventoso e parla di una vera e propria “bomba sociale” pronta a esplodere! Secondo il Segretario Nazionale Stefano Conti, l’automazione sta diventando una comoda e cinica scusa per le multinazionali per licenziare il personale e tagliare i costi! Sono 100.000 i posti di lavoro a rischio nei contact center (soprattutto nel Sud Italia), con la vertenza CallMat di Matera (tagli da parte di TIM) a fare da triste apripista. Ma il caso più paradossale e inaccettabile è quello di Ericsson a Genova: la multinazionale svedese macina oltre 2,5 miliardi di euro di utile netto, eppure licenzia in tronco 131 lavoratori super specializzati nella Ricerca e Sviluppo! UGL chiama in causa il Governo e promette battaglia dura: l’algoritmo non può e non deve schiacciare la dignità dei lavoratori! Voi avete paura che l’IA possa sostituirvi a lavoro?👇

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Stefano CONTI, Segretario Nazionale UGL Telecomunicazioni

Roma – C’è un fantasma silenzioso, invisibile ma implacabile, che si aggira con passo sempre più minaccioso tra i corridoi e gli uffici delle grandi aziende italiane: è il fantasma dell’automazione spinta e dell’Intelligenza Artificiale. Il settore nevralgico delle Telecomunicazioni (TLC), da sempre motore pulsante dell’innovazione tecnologica del nostro Paese, sta attraversando una fase di trasformazione profondissima e, per molti versi, angosciante. Dietro le rassicuranti parole d’ordine come “digitalizzazione”, “ottimizzazione” e “riorganizzazione aziendale”, si nasconde infatti un dramma umano ed economico di proporzioni colossali, fatto di migliaia di madri e padri di famiglia che vedono il proprio posto di lavoro letteralmente fagocitato da un algoritmo. A lanciare un durissimo, disperato e circostanziato grido d’allarme è Stefano Conti, Segretario Nazionale della UGL Telecomunicazioni, che ha deciso di scoperchiare il vaso di Pandora di questa emergenza nazionale, mettendo nel mirino le politiche spietate di colossi come TIM ed Ericsson. «L’intelligenza artificiale non diventi uno strumento per tagliare il lavoro», tuona Conti, denunciando l’urgenza di regole ferree e investimenti massicci nella formazione per impedire che i costi della trasformazione digitale vengano cinicamente scaricati, ancora una volta, sulle spalle dei lavoratori più fragili. A fotografare la drammaticità e la complessità estrema del momento ci sono due vertenze esplosive: il caso CallMat a Matera e la fredda mannaia dei licenziamenti calata da Ericsson a Genova.

Il disastro CallMat: 100mila posti a rischio e la “bomba sociale” del Sud

La vertenza che sta travolgendo la CallMat di Matera non è un caso isolato, ma l’inquietante e paradigmatico specchio di un settore, quello dei contact center italiani, sull’orlo del baratro definitivo.
Il sito lucano rischia infatti il collasso totale, con lo spettro del licenziamento collettivo per tutti i lavoratori, a causa della drastica e improvvisa riduzione dei volumi di chiamate imposta da TIM. Il colosso telefonico, spiega Conti, giustifica questo taglio netto adducendo come motivazioni il calo del traffico voce tradizionale (sostituito dalle chat) e la massiccia introduzione di risponditori automatici basati sull’IA. «Una versione che non ci convince pienamente», dichiara senza mezzi termini il Segretario UGL. «Il calo improvviso di decine di migliaia di chiamate, a nostro avviso, non può essere del tutto riconducibile a quanto finora dichiarato da TIM». Proprio per vederci chiaro, il sindacato ha richiesto un’audizione formale presso l’AGCom per verificare eventuali anomalie. Ma il quadro generale resta a dir poco apocalittico. Conti ricorda le terrificanti previsioni di Asstel: «A rischio 100 mila posti di lavoro entro i prossimi 18 mesi a causa dell’utilizzo di sistemi automatizzati e di intelligenza artificiale». Quella che si sta profilando all’orizzonte è una vera e propria e devastante “bomba sociale”, pronta a esplodere soprattutto nel fragile tessuto economico del Sud Italia, dove si concentra la maggior parte di queste aziende (come Konecta e System House), caratterizzate da un altissimo tasso di lavoro part-time involontario e da una presenza femminile che sfiora il 70%. UGL chiede al Governo interventi drastici e immediati: una cabina di regia nazionale, fondi massicci per la riconversione professionale, stop alle delocalizzazioni selvagge all’estero e il rispetto rigoroso e puntuale della legge 132/2025, che impone un utilizzo “antropocentrico” e responsabile dell’Intelligenza Artificiale.

Il paradosso di Ericsson a Genova: licenziamenti record a fronte di utili miliardari

Se al Sud si piange per i tagli ai contact center, al Nord, e più precisamente nel polo tecnologico di Genova, va in scena un dramma occupazionale dai contorni paradossali, cinici e inaccettabili.
La multinazionale svedese Ericsson ha infatti avviato una brutale e gelida procedura di licenziamento collettivo per ben 131 dipendenti, e non parliamo di mansioni obsolete, ma di personale altamente specializzato appartenente al cruciale settore Ricerca e Sviluppo (R&D). Un taglio netto che, denuncia furiosamente UGL, non ha alcuna giustificazione economica. «La multinazionale svedese non versa in alcuna crisi economico-finanziaria», precisa Conti, ricordando che Ericsson ha chiuso il bilancio 2025 con «un utile netto di oltre 2,5 miliardi di euro». Un profitto stellare raggiunto anche grazie a uno smantellamento scientifico e inesorabile della forza lavoro in Italia: dal 2011 al 2025, il numero dei dipendenti è crollato del 64,3%, mentre i costi del lavoro si sono dimezzati. Ma il vero e insopportabile paradosso, sottolinea amaramente il sindacato, è la motivazione di fondo. Nel momento esatto in cui l’Intelligenza Artificiale, il cloud e le reti di nuova generazione sono il cuore del mercato, ed Ericsson stessa dichiara di aver urgente e disperato bisogno di esperti in IA e cybersecurity, l’azienda decide inspiegabilmente di privarsi di 131 ingegneri e ricercatori liguri. Professionisti che, peraltro, hanno recentemente e brillantemente centrato gli obiettivi dei prestigiosi progetti europei Horizon. «Perché non puntare sulle professionalità già presenti in azienda, magari aggiornandone le competenze attraverso percorsi di formazione di qualità?», si domanda Conti. Il sospetto, pesante come un macigno, è che dietro la maschera dell’innovazione tecnologica si nasconda l’ennesima, cinica e spietata operazione di mera riduzione dei costi sulla pelle dei lavoratori. La UGL Telecomunicazioni promette battaglia dura, portando il caso direttamente sui tavoli del Mimit e in Parlamento. La guerra contro i licenziamenti facili nell’era dell’IA è appena iniziata, e la posta in gioco è il futuro stesso dei lavoratori italiani.

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