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Il battesimo di due detenuti nel carcere di Sulmona segna un percorso di riabilitazione spirituale

📢 Un evento significativo nel cuore del carcere di Sulmona: due detenuti hanno scelto di cambiare vita battezzandosi come Testimoni di Geova, in un percorso che punta tutto sulla riabilitazione spirituale.

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#Sulmona #carcere #TestimoniDiGeova #cronacaabruzzese

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Carcere di Sulmona

Redazione-  Sulmona, la casa circondariale situata ai piedi del massiccio della Majella, è stata teatro lo scorso 26 giugno di un evento che va oltre la routine quotidiana dell’istituto penitenziario. Tra le mura di via Lamaccio, dove la detenzione rappresenta spesso una parentesi di riflessione forzata, due uomini, identificati per ragioni di riservatezza come Mario e Giovanni, hanno ufficializzato il loro percorso di conversione venendo battezzati come Testimoni di Geova. La cerimonia, svoltasi in un clima di sobrietà e partecipazione, ha visto la presenza dei vertici della struttura, di diversi rappresentanti della comunità religiosa e di un gruppo di altri detenuti che hanno voluto assistere a questo passaggio significativo per i loro compagni.

Il percorso di cambiamento all’interno dell’istituto penitenziario

Il cammino che ha portato a questa giornata è frutto di un lungo periodo di studio e introspezione. Mario, che sconta una pena detentiva per vicende giudiziarie risalenti ad alcuni anni fa, ha iniziato a interessarsi al culto durante la permanenza in un altro istituto di pena. Il suo percorso non è stato dettato dalla casualità, ma da una precisa volontà di trovare un senso nuovo alla propria esistenza nonostante le restrizioni della libertà personale. Il giovane ha trovato conforto nell’idea, centrale nella dottrina dei Testimoni di Geova, che il legame con il Creatore non sia precluso a chi ha commesso errori in passato. Questa convinzione lo ha spinto a impegnarsi attivamente: oggi, Mario dedica parte del suo tempo alla lettura e alla condivisione dei testi sacri, parlando della sua fede sia agli altri reclusi che, compatibilmente con i regolamenti interni, al personale della polizia penitenziaria che presta servizio nel complesso di Sulmona.

Diversa è stata la traiettoria di Giovanni. Carattere schivo e taciturno, nei primi tempi si era limitato a osservare da lontano le visite dei ministri di culto, ascoltando i dialoghi senza intervenire direttamente. Con il passare dei mesi, il suo interesse si è trasformato da curiosità silenziosa a partecipazione attiva. Le sessioni di studio della Bibbia, avvenute con cadenza settimanale all’interno delle sale dedicate del carcere abruzzese, hanno permesso a Giovanni di elaborare una visione differente del suo vissuto, favorendo una riflessione profonda che, come confermato dalle autorità carcerarie, ha avuto ripercussioni positive sul suo modo di interagire con l’ambiente circostante.

L’impatto del sostegno religioso nella rieducazione dei detenuti

Il Dott. Stefano Liberatore, direttore del carcere di Sulmona, ha sottolineato l’importanza di questo tipo di attività nel quadro del trattamento rieducativo previsto dal sistema penitenziario italiano. “I ministri di culto dei Testimoni di Geova frequentano i nostri istituti ormai da molti anni. Monitoriamo con attenzione il loro operato attraverso i responsabili dell’area trattamentale e abbiamo constatato come questo momento rappresenti un punto di svolta importante per i detenuti che scelgono di intraprendere tale percorso”, ha dichiarato il direttore. Secondo Liberatore, offrire spazi di riflessione religiosa non è solo un atto di libertà di culto, ma un pilastro necessario per favorire la risocializzazione di chi sta scontando una pena. In un ambiente complesso come quello di un carcere, la ricerca di una dimensione spirituale agisce da catalizzatore per un cambiamento reale, che si traduce in un rispetto maggiore delle regole e in una convivenza più pacifica all’interno delle sezioni detentive.

Enrico Di Cristofaro, uno dei 507 ministri di culto che operano regolarmente nelle carceri italiane per conto della medesima confessione religiosa, ha seguito personalmente i due detenuti. “La storia di Mario e Giovanni deve far riflettere sulla fiducia che si deve dare all’essere umano”, ha spiegato Di Cristofaro al termine della cerimonia celebrata in una zona riservata della struttura. “Durante i colloqui settimanali ho toccato con mano un mutamento nelle espressioni, nella capacità di analisi dei fatti e nell’atteggiamento quotidiano. Quando il linguaggio cambia e la rabbia lascia spazio alla riflessione, si comprendono i segnali di un recupero che non è solo esteriore, ma profondo”.

L’attività dei Testimoni di Geova, che in Abruzzo contano una presenza consolidata, si inserisce nel più ampio solco delle iniziative di volontariato e assistenza che mirano a contrastare il rischio di recidiva. Il reinserimento sociale, obiettivo primario dell’amministrazione penitenziaria di Sulmona, passa anche attraverso queste esperienze di crescita individuale. Mentre per Mario e Giovanni la detenzione continua, per entrambi questa tappa rappresenta una nuova base di partenza, un momento in cui la speranza di un futuro diverso ha iniziato a prevalere sul peso del proprio passato.

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Carsoli – storia del castello medievale della frazione Colli di Montebove

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Carsoli - storia del castello medievale della frazione Colli di Montebove

Il castello di Colli di Monte Bove, frazione del comune di Carsoli, in provincia dell’Aquila, rappresenta una testimonianza importante della storia medievale della Marsica. Situato in posizione elevata, il complesso fortificato dominava il borgo e il territorio circostante, in un’area strategica per il controllo delle vie di comunicazione tra l’Abruzzo interno e la pianura romana.
Le sue origini si collegano alla presenza dei Conti dei Marsi, la potente famiglia feudale che, tra il X e l’XI secolo, contribuì a organizzare politicamente e militarmente questo territorio. Le ricostruzioni storiche descrivono il castello come un insediamento fortificato destinato non soltanto alla difesa, ma anche alla residenza e all’amministrazione del potere signorile.ra il X e l’XI secolo, quando il territorio era segnato da rivalità feudali e dalla necessità di proteggere i centri abitati, Colli di Monte Bove assunse un ruolo rilevante nel sistema difensivo locale. La fortificazione viene tradizionalmente ricondotta all’iniziativa dei Conti dei Marsi, che controllavano ampie porzioni della Marsica.
Il castello non era una semplice torre isolata: il complesso comprendeva un castello-recinto, con spazi residenziali e strutture funzionali alla vita della comunità signorile. Le ricostruzioni disponibili ricordano anche la presenza della chiesa di San Giovanni Battista e di altri ambienti di servizio.Nel corso dei secoli il controllo del territorio passò attraverso diverse famiglie nobiliari. Alla fase dei Berardi, legati alla contea dei Marsi, seguirono i De Ponte e successivamente gli Orsini. Nel 1497 si affermò il dominio dei Colonna, una delle famiglie più influenti dell’Italia centrale.
Questi passaggi riflettevano le trasformazioni politiche della Marsica: i castelli erano strumenti di controllo delle campagne, delle strade e delle comunità locali, oltre che simboli dell’autorità dei signori.Con il mutare degli equilibri politici e militari, la fortezza perse gradualmente la propria funzione originaria. Il castello andò incontro a un lungo periodo di abbandono, aggravato dal deterioramento delle strutture, dagli eventi sismici e dai conflitti che interessarono il territorio.
Le mura e gli altri resti, progressivamente nascosti dalla vegetazione, hanno conservato la memoria di un insediamento che un tempo rappresentava un punto di riferimento per la comunità. Oggi le rovine costituiscono una parte significativa del patrimonio storico di Colli di Monte Bove.La storia di Colli di Monte Bove è legata anche alla figura di San Berardo, nato nel 1079 secondo la tradizione locale e appartenente alla famiglia dei Berardi, conti dei Marsi. Fu vescovo dei Marsi e cardinale, ed è ricordato come protettore del paese.
La sua figura testimonia il legame profondo tra potere feudale, vita religiosa e identità della comunità medievale. Per ricostruire con precisione il rapporto tra il santo e il castello, tuttavia, è necessario distinguere le tradizioni locali dalle informazioni documentarie.Negli ultimi anni il castello è tornato al centro dell’attenzione grazie all’impegno di persone e associazioni del territorio, interessate alla sua valorizzazione e alla riscoperta delle origini del borgo. Queste iniziative sono importanti perché permettono di guardare ai ruderi non come a semplici resti, ma come a una parte della storia collettiva di Carsoli e della Marsica.Il castello di Colli di Monte Bove racconta una storia fatta di difesa, potere, fede e trasformazioni. Le sue pietre rimandano a un’epoca in cui la sicurezza degli abitati dipendeva dalle alture fortificate e dalle famiglie che governavano il territorio.
Conservarne la memoria significa restituire valore a un patrimonio che appartiene non soltanto a Colli di Monte Bove, ma all’intera storia del comprensorio carseolano.
Nota storica: le date più antiche e alcuni dettagli sulle origini del complesso derivano da ricostruzioni storiche locali; per una pubblicazione scientifica sarebbe opportuno confrontarli con documenti d’archivio e studi archeologici specifici.

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Trasacco – possibile partenza del Giro D’Italia con arrivo a Napoli

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Trasacco - possibile partenza del Giro D'Italia con arrivo a Napoli
Trasacco potrebbe ospitare la partenza di una tappa del Giro d’Italia 2027 diretta a Napoli. Secondo le prime anticipazioni, il comune marsicano potrebbe essere il punto di partenza di una frazione lunga verso Napoli, preceduta nei giorni precedenti da un’altra tappa abruzzese come la cronoscalata da Sulmona a Campo di Giove.Il percorso ufficiale del Giro d’Italia 2027 non è ancora definitivo e verrà presentato il 3 novembre.: L’area della Marsica ha già ospitato in passato grandi partenze della corsa rosa, come quella del 2024 con il via da Avezzano, oltre a manifestazioni giovanili come il Giro d’Abruzzo junior.

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“Il Condominio a Palazzo” a Frosinone: istituzioni e professionisti a confronto per una gestione trasparente e innovativa

Grande successo presso la sede dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone per il convegno “Il Condominio a Palazzo”, promosso dall’Osservatorio Nazionale Condomini e curato da Federica Rapone. Un tavolo di confronto strategico tra professionisti e sindaci sulle responsabilità, la trasparenza e la sicurezza degli immobili. Il Consigliere Provinciale e Dirigente ANCI Lazio Gianluca Quadrini sottolinea l’importanza della cooperazione per la tutela del patrimonio residenziale. Tutti i dettagli e gli interventi: 👇

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Relatori

Frosinone – La gestione degli immobili e dei condomini rappresenta un architrave fondamentale della vita sociale, economica e patrimoniale dei cittadini italiani. Un settore in continua evoluzione, chiamato a confrontarsi quotidianamente con normative complesse sulla sicurezza, l’efficienza energetica, la trasparenza contabile e la convivenza civile. Ha fatto registrare una straordinaria partecipazione di addetti ai lavori, amministratori di condominio, giuristi e amministratori pubblici il convegno intitolato “Il Condominio a Palazzo: Strumenti, responsabilità e prospettive per una gestione consapevole”, ospitato presso la prestigiosa sede dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone.

Promosso dall’Osservatorio Nazionale Condomini (ONC), l’evento ha offerto una panoramica tecnica e istituzionale di altissimo profilo, mettendo al centro del dibattito la figura dell’amministratore moderno, non più mero contabile ma autentico manager dell’immobile capace di tutelare il valore degli stabili e garantire serenità alle comunità residenziali del territorio frusinate.

Il plauso di Gianluca Quadrini: sinergia indispensabile tra istituzioni e ordini

A portare il saluto e il sostegno degli enti di governo locale è stato il Consigliere Provinciale e Dirigente di ANCI Lazio Gianluca Quadrini, che ha trasmesso alla platea i saluti ufficiali del Presidente della Provincia di Frosinone, Luca Di Stefano. L’appuntamento ha visto inoltre la qualificata partecipazione di numerosi amministratori locali della Ciociaria, tra cui il Sindaco di Isola del Liri, Massimiliano Quadrini, e il Sindaco di Castelliri, Fabio Abballe.

A margine della tavola rotonda, Gianluca Quadrini ha voluto esprimere parole di vivo apprezzamento per l’impeccabile lavoro svolto dai promotori dell’iniziativa: «Desidero rivolgere i miei più sentiti complimenti a Federica Rapone, Capo Delegazione ONC Cassino, e a tutto l’Osservatorio Nazionale Condomini per aver promosso ed organizzato un convegno di straordinaria attualità e rilevanza scientifica ed operativa. La materia condominiale tocca da vicino la quotidianità di milioni di famiglie e incide profondamente sulla qualità della vita urbana delle nostre città. Iniziative di questo spessore confermano quanto sia decisiva la sinergia organica tra istituzioni sovraordinate, professionisti del settore ed enti locali per offrire risposte certe, chiarezza applicativa e strumenti moderni al servizio della comunità. Ribadisco il massimo sostegno delle istituzioni locali a eventi formativi di così alto profilo».

Strumenti per lo Studio Professionale: La Stampante Laser Multifunzione Enterprise

Per studi di amministrazione condominiale, commercialisti e studi legali che gestiscono volumi elevati di bilanci consuntivi, verbali assembleari e fascicoli tecnici ad altissima velocità e con bassissimo costo di stampa per pagina, il dispositivo professionale di riferimento è la multifunzione laser Brother MFC-L8900CDW (o la serie premium HP LaserJet Enterprise):

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Stampa e scansione fronte/retro automatica a passaggio singolo, connettività di rete protetta per dati sensibili e vassoio carta ad alta capacità.

Responsabilità civili e penali: il ruolo di Federica Rapone e dell’ONC

L’organizzazione scientifica dell’evento è stata curata nei minimi dettagli da Federica Rapone, Capo Delegazione ONC di Cassino, che ha guidato gli interventi incentrati sulle crescenti responsabilità civili, fiscali e penali in capo agli amministratori. Con l’avvento delle recenti riforme normative e l’eredità complessa lasciata dalle asseverazioni legate ai bonus edilizi, la gestione del condominio esige oggi una preparazione multidisciplinare: dalla verifica della regolarità degli appalti di manutenzione alla sicurezza degli impianti elevatori, fino alla corretta applicazione delle norme antincendio e alla trasparenza dei conti correnti dedicati.

L’Osservatorio Nazionale Condomini ha ribadito la propria missione di presidio formativo continuo, teso a diffondere le buone pratiche contrattuali e a prevenire la proliferazione del contenzioso giudiziario attraverso una puntuale attività di mediazione e informazione preventiva dei condòmini.

La centralità dei territori per la rigenerazione urbana

Il dibattito ha visto il convinto plauso dei primi cittadini presenti, i quali hanno sottolineato come i condomini rappresentino le prime “cellule civiche” di un comune. Una gestione efficiente degli stabili – capace di intercettare le agevolazioni per l’efficientamento energetico, promuovere la raccolta differenziata e valorizzare il decoro architettonico delle facciate – si riflette immediatamente nella bellezza e nella sicurezza dell’intero tessuto cittadino.

La convention di Palazzo Jacobucci a Frosinone si è conclusa con una proficua sessione di confronto tra i relatori e il folto pubblico in sala, suggellando il successo di una giornata che consolida la provincia di Frosinone come punto di riferimento regionale per il dibattito sulle professioni immobiliari e sulla tutela del patrimonio abitativo.

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