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Il ritorno a Rambàgo e il peso del passato nel nuovo romanzo di Alfonso Fanella

🔥 Un viaggio nelle crepe dell’anima: Alfonso Fanella torna in libreria con un romanzo intenso che scava nel passato di un piccolo borgo per svelare i conflitti che abitano ogni individuo. Tra segreti jugoslavi e traumi personali, “Il fuoco che abbiamo sepolto” è disponibile per Graphofeel.

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ALFONSO FANELLA

Redazione-  Pisa e le sue colline, con i loro profili dolci che nascondono spesso segreti sepolti nel tempo, fanno da sfondo alla nuova opera letteraria di Alfonso Fanella. Con il titolo “Il fuoco che abbiamo sepolto”, edito da Graphofeel, l’autore siciliano, trapiantato a Genova, torna in libreria esplorando le crepe dell’anima e la ciclicità del dolore. Il centro nevralgico della vicenda è il borgo immaginario di Rambàgo, un luogo che, nella narrativa di Fanella, assume le sembianze di uno specchio in cui il protagonista, Alberto Gastaldi, è costretto a guardarsi dopo quindici anni di assenza.

Una trama sospesa tra memoria e traumi bellici

La narrazione si avvia con un ritorno necessario. Alberto Gastaldi, ormai adulto, rientra nel suo paese natale per fare i conti con un’estate ventennale che ancora brucia come una ferita aperta. Non si tratta solo di una rimpatriata tra le case in pietra e i vicoli che portano verso la valle delle colline pisane, ma di una discesa nell’oscurità di un passato che sembrava sopito. In quegli anni di giovinezza, la vita di Alberto era stata stravolta da due figure enigmatiche: Milan Juric ed Elisa. Il primo, un ex combattente jugoslavo, portava con sé il peso materiale e morale delle atrocità vissute durante il conflitto in Bosnia Erzegovina. La sua presenza a Rambàgo, lontano dai campi di battaglia balcanici, funge da catalizzatore di una violenza repressa che si trasmette al giovane Alberto.

Dall’altro lato, la figura di Elisa rappresenta il dolore privato, quello che non ha bisogno di guerre per manifestarsi. Tornata dall’Inghilterra dopo la perdita di un figlio, la donna instaura con Alberto un legame ambiguo, fatto di corrispondenze epistolari e silenzi nutriti di sofferenza. Attraverso questa triangolazione psicologica, Rambàgo diventa teatro di eventi drammatici che portano alla sparizione improvvisa di Elisa. Il mistero che avvolge la sua uscita di scena è il motore della ricerca esistenziale che Alberto deve compiere per comprendere la natura del “fuoco” che dà il titolo al libro: quella scintilla che può illuminare la coscienza o incenerire ogni residuo di umanità.

Le radici storiche e la psicologia del conflitto

Nato in Sicilia nel 1989 e cresciuto tra le strade di Genova, Alfonso Fanella porta nel suo stile narrativo una formazione specifica. Il suo percorso accademico in Storia, culminato in una tesi dedicata al conflitto serbo-croato degli anni Novanta, emerge con forza tra le pagine del romanzo. Non è casuale che il personaggio di Milan Juric sia un reduce jugoslavo: l’autore utilizza la Storia, quella con la S maiuscola, per indagare le dinamiche del trauma individuale.

Il legame tra la distruzione dei popoli e la distruzione dell’individuo riprende le riflessioni psicoanalitiche alla base della cultura europea del Novecento. Come suggerisce lo stesso Fanella, la vita si muove in un’alternanza continua tra la spinta a costruire e quella a demolire. In questo contesto, la scrittura diventa un atto di equilibrio precario. “Il ricordo è lo scalpello con cui ciascuno plasma la propria personalità”, osserva l’autore, avvertendo però il lettore sulla pericolosità di questo strumento. Se maneggiato con troppo rancore, lo scalpello scivola e l’anima va in frantumi. Il romanzo si interroga quindi su quale sia la soglia di tolleranza di un individuo di fronte alla dittatura dei ricordi e alle pressioni del presente.

L’identità di un autore tra Sicilia, Genova e il borgo toscano

Dopo l’esordio avvenuto con “Storia di un fiume in piena”, pubblicato da De Ferrari Editore nel 2024, Fanella conferma con “Il fuoco che abbiamo sepolto” una cifra stilistica matura. La scelta di ambientare il romanzo in un contesto come quello delle colline pisane permette di creare un contrasto netto tra la pace apparente dei paesaggi rurali e la tempesta emotiva che attraversa i protagonisti.

Il libro non vuole offrire risposte certe su dove finisca il bene e inizi il male, ma si propone come un’indagine sulle pulsioni laceranti che ogni uomo deve gestire. In un’epoca segnata da polarizzazioni estreme e conflitti, Fanella invita a ritrovare la “giusta misura”. Il lettore è chiamato a seguire Alberto nel suo percorso di consapevolezza, accettando che la verità non sia mai un elemento lineare, ma un groviglio di desideri mai sopiti e ferite che, sebbene sepolte, continuano a scaldare il sottosuolo del nostro quotidiano. È un invito a guardare al proprio passato non come a un luogo in cui rifugiarsi, ma come a una base su cui ricostruire, pezzo dopo pezzo, la propria identità.

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Il ritorno di Miracqua tra le colline di Pieveluna: Samuela Pierucci firma il secondo caso estivo

🌊 Tra il mistero di un dipinto perduto e la magia della natura, Miracqua è tornata per salvare la festa di Pieveluna. Samuela Pierucci ci regala una storia avvincente sulla crescita e sul valore profondo dell’amicizia.

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PIERUCCI COVER

 Redazione-  Il panorama letterario dedicato ai giovani lettori si arricchisce di un nuovo tassello, un’avventura capace di mescolare la suggestione dei borghi antichi con il brivido del mistero investigativo. Samuela Pierucci, medico anestesista in servizio presso l’azienda ospedaliero-universitaria di Careggi e già apprezzata autrice di romanzi per adulti, torna nelle librerie con “L’indagine di San Giovanni”. Pubblicato da Intrecci Edizioni, il volume segna il secondo capitolo dedicato alle peripezie di Miracqua, l’alter ego eroico della tredicenne Elvira, che proprio lo scorso anno aveva esordito conquistando il Premio Speciale Romanzi per Ragazzi al Festival Giallo Garda 2023.

Un giallo tra le mura della pieve romanica

La narrazione si snoda nel contesto immaginario, ma profondamente evocativo, di Pieveluna. Siamo nel pieno della stagione estiva, un periodo in cui la vita del paese dovrebbe scorrere serena verso i preparativi per la festa patronale di San Giovanni. Tuttavia, il borgo diventa teatro di un furto clamoroso che scuote l’intera comunità. Il giovane ricercatore Osvaldo Razzoli, intento a studiare le strutture architettoniche del luogo, compie una scoperta eccezionale abbattendo una parete interna della pieve romanica. Tra calcinacci e polvere, emerge una tela dimenticata: “La Sacra Selva”, un dipinto di inestimabile valore attribuito dalla critica a un allievo di Leonardo Da Vinci.

La gioia per l’importante ritrovamento storico dura poco. Durante una breve assenza del ricercatore, un ladro ignoto riesce a penetrare nella canonica e a trafugare l’opera d’arte. È qui che la trama vira verso il genere investigativo: Elvira non può restare a guardare. Con l’arrivo dell’estate, la ragazza scopre che i propri poteri speciali si manifestano con maggiore vigore. Nei panni della paladina della natura, Miracqua ha la capacità di percepire la voce degli alberi e degli animali, un dono che diventerà l’arma vincente per decifrare gli indizi botanici seminati sulla tela, tra cui spicca il profumo del tiglio.

Una squadra investigativa fuori dagli schemi

Per risolvere il caso, la protagonista non agisce in solitaria. Pierucci costruisce attorno a lei una squadra eterogenea, composta dai fedeli amici Raul e Labèl, figure chiave nella crescita emotiva della protagonista. A loro si aggiungono due personaggi che offrono spessore narrativo alla storia: Nonno Remo, un rabdomante dal sesto senso infallibile che rappresenta il legame con la saggezza dei luoghi, e Rasmus. Quest’ultimo, uno spirito guida dalle sembianze di cornacchia, funge da elemento comico e tecnologico, creando situazioni esilaranti mentre tenta di gestire gli smartphone dei ragazzi, spesso con risultati disastrosi.

L’indagine si trasforma in una corsa frenetica contro il tempo. Il rischio è che l’opera leonardesca venga distrutta nel grande falò sacro organizzato per la festa patronale. Attraverso le pagine, il lettore viene trasportato tra i vicoli del paese, respirando l’atmosfera delle piazze toscane che hanno ispirato l’autrice, residente da tempo a Firenze. La scrittura di Pierucci, che alterna la precisione millimetrica della sua professione medica alla creatività della narrativa, riesce a rendere ogni scena dinamica.

La crescita emotiva tra sogni e insicurezze

Oltre all’intreccio poliziesco, il libro affronta le dinamiche psicologiche dei tredicenni di oggi. Il passaggio verso l’adolescenza è descritto con accuratezza: il timore che il proprio percorso possa allontanare gli amici di infanzia, il peso delle aspettative familiari e la ricerca di uno spazio autonomo in un mondo che cambia. Il legame intergenerazionale tra Elvira e Nonno Remo sottolinea quanto sia fondamentale, per i più giovani, il confronto con chi ha vissuto in precedenza i ritmi lenti della terra.

Samuela Pierucci, che ha già dato prova di versatilità con opere come “Vuoto fino all’orlo”, conferma con questa seconda uscita la sua capacità di dialogare con le nuove generazioni. La sua esperienza come madre di due figli e la passione per i viaggi in camper, che spesso la portano a osservare la realtà con l’occhio curioso della viaggiatrice, si riflettono in uno stile diretto e coinvolgente. “L’indagine di San Giovanni” non è dunque solo un giallo, ma un invito a guardare con occhi diversi il paesaggio che ci circonda, cercando la magia nascosta nelle pieghe della quotidianità.

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Musica d’autore protagonista al mare: l’Indie Music Fest sbarca al Papeete Beach di Milano Marittima

🎵 Una serata di musica dal vivo inedita e sapori di mare vi aspetta al Papeete di Milano Marittima con l’Indie Music Fest. Non perdere l’occasione di ascoltare Lens, Beatrice Bigoni e Ilaria Argiolas in una cornice unica.

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Locandina

Redazione-  Milano Marittima, la rinomata località balneare che ogni estate accoglie migliaia di visitatori lungo la costa adriatica, si prepara a un appuntamento culturale di grande rilievo per la serata di sabato 27 giugno. A fare da palcoscenico a una rassegna dedicata alle nuove voci della musica italiana sarà il Papeete Beach Club, punto di riferimento storico del litorale ravennate, celebre non solo per la movida, ma anche per la capacità di ospitare eventi in grado di coniugare gastronomia e intrattenimento di qualità. La cornice prescelta per l’Indie Music Fest è l’area del Ristorante Casa Spadoni, che per l’occasione si trasforma in un teatro a cielo aperto affacciato sull’Adriatico, tra la sabbia fine di via Terza Traversa Pineta e il blu dell’orizzonte romagnolo.

Un cartellone artistico tra bologna, Roma e la Sardegna

La serata, curata e organizzata con precisione da PMS Studio, punta a valorizzare tre figure distinte del panorama emergente, portando sul palco stili differenti che spaziano dal cantautorato intimista alle sonorità più grintose. A condurre la serata sarà Sauro Moretti, volto noto che accompagnerà il pubblico attraverso le diverse anime della musica indipendente.

Il primo artista a salire sul palco sarà Lens, musicista e cantautore originario di Bologna. Il suo percorso artistico, alimentato da una passione nutrita fin dall’infanzia, ha trovato una solida conferma nel recente successo del singolo “Favole”. Attualmente, l’artista si trova nel pieno della promozione del suo brano più recente, “Direzione”. La cifra stilistica di Lens risiede nella capacità di tradurre stati d’animo complessi in una narrazione fatta di immagini, suoni e scrittura che evita i cliché del pop mainstream, cercando sentieri sonori distanti dalle produzioni seriali.

Altro nome di spicco nel cast è Beatrice Bigoni, ventitreenne bolognese che incarna una figura eclettica di donna contemporanea. Cantante, presentatrice e giovane imprenditrice, Beatrice porterà al pubblico di Milano Marittima la freschezza di una formazione artistica vissuta appieno nel capoluogo emiliano. La sua partecipazione si inserisce nel progetto di dare spazio a chi, parallelamente alla musica, costruisce un percorso di crescita professionale solido e poliedrico.

La quota rock della serata è affidata a Ilaria Argiolas. Nata in Sardegna e successivamente adottata dalla periferia sud di Roma, la cantautrice ha saputo forgiare una identità musicale netta, caratterizzata da uno stile provocatorio e da un’attitudine marcatamente rock. La sua musica è il riflesso del vissuto urbano capitolino, capace di unire la profondità delle radici isolane con l’energia cruda dei quartieri periferici della capitale. A rendere l’evento ancora più prestigioso, ci sarà la presenza di Evelina Sgarbi, che parteciperà in qualità di ospite d’eccezione, arricchendo il parterre artistico di questa edizione.

Dalla cena a base di pesce al concerto sotto le stelle

L’organizzazione ha strutturato l’evento in modo da offrire un’esperienza completa per il pubblico. L’appuntamento prende il via dalle ore 21.00, con la cena a base di pesce curata dallo staff di Casa Spadoni Mercato Coperto On The Beach. Mangiare in riva al mare, in uno degli stabilimenti più iconici della provincia di Ravenna, permette di godere di una cucina che valorizza il pescato locale e le antiche ricette romagnole, creando un ponte ideale tra la tradizione culinaria del territorio e la modernità della musica indie.

Alle ore 22.00, terminata la fase gastronomica, il focus si sposterà interamente sul palco. Gli artisti inizieranno le esibizioni presentando un repertorio denso di brani inediti, pensati appositamente per offrire al pubblico un’esperienza di ascolto esclusiva. L’ingresso al concerto è gratuito, una scelta che riflette la volontà degli organizzatori di rendere la musica di qualità accessibile a tutti, dai turisti in vacanza nelle strutture ricettive del comune di Cervia, ai residenti del territorio che amano la musica dal vivo.

Per coloro che intendono partecipare e assicurarsi un tavolo per la cena – passaggio caldamente consigliato data la grande affluenza prevista per l’evento – è possibile contattare direttamente il numero 349 371 7477. In alternativa, per richieste di informazioni o prenotazioni, è attiva la casella di posta elettronica bagnopapeete@casaspadoni.it. La serata promette di essere un momento di aggregazione fondamentale per la riviera romagnola, confermando come la musica indipendente trovi, anche nei luoghi di grande richiamo turistico, una casa accogliente e un pubblico attento pronto a scoprire le voci del futuro.

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“Ali spezzate”: il ritorno alla poesia di Giuliana Paolini nel cuore della Toscana

📖 Giuliana Paolini torna in libreria con “Ali spezzate”, un viaggio profondo tra le emozioni, la memoria e la resilienza del cuore umano. Un’opera intima che trasforma la vita quotidiana in poesia universale.

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Giuliana Paolini

Redazione-   È tra i vicoli suggestivi del centro storico aretino, dove la storia medievale incontra la quotidianità moderna, che nasce la voce poetica di Giuliana Paolini. La città, nota per le sue tradizioni letterarie e per aver dato i natali a figure di spicco della cultura italiana, accoglie oggi con orgoglio il nuovo progetto editoriale di questa autrice. “Ali spezzate”, pubblicato nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore, non è soltanto un libro, ma un vero e proprio percorso di rinascita biografica che trova la sua genesi proprio nel fermento culturale toscano.

Una scrittura che attraversa il tempo

Il legame di Giuliana Paolini con la scrittura ha radici lontane, affondando negli anni Ottanta. Quello che l’autrice definisce con affetto come il periodo dei suoi “figli di carta” è stato seguito da una lunga pausa, dettata dalle urgenze della vita familiare e professionale. Per anni, la penna è rimasta in un limbo di attesa, quasi sospesa. È stata la maturità, vissuta come una luminosa seconda giovinezza, a ricondurre Paolini verso il foglio bianco. A metà strada tra la tranquillità delle colline aretine e la frenesia dei giorni moderni, la poetessa ha trasformato il suo vissuto in versi, dando corpo a quella vulnerabilità che spesso temiamo di mostrare.

Le “Ali spezzate” citate nel titolo sono metafore stratificate: rappresentano l’infrangersi dei sogni giovanili, ma anche il peso della memoria e i legami affettivi che, nonostante le ferite inferte dalla vita, mantengono la capacità di sollevarsi ancora. Per l’autrice, scrivere significa tentare di rendere universali le emozioni individuali. L’obiettivo dichiarato è permettere al lettore non solo di immedesimarsi, ma di diventare parte integrante del processo creativo, attore protagonista insieme alla poetessa.

La quotidianità che diventa arte

La silloge esplora temi universali con un registro colloquiale, quasi diretto, che evita le complicazioni barocche per cercare la chiarezza del cuore. Nei versi di Paolini, il lettore incontra il dolore dell’addio ai genitori, ma anche la complessità dell’amore, inteso come un enigma che oscilla tra il desiderio fisico e la lucidità razionale. Particolarmente intenso è il capitolo dedicato ai figli, descritti come ancore necessarie in un mare spesso burrascoso. La casa editrice ha voluto valorizzare questa densità emotiva inserendo l’opera nel catalogo “I Diamanti della Poesia”, un contenitore che celebra la capacità di trasformare la sofferenza in valore estetico.

Giuseppe Aletti, editore e formatore che ha curato la prefazione, sottolinea come il libro non offra promesse di guarigione immediata o soluzioni a basso costo. Al contrario, l’opera mostra, con onestà intellettuale, la possibilità di continuare a camminare, anche nel silenzio dei momenti più difficili, preservando una scintilla di speranza verso il futuro. Il verso libero scelto da Paolini funge da ponte tra la sua esperienza sensoriale e quella di chi si avvicina al testo, costruendo una narrazione che parla di identità, solitudine e della ricerca costante di un senso autentico nel trascorrere del tempo.

Un percorso tra le pagine e il pubblico

Il progetto ha già varcato i confini regionali, approdando con successo al Salone Internazionale del Libro di Torino. Durante la kermesse, svoltasi tra il 14 e il 18 maggio 2026, l’opera è stata presentata presso gli stand di Aletti Editore, offrendo alla scrittrice aretina un palcoscenico di risonanza nazionale. Per l’autrice, partecipare a un evento di tale portata non è un semplice traguardo, ma un’ulteriore occasione di connessione umana.

La speranza di Paolini è che il libro, disponibile anche in formato e-book per intercettare un pubblico più vasto e digitale, possa essere raccolto da qualcuno in cerca di risposte o semplicemente di uno specchio in cui riflettere le proprie giornate. “Ali spezzate” si candida a essere un tassello fondamentale nel panorama poetico attuale, riportando al centro del dibattito culturale l’importanza di valori semplici, spesso trascurati. In un presente che corre veloce, la poetessa invita a una sosta necessaria, un momento di introspezione in cui il vuoto interiore può essere finalmente riempito dalla forza della parola scritta.

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