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“Coraggio, è la vita”: l’autobiografia di Fiammetta Tozzi che abbatte i muri della sordità

💪 Fiammetta Tozzi trasforma la sua esperienza di vita in un potente inno alla resilienza. Il suo nuovo libro è un invito a superare i pregiudizi e ad abbracciare la diversità come una fonte di vera ricchezza.

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Fiammetta Tozzi

Redazione-  Empoli è la città da cui parte un messaggio potente, capace di oltrepassare i confini della Toscana per abbracciare l’intero territorio nazionale. È qui che Fiammetta Tozzi, nota autrice e figura di riferimento sui canali social per il suo impegno nell’abbattimento dei pregiudizi legati alla sordità, ha dato vita a un progetto editoriale che va ben oltre la semplice scrittura. Il suo ultimo lavoro, dal titolo “Coraggio, è la vita”, pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore, si configura come un’autobiografia emotiva, un manifesto di resistenza civile nato tra le mura domestiche e alimentato dalla realtà quotidiana.

Un insegnamento familiare divenuto vocazione letteraria

Le radici di questo libro affondano in una memoria d’infanzia molto nitida. Le parole che danno il titolo all’opera erano, infatti, il mantra che la nonna ripeteva costantemente alla piccola Fiammetta. Quell’insegnamento, inizialmente percepito come un consiglio rassicurante, è diventato con il passare degli anni il cardine attorno al quale costruire la propria identità. Per l’autrice, che vive ad Empoli e si divide tra l’attività di mamma a tempo pieno e la creazione di contenuti digitali che mettono in luce le sfide concrete di chi convive con la sordità, il libro rappresenta una liberazione.

La nascita della figlia, avvenuta nel 2019, ha funto da catalizzatore. Quel momento ha riaperto i cassetti della memoria, spingendo Fiammetta a ripercorrere il difficile cammino scolastico, spesso segnato dalle ombre del bullismo e, successivamente, dalle aggressioni verbali del cyberbullismo. La copertina del volume, impreziosita dall’immagine di una gabbia che si apre per lasciar volare farfalle, non è una scelta casuale: rappresenta visivamente il distacco definitivo da ogni forma di condizionamento o maschera sociale, sancendo il passaggio da un passato di insicurezze a un presente di ferma consapevolezza.

La disabilità raccontata oltre il pregiudizio

L’opera, che ha trovato spazio di visibilità anche durante l’importante vetrina del Salone Internazionale del Libro di Torino, non si limita a narrare una vicenda privata. Il maestro Giuseppe Aletti, nella prefazione, definisce il testo come un intreccio di memoria, dolore e riflessione civile. È, in sostanza, una critica serrata all’indifferenza che ancora oggi circonda il mondo delle disabilità sensoriali.

Fiammetta Tozzi utilizza la sua notorietà digitale per un fine educativo chiaro: spiegare, con ironia e intelligenza, che la sordità non è un limite insormontabile, ma una condizione che richiede strumenti di comunicazione accessibili e, soprattutto, una diversa attitudine all’ascolto. L’autrice confida spesso di aver affrontato, nel corso della sua crescita, solitudini silenziose dovute alla mancanza di chi le spiegasse correttamente la pronuncia delle parole. Oggi, attraverso le pagine di “Coraggio, è la vita”, chiede che il rispetto diventi la base di ogni interazione sociale. Il suo appello è rivolto soprattutto alle nuove generazioni, affinché l’empatia prenda il posto dello scherno, e ai genitori, chiamati a educare i propri figli al valore dell’inclusione.

Un invito quotidiano alla resilienza

Nonostante le difficoltà incontrate nel percorso di vita, Fiammetta Tozzi mantiene uno sguardo orientato alla speranza. La scrittura diventa, in questo contesto, un atto di salvataggio personale e universale. L’autrice riconosce nelle figure femminili della sua famiglia — la mamma, la nonna e la figlia — i pilastri fondamentali della sua forza. Senza il loro sostegno, ammette, non avrebbe mai trovato il vigore necessario per trasformare il dolore in una proposta poetica così vibrante.

Il libro, disponibile sia in formato cartaceo che e-book, si propone come uno strumento per chiunque si trovi ad attraversare periodi bui, dimostrando che il coraggio non è un’impresa epica riservata a pochi, bensì una pratica da esercitare ogni giorno. In un’epoca caratterizzata da una comunicazione rapida e superficiale, il messaggio di Fiammetta invita a fermarsi, a guardare l’altro senza filtri e a comprendere che ogni persona porta con sé un bagaglio di talenti che meritano di essere ascoltati. La sua è una battaglia culturale contro la disinformazione, una sfida lanciata con la penna e con la voce, affinché nessuno si senta più obbligato a tacere.

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Il mistero del fiume Columbia torna a galla nel nuovo thriller di Kendra Elliot

📖 Vent’anni dopo, il passato torna a bussare alle porte del fiume Columbia. Non perdere l’ultimo, adrenalinico capitolo della serie di Kendra Elliot, “Una scia di sangue”, ora disponibile in libreria e negli store digitali per tutti gli appassionati di thriller mozzafiato.

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Kendra Elliot

Redazione-  Il mercato editoriale italiano si prepara ad accogliere una delle uscite più attese per gli amanti del genere crime. A partire dal 25 giugno, le librerie e gli store digitali ospiteranno “Una scia di sangue”, il quinto capitolo della serie “Columbia River”, firmato dalla penna di Kendra Elliot. Con un curriculum da oltre 15 milioni di copie vendute a livello globale e un seguito consolidato anche tra i lettori del Bel Paese — dove ha già superato la soglia delle 130 mila copie distribuite — l’autrice americana si conferma una delle voci più incisive nel panorama internazionale del brivido.

Un cold case che riemerge dal passato

La trama del nuovo romanzo prende le mosse da una ferita mai rimarginata, scavata vent’anni prima nelle fitte foreste dell’Oregon. La vicenda affonda le radici nella scomparsa di cinque adolescenti, un fatto di cronaca nera che sconvolse l’opinione pubblica. Di quel gruppo, solo due ragazzi furono ritrovati, abbandonati sulla sponda del fiume Columbia dopo aver subito torture fisiche. Tra loro c’era Devin Bonner, l’unico a sopravvivere, ma il cui ricordo di quegli eventi è rimasto sigillato dietro una barriera psicologica insormontabile.

Oggi, a distanza di due decenni, la tranquillità viene spezzata dal brutale omicidio di un podcaster di true crime, rinvenuto cadavere proprio nello stesso luogo dove si consumò la tragedia del passato. Il modus operandi non lascia spazio a dubbi: qualcuno ha deciso di riaprire il sipario su un dramma che in molti speravano fosse stato sepolto dal tempo. La riattivazione di questo cold case chiama in causa l’agente speciale dell’FBI Mercy Kilpatrick, affiancata dal marito Truman Daly, capo della polizia locale. La coppia si trova a dover gestire una minaccia che non guarda in faccia nessuno, trascinando nella spirale di violenza anche Ollie Smith, un giovane orfano protetto proprio da Daly.

La sfida di decifrare la memoria

Il nucleo centrale del libro, curato in Italia da Indomitus Publishing, non è soltanto la caccia a un killer seriale, ma la corsa contro il tempo per sbloccare la mente di Devin Bonner. Gli investigatori sanno bene che, finché il trauma rimarrà sepolto, il pericolo per la comunità non potrà essere neutralizzato. L’intreccio, che si sviluppa in 402 pagine serrate, gioca costantemente sul filo della tensione emotiva, alternando le indagini forensi di Kilpatrick a una introspezione psicologica dei personaggi, capaci di regalare al lettore colpi di scena distribuiti con precisione chirurgica.

Davide Radice, editore di Indomitus Publishing, sottolinea come la serie “Columbia River” riesca a mantenere alta l’asticella della qualità narrativa, riunendo figure ormai familiari al pubblico che ha imparato ad amare lo stile dell’autrice. “Si tratta di un’opera che mescola abilmente narrazione di inchiesta e oscurità dei traumi – afferma Radice –. La struttura del racconto è pensata per non concedere tregua, spingendo costantemente il lettore a voltare pagina per scoprire il prossimo tassello di un puzzle complesso”.

Un successo basato sulla cura del dettaglio

Kendra Elliot non è una neofita della suspense. La sua carriera, iniziata quasi per gioco nel 2006 dopo anni passati a divorare i classici polizieschi, è stata premiata con tre riconoscimenti Daphne du Maurier e numerose presenze nelle classifiche dei best seller del Wall Street Journal. Il suo approccio alla scrittura è pragmatico: l’obiettivo primario è sempre stato l’intrattenimento del lettore, attraverso una costruzione solida dei drammi investigativi. “Una scia di sangue” si inserisce perfettamente in questo solco, offrendo una narrazione che evita i cliché per concentrarsi sulla solidità degli indizi e sulla credibilità delle dinamiche investigative.

Per chi volesse intraprendere questa lettura, il volume è disponibile sia in formato cartaceo, al prezzo di 19,99 euro, sia in versione ebook a 7,99 euro, con inclusione nel catalogo Kindle Unlimited per gli abbonati. La pubblicazione rappresenta un tassello fondamentale per chi segue il percorso di Mercy Kilpatrick, un personaggio che negli anni è diventato un’icona del thriller contemporaneo. Mentre le indagini procedono tra i boschi dell’Oregon e le ombre del passato si allungano sul presente, il lettore è invitato a porsi una domanda semplice: è possibile sfuggire alle colpe di vent’anni prima quando la scia di sangue torna a scorrere sotto i propri occhi?

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Il ritorno a Rambàgo e il peso del passato nel nuovo romanzo di Alfonso Fanella

🔥 Un viaggio nelle crepe dell’anima: Alfonso Fanella torna in libreria con un romanzo intenso che scava nel passato di un piccolo borgo per svelare i conflitti che abitano ogni individuo. Tra segreti jugoslavi e traumi personali, “Il fuoco che abbiamo sepolto” è disponibile per Graphofeel.

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ALFONSO FANELLA

Redazione-  Pisa e le sue colline, con i loro profili dolci che nascondono spesso segreti sepolti nel tempo, fanno da sfondo alla nuova opera letteraria di Alfonso Fanella. Con il titolo “Il fuoco che abbiamo sepolto”, edito da Graphofeel, l’autore siciliano, trapiantato a Genova, torna in libreria esplorando le crepe dell’anima e la ciclicità del dolore. Il centro nevralgico della vicenda è il borgo immaginario di Rambàgo, un luogo che, nella narrativa di Fanella, assume le sembianze di uno specchio in cui il protagonista, Alberto Gastaldi, è costretto a guardarsi dopo quindici anni di assenza.

Una trama sospesa tra memoria e traumi bellici

La narrazione si avvia con un ritorno necessario. Alberto Gastaldi, ormai adulto, rientra nel suo paese natale per fare i conti con un’estate ventennale che ancora brucia come una ferita aperta. Non si tratta solo di una rimpatriata tra le case in pietra e i vicoli che portano verso la valle delle colline pisane, ma di una discesa nell’oscurità di un passato che sembrava sopito. In quegli anni di giovinezza, la vita di Alberto era stata stravolta da due figure enigmatiche: Milan Juric ed Elisa. Il primo, un ex combattente jugoslavo, portava con sé il peso materiale e morale delle atrocità vissute durante il conflitto in Bosnia Erzegovina. La sua presenza a Rambàgo, lontano dai campi di battaglia balcanici, funge da catalizzatore di una violenza repressa che si trasmette al giovane Alberto.

Dall’altro lato, la figura di Elisa rappresenta il dolore privato, quello che non ha bisogno di guerre per manifestarsi. Tornata dall’Inghilterra dopo la perdita di un figlio, la donna instaura con Alberto un legame ambiguo, fatto di corrispondenze epistolari e silenzi nutriti di sofferenza. Attraverso questa triangolazione psicologica, Rambàgo diventa teatro di eventi drammatici che portano alla sparizione improvvisa di Elisa. Il mistero che avvolge la sua uscita di scena è il motore della ricerca esistenziale che Alberto deve compiere per comprendere la natura del “fuoco” che dà il titolo al libro: quella scintilla che può illuminare la coscienza o incenerire ogni residuo di umanità.

Le radici storiche e la psicologia del conflitto

Nato in Sicilia nel 1989 e cresciuto tra le strade di Genova, Alfonso Fanella porta nel suo stile narrativo una formazione specifica. Il suo percorso accademico in Storia, culminato in una tesi dedicata al conflitto serbo-croato degli anni Novanta, emerge con forza tra le pagine del romanzo. Non è casuale che il personaggio di Milan Juric sia un reduce jugoslavo: l’autore utilizza la Storia, quella con la S maiuscola, per indagare le dinamiche del trauma individuale.

Il legame tra la distruzione dei popoli e la distruzione dell’individuo riprende le riflessioni psicoanalitiche alla base della cultura europea del Novecento. Come suggerisce lo stesso Fanella, la vita si muove in un’alternanza continua tra la spinta a costruire e quella a demolire. In questo contesto, la scrittura diventa un atto di equilibrio precario. “Il ricordo è lo scalpello con cui ciascuno plasma la propria personalità”, osserva l’autore, avvertendo però il lettore sulla pericolosità di questo strumento. Se maneggiato con troppo rancore, lo scalpello scivola e l’anima va in frantumi. Il romanzo si interroga quindi su quale sia la soglia di tolleranza di un individuo di fronte alla dittatura dei ricordi e alle pressioni del presente.

L’identità di un autore tra Sicilia, Genova e il borgo toscano

Dopo l’esordio avvenuto con “Storia di un fiume in piena”, pubblicato da De Ferrari Editore nel 2024, Fanella conferma con “Il fuoco che abbiamo sepolto” una cifra stilistica matura. La scelta di ambientare il romanzo in un contesto come quello delle colline pisane permette di creare un contrasto netto tra la pace apparente dei paesaggi rurali e la tempesta emotiva che attraversa i protagonisti.

Il libro non vuole offrire risposte certe su dove finisca il bene e inizi il male, ma si propone come un’indagine sulle pulsioni laceranti che ogni uomo deve gestire. In un’epoca segnata da polarizzazioni estreme e conflitti, Fanella invita a ritrovare la “giusta misura”. Il lettore è chiamato a seguire Alberto nel suo percorso di consapevolezza, accettando che la verità non sia mai un elemento lineare, ma un groviglio di desideri mai sopiti e ferite che, sebbene sepolte, continuano a scaldare il sottosuolo del nostro quotidiano. È un invito a guardare al proprio passato non come a un luogo in cui rifugiarsi, ma come a una base su cui ricostruire, pezzo dopo pezzo, la propria identità.

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Il ritorno di Miracqua tra le colline di Pieveluna: Samuela Pierucci firma il secondo caso estivo

🌊 Tra il mistero di un dipinto perduto e la magia della natura, Miracqua è tornata per salvare la festa di Pieveluna. Samuela Pierucci ci regala una storia avvincente sulla crescita e sul valore profondo dell’amicizia.

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PIERUCCI COVER

 Redazione-  Il panorama letterario dedicato ai giovani lettori si arricchisce di un nuovo tassello, un’avventura capace di mescolare la suggestione dei borghi antichi con il brivido del mistero investigativo. Samuela Pierucci, medico anestesista in servizio presso l’azienda ospedaliero-universitaria di Careggi e già apprezzata autrice di romanzi per adulti, torna nelle librerie con “L’indagine di San Giovanni”. Pubblicato da Intrecci Edizioni, il volume segna il secondo capitolo dedicato alle peripezie di Miracqua, l’alter ego eroico della tredicenne Elvira, che proprio lo scorso anno aveva esordito conquistando il Premio Speciale Romanzi per Ragazzi al Festival Giallo Garda 2023.

Un giallo tra le mura della pieve romanica

La narrazione si snoda nel contesto immaginario, ma profondamente evocativo, di Pieveluna. Siamo nel pieno della stagione estiva, un periodo in cui la vita del paese dovrebbe scorrere serena verso i preparativi per la festa patronale di San Giovanni. Tuttavia, il borgo diventa teatro di un furto clamoroso che scuote l’intera comunità. Il giovane ricercatore Osvaldo Razzoli, intento a studiare le strutture architettoniche del luogo, compie una scoperta eccezionale abbattendo una parete interna della pieve romanica. Tra calcinacci e polvere, emerge una tela dimenticata: “La Sacra Selva”, un dipinto di inestimabile valore attribuito dalla critica a un allievo di Leonardo Da Vinci.

La gioia per l’importante ritrovamento storico dura poco. Durante una breve assenza del ricercatore, un ladro ignoto riesce a penetrare nella canonica e a trafugare l’opera d’arte. È qui che la trama vira verso il genere investigativo: Elvira non può restare a guardare. Con l’arrivo dell’estate, la ragazza scopre che i propri poteri speciali si manifestano con maggiore vigore. Nei panni della paladina della natura, Miracqua ha la capacità di percepire la voce degli alberi e degli animali, un dono che diventerà l’arma vincente per decifrare gli indizi botanici seminati sulla tela, tra cui spicca il profumo del tiglio.

Una squadra investigativa fuori dagli schemi

Per risolvere il caso, la protagonista non agisce in solitaria. Pierucci costruisce attorno a lei una squadra eterogenea, composta dai fedeli amici Raul e Labèl, figure chiave nella crescita emotiva della protagonista. A loro si aggiungono due personaggi che offrono spessore narrativo alla storia: Nonno Remo, un rabdomante dal sesto senso infallibile che rappresenta il legame con la saggezza dei luoghi, e Rasmus. Quest’ultimo, uno spirito guida dalle sembianze di cornacchia, funge da elemento comico e tecnologico, creando situazioni esilaranti mentre tenta di gestire gli smartphone dei ragazzi, spesso con risultati disastrosi.

L’indagine si trasforma in una corsa frenetica contro il tempo. Il rischio è che l’opera leonardesca venga distrutta nel grande falò sacro organizzato per la festa patronale. Attraverso le pagine, il lettore viene trasportato tra i vicoli del paese, respirando l’atmosfera delle piazze toscane che hanno ispirato l’autrice, residente da tempo a Firenze. La scrittura di Pierucci, che alterna la precisione millimetrica della sua professione medica alla creatività della narrativa, riesce a rendere ogni scena dinamica.

La crescita emotiva tra sogni e insicurezze

Oltre all’intreccio poliziesco, il libro affronta le dinamiche psicologiche dei tredicenni di oggi. Il passaggio verso l’adolescenza è descritto con accuratezza: il timore che il proprio percorso possa allontanare gli amici di infanzia, il peso delle aspettative familiari e la ricerca di uno spazio autonomo in un mondo che cambia. Il legame intergenerazionale tra Elvira e Nonno Remo sottolinea quanto sia fondamentale, per i più giovani, il confronto con chi ha vissuto in precedenza i ritmi lenti della terra.

Samuela Pierucci, che ha già dato prova di versatilità con opere come “Vuoto fino all’orlo”, conferma con questa seconda uscita la sua capacità di dialogare con le nuove generazioni. La sua esperienza come madre di due figli e la passione per i viaggi in camper, che spesso la portano a osservare la realtà con l’occhio curioso della viaggiatrice, si riflettono in uno stile diretto e coinvolgente. “L’indagine di San Giovanni” non è dunque solo un giallo, ma un invito a guardare con occhi diversi il paesaggio che ci circonda, cercando la magia nascosta nelle pieghe della quotidianità.

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