Voce ai Lettori
SONO STATO ASSUNTO PER MERITO, DE MI’ CUGINA…. | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Al lavoro, non esistevo, ero come un morto che timbrava il cartellino anche se da precario, tutte quelle più giovani e carine invece, si davano da fare per entrare nella stanza del capo, siccome io sono un uomo e non ho le fattezze femminili, ho preso una decisione: una mattina chiedo al mio capo di parlargli e lo faccio facendomi accompagnare da mia “cugina”. Ho preso una molto carina ed italiana che lavora molto con una piattaforma dove propone immagini del suo corpo, a richiesta. Le avevo detto di vestirsi con una giacca e gonna scura, come si usa nel mio ambiente di lavoro e le avevo chiesto anche di mettere un sottogiacca provocante. Il top era rosso fuoco di raso ed aderentissimo, già il vederla così, stava mandando in estasi anche me. Beh? Sono stato assunto a tempo indeterminato con contratto immediato perché “mia cugina”, mentre io illustravo i miei titoli di studio chiedendo di essere finalmente assunto a tempo indeterminato, lei faceva sguardi da gattamorta e pose ammiccanti. Sembrava uno di quei film comici in cui la bellona stuzzica il vecchio potente. Il mio capo era diventato rosso come un peperone, mia “cugina”, faceva l’occhiolino al vecchio ed io, tempo 15 minuti, sono stato spedito al quinto piano, al reparto risorse umane, a firmare finalmente (dopo anni di precariato) il contratto che mi assumeva a tempo indeterminato. Non saprò mai se mia “cugina” e il capo avessero fatto sesso. Ma so che un bel seno, un bel culo e delle belle gambe sono ancora considerate merito in molti posti di lavoro.
Riccardo da Subiaco
In moltissimi ambienti professionali funziona così: molto spesso, il “merito” è proprio quello che hai raccontato.
Anni fa, mi capitò di assecondare — ma solo facendoglielo immaginare — un potente manager che era il Presidente di una delle più importanti e ricche società d’Italia. Ricordo un uomo importante e piuttosto chiuso di carattere, uno di quelli che ti ricevono con le braccia conserte (sintomo di chiusura) seduto di fronte alla sua scrivania.
Feci due incontri con l’importante Ingegnere: la prima volta, si congedò dicendo che mi avrebbe fatta chiamare. Ma, dopo otto mesi di silenzio, evidentemente né il mio curriculum né la mia professionalità avevano fatto centro… così decisi di tornare, mettendo da parte le formalità (tanto, a quanto pare, non erano necessarie).
Gli dissi che avrei voluto portarlo a cena, con un atteggiamento da donna in preda a un raptus di passione; aggiunsi che lo trovavo un bell’uomo e, soprattutto, dal “lei” che gli avevo sempre dato, passai a dargli del “tu” senza chiedere il permesso. Dissi poche frasi, come fossi impazzita: credo proprio che l’alto dirigente si sentì travolto dalla mia sfrontatezza… o forse, più semplicemente, lusingato come non gli capitava da tempo. Ricordo solo un accenno di sorriso sul suo volto, come se avesse voluto dirmi: “Ti sei svegliata finalmente!”
Sta di fatto che non feci nemmeno in tempo a tornare a casa che mi ritrovai un telegramma nella buca delle lettere, per il lavoro che avevo chiesto. Evidentemente, tra competenze e complimenti, qualcuno sa fare le sue priorità.
Ma io, a differenza di tua “cugina” e molte altre, avevo solo tentato (riuscendoci) di addolcire il rigido e chiuso dirigente, facendolo sentire bello… a tal punto da immaginarmi già pronta ad avventarmi su di lui — a data da destinarsi, ovviamente. Diciamo che ho lasciato intendere molto, mantenendo tutto sul piano teorico: una specie di “promessa ben confezionata”.
Ti ho raccontato il mio episodio per farti capire che gli uomini, su qualunque importante sedia siano seduti, restano spesso molto sensibili a certi tipi di attenzioni… più che a un curriculum impeccabile.
Sia chiaro, a me andò bene con una promessa. Ma molti altri uomini, ricchi, famosi, importanti ed anche comuni cittadini, non si sarebbero mai accontentati: più che immaginare, avrebbero voluto (preteso, per essere precisi) passare subito alla prova pratica.
Quindi, quanto hai potuto constatare tu, caro Riccardo, io l’ho verificato da tanto tempo e in ogni ambiente professionale e non, ovunque cisono uomini a caccia di prede giovani ed appetibili, non esistono ambienti seri e professionali quando gli uomini lavorano con le donne, salvo quelle inguardabili o di zero interesse.
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Il sesso vergognoso, sporco, da nascondere ! | filo diretto con i lettori di Alessandra Hropich
Cara Alessandra, qualche giorno fa, durante una pausa di lavoro, è nata una discussione sull’educazione sessuale dei figli. Eravamo diversi colleghi, quasi tutti genitori, e ho notato una cosa curiosa: persone
Redazione- Cara Alessandra, qualche giorno fa, durante una pausa di lavoro, è nata una discussione sull’educazione sessuale dei figli. Eravamo diversi colleghi, quasi tutti genitori, e ho notato una cosa curiosa: persone che affrontano senza problemi qualsiasi argomento sembravano improvvisamente impacciate quando si parlava di sesso.
Uno di loro, ha una figlia di undici anni e sosteneva di non sapere come affrontare certi discorsi senza creare imbarazzo. Eppure si tratta di un uomo che, almeno a giudicare dalla sua fama, non sembra avere particolari difficoltà con la propria vita sessuale visto che frequenta prostitute pur essendo sposato.
Da qui mi è nata una domanda: perché tanti adulti riescono a vivere il sesso con naturalezza ma poi si bloccano quando devono spiegarlo ai propri figli?
Mi chiedo se sia davvero giusto lasciare che siano la scuola, internet o i compagni di classe a spiegare ai ragazzi come nasce un bambino, come funziona il corpo umano e quali siano le differenze tra sessualità, affetto e amore. Non dovrebbe essere innanzitutto un compito dei genitori?
Credo inoltre che oggi sia fondamentale aiutare le ragazze e i ragazzi a riconoscere i pericoli, a rispettare sé stessi e gli altri, a comprendere il valore del consenso e a distinguere il desiderio dai sentimenti.
Perché continuiamo a considerare il sesso un argomento da affrontare sottovoce, quasi fosse qualcosa di sporco o vergognoso? Perché tanti genitori si sentono ancora in imbarazzo davanti a una spiegazione che riguarda semplicemente la vita?
Lei che affronta spesso questi temi senza ipocrisie, cosa ne pensa?
Claudia da Carbonia
Viviamo in un Paese che si definisce moderno, ma che su certi temi, continua a ragionare come cento anni fa.
Nel corso degli anni mi hanno invitata più volte a parlare pubblicamente di educazione sessuale, tradimento e rapporti di coppia. Spesso ho rinunciato io stessa perché mi veniva chiesto di affrontare questi argomenti con il tono delle favole per bambini. E io le favole non le ho mai amate. Una mia insegnante sosteneva che molte delle delusioni femminili nascono proprio lì, nelle storie che raccontano principesse da salvare, principi azzurri che arrivano sempre e bambini portati dalla cicogna.
Ma perché raccontare ai figli una realtà fiabesca?
Molti genitori si vergognano di spiegare come nasce un bambino. Aspettano che sia la scuola a farlo, oppure internet, oppure il compagno di banco più disinvolto. Delegano un compito che dovrebbe appartenere innanzitutto alla famiglia.
Quello che continuo a trovare straordinario è che questo pudore colpisca soprattutto quando bisogna parlare con i figli. Perché poi gli stessi uomini che diventano rossi all’ idea di spiegare una gravidanza a una ragazzina, riescono spesso a superare qualsiasi forma di timidezza quando affidano il loro “aggeggio” alle cure professionali di una perfetta sconosciuta incontrata per strada. In quel caso il pudore evapora, la vergogna sparisce.
Insomma, nessun problema a spogliarsi davanti a un’estranea, ma enorme imbarazzo nel raccontare ad una figlia come è stata concepita. Questa, è arretratezza mentale.
Il sesso viene ancora trattato come qualcosa di lurido, indicibile, da nascondere. Una specie di segreto di Stato. Un figlio nasce forse da un atto sporco?
A quel punto arriva sempre la risposta pronta: “I figli nati nel matrimonio nascono per amore”. Una frase confezionata per tranquillizzare le coscienze. La verità è che i figli possono nascere dentro un matrimonio felice, da una violenza sessuale, dentro una storia breve o persino tra due persone che si conoscono appena.
L’amore è una cosa meravigliosa e andrebbe insegnato insieme all’educazione sessuale. Ai ragazzi bisogna spiegare (anche la famiglia) il rispetto, il consenso, la responsabilità, i sentimenti e i rischi che possono incontrare. Bisogna fornire strumenti, non favole.
Parlare di sesso rappresenta un tabù in molte parti del mondo, questo può portare a malattie, violenze e discriminazione.
Claudia, il vero rischio non è l’ informazione ma il silenzio!
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CHI NON AMA GLI ESSERI UMANI, NON AMA GLI ANIMALI ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Sono una signora che ama il proprio cane, ho un meraviglioso barboncino molto affettuoso. A differenza di tante persone che incontro con altri cani di tante razze, io non sostituisco le persone con il cane, essendo io una psicologa ed ex assistente sociale, mi piace sempre il dialogo con i miei simili, è anche vero che oggi vedo troppa gente incazzata nera, asociale che vive per i cani non avendo più dimestichezza con gli umani. Dico questo perché vado al parco ogni giorno con il mio cane ma lo faccio una volta al giorno e senza annoiare gli altri che incontro. Invece, appena incontro qualcuno, parte molto spesso con il racconto del suo amore sviscerato per il loro cane, della sua delusione verso le persone. Francamente, dopo anni, mi sarei stancata di sentire discorsi prolungati sulle bestie visto che, per oltre trent’anni, ho analizzato ed ascoltato tantissimi pazienti. Il cane, per me, è leggerezza, svago e non può mai diventare come noi umani, perché
c’ è anche chi li definisce “esseri umani”. Ho cercato di curare per tanti anni la mente delle persone ed oggi, mi accorgo di tanti che stanno molto male perché, anziché parlare della salute del proprio cane e dell’ alimentazione giusta, finiscono quasi tutti con il raccontarmi l’ odio verso gli umani.
Ha notato, dottoressa Hropich?
Vincenza da Torreglia
La quasi totalità delle persone con animali, mi racconta, di essere fortemente delusa dai propri simili e ci si accompagna così agli animali. Sto incontrando ed ascoltando troppe persone furiose con i propri simili, non ci si cura così da un malessere collettivo.
Il detto: “Chi non ama gli animali, non ama i cristiani!” Oppure: “I cani sono meglio delle persone!”
Non è affatto vero, sono frasi solite, ripetute come un tormentone, un disco rotto.
Non esiste paragone tra un animale e una persona. Qualcun altro dice che, ai cani manchi la parola. Immagino se davvero fosse data improvvisamente la parola ad un cane, cosa potrebbe dire visto che gli manca anche l’ intelligenza tipica degli umani?
Che poi l’ essere umano sia cattivo, è ben altro discorso. Ma troppa gente non è capace più di dire una parola di conforto a chi soffre, non sa più essere gentile con gli altri, abbandona i propri genitori anziani nelle case di riposo, in compenso, si riconoscono ad un cane caratteristiche umane. Vedo in giro gente prepotente, delusa, egoista e molto altro ma con uno o più animali al seguito. Di recente (ne cito solo una delle tante persone), una mia conoscente, ha precisato quanto il suo amore per il cane, da lei considerato come un figlio, la porterebbe a malmenare le persone con altri cani se non in sintonia con il suo. Si tratta di una signora strana, asociale, prepotente, una di quelle che vorrebbe dettare legge ai clienti dove lavora ed anche alle colleghe con cui talvolta, litiga ad eccezione di chi le obbedisce, certo, aumenta la sua autostima, poverina.
Sto parlando di una che finge persino di non vedermi, non mi saluta se mi ha davanti pur conoscendomi bene, ha letto un mio libro ma ha un conto da regolare con me perenne perché è una persona invidiosa delle altre, in compenso, dice di amare il cane da considerarlo un figlio, va bene che non ha figli ma, come fa una persona a rifiutare la socializzazione con gli umani per amare solo il cane? Forse la signora e, quelli come lei, si scontra con la mente umana da voler avere a che fare solo con il cervello di un cane con cui non avrà mai una divergenza di opinioni, mai un confronto. Evidentemente la tipa vorrebbe umani peggiori di lei esteticamente, altrimenti scatta l’ invidia e poi, vorrebbe persone che le muovono la coda, guai ad avere un’ opinione che non è la sua.
Eppure, quando la tipa sta male va dall’ oculista per i grandi problemi di vista, va dall’ osteopata per i suoi problemi di ossa, e da ogni altro medico per i problemi di salute. Gli esseri umani ci sono indispensabili per la nostra stessa sopravvivenza, dal chirurgo, al panettiere, al fruttivendolo, al meccanico, al medico di famiglia, al banchiere, ecc ecc. Il cane, ci fornisce compagnia, se stiamo male, poverino, lui non può aiutarci, ci aspettiamo aiuto dagli umani. Abbiamo bisogno di socializzare non di umanizzare le bestie, né va di mezzo la salute mentale di tutti noi, questo è un problema!
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ALESSANDRA HROPICH, LEI SPETTACOLARIZZA IL TRADIMENTO, NON SI FA ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH
Redazione- Chiedo dove siano i giornalisti che non si indignano e non la chiamano per un contraddittorio in televisione. Almeno lì potrebbe chiarire meglio perché pubblica ultimamente casi così vergognosi.
Leggo le sue rubriche da tanto tempo e mi piaceva il suo stile, dottoressa. Ora però non mi piace più: dà spazio a donne poco serie, a uomini che tradiscono, e non condivido questo continuo spiattellare le peggiori porcherie degli italiani.
Non si sente almeno un po’ responsabile di scatenare certi comportamenti? Chi la legge sembra sentirsi autorizzato a dire la sua e perfino a tradire a sua volta. Quando le scrive l’ennesimo sporcaccione, perché pubblica quelle storie invece di rimproverarlo?
Lei appare quasi complice delle porcherie maschili. È scandaloso e diseducativo. Gli uomini andrebbero guidati, educati, responsabilizzati, non lasciati liberi di distruggere le vite degli altri raccontando tradimenti e sesso occasionale come fossero cose normali. E la famiglia? E i valori?
Vorrei un confronto anche televisivo con lei su questi temi. So parlare, non si preoccupi: insegnavo da giovane. Vorrei un dialogo chiarificatore, perché questa società non può diventare un luogo pieno di uomini senza morale che vengono quasi giustificati pubblicamente.
Che cosa ha da dire, dunque, rispetto a questa degenerazione sociale alla quale lei, secondo me, contribuisce? Dobbiamo davvero arrenderci alla vergogna collettiva?
Carla da Fiorano Modenese
Semmai sarebbe più interessante se mi invitassero per approfondire davvero il tema: potrei raccontare l’ Italia delle coppie infelici, delle doppie vite, dei tradimenti taciuti e delle grandi ipocrisie. Altro che mariti perfetti e famiglie da cartolina.
Lei mi porti un uomo sinceramente felice con la propria moglie dopo anni, che sia ancora innamorato, ancora desideroso di lei, e io sarò la prima a celebrarlo come patrimonio dell’ umanità. Sicuramente esistono, ma sono rarissimi.
Io non scrivo favole consolatorie. A volte faccio la ghostwriter di romanzi d’ amore per personaggi noti o dirigenti, ma, nelle mie rubriche, racconto la realtà che mi viene confidata ogni giorno.
Vorrebbe imbavagliare me o le persone che decidono liberamente di raccontarsi?
E poi: perché parla di “contraddittorio”? Non siamo in tribunale.
Io non sto assolvendo nessuno. Osservo, raccolgo testimonianze e fotografo la realtà che spesso disturba proprio perché è vera.
I valori che lei richiama non li ho distrutti io. Semmai, la società li ha lentamente svuotati da sola. Attribuirmi il potere di correggere o indirizzare i comportamenti degli italiani è francamente eccessivo: non trasformo le persone in fedeli o infedeli pubblicando una lettera.
Anzi, troverei più utile mettere insieme, magari in televisione, un grande gruppo di uomini e donne traditi per ascoltare davvero perché tanti restano dentro relazioni infelici, piene di silenzi, compromessi e menzogne.
Non mi piace nemmeno che lei definisca “porci” gli uomini che tradiscono. Esistono certamente comportamenti criticabili, ma le etichette servono solo a giudicare senza conoscere le storie individuali.
E le dirò una cosa provocatoria: temo più i moralisti degli infedeli. I moralisti, spesso, vivono frustrati dalla distanza tra ciò che predicano e ciò che desiderano davvero, motivo per cui sono sempre tristi e depressi. I padri di famiglia, i mariti che pubblicamente ci tengono a sembrare seri, mi sanno di persone che non riescono a vivere ciò che vorrebbero.
Gli infedeli almeno smettono di fingere, nel bene o nel male.
Infine, non credo che uomini e donne debbano essere “ammaestrati”. Non stiamo parlando di animali, ma di adulti complessi, pieni di desideri, debolezze, bisogni affettivi e contraddizioni.
Che piaccia oppure no, questa è la realtà che emerge ogni giorno dalle storie che ricevo.
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