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Politica

STATI GENERALI, LA SFIDA ANTROPOLOGICA DI RINASCIMENTO NAZIONALE: RITROVARE L’ITALIA CHE HA SMARRITO LA FIDUCIA

Gli Stati Generali del 30 maggio al Castello Sforzini mettono al centro la crisi dell’identità italiana. Partendo dalla riflessione del prof. Marino, il Centro Studi Rinascimento Nazionale invita a un dibattito aperto su come superare l’isolamento sociale e ritrovare il senso di comunità perduto. Non solo politica, ma una vera sfida antropologica per il futuro del Paese. 🇮🇹
#RinascimentoNazionale #StatiGenerali #IdentitàItaliana #Comunità

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Redazione-  C’era un tempo in cui, per le nostre strade, si sentiva ancora il suono di un fischio spensierato. Oggi, quel gesto semplice appare come un reperto archeologico, sepolto sotto il peso di una società frammentata, diffidente e profondamente sola. È proprio da questa immagine evocativa — titolata non a caso “C’era chi fischiettava per strada” — che prende le mosse il professor Marino, aprendo un varco critico nel dibattito pubblico contemporaneo.

Il tema sarà il cuore pulsante degli Stati Generali del prossimo 30 maggio, ospitati nella cornice suggestiva del Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Organizzato dal Centro Studi Rinascimento Nazionale, il think tank di Futuro Nazionale, l’evento non vuole essere il classico convegno rituale, ma un vero e proprio “cantiere di rinascita”.

«Non si tratta di cedere a una nostalgia fine a se stessa», spiega Luca Sforzini, presidente del Centro Studi. «Il nostro è un tentativo di leggere la crisi del presente: siamo una nazione atomizzata, che ha smarrito quella fiducia spontanea che nutriva i rapporti umani e la nostra visione del futuro». Per Sforzini, il “fischiettare” del titolo è la metafora perfetta di un’Italia che credeva in sé stessa, nella continuità della propria cultura e nella gioia della vita quotidiana. Oggi, al contrario, prevale lo smarrimento antropologico.

Gli Stati Generali propongono quindi una coraggiosa inversione di rotta: interrogarsi non solo sui freddi numeri dell’economia o sulle dinamiche politiche, ma sul destino spirituale e identitario del Paese. Perché, come sottolineano gli organizzatori, senza una comunità coesa e una visione condivisa, nessuna nazione può ambire a una sopravvivenza duratura.

L’appuntamento di Castellar Ponzano è aperto a studiosi, amministratori, giovani talenti e cittadini pronti a mettersi in gioco. L’invito è a portare non solo ascolto, ma idee, provocazioni e una ferma volontà di agire. È il momento di passare dal lamento alla progettualità. Per chi volesse approfondire la riflessione del professor Marino, il testo integrale è già disponibile online (https://www.rinascimentonazionale.it/2026/05/20/cera-chi-fischiettava-per-strada/). La sfida è lanciata: ricostruire, mattone dopo mattone, il tessuto della nostra identità perduta

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Politica

Meritocrazia Italia presenta l’agenda del merito utile in vista del congresso nazionale a Roma

📢 Meritocrazia Italia traccia la rotta verso il Congresso di Roma del 16 e 17 ottobre: al centro il dibattito sull’Agenda del Merito per rilanciare il Paese con proposte concrete e misurabili.
Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#MeritocraziaItalia #Roma #Politica #AgendaDelMerito

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Redazione-  Roma si appresta a diventare il centro nevralgico del dibattito politico e sociale italiano in vista dell’ottavo congresso nazionale di Meritocrazia Italia. L’evento, che si terrà il 16 e 17 ottobre 2026 presso il prestigioso Teatro Santa Chiara, rappresenta la tappa conclusiva di un lungo percorso di analisi e proposta che il movimento sta portando avanti su scala nazionale. Ad anticipare i contenuti di quello che si preannuncia come un momento di svolta per l’organizzazione è stato il presidente nazionale, Walter Mauriello, durante l’ultima puntata della trasmissione CreaMI, offrendo chiarezza sugli obiettivi che animeranno la due giorni capitolina.

i sette pilastri per il rilancio del paese

Al centro della discussione non vi saranno generiche dichiarazioni di intenti, ma la presentazione dell’Agenda del Merito – Utile, un documento complesso che mira a intervenire direttamente sui meccanismi che impediscono lo sviluppo e la fiducia nelle istituzioni. La struttura del programma si articola su sette assi di azione, pensati per toccare i gangli vitali dell’economia e della società italiana. Il primo punto riguarda l’istruzione e la formazione, dove il merito viene declinato come criterio fondamentale per l’accesso e la valutazione, con un focus particolare sulla necessità di rafforzare il legame tra percorsi scolastici e mercato del lavoro.

La trasparenza amministrativa rappresenta il secondo pilastro, con l’obiettivo di abbattere la burocrazia attraverso la semplificazione e un sistema di valutazione delle performance che renda l’operato della pubblica amministrazione accessibile e comprensibile. Il blocco dedicato a lavoro e imprese punta a fornire regole certe, riducendo il cuneo fiscale e incentivando le competenze tecniche, mentre la parte economica si concentra sulla crescita sostenibile e su un credito più accessibile per le filiere produttive locali.

Non meno importanti sono le direttrici sull’uguaglianza delle opportunità, il cui scopo è la rimozione dei blocchi di partenza che impediscono a molti giovani di esprimere il proprio potenziale, e la questione ambientale, che il movimento intende affrontare non tramite ideologie, ma attraverso politiche fondate su dati certi e innovazione tecnologica. Infine, il tema dei giovani diventa centrale per invertire la tendenza alla dipendenza da logiche clientelari, favorendo il protagonismo delle nuove generazioni in ogni ambito del vivere civile.

un nuovo modello di politica basato sulla partecipazione

Il congresso di ottobre non sarà una semplice celebrazione, bensì un cantiere aperto dove confrontare la visione di Meritocrazia Italia con le istanze provenienti dal mondo accademico, dalle imprese e dai professionisti. Il presidente Mauriello ha tenuto a precisare che la politica deve tornare a essere un esercizio di costruzione collettiva piuttosto che un terreno di scontro permanente. Secondo questa prospettiva, l’aiuto pubblico non deve tradursi in assistenza fine a se stessa, ma in un sostegno che permetta a ogni cittadino di ambire a una vita dignitosa attraverso il proprio impegno.

“La politica non è fatta di catene e bavagli, ma di pensieri e proposte”, ha dichiarato Mauriello, sottolineando come il merito non debba essere inteso come un privilegio elitario, ma come l’unica forma di giustizia duratura in grado di garantire stabilità al Paese. L’evento di Roma segna un passaggio evolutivo per il movimento, che mira a consolidare la propria presenza in 15 regioni italiane, traducendo il lavoro di analisi in proposte concrete da presentare in Parlamento e nelle sedi decisionali locali.

I partecipanti avranno a disposizione il cosiddetto “Corner Proposte”, uno spazio dedicato alla presentazione di idee operative raccolte dai vari territori, che andranno a confluire nella mozione congressuale definitiva. Quest’ultima detterà la linea politica per i prossimi 24 mesi, stabilendo scadenze precise e impegni misurabili. L’apertura dei lavori, prevista per la mattinata del 16 ottobre, sarà anticipata da una conferenza stampa di presentazione ed è prevista una copertura mediatica integrale attraverso i canali social ufficiali, garantendo massima trasparenza ai lavori. Per coloro che intendono approfondire le modalità di partecipazione e consultare l’elenco dei relatori, il sito istituzionale pubblicherà ogni aggiornamento utile entro la fine di settembre.

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Politica

Rampelli: il commercio di vicinato resta un presidio sociale, economico e urbano da difendere

🛍️ Fabio Rampelli rilancia il valore del commercio di vicinato, definendolo una difesa concreta per economia, socialità e sicurezza urbana.
Dalle periferie ai centri storici, il nodo resta la sopravvivenza dei negozi di strada contro desertificazione e concorrenza dell’online: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Confcommercio #Commercio #Rampelli #NegoziDiVicinato

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Redazione-  Roma riporta al centro del dibattito politico il ruolo del commercio di prossimità, indicato come uno degli elementi più importanti per la tenuta economica e sociale dei territori. A rilanciare il tema è il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia, che a margine dell’assemblea nazionale di Confcommercio ha sottolineato il valore dei negozi aperti su strada come struttura portante non solo del tessuto produttivo, ma anche della coesione urbana e del presidio quotidiano nei quartieri.

Nel suo intervento, Rampelli richiama le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ribadendo la vicinanza del governo a un comparto che viene descritto come parte dell’identità economica italiana. Il ragionamento va oltre l’impatto sul Pil: ogni attività commerciale di vicinato, secondo questa impostazione, contribuisce a mantenere relazioni sociali, presenza umana nello spazio pubblico e una forma diffusa di controllo del territorio. Una funzione che è emersa con evidenza anche durante la pandemia, quando i negozi rimasti aperti per i beni essenziali hanno rappresentato in molti casi punti di riferimento per interi quartieri, soprattutto nelle aree urbane più fragili.

il ruolo dei negozi tra sicurezza, socialità e difesa dei quartieri

Il cuore del messaggio politico lanciato da Rampelli riguarda il legame tra commercio di vicinato e qualità della vita urbana. I negozi, nella sua lettura, non sono soltanto imprese che producono reddito, ma presenze quotidiane che contribuiscono a mantenere vive le strade, a creare relazioni e a limitare il degrado. Il riferimento più diretto è alle periferie delle grandi città, dove la scomparsa progressiva delle attività commerciali ha spesso coinciso con un peggioramento del contesto sociale e con l’avanzata di fenomeni criminali.

Secondo il vicepresidente della Camera, i negozi aperti su strada funzionano anche come deterrente contro la violenza predatoria, perché garantiscono passaggio, osservazione, abitudine alla presenza e una rete minima di relazioni tra residenti, commercianti e frequentatori del quartiere. In questo senso il commercio tradizionale assume un valore che va oltre il mercato e tocca la sicurezza urbana in maniera indiretta ma concreta. Da qui la richiesta alle amministrazioni locali di sostenere e incoraggiare queste attività, considerandole parte di una politica più ampia di tutela dello spazio pubblico.

Nelle parole di Rampelli c’è anche un richiamo a ciò che è accaduto negli anni più duri dell’emergenza sanitaria. In quel periodo alcuni esercizi commerciali, soprattutto quelli legati ai beni di prima necessità, hanno svolto un ruolo che non si esauriva nella vendita: per molte persone sono stati luoghi di contatto umano, informazione e supporto quotidiano. Un’esperienza che viene ora utilizzata per ribadire che il negozio di quartiere non è soltanto una formula economica, ma un presidio che rafforza il legame tra comunità e territorio.

la sfida dell’online e il rischio desertificazione nei centri storici

Il passaggio più netto della dichiarazione riguarda le difficoltà di sopravvivenza del commercio tradizionale. Rampelli parla apertamente di una concorrenza giudicata sleale da parte dei grandi operatori dell’e-commerce, accusati di aver messo in forte difficoltà sia i piccoli esercizi sia, in prospettiva, la stessa grande distribuzione. In questo quadro, la crisi delle botteghe storiche e dei negozi tradizionali viene letta come uno dei segnali più evidenti di un processo di desertificazione commerciale iniziato da oltre vent’anni.

Il problema, secondo questa analisi, riguarda anche i centri storici. Qui la perdita di attività radicate e riconoscibili viene associata alla crescita di esercizi legati a un turismo di massa poco qualificato, spesso con offerte standardizzate e scarso valore identitario. La trasformazione commerciale delle aree centrali rischia così di impoverire non solo l’economia locale, ma anche l’immagine delle città, sostituendo botteghe e attività storiche con formule poco capaci di generare attrattività durevole.

Per questo Rampelli insiste sulla necessità di una risposta coordinata tra Comuni, Regioni, Governo e categorie di settore. Il contrasto alla desertificazione commerciale, nella sua impostazione, non può essere lasciato a misure isolate o a singole iniziative amministrative. Serve una strategia condivisa che tenga insieme sostegno economico, pianificazione urbana, tutela delle attività storiche e regole più efficaci rispetto ai grandi cambiamenti del commercio contemporaneo.

Il quadro delineato dal vicepresidente della Camera rilancia quindi una questione che da anni attraversa il dibattito su città, economia e sicurezza: la difesa del commercio di vicinato non riguarda soltanto le imprese, ma il modello di convivenza urbana. Negozi, botteghe e attività aperte su strada tornano così a essere descritti come una delle infrastrutture sociali più concrete della vita quotidiana italiana.

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Politica

Autonomia differenziata, la denuncia di Di Girolamo sul rischio di una sanità a due velocità in Abruzzo

📢 La sanità in Abruzzo è al collasso: la Fondazione Gimbe conferma i dati negativi sui Lea e la senatrice Di Girolamo avverte sui rischi legati all’autonomia differenziata. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Abruzzo #Sanità #AutonomiaDifferenziata #Movimento5Stelle

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Redazione-  Il dibattito politico attorno al progetto di autonomia differenziata raggiunge un punto di massima tensione, con pesanti ricadute sulle prospettive di sviluppo e sulla tenuta dei servizi essenziali nel Mezzogiorno e, in particolare, in Abruzzo. Le recenti audizioni tenutesi presso la Commissione Affari Costituzionali hanno portato alla luce una fotografia impietosa del sistema sanitario regionale, basata sui dati forniti dalla Fondazione Gimbe. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, ha sollevato forti dubbi sull’operato del Governo, accusandolo di voler accelerare su un processo legislativo che rischia di cristallizzare, se non di acuire, le profonde disparità già esistenti tra le diverse aree del Paese.

la fotografia dei livelli essenziali di assistenza

I dati presentati dalla Fondazione Gimbe non lasciano spazio a interpretazioni benevole: l’Abruzzo si colloca saldamente nella fascia “rossa” della mappa nazionale riguardante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo posizionamento indica una preoccupante incapacità, da parte dell’amministrazione regionale, di garantire ai propri cittadini la totalità delle prestazioni sanitarie minime previste dal sistema nazionale. Si tratta di un fallimento che incide direttamente sulla vita quotidiana dei residenti, alle prese con liste d’attesa che si allungano costantemente e una tenuta dei pronto soccorso ormai precaria.

Secondo la senatrice Di Girolamo, la situazione attuale è il risultato di un definanziamento strisciante e di una carenza di personale che non trova soluzione. In questo contesto, l’autonomia differenziata non viene percepita come un’opportunità di modernizzazione amministrativa, bensì come un catalizzatore di iniquità. Il timore principale è che, nel momento in cui le regioni del Nord dovessero acquisire maggiori poteri e la facoltà di trattenere risorse sul proprio territorio, si verificherebbe un drenaggio ulteriore di medici, infermieri e specialisti verso le aree economicamente più solide, lasciando la sanità abruzzese in una condizione di cronica sofferenza.

le criticità del metodo governativo sulle preintese

Il cuore della critica rivolta all’esecutivo riguarda il metodo seguito nel procedere verso la firma delle preintese con le regioni richiedenti. La legge sull’autonomia differenziata, secondo la narrazione dell’opposizione, procede in assenza di una cornice normativa solida che garantisca, innanzitutto, la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). La Fondazione Gimbe, durante l’audizione, ha ribadito la necessità di un’istruttoria rigorosa, svolta regione per regione e basata su dati oggettivi, prima di procedere a qualsiasi trasferimento di funzioni.

Al momento, invece, il processo appare omogeneo e slegato da una valutazione specifica dei fabbisogni territoriali. La senatrice Di Girolamo sostiene che l’assenza di tale analisi preventiva sia una mancanza grave, una manovra che ignora deliberatamente i divari strutturali che già oggi separano l’Abruzzo dalle regioni settentrionali. Il rischio è che la competizione tra regioni, anziché stimolare l’efficienza, si traduca in una fuga di capitali umani e finanziari verso i contesti più competitivi, condannando di fatto le aree più fragili a un’inefficienza perenne.

L’Abruzzo, osserva l’esponente pentastellata, necessita di una visione coesa che miri a colmare le distanze, partendo proprio dal potenziamento dell’organico medico e dal reinvestimento nei territori meno serviti. L’autonomia differenziata, così come delineata nel disegno di legge in discussione, appare ai critici lontana dagli interessi dei cittadini abruzzesi. Il dibattito resta aperto e si sposta ora sul piano politico, dove la sfida principale sarà quella di bilanciare le ambizioni regionali con il mantenimento di un diritto alla salute che, per Costituzione, dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale. La richiesta della senatrice è netta: le preintese devono essere fermate per evitare che il Paese si spacchi definitivamente in due velocità, sacrificando il benessere delle classi meno garantite sull’altare di un regionalismo che, in questa forma, appare privo di garanzie per la tenuta del servizio pubblico.

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