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TRASFERTA A LIVORNO PER L’ISWEB AVEZZANO RUGBY, PONZI: “LI RISPETTIAMO MA IL NOSTRO OBIETTIVO È VINCERE LA PARTITA”

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TRASFERTA A LIVORNO PER L’ISWEB AVEZZANO RUGBY, PONZI: “LI RISPETTIAMO MA IL NOSTRO OBIETTIVO È VINCERE LA PARTITA”

Redazione-  “Anche questo weekend ci attende una lunga trasferta, dopo quelle contro il Cus Torino e il Calvisano che ci hanno portati lontano da casa. Il Livorno è una squadra che quando gioca di fronte al suo pubblico si esprime al meglio, sa essere molto aggressiva e può contare sul fattore campo. Per affrontare al meglio questa sfida, dovremo stare molto attenti alla loro difesa e all’efficacia dei loro ball carrier ma, al tempo stesso, variare anche il nostro piano di gioco offensivo. Sarà importante coinvolgere di più i trequarti per rendere meno statica la nostra azione palla in mano. Li rispettiamo, ma il nostro obiettivo è vincere la partita”.

A dichiararlo è la terza linea Alessio Ponzi, tra i giocatori più esperti dell’Isweb Avezzano Rugby, alla vigilia della partita contro il Rugby Livorno 1931. Questa domenica la squadra allenata dall’head coach Pierpaolo Rotilio si recherà in Toscana per giocare contro un club che negli ultimi anni è stato affrontato in più occasioni. Durante la settimana i ragazzi si sono allenati con intensità e determinazione, senza tralasciare alcun dettaglio utile per scendere in campo con le idee ben chiare. Forza gialloneri!

 Autore delle foto: Mario Fallico

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Avezzano Rugby
La nostra storia dal 1977
www.avezzanorugby.it

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Sport

Il fascino senza tempo del panno verde: i dieci anni di trionfi del Subbuteo Club Terni 2014

La passione per il panno verde non muore mai e continua a regalare grandi trionfi alla città di Terni! Il “Subbuteo Club Terni 2014 WASPA” ha festeggiato in grande stile i suoi primi (e gloriosi) dieci anni di intensa attività sportiva. Nato dall’intuizione dei fratelli Simone e Marco Perotti, il club raccoglie l’élite dei giocatori locali, promuovendo sia il nostalgico Subbuteo “Tradizionale” su panno di cotone, sia la moderna e velocissima versione agonistica del “Calcio da Tavolo”. I risultati nel circuito mondiale amatoriale sono semplicemente strabilianti: il club ha conquistato il secondo posto nella Conference League di luglio 2026, mentre il fondatore Marco Perotti ha vissuto un’annata da incorniciare. L’atleta ternano ha infatti vinto il torneo internazionale WASPA di Grottaferrata e si è aggiudicato la prestigiosa Coppa Italia FISCT Cadetti a Castiglione della Pescaia! Ora i motori sono già caldi in vista dell’organizzazione della mitica quinta “Coppa Cecalocco” nell’estate del 2027. Leggete tutta la storia di questo affascinante club sportivo umbro nel nostro articolo speciale. Siete dei grandi nostalgici del calcio in miniatura e volete rivivere le emozioni dell’infanzia sfidando gli amici a casa? Scoprite l’esclusiva offerta vintage di Amazon di oggi! 👇

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Subbuteo Club Terni 2014

Terni – Ci sono passioni capaci di sfidare l’inesorabile scorrere del tempo, di resistere all’avanzata prepotente dei videogiochi ultra-realistici e di mantenere intatta quella magia tattile e artigianale che affascina intere generazioni. Il Subbuteo, l’iconico gioco del calcio in miniatura “a punta di dito”, rappresenta per tantissimi italiani molto più di un semplice passatempo: è una vera e propria religione sportiva e agonistica. In questo affascinante universo fatto di panni verdi da stirare gelosamente e di omini basculanti, la storica “Città dell’Acciaio” vanta un’eccellenza assoluta a livello nazionale e internazionale: il Subbuteo Club Terni 2014 WASPA. Questa attivissima realtà associativa è ormai profondamente e orgogliosamente radicata nel tessuto sociale di Terni, essendo nata con il nobile scopo di custodire, tramandare e promuovere la viscerale passione per il calcio in miniatura, giocato sia nella sua gloriosa e nostalgica versione “classica” (il Subbuteo tradizionale), sia in quella decisamente più tecnica, veloce e moderna agonisticamente riconosciuta come “Calcio da tavolo”. Una dedizione che oggi, dopo oltre dieci anni di sfide all’ultimo “colpo a punta di dito”, continua a regalare enormi soddisfazioni e prestigio sportivo all’intera comunità umbra.

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Le origini umbre e il circuito mondiale WASPA

Le radici di questo circolo sportivo d’eccellenza affondano nel recente passato.
Il club è stato ufficialmente fondato il 21 ottobre 2014 su brillante e lungimirante iniziativa di due appassionati fratelli ternani: Simone e Marco Perotti. Nato inizialmente attorno a un gruppo molto numeroso ed eterogeneo di circa 25 ardenti appassionati (riuniti dalla comune nostalgia per il panno verde), il club ha saputo resistere alle fisiologiche flessioni nel tempo e ha da poco superato con orgoglio il traguardo dei dieci anni ininterrotti di attività. Oggi, l’associazione conta su un nucleo solido, elitario e stabile di circa otto giocatori attivi, che si ritrovano regolarmente non solo per disputare agguerritissimi campionati interni, ma anche per viaggiare costantemente in giro per l’Italia disputando tornei nazionali di altissimo profilo. Ciò che rende grande il club umbro è la sua incredibile rete di affiliazioni. Il Subbuteo Club Terni è infatti organicamente integrato nel vasto e prestigioso circuito amatoriale mondiale della WASPA (World Amateur Subbuteo Players Association) e, di conseguenza, nella sua diramazione territoriale WASPA Subbuteo Italia. L’attivismo del gruppo ternano è ampiamente testimoniato dai risultati eccellenti ottenuti nel ranking ufficiale: tra gli innumerevoli traguardi, spicca senza dubbio lo straordinario secondo posto assoluto conquistato nella durissima sezione “Conference League” nel recente luglio 2026, risultato che conferma l’inserimento stabile e meritatissimo del club nella cosiddetta “Development League”.

Tra Tradizione e Calcio da Tavolo: l’epopea di Marco Perotti

La vita del club è scandita da una ritualità sportiva quasi sacra.
Il gruppo si ritrova con regolarità svizzera per gli allenamenti settimanali, le partite amichevoli e i tornei interni. Le serate ufficiali dedicate alle “flickate” sul panno verde si tengono generalmente ogni martedì sera, a partire dalle ore 21:00 (per maggiori informazioni logistiche sulle sedi di gioco è possibile consultare l’attivissima pagina Facebook ufficiale “Subbuteo Table soccer a Terni”). All’interno del club, i membri si dividono (e spesso si alternano) tra le due grandi anime di questo sport: da un lato il Subbuteo Tradizionale, che viene giocato religiosamente con i materiali originali e le regole classiche, molto spesso su meravigliosi panni in cotone vecchio stile che rallentano la palla e premiano la precisione; dall’altro lato c’è invece il Calcio da Tavolo, che rappresenta l’evoluzione moderna, caratterizzata da basi piatte, campi in materiale sintetico super-veloce, tatticismi esasperati e una competitività tecnica portata ai massimi livelli assoluti. Se il club è una macchina perfetta, il suo motore sportivo indiscusso porta un nome e un cognome: Marco Perotti. Oltre a essere il co-fondatore, Marco è attualmente un atleta di punta a livello individuale, attivissimo anche nel rigidissimo e selettivo circuito agonistico FISCT. Il palmarès accumulato da Perotti nel solo anno 2026 è letteralmente da capogiro: a un fantastico secondo posto individuale conquistato ai Campionati Italiani di Subbuteo Tradizionale Zeugo, ha fatto immediatamente seguito una trionfale vittoria nel prestigioso torneo internazionale WASPA svoltosi a Grottaferrata. Ma il capolavoro agonistico è avvenuto nel maggio 2026, quando Marco Perotti ha letteralmente sbaragliato la concorrenza vincendo la Coppa Italia FISCT Cadetti di Subbuteo tradizionale individuale, sollevando il trofeo al Pala Casa Mora a Castiglione della Pescaia (in provincia di Grosseto). Ora, lo sguardo del club è già rivolto al futuro e all’organizzazione di eventi casalinghi: l’attesissima e storica quinta edizione individuale WASPA della “Coppa Cecalocco”, il torneo di Subbuteo Tradizionale che attira puntualmente a Terni i migliori specialisti del circuito nazionale, è già fissata sul calendario per il prossimo 17 luglio 2027. Il Subbuteo a Terni non è mai stato così vivo.

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Sport

Abruzzo Paralimpico 2026, trionfa l’inclusione a L’Aquila: 300 studenti in campo per abbattere le barriere

Una straordinaria lezione di vita e di inclusione nel cuore dell’Abruzzo! Oltre 300 studenti delle scuole aquilane sono scesi in campo agli impianti di Centi Colella per la bellissima manifestazione “Abruzzo Paralimpico 2026”. Una giornata indimenticabile in cui ragazzi con e senza disabilità hanno condiviso il terreno di gioco cimentandosi nel sitting volley, nel tennis in carrozzina e nell’emozionante “showdown” giocato da bendati. A ispirare i giovani c’erano due fuoriclasse assoluti come il CT della nazionale di paraciclismo Pierpaolo Addesi e il campione di tennis Antonio Cippo. Durante l’evento si è disputato anche il terzo Trofeo Città dell’Aquila di Calcio a 5 Paralimpico, vinto dall’Accademia Soccer Pescara in un palazzetto infiammato dal tifo scatenato degli studenti! “Vedere questi ragazzi giocare insieme senza distinzioni è la vittoria più bella contro ogni pregiudizio”, hanno dichiarato gli organizzatori del CSI e del CIP Abruzzo. Leggete tutti i dettagli, le premiazioni e i retroscena di questa fantastica giornata di sport nel nostro approfondimento. Praticate sport o andate in palestra e avete bisogno dell’equipaggiamento giusto? Scoprite la nostra imperdibile offerta sportiva! 👇

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Abruzzo Paralimpico 2026

L’Aquila – Lo sport possiede un linguaggio universale e potentissimo, capace di abbattere muri invisibili, cancellare pregiudizi millenari e unire le persone ben oltre le loro differenze fisiche o cognitive. E quando questo miracolo sociale si manifesta all’interno del mondo della scuola, i risultati sono semplicemente straordinari. È esattamente questo il bellissimo messaggio di speranza e uguaglianza che è emerso con forza mercoledì 7 ottobre presso i vasti impianti sportivi di Centi Colella, nel cuore del capoluogo abruzzese. In una soleggiata mattinata autunnale, oltre 300 studenti hanno dato vita a una indimenticabile festa dello sport e dell’inclusione in occasione dell’attesissima manifestazione “Abruzzo Paralimpico 2026 – Lo sport non ha barriere, ma solo traguardi”. L’evento ha rappresentato un successo organizzativo e umano senza precedenti, reso possibile unicamente grazie alla fattiva e instancabile collaborazione tra molteplici realtà: Next Gen, Abruzzo Paralimpico, il CSI (Centro Sportivo Italiano – Comitato Provinciale dell’Aquila), il CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e l’imprescindibile supporto della Regione Abruzzo. Un lavoro di squadra che ha permesso a centinaia di giovanissimi di toccare con mano il vero significato dell’empatia agonistica.

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Sei discipline e l’esperienza sensoriale dello Showdown

La giornata aquilana è stata intensa, vibrante e ricca di emozioni palpabili.
I grandi protagonisti sono stati senza dubbio gli studenti provenienti da quattro importanti istituti scolastici del territorio: l’I.C. Giuseppe Mazzini, l’I.I.S. Teofilo Patini, l’I.C. Giuseppe Carducci e l’Istituto Comenio. Accompagnati dai loro attenti docenti, i ragazzi hanno letteralmente riempito di colori, sorrisi contagiosi e partecipazione attiva le tre grandi strutture sportive del complesso di Centi Colella. Per tutta la durata della mattinata, gli alunni si sono cimentati con curiosità e coraggio in ben sei differenti discipline sportive paralimpiche: il sitting volley (pallavolo da seduti), lo showdown, i percorsi di atletica leggera, il calcio balilla adattato, l’affascinante tennis in carrozzina e il calcio a 5. I giovani hanno alternato momenti di teoria e conoscenza delle regole paralimpiche a vere e proprie competizioni agonistiche inclusive. Su questi campi, studenti con e senza disabilità hanno condiviso il medesimo terreno di gioco, sfidandosi alla pari e imparando sul campo l’inestimabile valore della collaborazione, del rispetto reciproco per l’avversario e del fair play. Particolarmente formativa ed emozionante è stata l’esperienza immersiva dello showdown, proposta ai ragazzi grazie all’impegno dell’ASD Aquilone. Gli studenti normodotati, rigorosamente bendati per l’occasione, hanno potuto sperimentare in prima persona questa complessa disciplina dedicata esclusivamente alle persone con disabilità visiva. Affidandosi unicamente all’udito, all’istinto e agli altri sensi, i ragazzi hanno vissuto un momento di grande coinvolgimento psicologico, che ha permesso loro di comprendere concretamente cosa significhi convivere con una disabilità sensoriale. Non è mancata nemmeno l’innovazione tecnologica: grande curiosità ha destato l’associazione Drone Racing L’Aquila, che ha coinvolto i presenti in spettacolari dimostrazioni e difficili prove di abilità pilotando droni attraverso insidiosi percorsi a ostacoli.

I grandi campioni, il trofeo di Futsal e la voce delle istituzioni

A rendere ancora più unica e speciale l’intera manifestazione è stata la graditissima partecipazione di due giganti assoluti dello sport paralimpico italiano.
A bordo campo erano infatti presenti Pierpaolo Addesi (pluricampione mondiale e attuale commissario tecnico della prestigiosa Nazionale italiana di paraciclismo su pista e su strada) e Antonio Cippo (affermato campione italiano di tennis in carrozzina). La loro presenza fisica ha rappresentato un’occasione imperdibile di incontro, confronto e ispirazione per i tantissimi giovani presenti. Parallelamente alle attività prettamente scolastiche, e dopo il momento solenne ed emozionante dell’Inno d’Italia, i riflettori si sono spostati sulla terza edizione del Trofeo Promozionale di Calcio a 5 Paralimpico “Città dell’Aquila”. Il triangolare agonistico (organizzato in sinergia con la FISDIR) ha visto scendere in campo la A.S. Anthropos Civitanova Marche, l’Accademia Soccer Pescara e i padroni di casa dell’Atletica L’Aquila. Gli incontri sono stati accesi e combattutissimi, caratterizzati da una straordinaria qualità tecnica, ma a fare la differenza è stato il pubblico: gli studenti hanno letteralmente infiammato gli spalti con cori da stadio, applausi a scena aperta e un tifo assordante. Al termine di una finale mozzafiato, a sollevare l’ambito trofeo è stata l’Accademia Soccer di Pescara. «È stata una giornata straordinaria, che ci ha regalato emozioni autentiche», ha dichiarato un commosso Luca Tarquini, presidente del CSI L’Aquila. «Vedere oltre 300 ragazzi condividere il campo senza alcuna distinzione rappresenta il risultato più bello. Crediamo che attraverso lo sport si possano abbattere pregiudizi e costruire una società migliore». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Mauro Sciulli, presidente del CIP Abruzzo: «Queste manifestazioni dimostrano che lo sport paralimpico è uno straordinario strumento di crescita sociale. L’entusiasmo dei ragazzi testimonia un profondo cambiamento culturale in atto». Il grande circuito sportivo culminerà ora il prossimo 2 dicembre (ore 16:00) presso l’Auditorium “Renzo Piano” dell’Aquila, con il prestigioso Gran Galà dello Sport Paralimpico. In quell’occasione saranno premiati gli istituti scolastici e celebrati gli atleti che si sono distinti in questo 2026 agonistico, grazie anche al fondamentale supporto della Regione Abruzzo (nella persona dell’assessore Mario Quaglieri), del Comune dell’Aquila (assessore Vito Colonna), di Fondazione Carispaq e BCC Roma.

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Monica Circiu: Sono per la seconda volta una finisher della Spartathlon 246 km

Tra il 26 e il 27 settembre 2026, ha avuto luogo la Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di 246 km che ripercorre le orme di Fidippide, un messaggero ateniese mandato a Sparta nel 490 a.C. per cercare aiuto contro i Persiani nella Battaglia di Maratona.

Tra le donne ha vinto Despoina Simantrakou (GRE) 24h45’43” (13^ assoluta), precedendo Radka Churanova (CZE) 26h05’56” e Lemonia Panagiotou (GRE) 26h58’04”.

Il vincitore assoluto è stato Tamas Bodis (HUN) 19h40’51” precedendo Fotios Zisimopoulos (GRE) 20h32’41” e Tomi Ronkainen (FIN) 21h26’36”.

Tra le donne da menzionare Monica Circiu (ASD Club Supermarathon Italia) che ha portato a termine la gara in 35h58’37” e di seguito approfondiamo la sua conoscenza attraverso risposte ad alcune mie domande.

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Monica Circiu

Ho scoperto che il limite comincia solo dove la mente decide di arrendersi

Redazione-  Tra il 26 e il 27 settembre 2026, ha avuto luogo la Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di 246 km che ripercorre le orme di Fidippide, un messaggero ateniese mandato a Sparta nel 490 a.C. per cercare aiuto contro i Persiani nella Battaglia di Maratona.

Tra le donne ha vinto Despoina Simantrakou (GRE) 24h45’43” (13^ assoluta), precedendo Radka Churanova (CZE) 26h05’56” e Lemonia Panagiotou (GRE) 26h58’04”.

Il vincitore assoluto è stato Tamas Bodis (HUN) 19h40’51” precedendo Fotios Zisimopoulos (GRE) 20h32’41” e Tomi Ronkainen (FIN) 21h26’36”.

Tra le donne da menzionare Monica Circiu (ASD Club Supermarathon Italia) che ha portato a termine la gara in 35h58’37” e di seguito approfondiamo la sua conoscenza attraverso risposte ad alcune mie domande.

Ciao Monica, complimenti per la Spartathlon! Come stai ora? Sei soddisfatta o pensi che potevi fare meglio? A chi la dedichi?

Ora respiro, mi guardo le mani e la pelle bruciata dal sole e dal vento, e sento il cuore che batte forte: sono per la seconda volta una finisher della Spartathlon. Dentro di me c’è una tempesta di emozioni. La mia preparazione era stata sacrale, chirurgica, da manuale. Ma questa gara è un gigante vivo e imprevedibile: a metà percorso l’imprevisto si è palesato sotto forma di un dolore sordo e spietato, una contrattura al polpaccio che voleva spezzarmi le ali. È diventata una gara di puro sangue, anima e resistenza. Sono felice? Sì, immensamente, perché l’ho portata a casa con i denti. Ma c’è anche quella cicatrice nel cuore di chi sa che, senza quell’imprevisto, avrei potuto volare molto più in alto. Questa vittoria la dedico alla mia caparbietà, alla me stessa che non si è seduta a piangere sull’asfalto, e a chiunque abbia creduto nella mia luce anche nel momento più buio.

 

Una bellissima testimonianza di una donna che sembra essere alquanto consapevole delle sue possibilità e capacità; fiduciosa, nonostante tutto e resiliente con la voglia e la caparbietà di portare a termine le sue imprese preparate con cura.

Criticità e momenti più difficili? Cosa ti ha messo davvero a dura prova?

Il mio calvario è iniziato esattamente a metà strada: per una scelta sbagliata sulle calze a compressione, il polpaccio si è bloccato. Per decine di chilometri la mia mente è stata un nastro continuo di domande strazianti: Di chi è la colpa? Perché a me? Perché adesso? Ma l’inferno vero si è concentrato negli ultimi 10 chilometri. Per tutta la vita mi ero chiesta cosa si provasse a correre vedendo negli specchietti il lampeggiante dell’ambulanza e la scorta della polizia incollate alla schiena, con il cancello orario che ti morde il collo. Viverlo sulla propria pelle, quando non hai più un grammo di energia e ogni metro è un calvario, è d’una spietatezza indicibile. Lì non corri più con le gambe, corri con la disperazione e con l’orgoglio.

 

L’ultramaratoneta spesso deve fare i conti con i cancelli orari dove se non arrivi nei tempi previsti sei fuori gioco e l’ultimo cancello dell’arrivo per Monica era il tempo limite per concludere la gara di 36 ore, ma Monica con i suoi dolori, le sue risorse residue infinite e la sua forza mentale è riuscita, anche se di pochissimo a rientrare nel tempo limite per aggiudicarsi la sua medaglia.

Quali sono stati gli allenamenti più importanti?

I chilometri macinati nei mesi scorsi sono stati fondamentali, così come le levatacce e la disciplina. Ma l’allenamento più duro e importante non si fa con il cronometro: è quello che fai con la tua mente per prepararti al momento in cui tutto crolla. Imparare a stringere i denti quando la gara dei tuoi sogni si trasforma in un incubo è l’unico vero allenamento che ti salva la vita in un’ultramarathon.

 

Per preparare gare lunghissime e durissime di ultramaratona bisogna fare tantissimi chilometri e trovare tempi e spazi per allenarsi, all’alba, al tramonto, di giorno ma anche di notte, bisogna abituarsi alla fatica, sofferenza e dolori che poi possono capitare durante la gara e capire come affrontarli, gestirli, soffrire andando avanti senza mollare e anche senza compromettere la propria salute, una conoscenza immensa di se stessi per capire fino a dove si può spingere, una consapevolezza estrema di ciò che si è in grado di fare fino all’ultimo metro.

Cosa e chi ti ha aiutato nei momenti di crisi?

Forse doveva andare così. Forse c’era un conto aperto con il karma, una prova del fuoco che il destino ha preteso da me per capire quanto davvero amassi questa gara. Nei momenti in cui il dolore mi chiedeva di fermarmi, ho attinto a tutto l’amore per la corsa e al rispetto per i sacrifici fatti. Non potevo permettere a una calza o a una contrattura di derubare la Monica che si era preparata così duramente.

 

Se si è veramente motivati, si trovano risorse e rimedi fisici e mentali per gestire qualsiasi situazione di criticità, credendoci fortemente e andando oltre ogni dubbio.

Cosa hai scoperto di te stessa in questa gara durissima? Hai sperimentato il limite?

Il limite non è una linea tracciata per terra, è un abisso dentro di noi. Io ci sono caduta dentro negli ultimi 10 chilometri, con il dolore che urlava e la scorta dietro che mi ricordava che il tempo stava scadendo. In quel baratro ho scoperto una Monica feroce, una donna capace di trasformare la sofferenza in benzina. Ho scoperto che il limite comincia solo dove la mente decide di arrendersi, e io ho scelto di non farlo.

 

Una grande prova per Monica che la rafforza nello sport e nella vita, solo trovandosi in certe situazioni si può conoscere sé stessi nella gestione di ogni stress, dolore, sofferenza.

Che significato ha per te questa gara e quali sono gli ingredienti del successo?

Baciare di nuovo i piedi a Leonida e poter dire “sono due volte finisher” non è un semplice risultato sportivo: è una rinascita. È la dimostrazione che la tenacia vale più della sfortuna. Gli ingredienti di questo successo? Un pizzico di sana follia, una preparazione meticolosa, ma soprattutto la capacità di soffrire in silenzio e continuare ad andare avanti, un passo dopo l’altro, anche quando il mondo ti dice che è finita.

 

Questo è il vantaggio della pratica di uno sport duro come le ultramaratone, la decisione consapevole di un obiettivo difficile, sfidante, stimolante ma non impossibile; l’allenamento mirato e meticoloso e durante la gara la focalizzazione per quello che si vuol fare e ottenere dopo un periodo di preparazione essendo disposti ad affrontare, gestire, superare qualsiasi muro, ostacolo, dubbio, cadendo e rialzandosi sempre.

Un tuo messaggio per avvicinare altri atleti alle ultramaratone?

Non abbiate paura di fare male al vostro corpo per curare la vostra anima. Le ultramaratone vi spoglieranno di ogni certezza, vi faranno piangere e vi metteranno a nudo davanti alle vostre fragilità più intime. Ma quando attraverserete quel traguardo, scoprirete di essere invincibili. E quella sensazione vi accompagnerà per tutto il resto della vita.

 

Le gare di ultramaratona mettono a dura prova corpo e mente ma sono un ottima opportunità per conoscersi meglio e allenarsi alle situazioni difficile che a volte la vita offre.

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