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Politica

Evoluzione e Libertà punta sulle imprese, Giovanni Iervolino alla guida del commercio romano

🚨 SVOLTA POLITICA A ROMA: GIOVANNI IERVOLINO GUIDA IL COMPARTO IMPRESE DI EVOLUZIONE E LIBERTÀ! 🏛️💼 Dal successo manageriale ai vertici della Capitale. Il movimento nazionale Evoluzione e Libertà blinda l’organigramma di Roma nominando Giovanni Iervolino come nuovo Responsabile Romano per le PMI e il Commercio, in vista della sua candidatura a Roma Capitolina. Già insignito del Premio Caruso alla Camera dei Deputati e forte di una solida storia imprenditoriale tra Cassino e l’estero, Iervolino si candida a guidare lo sviluppo economico e la tutela delle ditte artigiane sul territorio h24. Un profilo di rigore e competenza scritto con il cuore e con l’anima. Il focus completo del dossier 👇#giovanniiervolino | #evoluzioneelibertà | #pmiroma | #commerciocapitale | #premiocaruso | #formellopolitica | #cassinocronaca | #managerpolitica | #pagineutili

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Giovanni Iervolino

La nomina a Formello e la strategia economica per le Piccole e Medie Imprese

Roma – Ci sono parabole professionali capaci di trasferire le competenze del mondo aziendale all’interno dei palinsesti della gestione pubblica, offrendo risposte concrete alle richieste di rinnovamento avanzate dal tessuto produttivo della nazione. All’interno della sede centrale di Evoluzione e Libertà situata nel comprensorio di Formello, i quadri direttivi del movimento nato nel luglio del duemilaventicinque hanno formalizzato un tassello chiave per l’organigramma della Capitale. Giovanni Iervolino, figura già nota nel panorama manageriale e recentemente candidata al Consiglio di Roma Capitolina, ha assunto ufficialmente la carica di Responsabile Romano per le Piccole Medie Imprese e Commercio. L’investitura giunge al culmine di un percorso di radicamento che vede l’associazione presente in ogni regione, configurandosi come un laboratorio di pianificazione economica incentrato sulla trasparenza delle decisioni di mercato.

La scelta dei vertici risponde alla necessità di strutturare un filo diretto permanente con gli artigiani ed i commercianti romani, i cui programmi e le cui successive bacheche informative scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

Le radici a Cassino ed i successi nelle forniture agli enti pubblici dello Stato

La traiettoria biografica e lavorativa di Iervolino affonda le radici nel distretto di Cassino, dove per decenni ha coordinato un’azienda specializzata nella progettazione e fornitura di arredi e tendaggi di pregio per i principali plessi demaniali e universitari della provincia frusinate, escludendo l’uso di formule fisse o di termini artificiali nei paragrafi. Gli accertamenti giornalistici confermano una solida reputazione di affidabilità contrattuale maturata attraverso le commesse gestite per il Tribunale locale, per il Comune e per le strutture dell’Adisu della Casa dello Studente. Dopo una serie di significative esperienze professionali vissute all’estero, tra cui spiccano soggiorni di lavoro in Canada ed in Romania, il dirigente ha stabilito la propria residenza nella cornice romana di Casalotti, unendo il rigore della tradizione familiare alle nuove sfide della saggistica economica partecipata in totale sicurezza.

Il percorso associativo ha registrato nel novembre del duemilaventicinque il conferimento del Premio Caruso presso la Camera dei Deputati, proiettando i dati della sua attività sui display dei telefoni dei nuclei familiari del distretto.

Il network commerciale nella Capitale ed lo sviluppo delle ditte artigiane

La candidatura al consiglio comunale mira a tradurre i successi imprenditoriali in riforme strutturali per il rilancio dei mercati rionali e delle ditte commerciali della provincia di Roma, contrastando i fenomeni di desertificazione economica e offrendo soluzioni rapide alle imprese in totale sicurezza delle parti. Questa sinergia tra la pianificazione strategica ed i corpi intermedi dell’associazionismo di categoria costituisce un pilastro fondamentale per innalzare l’indice di vivibilità urbana ed incrementare la competitività della Capitale nei mercati internazionali, ponendo il benessere dei lavoratori in piena conformità con le usanze di convivenza stabilite dalle leggi dello Stato. I successivi forum programmatici e le brochure informative per le imprese sul territorio consolideranno la trasparenza dei flussi finanziari di investimento a tutela dei consumatori.

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Politica

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: la dura lezione di politica di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale)

“Dagli straccioni alla feccia, da Cossiga a Vannacci”: il durissimo editoriale di Luca Sforzini fa a pezzi l’attuale classe politica! 🦅 🇮🇹 Cos’hanno in comune gli “straccioni di Valmy” arruolati da Francesco Cossiga negli anni ’90 e la “feccia” rivendicata oggi dal Generale Vannacci? In un editoriale magistrale e storicamente impeccabile, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) analizza i mali del trasformismo italiano. Cossiga arruolava i “riciclati”, ma erano uomini politici veri, con una solida scuola di pensiero e un grande mestiere parlamentare alle spalle. Oggi, invece, i leader politici si affidano ai “cattivi consiglieri” (le temibili cornacchie nere). Questi personaggi oscuri riempiono i partiti di yes-men, “alzamanine” e impiegati della politica pronti a tutto pur di non perdere la poltrona, perché hanno il terrore delle persone capaci che “fanno ombra”. “Un vero leader non ha bisogno di cortigiani che lo adulino, ma di uomini così grandi da avere il coraggio di dirgli quando sta sbagliando!”, sentenzia Sforzini. Leggi l’analisi completa, dalla genialità della Prima Repubblica alla pochezza odierna, nel nostro articolo! 👇 📰 E voi, chi considerate un “vero politico” nell’attuale panorama italiano?

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Cossiga

Editoriale di Luca Sforzini“Le parole, in politica, qualche volta hanno un destino curioso”. Inizia con questa riflessione, tanto amara quanto lucida, il nuovo e attesissimo editoriale a firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Un’analisi politica spietata e storicamente impeccabile che mette a nudo le fragilità dell’attuale classe dirigente italiana, tracciando un parallelismo audace e provocatorio tra i giganti della fine della Prima Repubblica e le chiacchierate mosse politiche odierne del Generale Roberto Vannacci.

“Dagli straccioni alla feccia”: provocazioni a confronto

Il Presidente Sforzini parte da un accostamento lessicale molto forte. Alla fine degli anni Novanta, l’allora ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava ironicamente i suoi fedelissimi gli “straccioni di Valmy” (riferimento alla storica battaglia del 20 settembre 1792, quando gli “straccioni” della Rivoluzione fermarono l’esercito prussiano dando inizio a una nuova era). Quasi trent’anni dopo, un altro leader politico sceglie di rivendicare per i propri seguaci la provocatoria definizione di “feccia”.
“Straccioni e feccia: due provocazioni volutamente irregolari, persino orgogliosamente offensive”, fa notare Sforzini. “Ma sarebbe un errore fermarsi alle parole. Perché, quando le parole si assomigliano, diventa ancora più interessante guardare gli uomini che vi stanno dietro. E, soprattutto, quelli che li scelgono”.
Sforzini ricorda magistralmente come Cossiga, nel suo coraggioso tentativo di rompere il bipolarismo della Seconda Repubblica per ricreare un grande Centro con l’UDR, raccolse uomini provenienti da esperienze diversissime: ex Dc, socialdemocratici, parlamentari in fuga. Erano dei “riciclati”, ammette l’autore. Ma non erano assolutamente degli “scarti”. Attorno al “Picconatore” si muovevano figure del calibro di Rocco Buttiglione, Clemente Mastella, Carlo Scognamiglio e Bruno Tabacci. Uomini ai quali era impossibile negare una cosa fondamentale: erano veri uomini politici, dotati di formazione, mestiere parlamentare e scuole di pensiero alle spalle.

La lezione di Cossiga: una geometria politica, non una tappezzeria

La differenza abissale tra ieri e oggi risiedeva nello spessore del leader. Francesco Cossiga aveva attraversato lo Stato in lungo e in largo, ricoprendo ogni carica istituzionale possibile: “Poteva permettersi il berretto frigio e le picconate perché dietro ogni provocazione c’erano diritto, storia e una concezione sacra dello Stato. Persino quando sbagliava, sbagliava in grande”.
Il fine ultimo di Cossiga non era quello di rubare un paio di parlamentari ad altri partiti per esibire una fotografia sui giornali. Il suo era un disegno architettonico superiore: voleva scardinare un sistema, scomponeva per ricomporre. Sforzini lo riassume con un aforisma tagliente: “Cossiga cercava una nuova geometria, non una nuova tappezzeria”.

Il pericolo delle “cornacchie nere” e dei cortigiani

Ed è qui che la lezione del passato diventa un monito per il presente. Un leader moderno può avere il consenso per rompere gli schemi, ma non può scegliere ogni singolo dirigente da solo. Deve inevitabilmente affidarsi a dei consiglieri. “Ed è lì che ricominciano a volare le cornacchie nere”, avverte duramente Sforzini.
Le cornacchie nere sono quei cattivi intermediari che infestano la politica moderna. “Adorano gli uomini piccoli perché gli uomini piccoli non fanno ombra”. Preferiscono l’obbedienza all’autorevolezza, l’alzata di mano passiva all’uomo dotato di un pensiero critico indipendente. Raccontano al capo di aver scovato una nuova classe dirigente, ma in realtà gli portano solo vecchi impiegati della politica, collezionisti di incarichi che controllano qualche pacchetto di tessere. Questi consiglieri misurano la crescita rubando un eletto al vicino: “Ma se cento sedie hanno semplicemente cambiato stanza, il palazzo non è diventato più grande”, sentenzia inesorabile Sforzini.

La differenza tra classe dirigente e meri esecutori

Il trasformismo non è un male assoluto, se chi cambia casacca porta con sé “un pezzo di Paese, una cultura, un’esperienza”. Ma per farlo, devi essere già Classe Dirigente. Altrimenti resti solo un banale esecutore.
L’appello finale di Sforzini a chiunque abbia davvero l’ambizione di cambiare la politica è cristallino: pretendete dai vostri consiglieri la statura. “Non servono cortigiani che vi dicano quanto siete grandi; servono uomini abbastanza grandi da potervi dire quando una vostra scelta è piccola. I buoni consiglieri rafforzano il capo scegliendo persone all’altezza del suo progetto; quelli cattivi lo indeboliscono scegliendo persone all’altezza di loro stessi”.
Di fronte alla deprimente situazione odierna, in cui si scambia l’oro per ciò che semplicemente luccica, l’autore conclude con un pizzico di amara nostalgia: “Quanto agli straccioni di Valmy, confesso una debolezza: avercene”.

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Politica

FNV, Luca Sforzini avverte i leader: “Attenti alle cornacchie nere, adorano gli uomini piccoli perché non fanno ombra”

“Attenti alle cornacchie nere: adorano gli uomini piccoli perché non fanno ombra!”. Il durissimo e lucidissimo editoriale politico di Luca Sforzini. 🦅 🇮🇹 Cos’hanno in comune gli “straccioni di Valmy” arruolati da Francesco Cossiga negli anni ’90 e la “feccia” rivendicata oggi dal Generale Vannacci? In un editoriale magistrale, Luca Sforzini analizza i mali della politica italiana odierna. Cossiga arruolava i “riciclati”, è vero, ma erano uomini politici veri (come Mastella, Buttiglione, Tabacci), con una scuola di pensiero, esperienza e capacità. Oggi, invece, i leader politici si affidano ai “cattivi consiglieri” (le cornacchie nere), personaggi oscuri che riempiono i partiti di yes-men, “alzamanine” e impiegati della politica pronti a tutto pur di mantenere una sedia. “Un capo forte non ha bisogno di cortigiani che gli dicano quanto è bravo, ma di uomini così grandi da avere il coraggio di dirgli quando sta sbagliando!”, sentenzia Sforzini. Leggi l’analisi completa, dalla Prima Repubblica alle dinamiche del trasformismo odierno, nel nostro articolo! 👇 📰 E voi, sentite la mancanza della “statura politica” dei grandi uomini della Prima Repubblica?

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Luca Sforzini

Editoriale di Luca Sforzini (FNV)“Ce ne fossero degli straccioni di Valmy organizzati da Cossiga: quella era classe dirigente vera, transfughi ma non scarti”. Inizia con questa lapidaria e profonda riflessione storica l’ultimo, tagliente editoriale di Luca Sforzini. Un’analisi politica lucida e spietata che mette a nudo i meccanismi, spesso deleteri, con cui si costruisce oggi il consenso in Italia, tracciando un parallelismo audace tra la fine della Prima Repubblica e le attuali e chiacchierate mosse politiche del Generale Roberto Vannacci.

Dagli “straccioni di Valmy” di Cossiga alla “feccia” di Vannacci

Sforzini parte da un accostamento lessicale molto forte. Alla fine degli anni Novanta, l’allora ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamava ironicamente i suoi seguaci gli “straccioni di Valmy” (riferimento storico alla battaglia del 20 settembre 1792, quando gli “straccioni” della Rivoluzione fermarono l’esercito prussiano dando inizio a una nuova era). Quasi trent’anni dopo, il generale Vannacci rivendica per i propri fedelissimi la provocatoria definizione di “feccia”.
“Straccioni e feccia: due provocazioni intelligenti, orgogliosamente offensive”, fa notare Sforzini. “Ma quando le parole si assomigliano, diventa ancora più interessante guardare gli uomini che vi stanno dietro. E, soprattutto, quelli che li scelgono”.
Sforzini ricorda come Cossiga, nel suo coraggioso tentativo di rompere il bipolarismo appena nato per ricreare un grande Centro con l’UDR, raccolse uomini provenienti da esperienze diversissime: ex Dc, socialdemocratici, parlamentari in fuga. Erano dei “riciclati”, certo. Ma non erano assolutamente degli “scarti”. Attorno al “Picconatore” si muovevano figure del calibro di Rocco Buttiglione, Clemente Mastella, Carlo Scognamiglio, Bruno Tabacci. Uomini che si potevano amare o detestare, ma ai quali era impossibile negare una cosa: erano politici veri, con una solida formazione, un mestiere parlamentare e delle scuole di pensiero alle spalle.

La lezione di Cossiga: una geometria politica, non una tappezzeria

La differenza abissale tra ieri e oggi, secondo l’autore, risiedeva nello spessore del leader e nel suo progetto. Francesco Cossiga aveva attraversato lo Stato in lungo e in largo: professore di diritto, Ministro dell’Interno negli anni di piombo, Presidente del Consiglio, del Senato e della Repubblica. “Poteva permettersi le picconate e gli straccioni perché dietro ogni sua provocazione c’erano diritto, storia e una concezione sacra dello Stato. Persino quando sbagliava, sbagliava in grande”.
Il fine ultimo di Cossiga non era quello di rubare un paio di parlamentari ad altri partiti per il puro gusto di farlo. Il suo era un disegno architettonico: voleva scardinare un sistema, scomponeva per ricomporre. Sforzini lo riassume con una frase geniale: “Cossiga cercava una nuova geometria, non una nuova tappezzeria”.

Il pericolo delle “cornacchie nere” e degli yes-men

Ed è qui che la lezione del passato diventa un monito bruciante per il presente. Un leader moderno può avere la forza, il carisma e il consenso per rompere gli schemi, ma non può scegliere ogni singolo dirigente da solo. Deve affidarsi a selezionatori, consiglieri e intermediari. “Ed è lì che ricominciano a volare le cornacchie nere”, avverte duramente Sforzini.
Le cornacchie nere sono quei cattivi consiglieri che infestano la politica moderna. “Adorano gli uomini piccoli perché gli uomini piccoli non fanno ombra”. Preferiscono l’obbediente cieco alla persona autorevole, l’esecutore silenzioso (l’alzamano) all’uomo dotato di un pensiero critico. Raccontano al leader di aver scovato nuovi talenti, ma in realtà gli portano solo vecchi impiegati della politica che controllano un pacchetto di tessere o qualche poltrona. Questi consiglieri misurano la crescita del partito con banali calcoli matematici, rubando un eletto al vicino: “Ma se cento sedie hanno semplicemente cambiato stanza, il palazzo non è diventato più grande”, sentenzia Sforzini.

La differenza tra classe dirigente e “impiegati della politica”

Il trasformismo non è un male assoluto se chi cambia casacca porta con sé “un pezzo di Paese, una cultura, un’esperienza”. Ma per farlo, devi essere già parte di una vera Classe Dirigente. Altrimenti resti solo un arrampicatore sociale, la cui misera biografia coincide unicamente con le poltrone occupate.
L’appello finale di Sforzini a chiunque voglia davvero cambiare la politica è chiaro: pretendete dai vostri consiglieri la statura. “Non servono cortigiani che dicano al capo quanto è grande; servono uomini abbastanza grandi da potergli dire quando una sua scelta è piccola. Perché i buoni consiglieri rafforzano il capo scegliendo persone all’altezza del suo progetto; quelli cattivi lo indeboliscono scegliendo persone all’altezza di loro stessi”.
Di fronte allo scenario odierno, conclude Sforzini, non si può che provare una profonda nostalgia per gli “straccioni” di Cossiga. Loro, almeno, avevano visione e cultura. Le cornacchie nere di oggi, invece, si accontentano solo di ciò che luccica.

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Politica

Scontro sui migranti a Filorosso, De Micheli (PD) attacca il Governo: “La sinistra non vuole ingressi incontrollati, ma Meloni è isolata in Europa”

“La sinistra non vuole ingressi incontrollati! Il Governo usa i migranti per nascondere i propri problemi e la Meloni è isolata in Europa”: il durissimo attacco del PD in TV! 📺 ⚡ Botta e risposta a distanza sul tema dell’immigrazione. A “Filorosso” su Rai 3, la deputata del Partito Democratico Paola De Micheli ha respinto al mittente le accuse della destra. “Noi siamo per governare i flussi in modo serio, ma salvare le vite in mare è un dovere!”, ha esclamato l’esponente dem, accusando l’attuale Governo di aver incrinato i rapporti con l’Unione Europea. “Invece di cercare solidarietà, hanno chiesto di chiudere Schengen e ora la Meloni è isolata dai partner europei. Fanno propaganda per paura della crescita della destra di Vannacci!”. La De Micheli ha poi elogiato il modello del premier spagnolo Pedro Sánchez: “Ha regolarizzato i lavoratori immigrati per inserirli nella legalità e far pagare loro le tasse, e grazie a questa manodopera la Spagna cresce del 3% rispetto alla nostra economia ferma!”. Leggi il riassunto dell’infuocato scontro televisivo nel nostro nuovo articolo politico! 👇 🇮🇹 E voi, siete d’accordo con la visione del Partito Democratico o con la linea dura del Governo? Il dibattito è aperto nei commenti!

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De Micheli a Filorosso

Redazione – Il salotto televisivo di “Filorosso” (il noto programma di approfondimento giornalistico condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi nella prima serata di Rai 3) si è trasformato in un’accesa arena di dibattito sul tema dell’immigrazione. A rispondere colpo su colpo alle rivendicazioni del Governo e a tracciare la linea dell’opposizione è intervenuta Paola De Micheli, deputata di spicco del Partito Democratico. Nel corso del serrato confronto dedicato alla gestione dei flussi migratori e al complesso meccanismo dei “dublinanti”, l’esponente dem ha voluto innanzitutto sgombrare il campo da quello che definisce un falso mito alimentato dalle destre: «La sinistra non è assolutamente per l’immigrazione incontrollata. Noi siamo per il governo rigoroso e umano dei flussi migratori».

“Governare i flussi e salvare vite umane”: la linea del Partito Democratico

Il ragionamento di Paola De Micheli parte da un presupposto umanitario inderogabile che, secondo la deputata, non può mai essere sacrificato sull’altare del calcolo elettorale. «Salvare delle vite in mare è e resterà sempre un dovere assoluto e imprescindibile», ha ribadito con forza l’esponente del Partito Democratico. Ma la gestione successiva agli sbarchi, ha precisato, non può essere scaricata sulle spalle delle amministrazioni locali o gestita a colpi di slogan.
La De Micheli ha infatti sottolineato l’assoluta e vitale necessità di una reale gestione comunitaria e europea del fenomeno migratorio. «Rispetto ad alcune scelte fatte da questo Governo di destra, noi francamente non riusciamo a capirne la logica di fondo. Il tema della solidarietà europea è fondamentale, perché un fenomeno macroscopico come quello migratorio (seppur fisiologicamente limitato in questa specifica fase storica) non è strutturalmente gestibile dai singoli Stati nazionali lasciati a sé stessi».

L’accusa al Governo Meloni: “Rottura della solidarietà europea e isolamento”

Proprio sul fronte dei rapporti con l’Unione Europea, la deputata del PD ha sferrato l’attacco più duro alla Presidente del Consiglio. Secondo l’analisi della De Micheli, l’atteggiamento dell’esecutivo italiano si è dimostrato profondamente distante dalla ricerca di una vera cooperazione continentale.
«Anziché mostrare e pretendere un atteggiamento di reale solidarietà europea, il nostro Governo ha pensato bene di chiedere la chiusura delle frontiere di Schengen. È stato un vero e proprio momento di rottura della solidarietà europea», ha accusato la parlamentare, aggiungendo un’amara considerazione: «I migranti, ancora una volta, sono stati usati in maniera strumentale per coprire o risolvere problemi di natura strettamente politica».
Un atteggiamento di rottura che, sempre a giudizio della De Micheli, avrebbe portato l’Italia in un vicolo cieco a livello diplomatico: «Alla fine, nemmeno i governi di destra sono stati in grado di cambiare realmente le regole del Trattato di Schengen, con il risultato che ora tutti i Paesi europei sono diventati molto più rigidi. E nell’ultimo vertice internazionale, Giorgia Meloni si è ritrovata completamente isolata dalle altre potenze».

Il fattore politico interno: “L’ombra di Vannacci condiziona la maggioranza”

Cosa spinge, dunque, il Governo ad adottare questa linea così dura? Secondo Paola De Micheli, le motivazioni andrebbero ricercate molto più nella propaganda di politica interna che in una reale strategia estera. La deputata dem ha puntato il dito in particolar modo contro «la crescita del partito del Generale Roberto Vannacci», un elemento di estrema destra che, a suo dire, starebbe condizionando pesantemente le scelte della maggioranza e distogliendo pericolosamente l’attenzione da una questione strutturale che richiederebbe, invece, una risposta pragmatica, condivisa e comune a livello europeo («Un tentativo di cooperazione europea che alcuni dei nostri Governi precedenti hanno fatto concretamente in passato», ha tenuto a precisare).

Il modello spagnolo di Sánchez: “Regolarizzare i lavoratori per far crescere l’economia”

Nella parte finale del suo intervento, Paola De Micheli ha voluto citare come virtuoso il caso della Spagna e le recenti e coraggiose politiche adottate dal governo socialista guidato da Pedro Sánchez.
«Sánchez ha avuto il coraggio e l’intelligenza di regolarizzare decine di migliaia di lavoratori stranieri, che ora lavoreranno alla luce del sole, pagheranno regolarmente le tasse ed entreranno in maniera sana nel circuito della legalità, togliendo manodopera al caporalato». La deputata ha specificato che molti di questi lavoratori «provengono dal Sud America e parlano la stessa lingua», chiarendo che questa misura «non c’entra niente» con le crisi del Marocco o degli sbarchi irregolari di clandestini.
«Sánchez ha semplicemente fatto una brillante operazione economica, esplicitamente richiesta dalle stesse imprese spagnole, che oggi non a caso stanno crescendo a una media sbalorditiva del 3% del Pil. Esattamente il contrario dell’Italia», ha concluso sferzante la De Micheli, definendo la strategia spagnola come l’unica «logica appropriata» per coniugare accoglienza, diritti e sviluppo economico.

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