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Lifestyle & Benessere

L’infanzia rubata dagli schermi: i danni irreversibili dei cellulari sui nostri bambini

L’uso degli smartphone come “ciucci digitali” altera lo sviluppo, il linguaggio e l’empatia: la grave inchiesta sull’infanzia rubata dagli schermi. 📱 🧸

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Bambino con smartphone

Roma – Basta osservare i tavoli di una qualsiasi pizzeria o passeggiare in un parco cittadino per assistere a una scena ormai considerata tragicamente normale: bambini di due o tre anni, ancora seduti nel passeggino, ipnotizzati dallo schermo luminoso di uno smartphone o di un tablet. Quello che fino a un decennio fa veniva considerato un passatempo occasionale si è trasformato in una vera e propria epidemia silenziosa che sta ridisegnando l’architettura cerebrale e relazionale delle nuove generazioni. L’infanzia, un tempo sinonimo di movimento, scoperta sensoriale, ginocchia sbucciate e interazione rumorosa con i coetanei, è stata progressivamente sequestrata e confinata all’interno di un perimetro virtuale di pochi pollici. Non stiamo assistendo semplicemente a un’evoluzione tecnologica dei costumi, ma a un drammatico esperimento sociale a cielo aperto i cui danni cognitivi, fisici e psicologici iniziano solo ora a manifestarsi in tutta la loro gravità.

Il “ciuccio digitale” e la comodità illusoria dei genitori moderni

Alla radice di questo fenomeno vi è una preoccupante delega educativa messa in atto dagli adulti. Lo smartphone è diventato a tutti gli effetti il nuovo “ciuccio digitale”, lo strumento perfetto e infallibile per placare un pianto, ottenere silenzio durante un pasto al ristorante o guadagnare mezz’ora di tranquillità in casa. Tuttavia, questa comodità genitoriale immediata si paga a un prezzo altissimo per lo sviluppo del minore. Utilizzare un display luminoso per spegnere le intemperanze di un bambino significa negargli la possibilità fondamentale di imparare a gestire la frustrazione, la noia e l’attesa. Il cervello infantile viene letteralmente inondato da un flusso continuo di stimoli visivi e sonori artificiali che generano una gratificazione istantanea, abituando la mente a una soglia di attenzione brevissima e rendendo intollerabile la normale lentezza della vita reale.

Danni cognitivi e l’epidemia dell’analfabetismo emotivo

Gli allarmi lanciati da pediatri, neuropsichiatri e logopedisti convergono su un dato inequivocabile: l’esposizione precoce e prolungata agli schermi altera lo sviluppo neurologico. Il bambino impara l’empatia, la gestione dei sentimenti e la comunicazione decodificando le micro-espressioni dei volti umani, ascoltando i toni di voce e interagendo fisicamente con la realtà tridimensionale. Uno schermo piatto e retroilluminato, per quanto proponga contenuti apparentemente educativi, restituisce un’interazione sterile e passiva. Il risultato è una generazione che rischia l’analfabetismo emotivo: bambini che sanno navigare abilmente su YouTube prima ancora di saper parlare in modo articolato, ma che entrano in crisi profonda di fronte al minimo ostacolo relazionale o quando devono interpretare lo stato d’animo di un loro compagno di giochi.

Il crollo del linguaggio e la perdita del coordinamento motorio

L’impatto di questa sovraesposizione tecnologica è drammaticamente evidente nelle aule delle scuole materne ed elementari. Le maestre denunciano un quadro clinico e pedagogico allarmante: aumentano i bambini con gravi ritardi nello sviluppo del linguaggio, povertà lessicale e incapacità di costruire frasi complesse. A questo si aggiunge un deficit motorio preoccupante. Un bambino che trascorre ore sul divano a far scorrere un dito su un vetro touch-screen non sviluppa la manualità fine né la coordinazione spaziale. Arrivano sui banchi di scuola bambini che non sanno impugnare correttamente una matita, usare un paio di forbici o allacciarsi le scarpe, e che mostrano goffaggine fisica perché privati di quelle fondamentali ore di gioco libero, di corsa e di manipolazione di oggetti reali che allenano il corpo e la mente.

L’ombra dei social media e l’ansia da prestazione precoce

Man mano che l’età avanza, il passaggio dai cartoni animati ai social network (spesso utilizzati aggirando i limiti d’età legali) innesca dinamiche psicologiche ancora più pericolose. Piattaforme progettate con gli stessi meccanismi delle slot machine catturano i preadolescenti in una dipendenza fatta di “mi piace”, visualizzazioni e modelli estetici irraggiungibili. Si innesca una competizione feroce per l’accettazione sociale che alimenta disturbi del sonno, ansia da prestazione, dismorfismo corporeo e, nei casi peggiori, espone i minori alle ferite del cyberbullismo. L’autostima di un ragazzino finisce per dipendere dall’approvazione di una platea virtuale di sconosciuti, allontanandolo dalla costruzione di amicizie autentiche e solide nel mondo reale.

Spegnere gli schermi per riaccendere la vita: una responsabilità collettiva

Affrontare questa emergenza richiede molto più che un semplice senso di colpa genitoriale: serve un’inversione di rotta culturale. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, che resta uno strumento formidabile se usato con consapevolezza e alla giusta età, ma di proteggere il diritto sacro all’infanzia. È imperativo stabilire regole ferree: niente schermi nei primissimi anni di vita, niente smartphone a tavola o prima di dormire, e un controllo rigoroso sui tempi di utilizzo. Ma soprattutto, dobbiamo avere il coraggio di restituire ai nostri figli il “dono” della noia. È proprio nei momenti di vuoto, senza un display a riempire il silenzio, che si accende la scintilla della creatività, dell’immaginazione e del gioco indipendente. Spegnere uno schermo significa, in fondo, riaccendere la vita e salvare il futuro di un’intera generazione.

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Lifestyle

Monica Setta festeggia in Puglia: compleanno vip a Torre Maizza

Serata di gala in Puglia per il compleanno di Monica Setta a Masseria Torre Maizza: parterre esclusivo di ospiti e un misterioso arrivo a sorpresa. 🎂 ✨

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MONICA SETTA

Ostuni – Il suggestivo triangolo geografico compreso tra i comuni di Fasano, Ostuni e Savelletri si conferma l’epicentro d’elezione per i grandi eventi del jet set e dell’imprenditorialità nazionale. Dopo l’eco mediatica suscitata dalle fastose nozze del portiere della Nazionale Gianluigi Donnarumma con Alessia Elefante, celebrate proprio tra le spiagge e le storiche masserie della costa adriatica, la Puglia torna al centro dei riflettori della cronaca rosa e culturale. Mercoledì 5 agosto 2026, la prestigiosa cornice di Masseria Torre Maizza ospiterà il tradizionale e attesissimo gala per il compleanno della giornalista e nota conduttrice della Rai Monica Setta. L’evento si preannuncia come un momento di forte richiamo per personalità del mondo economico, istituzionale e dello spettacolo, consolidando il legame profondo tra la professionista e la sua terra d’origine.

L’eleganza Salento chic tra gli ulivi secolari e l’aranceto

La macchina organizzativa della serata, curata all’interno del resort di lusso della Rocco Forte Collection diretto dal top manager Franco Girasoli, ha pianificato ogni dettaglio nel segno dell’eccellenza e della valorizzazione del territorio. I festeggiamenti prenderanno il via al tramonto, un momento magico in cui gli ospiti si ritroveranno per un aperitivo all’aperto, immersi nella quiete degli ulivi secolari e del profumato aranceto della struttura. Successivamente, la serata si sposterà negli spazi interni per una cena placée riservata a una quarantina di invitati selezionati con cura. L’allestimento scenografico e floreale sarà firmato dal noto maestro d’arte Michele Zaurino, pronto a stupire i presenti con uno stile ribattezzato “Salento chic”, un’esplosione cromatica e olfattiva dominata dall’accostamento tra peonie rosa e mandarini freschi.

Il concerto dal vivo di Angelo Trane e il tributo a Fred Bongusto

Ad accompagnare il banchetto e a scandire i tempi dell’evento sarà una colonna sonora raffinata e interamente eseguita dal vivo. La direzione musicale è stata affidata al musicista brindisino Angelo Trane, un artista di grande talento lanciato originariamente da Carlo Conti e consacrato al grande pubblico televisivo grazie alle sue eccellenti interpretazioni all’interno della trasmissione di Rai 1 “Tale e Quale Show”. Trane proporrà alla platea un viaggio intimo ed emozionante nella storia della canzone italiana, alternando i suoi nuovi brani inediti a un accorato e personale tributo ai grandi successi di Fred Bongusto, le cui melodie senza tempo si sposano perfettamente con l’atmosfera calda e rilassata delle notti d’estate in Puglia.

Il menu a base di pesce e il taglio della torta a bordo piscina

Sotto il profilo gastronomico, lo chef del resort ha ideato un percorso culinario interamente dedicato alle eccellenze del mare Adriatico, esaltando la freschezza delle materie prime locali e la tracciabilità della filiera corta. Le portate di pesce saranno abbinate a una selezione di champagne di grande pregio, celebrando la convivialità in un clima di sobria raffinatezza. Il momento più atteso si consumerà intorno alla mezzanotte a bordo piscina, dove Monica Setta procederà al tradizionale taglio della torta monumentale, realizzata per l’occasione dai maestri pasticceri di Gourmandise. I festeggiamenti proseguiranno nelle prime ore della notte con l’apertura di un ricco buffet di dolci artigianali e con nuovi momenti di intrattenimento musicale per gli amici presenti.

Una lista di invitati top secret e il mistero dell’ospite a sorpresa

L’elenco definitivo dei partecipanti rimane custodito nel massimo riserbo per tutelare la tranquillità degli ospiti, ma le indiscrezioni trapelate nelle ultime ore delineano un parterre di altissimo livello istituzionale e manageriale. Tra i nomi dei presenti si registrano Matteo Colamussi, amministratore delegato di Sistemi Urbani del Gruppo FS, il giovane imprenditore Marco Di Venuto, inserito da Forbes tra le cento promesse del futuro, Gabriele Menotti Lippolis, past president di Confindustria Brindisi, e l’industriale del settore ricettivo Fernando Nazaro, esponente di Confindustria Puglia. A loro si uniranno gli storici affetti della conduttrice, come Anna Cinti, direttrice del Museo di Brindisi, l’architetta Isabella Altamura, Stefania Rengo ed Enzo Visentin. Ma a accendere la curiosità dei residenti è la notizia di un misterioso arrivo a sorpresa, la cui identità segreta promette di regalare un grande colpo di scena alla serata.

L’impatto economico del turismo d’élite sul territorio pugliese

In ultima analisi, il ripetersi di appuntamenti di così alto profilo all’interno del distretto compreso tra Fasano e Savelletri riapre una riflessione importante sulle ricadute economiche stabili che il turismo d’élite e la presenza dei volti noti generano sull’indotto locale. Permettere al territorio di accogliere manifestazioni e soggiorni esclusivi costituisce una potente dinamo per le attività commerciali di vicinato, per le aziende di artigianato locale e per le imprese di servizi, creando nuove opportunità di impiego e di stabilità per i giovani professionisti della zona. La cooperazione strategica tra l’amministrazione, i grandi marchi dell’ospitalità alberghiera e il capitale umano dei residenti rimane la via maestra per difendere l’incolumità e la bellezza del paesaggio, dimostrando che il futuro della Puglia passa dalla capacità di unire l’accoglienza di qualità al rispetto profondo delle proprie radici storiche.

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Psicologia delle relazioni

Ho due amanti ed un marito ! | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Cara dottoressa, ho un marito che mi attrae come un funerale, ma è la mia unica fonte di reddito. Appena ho conosciuto un uomo economicamente stabile, me lo sono subito “accaparrato”. Non nascondo che, con il passare del tempo, la noia nei confronti dell’uomo che ho sposato era diventata tale da spingermi a guardare altrove.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Cara dottoressa, ho un marito che mi attrae come un funerale, ma è la mia unica fonte di reddito. Appena ho conosciuto un uomo economicamente stabile, me lo sono subito “accaparrato”. Non nascondo che, con il passare del tempo, la noia nei confronti dell’uomo che ho sposato era diventata tale da spingermi a guardare altrove. Così è arrivato il mio primo amante: rappresentava la bontà, l’intelligenza, la parte più cerebrale di un uomo.
Con il tempo, però, anche quella passione si è affievolita. Poi, nella mia vita, è entrato quasi con prepotenza un altro uomo, un giovane massaggiatore che sembra più un animale che un essere umano. Quando faccio l’amore con lui entro in un’altra dimensione. È esperto, passionale, coinvolgente, molto più di tanti uomini maturi.
Purtroppo, di recente, si è fidanzato con una donna matura come me e mi ha confidato che è lei a mantenerlo. Da allora è sempre meno disponibile nei miei confronti. Avevo trovato un equilibrio: mio marito, il primo amante e lui. Tutto sembrava funzionare senza cambiare nulla. Ora, invece, questa novità mi destabilizza. Sapere che frequenta un’altra donna mi provoca dispiacere. So bene che non posso impedirglielo e che ha tutto il diritto di vivere la sua vita, ma temo di perdere i nostri momenti, la nostra intimità. È normale provare tutto questo?
Caterina

Capisco il suo disagio ma, come lei si sente libera di gestire il rapporto con suo marito secondo le sue esigenze, ancora più libero è un amante, che per definizione non è vincolato da un progetto comune né da un impegno riconosciuto. Una relazione clandestina vive spesso di libertà, di spontaneità e di assenza di obblighi: pretendere esclusività in un contesto del genere rischia di diventare una contraddizione.
Più che soffermarmi sulla presenza dei due amanti, mi colpisce il modo in cui descrive gli uomini della sua vita. Ognuno sembra avere una funzione ben precisa: il marito rappresenta la sicurezza economica, il primo amante soddisfa il bisogno di dialogo e di stimolo intellettuale, il secondo quello della passione e del desiderio. È come se nessuno potesse essere una persona nella sua interezza, ma ciascuno fosse chiamato a colmare un vuoto diverso.
Questa frammentazione può offrire, almeno inizialmente, un senso di equilibrio, perché ogni relazione compensa ciò che manca nelle altre. Tuttavia è un equilibrio fragile: basta che uno degli elementi cambi posizione, come è accaduto con il massaggiatore, perché l’intero sistema entri in crisi.
Lei dice di essere turbata perché lui frequenta un’altra donna. Forse quella che definisce gelosia non nasce soltanto dalla paura di perderlo sessualmente. Potrebbe derivare anche dal fatto che, per la prima volta, non è più lei a decidere le regole del gioco. Fino a oggi era stata lei a distribuire il proprio tempo e i propri sentimenti tra più uomini; adesso sperimenta la sensazione di poter essere sostituita. È una posizione nuova, che inevitabilmente mette in contatto con la vulnerabilità.
Mi domando anche se la sua continua ricerca di nuove emozioni non sia diventata un modo per evitare un confronto più profondo con se stessa. Cambiano gli uomini, cambiano le sensazioni, ma il bisogno di cercare continuamente qualcosa di diverso sembra restare identico. Quando una relazione perde intensità, invece di chiedersi che cosa stia accadendo dentro di sé, compare subito un nuovo investimento emotivo.
Non è detto che il problema siano i suoi amanti o suo marito. Forse il vero interrogativo è un altro: cosa cerca davvero in queste relazioni? Sicurezza, conferme, desiderio di sentirsi viva, paura della solitudine, bisogno di essere desiderata? Finché questa domanda rimane senza risposta, è probabile che nessun uomo riesca a darle una soddisfazione stabile, perché ogni rapporto finirà per essere sostituito da un altro quando l’emozione iniziale inevitabilmente si attenuerà.
Più che molta libertà, nella sua lettera leggo molta inquietudine. E l’inquietudine, quando non viene compresa, spesso si traveste da continua ricerca di emozioni nuove.

Mi potete mandare un messaggio privato su Facebook
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Lifestyle

Gioisci poiché ti dimenticarono

Nella poesia “Gioisci poiché ti dimenticarono…!” dell’autore albanese Odise Kote, la parola “gioisci” è forse la parola più assurda e allo stesso tempo più dolorosa. Ella, suona come un invito all’allegria, ma in realtà è un sorriso amaro, quel sorriso che appare quando l’uomo non vuole mostrare la propria piaga. È quell’istante in cui “ridiamo per non piangere”.

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Timo Mërkuri

Redazione-  Nella poesia “Gioisci poiché ti dimenticarono…!” dell’autore albanese Odise Kote, la parola “gioisci” è forse la parola più assurda e allo stesso tempo più dolorosa. Ella, suona come un invito all’allegria, ma in realtà è un sorriso amaro, quel sorriso che appare quando l’uomo non vuole mostrare la propria piaga. È quell’istante in cui “ridiamo per non piangere”.

Questa poesia è una meditazione culturale e filosofica sul destino dell’uomo in un tempo che non sa fermarsi e non sa ricordare.

L’epoca si presenta come uno spazio in cui l’oblio è diventato uno stile di vita e dove il vuoto ha sostituito la profondità. In questo nuovo ordine, essere dimenticati non è solo una questione emotiva. È uno spostamento dal centro alla periferia, un allontanamento taciturno dallo spazio attivo, dove la parola pesa e dove la presenza ha senso. È stare in disparte!

Essere dimenticati significa restare ai margini, là dove la tua voce non è né richiesta né autorizzata a farsi sentire. Soprattutto quando sei capace e ricco di valori e di coraggio civile, quando la tua conoscenza e il tuo coraggio disturbano la falsa tranquillità del tempo. Perché essere ascoltati significa essere al centro dell’attenzione, mettere in discussione, guidare e dare una direzione; ma questo è un tempo in cui al centro emergono spesso voci forti nei toni, ma superficiali nel sapere, mentre i pensieri giusti restano nell’ombra. Così può accadere di essere una luce in un angolo dimenticato della città, mentre il centro è illuminato da nuove e vuote pubblicità.

Quando il poeta dice che l’epoca è “fissata a dimenticare”, non parla solo di ricordi personali. Parla di una cultura che consuma l’uomo e lo mette da parte non appena passa l’istante dell’utilità e della necessità della sua presenza e del suo contributo. Qui l’oblio non è solo mancanza di memoria. È una divisione, disparte inflitta all’uomo, un’interruzione del dialogo tra l’individuo e la società. È un silenzio che cala tra l’uomo e il mondo.

In questo senso, il verso:
“Gioisci poiché ti dimenticarono!”
assume un suono duplice. In superficie è consolazione. In profondità è un’ironia amara, non tanto verso di te quanto verso il tempo stesso. Perché gioire dell’oblio è un’assurdità. Ed è proprio questa assurdità a rendere l’ironia più forte della protesta. Il poeta non sceglie di gridare. Sceglie il rovesciamento. L’ironia è come un coltello avvolto nella seta: non lo vedi quando colpisce, ma ne senti profondamente il colpo.

Se il poeta avesse gridato: opponiti, lotta, rivendica il tuo posto, la poesia sarebbe stata più diretta. Ma sarebbe stata anche più ordinaria. Dicendo “gioisci”, egli spoglia l’emarginazione della sua gravità. Trasforma l’oblio in uno specchio del tempo.

È una forma di protesta silenziosa, un atteggiamento stoico che afferma: se il mio posto non mi viene dato, non lo chiederò.

Eppure, sotto questa quiete si cela un dolore profondo. Perché l’oblio continuo conduce l’uomo verso un pericolo ancora più grande: non solo essere dimenticato dagli altri, ma dimenticare se stesso. E i versi finali sono taglienti nella loro semplicità:

“Respiri profondamente,
e così lo dimentichi facilmente te stesso…”

Qui la poesia diventa esistenziale. Dimenticare se stessi significa rinunciare alla propria dignità, alle proprie capacità, al proprio sapere e al proprio coraggio. È come spegnere la luce nella propria casa perché nessuno bussa alla porta. All’inizio è un’oscurità quieta. Poi diventa vuoto.

La metafora della “sciarpa dell’amnesia” approfondisce questa idea:
“avvolgiti con la sciarpa dolce,
calda dell’amnesia.”

Questa sciarpa ti protegge dal freddo dell’emarginazione, ma ti chiude anche l’orizzonte. Ti offre conforto, ma ti sottrae la possibilità di agire. È come una stanza calda in cui resti al sicuro, ma con le finestre chiuse e tu sei isolato. L’amnesia ti calma, ma ti priva della memoria che mantiene viva l’identità.

ODISE KOTE – GIOISCI POICHÉ TI DIMENTICARONO

La nostra epoca si è arresa
al demone della velocità.

Quando le cose accadono troppo in fretta,
nessuno è sicuro di nulla,
proprio di nulla, neppure per se stesso.

La nostra epoca è fissata per dimenticare,
si sente esausta da se stessa,
schifata e cerca di spegnere
quella scintilla di memoria.

Amico caro, non tormentare te stesso!

Esci dalla fanghiglia della sofferenza, del sacrificio,
non pensare alle risate che ti ferirono,
avvolgiti con la sciarpa dolce,
calda dell’amnesia.

Gioisci poiché ti dimenticarono!

Respiri profondamente,
e così
lo dimentichi facilmente te stesso…

Traduzione: Angela Kosta

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