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Territorio

Magia pura a Paganico Sabino: la Notte delle Pantasime e il Summer Fest infiammano l’estate nel cuore del borgo

Il fascino dei borghi antichi che non si arrendono! A Paganico Sabino esplode l’estate: venerdì il rap d’autore con il Summer Fest, sabato la magia ancestrale e il rito del fuoco con la “Notte delle Pantasime”. Un weekend imperdibile nel cuore della Sabina tra musica, fuochi d’artificio e pura tradizione. 🔥 🎶 🏕️

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Locandina Evento Paganico Sabino

Tradizioni e Borghi – C’è una magia inimitabile e struggente che avvolge i piccoli borghi italiani quando il sole rovente cala dietro le montagne e le antiche piazze in pietra iniziano, magicamente, a riempirsi di voci allegre, luci calde e profumi irresistibili della tradizione rurale. Non stiamo certo parlando dei soliti, caotici e freddi eventi turistici da riviera, ma di qualcosa di molto più profondo, intimo e viscerale. A Paganico Sabino, incantevole gioiello architettonico incastonato nella rigogliosa natura della provincia di Rieti, l’estate non è mai stata considerata una semplice stagione turistica, ma un vero e proprio atto d’amore comunitario verso le proprie radici. L’Estate Paganichese 2026 sta dimostrando a tutti, ancora una volta, cosa significhi fare “resistenza culturale” nel cuore dell’Italia: da fine luglio, la coraggiosa Pro Loco sta animando il paese con un calendario fittissimo che intreccia sapientemente la fiera tradizione contadina, la cultura locale, la buona tavola e la grande musica dal vivo. Un percorso emozionante che sta finalmente per culminare nel weekend più infuocato, misterioso e atteso dell’intero anno.

Molto più di un semplice evento estivo: la resistenza culturale della Sabina

Dietro ogni singolo appuntamento dell’Estate Paganichese c’è il sudore della fronte, la dedizione assoluta e il lavoro instancabile dei volontari della Pro Loco locale, sostenuti fortemente quest’anno dal vitale contributo della Regione Lazio. Non si tratta di organizzare festicciole per riempire le serate di noia dei villeggianti, ma di tessere un vero e proprio filo rosso emotivo tra le diverse generazioni. Le lente passeggiate esperienziali nei fitti boschi, le lunghe serate gastronomiche che sanno di antiche ricette delle nonne, i rumorosi tornei popolari che fanno ritrovare il puro gusto dello stare insieme: tutto concorre a un unico, vitale e grande obiettivo, ovvero quello di non far morire lo spirito e l’identità della Sabina. E ora, mentre ci avviciniamo inesorabilmente alla fine di agosto, tutta l’attesa del paese è giustamente concentrata sul weekend di venerdì 21 e sabato 22, quando Piazza Vittorio Emanuele abbandonerà del tutto la sua proverbiale e silenziosa quiete per trasformarsi nel cuore pulsante di due notti destinate a rimanere indelebilmente scolpite nella memoria della comunità: il Paganico Sabino Summer Fest e la leggendaria, magica Notte delle Pantasime.

Venerdì 21 agosto: il rap d’autore fa vibrare le antiche pietre con il Summer Fest

La grandiosa festa paesana entrerà ufficialmente nel vivo venerdì 21 agosto, a partire dalle ore 20:00, con la sesta, acclamatissima edizione del Paganico Sabino Summer Fest. La genialità assoluta di questo primo evento sta nel contrasto meraviglioso tra l’austerità storica del borgo e la modernità prorompente della proposta musicale. La piazza principale, infatti, non ospiterà la classica orchestra di liscio, ma si aprirà coraggiosamente alle nuove generazioni, portando in scena alcuni tra i nomi più freschi, interessanti e seguiti della scena rap e cantautorale contemporanea. Sul grande palco, presentati dalla verve travolgente di Riccardo Zianna, si alterneranno artisti del calibro di Nùma, Bohris, Meschia, Peter White e Maninni. Sarà una serata in cui le rime urbane e le melodie moderne si fonderanno miracolosamente con l’atmosfera rurale, dimostrando che i nostri piccoli paesi non sono affatto musei polverosi del passato destinati a morire, ma palcoscenici vivissimi capaci di accogliere il futuro a braccia spalancate.

Il fuoco e la memoria: il fascino misterioso e ancestrale della Notte delle Pantasime

Ma l’anima vera, più antica e misteriosa di Paganico Sabino si risveglierà dal suo letargo il giorno successivo, sabato 22 agosto. È la celebre Notte delle Pantasime, un evento dal fascino ancestrale, capace di unire armoniosamente la festa moderna a uno dei riti folkloristici più identitari, affascinanti e sentiti dell’intera comunità sabina. La “pantasima” (che nel gergo dialettale richiama il fantasma o un grande fantoccio), nella profonda tradizione contadina del centro Italia, rappresenta spesso il capro espiatorio, l’inverno che muore per far spazio alla primavera, o la purificazione necessaria per propiziare un buon raccolto agricolo e allontanare le malattie e le negatività accumulate durante l’anno. Si tratta di un vero e proprio rito laico di purificazione collettiva, un momento sacro in cui le paure vengono letteralmente esorcizzate e bruciate nel fuoco della comunità, stringendo le persone in un unico, immenso abbraccio liberatorio attorno alle fiamme.

Sabato 22 agosto: tra grande musica dal vivo, fuochi d’artificio e il ballo purificatore

Il ricco programma di sabato sera si presenta come un vero e proprio crescendo rossiniano di emozioni irripetibili. Dalle ore 20:00 la piazza inizierà a scaldarsi i muscoli con le esibizioni live di Sartoria Musique e Golden Era Classics, preparando l’atmosfera per il grande rito collettivo. Alle 23:00, l’intera folla starà con il naso all’insù per ammirare il grandioso spettacolo pirotecnico che illuminerà a giorno il cielo stellato e purissimo della Sabina. Ma sarà solo il delizioso antipasto visivo. Alle 23:30 in punto, infatti, scoccherà l’ora fatidica: il momento solenne del tradizionale e gigantesco falò rituale. Il fuoco purificatore divorerà le vecchie paure di cartapesta e darà il via al celebre Ballo delle Pantasime, in cui la ritmica musicale, il calore delle fiamme e le danze popolari si mescoleranno in una coreografia spontanea e travolgente, capace di abbattere, nel buio della notte, ogni singola barriera sociale tra giovani e anziani, tra residenti storici e turisti di passaggio.

Un modello di promozione da difendere: quando investire nelle radici salva il territorio

Iniziative di questo enorme spessore culturale non nascono mai per puro caso. L’intera kermesse paganichese rientra con pieno e assoluto merito tra i progetti sostenuti dal “Fondo per le iniziative di promozione e valorizzazione del territorio regionale” (attivo da marzo ad agosto 2026) erogato della Regione Lazio. Si tratta di una conferma politica e sociale importantissima: le istituzioni, finalmente, hanno capito che la promozione turistica e culturale dei piccoli borghi arroccati della Sabina non è un inutile spreco di denaro pubblico, ma il miglior e più redditizio investimento possibile per salvare il futuro e l’anima del nostro Paese. Sostenere il coraggio di Paganico Sabino significa difendere a spada tratta un modello di vita sano, fatto di relazioni umane autentiche, di folklore incontaminato e di inestimabile bellezza paesaggistica. Chi non ha mai avuto la fortuna di esserci, farebbe bene a non perdersi questo fine settimana. Perché ci sono notti in Italia, come quelle magiche delle Pantasime, in cui il fuoco scoppiettante scalda molto più del semplice corpo: scalda l’anima, ricordandoci esattamente da quale terra meravigliosa veniamo.

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Territorio

Oltre la spiaggia, costruire autonomie: con “Lo Sguardo della Dea” e Sol.Inc il lavoro sul mare diventa riscatto e futuro per i giovani care leaver

L’accoglienza vera non si interrompe al compimento della maggiore età; al contrario, si trasforma nel coraggio di scommettere sul futuro, sui diritti e sulla dignità di ogni persona. È questa la visione profonda che anima Lo Sguardo della Dea, molto più di un ristorante sul mare: è un vero e proprio presidio di comunità e giustizia sociale. Situato all’interno dello stabilimento balneare Torre Marina, sul litorale di Ardea, il progetto è gestito da Sol.Inc., l’impresa sociale promossa dalla Fondazione Protettorato San Giuseppe. Qui la ristorazione, l’ospitalità e la cura del territorio si mettono interamente al servizio dell’inclusione.

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"Lo Sguardo della Dea" e Sol.Inc

Ardea-  L’accoglienza vera non si interrompe al compimento della maggiore età; al contrario, si trasforma nel coraggio di scommettere sul futuro, sui diritti e sulla dignità di ogni persona. È questa la visione profonda che anima Lo Sguardo della Dea, molto più di un ristorante sul mare: è un vero e proprio presidio di comunità e giustizia sociale. Situato all’interno dello stabilimento balneare Torre Marina, sul litorale di Ardea, il progetto è gestito da Sol.Inc., l’impresa sociale promossa dalla Fondazione Protettorato San Giuseppe. Qui la ristorazione, l’ospitalità e la cura del territorio si mettono interamente al servizio dell’inclusione.
​Al centro di questa straordinaria esperienza ci sono ragazzi e ragazze arrivati in Italia come minori stranieri non accompagnati, che hanno vissuto percorsi di crescita e protezione all’interno delle case di accoglienza della Fondazione. Per loro, il raggiungimento dei diciotto anni rappresenta spesso una soglia di grande vulnerabilità: il momento in cui bisogna affrontare la sfida più complessa, ovvero costruire da zero la propria autonomia abitativa, economica e sociale in un Paese straniero.
​Per rispondere a questo bisogno di giustizia sociale ed evitare che i giovani vengano lasciati soli nel momento più delicato della transizione all’età adulta, è nata Sol.Inc. Grazie a percorsi strutturati di formazione professionale, tirocini e inserimenti lavorativi all’interno dello ‘Lo Sguardo della Dea’ che comprende un ristorante, bar della pizzeria e nel chiosco sulla spiaggia di Torre Marina, i ragazzi acquisiscono competenze concrete, ritrovano fiducia in se stessi e sperimentano il valore trasformativo del lavoro dignitoso.
​L’iniziativa è stata fortemente voluta dalla Presidente della Fondazione Protettorato San Giuseppe, Elda Melaragno:
​“Da sempre consideriamo il lavoro uno strumento fondamentale da offrire ai ragazzi che accogliamo nelle nostre case famiglia, specialmente a quelli stranieri: sono loro che, una volta usciti da qui, rischiano altrimenti di diventare bersaglio di reti pronte a offrire facili e spesso illeciti guadagni. Per questo, sono davvero entusiasta che l’impresa sociale Sol.Inc, che abbiamo fortemente voluto, si sia aggiudicata la gestione di quest’attività: perché così possiamo offrire a questi ragazzi non soltanto un lavoro, ma un bel lavoro. Sono sicura che sapranno valorizzare e mettere a frutto questa opportunità, con la stessa serietà e responsabilità che hanno appreso e fatto proprie durante il periodo dell’accoglienza. Abbiamo dato loro un paio d’ali: ora sono pronti a spiccare il volo”.

​A ribadire la forza di questo modello di economia sociale anche il Presidente di Sol.Inc., Armando Cancelli, che ha evidenziato l’impatto trasformativo del progetto:
​”Con ‘Lo Sguardo della Dea’ dimostriamo che il lavoro non è solo produzione, ma inclusione, riscatto e coesione sociale. Ogni piatto servito e ogni giorno di formazione vissuto in questo stabilimento rappresentano un mattone fondamentale per costruire una società più equa, solidale e aperta al futuro”.

​Unendo la bellezza del mare laziale alla forza dei diritti, la Fondazione Protettorato San Giuseppe e Sol.Inc. confermano che investire sui giovani significa investire sul benessere e sulla crescita dell’intera collettività.

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Piana del Cavaliere

Carsoli, il guardiano d’Abruzzo: un viaggio emozionante tra antiche rovine romane, castelli e segreti sepolti

Molto più di un semplice casello autostradale! Carsoli è il “guardiano d’Abruzzo”, uno scrigno segreto fatto di antiche rovine romane, castelli medievali mozzafiato e grotte misteriose. Un viaggio tra storia, tradizioni e sapori genuini per riscoprire la bellezza dei nostri borghi. Fermatevi, ne vale la pena! 🏰 ⛰️ 🍝

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Carsoli-CorradoDeSantis

Carsoli – Ci sono luoghi meravigliosi, nel nostro complesso e frenetico Paese, che rischiano ingiustamente di essere considerati dai turisti come dei semplici e freddi “punti di passaggio”. Nomi geografici che leggiamo frettolosamente e distrattamente sui grandi cartelli autostradali mentre sfrecciamo a 130 all’ora verso altre destinazioni turistiche più blasonate. Eppure, se solo avessimo il coraggio e la curiosità intellettuale di sollevare per un attimo il piede dall’acceleratore e di deviare il nostro percorso preimpostato, scopriremmo inaspettatamente dei mondi segreti capaci di toglierci il fiato. È esattamente il caso di Carsoli, il fiero, nobile e silenzioso guardiano d’Abruzzo. Adagiata in modo assolutamente strategico al confine esatto con il Lazio, questa terra antica è molto, ma molto di più di un banale casello per pagare il pedaggio sull’autostrada A24. Carsoli è una porta d’ingresso solenne, un vero e proprio varco spazio-temporale che conduce i viandanti dritti nel cuore selvaggio, aspro e puro dell’Abruzzo. Una cittadina che, tra le pieghe boscose delle sue montagne e le pietre consunte delle sue rovine, custodisce gelosamente una storia millenaria fatta di battaglie epiche, cavalieri medievali, fede incrollabile e natura incontaminata.

L’antica Carseoli: quando le possenti legioni romane marciavano fiere sulla Via Valeria

Per comprendere davvero l’anima profonda e orgogliosamente resistente di questa formidabile comunità, bisogna inevitabilmente scavare nel suolo polveroso e tornare indietro nel tempo di oltre duemila lunghissimi anni. Molto prima che i moderni e grigi viadotti in cemento armato tagliassero in due la schiena dell’Appennino, qui sorgeva fiorente l’antica e potente Carseoli. Fondata dai Romani all’inizio del III secolo a.C., questa colonia aveva un’importanza militare, politica e logistica semplicemente incalcolabile: era la vera, inespugnabile chiave di volta per il controllo della preziosissima Via Valeria, l’arteria vitale e commerciale che collegava la capitale dell’Impero al Mare Adriatico. I soldati romani dovettero sudare sangue e lacrime per difenderla dagli assalti disperati delle fiere e indomite popolazioni italiche dei Marsi e degli Equi, che non volevano piegarsi all’invasore. Ancora oggi, camminando in religioso silenzio nei pressi della suggestiva frazione di Civita, è possibile respirare a pieni polmoni il profumo inebriante dell’epica romana: i resti imponenti delle mura poligonali, le deboli tracce dell’antico foro e i frammenti sparsi dei templi pagani ci ricordano silenziosamente che qui, su questa stessa terra che noi calpestiamo distrattamente, hanno marciato legioni invincibili e si sono decisi, nel sangue, i destini di interi imperi.

Il Castello Orsini: una fortezza malinconica che domina sovrana il tempo e lo spazio

Se la parte bassa di Carsoli profuma intensamente di antichità romana, basta alzare lo sguardo verso il cielo azzurro per incontrare il Medioevo più duro, spietato e affascinante. Sulla collina che sovrasta e protegge l’abitato odierno, come un vecchio guerriero stanco ma ancora tenacemente in piedi a difesa del suo amato popolo, si ergono le maestose rovine del Castello. Un maniero imponente, la cui storia secolare si intreccia indissolubilmente con le vicende delle potenti, ricche e spietate famiglie feudali dei Colonna e, soprattutto, degli Orsini. Costruito originariamente per proteggere la popolazione inerme dalle devastanti incursioni barbariche e saracene, il castello ha visto scorrere per secoli il passaggio di re arroganti, fieri condottieri, loschi intrighi di corte e sanguinose battaglie campali. Oggi, quelle mura ormai diroccate ma furbamente e ostinatamente aggrappate alla roccia viva, sferzate dal vento gelido dell’inverno appenninico, possiedono un fascino malinconico e potentissimo. Salire fin lassù a piedi, specialmente nell’ora del tramonto quando l’intera valle si tinge di un rosso fuoco, regala al visitatore un’emozione quasi mistica: chiudendo gli occhi sembra quasi di poter udire il rumore metallico delle spade e il nitrito terrorizzato dei cavalli da guerra, in un silenzio naturale che pacifica l’anima inquieta.

Le Grotte di Pietrasecca: il respiro profondo, gelido e segreto della montagna

Ma i segreti più insondabili di Carsoli non si limitano affatto a ciò che è stato costruito dall’uomo alla luce rassicurante del sole. Il vero, misterioso cuore pulsante di questa terra si nasconde invisibile nelle sue viscere più oscure. A pochissima distanza dal centro abitato sorge infatti la meravigliosa Riserva Naturale delle Grotte di Pietrasecca, un autentico capolavoro geologico scolpito pazientemente dall’incessante scorrere dell’acqua nel corso di milioni di anni. La celebre Grotta del Cervo e la Grotta dell’Ovito sono delle vere e proprie cattedrali naturali, silenziose e imponenti, in cui il tempo umano perde di colpo qualsiasi significato. Addentrarsi in quegli antri umidi, freddi e bui, circondati da foreste di stalattiti e stalagmiti che sembrano sculture aliene partorite dalla fantasia di un artista folle, significa intraprendere un viaggio ancestrale al centro esatto della Terra. Il ritrovamento archeologico di reperti preistorici e di antichissime ossa di cervi estinti all’interno di queste caverne ci ricorda, con una brutalità quasi poetica e necessaria, quanto noi esseri umani siamo infinitamente piccoli, fragili e di passaggio rispetto alla grandiosità eterna della natura che ci circonda.

Tradizioni che sanno di buono: la vera, immensa anima della laboriosa gente carseolana

La storia millenaria e la natura selvaggia sarebbero però solo una fredda scenografia teatrale e disabitata se non fossero popolate e vissute dalla vera, unica ricchezza di Carsoli: la sua meravigliosa gente. I carseolani sono l’incarnazione fisica e spirituale perfetta dell’anima abruzzese: gente fiera, laboriosissima, magari all’apparenza ruvida e un po’ diffidente al primissimo impatto, ma visceralmente capace di aprirti il cuore, la porta di casa e l’intera dispensa non appena riesci a conquistare, con rispetto, la loro dura fiducia. È una comunità incredibile che ha saputo resistere coraggiosamente allo spopolamento post-industriale e al dramma dei terremoti, aggrappandosi con le unghie e con i denti per difendere le proprie preziose tradizioni. Dalle suggestive e commoventi processioni religiose che ancora oggi, magicamente, fermano il tempo nei vicoli del borgo antico, fino a una gastronomia locale che è pura e semplice poesia per il palato umano: la pasta stesa a mano dalle nonne con il matterello, i formaggi saporiti di montagna, i salumi sapientemente stagionati al vento pungente dell’Appennino. Sedersi a tavola in una vecchia trattoria di Carsoli non significa semplicemente sfamarsi, ma compiere un atto di comunione profonda con la storia, il sudore e le lacrime di questa terra di confine.

Fermatevi e ascoltate: l’invito a scoprire un gioiello puro fuori dalle asfissianti rotte commerciali

L’auspicio più grande e sincero che si possa fare oggi per il futuro di Carsoli, è che questa città smetta, una volta per tutte, di essere percepita dal grande pubblico solo come un distratto “luogo di transito” o una via di fuga dal traffico autostradale. Questa perla preziosa, incastonata come un diamante tra il Lazio e l’Abruzzo, non merita assolutamente di essere guardata per un secondo dal finestrino di un’auto lanciata in velocità. Merita il vostro rispetto e il vostro tempo lento. La prossima volta che vi mettete in viaggio per le vacanze o per lavoro, fatevi un regalo: spegnete per un attimo l’ansia del navigatore satellitare, uscite al casello e perdetevi volutamente e senza meta per le sue strade antiche. Salite a fatica fino alle rovine del Castello Orsini, respirate a pieni polmoni l’aria pungente e purissima dei boschi circostanti, ascoltate il silenzio millenario delle grotte sotterranee. Scoprirete, con somma e felice sorpresa, che i luoghi che abbiamo così vicino a casa sanno raccontare favole molto più belle, profonde e struggenti di quelle che andiamo disperatamente a cercare, pagando a caro prezzo, dall’altra parte del mondo.

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Territorio

Luco dei Marsi, carosello di eventi estivi: il programma delle Vacanze Luchesi

Entra nel vivo il programma delle “Vacanze luchesi” a Luco dei Marsi: dal 6 al 19 agosto cantine aperte, visite archeologiche, arte e concerti sotto le stelle. 🌸 🚴‍♂️

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Luco in Fiore

Luco dei Marsi – Nel fitto ordito delle manifestazioni estive che animano i borghi storici della Marsica e della provincia aquilana, la promozione integrata del patrimonio archeologico, della saggistica d’autore e dell’enogastronomia tradizionale rappresenta una leva strategica fondamentale per incentivare il turismo di prossimità e rafforzare la coesione civile dei territori. Entra ufficialmente nel vivo il ricco e poliedrico cartellone delle “Vacanze luchesi 2026”, la fortunata rassegna promossa con lungimiranza dall’Amministrazione comunale in stretta sinergia con il Comitato Feste Classe 1975, gli esercenti della somministrazione e il dinamico capitale umano del Terzo Settore. Da giovedì 6 a mercoledì 19 agosto, il borgo si trasformerà in un accogliente salotto culturale all’aria aperta, offrendo ai residenti, alle famiglie e ai numerosi villeggianti una suite flessibile di appuntamenti ad accesso libero concepiti per favorire la socialità reale.

La festa di via Dante e la Summer Disco in jeans con l’AVIS

Ad aprire il nuovo carosello di eventi, nella serata di oggi, giovedì 6 agosto, a partire dalle ore 20:00, sarà l’undicesima edizione di “Luco in festa sotto le stelle di via Dante”. La manifestazione rionale, curata dai volontari della storica Società Operaia di Mutuo Soccorso, accoglierà soci e cittadini lungo la storica via del centro con una serata intrisa di musica dal vivo e convivialità. Venerdì 7 agosto, i riflettori si sposteranno nella centrale Piazza Nassiriya per ospitare, a partire dalle ore 19:00, l’attesa “Summer Disco”, uno degli appuntamenti simbolo della gioventù luchese. L’evento, organizzato con passione dalla sezione locale dell’AVIS, proporrà stand gastronomici di food & drink e banchetti solidali, unendo il divertimento alla cultura della donazione del sangue attraverso un originale filo conduttore stilistico interamente dedicato al tessuto jeans.

Le visite ad Anxa-Angitia e la XXIV edizione di Luco in Fiore

La giornata di sabato 8 agosto si aprirà all’insegna della divulgazione scientifica e del recupero della memoria storica locale. Dalle ore 9:00 alle 11:00, l’area archeologica di Anxa-Angitia aprirà i propri varchi per un ciclo di visite guidate sul campo dirette dagli archeologi professionisti della società Limes, permettendo ai visitatori di deostruere i misteri dell’antico santuario dei Marsi. Il fine settimana dell’8 e 9 agosto segnerà inoltre il ritorno di “Luco in Fiore”, kermesse storica giunta alla sua ventiquattresima edizione. Curata dal circolo ARCI Luco, la manifestazione animerà i vicoli e le caratteristiche cantine del rione Santa Maria, convertendoli in un suggestivo percorso espositivo che unisce spettacolari allestimenti floreali a mostre di artigianato artistico, sapori della tradizione e melodie acustiche.

La biciclettata in famiglia e la notte di San Lorenzo ai Cappuccini

La mattina di domenica 9 agosto sarà interamente consacrata allo sport di vicinato vissuto “a passo lento” grazie alla tradizionale “Biciclettata in famiglia”, iniziativa ecologica promossa dagli attivisti del Gruppo Amatoriale Bike. Il ritrovo è programmato per le ore 9:30 in Piazza Umberto I, punto di partenza per una passeggiata sulle due ruote aperta a grandi e bambini, ideata per riscoprire pedalando insieme gli angoli naturalistici più affascinanti del comprensorio fucense. Lunedì 10 agosto, la notte di San Lorenzo farà invece da cornice all’evento lirico e letterario intitolato “Amore sotto le Stelle”, fissato per le ore 21:00 sul piazzale retrostante al monumentale Convento dei Cappuccini. Le associazioni Lucus e Il Cortile delle Parole Danzanti daranno vita a un salotto culturale sotto il cielo della Selva, guidato dalle riflessioni filosofiche del professor Argante Ciocci, accompagnate dalla voce di Antonella Gentile e dalla chitarra di Luigi De Simone, con i contributi didattici delle professoresse Maddalena Angelucci e Carla Cesta.

Il Caffè Letterario sulla terrazza con Tamara Macera e la mostra di De Amicis

La letteratura d’avanguardia tornerà protagonista martedì 11 agosto, alle ore 18:00, presso gli spazi della Casa Museo di Olimpia, location d’eccellenza che ospiterà il “Caffè Letterario sulla Terrazza di Olimpia”, un format sussidiario interamente dedicato alla valorizzazione degli scrittori abruzzesi. Il primo incontro vedrà la scrittrice Tamara “Calliope” Macera presentare il suo nuovo libro intitolato “Santa Madre dei porci”, sviscerandone i nodi narrativi in un dialogo aperto con il pubblico e con la giornalista Luisa Novorio. In chiusura di rassegna, da giovedì 13 a mercoledì 19 agosto, le sale della Casa dell’Amicizia accoglieranno la prestigiosa mostra d’arte intitolata “Anctia, Madre”. L’esposizione si configura come un intenso e profondo omaggio alle radici e all’identità provinciale firmato dal talento di Carmine De Amicis, scultore e artista pluripremiato di fama internazionale originario proprio di Luco dei Marsi.

Il manifesto del sindaco Giorgio Giovannone contro l’isolamento virtuale

In ultima analisi, il trionfo organizzativo e la stabilità delle Vacanze luchesi riaprono una seria discussione sui benefici psicologici e sociali che lo sviluppo dei festival diffusi genera sulle comunità delle aree interne dell’Appennino. Il sindaco di Luco dei Marsi, Giorgio Giovannone, ha espresso profondo compiacimento per la riuscita del programma, ringraziando la fitta rete di cooperazione istituzionale che sostiene il comparto: «Il gradimento e la straordinaria partecipazione registrati confermano la caratura di un cartellone costruito insieme alle tante valide realtà del territorio, il cuore pulsante della nostra comunità. Questo programma ricco e poliedrico racconta un paese vivo, accogliente e profondamente legato alle proprie radici ma con lo sguardo rivolto al futuro. Invito tutti a partecipare per scoprire le nostre bellezze».

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