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Attualità

Maria Assunta, il Cielo che entra nei nostri cortili

Ci sono feste cristiane che sembrano portarci lontano dalla terra. L’Assunzione di Maria potrebbe apparire una di queste: lo sguardo sale verso il Cielo, mentre Maria entra nella gloria di Dio eppure, se ne comprendiamo davvero il significato, scopriamo esattamente il contrario.
L’Assunta non ci allontana dalla vita, ci obbliga a prenderla sul serio. Il 15 agosto la Chiesa non celebra una donna che fugge dal mondo, ma una donna la cui esistenza viene accolta interamente da Dio. Maria è assunta in Cielo in anima e corpo: niente della sua umanità viene scartato; la sua storia, la maternità, le fatiche, le attese, le lacrime, la carne che ha custodito Cristo, il dolore attraversato sotto la Croce: tutto entra nell’eternità.

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Maria Assunta in cielo

Redazione-  Ci sono feste cristiane che sembrano portarci lontano dalla terra. L’Assunzione di Maria potrebbe apparire una di queste: lo sguardo sale verso il Cielo, mentre Maria entra nella gloria di Dio eppure, se ne comprendiamo davvero il significato, scopriamo esattamente il contrario.
L’Assunta non ci allontana dalla vita, ci obbliga a prenderla sul serio. Il 15 agosto la Chiesa non celebra una donna che fugge dal mondo, ma una donna la cui esistenza viene accolta interamente da Dio. Maria è assunta in Cielo in anima e corpo: niente della sua umanità viene scartato; la sua storia, la maternità, le fatiche, le attese, le lacrime, la carne che ha custodito Cristo, il dolore attraversato sotto la Croce: tutto entra nell’eternità.
È una verità teologica immensa e nello stesso tempo, profondamente umana, per Dio nulla di ciò che siamo è insignificante ed è pensando a questo che, alla vigilia dell’Assunta, il mio pensiero torna inevitabilmente ai nostri oratori. Torna ai cortili pieni di voci, ai palloni che finiscono dove non dovrebbero, alle corse, alle risate. Torna ai bambini che ti prendono per mano senza chiedere permesso e agli adolescenti che sembrano non voler parlare con nessuno, salvo poi aspettarti alla fine di una giornata per dirti sottovoce: «Don, posso parlarti un momento?».
È anche lì che comprendo il Vangelo, perché l’oratorio non è semplicemente uno spazio della parrocchia e non è un servizio di intrattenimento per tenere occupati i ragazzi. L’oratorio è un luogo dove la Chiesa impara ogni giorno a farsi casa e una casa cristiana non domanda a chi entra se sia perfetto, accoglie, ascolta,educa,
corregge quando è necessario,
perdona e soprattutto non abbandona. Oggi abbiamo una responsabilità enorme nei confronti dei giovani; li descriviamo spesso come una generazione fragile, distratta, impaziente, prigioniera dei telefoni e dei social, ma prima di giudicarli dovremmo avere l’umiltà di domandarci quale mondo abbiamo costruito intorno a loro. Abbiamo dato loro una società nella quale bisogna apparire prima ancora di imparare a essere.
Abbiamo moltiplicato le connessioni e non sempre le relazioni. Abbiamo insegnato la velocità e dimenticato l’attesa.
Abbiamo costruito strumenti capaci di conoscere quasi tutto di una persona e rischiamo di non accorgerci della solitudine di chi vive nella stanza accanto.
Un ragazzo può avere migliaia di contatti e non sapere a chi raccontare una paura.
Può ricevere centinaia di approvazioni e continuare a chiedersi se vale davvero qualcosa,è qui che la comunità cristiana deve tornare a pronunciare parole semplici e rivoluzionarie:tu non vali per quanto appari, non vali per quanti ti seguono,
non vali perché vinci,
non vali perché sei perfetto,
tu vali perché sei figlio.
Maria stessa ce lo insegna,
Dio non entra nella storia scegliendo il palazzo più potente, entra nella vita di una giovane donna di Nazareth. Maria non possiede ricchezze, titoli o potere, possiede qualcosa di infinitamente più grande: la libertà di pronunciare il proprio «Eccomi».
Quell’eccomi dovrebbe tornare a risuonare nei nostri oratori,
perché educare un giovane non significa decidere il suo futuro al posto suo. Significa aiutarlo a scoprire che la propria esistenza è una chiamata e che la libertà non consiste nel poter fare qualsiasi cosa, ma nel comprendere per che cosa valga la pena spendere la propria vita. Maria, poi, non rimane ferma, ricevuto l’annuncio, si alza e raggiunge Elisabetta. Questa immagine mi è particolarmente cara: Maria porta Dio dentro di sé e proprio per questo va incontro a qualcuno, qui c’è forse una delle definizioni più belle della fede cristiana. Chi incontra veramente Dio non si chiude,
si muove verso l’altro.
Per questo vorrei che i nostri oratori insegnassero ai ragazzi una fede capace di inginocchiarsi davanti all’altare e subito dopo di rimboccarsi le maniche. Una fede che prega e serve, che celebra e condivide,
che sa recitare un’Ave Maria, ma sa anche accorgersi del compagno escluso.
Che parla di carità e poi divide davvero ciò che possiede.
Che non domanda soltanto: «Signore, cosa puoi fare per me?», ma arriva un giorno ad avere il coraggio di chiedere:
«Signore, per chi posso diventare io una risposta?»
È allora che un ragazzo comincia davvero a diventare adulto e qui entrano inevitabilmente le famiglie.
Nessun sacerdote, nessun catechista, nessun educatore può sostituirle, possiamo accompagnare, sostenere, raccogliere qualche pezzo quando la vita si rompe, ma l’educazione ha bisogno di un’alleanza. Abbiamo bisogno di genitori che tornino a parlare con i figli e soprattutto ad ascoltarli. Abbiamo bisogno di adulti capaci di dire qualche “no” senza sentirsi in colpa e molti “ti voglio bene” senza vergognarsi. Abbiamo bisogno di comunità nelle quali una famiglia in difficoltà non venga giudicata, ma accompagnata e soprattutto abbiamo bisogno di recuperare la testimonianza,
perché i ragazzi possono anche dimenticare molte delle nostre parole, ma difficilmente dimenticheranno come li abbiamo fatti sentire.
C’è poi un messaggio dell’Assunzione particolarmente necessario nel nostro tempo; Maria entra nella gloria anche con il corpo.
In una società ossessionata dal corpo perfetto, giovane, efficiente, esibito e continuamente giudicato, il cristianesimo proclama qualcosa di completamente diverso: il corpo umano possiede una dignità che non dipende dalla bellezza, dall’età, dalla salute o dall’efficienza.
Il corpo fragile dell’anziano ha dignità, il corpo della persona con disabilità ha dignità,
il corpo ferito dalla malattia ha dignità. Il corpo che non corrisponde ai modelli imposti ha dignità. Ogni essere umano possiede una dignità che viene prima di qualsiasi giudizio del mondo, anche questo dobbiamo insegnarlo nei nostri oratori: nessuno è uno scarto. Nessuno
e allora comprendo perché la festa dell’Assunta abbia tanto da dire proprio ai nostri ragazzi.
Maria ci ricorda che siamo fatti per qualcosa di più grande dell’immediato, ma ci insegna anche che il cammino verso il Cielo attraversa necessariamente la terra.
Attraversa le nostre case,
le famiglie, i cortili, le amicizie,
le ferite, le riconciliazioni.
Attraversa quella porta dell’oratorio che continuiamo a lasciare aperta anche per chi non viene a Messa, per chi si è allontanato, per chi non sa ancora se crede, per chi porta domande difficili e persino per chi pensa che Dio non abbia più nulla da dirgli. La Chiesa non deve avere paura di questi ragazzi, deve aspettarli e
quando arrivano, prima ancora di chiedere loro dove siano stati, dovrebbe riuscire a dire:
«È bello che tu sia qui».
Forse la pastorale giovanile comincia proprio da questa frase. In questo 15 agosto affido allora a Maria Assunta i bambini e i ragazzi dei nostri oratori,
quelli che corrono felici e quelli che rimangono in disparte.
Quelli che credono con semplicità e quelli che attraversano il dubbio.
Quelli che hanno famiglie solide e quelli che stanno imparando troppo presto quanto possa essere complicata la vita.
Quelli pieni di sogni e quelli che un sogno non riescono più a trovarlo a tutti vorrei dire: non abbiate paura di alzare lo sguardo; perché il Cielo non è la negazione dei vostri sogni è la misura più grande che possiamo dare alla vita e
a noi adulti Maria affida una responsabilità ancora più seria: non limitarci a indicare il Cielo con le parole, ma renderlo credibile attraverso il modo in cui sappiamo amare sulla terra.
Perché un ragazzo crederà più facilmente che Dio non lo abbandona se avrà incontrato almeno un adulto che non lo ha abbandonato. Crederà nel perdono se qualcuno gli avrà dato la possibilità di ricominciare. Crederà nella fraternità se avrà trovato una comunità capace di fargli posto.
Crederà nell’amore di Dio quando quell’amore avrà avuto, almeno una volta, un volto umano. Questo vorrei chiedere a Maria Assunta per i nostri oratori, che rimangano luoghi con le porte aperte, le mani tese e lo sguardo alto. Luoghi nei quali imparare che la fede non significa fuggire dalla vita, ma entrarci più profondamente, con i piedi nella polvere dei nostri cortili e il cuore rivolto all’eternità, perché forse il Cielo comincia molto prima di quanto immaginiamo. Comincia ogni volta che un bambino viene accolto, un giovane viene ascoltato, una famiglia viene sostenuta, una fragilità viene rispettata e una persona che si sentiva perduta scopre di avere ancora un posto. Maria Assunta ci insegni allora ad alzare gli occhi verso il Cielo senza smettere di guardare chi cammina accanto a noi
e soprattutto ci insegni una cosa che nei nostri oratori non dovremmo dimenticare mai:
nessuno arriva al Cielo da solo.

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Attualità

Poste Italiane cambia volto in Basilicata. L’UGL rassicura ma avverte: “Nessun taglio ai posti di lavoro, pronti a difendere il territorio materano”

Poste Italiane si riorganizza: cosa succederà agli sportelli e ai lavoratori in Basilicata? 📮 🤝 L’UGL scende in campo per fare chiarezza ed evitare allarmismi inutili! I Segretari Di Giuseppe (Regionale) e Giordano (Matera) rassicurano i cittadini: l’accordo nazionale non prevede tagli, ma anzi nuove assunzioni e stabilizzazioni! Sull’accorpamento della filiale di Matera con quella di Potenza (previsto per il 2026), il sindacato risponde alle preoccupazioni della Provincia offrendo un fronte comune: “Niente polemiche politiche, lavoriamo tutti insieme per difendere l’occupazione lucana e garantire uffici efficienti per i cittadini!”. Leggi i dettagli dell’accordo e i numeri delle prossime assunzioni nel nostro articolo! 👇 💼

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DI GIUSEPPE, Segretario Basilicata UGL Comunicazioni + GIORDANO, Segretario provinciale UGL Matera

Matera – Quando si parla del riassetto organizzativo di un gigante come Poste Italiane, il timore di assistere a tagli del personale e chiusure di sportelli nei piccoli centri si diffonde sempre a macchia d’olio tra i cittadini. Ma questa volta, per la Basilicata e in modo particolare per la delicatissima area del Materano, la musica sembra essere diversa. A tracciare un quadro chiaro, evitando inutili allarmismi ma mantenendo i nervi ben saldi e gli occhi aperti, sono Giuseppe Di Giuseppe (Segretario regionale FNC UGL Comunicazioni Basilicata) e Pino Giordano (Segretario provinciale UGL Matera). Il sindacato scende in campo per fare chiarezza sugli effetti dell’accordo nazionale, firmato a luglio dopo una estenuante trattativa a oltranza, che promette di salvaguardare il valore inestimabile della presenza capillare degli Uffici Postali sul nostro territorio.

Nessun taglio, ma nuove assunzioni: la promessa dell’accordo nazionale

Il messaggio che i vertici lucani dell’UGL vogliono mandare alle famiglie e ai lavoratori è forte e inequivocabile: «Non vogliamo creare allarmismi, ma è nostro sacrosanto dovere vigilare. Un punto per noi è chiaro e non negoziabile: nessuna riorganizzazione dovrà tradursi in tagli occupazionali». Al contrario, l’impalcatura dell’intesa nazionale prevede un massiccio e importante rafforzamento degli organici che dovrà trovare un riscontro tangibile anche in Basilicata.

I numeri strappati al tavolo delle trattative parlano chiaro. Si prevedono 800 risorse aggiuntive nel 2027 e ulteriori 500 nel 2028, con un totale di ben 6.300 assunzioni e stabilizzazioni nel biennio attraverso trasformazioni di contratti da part-time a full-time. Ma la vera vittoria sindacale è stata quella di aver respinto al mittente la pericolosa proposta iniziale dell’Azienda, che mirava a declassare pesantemente circa 3.500 Uffici Postali in tutta Italia. Grazie a questo accordo, il personale coinvolto negli inevitabili accorpamenti delle Filiali non perderà le proprie mansioni e sarà tutelato in ogni fase di eventuale ricollocazione.

L’accorpamento Potenza-Matera: la risposta dell’UGL alle istituzioni

Il tema più rovente a livello locale riguarda senza dubbio la riorganizzazione della rete lucana che, a partire dal 1° ottobre 2026, vedrà l’accorpamento della Filiale di Matera con quella di Potenza, con il trasferimento delle funzioni dirigenziali nel capoluogo di regione. Una decisione che ha scatenato la legittima preoccupazione del Presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, preoccupato per la potenziale perdita di un presidio storico (quello di Via del Corso) e per le ricadute sui servizi ai cittadini.

A queste preoccupazioni l’UGL risponde con fermezza e lucidità istituzionale: «È una scelta che era già stata formalizzata nell’accordo nazionale di luglio, non un fulmine a ciel sereno. Per questo riteniamo fondamentale informare correttamente i cittadini senza alimentare paure infondate. Tuttavia, conoscere un accordo non significa affatto abbassare la guardia». I dirigenti sindacali accolgono con favore l’apertura al dialogo proposta da Mancini e dal Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, ricordando però che ogni confronto deve basarsi sui dati reali degli accordi sottoscritti.

Un fronte comune per il futuro del Materano e di tutta la regione

L’UGL Basilicata lancia così un appello al buonsenso e all’unità di intenti. Prima che il nuovo assetto entri definitivamente a regime, si terranno serrati incontri a livello regionale. Sarà quello il momento della verità, il “banco di prova” in cui il sindacato verificherà millimetro per millimetro l’adeguatezza degli organici e la reale qualità dei servizi offerti all’utenza lucana.

«I numeri nazionali sono positivi, ma adesso dobbiamo verificare che questo rafforzamento si traduca in vera occupazione e stabilità nella nostra Regione», concludono Di Giuseppe e Giordano. «Se le istituzioni locali vogliono fare fronte comune per chiedere chiarezza e difendere l’occupazione, noi siamo pronti e disponibili. Non ci interessano le sterili polemiche politiche: ci interessa un unico, grande obiettivo, ovvero la salvaguardia dei lavoratori e della presenza vitale di Poste Italiane nei nostri territori. Uniti, possiamo difendere al meglio la nostra amata Basilicata».

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Politica

“Fatti non foste a viver come bruti”: il nuovo, tagliente manifesto in codice dal Castello Sforzini per svegliare la politica

“Le buone genealogie hanno sempre qualche antenato irregolare. Fatti non foste a viver come bruti”. 📜 🏰 Il nuovo dispaccio diramato dal Castello Sforzini (quartier generale del think tank Rinascimento Nazionale) è un vero capolavoro di crittografia politica! Un durissimo attacco alla mediocrità dei vecchi partiti (i “bruti” di dantesca memoria) e una rivendicazione orgogliosa di voler costruire una nuova Destra, fiera e non conformista. Nel mirino di Luca Sforzini c’è anche la politica estera: “La geografia conta più della diplomazia”. L’Italia deve tornare a difendere i propri interessi nel Mediterraneo senza piegare la testa davanti a nessuno. Tu hai colto il messaggio nascosto dietro queste frasi? Leggi il nostro editoriale per scoprire tutti i retroscena! 👇 🇮🇹

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Il Mattutino del 13 agosto 2026

Castellar Ponzano (Alessandria) – C’è un’arte sottile, e quasi del tutto perduta nella politica contemporanea urlata e sguaiata dei talk show, che consiste nel dire moltissimo usando pochissime parole. È l’arte del messaggio in codice, dell’aforisma affilato che costringe chi legge a fermarsi, riflettere e unire i puntini. Questa mattina, giovedì 13 agosto, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano (ormai incontrastato pensatoio e laboratorio strategico del think tank Rinascimento Nazionale) è stato diramato il nuovo, attesissimo “Mattutino”. Tre frasi, brevi e perentorie come colpi di martello, che delineano in modo inequivocabile la spina dorsale, l’identità e gli obiettivi della rivoluzione culturale e politica promossa da Luca Sforzini per il progetto di Futuro Nazionale.

“L’antenato irregolare”: la fiera rivendicazione di un’identità non ortodossa

La prima frase del dispaccio mattutino suona come una dichiarazione d’indipendenza: «Le buone genealogie hanno sempre qualche antenato irregolare». Il riferimento, tutt’altro che casuale, è al clamoroso dibattito suscitato in questi giorni dalla costruzione del “Pantheon” culturale di Rinascimento Nazionale. Nelle scorse ore, Sforzini ha inserito in questa galleria ideale la figura del liberale Mario Pannunzio, andandolo ad affiancare a giganti come Oriana Fallaci, Gianfranco Miglio e Guglielmo Giannini.

Il messaggio politico recapitato ai “puristi” dei vecchi partiti è devastante nella sua semplicità: una forza politica nuova, che ambisce a governare e a cambiare davvero il Paese, non può permettersi il lusso di rinchiudersi nei rassicuranti (ma asfissianti) recinti dell’ortodossia ideologica. Scegliere “antenati irregolari” significa rivendicare il sacrosanto diritto di pescare le idee migliori da tradizioni diverse, senza chiedere la tessera di partito a nessuno. Significa rompere gli schemi, dialogare con chi la pensa diversamente (come ha dimostrato l’invito a Beppe Grillo) e costruire una “buona genealogia” basata sull’audacia e sul libero pensiero, non sul noioso conformismo di apparato.

“La geografia oltre la diplomazia”: il richiamo al realismo e alla Sovranità

Il secondo, tagliente aforisma del Mattutino ci porta direttamente sul campo minato della politica estera: «La geografia a volte ha più carattere della diplomazia». Una frase che si ricollega intimamente al dibattito scatenato ieri da Sforzini sulla Notte di Sigonella e sulla lezione di sovranità di Bettino Craxi. Troppo spesso, i governi italiani (e le burocrazie di Bruxelles) hanno piegato la testa di fronte a una diplomazia intesa come pura e semplice sudditanza ai diktat d’oltreoceano o nordeuropei.

Ma Sforzini ci ricorda una verità ineluttabile: la geografia non fa sconti. L’Italia è piantata nel cuore esatto del Mediterraneo, crocevia di popoli, interessi energetici, crisi geopolitiche e flussi migratori. Il “carattere” della nostra geografia ci impone di avere una politica estera autonoma, fiera e proattiva, non possiamo limitarci a firmare carte scritte altrove. L’interesse nazionale italiano è dettato dalla sua posizione sulla mappa del mondo: difendere questo interesse non significa essere anti-americani o anti-europeisti, ma significa essere “alleati adulti”, capaci di far pesare il proprio ruolo strategico guardando in faccia chiunque.

Il monito di Dante: la ribellione contro la mediocrità del presente

Ma è la chiusura del Mattutino a sferrare il colpo da ko a tutto il sistema politico: «Fatti non foste a viver come bruti». L’evocazione dei versi immortali di Dante Alighieri, messi in bocca a Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno per spronare i suoi compagni a superare le Colonne d’Ercole e inseguire “virtute e canoscenza”, è un grido di battaglia culturale.

La politica italiana, da troppo tempo, si è accontentata di vivere “come bruti”. Si è rassegnata all’amministrazione dell’esistente, alla mediocrità dei piccoli favori, all’assenza totale di slanci ideali e di visioni a lungo termine. Il richiamo dantesco di Castellar Ponzano è un invito rivolto agli italiani migliori (quelli che non si rassegnano, che studiano, che lavorano e che amano la propria Patria) ad alzare la testa, a superare le colonne d’Ercole del “si è sempre fatto così” e a pretendere una classe dirigente all’altezza della Storia del nostro Paese. Con un augurio finale che, giorno dopo giorno, suona sempre più come un programma politico: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio».

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Attualità

La grande fuga: 13 milioni di italiani in vacanza per Ferragosto. Dimmi come viaggi e ti dirò chi sei: ecco le 5 nuove “tribù” dell’estate 2026

Sei un “Digital” col portafogli gonfio, un nostalgico “Abitudinario” da stesso ombrellone o un “Microvacanziere” del weekend? 🏖️ 🧳 A Ferragosto si metteranno in viaggio 13 milioni di italiani, ma il modo di fare le vacanze è cambiato per sempre! Confturismo ha analizzato l’estate 2026 e ha scoperto 5 nuovissime “tribù” di turisti, con budget, stili di vita e abitudini completamente opposte. Ci sono i giovani under 35 che fuggono all’estero, gli over 65 che cercano solo pace e terme, e i maniaci dei social network che scelgono la meta solo per le foto su Instagram! Leggi la nostra divertentissima inchiesta e scopri a quale categoria appartieni! Faccelo sapere nei commenti 👇 🇮🇹

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Italiani in vacanza

Roma – Le valigie sono chiuse, i bauli delle auto caricati all’inverosimile e le ferie finalmente timbrate. L’Italia intera si prepara a vivere il rito laico e intoccabile per eccellenza: la grande fuga di Ferragosto. Secondo gli ultimissimi, accurati dati forniti dall’Osservatorio longitudinale sulla propensione turistica realizzato da Confturismo-Confcommercio e Swg, saranno ben 13 milioni gli italiani che si godranno una meritata vacanza in questo caldissimo periodo. Di questi, la stragrande maggioranza (9 milioni) si concederà un soggiorno lungo, mentre 4 milioni opteranno per un break più breve per ricaricare le batterie. E non dimentichiamo l’esercito dei pendolari del relax: altri 4,5 milioni di coraggiosi si lanceranno nella classica, massacrabile ma irrinunciabile “gita in giornata” senza pernottamento.

Un turismo che cambia pelle: la frammentazione del desiderio

Dietro questi numeri impressionanti, tuttavia, si nasconde una rivoluzione silenziosa. Come fa notare Manfred Pinzger, presidente di Confturismo-Confcommercio, «i dati ci raccontano un turismo italiano che ha decisamente cambiato pelle: è diventato più frammentato, più consapevole e, soprattutto, quasi morbosamente legato alle singole, personalissime esigenze individuali». L’era della “villeggiatura” statica, in cui intere famiglie si trasferivano nello stesso posto per un mese intero, è ormai un ricordo sfocato. Oggi le abitudini si sono polverizzate, dando vita a veri e propri stili di viaggio contrapposti. La ricerca ha isolato cinque profili dominanti: cinque nuove “tribù” estive in cui è facilissimo riconoscersi. Voi, a quale appartenete?

I “Digital”: i nuovi padroni del viaggio armati di smartphone e portafogli gonfi

È la fetta più grossa e influente del mercato, un esercito di ben 18 milioni di viaggiatori. Il vacanziere “Digital” ha le spalle economicamente molto larghe, potendo contare sul budget medio più alto in assoluto: ben 1.389 euro a persona. Questo profilo non fa una sola vacanza, ma “spalma” i suoi viaggi durante tutta l’estate, di cui almeno uno di lunga durata. La sua bussola non è la cartina geografica, ma l’algoritmo: sceglie le mete facendosi suggestionare da Instagram e TikTok, segue i consigli dei travel blogger e prenota i ristoranti vivisezionando le recensioni online. In vacanza è perennemente connesso, pronto a postare foto, tramonti e piatti gourmet. Cerca esperienze “instagrammabili” a stretto contatto con la natura, ma sempre con lo smartphone a portata di mano per suscitare l’invidia social degli amici a casa.

I “Silver” e l’estasi del riposo. Contro i frenetici “Microvacanzieri”

Totalmente opposta è la filosofia dei “Silver” (9,5 milioni di italiani). Parliamo di viaggiatori over 65, con un budget solidissimo di 1.237 euro. Per loro l’estate non è stress o ricerca spasmodica di nuovi brividi, ma un diritto acquisito alla pace assoluta. In 7 casi su 10 fanno vacanze molto lunghe, spessissimo sfruttando le seconde case o l’ospitalità di parenti. Cercano relax, terme, benessere e cultura, muovendosi quasi esclusivamente in Italia, verso destinazioni che già conoscono e che reputano sicure. I social network li ignorano, le recensioni non gli interessano: si fidano del loro istinto e del caro vecchio passaparola.

A fargli da contraltare ci sono 7 milioni di “Microvacanzieri”. Hanno il budget più basso (828 euro per l’estate 2026), ma la flessibilità più alta. Vivono l’estate con “morsi e fuggi” da 3-5 notti massimo, preferendo rigorosamente l’Italia e la comodità dell’albergo. Organizzano tutto all’ultimo minuto sul web, cercando l’offerta lampo perfetta per staccare la spina giusto il tempo necessario prima di rituffarsi nel lavoro.

I giovani “Esterofili” all’avventura e la resistenza romantica degli “Abitudinari”

La spaccatura generazionale si fa evidentissima nell’ultima analisi. Da un lato ci sono gli “Esterofili”: in gran parte under 35, con un corposo budget di 1.244 euro, investono i loro sudati risparmi per esplorare l’Europa o il mondo. Non si accontentano del mare nostrano: vogliono esplorare, fare scoperte culturali e vivere esperienze “immersive”, prenotando spesso tramite agenzie e condividendo ogni passo con la propria community social.

Dall’altro lato, vera e propria roccaforte romantica del nostro Paese, resistono eroicamente 4,5 milioni di “Abitudinari” (budget medio 892 euro). Sono i tradizionalisti per eccellenza, turisti fedelissimi che tornano ogni anno nello stesso identico luogo, sotto lo stesso ombrellone, mangiando lo stesso gelato. Vivono in città grandi e caotiche tutto l’anno e, ad agosto, l’unica cosa che chiedono alla vita è il riposo. Non vogliono sorprese, non postano nulla sui social, non leggono recensioni online. Vogliono solo stendere l’asciugamano nel “loro” pezzo di Italia, guardare il mare e dimenticarsi del resto del mondo.

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