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Attualità

Migranti e caso “Dublinanti”, Sara Kelany (FdI) a Filorosso: “Il Governo Meloni ha bloccato il rientro di 80mila immigrati in Italia”

Caos Migranti, Sara Kelany (FdI) svela in TV i numeri del Governo: “Abbiamo bloccato e respinto 80mila rimpatri in Italia chiesti dall’Europa!” 🛑 🚢 In tema di immigrazione l’Italia ha cambiato marcia. A sostenerlo con forza è la deputata di Fratelli d’Italia Sara Kelany, intervenuta ieri sera a “Filorosso” su Rai 3 per spiegare la spinosa questione dei cosiddetti “Dublinanti”. Di cosa si tratta? Sono i migranti sbarcati in Italia che poi scappano in Francia o Germania, e che l’Europa vorrebbe (per il Trattato di Dublino) rispedire obbligatoriamente nel nostro Paese. “Fino al 2022 la sinistra ha accettato passivamente il rientro di 35mila dublinanti”, ha tuonato la Kelany, “ma da quando governa Giorgia Meloni abbiamo bloccato il Trattato, respingendo ben 80mila richieste di presa in carico provenienti dagli altri Paesi ed evitando il collasso del nostro sistema!”. Kelany ha inoltre sottolineato i vantaggi del nuovo Patto Europeo sull’Asilo. Leggi le dichiarazioni complete e i dati snocciolati su Rai 3 nel nostro articolo politico! 👇 🇮🇹 E voi, pensate che l’Italia sia stata lasciata troppo sola dall’Europa nella gestione degli sbarchi in questi anni?

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SARA KELANY (FDI) A FILOROSSO (RAI 3)

Redazione  – Il dibattito sulla complessa gestione dei flussi migratori e, in particolar modo, sulla spinosa questione dei cosiddetti “movimenti secondari” all’interno dell’Unione Europea, continua a tenere banco nel panorama politico italiano. A fare il punto della situazione e a rivendicare con forza i risultati ottenuti dall’attuale esecutivo è stata la deputata di Fratelli d’Italia, Sara Kelany, intervenuta in diretta durante la trasmissione “Filorosso”, il noto e seguito spazio di approfondimento giornalistico in onda in prima serata su Rai 3. L’esponente del partito di Giorgia Meloni ha snocciolato numeri pesanti, sferrando un duro attacco alle precedenti gestioni politiche e chiarendo la posizione dell’Italia nei confronti delle richieste di ricollocamento provenienti dagli altri Stati europei.

Il nodo dei movimenti secondari: cosa prevede il Trattato di Dublino

Per comprendere appieno la portata delle dichiarazioni della deputata Kelany, è fondamentale fare una piccola e doverosa premessa sul tanto discusso Trattato di Dublino. Questo regolamento europeo stabilisce, in linea generale, che la responsabilità burocratica, economica e logistica di farsi carico della procedura di asilo politico di un migrante ricada esclusivamente sul “primo Stato di ingresso”.
Questo significa che se un migrante sbarca sulle coste italiane (primo ingresso), ma successivamente attraversa illegalmente i confini per spostarsi in Francia o in Germania (i cosiddetti “movimenti secondari”), questi ultimi Paesi hanno il diritto legale di respingerlo e rispedirlo fisicamente in Italia, definendo questo migrante come un “dublinante”.
«Un principio oggettivamente penalizzante per le Nazioni di confine come la nostra», ha osservato Kelany ai microfoni di Rai 3, «che è stato spesso oggetto di feroci critiche anche da parte delle sinistre, le quali però, quando erano al governo, non sono mai riuscite in alcun modo a modificarlo o a far valere il peso dell’Italia in Europa».

L’attacco alle sinistre: “Hanno riportato in Italia 35mila persone”

La deputata di Fratelli d’Italia ha poi rincarato la dose, mettendo a confronto i dati della precedente amministrazione con quelli dell’attuale Governo guidato da Giorgia Meloni.
«Fino al dicembre del 2022 le sinistre, accettando passivamente le regole, hanno permesso che venissero riportati in Italia ben 35 mila dublinanti dai vari Paesi europei», ha attaccato Kelany. La rotta, secondo l’esponente di FdI, è stata drasticamente invertita dall’attuale maggioranza. «Questo Governo, dall’ottobre 2022 ad oggi, ha respinto complessivamente 80 mila richieste di presa in carico di migranti sbarcati originariamente in Italia ma che si erano poi spostati in altri Paesi. Di fatto, abbiamo bloccato il Trattato di Dublino, evitando un collasso del nostro sistema di accoglienza e l’ingresso forzato nel nostro territorio di 80 mila immigrati».

Il nuovo Patto Europeo e la gestione delle frontiere

Rispondendo alle domande in studio, Sara Kelany ha poi richiamato l’attenzione sul nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo, un accordo faticosamente raggiunto a Bruxelles ed entrato ufficialmente nella sua fase di applicazione dallo scorso 12 giugno. Secondo la deputata, questo nuovo assetto legislativo introduce finalmente delle regole molto più favorevoli per gli Stati di primo approdo (come Italia, Grecia e Spagna), istituendo meccanismi di reale solidarietà europea e compensazioni economiche legate alla gestione logistica dei migranti, sgravando i Paesi del Sud Europa dal peso esclusivo dell’accoglienza.

Nessun legame con la sospensione di Schengen

In merito alla situazione strettamente attuale e alle polemiche scoppiate negli ultimi giorni sui controlli ai confini, la deputata è stata categorica. Kelany ha ribadito con forza che, grazie al blocco imposto dal Governo Meloni, «ad oggi non è entrato e non è stato riaccolto nessun dublinante in Italia». Infine, l’esponente di Fratelli d’Italia ha voluto spazzare via le illazioni politiche che circolavano in studio, escludendo categoricamente qualsiasi tipo di collegamento tra la gestione e il blocco dei “dublinanti” e la recente decisione di alcuni Paesi europei di ripristinare i severi controlli alle frontiere interne dell’area di libero scambio: «Voglio chiarirlo una volta per tutte: non c’entra assolutamente nulla il blocco di Schengen con la questione dei dublinanti».

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Delitto di Garlasco, clamoroso scontro totale in TV: l’avvocato di Alberto Stasi contro la cugina di Chiara Poggi. “Intervenga la Procura”

Clamoroso scontro in TV sul Delitto di Garlasco: l’avvocato di Alberto Stasi contro la cugina di Chiara Poggi. Volano minacce di querele! ⚖️ 🩸 A quasi 20 anni dal brutale assassinio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco torna a far tremare le aule di tribunale e gli studi televisivi! 📺 Ospite a “Filorosso” su Rai 3, l’avvocato Antonio De Rensis (nuovo difensore di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio) ha replicato con rabbia a un esposto presentato da Stefania Cappa (cugina della vittima). L’esposto accusa De Rensis e altri di aver orchestrato una “regia mediatica” per denigrare la famiglia di Chiara. “È un’accusa avvilente, disarmante e gravissima! Ci saranno azioni giudiziarie durissime da parte mia”, ha tuonato De Rensis, rivelando poi un retroscena clamoroso e paradossale su una telefonata ricevuta proprio dalla Cugina della vittima nel 2022! De Rensis ha inoltre svelato di aver saputo che “qualcuno” ha fatto indagini occulte sulla sua vita privata. “Se è tutto vero, la Procura di Pavia deve intervenire subito”, ha concluso il legale. Leggi l’incredibile scontro televisivo e i nuovi misteri di Garlasco nel nostro articolo di Cronaca Nera! 👇 📰 Voi avete seguito questo caso negli anni? Credete ancora che ci siano dei lati oscuri in questa tristissima vicenda?

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De Rensis Filorosso

Redazione – A distanza di quasi vent’anni da quella tragica mattina di agosto del 2007 in cui la giovane Chiara Poggi venne brutalmente assassinata nella sua villetta, il Delitto di Garlasco continua inesorabilmente a far discutere, generando nuovi misteri, aspre polemiche e clamorosi scontri legali. Nonostante la vicenda processuale principale si sia chiusa con la condanna in via definitiva di Alberto Stasi (fidanzato della vittima), le scorie di quel dramma continuano a bruciare. Il nuovo, esplosivo capitolo di questa infinita saga giudiziaria si è consumato nelle scorse ore negli studi televisivi di “Filorosso” (su Rai 3), dove l’Avvocato Antonio De Rensis, attuale difensore e legale di Alberto Stasi, ha risposto in diretta e con toni durissimi a un esposto presentato da Stefania Cappa, cugina della vittima.

L’esposto della famiglia Cappa: l’accusa di una “regia mediatica”

La miccia che ha fatto esplodere la nuova e furiosa polemica è un esposto ufficiale, in cui la famiglia Cappa sostiene di essere stata bersaglio e destinataria di una “sistematica, coordinata e preordinata esposizione mediatica” denigratoria. Nel documento si ipotizzerebbe l’esistenza di una sorta di “regia occulta” volta a screditare i familiari di Chiara Poggi, alla quale, secondo le accuse contenute nell’esposto, avrebbero partecipato diverse persone, tra cui lo stesso avvocato Antonio De Rensis.
«Non volevo crederci quando l’ho letto. Ma conosco la serietà della fonte», ha esordito De Rensis davanti alle telecamere di Rai 3, visibilmente scosso e amareggiato dalle pesantissime insinuazioni mosse nei suoi confronti.

La durissima replica di De Rensis: “Vicenda avvilente e disarmante”

La reazione del legale di Stasi non si è fatta attendere. De Rensis ha definito l’intera vicenda come “avvilente, disarmante e grave”, respingendo sdegnosamente ogni accusa di complotto mediatico e preannunciando un’immediata e pesante controffensiva in tribunale: «Ci saranno azioni giudiziarie durissime da parte mia per tutelare la mia immagine, ma credo che anche la stessa Procura di Pavia possa (e debba) essere fortemente interessata da ciò che è successo e da quanto dichiarato».

Il giallo della telefonata: l’invito al CONI del 13 luglio 2022

Il cuore della difesa mediatica di De Rensis si è concentrato su una data specifica, indicata nell’esposto come il momento chiave della presunta “regia”: l’8 luglio 2022. Il legale ha voluto ricostruire pubblicamente e minuziosamente la propria attività professionale di quei giorni.
«Il primo atto formale che faccio come nuovo difensore di Stasi, su mia carta intestata, risale a fine giugno 2022, quando deposito in tribunale una richiesta formale per avere copia dei CD contenenti alcune intercettazioni del 2017. La mia istanza viene passata proprio l’8 luglio 2022 per essere autorizzata. E viene autorizzata. Il 13 luglio vado in cancelleria a ritirare i CD intorno alle 13.30», ha spiegato minuziosamente l’avvocato.
Ma il vero colpo di scena raccontato dal legale avviene poche ore dopo, nel pomeriggio di quello stesso 13 luglio. «Intorno alle 18.40 circa, l’avvocato Cappa (la cugina di Chiara, ndr) chiama il mio studio. Parla con due avvocati del mio team, di cui una è l’avvocato Grandi, che lavora con me da 24 anni. Il motivo della chiamata? Invitarmi a un progetto di prestigiosi convegni sul diritto sportivo al CONI in veste di relatore».
Un invito che De Rensis rifiutò immediatamente per ovvi motivi di opportunità, non sapendo però un dettaglio fondamentale. «Io non sapevo che l’avvocato Cappa, già da 5 giorni (ovvero dall’8 luglio), sapeva che ero diventato ufficialmente l’avvocato di Stasi. Se l’avessi saputo le avrei detto: come si permette di chiamare l’avvocato dell’assassino (condannato) di sua cugina per invitarlo a un convegno? Con tutti gli avvocati sportivi che ci sono in Italia, chiama proprio me?». Un paradosso logico che porta De Rensis a dubitare dell’autenticità stessa dell’esposto: «Io continuo a ritenere che mi abbiano fatto uno scherzo, non riesco a crederci. Se ciò che oggi è stato mostrato nell’esposto è vero, la Procura di Pavia ha il dovere di intervenire».

Le presunte indagini private e l’appello finale

Prima di concludere il suo vibrante intervento televisivo, De Rensis ha rivelato un ultimo, inquietante dettaglio, riferendo di aver appreso per vie traverse di essere stato oggetto di investigazioni private sulla sua vita personale da parte di ignoti.
«Ho sentito dire che qualcuno ha fatto indagini sulla mia persona. La mia vita fuori dall’ambito professionale è molto semplice e trasparente, fatta di amici storici, un po’ di golf quando posso e di molti sorrisi. Se qualcuno ha svolto davvero delle indagini occulte su di me mi fa solo molta tenerezza. Ma qualora ne dovessi avere contezza formale, chi lo ha fatto verrà immediatamente chiamato a rispondere di questi atti davanti all’autorità giudiziaria competente».

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Politica

Scontro sui migranti a Filorosso, De Micheli (PD) attacca il Governo: “La sinistra non vuole ingressi incontrollati, ma Meloni è isolata in Europa”

“La sinistra non vuole ingressi incontrollati! Il Governo usa i migranti per nascondere i propri problemi e la Meloni è isolata in Europa”: il durissimo attacco del PD in TV! 📺 ⚡ Botta e risposta a distanza sul tema dell’immigrazione. A “Filorosso” su Rai 3, la deputata del Partito Democratico Paola De Micheli ha respinto al mittente le accuse della destra. “Noi siamo per governare i flussi in modo serio, ma salvare le vite in mare è un dovere!”, ha esclamato l’esponente dem, accusando l’attuale Governo di aver incrinato i rapporti con l’Unione Europea. “Invece di cercare solidarietà, hanno chiesto di chiudere Schengen e ora la Meloni è isolata dai partner europei. Fanno propaganda per paura della crescita della destra di Vannacci!”. La De Micheli ha poi elogiato il modello del premier spagnolo Pedro Sánchez: “Ha regolarizzato i lavoratori immigrati per inserirli nella legalità e far pagare loro le tasse, e grazie a questa manodopera la Spagna cresce del 3% rispetto alla nostra economia ferma!”. Leggi il riassunto dell’infuocato scontro televisivo nel nostro nuovo articolo politico! 👇 🇮🇹 E voi, siete d’accordo con la visione del Partito Democratico o con la linea dura del Governo? Il dibattito è aperto nei commenti!

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De Micheli a Filorosso

Redazione – Il salotto televisivo di “Filorosso” (il noto programma di approfondimento giornalistico condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi nella prima serata di Rai 3) si è trasformato in un’accesa arena di dibattito sul tema dell’immigrazione. A rispondere colpo su colpo alle rivendicazioni del Governo e a tracciare la linea dell’opposizione è intervenuta Paola De Micheli, deputata di spicco del Partito Democratico. Nel corso del serrato confronto dedicato alla gestione dei flussi migratori e al complesso meccanismo dei “dublinanti”, l’esponente dem ha voluto innanzitutto sgombrare il campo da quello che definisce un falso mito alimentato dalle destre: «La sinistra non è assolutamente per l’immigrazione incontrollata. Noi siamo per il governo rigoroso e umano dei flussi migratori».

“Governare i flussi e salvare vite umane”: la linea del Partito Democratico

Il ragionamento di Paola De Micheli parte da un presupposto umanitario inderogabile che, secondo la deputata, non può mai essere sacrificato sull’altare del calcolo elettorale. «Salvare delle vite in mare è e resterà sempre un dovere assoluto e imprescindibile», ha ribadito con forza l’esponente del Partito Democratico. Ma la gestione successiva agli sbarchi, ha precisato, non può essere scaricata sulle spalle delle amministrazioni locali o gestita a colpi di slogan.
La De Micheli ha infatti sottolineato l’assoluta e vitale necessità di una reale gestione comunitaria e europea del fenomeno migratorio. «Rispetto ad alcune scelte fatte da questo Governo di destra, noi francamente non riusciamo a capirne la logica di fondo. Il tema della solidarietà europea è fondamentale, perché un fenomeno macroscopico come quello migratorio (seppur fisiologicamente limitato in questa specifica fase storica) non è strutturalmente gestibile dai singoli Stati nazionali lasciati a sé stessi».

L’accusa al Governo Meloni: “Rottura della solidarietà europea e isolamento”

Proprio sul fronte dei rapporti con l’Unione Europea, la deputata del PD ha sferrato l’attacco più duro alla Presidente del Consiglio. Secondo l’analisi della De Micheli, l’atteggiamento dell’esecutivo italiano si è dimostrato profondamente distante dalla ricerca di una vera cooperazione continentale.
«Anziché mostrare e pretendere un atteggiamento di reale solidarietà europea, il nostro Governo ha pensato bene di chiedere la chiusura delle frontiere di Schengen. È stato un vero e proprio momento di rottura della solidarietà europea», ha accusato la parlamentare, aggiungendo un’amara considerazione: «I migranti, ancora una volta, sono stati usati in maniera strumentale per coprire o risolvere problemi di natura strettamente politica».
Un atteggiamento di rottura che, sempre a giudizio della De Micheli, avrebbe portato l’Italia in un vicolo cieco a livello diplomatico: «Alla fine, nemmeno i governi di destra sono stati in grado di cambiare realmente le regole del Trattato di Schengen, con il risultato che ora tutti i Paesi europei sono diventati molto più rigidi. E nell’ultimo vertice internazionale, Giorgia Meloni si è ritrovata completamente isolata dalle altre potenze».

Il fattore politico interno: “L’ombra di Vannacci condiziona la maggioranza”

Cosa spinge, dunque, il Governo ad adottare questa linea così dura? Secondo Paola De Micheli, le motivazioni andrebbero ricercate molto più nella propaganda di politica interna che in una reale strategia estera. La deputata dem ha puntato il dito in particolar modo contro «la crescita del partito del Generale Roberto Vannacci», un elemento di estrema destra che, a suo dire, starebbe condizionando pesantemente le scelte della maggioranza e distogliendo pericolosamente l’attenzione da una questione strutturale che richiederebbe, invece, una risposta pragmatica, condivisa e comune a livello europeo («Un tentativo di cooperazione europea che alcuni dei nostri Governi precedenti hanno fatto concretamente in passato», ha tenuto a precisare).

Il modello spagnolo di Sánchez: “Regolarizzare i lavoratori per far crescere l’economia”

Nella parte finale del suo intervento, Paola De Micheli ha voluto citare come virtuoso il caso della Spagna e le recenti e coraggiose politiche adottate dal governo socialista guidato da Pedro Sánchez.
«Sánchez ha avuto il coraggio e l’intelligenza di regolarizzare decine di migliaia di lavoratori stranieri, che ora lavoreranno alla luce del sole, pagheranno regolarmente le tasse ed entreranno in maniera sana nel circuito della legalità, togliendo manodopera al caporalato». La deputata ha specificato che molti di questi lavoratori «provengono dal Sud America e parlano la stessa lingua», chiarendo che questa misura «non c’entra niente» con le crisi del Marocco o degli sbarchi irregolari di clandestini.
«Sánchez ha semplicemente fatto una brillante operazione economica, esplicitamente richiesta dalle stesse imprese spagnole, che oggi non a caso stanno crescendo a una media sbalorditiva del 3% del Pil. Esattamente il contrario dell’Italia», ha concluso sferzante la De Micheli, definendo la strategia spagnola come l’unica «logica appropriata» per coniugare accoglienza, diritti e sviluppo economico.

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Autovelox e cartelli invisibili: attenzione al nuovo clamoroso trucco sulle strade, automobilisti raggirati con multe da centinaia di euro

Multe salatissime al rientro dalle vacanze? Attenzione alla trappola degli “Autovelox invisibili”! 🚗 💸 Tantissimi automobilisti italiani stanno ricevendo multe a causa di un trucco assurdo: cartelli di segnalazione nascosti dalla vegetazione, piazzati dietro le curve o troppo vicini all’autovelox, rendendo impossibile rallentare in tempo. Ma lo sapevate che la Cassazione parla chiaro? Se il cartello non è perfettamente visibile e non rispetta le distanze minime, la sanzione è TOTALMENTE ILLEGITTIMA e può essere annullata facilmente senza pagare un euro! Scopri quali sono le distanze di legge da rispettare e come fare ricorso (anche gratuito) nel nostro articolo per difenderti dalle multe ingiuste! 👇 🛑 Voi avete mai preso una multa “sospetta”?

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Autovelox

Redazione – Tornare dalle vacanze con la mente rilassata per poi trovare, a distanza di qualche settimana, la cassetta delle lettere invasa da spaventose buste verdi contenenti pesanti sanzioni amministrative. È il terrore più grande di ogni automobilista italiano. La questione degli autovelox e del controllo elettronico della velocità è un tema rovente che accende furiosi dibattiti in Italia. Se da un lato questi strumenti sono vitali per scoraggiare l’alta velocità e salvare vite umane nei tratti pericolosi, dall’altro vengono spesso percepiti (e purtroppo a volte utilizzati dai piccoli Comuni) come dei veri e propri “bancomat” per fare cassa ai danni degli ignari guidatori. Nelle ultime settimane, però, sta facendo molto discutere un fenomeno allarmante che sta mietendo migliaia di “vittime”: il trucco dei cartelli stradali invisibili o posizionati in modo fuorviante.

Il trucco del cartello ingannevole: come scatta la trappola

La legge italiana e il Codice della Strada sono estremamente chiari su un punto fondamentale: qualsiasi postazione di controllo della velocità, sia essa fissa (il classico scatolotto blu o arancione) o mobile (la pattuglia a bordo strada), deve essere preventivamente e inequivocabilmente segnalata con l’apposito cartello “Controllo elettronico della velocità”. Tuttavia, il nuovo trucco che sta raggirando gli automobilisti gioca sull’ambiguità e sulla scarsa visibilità.
Sempre più spesso, infatti, il cartello di preavviso viene posizionato in posizioni assurde: nascosto parzialmente dalla vegetazione non tagliata, posto subito dopo una curva cieca, oppure inserito in un groviglio inestricabile di altre decine di segnali stradali pubblicitari, rendendolo di fatto invisibile a chi guida nel normale flusso del traffico. Il risultato? L’automobilista non fa in tempo a decifrare il cartello, non rallenta e viene inesorabilmente “flashato” dalla macchinetta posizionata pochi metri più avanti, ritrovandosi a dover pagare decine (a volte centinaia) di euro di multa e perdendo punti preziosi dalla patente.

La distanza minima: cosa dice davvero la Legge e la Cassazione

Molti automobilisti pagano la sanzione senza fiatare, convinti di avere torto marcio. Ma la verità è che molte di queste multe sono illegittime e facilmente annullabili se si conoscono le regole. Le recenti e numerose sentenze della Corte di Cassazione hanno infatti stabilito dei paletti granitici a tutela dei cittadini. Il segnale di preavviso dell’autovelox non solo deve essere “ben visibile”, ma deve essere posizionato a una distanza “adeguata” dalla postazione di rilevamento.
La normativa attuale stabilisce che sulle strade urbane di scorrimento e sulle strade extraurbane principali, il cartello debba trovarsi ad almeno 1 chilometro di distanza (in base alla tipologia di strada e al limite imposto). Ma la regola d’oro ribadita dai giudici è che la segnaletica non deve apparire all’improvviso, obbligando l’automobilista a fare frenate brusche e pericolose per il traffico posteriore. Se tra il cartello e l’autovelox c’è un’intersezione (un incrocio), il cartello va addirittura ripetuto!

Come difendersi e quando presentare ricorso

Cosa fare se si sospetta di essere caduti in questa trappola? La prima cosa da fare quando si riceve il verbale a casa è controllare minuziosamente l’esatta chilometrica dell’infrazione. Se viaggiate spesso su quel tratto di strada (o avvalendovi delle immagini di Google Street View, stando attenti alla data di aggiornamento), verificate la reale posizione del cartello premonitore. Era coperto dai rami? Era nascosto dietro un furgone parcheggiato regolarmente? Era posto troppo a ridosso della telecamera?
In tutti questi casi, supportati da fotografie probatorie scattate sul luogo, è possibile (e doveroso) presentare un ricorso ufficiale al Giudice di Pace o al Prefetto (quest’ultimo gratuito). L’onere della prova del corretto posizionamento della segnaletica spetta sempre all’ente accertatore (il Comune o la Polizia Stradale). Non lasciatevi intimorire: difendere i propri diritti è il primo passo per esigere strade più sicure e regole più trasparenti, mettendo fine all’odiosa pratica degli “autovelox trappola”.

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