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Politica

Sforzini: “Cari fratelli in camicia nera, l’errore di Togliatti e il suicidio politico di chi si fa comandare dagli estremisti”

“Cari fratelli in camicia nera…”. Il durissimo editoriale di Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale) spiega perché la Destra non deve farsi “comandare” dai suoi estremisti! 🏛️ 📜 Quando un partito politico cerca di rincorrere le sue “frange estreme” per non perdere i loro voti, finisce inevitabilmente per diventare ostaggio delle loro ossessioni e delle loro follie! In un meraviglioso editoriale, denso di storia e di politica pura, Luca Sforzini ripesca dalla memoria il clamoroso “Appello ai fratelli in camicia nera” lanciato nel 1936 da Togliatti, per spiegare un concetto formidabile: se cerchi di blandire gli estremisti parlando come loro, alla fine non sarai tu a conquistare l’estremista, ma sarà l’estremista a conquistare te! Sforzini lancia un monito durissimo contro i “cattivi consiglieri” (le cornacchie nere) che spingono verso l’integralismo religioso: “Non possiamo combattere l’integralismo islamico costruendo un integralismo cristiano! La Destra deve difendere lo Stato di diritto, non tornare all’Ottocento!”. E poi, il capolavoro politico: “Prendere i voti delle frange estreme va bene. Significa portare le periferie dentro la città, ma SENZA CONSEGNARE LORO LE CHIAVI DEL MUNICIPIO. Altrimenti il programma lo scriverà lo scemo del villaggio”. Leggi tutta l’analisi nel nostro articolo! 👇 🇮🇹 E voi, cosa ne pensate? I grandi partiti italiani sono finiti “in ostaggio” delle loro ali più estreme (a destra come a sinistra)?

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Togliatti

Redazione – La grande politica, quella che segna i destini delle Nazioni, non si impara soltanto nei salotti televisivi, ma affonda le sue radici nello studio attento degli errori del passato. Ed è proprio sfogliando il grande libro della storia d’Italia che Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) firma un nuovo, illuminante e spietato editoriale intitolato: “Cari fratelli in camicia nera”.
Il testo si ricollega direttamente al caldissimo dibattito interno al fronte conservatore italiano di questi giorni (scosso dalle polemiche sulle derive estremiste del generale Vannacci), utilizzando un clamoroso e inaspettato parallelismo storico risalente all’agosto del 1936, quando il segretario del Partito Comunista, Palmiro Togliatti, lanciò una strategia che la destra di oggi farebbe benissimo a studiare a memoria.

Il paradosso di Togliatti: quando il cacciatore diventa preda

Novant’anni fa, ricorda Sforzini, Togliatti pubblicò il celebre “Appello ai fratelli in camicia nera”. Il tentativo era politicamente geniale e spericolato al tempo stesso: parlare direttamente alla base sociale del fascismo per intercettarne il malcontento, cercando di portare i delusi verso il comunismo. Ma il rischio insito in questa mossa era mortale: “Confondere a tal punto linguaggi, rivendicazioni e riferimenti da rendere progressivamente incerto il confine tra chi avrebbe dovuto conquistare e chi avrebbe dovuto essere conquistato”.
È questa la trappola in cui cade ciclicamente ogni partito politico: cosa fare delle proprie ali estreme, dei nostalgici arrabbiati e degli integralisti? La via più facile è blandirli e assecondarli. Ma così facendo, avverte Sforzini, “quasi senza accorgersene si comincia ad adottarne il linguaggio, poi le categorie, infine le ossessioni. A quel punto non si sta più conquistando un elettorato radicale: se ne viene lentamente conquistati culturalmente”.

Parlare al nostalgico senza diventare nostalgici

Il compito di una vera, solida e ambiziosa classe dirigente di destra dovrebbe essere l’esatto opposto: “Parlare al nostalgico senza diventare nostalgica, al tradizionalista senza trasformare la tradizione in un codice penale, al cattolico senza trasformare lo Stato in un confessore, a chi domanda sicurezza senza considerare la libertà un fastidioso intralcio”.
Se non si mantiene questa barra dritta, il partito non allarga il proprio campo d’azione, ma sposta drammaticamente il proprio baricentro verso il precipizio. Ed è in questo vuoto di leadership che si inseriscono le famigerate “cornacchie nere” della politica: i cattivi consiglieri che sussurrano all’orecchio del leader che per crescere bisogna diventare più duri, ortodossi e spietati, spacciando il ritorno al passato per un’idea di futuro.

Da Cavour alla Sharia: il rifiuto dello Stato Etico

L’affondo di Sforzini colpisce durissimo i teorici dell’integralismo religioso applicato alla politica. Assecondare le derive estremiste significa fare un salto indietro dall’era contemporanea all’Ottocento, ipotizzando uno Stato che decida “quali siano le vite giuste, le famiglie giuste, le religioni accettabili e persino le opinioni moralmente autorizzate”.
Una destra simile non sarebbe “conservatrice”, perché conservare significa custodire il bello, non restaurare le macerie superate dalla storia. Il Risorgimento italiano si fonda sulla geniale formula di Camillo Benso conte di Cavour: “Libera Chiesa in libero Stato”. Come ricorda Sforzini in un passaggio da manuale: “Non possiamo combattere l’integralismo islamico costruendo un integralismo cristiano. Non si risponde a una teocrazia con un’altra teocrazia”. Tutti i cittadini (cristiani, musulmani, ebrei o atei) sono egualmente sottomessi alla Legge civile e repubblicana, e nessuna fede può ergersi a codice penale dello Stato.

Aprire le porte della città, ma non consegnare le chiavi

L’editoriale si chiude con una lezione di scienza politica purissima. Il problema non è allontanare i voti degli estremisti (i voti non si rifiutano mai). Il compito della grande politica è prendere le paure, la rabbia e l’insofferenza delle “periferie” per dare loro una forma istituzionale e razionale. In sintesi: “Significa portare le periferie dentro la città, senza consegnare loro il municipio”.
Quando una forza politica si arrende a chi grida più forte, finisce inevitabilmente per scoprire che il proprio programma di governo “non è più stato scritto da chi aveva immaginato il viaggio, ma dallo scemo del villaggio”. Un partito può sopravvivere a mille sconfitte elettorali, ma muore il giorno in cui si fa fagocitare dai suoi estremisti. La lezione finale per i leader di oggi è chiara: allargare i confini del campo è vitale, ma “esiste una differenza decisiva tra aprire le porte della città e consegnarne le chiavi”.

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Politica

Il “Caso Burgio” a Milano infiamma la destra, Sforzini: “Ecco la prova, Vannacci si sta facendo conquistare dai neofascisti”

Assurdo a Milano! I neofascisti contestano il candidato sindaco di Vannacci perché è “troppo poco fascista”. La profezia di Luca Sforzini si è avverata! 🏛️ 💥 Meno di 24 ore fa, il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, aveva lanciato un durissimo avvertimento: se Futuro Nazionale continuerà a lisciare il pelo agli estremisti per rubare qualche voto, finirà per farsi comandare da loro. Ebbene, a Milano è appena esploso il “Caso Burgio” a confermare parola per parola questa profezia! Il candidato sindaco Carmelo Burgio (scelto direttamente dai vertici del partito del Generale Vannacci) è stato ferocemente contestato dalle frange di estrema destra perché “non apprezza l’opera del fascismo” ed è stato accusato di essere un “democristiano”. Una situazione tragicomica! “Se persino un candidato scelto dal leader deve superare l’esame di purezza fascista, significa che i nostalgici hanno preso il controllo del partito”, ha tuonato Sforzini dal Castello di Castellar Ponzano. La Destra italiana è a un bivio mortale: “Va bene prendere i voti delle periferie radicali, ma non bisogna mai consegnare loro le chiavi del municipio!”. Leggi tutta l’analisi di questo cortocircuito politico clamoroso nel nostro articolo completo! 👇 🇮🇹 E voi cosa ne pensate? È giusto che un candidato sindaco di centrodestra debba subire il ricatto degli estremisti nostalgici?

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Carmelo Burgio

Redazione – In politica le profezie si avverano raramente, ma quando accade lo fanno con un tempismo a dir poco inquietante. Solo pochissime ore fa, sulle pagine di questo giornale, avevamo pubblicato il formidabile editoriale “Cari fratelli in camicia nera” a firma di Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale). In quel testo, Sforzini lanciava un durissimo avvertimento al neonato partito Futuro Nazionale del Generale Roberto Vannacci: se assecondate i “cattivi consiglieri” delle frange estremiste per rubacchiare qualche voto, finirete inesorabilmente per essere conquistati da loro.
Nemmeno il tempo di asciugare l’inchiostro, ed ecco che sotto la Madonnina è esploso il clamoroso “Caso Burgio”, che certifica in modo plastico, inequivocabile e persino tragicomico quanto il monito di Sforzini fosse chirurgicamente esatto e reale.

Il candidato sindaco di Milano sotto processo per “scarsa purezza”

Carmelo Burgio, il candidato sindaco scelto direttamente dai vertici di Futuro Nazionale per la difficilissima corsa a Palazzo Marino, a Milano, è finito clamorosamente sotto attacco. Ma a fargli la guerra non è stata l’opposizione di sinistra, bensì lo “zoccolo duro” del suo stesso elettorato.
Gli ambienti dell’estrema destra e del neofascismo milanese lo hanno pesantemente contestato, mettendolo letteralmente alla gogna, per un motivo a dir poco surreale: Burgio ha avuto l’ardire di dichiarare di non apprezzare l’opera politica del fascismo. Per questa sua banalissima posizione democratica e costituzionale, il candidato è stato bollato dai duri e puri del partito come “troppo poco fascista” e deriso con l’epiteto di “democristiano”. Una situazione che ha del grottesco, considerando che Burgio è stato scelto proprio dai leader nazionali del movimento.

La profezia avverata: Sforzini rilancia l’allarme

Raggiunto dalla notizia direttamente dal suo storico quartier generale (il Castello Sforzini di Castellar Ponzano), Luca Sforzini ha diramato un comunicato infuocato che non ammette repliche.
“Il caso esploso a Milano intorno alla candidatura di Carmelo Burgio dimostra che il problema che ho sollevato nella mia Lettera aperta non era affatto un esercizio accademico”. La situazione, sottolinea il Presidente del Centro Studi, ha contorni politicamente tragicomici, ma pone una questione vitale per la sopravvivenza stessa del nuovo polo conservatore: “Chi sta conquistando chi?”.
Il cortocircuito logico è infatti clamoroso: “Se persino un candidato scelto direttamente dal leader viene sottoposto a un esame di purezza fascista perché ritenuto troppo moderato, significa che il confine tra chi dovrebbe conquistare e chi rischia di essere conquistato comincia pericolosamente a confondersi”, tuona Sforzini.

La destra del XXI secolo non può diventare ostaggio dei nostalgici

Quello che si sta consumando a Milano (e indirettamente nel durissimo scontro a distanza tra Sforzini e gli esponenti della destra radicale e filorussa come Roberto Jonghi Lavarini) è una vera e propria guerra per l’anima del partito di Vannacci.
Sforzini non fa il moralista sui voti (“I voti non hanno pedigree ideologici. Una forza politica ha il dovere di parlare anche agli elettori più radicali”), ma fissa un paletto strategico insormontabile. La Destra del XXI secolo deve saper parlare al nostalgico senza diventare nostalgica, e a chi chiede ordine senza sacrificare il bene supremo della libertà civile. Se si cede anche solo di un millimetro ai ricatti delle frange oltranziste, il partito non allarga il suo campo elettorale (spaventando a morte i moderati), ma ne sposta semplicemente e pericolosamente il baricentro verso il baratro.

La metafora del municipio: la periferia ha preso il centro

L’affondo finale di Luca Sforzini riprende la meravigliosa metafora politica coniata ieri: “La questione che pongo a Futuro Nazionale è politica e culturale. Ben vengano i voti provenienti anche dalle periferie più radicali. Ma le periferie devono essere portate dentro la città, non bisogna consegnare loro le chiavi del municipio”.
L’impressione, guardando all’incredibile ammutinamento neofascista contro il candidato sindaco di Milano, è che il Generale Vannacci abbia purtroppo sottovalutato la voracità dei suoi “cattivi consiglieri”. Come avverte profeticamente Sforzini: “Qualche volta si parte per conquistare una periferia e si scopre, purtroppo troppo tardi, che è stata la periferia a conquistare il centro”.

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Politica

Scontro nel fronte conservatore, Jonghi Lavarini attacca Sforzini: “Lui è un massone liberale, io sto con Vannacci e Putin”

Vola stracci a destra! Jonghi Lavarini risponde duramente a Luca Sforzini: “Io sto con Vannacci e Putin, lui vada in Forza Italia con Tajani!” 💥 🇮🇹 Il dibattito interno al fronte conservatore e al nuovo partito “Futuro Nazionale” del Generale Roberto Vannacci si fa incandescente! Dopo i duri editoriali di Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) che mettevano in guardia FNV dalle derive estremiste e dai teorici dello “Stato Etico”, arriva la dirompente e infuocata risposta di Roberto Jonghi Lavarini! L’esponente della destra radicale non usa mezzi termini per difendere la sua visione: “Io provengo dal MSI neofascista, sono un convinto filorusso e un sostenitore filosofico di Dugin e Putin. Ho letto il programma di Futuro Nazionale e lo condivido al 100%”. E poi l’affondo personale contro Sforzini: “Lui è un massone liberale, atlantista e sionista. È naturale che non si trovi bene nel partito di Vannacci. Gli consiglio di aderire a Forza Italia, perché le sue idee coincidono con quelle del ministro Tajani e certamente non con quelle del Generale!”. Una spaccatura nettissima e insanabile tra la destra tradizionalista e anti-occidentale e quella liberale. Quale di queste due “anime” prevarrà nel nuovo partito di Vannacci? Leggi il nostro articolo completo per scoprire tutti i dettagli di questo clamoroso botta e risposta! 👇 🏛️ E voi, da che parte state? Chi ha ragione tra Sforzini e Jonghi Lavarini?

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Roberto Jonghi Lavarini

Redazione – Il clima all’interno del fronte conservatore italiano è diventato improvvisamente rovente. Il vibrante e coltissimo dibattito innescato nei giorni scorsi sulle pagine del nostro giornale dal Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, ha colpito nel segno, provocando reazioni a catena e portando allo scoperto le diverse “anime” che si contendono l’eredità politica della destra italiana. Sforzini, con i suoi editoriali, aveva duramente messo in guardia il neo-partito Futuro Nazionale del Generale Vannacci dal farsi fagocitare dagli estremisti, dai nostalgici e dai teorici dello Stato Etico, ricevendo il plauso degli analisti più moderati.
Oggi, però, a rispondere per le rime e a rivendicare con orgoglio le proprie posizioni più radicali ci pensa una figura storica e controversa della destra extraparlamentare italiana: Roberto Jonghi Lavarini. Il suo intervento, inviato alla nostra redazione, non usa mezzi termini e traccia un solco profondissimo (e forse incolmabile) tra due visioni del mondo diametralmente opposte.

Il primato del programma politico e l’adesione a FNV

L’incipit della replica di Jonghi Lavarini parte con un formale riconoscimento all’avversario intellettuale, per poi spostare immediatamente il mirino sull’essenza dell’agire politico. “Con Luca Sforzini condivido la necessità di un alto e libero dibattito culturale e di una nuova classe dirigente colta, preparata e meritevole”, esordisce Lavarini.
Ma il punto centrale, secondo l’esponente di destra, non risiede nei sofismi intellettuali, bensì nei fatti concreti e nel documento fondativo del partito: “In un movimento politico quello che conta veramente è il programma e, sinceramente, dopo aver letto quello di Futuro Nazionale, posso dire di condividerlo al 100%, nei suoi valori e nelle sue proposte”. Una benedizione totale e incondizionata al progetto politico del Generale Roberto Vannacci, che certifica come le frange più tradizionaliste si sentano perfettamente rappresentate e a casa all’interno di FNV.

La rivendicazione identitaria: “Io cattolico, neofascista e filorusso”

È nella seconda parte della sua dichiarazione che Jonghi Lavarini affonda il colpo, marcando una pesantissima e orgogliosa distanza ideologica da Sforzini, senza rinnegare assolutamente nulla del proprio passato politico e delle proprie simpatie geopolitiche internazionali.
“Certo, io provengo da una famiglia tradizionale, cattolica e monarchica, sono cresciuto nel MSI neofascista”, dichiara apertamente Lavarini, tracciando il suo personalissimo identikit storico. Ma non si ferma alla politica interna, spingendosi fino alle complesse dinamiche internazionali che infiammano i teatri di guerra odierni: “…e sono un convinto filorusso, sostenitore filosofico di Dugin e geopolitico di Putin”. Un’affermazione dirompente, che inserisce il dibattito su Futuro Nazionale all’interno di una scacchiera molto più vasta, abbracciando il tradizionalismo radicale teorizzato dall’ideologo russo Aleksandr Dugin in netta contrapposizione all’Occidente moderno.

L’attacco a Sforzini: “Lui è un massone atlantista e sionista”

Dopo essersi definito, Jonghi Lavarini passa a definire il suo interlocutore. Le parole scelte per descrivere Luca Sforzini sono taglienti e delineano la figura del nemico ideologico per eccellenza dell’estrema destra tradizionalista.
“Mentre l’intelligente, colto, ironico e ambizioso Sforzini è un massone liberale, atlantista e sionista”, attacca Lavarini, elencando una serie di aggettivi che, nel suo vocabolario politico, rappresentano l’esatta antitesi dei valori che dovrebbero fondare la vera Destra. Secondo questa visione, è del tutto logico e “naturale che in FNV non si trovi ideologicamente bene”.

L’invito al veleno: “Sforzini vada in Forza Italia”

La chiosa finale di Jonghi Lavarini è una provocazione politica in piena regola. Constatata l’inconciliabilità delle rispettive visioni (Mosca contro Washington, tradizionalismo contro liberalismo), Lavarini indica a Sforzini la porta di uscita dal progetto vannacciano: “Io gli consiglio di aderire a Forza Italia, perché quanto espresso, anche in questo articolo, coincide con il pensiero e le dichiarazioni del ministro Tajani e certamente non del Generale Vannacci”.
Il dado è ormai tratto. Questo infuocato botta e risposta non è una semplice scaramuccia tra intellettuali, ma rappresenta la lotta vitale per il controllo dell’anima di Futuro Nazionale. Da una parte chi vorrebbe un partito conservatore di stampo occidentale e liberale; dall’altra chi, come Jonghi Lavarini, spinge per un movimento radicale, anti-atlantista e profondamente legato al tradizionalismo. Toccherà al Generale Vannacci, prima o poi, decidere quale delle due strade imboccare definitivamente.

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Politica

“Oltre i vecchi schieramenti tradizionali”: Punta Italia svela il suo nuovo manifesto basato su competenze e concretezza

“Basta con la politica delle false promesse! Noi ripartiamo dal basso”: il nuovo movimento PUNTA ITALIA scrive direttamente alla redazione di Cavaliere News! 🇮🇹 ✉️ Quando il giornalismo libero riesce a stimolare il dibattito politico, è sempre una vittoria per i cittadini! Dopo la nostra recente analisi, i promotori del nuovo e ambizioso progetto politico nazionale PUNTA ITALIA hanno voluto scrivere direttamente alla nostra Redazione per spiegare in anteprima le loro mosse! “Punta Italia è attualmente un progetto politico in fase di studio e costruzione”, ci hanno scritto, dimostrando una rara onestà intellettuale. Nessuna sede nazionale faraonica (per ora) e nessuna leadership imposta dall’alto: prima vogliono ascoltare i cittadini e verificare il reale interesse della base. Ma la cosa più forte è il rifiuto netto di farsi ingabbiare dalla vecchia politica! PUNTA ITALIA non vuole farsi etichettare con i vecchi “schieramenti tradizionali” (destra/sinistra), ma vuole fondare un nuovo metodo basato su “interventi concretamente pianificabili anziché su false promesse”. I 5 pilastri del loro nuovo manifesto? Territorio, Partecipazione, Produttività, Opportunità e Socialità. Insomma, superare le chiacchiere da bar per rimettere in moto l’Italia attraverso le competenze e le capacità produttive della gente che lavora! Leggi il testo integrale della lettera inviata al nostro giornale nell’articolo completo! 👇 🗳️ E voi siete d’accordo con PUNTA ITALIA? È finalmente arrivata l’ora di abbandonare le vecchie etichette ideologiche per concentrarsi solo su progetti concreti e realizzabili?

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Logo ufficiale PUNTA ITALIA

Redazione – Il compito primario di un giornale libero, indipendente e profondamente radicato nel territorio come Cavaliere News non è soltanto quello di raccontare passivamente i fatti, ma di stimolare il dibattito, fare domande e, soprattutto, dare voce ai protagonisti della scena pubblica e politica nazionale. Oggi avevamo dedicato ampio spazio alla nascita di un nuovo, intrigante soggetto politico denominato PUNTA ITALIA, analizzandone i tratti salienti e il forte richiamo al pragmatismo.
La nostra analisi ha colto nel segno, tanto da spingere i promotori di questo innovativo progetto a scriverci direttamente per chiarire, precisare e approfondire con i nostri lettori la natura esatta del loro percorso. Pubblichiamo dunque con grande piacere la lettera giunta in Redazione, che svela in anteprima le mosse future di un movimento che promette di scuotere il panorama politico italiano.

Non un partito preconfezionato, ma un progetto “in costruzione”

La prima, fondamentale precisazione giunta alla nostra testata riguarda la struttura stessa del movimento. In un’epoca in cui nascono partiti personalistici nel giro di una notte, pronti a lanciare slogan a raffica senza avere alcuna base reale, PUNTA ITALIA sceglie orgogliosamente la strada della serietà e della prudenza.
“PUNTA ITALIA è attualmente un progetto politico in fase di studio e costruzione”, si legge nella nota inviata a Cavaliere News. La presentazione del manifesto, circolata in questi giorni, non aveva lo scopo di imporre dall’alto una nuova segreteria o un nuovo leader incontrastato, ma aveva il nobile intento di “introdurne l’identità e i principi fondamentali e, nello stesso tempo, verificarne interesse, condivisione e possibilità di sviluppo”. È proprio per questa profonda onestà intellettuale, in attesa di raccogliere e misurare il consenso della base cittadina, che il movimento non ha ancora formalizzato una struttura dirigenziale definitiva né individuato una sede nazionale fisica. Prima si costruiscono le fondamenta e le idee, poi si scelgono le poltrone: un netto (e apprezzatissimo) cambio di rotta rispetto ai costumi della “vecchia politica”.

Oltre il bipolarismo: il rifiuto degli schieramenti tradizionali

Uno degli aspetti politicamente più dirompenti della lettera inviata alla nostra Redazione riguarda la futura collocazione elettorale del movimento. Dove si posizionerà PUNTA ITALIA? A destra, a sinistra o al centro? La risposta dei promotori è tranchant e rifiuta categoricamente le vecchie e logore etichette del Novecento.
“La collocazione politica non vuole essere definita in questa fase attraverso una semplice appartenenza agli schieramenti tradizionali”, scrivono i portavoce. Il progetto rifiuta l’idea di doversi schierare per partito preso solo per assecondare il gioco delle alleanze o delle risse televisive. L’intento è quello di superare i vecchi steccati ideologici per concentrarsi esclusivamente su ciò che serve realmente al Paese per rimettersi in marcia.

Il Metodo: la politica della concretezza contro le false promesse

Se non ci sono etichette prestabilite, qual è dunque il collante che terrà uniti i futuri militanti e amministratori di PUNTA ITALIA? La risposta risiede in un metodo di lavoro rivoluzionario e basato sulla pura concretezza amministrativa.
Il progetto, si legge nella lettera, nasce per “partire dai territori e costruire, attraverso la partecipazione, competenze e capacità produttive una politica della progettualità e degli interventi concretamente pianificabili”. L’obiettivo dichiarato e ambizioso è quello di mandare definitivamente in soffitta la vecchia e dannosa “politica fondata sulle promesse” (quelle puntualmente non mantenute dopo le elezioni), per sostituirla con la cultura del “fare”, del merito e della progettazione a lungo termine.
A chiudere la missiva indirizzata al nostro giornale, c’è un potente promemoria che funge da vero e proprio manifesto programmatico. I cinque pilastri intoccabili su cui PUNTA ITALIA sta fondando il proprio futuro sono: Territorio, Partecipazione, Produttività, Opportunità e Socialità. Noi di Cavaliere News, che del territorio e della voce dei cittadini abbiamo fatto la nostra bandiera, non possiamo che guardare con enorme interesse e curiosità agli sviluppi futuri di questo promettente e coraggioso cantiere politico.

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