Cronaca
AVEZZANO – INVESTITO GATTO IN PIENO CENTRO, LASCIATO AGONIZZANTE A TERRA
Redazione- Non è il primo episodio segnalato dalla Onlus ZAMPA AMICA, che per l’ennesima volta deve segnalare l’ennesimo gatto investito, per le strade di Avezzano, e lasciato agonizzante a terra. Le strade della cittadina Marsicana, come evidenziano gli operatori della Onlus, è un circuito di formula uno, con macchine che sfrecciano, senza badare ai limiti, mettendo a repentaglio la vita di esseri umani. Investire un animale e non soccorrerlo è una violazione del Codice della Strada (art. 189), che comporta sanzioni amministrative da circa €420 a oltre €1.600. L’obbligo di fermarsi e chiamare aiuto riguarda animali domestici, da reddito o protetti. Nei casi gravi, l’omissione può configurarsi come reato di maltrattamento. L’automobilista coinvolto (e anche eventuali testimoni) ha l’obbligo di fermarsi e attivare le procedure di soccorso per garantire un intervento tempestivo.Chi fugge rischia una multa, con importi che possono subire aggiornamenti annuali (attualmente oltre 1600 euro).Il mancato soccorso, se causa la morte dell’animale, può essere perseguito ai sensi dell’art. 544-ter del codice penale (maltrattamento di animali) o 544-bis (uccisione di animali), con pene che includono la reclusione. È fondamentale fermarsi, accertarsi delle condizioni dell’animale e chiamare le forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri) o il servizio veterinario dell’ASL. La segnalazione è obbligatoria anche se l’animale è deceduto.
Cronaca
LUPI SOTTO ATTACCO, 190 MORTI IN QUATTRO MESI: AVVELENAMENTI, INCIDENTI E UN DIBATTITO NAZIONALE SULLA LORO TUTELA
Redazione- Nel primo quadrimestre del 2026 l’Osservatorio Lupo di 30Science.com ha pubblicato il suo secondo bollettino, evidenziando una realtà ormai allarmante: 190 esemplari di lupo sono stati trovati morti su strade, foreste e campagne italiane. A questi si aggiungono 9 animali feriti o catturati e 4 successivamente rilasciati in natura. Il dato non è solo un numero, ma il sintomo di una gestione della specie che molti esperti definiscono “protetta solo sulla carta”.
Morti, feriti e interazioni con l’uomo
Il bollettino non si limita a contare le vittime; mette in luce un aumento preoccupante delle interazioni tra lupi e persone nei contesti antropizzati. Solo nei mesi di marzo‑aprile sono stati registrati 46 avvistamenti documentati, 47 episodi di predazione e 6 casi di incontri diretti, minacce o possibili aggressioni verso gli esseri umani. La crescita di queste situazioni è il motore di un dibattito che coinvolge istituzioni, allevatori, ambientalisti e cittadini.
Le cause della mortalità
L’analisi delle morti indica come la principale causa sia l’impatto con infrastrutture stradali e ferroviarie, responsabile di 70 casi. Seguono 61 decessi per cause ancora indeterminate, 29 avvelenamenti certificati o probabili, 9 traumi o incidenti occasionali, 8 casi di bracconaggio o abbattimenti illegali e 7 legati a patologie o a conflitti intra‑specie. L’avvelenamento, in particolare, ha acceso il dibattito: gli esemplari trovati avvelenati sono spesso legati a esche contaminate da pesticidi agricoli, una pratica definita “terrorismo ambientale” dal direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Luciano Sammarone.
Un fenomeno diffuso: il quadro geografico
Il fenomeno è nazionale, ma alcune regioni stanno vivendo un picco di mortalità. Il Piemonte registra il record con 33 lupi morti, a cui seguono Abruzzo e Toscana (29 ciascuna), Emilia‑Romagna (26), Trento (12) e Puglia (11). Anche Lazio, Basilicata, Campania e Lombardia mostrano numeri preoccupanti. Gli esperti avvertono che il vero bilancio potrebbe essere ancora più elevato, poiché molti animali scomparsi in aree montane difficili da monitorare non vengono mai ritrovati.
Escalation del conflitto in Abruzzo e Toscana
Tra marzo e aprile, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, almeno 21 lupi sono stati scoperti morti in poche settimane, molti probabilmente avvelenati. Sammarone ha definito l’accaduto un “atto di terrorismo ambientale” e ha ipotizzato una azione coordinata dietro questi decessi. In Toscana, il clima si è ulteriormente inasprito: in zona Pisa sono stati segnalati casi di lupi decapitati e lasciati esposti in luoghi pubblici, alimentando un’ondata di indignazione mediatica e politica.
Il parere di Luigi Boitani: “Protetti solo sulla carta”
Luigi Boitani, considerato uno dei massimi esperti europei del lupo, ha commentato i dati del 2026 come prova di un problema strutturale mai risolto. “Succede quello che è sempre successo: il lupo è protetto sulla carta, nella realtà è gestito dal bracconaggio”, ha dichiarato. Boitani critica l’assenza di un piano nazionale realmente coordinato e avverte sulla gestione frammentata a livello regionale, soprattutto nelle Alpi, dove la specie attraversa confini internazionali. “Serve una gestione internazionale condivisa con Francia, Svizzera e Austria”, ha sottolineato, ricordando che il declassamento non elimina l’obbligo di garantire uno stato di conservazione favorevole.
Ispra e le quote di prelievo
L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha aggiornato le quote teoriche di prelievo, fissando un totale nazionale di 180 lupi. Le regioni con le quote più alte sono Piemonte, Toscana, Emilia‑Romagna e Lazio. Secondo l’Ispra, la popolazione italiana di lupi ammonta a circa 3.700 esemplari, una delle più numerose d’Europa. Tuttavia, la crescita della popolazione ha intensificato le interazioni con gli allevamenti e le aree urbane, spingendo le autorità a introdurre criteri per identificare gli “hotspot di danno” e a rivedere il protocollo dei “lupi confidenti”, che prevede interventi graduati fino all’eventuale rimozione degli individui più problematici.
Quote teoriche vs. mortalità reale
Il confronto tra le quote di prelievo e la mortalità effettiva è preoccupante. In Abruzzo, dove la quota Ispra è di 9 esemplari, ne sono già 29 morti. Situazioni analoghe si verificano in Emilia‑Romagna, Piemonte, Toscana e Trento, dove i decessi superano di gran lunga le soglie previste. Questo scostamento evidenzia una gestione frammentata e inefficace, capace di alimentare conflitti tra tutela della specie, sicurezza delle comunità locali e legittima frustrazione dei produttori rurali.
Verso una soluzione condivisa
Il dibattito italiano sul lupo si concentra ora su come trovare un equilibrio sostenibile. La sfida è conciliare la conservazione di una delle popolazioni più importanti d’Europa con le esigenze di sicurezza e di sussistenza delle comunità rurali, senza ricorrere a soluzioni illegali o a politiche di radicalizzazione. Le autorità, gli esperti e le associazioni di categoria dovranno collaborare per definire un piano nazionale basato su dati scientifici, coordinamento internazionale e interventi mirati, prima che i numeri di mortalità e le tensioni sociali raggiungano livelli irreversibili.
Cronaca
UNA STRAGE PER IL LUPO: 15 ASSOCIAZIONI UNISCONO LE FORZE PER DIFENDERE LA BIODIVERSITÀ ABRUZZESE
Sul territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise una misteriosa avvelenamento ha fatto perdere circa un quarto dei lupi presenti, scatenando una forte preoccupazione tra ambientalisti, naturalisti e autorità. Quindici organizzazioni hanno lanciato una iniziativa congiunta per chiedere responsabilità e garantire la protezione della specie simbolo dell’Italia.
Redazione- Negli ultimi giorni è emerso che una “strage” di lupi, tutti colti dal medesimo veleno, ha colpito l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le stime preliminari, basate sui rilievi del corpo forestale e sui dati di monitoraggio, indicano una diminuzione di circa il 25 % della popolazione di lupo presente nel parco e nelle zone limitrofe. Si tratta di un danno inedito negli ultimi decenni, con ripercussioni sulla catena alimentare, sulla regolazione delle prede e, più in generale, sull’intero equilibrio ecologico degli Appennini.
Il lupo, protetto dalla Direttiva europea sulla conservazione della fauna selvatica e inserito nella lista IUCN “quasi minacciata”, è da sempre considerato un indicatore di salute dell’ecosistema. La sua scomparsa o il suo declino brusco compromettono non solo la fauna, ma anche la vegetazione e la qualità dell’acqua, influenzando l’intera rete biologica su cui dipendono anche le attività umane del territorio.
Un fronte unico di quindici associazioni
Di fronte a una tragedia di tale portata, quindici realtà del mondo animale, ambientale e del turismo responsabile hanno deciso di agire con un’iniziativa condivisa. Tra le firmatari troviamo:
- Altura – Gruppo di preservazione del territorio montano,
- Animalisti Italiani L’Aquila,
- Appennino Ecosistema,
- CAI Abruzzo,
- ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali),
- Forum Ambientalista,
- Italia Nostra,
- LAV – Lega Alpina Veneta,
- LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli),
- LNDC Animal Protection,
- Pro Natura,
- Rewilding Apennines,
- Salviamo l’Orso,
- Touring Club Italiano,
- WWF Italia.
Il comunicato congiunto, diffuso ieri pomeriggio, descrive il gruppo come “tutore” degli interessi degli animali e dell’intero ecosistema appenninico, sottolineando la necessità di un intervento rapido e coordinato per identificare i responsabili e impedire il ripetersi di simili aggressioni.
Richieste alle autorità
Le associazioni hanno già incontrato i vertici del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove hanno espresso la loro profonda preoccupazione e avanzato una serie di richieste operative:
- Indagine penale – Un incontro urgente con i Procuratori della Repubblica di Sulmona (Luciano D’Angelo) e di Avezzano (Maurizio Maria Cerrato), per aprire un’inchiesta sui reati di avvelenamento di animali protetti e di danno ambientale grave.
- Cooperazione con le Forze dell’Ordine – Una riunione con il comandante del Gruppo Carabinieri Forestale dell’Aquila, colonnello Nicolò Giordano, al fine di rafforzare i controlli sul territorio, monitorare i punti di accesso e migliorare la vigilanza contro l’introduzione di sostanze tossiche.
- Azioni di emergenza – L’avvio di una campagna di monitoraggio intensivo della popolazione di lupo residua, con trappole fotografiche, analisi dei resti di carcasse e supporto veterinario per gli animali feriti.
- Piano di prevenzione a lungo termine – L’elaborazione di linee guida per la gestione del territorio, includendo la sensibilizzazione dei forestieri, la formazione di guardie ecologiche volontarie e la diffusione di protocolli di segnalazione rapida di eventuali anomalie.
Il lupo, simbolo nazionale e custode della natura
Nel loro comunicato, i firmatari ricordano che il lupo non è soltanto una specie protetta: è un vero e proprio simbolo dell’Italia, strettamente legato al mito della “lupara” e alla cultura dei Paesi montani. La sua presenza garantisce la regolazione naturale delle popolazioni di cervi, caprioli e altri ungulati, riducendo i danni alle colture e favorendo la rigenerazione forestale. La perdita di un quarto della popolazione locale, dunque, è percepita come un attacco non solo alla fauna, ma a un patrimonio collettivo che appartiene a tutti i cittadini.
Verso una coesistenza sostenibile
Il gruppo di associazioni conclude il comunicato con un appello a tutti gli attori coinvolti – istituzioni, enti locali, comunità montane e cittadini – affinché si adoperino per un “percorso di coesistenza” duraturo. Propongono una serie di interventi concreti, tra cui:
- Educazione ambientale nelle scuole e nei centri di aggregazione, per far conoscere il ruolo ecologico del lupo.
- Incentivi per pratiche di agro-silvicoltura sostenibile, con l’obiettivo di ridurre i conflitti uomo‑cane.
- Finanziamenti per la ricerca su metodi di monitoraggio e gestione della fauna selvatica, in collaborazione con università e centri di studio.
Le associazioni sottolineano che la protezione del lupo è “lavoro quotidiano, condiviso e responsabile”, e che solo con un impegno costante si potrà garantire che l’Abruzzo continui a essere un esempio virtuoso di biodiversità europea.
Il caso resta aperto
Mentre le autorità giudiziarie e le forze dell’ordine avviano le indagini, la scena rimane carica di tensione. La “strage” dei lupi ha messo in luce le fragilità di un ecosistema già sotto pressione per cambiamenti climatici, incendi forestali e attività antropiche. La risposta unita di quindici associazioni, però, rappresenta un segnale forte di volontà civica e di difesa del patrimonio naturale. La speranza è che l’indagine porti alla luce i responsabili e che, grazie a misure preventive e a una più ampia consapevolezza, episodi simili non si ripetano più.
L’Abruzzo, terra di lupi, di foreste e di tradizioni, attende ora risposte concrete e azioni decisive per salvare il suo simbolo più prezioso.
Cronaca
DRAMMA E SPERANZA SULLE ALPI COMASCHE: LUPI DECIMANO UN GREGGE, I VIGILI DEL FUOCO SALVANO L’UNICA CAPRA SUPERSTITE DA 30 METRI DI VUOTO
Redazione- Un’alba che doveva portare la routine dei pascoli ha invece svelato un macabro scenario di distruzione e dolore sulle alture di Garzeno, nel Comasco. Il cuore di un pastore, annodato ai suoi animali con il legame profondo di chi vive in simbiosi con la natura, è stato straziato ieri dalla vista del suo gregge decimato. L’implacabile assalto di un branco di lupi ha lasciato dietro di sé morte e disperazione, trasformando le placide montagne in teatro di una tragedia silenziosa. Ma in mezzo a tanta angoscia, un barlume di speranza ha illuminato il buio, grazie all’intervento eroico dei Vigili del Fuoco, protagonisti di un salvataggio quasi impossibile.
La giornata era iniziata come tante altre per il pastore di Garzeno. Salito al pascolo per controllare i suoi animali, si è trovato di fronte a una scena che ogni allevatore teme più di ogni altra: carcasse sparse, segni inequivocabili di una predazione violenta e senza scampo. I lupi avevano colpito durante la notte, con la ferocia tipica di predatori affamati, lasciando dietro di sé un’autentica strage. Il cuore dell’uomo, abituato alle fatiche e alle gioie della vita rurale, è stato invaso da un misto di rabbia impotente e profondo dolore per i suoi capi, compagni di vita e fonte di sostentamento, persi in un attimo.
In mezzo a quella desolazione, mentre tentava di fare la conta dei danni, un debole belato ha attratto la sua attenzione. Un suono flebile, quasi un lamento, proveniva da una zona impervia, appena oltre il limite sicuro del pascolo. Si trattava dell’unica capra sopravvissuta all’attacco, miracolosamente scampata alla furia dei predatori ma finita in una situazione disperata: era precipitata in una scarpata ripida e profonda, cadendo per circa 30 metri e rimanendo incastrata tra la vegetazione e le rocce.
Il pastore ha tentato con tutte le sue forze di raggiungere l’animale. La speranza, pur flebile, di salvare almeno una vita lo spingeva a sfidare il pericolo. Ma il terreno era troppo insidioso, scivoloso e con un dislivello vertiginoso che rendeva impraticabile ogni tentativo senza attrezzature adeguate. La capra era viva, ma bloccata, terrorizzata e probabilmente ferita. Di fronte all’impossibilità di agire da solo, con il tempo che stringeva e la consapevolezza che l’animale non avrebbe resistito a lungo senza aiuto, l’uomo ha fatto l’unica cosa possibile: ha chiesto soccorso.
La chiamata al 112 ha innescato una macchina dei soccorsi impeccabile. Sul posto, in una località isolata e di difficile accesso, è giunta rapidamente una squadra specializzata dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Como, addestrata per interventi di soccorso alpino e fluviale. Gli uomini in divisa arancione, con la loro professionalità e il coraggio che li contraddistingue, si sono subito resi conto della complessità dell’operazione. La scarpata, profonda quasi come un palazzo di dieci piani, presentava pareti ripide e un fondo irraggiungibile senza tecniche speleo-alpinistiche.
Con calma e determinazione, i Vigili del Fuoco hanno allestito un sofisticato sistema di corde e carrucole. Un operatore specializzato, imbracato e in piena sicurezza, è stato calato lentamente lungo la parete rocciosa, sfidando il vuoto e la precarietà del terreno. Ogni movimento era calcolato, ogni gesto misurato, per evitare ulteriori rischi per sé e per l’animale. La tensione era palpabile, ma la concentrazione dei soccorritori ha prevalso sulla difficoltà dell’impresa.
Dopo lunghe e faticose manovre lungo il dirupo, l’operatore è finalmente riuscito a raggiungere la capra. L’animale, spaventato e provato, ma incredibilmente salvo, è stato delicatamente assicurato con un’imbracatura speciale e poi issato verso l’alto, metro dopo metro, verso la salvezza. Per il pastore, che attendeva con il fiato sospeso, è stato un momento di indicibile sollievo e commozione. Le lacrime di dolore per il gregge perduto si sono mescolate a quelle di gioia pura per la vita salvata, un piccolo miracolo in una giornata così nera.
La capra, pur visibilmente scossa, non presentava ferite gravi, solo un grande spavento. È stata riconsegnata al suo pastore, simbolo vivente di una battaglia quotidiana che l’uomo combatte contro una natura selvaggia e, a volte, implacabile. L’episodio di Garzeno è un’eco delle crescenti difficoltà che gli allevatori delle zone montane devono affrontare a causa della ricomparsa dei grandi predatori: una convivenza sempre più complessa che richiede interventi e strategie a livello più ampio.
Questo drammatico evento, pur lasciando un segno profondo di perdita, ha anche mostrato il volto più nobile dell’umanità: quella solidarietà e quel coraggio che spingono uomini e donne a rischiare per salvare anche la più piccola delle vite. La capra superstite, salvata dal baratro grazie all’eroismo dei Vigili del Fuoco, è diventata così un simbolo di resilienza e della speranza che, anche dopo la tempesta più buia, può sempre rinascere.
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