Politica
RAI, L’ACCUSA DI RINASCIMENTO NAZIONALE: “OLIGARCHIA MEDIATICA CHE TEME IL PLURALISMO”
Redazione- Il servizio pubblico radiotelevisivo è al capolinea. Non è più solo una questione di nomine o di equilibri parlamentari, ma una crisi di legittimità che scuote le fondamenta stesse della Repubblica. A lanciare l’allarme è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a Futuro Nazionale), che in una nota diffusa dal Castello di Castellar Ponzano ha usato parole durissime per descrivere lo stato di salute della Rai nel 2026.
Una Costituzione calpestata
Secondo Sforzini, quanto sta accadendo in queste settimane — dalla paralisi della Commissione di Vigilanza allo sciopero della fame simbolico di Roberto Giachetti, fino ai richiami inascoltati del Quirinale — non è un semplice “incidente di percorso”. È la prova provata di un sistema che ha smarrito la sua funzione primaria. «La Costituzione viene calpestata nella sostanza se non nella forma», sostiene il presidente del centro studi, puntando il dito contro una classe politica che, da oltre un anno e mezzo, tiene in ostaggio la Rai: «Non stanno difendendo il pluralismo, stanno difendendo le proprie quote di potere».
L’invisibilità del Paese reale
Il cuore della critica di Sforzini risiede nel distacco abissale tra la televisione di Stato e l’Italia di oggi. La Rai, nel racconto di Rinascimento Nazionale, è diventata un sistema chiuso, autoreferenziale, terrorizzato da tutto ciò che germoglia fuori dai circoli ristretti del “potere romano-mediatico”.
«La Rai non fotografa più il Paese reale: fotografa esclusivamente gli equilibri di un sistema che sta invecchiando e perdendo consenso», afferma Sforzini, portando come esempio la gestione mediatica di Futuro Nazionale. Nonostante una crescita tangibile nei territori e nel dibattito digitale, il movimento verrebbe deliberatamente ignorato dal canone pubblico. Per Sforzini, questa non è una dimenticanza, ma una «censura sistemica» mascherata da correttezza democratica.
Il mito del falso pluralismo
Uno dei passaggi più taglienti dell’intervento riguarda la natura stessa del pluralismo televisivo. Per l’esponente di Futuro Nazionale, il modello Rai si è ridotto a una «falsa pluralità»: un recinto stretto dove ruotano sempre gli stessi nomi, gli stessi volti e le stesse liturgie. «Il loro pluralismo consiste nel far litigare tra loro correnti interne allo stesso sistema», incalza Sforzini. Il vero pluralismo, al contrario, richiederebbe il coraggioso inserimento nel dibattito pubblico di quelle voci che mettono in discussione l’intero impianto del sistema.
Una democrazia al bivio
Il richiamo alla storia non è casuale. Secondo il think tank, la Rai continua a ragionare con le logiche degli anni Ottanta, quando il controllo dei palinsesti coincideva automaticamente con il controllo del consenso elettorale. Un metodo basato su lottizzazione, fedeltà e appartenenza che oggi appare anacronistico e pericoloso.
«Una democrazia nella quale il servizio pubblico perde il contatto con il Paese reale è una democrazia che inizia a svuotarsi», avverte Sforzini. Il messaggio finale è chiaro: fuori da viale Mazzini sta nascendo un’Italia nuova che non chiede più il permesso ai custodi del vecchio mondo. «Ed è proprio questo — conclude il presidente di Rinascimento Nazionale — che fa paura».
La denuncia solleva interrogativi scomodi. In un’epoca di frammentazione dell’informazione, il servizio pubblico può permettersi di ignorare le istanze che arrivano dal basso? La risposta di Sforzini è netta: il sistema è in un vicolo cieco, prigioniero di una logica oligarchica che non ha più strumenti per comprendere — né rappresentare — la complessità del Paese reale.
Per approfondimenti, consultare il sito ufficiale: www.rinascimentonazionale.it
Politica
SERENA SAMMARCO PER MERITOCRAZIA ITALIA: «BENE IL RITROVATO DIALOGO TRA ANM E NORDIO, MA ORA SI ATTENDONO DECISIONI CONCRETE»
Redazione- «Specie dopo gli esiti dell’ultimo referendum e la campagna agguerrita che lo ha preceduto, conforta il riscoperto dialogo tra l’Associazione Nazionale Magistrati e il Ministero della Giustizia» dice Serena Sammarco, Ministro Economia, Giustizia e Formazione per Meritocrazia Italia. «Non basta. Non è mai bastato. La giustizia non può essere il risultato del braccio di ferro tra due poteri dello Stato. Ora servono decisioni chiare, tempi certi e interventi capaci di garantire stabilità e continuità al sistema. Si parta dall’Ufficio del processo, che non ha ancora espresso le sue potenzialità. Senza perdere visione, perché il sistema giudiziario non può essere oggetto di interventi frammentari, ma necessita di un approccio organico, fondato su un equilibrio tra esigenze operative e tutela dei diritti. Ogni scelta che riguarda l’organizzazione e il funzionamento del sistema giudiziario assume un valore strategico e richiede la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni coinvolte».
Politica
“NON BASTA CREARE POSTI DI LAVORO, BISOGNA CREARE POTENZA ITALIANA” – IL NUOVO ORDINE ECONOMICO RICHIESTO DA LUCA SFORZINI AL CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE
Redazione- In una conferenza tenutasi tra le antiche mura del Castello Sforzini a Castellar Ponzano, il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (CSRN), Luca Sforzini, ha lanciato un avvertimento severo contro la concezione attuale della politica del lavoro in Italia. “Il vero problema del Paese non è soltanto quanti lavorano, ma per cosa lavorano, in quale sistema economico, a vantaggio di chi e con quale prospettiva storica”, ha affermato, proponendo una visione che supera la mera contabilità di occupati stabili e precari.
Il contesto: numeri di occupazione a confronto
Il governo di centrodestra, nell’ultimo comunicato, ha annunciato un aumento di 1,2 milioni di occupati rispetto all’anno precedente, sostenendo di aver rotto barriere storiche in termini di creazione di lavoro. Sforzini, però, ha subito messo in dubbio la rilevanza di questi dati. “Anche ammettendo la correttezza dei numeri, resta una domanda gigantesca: questi nuovi occupati stanno costruendo la forza industriale, tecnologica, energetica e geopolitica dell’Italia? O stanno semplicemente alimentando un sistema subordinato, fragile, dipendente dall’esterno?”, ha interrogato il Presidente del CSRN.
Una critica alla “cultura economicista”
Secondo il think tank, la destra italiana rischia di cadere nella stessa trappola della sinistra tecnocratica europea, ossia l’ossessione per PIL, percentuali e bonus. “Una Nazione non vive di grafici. Vive di visione storica, di produzione strategica, di sovranità reale”, ha sottolineato Sforzini, rimandando l’attenzione dal mero “occupazione” a una vera “potenza” nazionale.
Nel suo intervento, Sforzini ha delineato una serie di settori chiave nei quali l’Italia dovrebbe concentrarsi per recuperare la propria sovranità: produzione di acciaio, energia – comprese le fonti nucleari di nuova generazione –, ricerca avanzata, intelligenza artificiale, difesa, cantieristica navale, cultura alta, grandi opere pubbliche, finanza nazionale e tecnologie proprietarie. “Non sogniamo semplicemente più contratti stabili. Sogniamo una civiltà italiana che torni a produrre ciò che determina la ricchezza di una grande potenza”, ha dichiarato.
Il Sud: dall’assistenza alla rivoluzione produttiva
Un altro punto focale del discorso è stato il futuro del Mezzogiorno. Sforzini ha criticato apertamente la “cabina di regia per il Sud”, definendola una soluzione autoreferenziale che prolonge la dipendenza da Roma. “Il Sud non ha bisogno dell’ennesima cabina di regia romana, ma di una rivoluzione infrastrutturale, industriale e culturale”, ha sostenuto. Tra le proposte concrete vi sono:
- Zone economiche radicalmente speciali con fiscalità aggressiva, pensate per attrarre investimenti internazionali e creare cluster tecnologici.
- Porti militari ed economici di rilevanza strategica nel Mediterraneo, capaci di fungere da hub logistico‑difensivo.
- Programmi nucleari civili per garantire indipendenza energetica.
- Alta formazione tecnica e incentivi alla ricerca per trattenere i giovani talenti.
- Politiche di riconquista demografica volte a contrastare l’emigrazione giovanile e a rinvigorire il tessuto produttivo.
Misurare la sovranità, non solo i contratti
Il messaggio centrale di Sforzini è un invito a superare la mentalità contabile del ministero del lavoro. “Continuare a misurare il successo di una Nazione soltanto col numero dei contratti significa accettare una mentalità da ragioneria ministeriale”, ha avvertito. Propone, invece, indicatori di sovranità: quota di produzione strategica controllata, livello di autonomia energetica, capacità difensiva, e numero di giovani italiani di talento che scelgono di restare e contribuire al Paese.
Reazioni politiche e prospettive
Le dichiarazioni di Sforzini non sono passate inosservate. Il ministro del Lavoro, al termine della stessa conferenza, ha difeso la politica occupazionale del governo, sostenendo che “ogni passo verso più lavoro è un passo verso la dignità dei cittadini”. Tuttavia, i leader dell’opposizione hanno accolto il richiamo del CSRN, chiedendo al governo di “spostare il focus dalla quantità alla qualità dell’impiego”.
Il dibattito si colloca in un momento in cui l’Unione Europea sta spingendo per una transizione verde e digitale, mentre la concorrenza globale – in particolare la Cina e gli Stati Uniti – continua a consolidare le proprie capacità produttive avanzate. In questo scenario, la proposta di Sforzini rappresenta una sfida di fondo: trasformare la politica del lavoro da mero strumento di mitigazione sociale a leva di sovranità nazionale.
L’appello di Luca Sforzini al Centro Studi Rinascimento Nazionale è chiaro: l’Italia non può più limitarsi a “ordinare” il proprio territorio all’interno dell’economia globale; deve riappropriarsi della sua ambizione storica. “Il problema non è soltanto creare lavoro. Il problema è creare destino”, ha concluso il presidente, lasciando intravedere una possibile svolta di rotta per chi, tra partiti e istituzioni, è disposto a ridefinire il concetto di crescita nazionale.
Per approfondire, visita il sito ufficiale del Rinascimento Nazionale: www.rinascimentonazionale.it.
Politica
OLTRE IL “CAPITALISMO DOPAMINICO”: LA DESTRA SI INTERROGA SUL FUTURO TRA COMUNITÀ E TERRITORIO
Redazione- Al Castello Sforzini di Castellar Ponzano, il prossimo 30 maggio, non andrà in scena la solita liturgia politica. Gli Stati Generali di Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale, promettono di essere un vero e proprio “laboratorio d’urto” per il pensiero conservatore italiano. Al centro del dibattito, una provocazione destinata a far discutere: la proposta di un’economia comunitarista lanciata da Paolo Guidone come antidoto alle derive del mondo iper-connesso e, allo stesso tempo, profondamente isolato.
La sfida al “Capitalismo Dopaminico”
Il cuore della riflessione è un attacco frontale a quello che Guidone definisce “capitalismo dopaminico”. Non si tratta solo di una critica economica, ma di una diagnosi antropologica. Viviamo in una società che ha sostituito il desiderio con l’impulso, il progetto a lungo termine con il consumo immediato, e il legame sociale con l’algoritmo. In questo scenario, l’individuo è ridotto a una monade isolata, precario emotivamente e dipendente da stimoli artificiali continui.
«Non siamo più soltanto davanti a una crisi economica: siamo davanti a una crisi antropologica», avverte Luca Sforzini, Presidente di Rinascimento Nazionale. Il modello attuale, fondato sulla frammentazione e sull’individualismo radicale, sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva, lasciando dietro di sé desertificazione sociale e solitudine.
L’Economia Comunitarista: Tra Radici e Futuro
La risposta a questa deriva non è la nostalgia, ma una visione organica dell’economia. L’economia comunitarista non vuole essere un ritorno al passato, bensì una “nuova frontiera culturale”. L’obiettivo è ricostruire un modello umano radicato nei territori: rimettere al centro la famiglia, le cooperative, le piccole imprese e quelle filiere locali che rappresentano la spina dorsale dell’Italia reale.
Secondo Sforzini, difendere le cosiddette “piccole patrie” non significa chiudersi al mondo, ma proteggere la nostra struttura civile dalle degenerazioni di una globalizzazione impersonale. Il mercato, da solo, non crea civiltà; senza legami vitali, una Nazione è destinata a sfaldarsi.
Una nuova missione per la Destra italiana
Il dibattito aperto dal documento di Guidone serve a scuotere le acque stagnanti della politica. Sforzini è categorico: la destra moderna non può limitarsi alla “normale amministrazione” o all’agenda dettata dai grandi poteri globali. Non bastano gli slogan sulle tasse o sulla sicurezza; serve una visione complessiva dell’uomo.
«Vogliamo creare uno spazio reale di confronto tra sensibilità differenti», spiega il Presidente del Centro Studi. «Una classe dirigente seria nasce dalla capacità di confrontare idee forti, talvolta divergenti, per arrivare a una sintesi alta. La destra deve avere il coraggio di superare sia l’appiattimento tecnocratico sia il populismo sterile, tornando a parlare di responsabilità, identità e partecipazione».
L’appuntamento del 30 Maggio
Gli Stati Generali del 30 maggio nascono proprio con l’ambizione di trasformare queste riflessioni in una proposta politica concreta. Non sarà una passerella per leader, ma un tavolo di lavoro che vedrà dialogare imprenditori, studiosi, professionisti e amministratori locali.
In un’epoca di semplificazione estrema e di “tifoserie intellettuali”, Rinascimento Nazionale sceglie la strada della profondità e della complessità. La sfida è lanciata: ricostruire un’Italia che non sia solo un mercato di consumatori isolati, ma una comunità di cittadini liberi e consapevoli delle proprie radici. Al Castello Sforzini, il 30 maggio, si inizierà a scrivere il manifesto di questa nuova resistenza culturale.
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