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Politica

SVOLTA SULLA SS17 SAN GREGORIO-SAN PIO: RIPARTE L’ITER, MA MANNETTI AVVERTE: “TRASPARENZA E CONFRONTO, BASTA ZONE D’OMBRA”

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Redazione-  Dopo anni di attese, rinvii e silenzi, il progetto per l’adeguamento della Strada Statale 17, nel tratto strategico che collega San Gregorio a San Pio delle Camere, torna finalmente a muoversi. La notizia dell’avvio, da parte di Anas, delle procedure di esproprio per un tracciato di circa 13 chilometri segna un punto di svolta per la viabilità della provincia aquilana. Tuttavia, quella che potrebbe essere accolta come una semplice “buona notizia” viene accompagnata da un monito chiaro e istituzionale: la ripresa dei lavori non può prescindere dalla massima trasparenza verso il territorio.

A farsi portavoce di questa esigenza di chiarezza è Carla Mannetti, consigliere regionale e Responsabile del Dipartimento Infrastrutture della Lega Abruzzo. Pur accogliendo con favore lo sblocco dell’iter, l’esponente leghista sottolinea come un’opera di tale portata non possa essere calata dall’alto senza un confronto reale con chi quel territorio lo vive e lo amministra.

Un’arteria vitale per l’Abruzzo interno

L’intervento sulla SS17 non è un semplice restyling stradale. Parliamo di un’infrastruttura che punta a rivoluzionare il collegamento tra la zona est e la zona ovest dell’Aquila, agendo come cerniera fondamentale tra il capoluogo, la Piana di Navelli e il corridoio che unisce Amatrice e il versante adriatico.

“Prendiamo atto della ripresa dell’iter,” dichiara Mannetti, “ma si tratta di un intervento di rilevante impatto infrastrutturale e territoriale. È necessario che istituzioni, amministratori locali, cittadini e portatori di interesse siano messi nelle condizioni di conoscere in modo chiaro e completo i contenuti del progetto”.

Il nodo dei dettagli tecnici: ponti, gallerie e impatto economico

L’opera interessa direttamente diversi comuni oltre a L’Aquila: Barisciano, Poggio Picenze e San Pio delle Camere. Cittadine che attendono una viabilità più fluida e sicura, ma che temono anche le ricadute di un cantiere così imponente. Il progetto prevede infatti soluzioni ingegneristiche complesse: dalle intersezioni a raso alla costruzione di un ponte, fino alla realizzazione di una galleria artificiale.

Per Mannetti, la conoscenza superficiale dell’avvio degli espropri non basta. “Dobbiamo comprendere bene i termini dell’intervento,” insiste il consigliere regionale. “Quali saranno le ricadute sulla viabilità locale? Cosa succederà alle attività commerciali che sorgono lungo la statale? Quali sono i tempi certi di realizzazione e quali misure di mitigazione ambientale e paesaggistica sono state previste?”

La preoccupazione è che un’opera “subita” e non “condivisa” possa creare disagi superiori ai benefici, specialmente se non si tiene conto del tessuto produttivo locale che sulla SS17 ha costruito la propria economia.

La richiesta formale ad Anas: un tavolo tecnico-politico

Passando dalle parole ai fatti, Carla Mannetti ha annunciato l’invio di una richiesta formale di incontro ai vertici di Anas, coinvolgendo sia la Direzione Generale di Roma che la Direzione Abruzzo. L’obiettivo è l’istituzione di un tavolo tecnico-politico dove il progetto venga “vivisezionato” e spiegato punto per punto.

“Chiederò ad Anas un quadro completo,” conclude Mannetti. “Le infrastrutture sono il motore dello sviluppo per L’Aquila e per le nostre aree interne, ma per essere davvero efficaci devono essere accompagnate da un’informazione corretta, dall’ascolto e dalla condivisione con le comunità. Non chiediamo solo una strada nuova, chiediamo un’opera che rispetti la dignità e le esigenze di questo territorio”.

Verso una nuova mobilità

La sfida per la SS17 è appena iniziata. Se da un lato l’adeguamento promette di rendere i viaggi più sicuri e di accorciare le distanze in un’area montana spesso penalizzata, dall’altro la politica locale reclama il suo ruolo di sentinella. La partita tra sviluppo infrastrutturale e tutela del territorio si giocherà tutta nei prossimi mesi, tra i tavoli tecnici di Roma e i cantieri che, si spera, cambieranno in meglio il volto dell’Abruzzo interno.

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IL RITORNO DELLA COMPETENZA: IL VIROLOGO GIULIO TARRO ENTRA NEL COMITATO SCIENTIFICO DI “RINASCIMENTO NAZIONALE”

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Redazione-  Un innesto di altissimo profilo che scuote il panorama culturale e scientifico italiano. Lo scorso 14 maggio, tra le mura storiche del Castello Sforzini, Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale – il think tank legato a Futuro Nazionale e ispirato alle posizioni del Generale Roberto Vannacci – ha ufficializzato l’ingresso del Professor Giulio Tarro nel Comitato Scientifico del sodalizio.

Una nomina che non passa inosservata. Il Professor Tarro, virologo di fama internazionale, accademico e ricercatore dal curriculum sterminato, rappresenta oggi una delle figure più autorevoli e iconoclaste del dibattito scientifico nel nostro Paese. Già Primario Virologo dell’Ospedale Cotugno di Napoli e autore di oltre 500 pubblicazioni, Tarro porta con sé non solo un bagaglio di competenze consolidato in decenni di ricerca d’eccellenza, ma anche quella indipendenza di giudizio che è diventata, nel tempo, il suo marchio di fabbrica.

«L’ingresso del Professor Giulio Tarro rappresenta per noi motivo di immenso onore», ha dichiarato Luca Sforzini durante l’annuncio. «La sua esperienza internazionale, il suo rigore scientifico e il suo coraggio intellettuale costituiscono un valore aggiunto di straordinaria importanza per il nostro progetto culturale».

Con questa mossa, Rinascimento Nazionale punta dritto al cuore del dibattito pubblico, cercando di creare un ponte solido tra la scienza, l’identità nazionale e la libertà di pensiero. In un’epoca segnata da polarizzazioni e dogmi, il think tank guidato da Sforzini intende posizionarsi come un hub strategico, capace di accogliere voci autorevoli e spesso fuori dal coro, in grado di offrire una visione alternativa e documentata sui temi cruciali che toccano la vita dei cittadini.

La carriera di Tarro – insignito del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana – è la garanzia di un approccio metodologico che non accetta scorciatoie. La sua adesione al progetto conferma la volontà del Centro di non essere una semplice sigla politica, ma un laboratorio di idee ad alto tasso di intellettualità.

Il primo banco di prova di questa nuova sinergia è già fissato: sabato 30 maggio, dalle ore 15:00 alle 18:00, il Castello Sforzini di Castellar Ponzano ospiterà la “Prima convocazione degli Stati Generali – Nord-Ovest chiama Italia”. Sarà l’occasione per testare la solidità di un progetto che, con l’avallo di una personalità del calibro di Tarro, si candida a diventare un punto di riferimento imprescindibile nel panorama intellettuale italiano.

Per ulteriori informazioni: www.rinascimentonazionale.it

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RAI, L’ACCUSA DI RINASCIMENTO NAZIONALE: “OLIGARCHIA MEDIATICA CHE TEME IL PLURALISMO”

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Redazione-   Il servizio pubblico radiotelevisivo è al capolinea. Non è più solo una questione di nomine o di equilibri parlamentari, ma una crisi di legittimità che scuote le fondamenta stesse della Repubblica. A lanciare l’allarme è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a Futuro Nazionale), che in una nota diffusa dal Castello di Castellar Ponzano ha usato parole durissime per descrivere lo stato di salute della Rai nel 2026.

Una Costituzione calpestata

Secondo Sforzini, quanto sta accadendo in queste settimane — dalla paralisi della Commissione di Vigilanza allo sciopero della fame simbolico di Roberto Giachetti, fino ai richiami inascoltati del Quirinale — non è un semplice “incidente di percorso”. È la prova provata di un sistema che ha smarrito la sua funzione primaria. «La Costituzione viene calpestata nella sostanza se non nella forma», sostiene il presidente del centro studi, puntando il dito contro una classe politica che, da oltre un anno e mezzo, tiene in ostaggio la Rai: «Non stanno difendendo il pluralismo, stanno difendendo le proprie quote di potere».

L’invisibilità del Paese reale

Il cuore della critica di Sforzini risiede nel distacco abissale tra la televisione di Stato e l’Italia di oggi. La Rai, nel racconto di Rinascimento Nazionale, è diventata un sistema chiuso, autoreferenziale, terrorizzato da tutto ciò che germoglia fuori dai circoli ristretti del “potere romano-mediatico”.

«La Rai non fotografa più il Paese reale: fotografa esclusivamente gli equilibri di un sistema che sta invecchiando e perdendo consenso», afferma Sforzini, portando come esempio la gestione mediatica di Futuro Nazionale. Nonostante una crescita tangibile nei territori e nel dibattito digitale, il movimento verrebbe deliberatamente ignorato dal canone pubblico. Per Sforzini, questa non è una dimenticanza, ma una «censura sistemica» mascherata da correttezza democratica.

Il mito del falso pluralismo

Uno dei passaggi più taglienti dell’intervento riguarda la natura stessa del pluralismo televisivo. Per l’esponente di Futuro Nazionale, il modello Rai si è ridotto a una «falsa pluralità»: un recinto stretto dove ruotano sempre gli stessi nomi, gli stessi volti e le stesse liturgie. «Il loro pluralismo consiste nel far litigare tra loro correnti interne allo stesso sistema», incalza Sforzini. Il vero pluralismo, al contrario, richiederebbe il coraggioso inserimento nel dibattito pubblico di quelle voci che mettono in discussione l’intero impianto del sistema.

Una democrazia al bivio

Il richiamo alla storia non è casuale. Secondo il think tank, la Rai continua a ragionare con le logiche degli anni Ottanta, quando il controllo dei palinsesti coincideva automaticamente con il controllo del consenso elettorale. Un metodo basato su lottizzazione, fedeltà e appartenenza che oggi appare anacronistico e pericoloso.

«Una democrazia nella quale il servizio pubblico perde il contatto con il Paese reale è una democrazia che inizia a svuotarsi», avverte Sforzini. Il messaggio finale è chiaro: fuori da viale Mazzini sta nascendo un’Italia nuova che non chiede più il permesso ai custodi del vecchio mondo. «Ed è proprio questo — conclude il presidente di Rinascimento Nazionale — che fa paura».

La denuncia solleva interrogativi scomodi. In un’epoca di frammentazione dell’informazione, il servizio pubblico può permettersi di ignorare le istanze che arrivano dal basso? La risposta di Sforzini è netta: il sistema è in un vicolo cieco, prigioniero di una logica oligarchica che non ha più strumenti per comprendere — né rappresentare — la complessità del Paese reale.

Per approfondimenti, consultare il sito ufficiale: www.rinascimentonazionale.it

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SERENA SAMMARCO PER MERITOCRAZIA ITALIA: «BENE IL RITROVATO DIALOGO TRA ANM E NORDIO, MA ORA SI ATTENDONO DECISIONI CONCRETE»

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Redazione-  «Specie dopo gli esiti dell’ultimo referendum e la campagna agguerrita che lo ha preceduto, conforta il riscoperto dialogo tra l’Associazione Nazionale Magistrati e il Ministero della Giustizia» dice Serena Sammarco, Ministro Economia, Giustizia e Formazione per Meritocrazia Italia. «Non basta. Non è mai bastato. La giustizia non può essere il risultato del braccio di ferro tra due poteri dello Stato. Ora servono decisioni chiare, tempi certi e interventi capaci di garantire stabilità e continuità al sistema. Si parta dall’Ufficio del processo, che non ha ancora espresso le sue potenzialità. Senza perdere visione, perché il sistema giudiziario non può essere oggetto di interventi frammentari, ma necessita di un approccio organico, fondato su un equilibrio tra esigenze operative e tutela dei diritti. Ogni scelta che riguarda l’organizzazione e il funzionamento del sistema giudiziario assume un valore strategico e richiede la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni coinvolte».

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