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TOM STEYER E IL PARADOSSO DELLA CALIFORNIA: IL MILIARDARIO “BENEDETTO” DA SANDERS

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Redazione-  “È un miliardario che sfiderà i miliardari”. Con queste parole Lorena Gonzalez, la presidente della California Labor Federation, un importante sindacato, ha spiegato il suo sostegno alla candidatura di Tom Steyer a governatore del Golden State. Persino Bernie Sanders che ha spesso dichiarato la sua antipatia per i super-ricchi ha avuto parole dolci, asserendo che Steyer è un “amico”. E l’organizzazione “Our Revolution”, fondata da Sanders per lottare contro i poteri corporativi e i miliardari ed eleggere progressisti ha offerto il proprio endorsement a Steyer.

La piattaforma del miliardario californiano ci fa capire perché Sanders si è schierato a suo favore. Steyer ha promesso di mettere in atto una riforma sanitaria universale che coprirebbe tutti i californiani usando un sistema di “single payer”, ossia eliminando le assicurazioni private, portando il Golden State a un sistema simile a quelli del Canada e dei Paesi europei. Steyer si è anche dichiarato paladino dell’ambiente affrontando il riscaldamento globale, promettendo anche alloggi temporanei per i senzatetto. Ha anche promesso scuola gratuita dall’asilo fino all’università. Ha inoltre promesso di abolire l’Ice, Immigration and Customs Enforcement, che non sarebbe attuabile perché consiste di un’agenzia federale e non statale.

Nonostante una piattaforma che riflette decisamente i programmi dell’ala sinistra del Partito Democratico l’idea di un miliardario come paladino crea alcuni dubbi. Steyer ha spiegato di non aver ereditato i suoi soldi, ricalcando il suo background di classe media. La madre era insegnante e il padre avvocato e lui ha guadagnato la sua fortuna da solo. Lo ha fatto con investimenti in una hedge fund che in passato ha concentrato i suoi investimenti sui carburanti fossili e sui centri di detenzione per migranti. Nonostante tutto Steyer afferma di aver “visto” la luce e adesso rinnega quel passato, chiarendo che lui e la moglie stanno poco a poco donando il loro patrimonio in beneficenza. Non morirà miliardario, ha asserito Steyer.

Piazzandosi nell’ala sinistra del Partito Democratico, Steyer sembra essere riuscito a mettere da parte Katie Porter, ex parlamentare, che ha ricevuto l’endorsement di Elizabeth Warren, rivale di Sanders per l’ala progressista del Partito Democratico nelle primarie del 2020, vinte alla fine da Joe Biden.

Il sistema elettorale per l’elezione del governatore in California è anomalo perché esiste una sola primaria aperta a candidati di tutti i partiti. I due candidati che ricevono più voti si sfideranno poi nell’elezione di novembre. Si tratta dunque di una sorta di ballottaggio. Il sistema della primaria aperta è in uso in California dal 2010 e da allora i candidati all’elezione sono sempre stati un repubblicano e un democratico. I candidati democratici hanno sempre prevalso (Jerry Brown 2014, e Gavin Newsom 2018 e 2022) poiché le registrazioni ai partiti ci dicono che i democratici hanno quasi il doppio dei repubblicani (44% vs. 25%). Fino ad alcune settimane fa si ipotizzava che ci potesse essere una situazione in cui Steve Hilton e Chad Bianco, ambedue repubblicani, sarebbero arrivati primo e secondo, il che avrebbe garantito un governatore repubblicano all’elezione di novembre. Dopo l’uscita di scena di Eric Swalwell, il numero uno dei candidati democratici, accusato di improprietà sessuali da cinque donne, le cose sono però cambiate.

Il cambiamento più significativo è l’ascesa di Xavier Becerra, ex Procuratore Generale della California e Segretario alla Sanità e Servizi Umani durante l’amministrazione di Joe Biden. La piattaforma di Becerra non differisce molto da quella di Steyer ma nei dibattiti ha dato chiare indicazioni che non lotterebbe con la veemenza di Steyer per realizzarli. Becerra è visto come il candidato all’establishment democratico considerando anche il suo percorso politico tradizionale.

Il più recente sondaggio condotto dall’Emerson College ci dice che Becerra sarebbe al primo posto (19%), seguito da Hilton e Steyer (ambedue 17%), Bianco (11%), e Porter (10%). Lo stesso sondaggio ci dice che gli indecisi favorirebbero Becerra (20%) Steyer (19%) e Hilton (18%). La situazione si sarebbe dunque ribaltata e non sarebbe impensabile che i primi due alla fine sarebbero entrambi democratici. Più probabile però è che come in elezioni precedenti si tratterà di una sfida tra candidati dei due partiti con un esito finale a novembre che favorirebbe il candidato democratico. La data dell’elezione è il 2 giugno ma i californiani hanno già ricevuto le schede elettorali e possono già votare.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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GRECIA – CHIUSE OLTRE SESSANTA MOSCHEE NON REGOLARI E RIMPATRIATI IMAM SENZA DOCUMENTI

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Redazione-  Il governo greco ha annunciato controlli e chiusura di circa 60 luoghi di culto islamici non autorizzati, specialmente nell’area di Atene, che operano senza licenze o in spazi non destinati al culto. Non si tratta della chiusura di moschee ufficiali, ma di un’operazione per regolarizzare luoghi di preghiera informali. I controlli mirano a chiudere spazi che operano al di fuori del quadro legale, spesso situati in scantinati o sedi associative non a norma.Rimpatriati anche alcuni Imam irregolari.   Nella regione della capitale, si stima la presenza di oltre 100 moschee non ufficiali. Le autorità greche intervengono per verificare se i luoghi di preghiera rispettano le norme edilizie e amministrative, sigillando quelli non a norma.
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TRUMP PUNISCE I RIBELLI REPUBBLICANI: RESA DEI CONTI NELLE PRIMARIE

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Redazione- I repubblicani nel Senato Statale dell’Indiana dovrebbero vergognarsi…. Capitanati dal perdente totale Roy Bray. Ognuno di loro sarà sfidato alle primarie”. Con queste parole in un post nella sua piattaforma Truth Social, Donald Trump aveva minacciato 20 dei 40 senatori statali che avevano votato con i 10 democratici per bloccare la legge sulle nuove mappe elettorali che avrebbe favorito il suo partito alle elezioni di midterm questo novembre.

Quando si tratta di vendetta, Trump mantiene le sue parole. In questo caso però la promessa di nominare avversari alle primarie ai 20 ribelli si è limitata a soli 7. Avrebbe voluto fare sfidare anche Bray che però ha avuto la fortuna di non dovere candidarsi alle elezioni di novembre poiché il suo mandato scade nel 2028. Dei sette scelti da colpire con le primarie 5 sono stati sconfitti durante le recenti primarie, uno è riuscito a sconfiggere il suo avversario scelto da Trump, e un altro sta lottando per la sopravvivenza politica. Al momento di scrivere, la differenza di voti consiste di solo pochi voti e l’esito non sarà deciso fino a quando tutte le schede ricevute per posta saranno contate. Comunque vada Trump ha usato il suo strapotere nelle elezioni primarie repubblicane per reiterare il suo messaggio che chi devia dalla linea dettata da lui sarà punito. Perdere l’elezione primaria vuol dire quasi certa fine della carriera politica perché l’America è polarizzata. Vincere le primarie di uno dei due partiti si traduce nella stragrande maggioranza dei casi in vittoria alle elezioni generali. Ecco perché molti legislatori repubblicani alla Camera e al Senato temono di dissentire dal loro capo, conoscendo bene ciò che è successo ad altri che hanno avuto la temerità di non mostrare il dovuto rispetto al capo, osando di esprimere dissensi.

Il caso più noto è quello di Liz Cheney, ex parlamentare del Wyoming, figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney. La Cheney, parlamentare repubblicana e numero 3 del suo partito alla Camera, prese le distanze da Trump dopo gli assalti al Campidoglio del 6 gennaio. Fu in seguito espulsa dal Partito Repubblicano alla Camera e nelle primarie in Wyoming del 2022 fu sconfitta sonoramente da Harriet Hageman, la candidata nominata da Trump. In effetti, per il suo coraggio di sfidare il capo, la Cheney ha visto la sua carriera politica sfumare.

Altri repubblicani che hanno preso le distanze hanno deciso di non ricandidarsi, temendo, giustamente, di essere sfidati alle primarie da un candidato scelto da Trump il quale gli avrebbe fatto subire il destino della Cheney. In tempi recenti il caso più noto è quello di Marjorie Taylor Greene, ex parlamentare della Georgia. La Greene, inizialmente battagliera sostenitrice di Trump, ha preso le distanze dal presidente per il caso dei file di Epstein, chiedendone il rilascio. Minacciata da Trump, ha deciso di dimettersi dalla Camera, e in effetti, costretta allo stesso destino di Cheney.

Thomas Massie, parlamentare repubblicano del Kentucky, l’altro paladino per il rilascio dei file di Epstein a fianco di Greene, ha scelto di lottare per mantenere la sua poltrona. Lo sfidante scelto da Trump per punire Massie è Ed Gallrein, il quale però sarebbe indietro da 5 a 10 punti secondo gli ultimi sondaggi. Massie sta conducendo una campagna poco ortodossa sottolineando le sue condivisioni di vedute con Trump. È possibile che ce la farà.

Incerti però gli esiti per altri due candidati al Senato. Nel primo caso in Louisiana il senatore in carica Bill Cassidy è stato preso di mira da Trump. Il “peccato” di Cassidy è di aver votato a favore della condanna di Trump al Senato nel 2021 nel secondo impeachment. Cassidy fu uno dei sette repubblicani a votare contro Trump ma il totale, 57 sì e 43 no, non fu sufficiente perché sono richiesti 67 dei 100 voti per la condanna. Trump non dimentica ovviamente. Al momento Cassidy ha due avversari, la parlamentare Julie Letlow che gode dell’endorsement di Trump, e l’ex parlamentare John Fleming. I sondaggi ci dicono che nessuno avrebbe il vantaggio (Fleming 28%, Letlow 27% e Cassidy 21%). Se nessuno dei candidati dovesse ricevere il 50 percento ci sarebbe un ballottaggio tra i primi due.

L’altro caso da notare è nel Texas dove Trump non ha deciso se offrire il suo endorsement a John Cornyn, senatore in carica, o al procuratore statale Ken Paxton. La “benedizione” potrebbe essere decisiva per la scelta del repubblicano che sfiderebbe James Talarico, il vincitore delle primarie democratiche, il quale avrebbe buone chance di una vittoria a novembre.

Gli ultimissimi sondaggi conferiscono a Trump un indice di gradimento al di sotto del 40% e infatti il Pew Research Center scende al 34%. Anche il supporto dei repubblicani, sempre solido per il presidente, suggerisce qualche nuvola. Il totale indice di gradimento sarebbe dell’85 percento ma solo quelli che lo supportano vigorosamente sono al 45% 8 punti in meno rispetto ad alcune settimane fa. Più preoccupante per Trump dovrebbe essere il supporto degli elettori indipendenti che spesso sono decisivi per gli esiti finali nelle elezioni. Solo il 25 percento degli elettori indipendenti favorisce Trump. Quando Trump sceglie candidati la cui qualità principale è la fedeltà in quei distretti in bilico potrebbe essere determinante. Al momento gli analisti prevedono una sconfitta repubblicana all’elezione di midterm questo novembre dove non solo i democratici vincerebbero la maggioranza alla Camera, ma anche al Senato.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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UFO, IL PENTAGONO APRE GLI ARCHIVI: COSA RIVELANO I DOCUMENTI TOP-SECRET APPENA DESECRETATI

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Redazione-  Da sempre l’immaginario collettivo è alimentato dai misteri del cosmo, ma ora la realtà potrebbe superare la finzione. Il Pentagono ha infatti rimosso il segreto di Stato da oltre 160 file, tra rapporti ufficiali, registrazioni video e materiale fotografico che spaziano in un arco temporale di quasi 80 anni. Questa massiccia operazione di trasparenza, attuata in seguito a una direttiva presidenziale di febbraio che imponeva chiarezza su vita extraterrestre e fenomeni aerei non identificati (UAP), riflette la volontà di Donald Trump di rendere il materiale accessibile a tutti per consentire ai cittadini di trarre le proprie conclusioni.

Attraverso un annuncio pubblicato su X, il Dipartimento della Difesa ha confermato che il pubblico può ora consultare liberamente i file UAP. A differenza delle linee adottate in passato, spesso orientate allo scetticismo o alla reticenza, l’attuale amministrazione punta sulla massima apertura, permettendo a chiunque di esaminare i dati senza restrizioni.

Cosa contengono gli archivi?

 Il materiale desecretato comprende avvistamenti avvenuti in ogni angolo del globo: dal Giappone alla Grecia, passando per gli Emirati Arabi, l’Iraq e gli Stati Uniti. Tra i documenti spiccano le testimonianze degli astronauti della missione Apollo 17 (1972), che descrissero la presenza di frammenti luminosi e frastagliati in movimento durante le manovre spaziali. Uno scatto d’epoca mostra persino tre punti luminosi disposti a triangolo sulla superficie lunare; sebbene manchi una conclusione univoca, l’analisi preliminare classificò il fenomeno come un “oggetto fisico”.

Tuttavia, non tutti accolgono queste rivelazioni con entusiasmo. Sean Kirkpatrick, ex direttore dell’AARO (l’ufficio del Pentagono dedicato allo studio delle anomalie), ha smorzato i toni, definendo il materiale privo di prove sensazionali: «Chi si aspetta prove di contatti diretti con alieni rimarrà deluso, perché tali documenti non esistono», ha dichiarato all’Associated Press, sottolineando come molti video siano spesso il frutto di letture errate dei sensori a infrarossi. Una posizione diametralmente opposta a quella della deputata Anna Paulina Luna, che al contrario sostiene l’esistenza di entità interdimensionali, accusando i vertici militari di continuare a nascondere parte della verità.

L’impegno politico: la crociata di JD Vance

Anche il vicepresidente JD Vance si è mostrato particolarmente interessato al dibattito. Animato da una profonda curiosità, Vance ha promesso di fare luce su questi misteri – arrivando a ipotizzare, in alcune dichiarazioni passate, una natura ultraterrena o “demoniaca” di tali fenomeni. Il suo obiettivo, come da lui ribadito, è quello di giungere a una verità definitiva entro la fine del suo mandato.

Nonostante il rapporto AARO del 2024 abbia censito centinaia di nuovi episodi UAP, al momento non esiste alcuna conferma ufficiale da parte degli Stati Uniti circa il recupero di tecnologie di origine non umana. La curiosità, però, resta altissima, in attesa di un secondo rapporto che dovrebbe essere rilasciato a breve.

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