Redazione- Lola Star è stata uno dei fenomeni dell’estate romagnola. Un tour di oltre 50 date lungo tutta la rivi era, la direzione artistica del Rimini Village per il suo alter ego, Francesco “MrCubanito” Gibilaro, 35 anni, trasformista e anima del personaggio drag più amato della Romagna che in esclusiva a Il Graffio dice la sua a
360 gradi sul mondo dello spettacolo ma anche sul tema dei diritti civili lgbt per i quali Francesco, sia in versione MrCubanito, sia Lola Star, è impegnato da oltre dieci anni, soprattutto nella lotta all’omotransfobia. Lola Star, anzitutto che estate è stata?
“Una stagione straordinaria che come e più delle altre mi ha travolta. A Rimini vivo in una realtà speciale, forse dovuta alla magia intrinseca alla città di Fellini, cantata da grandissimi cantautori come Fabrizio De André e Lucio Dalla, dove anche una drag queen può essere amata da tutti e, vi sorprenderà, fare spettacoli anche in pieno giorno sulla spiaggia…Qualcosa che fino a pochi anni fa era semplicemente impensabile”. Eppure anche questa estate continuiamo a sentire episodi di omotransfobia grave. Anche ad opera di giovanissimi, a volte minorenni. Lei nasce animatore e ora continua a vivere quel mondo come formatore. Che idea si è fatto?
“Purtroppo è vero e inevitabile. Negli ultimi dieci anni con l’aumento della libertà e della visibilità delle
persone lgbt singole o in coppia c’è stata una recrudescenza di intolleranza e violenza. I giovani di oggi, gli
adolescenti, sono una materia complessa. Purtroppo l’adolescenza e gli anni immediatamente successivi, fino ai 18/19 anni, ovvero l’età che hanno anche i miei animatori, è fortemente permeabile. E se attorno percepiscono idee e vivono in un contesto di rispetto, civiltà, inclusione, loro stessi diventano messaggeri di quei valori. Ma se, dalla politica ai social, come in questo periodo escono solo parole, concetti estremi, spesso anche molto violenti che istigano all’odio e alla violenza contro ogni diversità, ecco che rischiamo seriamente di fare un salto indietro di mezzo secolo. Purtroppo la politica non aiuta. E ahimé nemmeno la politica gay”. Cosa rimprovera alla politica e cosa alla politica gay?
“Alla politica rimprovero di aver dimenticato il significato della parola ‘politica’. A scuola ci avevano
insegnato che la politica doveva puntare al bene della ‘polis’, cioè della città, ovvero al bene comune. Oggi anziché diffondere questo tipo di valori e cultura, la politica punta sulla paura delle persone e non si preoccupa di diffondere lei stessa odio per un presunto tornaconto elettorale. Non parlo di destra e sinistra perché, purtroppo, mi sembrano perfettamente interscambiabili e questo certo non è un bene”.
La politica gay continua a coincidere solo con la sinistra?
“In realtà no. Sto vedendo movimenti interessanti anche a destra. Penso al coraggio di una ragazza come
Francesca Pascale che in qualche modo è diventata un riferimento. Ma è da sola e pur affermando idee giuste completamente inascoltata nel centrodestra. Nel centrosinistra quelli che sono diventati deputati e senatori hanno difeso un po’ la loro rendita di posizione. Ultimo triste esempio il ddl Zan. La sinist ra l’ha trasformato in un manifesto elettorale divisivo per spostare più elettori gay possibile ancora a sinistra…Fatto sta che la legge contro l’omofobia non è stata approvata e anche molti italiani lgbt+ hanno votato convintamente Giorgia Meloni. A tutte e tutti noi dico: diamoci una svegliata. Creiamo davvero questa comunità che in Italia è sempre esistita solo a parole e mai per davvero”.
Ma oggi a destra c’è anche una prospettiva oltre la Meloni: il generale Vannacci. Si è fatta un’idea su di lui?
“Intanto non lo chiamerei più generale ma onorevole, eurodeputato dove è stato eletto con i voti della Lega. Sentir parlare di remigrazione sinceramente nel 2026 non ha senso perché non è una soluzione per l’immigrazione, come certo non lo è neppure il modello spagnolo dell’invasione indiscriminata subita a Ceuta. Sul tema dei diritti lgbt, poi, sentir dire che i gay possono guidare e essere curati in ospedale è deprimente, offensivo e denota – non fosse bastato il suo libro di irragionevole successo – una severa ignoranza sul tema dell’orientamento sessuale-affettivo e dei diritti che ne conseguono. Due volte più grave perché in Europa, anche in partiti di estrema destra, c’è una maggiore apertura sul tema. Vorrei che anche la
premier Meloni lo ricordasse perché ha già dialogato in passato con la comunità lgbt. Quanto a Vannacci vorrei, invece, che la smettesse di aizzare quella che lui stesso chiama la feccia. E’ un uomo di mondo a 360 gradi. Le sue raffinate vestaglie estive parlano per lui…”. (Sorride).
Ricordiamo tutti un’immagine di una ventina di anni fa. Angela Merkel, la ex cancelliera
tedesca di centrodestra, che dialogava in parlamento con una parlamentare in abiti da drag… “La ricordo e faceva anche sorridere. Soprattutto perché in quegli stessi anni in Italia abbiamo avuto, per un paio d’anni, deputata la bravissima Vladimir Luxuria, per la quale provo affetto e gratitudine particolari, che invece quasi si doveva vestire da suora per farsi ‘accettare’ in aula. Sono passati vent’anni e non credo la situazione sia migliorata…”
Affetto e gratitudine per Luxuria, perché?
“Anzitutto perché è un’icona. Ha fatto davvero la storia del movimento lgbt in Italia dialogando sempre con tutti senza pregiudizi e con umiltà nonostante il talento assoluto nel mondo dello spettacolo ma anche della letteratura. E poi perché è stata l’unica, ad oggi, che mi ha preso per mano dieci anni fa e, raccontando la mia storia, mi ha fatto esibire sul palco del Gay Village a Roma”.
Qual è la sua storia?
“La storia di un ragazzo non binario che è dovuto fuggire dalla sua terra, la provincia di Caltanissetta, dove
sono nato e dove ho lasciato i miei affetti, la mia famiglia e soprattutto la mia mamma che purtroppo ho perso da tre anni… A lei, alla sua memoria dedico tutto il mio lavoro e la voglia di libertà che cerco di trasmettere anche ai giovani animatori così come al pubblico. Non smettere di sentirsi liberi, soprattutto liberi di sognare. Anche se oggi è davvero complicato…Ma forse proprio per questo dobbiamo crederci ancora di più”.
A Ferragosto l’abbiamo vista in abiti da suora. Non ha avuto paura di essere accusata di
blasfemia?
“No, perché era un omaggio a una grande assoluta del mondo del cinema e dello spettacolo come Whoopi
Goldberg e alla stroboscopica Sister Act. Whoopi è un’altra icona fantastica che adorerei incontrare. So che
viene abbastanza spesso in Italia. Chissà che il sogno non possa realizzarsi…”
Lei è credente?
“Mi faccio tante domande sul senso della vita. Vorrei che la fede in Dio aiutasse a superare la grande ferita del mondo che sono le guerre ma purtroppo vedo che Dio viene sempre, ancora, da millenni, strumentalizzato più per farle le guerre che per mettere pace tra i popoli. Detto questo educo i ragazzi a non bestemmiare perché la rabbia e la mancanza di rispetto che ne consegue non è mai una soluzione. Invocare Dio significa comunque confidare nell’amore. Per cui bestemmiare significa inneggiare all’odio. E io i ragazzi vorrei salvaguardarli il più possibile da quella che è una malattia sociale gravissima”.
Qual è una sua speranza per il futuro?
“Porta il mio trasformismo in teatro e trovare una dimensione artistica che completi il percorso di Lola Star che ormai fa spettacolo un po’ ovunque da 15 anni. Salire stabilmente su un palcoscenico, raccontare storie,
interpretare è l’orizzonte che sogno e per cui intendo impegnarmi. Anche portando avanti le idee di libertà e dignità umana che sono alla base della mia vita oltre che del mio personaggio. E poi portare il mio spettacolo nella mia terra, a Caltanissetta dove mi piacerebbe ricevere lo stesso affetto ricevuto in Romagna”.