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L’importanza di una sanità equa: il punto di vista di Ugl Matera sugli infermieri

🏥 Il sindacato Ugl Matera chiede dignità e valorizzazione per l’intera schiera di infermieri lucani, sollecitando un piano che non divida tra territorio e ospedale ma potenzi l’intero comparto.

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Margherita RASULO UGL Sanita Matera

 Redazione-  Il dibattito sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale lucano tocca uno dei suoi nervi più scoperti: la valorizzazione del personale infermieristico. In un contesto in cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) impone una profonda trasformazione dei modelli assistenziali, il sindacato Ugl Matera Sanità ha espresso una posizione netta attraverso la voce di Margherita Rasulo, componente della segreteria provinciale. Al centro della riflessione non c’è solo la necessità di potenziare figure specifiche, ma l’urgenza di una visione d’insieme che non crei disparità tra chi opera nelle corsie ospedaliere e chi lavora nel territorio.

Il ruolo degli infermieri di famiglia tra territorio e Pnrr

L’attenzione verso la figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità rappresenta, secondo Rasulo, un passaggio obbligato per adeguare l’assistenza alle sfide demografiche della provincia materana. Questa figura professionale è chiamata a diventare il punto di riferimento per la presa in carico dei pazienti cronici e delle fasce più fragili della popolazione, decongestionando le strutture ospedaliere che, spesso, si trovano a gestire casi che potrebbero essere risolti in una dimensione domiciliare o comunitaria.

La presenza capillare di questi professionisti sul territorio è una condizione necessaria per garantire la vicinanza dei servizi ai cittadini, specialmente nei comuni più piccoli o nelle zone interne della Basilicata dove il raggiungimento di un presidio ospedaliero può rappresentare un disagio. Tuttavia, l’Ugl avverte che puntare soltanto su questa innovazione organizzativa non può bastare a colmare le lacune sistemiche che attanagliano il comparto.

Oltre il territorio: le urgenze degli ospedali lucani

Il monito della segreteria provinciale Ugl è chiaro: non possono esistere infermieri di serie A e infermieri di serie B. Mentre il territorio si prepara a una rivoluzione organizzativa, gli ospedali per acuti continuano ad assorbire il carico maggiore delle emergenze sanitarie. Reparti come il pronto soccorso, la terapia intensiva, le aree mediche e le sale operatorie rimangono il pilastro fondamentale della tutela della salute, ma sono anche i luoghi dove la cronica carenza di personale si fa sentire con maggiore intensità.

Gli operatori che lavorano in queste strutture affrontano turni massacranti e responsabilità crescenti, che non possono essere ignorate in nome della transizione verso la medicina territoriale. La valorizzazione economica e contrattuale, secondo il sindacato, deve essere un obiettivo trasversale che coinvolga l’intera filiera. L’impegno profuso dall’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, e dal presidente della Quarta Commissione Consiliare, Nicola Massimo Morea, viene riconosciuto come un segnale di apertura al dialogo necessario per affrontare le criticità strutturali del settore, a patto che il percorso si traduca in azioni concrete per tutti i lavoratori.

Una visione inclusiva per il futuro della sanità lucana

La vera sfida per il futuro, secondo Rasulo, consiste nel costruire un sistema in cui ospedale e territorio siano percepiti come parti complementari, legate indissolubilmente da una programmazione coerente. Non si possono sottrarre risorse o attenzioni al settore ospedaliero per alimentare unicamente il potenziamento territoriale, poiché il collasso di uno dei due comparti si ripercuoterebbe inevitabilmente sulla qualità dell’assistenza offerta all’intera cittadinanza.

Il rinnovo del contratto di comparto rappresenta in questa fase un’occasione unica per affrontare in modo organico le carriere, le indennità di specificità e le prospettive di crescita professionale. Solo garantendo condizioni di lavoro dignitose e un riconoscimento delle competenze maturate – siano esse in contesti di alta specializzazione chirurgica o in ambiti di prossimità comunitaria – sarà possibile invertire la rotta. L’obiettivo finale di Ugl Matera Sanità è quello di rendere nuovamente attrattive le professioni infermieristiche per i giovani laureati, evitando la fuga del personale verso altre regioni o verso il settore privato, garantendo così una tenuta solida del Servizio Sanitario Regionale. La valorizzazione, in ultima analisi, deve essere il risultato di un piano inclusivo che celebri la professionalità di ogni singolo operatore, indipendentemente dal reparto o dalla struttura in cui presta servizio, ponendo sempre la qualità dell’assistenza al cittadino come il parametro di riferimento imprescindibile.

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Il lutto per la scomparsa di Franco Barra che scuote la comunità lucana

🌹 La Basilicata piange la scomparsa di Franco Barra, punto di riferimento per le istituzioni e maestro di generazioni di professionisti. Il ricordo del segretario UGL Matera, Pino Giordano, celebra l’impegno e la dedizione di un uomo che ha saputo unire politica e umanità. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Redazione-  Matera si ferma nel ricordo di una delle sue figure politiche e professionali più incisive degli ultimi decenni. La scomparsa dell’onorevole Franco Barra ha lasciato un vuoto profondo non solo nel tessuto politico della Basilicata, ma anche nel cuore di quanti hanno condiviso con lui percorsi di vita, battaglie sindacali e progetti di crescita economica per il territorio. A farsi portavoce di questo sentimento di cordoglio è Pino Giordano, segretario provinciale dell’UGL di Matera, che ha voluto tracciare un ritratto personale e istituzionale dell’ex parlamentare, sottolineandone l’integrità morale e la dedizione al servizio pubblico.

Il profilo di un uomo delle istituzioni

Franco Barra ha rappresentato, per la regione, un punto di equilibrio costante. Eletto alla Camera dei Deputati nel 1994, nel collegio di Pisticci, Barra ha vissuto stagioni politiche complesse, caratterizzate da una transizione storica per la democrazia italiana. Il suo approccio al ruolo parlamentare non è mai stato distaccato o puramente burocratico: al contrario, ha sempre cercato di mantenere un filo diretto con le istanze del suo territorio di appartenenza.

La sua attività si è distinta per una visione pragmatica delle dinamiche produttive. Non si è mai limitato a produrre leggi, ma ha accompagnato il dibattito legislativo con un’attenzione meticolosa verso le piccole e medie imprese, vero motore dell’economia lucana. Per chi lo ha conosciuto nelle aule di Montecitorio, Barra resta l’immagine del professionista capace di studiare ogni dossier con rigore, anteponendo sempre l’interesse della collettività alle logiche di appartenenza stretta. Questa capacità di mediazione gli ha permesso di costruire ponti dove spesso si creavano fratture, guadagnandosi il rispetto trasversale degli avversari politici.

Un maestro oltre la politica: l’impronta professionale

Se l’attività parlamentare ne ha definito la statura pubblica, è probabilmente la sua opera nel campo della consulenza commerciale ad aver lasciato il segno più profondo. Dallo storico studio di Policoro, Franco Barra ha guidato la crescita professionale di intere generazioni di giovani. Molti degli attuali consulenti, imprenditori e professionisti lucani devono, in gran parte, la propria preparazione tecnica e la propria impostazione deontologica ai suoi insegnamenti.

Per Pino Giordano, il legame con Barra andava oltre il semplice rapporto tra sindacato e politica. La loro è stata una collaborazione nutrita da stima reciproca e da una visione condivisa circa il valore del lavoro, inteso come pilastro fondamentale per la tenuta sociale delle famiglie. Nelle numerose vertenze lavorative che hanno interessato l’area di Matera e il Metapontino negli anni, l’onorevole Barra è stato una presenza costante, un uomo disposto ad ascoltare, a consigliare e a spendersi concretamente per la difesa dell’occupazione. La sua disponibilità al dialogo non era mai di facciata; al contrario, era frutto di una solida cultura del fare e di un profondo rispetto per chi si adopera quotidianamente per sostentare la propria famiglia.

Il lascito e la memoria per la Basilicata

Il cordoglio espresso dall’UGL materana riassume il sentimento di una comunità intera che oggi si stringe attorno alla famiglia del defunto. Il pensiero di Giordano va in particolare alla moglie e ai figli, con un ricordo speciale dedicato a Francesca, nel momento della perdita di una figura che ha influenzato non solo la vita privata dei suoi cari, ma anche il destino collettivo di molti settori economici regionali.

Il ricordo di Barra non si esaurisce con la sua scomparsa. La sua eredità risiede nella rete di relazioni umane e professionali che ha saputo tessere in anni di dedizione. La Basilicata perde un uomo che aveva compreso, prima di molti altri, quanto lo sviluppo economico non possa essere slegato dal benessere sociale e dalla tutela dei diritti dei lavoratori. La sua parabola, che va dall’impegno parlamentare alla formazione dei giovani, resta un modello di coerenza e sobrietà. In un momento in cui le istituzioni sembrano spesso lontane dalle problematiche reali della gente, la figura di Barra continua a brillare come esempio di vicinanza, competenza e amore smisurato per la propria terra, valori che rimarranno impressi nella storia contemporanea del Mezzogiorno.

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Vertenza CallMat: le istituzioni promettono impegno, ma i lavoratori chiedono risposte concrete

📢 La vertenza CallMat entra in una fase decisiva: tra promesse istituzionali e la richiesta di un progetto industriale concreto, i lavoratori confermano la mobilitazione fino al 29 luglio.

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#Matera #CallMat #Basilicata #VertenzaSindacale

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Lavoratori CallMat

Redazione-  Matera è ancora una volta il cuore pulsante di una vicenda occupazionale che tiene col fiato sospeso centinaia di famiglie lucane. La crisi che ha colpito CallMat non rappresenta solo un problema aziendale isolato, ma un segnale di allarme per l’intero tessuto economico della Basilicata. A pochi giorni di distanza dall’incontro tenutosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) a Roma, le organizzazioni sindacali tornano a far sentire la propria voce, bilanciando il riconoscimento verso l’attenzione ricevuta dalle istituzioni con la necessità improrogabile di passare dalle dichiarazioni di intenti ai fatti.

Il ruolo delle istituzioni nella crisi occupazionale

Il tavolo negoziale ha visto la partecipazione attiva di diversi attori. Le segreterie regionali di SLC CGIL, Fistel CISL, UILFPL e UGL Telecomunicazioni hanno espresso apprezzamento per la vicinanza dimostrata dall’assessore regionale alle Attività Produttive, Francesco Cupparo, e dai tecnici del relativo dipartimento, i quali hanno monitorato con costanza ogni evoluzione del dossier. Anche la presenza del sindaco di Matera, Domenico Bennardi, è stata segnalata come un segnale di coesione territoriale, a sottolineare quanto la tenuta occupazionale di CallMat sia considerata pilastro per la stabilità sociale della Città dei Sassi.

La Regione Basilicata, dal canto suo, ha ribadito la volontà di favorire la ricerca di una soluzione industriale che possa preservare il know-how e la professionalità dei lavoratori coinvolti. Tuttavia, il sindacato avverte chiaramente che la diplomazia e le strette di mano non sono più sufficienti a placare le preoccupazioni di chi, da mesi, vive sotto la spada di Damocle del licenziamento o della cassa integrazione. Il tempo dell’incertezza deve lasciare spazio a una programmazione che guardi al lungo periodo, evitando che la vertenza si trasformi in una gestione emergenziale perenne.

La scadenza del 29 luglio e la richiesta di un progetto industriale

L’attenzione di tutti è ora focalizzata sulla data del 29 luglio. Quel giorno, il confronto dovrà fornire risposte definitive in merito alle prospettive di rilancio. I segretari regionali — Anna Russelli per la CGIL, Vincenzo Piccinni per la CISL, Giovanni Letterelli per la UIL e Pino Giordano per l’UGL — hanno chiarito che, sebbene l’estensione dei volumi di lavoro garantita da TIM fino a settembre sia un parziale sollievo, essa rimane un palliativo. Senza un progetto industriale solido, sostenibile e, soprattutto, dotato di solide coperture finanziarie, il rischio di una ripresa della crisi dopo l’estate è considerato altissimo.

La richiesta delle parti sociali è univoca: trasparenza. I lavoratori esigono di conoscere con esattezza i tempi di realizzazione degli eventuali piani di riconversione, le risorse effettivamente a disposizione e, aspetto non negoziabile, le garanzie occupazionali che dovranno proteggere l’intero perimetro aziendale. Non sono contemplati passi indietro o ridimensionamenti che possano incidere sulla dignità dei dipendenti. La compattezza dimostrata dalle sigle sindacali in questo frangente è, al momento, la difesa più efficace per mantenere alta l’attenzione del Governo nazionale su una realtà che rischia di essere dimenticata tra i grandi dossier industriali del Paese.

Mobilitazione permanente per il lavoro e la dignità

Per i lavoratori di CallMat, la battaglia non si ferma lontano dai tavoli ministeriali. Da qui alla fine di luglio, il territorio materano sarà teatro di una serie di iniziative e assemblee finalizzate a mantenere viva l’attenzione pubblica. La strategia è chiara: la vertenza non riguarda solo i numeri dei bilanci, ma la vita di centinaia di nuclei familiari che rappresentano una risorsa fondamentale per il territorio.

La determinazione espressa dai rappresentanti sindacali chiude ogni spazio a interpretazioni ottimistiche non supportate da atti formali. L’unità d’intenti non è solo uno strumento di pressione, ma un impegno etico verso quei lavoratori che, con spirito di sacrificio, hanno permesso all’azienda di operare finora nonostante le difficoltà. La sfida è aperta: il 29 luglio non sarà considerata una tappa interlocutoria, ma il momento in cui la politica dovrà dimostrare se la tutela del lavoro in Basilicata sia un obiettivo prioritario o un esercizio di stile. Fino a quella data, lo stato di agitazione resterà costante, a difesa di un futuro che a Matera non può permettersi di svanire.

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Caporalato nel materano, l’appello dell’UGL: servono più ispettori per difendere lavoratori e imprese oneste

📢 Il caporalato resta una ferita aperta per il sistema economico lucano. L’UGL Matera scende in campo chiedendo più mezzi, assunzioni negli organi di vigilanza e una vera tutela per le imprese che rispettano le regole del mercato. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Lavoro #Legalità #Matera #Diritti

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Le recenti operazioni condotte dalle forze dell’ordine nel territorio di Matera e nell’area del Metapontino, finalizzate al contrasto del lavoro nero e del caporalato, hanno acceso nuovamente i riflettori su una piaga che affligge il tessuto produttivo lucano. Il bilancio delle attività, che hanno visto il coordinamento sinergico di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Ispettorato del Lavoro e INPS, conferma come il fenomeno dello sfruttamento manchi di una dimensione episodica, configurandosi invece come un sistema radicato che altera la sana competizione economica.

Il segretario provinciale dell’UGL di Matera, Pino Giordano, ha accolto con favore gli esiti dei controlli definiti “Alto Impatto”, sottolineando come ogni intervento di vigilanza sia fondamentale per tutelare la dignità di chi ogni giorno cerca occupazione. Tuttavia, la posizione del sindacato va oltre l’apprezzamento per l’operato degli inquirenti, spostando il dibattito verso una critica strutturale riguardante le risorse a disposizione degli organi di controllo. Secondo l’UGL, lo Stato si trova di fronte a una contraddizione logica: richiede standard elevati di vigilanza ma, allo stesso tempo, fornisce alle autorità preposte organici ridotti e mezzi tecnici non al passo con le sfide del mercato moderno.

Il limite del sistema di vigilanza sul territorio

La critica di Giordano è netta: non è possibile eradicare il caporalato solo attraverso operazioni spot se mancano le fondamenta per una sorveglianza capillare e costante. Il territorio materano presenta una complessità geografica e produttiva che richiede un numero superiore di ispettori del lavoro e personale tecnico specializzato. Il sindacato chiede, in tal senso, una revisione delle politiche di reclutamento da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Senza un massiccio rafforzamento dei presidi fisici e tecnologici, l’azione di contrasto rischia di essere sempre un passo indietro rispetto alle modalità, spesso sommerse e clandestine, con cui operano i caporali.

Il problema, secondo l’analisi UGL, non riguarda solo le campagne. Sebbene il settore agricolo sia storicamente il più esposto, le criticità si estendono all’intero comparto multisettoriale: edilizia, logistica, manifatturiero e servizi rappresentano ambiti dove il dumping sociale è prassi quotidiana. Questa dinamica genera un effetto domino devastante, in cui le imprese che rispettano i contratti collettivi e investono in sicurezza si vedono costrette a competere con realtà parassitarie che abbattono i costi di produzione sfruttando la manodopera. Si tratta di una concorrenza sleale che punisce gli imprenditori virtuosi, i quali necessitano di incentivi e semplificazioni burocratiche per non soccombere sotto il peso di una legalità che, a volte, appare penalizzante per chi la osserva rigorosamente.

Prevenzione oltre la repressione e il caso del turismo

La lotta contro questo fenomeno non può affidarsi solo alla repressione penale. Per il segretario Giordano, occorre un cambio di rotta che includa la creazione di infrastrutture sociali: trasporti pubblici adeguati per i lavoratori stagionali, soluzioni abitative dignitose per chi giunge da fuori regione e il potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità. È necessario che il sistema diventi attrattivo per l’occupazione regolare, rendendo la scelta della legalità non solo un dovere, ma una convenienza economica.

Con l’arrivo della stagione estiva, l’attenzione si sposta ora sul settore turistico-ricettivo. Il Metapontino, meta di migliaia di visitatori, rischia di nascondere dietro l’ospitalità e gli scenari della costa jonica sacche di sfruttamento. Villaggi, stabilimenti balneari e strutture di ristorazione saranno oggetto – secondo l’auspicio UGL – di una vigilanza rigorosa. La dignità di camerieri, animatori e personale di cucina non è negoziabile.

Infine, il sindacato guarda al dialogo istituzionale come strumento di risoluzione. La richiesta rivolta al Prefetto di Matera, Maria Carolina Ippolito, è quella di portare avanti con determinazione il tavolo provinciale sul lavoro sommerso, consolidando la rete tra parti sociali e istituzioni. Solo attraverso un patto di legalità che coinvolga attivamente la comunità, sarà possibile trasformare la sicurezza sul lavoro da voce di costo a valore imprescindibile, chiudendo definitivamente la porta a chi specula sulla vulnerabilità altrui.

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