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Politica

Abruzzo, bufera sulla riclassificazione dei comuni montani: la dura protesta di Angelo Radica di Ali

🚨 TAGLI AI COMUNI MONTANI: L’ABRUZZO SUL PIEDE DI GUERRA! Pubblicato il DPCM che cancella lo status di “comune montano” per decine di borghi. Durissimo il presidente di ALI Abruzzo Angelo Radica: “Scelta miope e irrispettosa”. Il direttore Alessandro Paglia lancia l’allarme per i servizi essenziali: “Scuole e sanità a forte rischio nelle aree interne”. La mobilitazione parte il 10 luglio dal meeting nazionale. I dettagli 👇#comunimontani #aliabruzzo #angelaradica #alessandropaglia #tagli #areeinterne #marsica #laquila #politicaabruzzo #pagineutili

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Angelo Radica

La pubblicazione del decreto in gazzetta ufficiale scatena lo scontro istituzionale con il governo per il taglio dei fondi

L’Aquila – Una pesantissima, diffusa e rovente polemica politica e istituzionale incentrata sui destini finanziari delle aree interne, sulla sostenibilità economica dei piccoli borghi appenninici e sulla sopravvivenza stessa delle comunità montane si è abbattuta sul comparto delle autonomie locali abruzzesi. La recente e definitiva pubblicazione all’interno della Gazzetta Ufficiale del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, recante i criteri aggiornati per la classificazione e il riconoscimento dello status di comune montano, ha scatenato la ferma e immediata reazione di protesta da parte dei vertici regionali dell’Ali, l’associazione delle Autonomie Locali Italiane. Il provvedimento governativo rischia infatti di privare da un giorno all’altro decine di municipalità abruzzesi di una serie di incentivi fiscali, finanziamenti straordinari e tutele normative vitali per il contrasto allo spopolamento rurale.
Il presidente di Ali Abruzzo e sindaco di Tollo, Angelo Radica, ha espresso un commento estremamente duro nei confronti del decreto, definendo la decisione dell’esecutivo romano come una scelta miope e profondamente irrispettosa delle perplessità tecniche e delle formali proteste avanzate in questi mesi da centinaia di sindaci della penisola. Radica ha ricordato che anche l’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, si era mossa ufficialmente nel corso dell’ultima seduta della Conferenza Unificata per richiedere una formale sospensione dell’efficacia del provvedimento, allo scopo di ridiscutere i parametri numerici e tutelare l’economia delle aree interne e montane abruzzesi.

I rischi per la sanità e le scuole di montagna nel reatino e nelle aree interne d’Abruzzo

Alle dichiarazioni del presidente ha fatto eco l’allarme lanciato dal direttore generale di Ali Abruzzo, Alessandro Paglia, il quale ha rimarcato come l’esecutivo nazionale abbia deciso di forzare la mano e proseguire l’iter normativo ignorando deliberatamente il parere contrario dei territori e il ricorso giurisdizionale tuttora pendente davanti ai giudici del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, presentato da amministrazioni civiche afferenti a tutti i colori politici. Paglia ha evidenziato che la perdita dello status montano si tradurrà all’istante nella revoca di opportunità di sviluppo e di agevolazioni economiche per le imprese commerciali locali, mettendo a serio e imminente rischio la gestione e il mantenimento dei servizi pubblici essenziali per la cittadinanza, a partire dai presidi sanitari di prossimità fino alle scuole di montagna della provincia aquilana.
La preoccupazione dei sindaci abruzzesi si concentra in modo particolare sul drammatico impatto che la riforma ministeriale produrrà sul fronte del dimensionamento scolastico e sulla sopravvivenza delle pluriclassi nei borghi della Marsica e della Valle Peligna. Secondo l’analisi dei sindacati dei piccoli comuni, far mancare queste risorse senza strutturare tempestivamente un piano economico alternativo significa condannare alla marginalità e all’isolamento aree geografiche già fortemente vulnerabili, accelerando l’abbandono delle vallate montane a vantaggio dei grandi agglomerati urbani della costa pescarese.

Il meeting nazionale di San Donato Val di Comino e la programmazione della bacheca oraria

La mobilitazione delle autonomie locali abruzzesi e dei comitati civici promette di intensificarsi nelle prossime settimane, con l’obiettivo prioritario di ottenere una revisione parziale del decreto e l’introduzione di nuovi requisiti di classificazione che non tengano conto esclusivamente di rigidi criteri geografici o altimetrici, ma valutino anche il livello di isolamento dei servizi. Il dibattito e le prossime strategie legali verranno affrontati in modo sistematico dai sindaci dell’Ali in occasione del meeting nazionale interamente dedicato allo sviluppo delle aree interne, programmato per la giornata di venerdì dieci luglio all’interno della cornice comunale di San Donato Val di Comino, in provincia di Frosinone.
La redazione del giornale continuerà a seguire con la massima capillarità l’evoluzione dello scontro istituzionale tra le autonomie locali e il governo e gli sviluppi del ricorso al Tar del Lazio, offrendo un servizio informativo utile, puntuale e neutrale per tutti i lettori abruzzesi attenti alle riforme della burocrazia, della scuola, del lavoro e dei diritti dei piccoli comuni montani della nostra penisola.

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Politica

Vannacci a caccia della «manosfera», scoppia il caso su Politico: l’ex ideologo Luca Sforzini lo demolisce sul «patriarcato mediterraneo» e la Siracusano insorge

Scoppia il caso Vannacci su Politico: l’ex ideologo Luca Sforzini attacca sul «patriarcato mediterraneo», la Siracusano insorge e Giorgia Meloni si trova al bivio elettorale 👇

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Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – Dalle trincee dell’esercito alle arene infuocate della politica nazionale, passando per i circuiti sotterranei del web e i codici digitali della cosiddetta “manosfera”. Il generale ed europarlamentare Roberto Vannacci finisce al centro di una deflagrante inchiesta internazionale pubblicata dal quotidiano statunitense POLITICO, che viviseziona la sua strategia di proselitismo tra gli elettori maschi, i giovani disillusi e i militanti anti-woke. Una scalata che con la fondazione del movimento Futuro Nazionale – accreditato dai sondaggi attorno all’8% in vista delle prossime elezioni politiche – trasforma il generale da provocatore dei social a variabile impazzita capace di scuotere le fondamenta della coalizione guidata da Giorgia Meloni.

A rendere incandescente lo scenario politico è il durissimo scontro interno alla maggioranza, scaturito dopo la diffusione di immagini generate dall’Intelligenza Artificiale che ritraevano esponenti di primo piano del governo, tra cui la sottosegretaria di Forza Italia Matilde Siracusano. «È disgustoso pensare di manipolare l’immagine di una donna per una propaganda così deplorevole», ha tuonato la Siracusano ai microfoni di POLITICO. «Non credo che siamo mai scesi così in basso, soprattutto da parte di chi aspira a essere un leader politico nazionale».

La rottura con Luca Sforzini: «Il patriarcato mediterraneo è un inganno mostruoso»

Il passaggio più dirompente e clamoroso dell’inchiesta è l’intervento a cuore aperto di Luca Sforzini, ex ideologo della prima ora del generale ed eminenza grigia del pensiero identitario dal Castello di Castellar Ponzano, che ha sancito la rottura insanabile con il leader di Futuro Nazionale, svelandone i retroscena di marketing ideologico.

Nel mirino di Sforzini c’è il concetto cardine teorizzato dal manifesto vannacciano, redatto dal filosofo toscano Lorenzo Gasperini: la restaurazione del cosiddetto “patriarcato mediterraneo”, fondato sulla contrapposizione al femminismo, sull’opposizione alla legge sul femminicidio e sul ritorno all’ordine tradizionale.

«L’etichetta ‘Mediterraneo’ è stata una studiata e astuta trovata di marketing», ha rivelato Sforzini a POLITICO. «È esattamente come parlare della dieta mediterranea: la gente pensa al buon cibo italiano, alla mozzarella fresca, ai pomodori maturi, all’olio extravergine d’oliva. Il risultato è stato quello di camuffare un modello patriarcale arcaico – in cui gli uomini sono considerati superiori alle donne – dietro immagini bucoliche, rassicuranti e positive. È qualcosa di mostruoso», ha chiosato duramente l’ex ideologo.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
POLITICA & ATTUALITÀ ITALIANA

Il mondo al contrario – Roberto Vannacci

Il bestseller saggistico che ha scosso il panorama politico e culturale italiano: il testo integrale dell’ex paracadutista su società, tradizione, confini e identità nazionale.

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La difesa di Pozzolo e l’accusa delle associazioni femministe

A difendere a spada tratta la linea del generale è il deputato Emanuele Pozzolo, fuoriuscito da Fratelli d’Italia e ora colonnello di Futuro Nazionale, secondo cui i giovani maschi occidentali sarebbero vittime di una progressiva castrazione sociale:

«Oggi qualsiasi approccio romantico rischia di essere etichettato come molestia, abuso o violenza», afferma Pozzolo. «Il nostro modello non predica affatto la supremazia maschile, ma mira all’opposto: recuperare i doveri, la responsabilità e la capacità di protezione che l’uomo deve esercitare verso la famiglia e la società, respingendo con fermezza ogni violenza fisica o coercitiva».

Di segno diametralmente opposto la condanna espressa da Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza Donna, che definisce il programma politico di Vannacci come «un restaurativo ritorno alla supremazia del maschio alfa bianco cisgender, con la donna degradata al ruolo di ancella sottomessa».

Il dilemma di Palazzo Chigi: Vannacci risorsa o spina nel fianco per Meloni?

I dati demografici certificano che oltre il 62% dell’elettorato potenziale di Vannacci è composto da uomini, con un radicamento profondo tra operai, lavoratori autonomi e disoccupati. Come evidenzia l’accademica Federica Formato dell’Università di Brighton, l’estetica da legionario romano, i meme e l’ostentazione marziale puntano a capitalizzare il risentimento di una generazione maschile che si sente emarginata dai canoni culturali contemporanei.

Per la premier Giorgia Meloni si profila un dilemma tattico senza precedenti. Con la nuova legge elettorale che assegna il premio di maggioranza alle coalizioni che superano il 42% dei consensi, i voti di Futuro Nazionale potrebbero rivelarsi indispensabili per blindare il governo. Ma imbarcare formalmente il movimento dell’ex generale significherebbe legittimare una piattaforma identitaria radicale che rischia di logorare i rapporti con l’ala moderata di Forza Italia e con le cancellerie europee.

A cura della Redazione Politica di Cavaliere News

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Politica

Caso Ziello, bufera politica a destra: «Evocato il colpo di stato contro Mattarella, Vannacci lo sconfessi subito». L’affondo durissimo di Sforzini (Rinascimento Nazionale)

Scontro durissimo a destra, bufera su Edoardo Ziello: «Ha definito Mattarella un pastore e teorizzato lo scontro con il Quirinale, è allusione al golpe». L’ultimatum perentorio di Luca Sforzini a Roberto Vannacci. Tutti i retroscena nel nuovo articolo di Cavaliere News! 👇

Pubblicato

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Sforzini

Roma – Una tempesta politica di inusitata violenza verbale e istituzionale scuote i palazzi della politica romana e accende uno scontro fratricida all’interno dell’area della destra italiana. A far deflagrare una polemica destinata a lasciare strascichi profondi sono state le dichiarazioni al vetriolo rilasciate dal deputato Edoardo Ziello, esponente di spicco e capogruppo della cosiddetta “sporca dozzina” parlamentare legata al movimento Futuro Nazionale e al generale Roberto Vannacci. Parole pronunciate direttamente dai corridoi di Montecitorio e affidate a un video diffuso sui canali social, nelle quali il parlamentare ha attaccato a testa bassa sia il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, scatenando la reazione sdegnata del Centro Studi Rinascimento Nazionale guidato da Luca Sforzini.

Nel mirino dell’intervento di Ziello è finita la recente interlocuzione istituzionale tra Palazzo Chigi e il Colle in merito ad alcuni delicati provvedimenti legislativi riguardanti il comparto militare e la sicurezza dello Stato. Il parlamentare ha usato espressioni di inaudita durezza, sostenendo che Giorgia Meloni, davanti ai rilievi del Capo dello Stato, «al fischio del pastore si è calata le braghe», e rivendicando con enfasi che Roberto Vannacci, qualora si fosse trovato alla guida dell’esecutivo, non avrebbe esitato ad andare «allo scontro frontale con il Quirinale». Una sortita che ha immediatamente oltrepassato il perimetro della fisiologica dialettica politica per trasformarsi in un vero e proprio caso istituzionale.

«Il limite della decenza democratica e del rispetto repubblicano è stato ampiamente superato», ha dichiarato senza mezzi termini Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. «Un deputato della Repubblica che parla dall’interno della Camera non può permettersi di definire il Capo dello Stato un “pastore” e di accusare la Presidente del Consiglio di sottomissione solo perché rispetta le regole fondamentali del nostro ordinamento. Non siamo più di fronte a folklore o a provocazioni da campagna elettorale: questa è una perversa teorizzazione dello scontro tra i massimi organi dello Stato, una narrazione che sfiora pericolosamente l’evocazione di un colpo di stato».

L’attacco alla grammatica costituzionale e la caccia ai consensi sui social

Nel suo durissimo atto d’accusa, Sforzini ha analizzato la gravità politica dell’accaduto, sottolineando come le parole di Ziello rappresentino un tentativo calcolato di logorare dall’interno l’architettura repubblicana. «Qui non stiamo discutendo della legittima critica su una singola norma legislativa», ha incalzato il leader di Rinascimento Nazionale. «Il fatto politico è infinitamente più allarmante: si indica pubblicamente come prova di virilità e di forza politica lo scontro armato tra il Governo e il Presidente della Repubblica. Si descrive il Capo dello Stato come un ostacolo da travolgere quando non si piega alla volontà del capo carismatico di turno. Questo atteggiamento non ha nulla a che vedere con la politica: è eversione pura della grammatica costituzionale».

Particolarmente severa è stata la censura nei confronti dell’utilizzo spregiudicato delle piattaforme digitali per veicolare messaggi destabilizzanti. Sforzini ha puntato il dito contro la tentazione di trasformare le aule parlamentari in un set per raccogliere consensi facili a colpi di visualizzazioni e pollici all’insù: «La gravità si moltiplica esponenzialmente quando questo veleno viene impacchettato ad arte per i social media, alla ricerca del like isterico e dell’applauso scomposto della folla. Aizzare la rabbia dei cittadini contro le istituzioni di garanzia significa minare giorno dopo giorno la coesione democratica del Paese. Chi si comporta in questo modo dimostra di non avere alcun senso dello Stato».

Il comunicato di Rinascimento Nazionale richiama con forza i principi inderogabili della Carta fondamentale del 1948, ricordando che l’ordinamento italiano si fonda sul principio della separazione dei poteri, sui contrappesi e sulla leale collaborazione istituzionale.

Consigliato dalla Redazione
Diritto e Istituzioni

La Costituzione della Repubblica Italiana – Edizione annotata e commentata

Il testo fondamentale del patto repubblicano, arricchito da saggi introduttivi e commenti articolo per articolo sui principi cardine della democrazia italiana, il ruolo di garanzia del Quirinale e i delicati equilibri di potere tra Governo e Parlamento.

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La difesa di Mattarella e Meloni: «La vera destra non delegittima lo Stato»

«La nostra Costituzione non prevede pastori, greggi né generali salvifici calati dall’alto», prosegue la nota diffusa da Rinascimento Nazionale. «L’architettura dello Stato prevede organi costituzionali precisi, attribuzioni chiare, pesi e contrappesi inderogabili. L’articolo 87 stabilisce che il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale; il Presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Pretendere di sostituire questo equilibrio con la logica dello scontro frontale e della sopraffazione muscolare significa porsi scientemente al di fuori della legge repubblicana, flirtando con istanze golpiste che l’Italia ha storicamente ripudiato».

Sforzini rivendica con forza la propria appartenenza ideale all’area conservatrice, tracciando una linea di demarcazione invalicabile tra chi intende governare la Nazione e chi invece persegue una deriva sovversiva: «Noi difendiamo Sergio Mattarella con convinzione assoluta; difendiamo Giorgia Meloni nell’esercizio rigoroso e faticoso delle sue responsabilità di governo; difendiamo la sacralità del Parlamento e la dignità delle istituzioni. E lo facciamo da uomini di destra, fieri della nostra identità. Perché una destra matura, europea e di governo non dileggia il Quirinale, non insulta le istituzioni e non teorizza l’anarchia muscolare. Chi lo fa dimostra solo debolezza e infantilismo politico».

Il duello all’interno della coalizione e dell’area identitaria apre scenari inediti, costringendo i vertici politici a prendere una posizione netta di fronte all’opinione pubblica.

L’ultimatum a Roberto Vannacci: chiarimento immediato o rottura definitiva

La conclusione della presa di posizione di Luca Sforzini chiama direttamente in causa l’europarlamentare ed ex generale Roberto Vannacci, leader indiscusso del movimento Futuro Nazionale a cui fa riferimento il gruppo parlamentare di Ziello. «Ora la palla passa a Vannacci, che ha l’obbligo morale e politico di chiarire immediatamente la propria posizione davanti agli italiani», conclude la nota del Centro Studi.

«Ziello ha affermato che Vannacci, al governo, sceglierebbe lo scontro frontale con il Quirinale. È davvero questa la linea politica di Futuro Nazionale? È questa la visione istituzionale che si intende proporre agli elettori? Perché non stiamo più discutendo dell’ennesimo saggio controcorrente o di una frase a effetto pronunciata in televisione: qui è in gioco la tenuta democratica della Repubblica. Il confine politico ed etico è tracciato una volta per tutte: da una parte c’è la destra repubblicana, seria, costituzionale e impegnata a guidare il Paese; dall’altra c’è chi teorizza il conflitto istituzionale, strizza l’occhio all’eversione ed evoca il golpe per raccogliere qualche consenso sui social. Ci aspettiamo una smentita immediata e perentoria, senza ambiguità di sorta».

Le prossime ore saranno decisive per comprendere se dal quartier generale di Vannacci giungerà una presa di distanza ufficiale dalle parole di Ziello o se, al contrario, lo scontro all’interno della destra italiana sia destinato a trasformarsi in una rottura insanabile dagli esiti imprevedibili.

A cura della Redazione Politica di Cavaliere News

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Politica

Mattarella, intelligenza artificiale e monopoli tech: la replica di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale): «I giganti si battono creando concorrenti, non burocrati»

Intelligenza artificiale e monopolio tech: Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) risponde al monito di Mattarella su Einaudi: «I giganti si battono creando concorrenti, non burocrati». 👇

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Sergio Mattarella

Castellar Ponzano – Il discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in merito alle sfide epocali sollevate dall’intelligenza artificiale, dallo sviluppo delle costellazioni satellitari e dal rischio di oligopoli tecnologici globali continua ad alimentare un dibattito fecondo e di altissimo profilo nel panorama politico ed economico nazionale. Il richiamo del Capo dello Stato alla lezione liberale di Luigi Einaudi – secondo cui i monopoli rappresentano il nemico giurato del mercato, del merito e della libertà democratica – ha acceso i riflettori sulla necessità di garantire sovranità e trasparenza nell’era degli algoritmi. Tuttavia, sulle modalità con cui l’Occidente e l’Italia debbano affrontare i colossi dell’high-tech si apre un confronto serrato sulle ricette da adottare.

A intervenire con una riflessione organica e perentoria dalle sale del Castello Sforzini di Castellar Ponzano è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Nel suo intervento, Sforzini condivide l’allarme istituzionale sui pericoli delle concentrazioni di potere tecnologico, ma capovolge l’impostazione dirigista: per sconfiggere i monopoli non serve erigere gabbie normative soffocanti, bensì liberare l’iniziativa privata, attrarre capitali globali e favorire la nascita di nuovi campioni industriali italiani ed europei attraverso una radicale opera di sburocratizzazione.

Il paradosso europeo: scrivere regole mentre il mondo costruisce il futuro

«Il dibattito sull’intelligenza artificiale e sulle tecnologie satellitari sollevato dal Presidente Mattarella tocca il cuore stesso del nostro avvenire civile ed economico – esordisce Luca Sforzini –. Il richiamo al pensiero di Luigi Einaudi è prezioso e fondamentale: i monopoli sono da sempre i peggiori nemici del libero mercato, della concorrenza leale e della libertà individuale. Ma proprio per questo motivo, la risposta delle democrazie occidentali non può consistere nell’aggiungere burocrazia alla burocrazia. I monopoli non si combattono moltiplicando i regolatori o istituendo comitati di vigilanza privi di visione industriale: si combattono sul campo, creando concorrenti forti, capaci di innovare e di competere ad armi pari».

Il presidente di Rinascimento Nazionale punta il dito contro quello che definisce il vizio d’origine delle istituzioni comunitarie: l’illusione regolatoria. «L’Europa ha commesso per troppi anni l’errore madornale di pretendere di scrivere le regole del futuro mentre gli Stati Uniti e l’Asia il futuro lo stavano concretamente costruendo nei laboratori e nelle aziende. Abbiamo partorito norme ipertrofiche come l’AI Act prima ancora di avere sul nostro continente colossi industriali capaci di sviluppare modelli linguistici proprietari. Il risultato è stato quello di appesantire le nostre start-up di vincoli di conformità mentre i leader d’oltreoceano hanno continuato a galoppare indisturbati».

Secondo Sforzini, la vera sovranità tecnologica è incompatibile con il protezionismo o con l’ostilità ideologica verso l’innovazione: non significa punire chi è arrivato per primo, ma creare le condizioni fiscali, giuridiche ed energetiche affinché anche in Italia e in Europa possano fiorire talenti e investimenti di pari grandezza.

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ECONOMIA & PENSIERO LIBERALE

Le prediche inutili – Luigi Einaudi

La bibbia del liberalismo economico italiano: le magistrali riflessioni del Presidente economista contro le degenerazioni burocratiche, a difesa della libertà di mercato e della concorrenza.

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Dati, spazio ed energia: le alleanze con gli Stati Uniti e la vera concorrenza

Nell’analisi di Rinascimento Nazionale, le nuove frontiere dell’emancipazione umana e della prosperità geopolitica si condensano in una cinquina inscindibile: intelligenza artificiale, spazio, sovranità dei dati, capacità di calcolo ed energia abbondante. Settori ad altissima intensità di capitale in cui la frammentazione nazionale è sinonimo di irrilevanza.

«Sovranità tecnologica non significa erigere barriere anacronistiche o adottare un approccio punitivo verso i campioni dell’innovazione privata – prosegue Sforzini –. Significa, al contrario, stringere alleanze tecnologiche e geopolitiche strategiche e indissolubili con gli Stati Uniti, attrarre i leader globali del settore a insediarsi sul nostro territorio e creare le condizioni affinché i nostri ricercatori e imprenditori non debbano fuggire all’estero per trovare venture capital. La vera concorrenza democratica non consiste nell’usare le forbici dello Stato per rendere piccoli i grandi, ma nel costruire un ecosistema in cui i piccoli abbiano finalmente la possibilità reale di diventare grandi».

La dimensione atlantica dello sviluppo tecnologico rappresenta per l’Italia una garanzia democratica contro le mire delle autocrazie orientali, che utilizzano il controllo dei dati e l’infrastruttura digitale come armi di sorveglianza di massa e sottomissione politica.

L’Italia grande hub occidentale: deregulation intelligente e sburocratizzazione

La proposta programmatica che Luca Sforzini lancia al governo italiano è ambiziosa e di ampio respiro: candidare la penisola a diventare il principale hub mediterraneo e occidentale dell’IA, della robotica avanzata, dell’aerospazio e dei grandi data center. Un traguardo che richiede una rivoluzione copernicana nelle politiche pubbliche.

«Per attrarre l’industria del futuro servono quattro condizioni imprescindibili: energia abbondante, sicura e a costi competitivi, una fiscalità di assoluto favore per chi reinveste gli utili in ricerca e sviluppo, una deregulation intelligente nei settori emergenti e una sburocratizzazione radicale che elimini i tempi morti delle autorizzazioni amministrative». È la visione di uno Stato che abbandona le velleità dirigiste per concentrarsi sul proprio nucleo essenziale.

«Lo Stato deve imparare a fare meno cose, ma a farle con assoluta efficienza – conclude il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale –: garantire l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale, assicurare la certezza del diritto e l’imparzialità della giustizia, tutelare la concorrenza contro i cartelli e realizzare infrastrutture strategiche all’avanguardia. Tutto il resto deve essere lasciato alla creatività, all’intelligenza, alla libertà d’impresa e alla nobilità del rischio privato. Sostenere chi innova e chi rischia significa, in ultima analisi, difendere la libertà stessa dell’essere umano».

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