Rimani in contatto con noi
#

Sport

BARBERO PIANTINO, CICLISTA: CERCO DI RIMANERE CONCENTRATO SUGLI OBIETTIVI FUTURI VINCE STRADE BIANCHE (PERCORSO MEDIO) 2026

Pubblicato

a

1 6

Redazione-  Sabato 7 marzo 2026 ha avuto luogo la Granfondo “Strade Bianche” e tra i professionisti ha vinto lo sloveno (Campione del Mondo) Tadej Pogacar, 203 km in 4h45’15”.

Hanno completato il podio il francese Paul Seixas e il messicano Isaac Del Toro.

Tra le donne ha vinto la svizzera Elise Chabbey, 133 km in 3h35’42”, precedendo Katarzyna Niewiadoma s.t. e Franziska Koch s.t., 4^ Elisa Longo Borghini.

Domenica 8 marzo si è svolta la Granfondo per gli amatori vinta da Alberto Nardin 3h46’14” precedendo Giovanni Loiscio e Patrick Facchini. Tra le donne ha vinto Martina Cavallo 4h23’16” precedendo Michelle Gagnon e Virginia Becchetti.

Sul percorso medio ha vinto Massimiliano Barbero Piantino (OM.CC) 2h17’52”, precedendo Vittorio Carrer (Team Eracle) e Matteo Cigala (Dan Morrissey).

Tra le donne, ha vinto Silvia Visaggi (OM.CC) 2h38’20” precedendo Anna Ceoloni (OM.CC) e Carlotta Fondriest (A.S.D. G.C. Tondi Sport).

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Massimiliano Barbero Piantino attraverso risposte ad alcune mie domande.

Complimenti per la vittoria alla “Strade Bianche”, te l’aspettavi?

Innanzitutto, grazie. Sapevo di stare bene, ma una gara come questa è sempre imprevedibile soprattutto con le condizioni meteo di domenica. Quindi speravo in un buon risultato, ma vincere così no.

Eventuali pensieri o immagini in gara che ti hanno aiutato?

Pensavo a tutti i sacrifici fatti per arrivare fin lì e a quanto sarebbe stato bello riuscirci.

 

Il duro lavoro paga. A volte, quanto meno te l’aspetti arriva finalmente una bella vittoria a premiare di tanti allenamenti e sacrifici e a incrementare la fiducia in sé per le prossime gare.

Quando hai capito che potevi vincere?

Ho iniziato ad aver capito quando a circa meno 30 km avevo 3 min. e 40” dal gruppo, anche se fino all’ultimo km ho sempre spinto.

 

Bisogna spingere fino alla fine. Non si sa mai cosa può succedere fino alla fine: una caduta, una foratura, una crisi inaspettata, una distrazione, meglio continuare a spingere anche se il vantaggio sembra essere sufficiente.

A chi la dedichi?

Alla mia famiglia e a me stesso.

Cosa cambia ora?

Sicuramente aumenta la fiducia in me stesso, ma cerco di rimanere concentrato sugli obiettivi futuri.

Una vittoria è un’ottima carica per continuare ad allenarsi senza rilassarsi troppo, godere sì in quel momento, nei giorni successivi, ma si ritorna a lavorare duramente per continuare a far bene nelle prossime gare, costruendo sempre più performance.

Cosa c’è dietro questa vittoria?

Tanto lavoro, costanza, sacrificio e il supporto di mia moglie e il mio allenatore.

Cosa significa per te vincere le Strade Bianche?

È una bella soddisfazione.

 

Si lavora sempre duramente per stare in forma, per essere competitivi, per cercare di battere gli avversari diretti.
E quando arriva un’ottima prestazione, un podio o addirittura una vittoria si può godere e rimanere soddisfatti perché le sensazioni sono bellissime, uniche, intense, profonde e restano nel cuore e nella mente per i prossimi anni per ricordare cosa si è stati capaci di fare.

Cosa dicono familiari e amici?

Sono felicissimi e molto orgogliosi.

Quali sono stati gli allenamenti più importanti?

Quelli sulla resistenza e sulla gestione dello sforzo.

Cosa hai scoperto di te stesso in questa gara?

Ho scoperto che non mollo facilmente e che riesco a dare il massimo anche sotto pressione.

Qualche consiglio per chi vuole vincere questa gara?

Prepararsi bene, conoscere il percorso e non mollare mai.

 

Non mollare mai, sembra essere la chiave vincente per essere vincitori nello sport e nella vita, essere convinti di potercela fare con tanto lavoro e tanta fiducia può portare alla vittoria, una via verso la resilienza, nonostante eventuali criticità e avversità come un clima avverso con vento e pioggia che non ferma chi è resiliente, che si piega ma non si spezza.

Sei di ispirazione per qualcuno?

Se la mia vittoria può motivare anche solo una persona a credere nei propri sogni, ne sono felice.

Quali sono i segreti del tuo successo?

Allenamenti intensi anche se con poco tempo per via del lavoro e passione.

Quantità e qualità sono le chiavi del successo, e se la quantità non è abbastanza, meglio la qualità intensa, accanto alla passione, dedizione, consapevolezza, fiducia, resilienza.

In che modo lo sport ti ha cambiato?

Mi ha insegnato il valore del sacrificio, della determinazione e della fatica.

 

Si può faticare senza temere, perché prima o poi si viene ripagati, basta essere pazienti e aspettare il momento dove tutto si allinea per la migliore performance.

In che modo lo sport ti aiuta nella vita quotidiana?

Mi aiuta a gestire meglio lo stress, a pormi obiettivi futuri.

Prossimi obiettivi?

Continuare a crescere come atleta, ottenere altri buoni risultati e farmi trovare pronto per le prossime gare.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calcio

IL TALENTO DI SPOLTORE ILLUMINA CHIETI: SAMUELE DELLA PENNA TRASCINA L’UNDER 15 AL TITOLO E ALLA PROMOZIONE REGIONALE

Samuele Della Penna trascina il Chieti Under 15 al titolo provinciale con 36 reti stagionali: il capitano spoltorese guida i neroverdi alla conquista del campionato e della promozione regionale.
#ChietiCalcio #Spoltore #CalcioGiovanile #AbruzzoSport

Pubblicato

a

samuele della penna 1

Redazione-  Il Chieti Under 15 si laurea campione provinciale e conquista l’accesso al prossimo campionato regionale, trascinato dalle prestazioni di Samuele Della Penna. Il giovane centrocampista classe 2011, originario di Spoltore e capitano della formazione neroverde, ha messo il sigillo su una stagione memorabile nella finale disputata sul campo neutro di San Vito Chietino contro il San Salvo. Con un bottino personale di 36 reti, Della Penna si è confermato miglior marcatore del torneo, dimostrando una maturità agonistica e una visione di gioco che hanno spostato gli equilibri della competizione a favore della squadra teatina.

Il successo ottenuto nell’ultimo atto stagionale rappresenta il punto più alto di un percorso netto, costruito attraverso il lavoro settimanale e la coesione di un gruppo capace di imporsi in un girone complesso. Samuele Della Penna ha interpretato il ruolo di capitano non solo attraverso i numeri realizzativi, ma anche esibendo doti di leadership che hanno permesso ai compagni di mantenere alta la concentrazione nei passaggi più complessi del campionato. La sua capacità di abbinare la qualità tecnica nel palleggio a un senso del gol fuori dal comune per la categoria lo ha reso l’elemento di rottura fondamentale nello scacchiere tattico neroverde.

L’affermazione del giovane calciatore non è un traguardo isolato, ma affonda le radici in un percorso di formazione iniziato nel territorio di origine. Della Penna è cresciuto calcisticamente nella Pro Calcio Italia, storica realtà sportiva di Spoltore che da anni si distingue per la capacità di valorizzare i giovani atleti della zona. Il passaggio dalla scuola calcio locale a un contesto agonistico come quello del Chieti testimonia quanto sia vitale il tessuto delle società di base nell’individuare e preparare i talenti del futuro. La sua crescita costante evidenzia come il settore giovanile abruzzese sia in grado di produrre profili di prospettiva, pronti a misurarsi con sfide di livello superiore.

Il merito di questo trionfo va condiviso con l’intero staff tecnico guidato da Andrea Claps. L’allenatore ha saputo plasmare un collettivo solido, organizzato e resiliente, in grado di esprimere un calcio propositivo nonostante le pressioni tipiche dei campionati giovanili. La vittoria contro il San Salvo è la sintesi di questa gestione: una partita giocata con intelligenza tattica e determinazione, dove ogni componente ha fornito il proprio contributo per raggiungere l’obiettivo prefissato a inizio stagione. La promozione nel campionato regionale rappresenta ora un salto di qualità necessario per testare le ambizioni del gruppo e della società.

Dietro i risultati sul campo emerge anche un’importante sinergia extra-calcistica. La dirigenza neroverde, i tecnici e le famiglie degli atleti hanno costruito un ambiente sereno e professionale, elemento che si è rivelato determinante per la vittoria del titolo. La gestione del gruppo Under 15 è diventata un modello interno per il club, mirato a coniugare il risultato sportivo con la crescita umana dei ragazzi.

In questo quadro, la figura di Samuele Della Penna si staglia come simbolo di una generazione che guarda al calcio con passione e sacrificio. Il suo legame con Spoltore resta saldo, rendendo la comunità locale partecipe di un successo che va oltre i confini del rettangolo di gioco. Con il titolo provinciale in bacheca e la certezza di giocare il campionato regionale nella prossima annata, il futuro del giovane capitano e del Chieti Under 15 appare proiettato verso traguardi ancora più ambiziosi, confermando che la programmazione e il talento sono, da sempre, la ricetta migliore per il successo sportivo.

Continua a Leggere

Sport

INTERVISTA AL PODIO MASCHILE CAMPIONATO ITALIANO 100 KM 2026

Pubblicato

a

704287182 10243921122710375 7005094518120226930 n 1

Redazione- Sabato 23 maggio 2026, ha avuto luogo la 100km del Passatore vinta da Alessio Milani in 6h47’42”, precedendo Enrico Bartolotti 6h55’46” e il francese Julien Nison 6h57’35”.

A seguire David Colgan 7h03’25” e Danilo Brambilla 7h11’45.

Tra le donne ha vinto Nikolina Sustic Stankovic (CRO) 7h28’22”, precedendo Daniela Valgimigli 7h55’32” e Sarah Giomi 8h02’24”.

La 100 km del Passatore era valida anche quale Campionato Italiano 100km corsa su strada e pertanto il Campione Italiano 2026 è Alessio Milani, vicecampione italiano Enrico Bartolotti e il bronzo italiano è stato conquistato da David Colgan.

Di seguito approfondiamo l’esperienza di Alessio Milani, Enrico Bartolotti e David Colgan attraverso risposte ad alcune mie domande.

Complimenti per la prestazione al Passatore, soddisfatto?

Alessio: Sono arrivato al traguardo pieno di gioia, un’emozione grandissima. Mi sono emozionato tantissimo perché ho avuto un anno difficile, ho dovuto riprendermi dagli infortuni. Dopo lo scorso Passatore sono stato fermo 6 mesi, ho ripreso a correre decentemente da gennaio, sempre con qualche problemino. Più o meno a febbraio-marzo mi è passato tutto e sono riuscito a incrementare pian piano. Poi ho avuto la problematica della sciatica a metà aprile e ho dovuto star fermo una settimana e ciò mi ha rallentato la preparazione che già era in ritardo. Infatti, pensavo di non essere presente., in una settimana sono riuscito a recuperare, non mi dava più fastidio e ho ripreso la preparazione piano piano. L’ultimo mese sono arrivato al Passatore un po’ titubante, guardingo, avevo paura di non potercela fare e al mio arrivo ho visto tutte queste mie emozioni: i miei sforzi per riuscire a esserci, le mie fatiche, i sacrifici che ho fatto per essere lì; li ho visti tutti davanti e mi sono messo a piangere all’arrivo perché non ci credevo, sembra una cosa pazzesca, mi emoziono ancora. Vincere due volte il Passatore dopo tutto quello che ho passato, mi mette il cuore in gola, ti posso lasciar pensare quello che ho provato.

Enrico: Ciao Matteo e grazie ancora per questo tuo interesse per noi atleti di cuore come ci definiscono per la tanta passione che mettiamo nelle mattate che compiamo.

David: Ciao Matteo, grazie mille per i complimenti. Sì, molto soddisfatto. Arrivare 4° alla 100 km del Passatore è un risultato importante e, considerando il livello della gara e degli avversari, non posso che essere contento della mia prestazione. Penso che il livello si sia molto alzato considerando che molto probabilmente dobbiamo tornare indietro di 13 anni per rivedere un podio così veloce, oltremodo in una giornata così calda.

Quest’anno il livello degli atleti era molto più forte, i primi tre sotto le 7 ore, mentre l’anno scorso solo i primi due sotto le 7 ore.

Anche David ha fatto meglio dell’anno scorso di poco più di 10’ ma non è bastato per ottenere il podio della gara.

Julien Nison ha fatto quasi 2’ minuti meglio dell’anno scorso, Alessio Milani ha vinto facendo quasi 3’ minuti meglio dell’anno scorso ed Enrico Bartolotti è arrivato 2° facendo circa 25’ meglio dell’anno scorso.

L’ultima volta che tre atleti sono scesi sotto le 7 ore risale al 2013, quando Calcaterra vinse in 6h39’59”, precedendo Evgeni Glyva (UKR) 6h49’53”, Hermann Achmuller 6h58’01”, Marco Serasini 7h04’59”.

Nel 2014, 2015 e 2017 Calcaterra vinse rispettivamente in 7h05’06”, 7h08’04” e 7h03’54”.

Nel 2016 Calcaterra vinse in 6h58’14”, precedendo Marco Ferrari 7h34’59”.

Nel 2018 Andrea Zambelli vinse in 6h54’36” precedendo Benedikt Hoffmann (GER) 7h04’55”. Nel 2019 Marco Menegardi vinse in 7h12’48”. Nel 2022 vinse Lee Grantham (GBR) in 7h03’29”.

La vita è molto dura per gli ultramaratoneti che devono sempre trovare il tempo sufficiente e adeguato ad allenamenti di qualità e di quantità e a volte arrivano gli infortuni per il sovraccarico di lavori e di chilometri ma ogni tanto arriva una gioia come vincere o andare a podio in una gara importante come il Passatore, fare una prestazione migliore, vincere o andare a podio in un campionato italiano.

Gli ultramaratoneti sono atleti che praticano questo durissimo sport con tanto cuore, tanta passione, con la voglia di mettersi in gioco, fare esperienza, approfondire la conoscenza di se stessi e degli altri.

Sfide durissime ma fattibili previo periodi consoni, congrui, accurati, mirati di allenamento, arrivandoci gradualmente dopo anni.

È importante raccogliere loro testimonianze, capire cosa gli spinge a fare tanti chilometri, tanta fatica per arrivare a un traguardo, per sognare e cercare di trasformare sogni in realtà, provando e riprovandoci, apprendendo da ogni esperienza allenamento, gara, andando avanti con più coraggio, fiducia e resilienza.

Come ne sei uscito?

Alessio: Oggi sto bene, andrò a correre. Sto bene, l’ho corsa come volevo. Ho impostato il mio ritmo, sapevo che se avessi tenuto quel ritmo lo avrei portato fino alla fine, Avevo paura degli altri, del francese e mi dispiace che Dario Ferrante non fosse il via, era un altro tosto concorrente forse anche più del francese Nison. Sapevo che c’era un ragazzo della corsa in montagna, non sapevo come andava o come si comportasse sui 100km, perché questo è il dubbio su atleti che non l’hanno mai fatta e sono forti, non sai come vanno. Sapevo che c’era un altro francese che aveva vinto l’Isola d’Elba ma poi non l’ho viso al via, quello mi ha dato più preoccupazioni di tutti, in partenza pensavo: ‘questo è forte, partirà forte’, ma poi non l’ho visto. Ho voluto impostare il mio ritmo e quindi quando poi sono rimasto solo, ho fatto la gara da solo facendo il mio ritmo. L’ho vissuta bene, gli ultimi 30 km sapevo che avevo vantaggio e ho cominciato a godermela tutta, a salutare il pubblico, a fare quattro chiacchiere con il motociclista della telecamera, con alcuni ragazzi che si erano accostati in bici, ho fatto qualche selfie, mi hanno fatto qualche video, volevano una dedica alla figlia, mi sono messo a ridere, a scherzare, l’ho vissuta più serenamente possibile cercando di godermela tutta fino alla fine.

Enrico: Non mi aspettavo posizione o vittoria che sia, visto che molti mi hanno percepito forse in qualche modo dispiaciuto per il secondo posto o amareggiato, ma ne esco fuori completo e soddisfatto! L’obiettivo era il sub 7 per l’ultima chiamata alla maglia azzurra e così è stato!

David: Stanco, come è normale dopo 100 chilometri, ma tutto sommato bene. Ho gestito la gara in maniera intelligente e questo mi ha permesso di arrivare al traguardo senza particolari problemi.

Gli ultramaratoneti non mollano mai, sono instancabili, spingono fino alla fine e quando tutto è finito, si ritorna a correre anche il giorno dopo una gara di 100 km, perché l’ultramaratona è una terapia, perché il corpo e la mente hanno bisogna di svagare, perché si ha voglia di sentire il corpo e i muscoli come stanno, per ricominciare, per progettare nuovi obiettivi, per far meglio la prossima volta.

Sono tanti i pensieri e i dubbi degli ultramaratoneti, soprattutto durante la preparazione, prima della gara, all’inizio della gara, durante la gara e nel finale. Basterà la preparazione, sarà sufficiente, chissà gli altri come si allenano, cosa fanno di più o meglio, chissà chi ci sarà alla partenza, chissà come andranno gli altri, se ci saranno sorprese, se si sarà all’altezza della situazione.

La parte più difficile?

Alessio: La parte più difficile per le gambe è stata dal 70^ in poi, come sempre; sono quei momenti che manca ancora parecchio, hai meno energie, le gambe sono un po’ più durette. Quest’anno ho fatto una prima parte molto più forte, le sentivo un po’ più stanche e quindi l’ultima parte, gli ultimi chilometri, dall’80°, le avevo durette. Però avevo ancora energie e me la sono goduta mentalmente, ero più a livello fisico stanchetto.

Invece a livello mentale, forse la parte più dura è stata all’inizio dove appunto avevo tutti gli avversari che facevano la gara su di me, io cercavo di studiare, pensavo: ‘cavolo siamo partiti forte, sono tutti qua’, mi avevano accerchiato, vedevo che molte volte Nison se prendeva qualche metro poco più avanti, sembrava quasi che si girava, vedeva che ero dietro, frenava, rallentava per aspettarmi, io pensavo: ‘perché si gira’, probabilmente, mi scortavano, facevano la gara su di me, volevano vedere cosa facevo, probabilmente ero un punto di riferimento, pensavo: ‘devo fare la mia gara’, poi pian piano si è sgranato il gruppo e siamo rimasti in tre: io, Brambilla e Nison, però vedevo che stavano lì.

Ero un po’ preoccupato, pensavo: ‘cavolo quest’anno è veramente dura, vediamo in discesa che vado giù forte, se si staccheranno’, ma anche in discesa, stavano lì e pensavo: ‘cavolo, non si staccano, quest’anno è veramente dura, chissà se ce la faccio’, erano tutte preoccupazioni mie. Poi alla fine della discesa ci siamo sgranati, perché il ragazzino Brambilla mi ha preso 50 metri e infatti lì ero preoccupato veramente. Nison, a sua volta, si è staccato da me, ho pensato: ‘qua si sta facendo la gara’, in realtà dopo, invece, nel giro di 2 km, prima di Borgo San Lorenzo, sono riuscito a ricucire il gap, ma senza sforzi, su Brambilla e da lì in poi ho voluto vedere se Brambilla, che faceva corsa in montagna, puntava alla salita della Colla.

Ho pensato: ‘qui si fa la gara’, comunque pensavo a dover gestire, mi sono concentrato tanto su di me. Alla fine, appena arrivata la salita, probabilmente avevo più energie, ho sempre fatto il mio passo e lui pian piano si è staccato, ha perso qualche metro e da lì sono rimasto da solo fino alla fine. La parte mentale più difficile è stata i primi 30km.

Enrico: ‘Audace’ l’hanno definito il mio tentativo del tempo su un percorso come il Passatore con le sue difficoltà, che a suo modo presenta una qualsiasi cento chilometri anche in piano, ma ricordiamoci che io sono di Faenza e per me c’è una componente mentale e una vena romantica, se me lo concedi, di tornarmi a casa sulle mie gambe da Firenze.

David: Sicuramente il segmento fino a Borgo San Lorenzo l’ho accusato parecchio a causa del caldo eccessivo, avevo circa 10-15 battiti in più del mio normale e questo mi ha preoccupato non poco.

Una gara durissima che oltre alla stanchezza fisica prevedeva anche una stanchezza mentale, soprattutto la prima parte, per capire a chi badare, chi temere, come gestire la gara, come impostare i ritmi, una gara contro i pensieri e contro i dubbi ma alla fine ci si abbandona al proprio corpo, ai propri ritmi, alla propria fiducia di far bene.

Quali sono stati i test più importanti prima della gara?

Alessio: In realtà ho avuto una preparazione molto travagliata; quindi, di test importanti non ne ho avuti e sicuramente il test che ho fatto è stato la 50 km di Romagna il 25 aprile, dopo una settimana che avevo ripreso a correre, venivo da una settima ferma a metà aprile. Ho fatto anche bene alla 50km di Romagna, era un test per vedere se il dolore alla sciatica mi tornasse, se era recuperato, ho pensato che 50 km con dislivello era un test. L’ho fatta bene, Nison era arrivato 2’ avanti, anche per quello ho pensato: ‘cavolo Nison sta andando forte’; però, appunto, io l’ho fatto che probabilmente avevo perso parecchio della mia preparazione, perché con una settimana fermo perdi tanto, sapevo di aver fatto la 50 km non in condizioni ottimali, quello poco ma sicuro; quindi, era un test ma forse più dal punto di vista mentale, per vedere se la sciatica era rientrata.

Il 10 maggio ho voluto fare la maratona dell’Elba per testare la sciatica anche lì, con 600 metri di dislivello, salite e discese; l’ho sfruttata per fare un buon lungo anche se non era lunghissimo, per mettere su chilometri e testare le sensazioni e questa è andata anche meglio della 50km di Romagna.

Gli allenamenti dopo sono stati, secondo me, test principali. 10 giorni prima tutti gli allenamenti dicevano che c’ero come l’anno scorso, se non qualcosa meglio o comunque ero come l’hanno scorso, fisicamente sembrava che era tutto a posto. Ero molto preoccupato perché sapevo di non aver fatto tutta la preparazione e non sapevo se carburavo per 100 km, avevo quel buco della distanza, non sapevo se ero pronto per 100 km in realtà i ritmi c’erano, la mia frequenza cardiaca c’era, ero in forma, quindi avevo solo questo dubbio, poi in gara si è visto che c’ero e sono riuscito a fare anche meglio dell’anno scorso e sono strafelice: ho fatto il personale, sono diventato per la prima volta campione italiano assoluto della mia vita, ho riabbassato il record personale del Friuli Venezia Giulia che era sempre mio. Più felice di così non si poteva, grazie di tutto.

Enrico: Il tanto lavoro è stato fatto e dedicato coi giusti ritmi e carichi mentali e fisici negli ultimi anni per fare il tempo!

David: La preparazione è stata costruita soprattutto su lunghi allenamenti, lavori specifici di resistenza e alcune gare di avvicinamento come la ‘Strasimeno’ e il trittico che mi hanno permesso di verificare la condizione e testare alimentazione e strategia di gara. Grazie ancora per l’attenzione e per l’interesse.

Trattasi di una gara di 100 km molto dura che richiede una preparazione mirata con lunghissimi allenamenti e gare test per testarsi e allenarsi allo stesso tempo.

Tra le ultime gare fatte, lo scorso 25 aprile 2026 alla 43^ 50 km di Romagna Alessio si è classificato 8° assoluto e 3° italiano in 3h04’25” preceduto da Umberto Persi 3h00’36”, Julien Nison 3h02’17” e precedendo David Colgan 3h06’45”, Luca Parisi 3h10’21”, Enrico Bartolotti 3h10’59”.

Continua a Leggere

Sport

ROMA CAPITALE DEL PITCH & PUTT: IL TIBER GOLF CLUB OSPITA IL 22° OPEN D’ITALIA CON ATLETI DA SEI NAZIONI

Riflettori puntati sul Tiber Golf Club di Roma dal 5 al 7 giugno per il 22° Open d’Italia di Pitch & Putt. Un evento internazionale che vedrà 80 atleti da sei nazioni sfidarsi per il titolo, esaltando precisione e tecnica. #PitchEPutt #GolfItalia #RomaGolf #OpenItalia

Pubblicato

a

Tiber Golf Club 01

Redazione-  Dal 5 al 7 giugno 2026, il Tiber Golf Club di Roma sarà teatro del 22° Open d’Italia di Pitch & Putt, un appuntamento di rilievo nel calendario nazionale della disciplina. L’evento accoglierà circa ottanta atleti provenienti da sei diverse nazioni – Italia, Portogallo, Spagna, Tunisia, Moldavia e San Marino – che si sfideranno sul percorso Par 3 affacciato sul Tevere, sottolineando l’importanza crescente del torneo nel panorama internazionale e consolidando il ruolo della capitale come punto di riferimento per il golf.

La competizione, che si estenderà per tre giorni, prenderà il via venerdì 5 giugno con una prova campo inaugurale, seguita da tre giri di gara per un totale di 54 buche. La formula di gioco adottata sarà quella “scratch”, un sistema che premia il punteggio reale ottenuto sul campo, senza alcuna correzione legata all’handicap. Questa modalità esalta la precisione tecnica, la capacità di mantenere la concentrazione e la costanza nelle prestazioni, rendendo la sfida particolarmente avvincente. Le prime gare avranno inizio alle ore 8 di venerdì, mentre la cerimonia di premiazione concluderà l’evento domenica 7 giugno alle ore 15. La presenza di delegazioni da contesti internazionali così diversi come il Portogallo, la Spagna e la Tunisia, fino alla Moldavia e San Marino, arricchisce la manifestazione, confermando la sua capacità di attrarre talenti e stimolare il confronto sportivo oltre i confini nazionali.

Il pitch & putt, spesso percepito come una variante più accessibile del golf tradizionale, è in realtà una disciplina altamente tecnica. Si gioca esclusivamente su buche Par 3 con distanze ridotte, richiedendo però una finezza nel gioco corto che è fondamentale anche sul campo lungo. Questa peculiarità lo rende uno strumento efficace per avvicinare nuovi praticanti al mondo del golf, senza sacrificare l’aspetto agonistico e la sfida tecnica. Il percorso del Tiber Golf Club, con le sue diciotto buche Par 3 immerse nel contesto naturale lungo il Tevere, offre una cornice ideale e tecnicamente stimolante per una competizione di questo calibro.

Luca Piano del Balzo, presidente del Tiber Golf Club, ha commentato l’imminente evento, evidenziando il valore della disciplina: «Il pitch & putt è talvolta considerato minore rispetto al golf tradizionale, ma la verità è che il gioco corto è una componente essenziale in ogni partita di golf. Siamo orgogliosi di ospitare ancora una volta questa manifestazione che attira atleti di alto livello da diverse nazioni e conferma il ruolo del Tiber come punto di riferimento per il golf e il pitch & putt in Italia». La sua affermazione rafforza l’idea che il pitch & putt non sia solo un’alternativa più semplice, ma una componente formativa e competitiva a sé stante, capace di attrarre un pubblico qualificato e appassionato.

Fondato nel 2009, il Tiber Golf Club è una struttura interamente dedicata al pitch & putt e al golf su percorso Par 3. Situato in Via del Mare, 1050, a pochi minuti dal centro di Roma, il circolo vanta diciotto buche, una scuola dedicata ai principianti e una club house che include un ristorante. La sua filosofia si basa sulla promozione di un golf che sia accessibile, orientato allo sport e al contempo conviviale, favorendo un ambiente inclusivo per tutti gli appassionati. L’ingresso al Tiber Golf Club sarà libero per l’intera durata dell’evento, permettendo a curiosi e sostenitori di assistere gratuitamente alle gare. Anche il ristorante del circolo rimarrà aperto, pronto ad accogliere soci, accompagnatori e visitatori desiderosi di vivere appieno l’atmosfera dell’Open.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza