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INTERVISTA AL PODIO MASCHILE CAMPIONATO ITALIANO 100 KM 2026

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INTERVISTA AL PODIO MASCHILE CAMPIONATO ITALIANO 100 KM 2026

Redazione- Sabato 23 maggio 2026, ha avuto luogo la 100km del Passatore vinta da Alessio Milani in 6h47’42”, precedendo Enrico Bartolotti 6h55’46” e il francese Julien Nison 6h57’35”.

A seguire David Colgan 7h03’25” e Danilo Brambilla 7h11’45.

Tra le donne ha vinto Nikolina Sustic Stankovic (CRO) 7h28’22”, precedendo Daniela Valgimigli 7h55’32” e Sarah Giomi 8h02’24”.

La 100 km del Passatore era valida anche quale Campionato Italiano 100km corsa su strada e pertanto il Campione Italiano 2026 è Alessio Milani, vicecampione italiano Enrico Bartolotti e il bronzo italiano è stato conquistato da David Colgan.

Di seguito approfondiamo l’esperienza di Alessio Milani, Enrico Bartolotti e David Colgan attraverso risposte ad alcune mie domande.

Complimenti per la prestazione al Passatore, soddisfatto?

Alessio: Sono arrivato al traguardo pieno di gioia, un’emozione grandissima. Mi sono emozionato tantissimo perché ho avuto un anno difficile, ho dovuto riprendermi dagli infortuni. Dopo lo scorso Passatore sono stato fermo 6 mesi, ho ripreso a correre decentemente da gennaio, sempre con qualche problemino. Più o meno a febbraio-marzo mi è passato tutto e sono riuscito a incrementare pian piano. Poi ho avuto la problematica della sciatica a metà aprile e ho dovuto star fermo una settimana e ciò mi ha rallentato la preparazione che già era in ritardo. Infatti, pensavo di non essere presente., in una settimana sono riuscito a recuperare, non mi dava più fastidio e ho ripreso la preparazione piano piano. L’ultimo mese sono arrivato al Passatore un po’ titubante, guardingo, avevo paura di non potercela fare e al mio arrivo ho visto tutte queste mie emozioni: i miei sforzi per riuscire a esserci, le mie fatiche, i sacrifici che ho fatto per essere lì; li ho visti tutti davanti e mi sono messo a piangere all’arrivo perché non ci credevo, sembra una cosa pazzesca, mi emoziono ancora. Vincere due volte il Passatore dopo tutto quello che ho passato, mi mette il cuore in gola, ti posso lasciar pensare quello che ho provato.

Enrico: Ciao Matteo e grazie ancora per questo tuo interesse per noi atleti di cuore come ci definiscono per la tanta passione che mettiamo nelle mattate che compiamo.

David: Ciao Matteo, grazie mille per i complimenti. Sì, molto soddisfatto. Arrivare 4° alla 100 km del Passatore è un risultato importante e, considerando il livello della gara e degli avversari, non posso che essere contento della mia prestazione. Penso che il livello si sia molto alzato considerando che molto probabilmente dobbiamo tornare indietro di 13 anni per rivedere un podio così veloce, oltremodo in una giornata così calda.

Quest’anno il livello degli atleti era molto più forte, i primi tre sotto le 7 ore, mentre l’anno scorso solo i primi due sotto le 7 ore.

Anche David ha fatto meglio dell’anno scorso di poco più di 10’ ma non è bastato per ottenere il podio della gara.

Julien Nison ha fatto quasi 2’ minuti meglio dell’anno scorso, Alessio Milani ha vinto facendo quasi 3’ minuti meglio dell’anno scorso ed Enrico Bartolotti è arrivato 2° facendo circa 25’ meglio dell’anno scorso.

L’ultima volta che tre atleti sono scesi sotto le 7 ore risale al 2013, quando Calcaterra vinse in 6h39’59”, precedendo Evgeni Glyva (UKR) 6h49’53”, Hermann Achmuller 6h58’01”, Marco Serasini 7h04’59”.

Nel 2014, 2015 e 2017 Calcaterra vinse rispettivamente in 7h05’06”, 7h08’04” e 7h03’54”.

Nel 2016 Calcaterra vinse in 6h58’14”, precedendo Marco Ferrari 7h34’59”.

Nel 2018 Andrea Zambelli vinse in 6h54’36” precedendo Benedikt Hoffmann (GER) 7h04’55”. Nel 2019 Marco Menegardi vinse in 7h12’48”. Nel 2022 vinse Lee Grantham (GBR) in 7h03’29”.

La vita è molto dura per gli ultramaratoneti che devono sempre trovare il tempo sufficiente e adeguato ad allenamenti di qualità e di quantità e a volte arrivano gli infortuni per il sovraccarico di lavori e di chilometri ma ogni tanto arriva una gioia come vincere o andare a podio in una gara importante come il Passatore, fare una prestazione migliore, vincere o andare a podio in un campionato italiano.

Gli ultramaratoneti sono atleti che praticano questo durissimo sport con tanto cuore, tanta passione, con la voglia di mettersi in gioco, fare esperienza, approfondire la conoscenza di se stessi e degli altri.

Sfide durissime ma fattibili previo periodi consoni, congrui, accurati, mirati di allenamento, arrivandoci gradualmente dopo anni.

È importante raccogliere loro testimonianze, capire cosa gli spinge a fare tanti chilometri, tanta fatica per arrivare a un traguardo, per sognare e cercare di trasformare sogni in realtà, provando e riprovandoci, apprendendo da ogni esperienza allenamento, gara, andando avanti con più coraggio, fiducia e resilienza.

Come ne sei uscito?

Alessio: Oggi sto bene, andrò a correre. Sto bene, l’ho corsa come volevo. Ho impostato il mio ritmo, sapevo che se avessi tenuto quel ritmo lo avrei portato fino alla fine, Avevo paura degli altri, del francese e mi dispiace che Dario Ferrante non fosse il via, era un altro tosto concorrente forse anche più del francese Nison. Sapevo che c’era un ragazzo della corsa in montagna, non sapevo come andava o come si comportasse sui 100km, perché questo è il dubbio su atleti che non l’hanno mai fatta e sono forti, non sai come vanno. Sapevo che c’era un altro francese che aveva vinto l’Isola d’Elba ma poi non l’ho viso al via, quello mi ha dato più preoccupazioni di tutti, in partenza pensavo: ‘questo è forte, partirà forte’, ma poi non l’ho visto. Ho voluto impostare il mio ritmo e quindi quando poi sono rimasto solo, ho fatto la gara da solo facendo il mio ritmo. L’ho vissuta bene, gli ultimi 30 km sapevo che avevo vantaggio e ho cominciato a godermela tutta, a salutare il pubblico, a fare quattro chiacchiere con il motociclista della telecamera, con alcuni ragazzi che si erano accostati in bici, ho fatto qualche selfie, mi hanno fatto qualche video, volevano una dedica alla figlia, mi sono messo a ridere, a scherzare, l’ho vissuta più serenamente possibile cercando di godermela tutta fino alla fine.

Enrico: Non mi aspettavo posizione o vittoria che sia, visto che molti mi hanno percepito forse in qualche modo dispiaciuto per il secondo posto o amareggiato, ma ne esco fuori completo e soddisfatto! L’obiettivo era il sub 7 per l’ultima chiamata alla maglia azzurra e così è stato!

David: Stanco, come è normale dopo 100 chilometri, ma tutto sommato bene. Ho gestito la gara in maniera intelligente e questo mi ha permesso di arrivare al traguardo senza particolari problemi.

Gli ultramaratoneti non mollano mai, sono instancabili, spingono fino alla fine e quando tutto è finito, si ritorna a correre anche il giorno dopo una gara di 100 km, perché l’ultramaratona è una terapia, perché il corpo e la mente hanno bisogna di svagare, perché si ha voglia di sentire il corpo e i muscoli come stanno, per ricominciare, per progettare nuovi obiettivi, per far meglio la prossima volta.

Sono tanti i pensieri e i dubbi degli ultramaratoneti, soprattutto durante la preparazione, prima della gara, all’inizio della gara, durante la gara e nel finale. Basterà la preparazione, sarà sufficiente, chissà gli altri come si allenano, cosa fanno di più o meglio, chissà chi ci sarà alla partenza, chissà come andranno gli altri, se ci saranno sorprese, se si sarà all’altezza della situazione.

La parte più difficile?

Alessio: La parte più difficile per le gambe è stata dal 70^ in poi, come sempre; sono quei momenti che manca ancora parecchio, hai meno energie, le gambe sono un po’ più durette. Quest’anno ho fatto una prima parte molto più forte, le sentivo un po’ più stanche e quindi l’ultima parte, gli ultimi chilometri, dall’80°, le avevo durette. Però avevo ancora energie e me la sono goduta mentalmente, ero più a livello fisico stanchetto.

Invece a livello mentale, forse la parte più dura è stata all’inizio dove appunto avevo tutti gli avversari che facevano la gara su di me, io cercavo di studiare, pensavo: ‘cavolo siamo partiti forte, sono tutti qua’, mi avevano accerchiato, vedevo che molte volte Nison se prendeva qualche metro poco più avanti, sembrava quasi che si girava, vedeva che ero dietro, frenava, rallentava per aspettarmi, io pensavo: ‘perché si gira’, probabilmente, mi scortavano, facevano la gara su di me, volevano vedere cosa facevo, probabilmente ero un punto di riferimento, pensavo: ‘devo fare la mia gara’, poi pian piano si è sgranato il gruppo e siamo rimasti in tre: io, Brambilla e Nison, però vedevo che stavano lì.

Ero un po’ preoccupato, pensavo: ‘cavolo quest’anno è veramente dura, vediamo in discesa che vado giù forte, se si staccheranno’, ma anche in discesa, stavano lì e pensavo: ‘cavolo, non si staccano, quest’anno è veramente dura, chissà se ce la faccio’, erano tutte preoccupazioni mie. Poi alla fine della discesa ci siamo sgranati, perché il ragazzino Brambilla mi ha preso 50 metri e infatti lì ero preoccupato veramente. Nison, a sua volta, si è staccato da me, ho pensato: ‘qua si sta facendo la gara’, in realtà dopo, invece, nel giro di 2 km, prima di Borgo San Lorenzo, sono riuscito a ricucire il gap, ma senza sforzi, su Brambilla e da lì in poi ho voluto vedere se Brambilla, che faceva corsa in montagna, puntava alla salita della Colla.

Ho pensato: ‘qui si fa la gara’, comunque pensavo a dover gestire, mi sono concentrato tanto su di me. Alla fine, appena arrivata la salita, probabilmente avevo più energie, ho sempre fatto il mio passo e lui pian piano si è staccato, ha perso qualche metro e da lì sono rimasto da solo fino alla fine. La parte mentale più difficile è stata i primi 30km.

Enrico: ‘Audace’ l’hanno definito il mio tentativo del tempo su un percorso come il Passatore con le sue difficoltà, che a suo modo presenta una qualsiasi cento chilometri anche in piano, ma ricordiamoci che io sono di Faenza e per me c’è una componente mentale e una vena romantica, se me lo concedi, di tornarmi a casa sulle mie gambe da Firenze.

David: Sicuramente il segmento fino a Borgo San Lorenzo l’ho accusato parecchio a causa del caldo eccessivo, avevo circa 10-15 battiti in più del mio normale e questo mi ha preoccupato non poco.

Una gara durissima che oltre alla stanchezza fisica prevedeva anche una stanchezza mentale, soprattutto la prima parte, per capire a chi badare, chi temere, come gestire la gara, come impostare i ritmi, una gara contro i pensieri e contro i dubbi ma alla fine ci si abbandona al proprio corpo, ai propri ritmi, alla propria fiducia di far bene.

Quali sono stati i test più importanti prima della gara?

Alessio: In realtà ho avuto una preparazione molto travagliata; quindi, di test importanti non ne ho avuti e sicuramente il test che ho fatto è stato la 50 km di Romagna il 25 aprile, dopo una settimana che avevo ripreso a correre, venivo da una settima ferma a metà aprile. Ho fatto anche bene alla 50km di Romagna, era un test per vedere se il dolore alla sciatica mi tornasse, se era recuperato, ho pensato che 50 km con dislivello era un test. L’ho fatta bene, Nison era arrivato 2’ avanti, anche per quello ho pensato: ‘cavolo Nison sta andando forte’; però, appunto, io l’ho fatto che probabilmente avevo perso parecchio della mia preparazione, perché con una settimana fermo perdi tanto, sapevo di aver fatto la 50 km non in condizioni ottimali, quello poco ma sicuro; quindi, era un test ma forse più dal punto di vista mentale, per vedere se la sciatica era rientrata.

Il 10 maggio ho voluto fare la maratona dell’Elba per testare la sciatica anche lì, con 600 metri di dislivello, salite e discese; l’ho sfruttata per fare un buon lungo anche se non era lunghissimo, per mettere su chilometri e testare le sensazioni e questa è andata anche meglio della 50km di Romagna.

Gli allenamenti dopo sono stati, secondo me, test principali. 10 giorni prima tutti gli allenamenti dicevano che c’ero come l’anno scorso, se non qualcosa meglio o comunque ero come l’hanno scorso, fisicamente sembrava che era tutto a posto. Ero molto preoccupato perché sapevo di non aver fatto tutta la preparazione e non sapevo se carburavo per 100 km, avevo quel buco della distanza, non sapevo se ero pronto per 100 km in realtà i ritmi c’erano, la mia frequenza cardiaca c’era, ero in forma, quindi avevo solo questo dubbio, poi in gara si è visto che c’ero e sono riuscito a fare anche meglio dell’anno scorso e sono strafelice: ho fatto il personale, sono diventato per la prima volta campione italiano assoluto della mia vita, ho riabbassato il record personale del Friuli Venezia Giulia che era sempre mio. Più felice di così non si poteva, grazie di tutto.

Enrico: Il tanto lavoro è stato fatto e dedicato coi giusti ritmi e carichi mentali e fisici negli ultimi anni per fare il tempo!

David: La preparazione è stata costruita soprattutto su lunghi allenamenti, lavori specifici di resistenza e alcune gare di avvicinamento come la ‘Strasimeno’ e il trittico che mi hanno permesso di verificare la condizione e testare alimentazione e strategia di gara. Grazie ancora per l’attenzione e per l’interesse.

Trattasi di una gara di 100 km molto dura che richiede una preparazione mirata con lunghissimi allenamenti e gare test per testarsi e allenarsi allo stesso tempo.

Tra le ultime gare fatte, lo scorso 25 aprile 2026 alla 43^ 50 km di Romagna Alessio si è classificato 8° assoluto e 3° italiano in 3h04’25” preceduto da Umberto Persi 3h00’36”, Julien Nison 3h02’17” e precedendo David Colgan 3h06’45”, Luca Parisi 3h10’21”, Enrico Bartolotti 3h10’59”.

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Lo sport come strumento di aggregazione e integrazione

Vincere una medaglia d’oro è bellissimo, ma lo sport nasconde un potere molto più grande e importante! 🏅 In una società sempre più divisa, sola e incollata agli schermi degli smartphone, la pratica sportiva rappresenta l’ultimo, vero baluardo di integrazione e aggregazione sociale per i nostri ragazzi. Ospitiamo oggi una riflessione lucidissima e profonda del Dott. Matteo Simone, che ci ricorda (attraverso le linee guida ufficiali del CONI e della Commissione Europea) come lo sport non sia solo ossessione per la prestazione agonistica, ma una vera e propria “scuola di vita” in cui imparare il rispetto delle regole, la solidarietà verso gli ultimi e il senso di cittadinanza attiva per tenersi lontani dal crimine. Un pezzo assolutamente da non perdere, accompagnato dal libro dello stesso autore per scoprire tutti i segreti della psicologia sportiva. Leggete l’articolo completo! 👇

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Roma – Viviamo in una società sempre più frenetica, frammentata e individualista, in cui i giovani (e non solo) rischiano quotidianamente di smarrire il senso di appartenenza a una comunità reale, rifugiandosi nelle pericolose illusioni del mondo virtuale. In questo complesso scenario sociologico, esiste uno strumento antico, potentissimo e universale capace di abbattere le barriere culturali, linguistiche e sociali in un solo istante: la pratica sportiva. Troppo spesso, purtroppo, lo sport viene raccontato dai mass media esclusivamente attraverso la lente distorta del business milionario, del tifo esasperato o della mera performance agonistica. Si perde così di vista la sua funzione primaria e più nobile: quella di essere una vera e propria “palestra di vita”, un rifugio sicuro in cui imparare la disciplina, il rispetto dell’avversario e la solidarietà verso i compagni più deboli. Per riflettere profondamente su queste tematiche vitali per il nostro tessuto sociale, ospitiamo oggi sulle nostre pagine un lucido e attento contributo a firma del Dott. Matteo Simone, che analizza il ruolo dello sport come motore inarrestabile di inclusione, supportato dai documenti ufficiali del CONI e dell’Unione Europea.

[CONSIGLIO DI LETTURA]
Siete affascinati dalle dinamiche psicologiche che muovono gli atleti e volete scoprire i veri segreti della motivazione sportiva? CLICCA QUI per acquistare comodamente su Amazon il libro “Cosa spinge le persone a fare sport?”, scritto proprio dal Dott. Matteo Simone!

L’intervento del Dott. Matteo Simone

Lo sport è una marcia in più nel corso della vita, dà tanto a livello di benefici e aspetti formativi; aiuta a risolvere situazioni, a essere sempre pronti ad affrontare la vita in tutte le sue sfaccettature.
Interessante quello che scrive il CONI sul Bilancio di sostenibilità 2016: “Lo sport è un veicolo di inclusione, partecipazione e aggregazione sociale nonché uno strumento di benessere psicofisico e di prevenzione. Inoltre, svolge un ruolo sociale fondamentale in quanto strumento di educazione e formazione che permette lo sviluppo di capacità e abilità essenziali per la crescita equilibrata di ciascun individuo. Nella consapevolezza di tale valore, il CONI si impegna affinché la pratica sportiva sia sempre più diffusa soprattutto tra i giovani, garantendo il diritto allo sport nelle aree territoriali più disagiate sviluppando e consolidando partnership con istituzioni pubbliche e organizzazioni private che garantiscono la sostenibilità economica delle iniziative di carattere sociale.”

Lo Sport è importante per la società, per bambini, ragazzi, adulti e anziani. È una scuola di vita, s’imparano regole. S’impara a stare con gli altri per condividere e contribuire a obiettivi comuni difficili, sfidanti ma raggiungibili. Interessante quello che è riportato su Sport e migrazione anche sul libro bianco: “Utilizzare il potenziale dello sport per l’inclusione sociale, l’integrazione e le pari opportunità. Lo sport contribuisce in modo significativo alla coesione economica e sociale e a una società più integrata. Tutti i componenti della società dovrebbero avere accesso allo sport: occorre pertanto tener conto delle esigenze specifiche e della situazione dei gruppi meno rappresentati, nonché del ruolo particolare che lo sport può avere per i giovani, le persone con disabilità e quanti provengono da contesti sfavoriti. Lo sport può anche facilitare l’integrazione nella società dei migranti e delle persone d’origine straniera, e sostenere il dialogo interculturale. Lo sport promuove un senso comune di appartenenza e partecipazione e può quindi essere anche un importante strumento d’integrazione degli immigrati. Per questo, è importante mettere a disposizione spazi per lo sport e sostenere le attività relative allo sport, affinché immigrati e società di accoglienza possano interagire positivamente. La Commissione ritiene possibile sfruttare meglio il potenziale dello sport come strumento per l’inclusione sociale nelle politiche, nelle azioni e nei programmi dell’Unione europea e degli Stati membri. Ciò vale anche per il contributo dello sport alla creazione di posti di lavoro e alla crescita e alla ripresa economica, in particolare nelle zone svantaggiate. Le attività sportive senza scopo di lucro che contribuiscono alla coesione sociale e all’inserimento sociale delle categorie vulnerabili possono essere considerate servizi sociali d’interesse generale.”

Lo sport promuove il benessere fisico e sociale e va inteso non solo come performance volta al raggiungimento di prestazioni eccellenti, ma anche come incentivo all’aggregazione sociale, strumento di prevenzione e promozione della salute.
Sul libro bianco della COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Bruxelles, 11.7.2007) è riportato che: “Lo sport ha una forte attrattiva per i cittadini europei, la maggioranza dei quali pratica con regolarità un’attività sportiva. Esso è anche fonte di valori importanti come lo spirito di gruppo, la solidarietà, la tolleranza e la correttezza e contribuisce così allo sviluppo e alla realizzazione personale. Lo sport inoltre promuove il contributo attivo dei cittadini dell’UE alla società, aiutando in tal modo a rafforzare la cittadinanza attiva.”

Gli atleti devono sperimentare di far parte di una rete sociale, di avere una base sicura di riferimento che si occupa e si preoccupa per loro, per il loro benessere e per la loro miglior performance individuale e di squadra, senza pretese impossibili e senza pressioni incalzanti.

Ancora su sport e solidarietà il libro bianco: “La partecipazione a una squadra, principi come la correttezza, l’osservanza delle regole del gioco, il rispetto degli altri, la solidarietà e la disciplina rafforzano la cittadinanza attiva, e lo stesso si può dire dell’organizzazione dello sport a livello amatoriale, che si basa su società senza fini di lucro e sul volontariato. Il volontariato nelle organizzazioni sportive fornisce molte occasioni di istruzione non formale, che devono essere riconosciute e potenziate. Lo sport inoltre offre ai giovani, possibilità interessanti di impegno e partecipazione alla società, e può aiutarli a rimanere lontani dal crimine.”

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Marcella Martini vicecampionessa italiana 24 ore (Lupatotissima) 2026

Il 19 e 20 settembre 2026 ha avuto luogo la “32^ Lupatotissima – 24h”, corsa su strada, valida come Campionato Italiano.

Tra le donne il titolo italiano è andato a Elsie Cargniel Bergamasco (9^ assoluta) totalizzando 184,677 km, precedendo  Marcella Martini 177,653 km e Michela Giacomuzzi 176,037 km. Il vincitore assoluto è stato Alberto Furlan 235,805 km precedendo Antonio Zaini 228,643 km e Vittorio Silva 225,525 km.

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Marcella Martini

Essendo la mia prima 24 ore ho scelto di mantenere la mia andatura senza forzare

Redazione-  Il 19 e 20 settembre 2026 ha avuto luogo la “32^ Lupatotissima – 24h”, corsa su strada, valida come Campionato Italiano.

Tra le donne il titolo italiano è andato a Elsie Cargniel Bergamasco (9^ assoluta) totalizzando 184,677 km, precedendo  Marcella Martini 177,653 km e Michela Giacomuzzi 176,037 km. Il vincitore assoluto è stato Alberto Furlan 235,805 km precedendo Antonio Zaini 228,643 km e Vittorio Silva 225,525 km.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Marcella Martini (Filirun Team ASD) attraverso risposte ad alcune mie domande.

 

Complimenti per l’argento italiano 24 ore, te l’aspettavi?

Sono partita da casa con in testa solo di fare una buona gara, avrei fatto del mio meglio e il mio obiettivo era arrivare perlomeno a 170 km, non mi aspettavo nemmeno di arrivare tra i primi posti. Sono partita a un passo forse anche troppo veloce che ho cercato di mantenere abbastanza costante. Man mano che la gara scorreva, tra qualche momento di stanchezza e l’altro, cercavo di capire se potessi dare di più ma essendo la mia prima 24 ore ho scelto di mantenere la mia andatura senza forzare, solo nell’ultima ora di gara ho spinto un po’ di più.

 

Un bell’esordio per Marcella nella 24 ore ottenendo un ottimo argento assoluto italiano senza forzare e con la consapevolezza che il meglio può ancora venire nelle prossime gare di 24 ore.

 

Soddisfatta? Potevi fare meglio? A chi lo dedichi?

Allo scoccare dell’ultimo minuto di gara tutte le tensioni si sono sciolte e quando ho capito che ero riuscita a mantenere il mio secondo posto assoluto femminile e con un chilometraggio ben oltre i 170 km che mi ero prefissata ero felicissima ero davvero soddisfatta: tutti i sacrifici fatti e tutto il lavoro di mesi avevano dato un risultato importante per me ma anche per chi mi è stato vicino in questo percorso, i miei familiari e il mio amico/allenatore Giovanni Tersini. Dedico a loro questo Argento assoluto e questo oro master.

 

Un’ottima prestazione grazie al duro e costante lavoro, ottenendo un argento assoluto e un oro di categoria.

Criticità? I momenti più difficili?

Ripercorrendo i momenti di gara si crede sempre che si potesse fare meglio ma sinceramente io sono contenta perché ho saputo superare un paio di crisi: il sonno e la stanchezza finale dell’ultima ora; mi sono saputa gestire, sono rimasta concentrata e motivata grazie anche a mio marito che mi ha assistito durante le 24 ore di corsa.

 

Una gara davvero dura e impegnativa dove si tratta di essere svegli attivamente per 24 ore nonostante il sonno e l’eventuale stanchezza e dove uno sguardo, una parola, un aiuto può fare la differenza riportando l’atleta a focalizzarsi e ritrovare la motivazione giusta per continuare fino alla fine.

Gli allenamenti più importanti?

Riguardandomi in dietro mi emoziona ripensare a tutte le alzatacce fatte per allenarmi in solitaria, la settimana in cui mi sono alzata alle due di notte per fare allenamenti lunghi è stata quella più pesante perché avevo giornate pesanti anche al lavoro e in famiglia, ma ce l’ho fatta e sono fiera di me!

 

Ogni tanto è utile e importante guardarsi indietro per capire il percorso fatto, da dove si è partite, il percorso fatto, dove si è arrivati e come proseguire per il futuro in cerca sempre di benessere ed eventualmente anche performance che ripaga di fatiche, alzatacce, eventuali rinunce e sacrifici fatti.

Cosa cambia ora?

Ma il bello è che non cambia proprio niente, continuerò a correre e ad allenarmi sempre per far fiera me stessa, per sentirmi libera, per dire ce l’ho fatta e continuare a credere che si supera tutto; sia nella corsa che nella vita se rimani concentrata e determinata, un passo alla volta, tutto si risolve, tutte le crisi passano, tutti i problemi hanno una soluzione. Mai disperarsi perché anche nelle situazioni più buie devi restare calma per saper scorgere quel puntino di luce da cui arriverà la salvezza. Nella corsa soprattutto ultra devi ascoltare tutto del tuo corpo e della tua mente per anticipare dolori, fame, sonno e qualsiasi altro problema; devi star bene con te stessa perché ci passerai tante ore in solitaria, ti devi voler bene.

 

Bellissima e utilissima questa testimonianza di Marcela che insegna e invita a essere resilienti, fiduciosi, consapevoli, coraggiosi nello sport ma anche nella vita quotidiana, con un approccio molto positivo alla vita che a volte fa soffrire ma si possono sempre trovare risorse per affrontare qualsiasi trauma, frattura, criticità cercando sempre una luce al di là del tunnel che fa sperare di poter andare avanti verso obiettivi e soddisfazioni.

Cosa e chi ti ha aiutato?

In questo percorso sono stata aiutata dal mio amico Giovanni Tersini, che è anche il mio allenatore. Lui ha studiato il piano di allenamento e poi con il confronto lo abbiamo aggiustato man mano che si avvicinava la gara. La sua presenza per me è stata importante non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto umano: lui si è fatto carico spesso delle mie ansie e malumori, è davvero una persona speciale.

 

L’atleta necessita di qualcuno che comprende e sostiene ma anche di professionisti che diano indicazioni ma non solo che si confrontino con l’atleta per capire il miglior piano di allenamento in base al periodo che si sta attraversando, in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere, modulando e rimodulando ogni giorno.

Cosa pensano familiari e amici di questo argento?

I miei familiari: partiamo dalla mia mamma che è sempre molto in ansia quando vado a fare gare così lunghe, pensa sempre alla mia salute com’è giusto faccia un genitore, ma è anche molto orgogliosa di ogni mio risultato, di questo ancor di più; mio marito mi supporta e sopporta durante ogni gara, non potrei chiedere di meglio e questa volta la sua felicità è stata nel vedere me davvero felice e soddisfatta del risultato; i miei figli: Gabriele di 16 anni non fa’ i salti di gioia, caratterialmente è più chiuso, ma so che è felice per me; Gregorio 8 anni invece esplode di felicità a ogni mio successo ed è “rumorosamente” orgoglioso di me. Poi ho ricevuto tante belle parole da parenti e amici che mi hanno riempito il cuore.

 

Ogni risultato, successo, podio, vittoria è una grande festa sia per l’atleta che per i suoi familiari e amici, una grandissima festa da condividere ricordando le fatiche fatte e le ansie eventuali prima della gara.

Cosa hai scoperto di te stessa in questa gara?

Portando a temine la 24 ore di Verona ho scoperto che anche io posso centrare un obiettivo importante, credo più in me stessa e nelle mie capacità soprattutto mentali di resistenza al dolore e allo sconforto. Ho capito che davvero non si deve dare niente per scontato e che il risultato di una gara può essere ribaltato anche all’ultimo minuto, quindi mai mollare.

 

Una bellissima e utilissima prova di forza, resistenza, resilienza per capire fino a dove ci si può spingere con allenamenti mirati, costanza, fiducia e forte motivazione.

Un tuo messaggio per avvicinare le donne alle ultramaratone?

Credo che noi donne siamo naturalmente portate per sforzi simili sia fisicamente che mentalmente, ogni giorno ci troviamo a ricoprire vari ruoli in famiglia, a casa e nel lavoro, pertanto siamo portate ad affrontare tanti tipi di problemi e a risolverli, abbiamo sulle spalle tante responsabilità, quindi gestire un’ ultra non è poi così diverso, si affrontano, sonno, fame, crisi, stanchezza ma alla fine siamo ripagati dai paesaggi e dal rapporto umano che si instaura con tutti gli altri partecipanti è davvero un arricchimento interiore, una valvola di sfogo, un momento di libertà da gestire come ci pare.

 

Le donne stanno dimostrando di essere molto più performanti nelle gare di endurance riuscendo a seguire percorsi durissimi di allenamento e anche in gara gestire ogni avversità e criticità, a volte battendo anche gli uomini in gare lunghissime.

 

Prossimi obiettivi?

Prossimi obiettivi: continuare a correre, ma il sogno principale resta UTMB 170km, prima o poi….

Quali sono gli ingredienti di questo successo?

Il segreto del successo è costanza, dedizione, determinazione, fiducia nelle proprie capacità e ore di allenamento.

 

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Michela Giacomuzzi bronzo italiano 24 ore (Lupatotissima) 2026

Il 19 e 20 settembre 2026 ha avuto luogo la “32^ Lupatotissima – 24h”, corsa su strada, valida come Campionato Italiano. Tra le donne il titolo italiano è andato a Elsie Cargniel Bergamasco (9^ assoluta) totalizzando 184,677 km, precedendo  Marcella Martini 177,653 km e Michela Giacomuzzi 176,037 km. Il vincitore assoluto è stato Alberto Furlan 235,805 km precedendo Antonio Zaini 228,643 km e Vittorio Silva 225,525 km.

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Backyard Monselice ottobre 2023 (prima esperienza di backyard) ultima donna in piedi con 28 ore di gara (187nazionale assoluta e di cat

Redazione-  Il 19 e 20 settembre 2026 ha avuto luogo la “32^ Lupatotissima – 24h”, corsa su strada, valida come Campionato Italiano. Tra le donne il titolo italiano è andato a Elsie Cargniel Bergamasco (9^ assoluta) totalizzando 184,677 km, precedendo  Marcella Martini 177,653 km e Michela Giacomuzzi 176,037 km. Il vincitore assoluto è stato Alberto Furlan 235,805 km precedendo Antonio Zaini 228,643 km e Vittorio Silva 225,525 km.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Michela Giacomuzzi (Atletico Bastia) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Complimenti per il bronzo italiano 24 ore, te l’aspettavi?

Puntavo più che altro al titolo di categoria.

Soddisfatta? Potevi fare meglio?

Molto soddisfatta perché dopo 22 ore e mezza ero quarta, poi sono riuscita a fare il sorpasso e lasciare un km di distanza. Ho dato tutto anche considerando i grossi problemi fisici insorti.

 

Un bel prestigio e una bella soddisfazione ottenere un bronzo assoluto a un campionato italiano. Michela si è classificata 3^ donna assoluta precedendo Antonella Feltrin 175,020 km e 1^ della sua categoria W50 precedendo Azzurra Agosti 158,335 e Romina Moro 148,805.

A chi lo dedichi?

 A mio marito che mi assiste durante la gara e ai miei adorati figli.

Cosa e chi ti ha aiutato?

Oltre all’assistenza di mio marito, la mia capa tosta, la capacità di darsi obiettivi più piccoli all’interno del grande obiettivo, l’abitudine a tenere la mente impegnata in mille pensieri, programmi, calcoli, elaborazioni…ho anche avuto molto tempo per ripassare mentalmente la tesi che dovevo esporre il giorno successivo!

 

Una gara lunghissima di 24 ore, dove si ha bisogno di sostengo, comprensione, gesti, parole, abbigliamento tecnico di ricambio, qualcosa da sgranocchiare o assaporare.

Criticità? I momenti più difficili?

Dolori articolari, muscolari già dalla quinta ora, forse per le caratteristiche del percorso (giro di pista) e per l’assurdità delle calzature approvate dalla WA che non sono per nulla adatte alle ultradistanze! Poi da metà gara circa forte mal di pancia, urgenza minzionale (mi sono fermata circa 40 volte ai chimici!) con urine bordeaux (cistite? mioglobinuria?), problemi emorroidari, insomma non mi sono fatta mancare niente!

Una gara considerata quasi estrema di un circuito di circa 1500 metri, compreso un giro di pista, da percorrere tantissime volte, di giorno e di notte, fino alla fine.

 

Gli allenamenti più importanti?

Nessuno in particolare, mi alleno per le prossime gare facendo gare!

Cosa cambia ora?

Assolutamente nulla, tranne che questa settimana mi riposo portandomi dietro dolori e strascichi. Mi riposo dalla corsa, vado a lavoro comunque!

Qual è stato il tuo percorso nello sport?

Ho iniziato 18 anni fa con le maratone, cominciando da zero in 6 mesi ho fatto la prima maratona. Dopodiché ho mantenuto una media di due maratone l’anno più diverse mezze maratone e gare più corte, sui 10 km, 10 miglia, qualche trail, qualche staffetta, ecc. Dopo la pandemia mi sono data anche alle ultramaratone e attualmente faccio circa una gara al mese alternando maratone ad ultramaratone, che possono essere le prove a tempo (6-12-24 ore), le 100 km con diversi dislivelli, le Backyard… Mi piace variare!

Cosa pensano familiari e amici di questo bronzo?

Chi mi è vicino nella vita di tutti i giorni ha celebrato con me questo bronzo con entusiasmo ed emozione sinceri. In ambito lavorativo invece, pur conoscendo il mio impegno, passione e risultati, vige la politica del silenzio sportivo!  Ma va bene così, ho imparato a separare nettamente i due ambienti. L’energia e il calore a cui attingo per le mie imprese sportive le trovo nella mia cerchia più stretta, quella che conta davvero!

Cosa hai scoperto di te stessa in questa gara?

Mi si conferma sempre di più come ci siano delle risorse dentro di me (di noi) inesplorate, che anche quando pensi di non potercela più fare basta un pensiero giusto, una parola gentile, uno stimolo nuovo, per farmi tirare fuori una forza e una freschezza per andare avanti ancora e ancora! Sta tutto nella testa!

In gare di ultramaratona conta tanto più la testa rispetto al corpo, bisogna allenare la mente a non mollare, a saper aspettare, a crederci fino alla fine nonostante dolori, pensieri negativi.

Hai sperimentato il limite nelle tue gare?

Beh, si, quando nelle Backyard (che potenzialmente sono gare infinite) decido di fermarmi vuol dire che ho raggiunto il mio limite per quel giorno, o che non voglio farmi male oltre…

Quali sensazioni sperimenti nello sport?

La corsa mi fa sentire libera, mi scarica e mi svuota piacevolmente, mi permette di rielaborare le situazioni complicate e mi dà lucidità di pensiero! Dovrebbero prescriverla i medici, altro che pastiglie! E parlo da infermiera…

 

La pratica della corsa aiuta a svagarsi, progettare, riflettere, risolvere situazioni aperte, organizzarsi mentalmente sul da farsi prossimamente.

 

La tua gara più estrema o più difficile?

La Backyard di Castellaneta l’anno scorso in cui ho corso per 29 ore (mio personal best in backyard), o la Tuscany Crossing fatta ad aprile di questo anno, 100 km con 3800 mt di dislivello. Anche questa 24 ore Lupatotissima è stata una prova tosta!

 

Il 29 marzo 2025 si è svolta la Backyard Ultra: “L’ultimo sopravvissuto”, vinta da una donna, Francesca Ferraro, ultima atleta rimasta in gara alla 39^ ora totalizzando 261,534 km. A seguire un’altra donna, a dimostrazione che nello sport di endurance le donne si avvicinano alle prestazioni degli uomini e a volte superano gli uomini, Elsie Cargniel Bergamasco 38 ore/254,828 km, poi Giuseppe Matteucci 34 ore/228,004 km. La terza donna (4^ assoluta) è stata Michela Giacomuzzi 29 ore/194,474 km.

Tra il 18 e il 19 aprile 2026 Michela Giacomuzzi ha portato a termine la “13^ Tuscany Crossing 103km” in 16h35’26”. La prima donna è stata Elisabetta Gallo 11h30’24”, precedendo Monica Affaticati 12h32’54” e Silvia Coriele 12h38’30”. Il vincitore assoluto è stato Gabriele Orazi 9h38’58”, precedendo Alberto Ferretto 10h12’49” e Alberto Smaniotto 10h27’08”.

 

Un tuo messaggio per avvicinare i ragazzi allo sport?

Tutto quello che non usi del tuo corpo (compreso il cervello) si atrofizza! E anche una bella frase che ho letto oggi di E. Smith-Stanley: “coloro che pensano di non avere tempo per l’esercizio fisico dovranno prima o poi trovare tempo per la malattia”.

 

La pratica dello sport è un ottimo investimento per la propria salute fisica, mentale, relazionale. C’è sempre una modalità, un tempo, uno spazio per praticare sport, per salire su un treno dello sport che rende felici, fiduciosi e resilienti.

Ritieni utile lo psicologo nello sport?

Si, per quanto mi riguarda come aiuto per gestire l’ansia pre-gara. E in generale anche per le strategie per non mollare durante le ultra.

Sogni realizzati e da realizzare?

Nessuno in particolare, mi sarebbe piaciuto correre la Milano-Sanremo ma sono arrivata tardi e l’hanno sospesa.

Prossimi obiettivi?

Ecomaratona del Chianti Classico a ottobre, poi forse Giro del Lago di Garda (Garda Riviera Run Tour) a novembre e Maratombola a Ostia (RM) a dicembre, ma faccio sempre un passetto alla volta. Mi iscrivo ad una gara per volta, non amo i programmi a lungo termine, vediamo come va…

 

Gli ultramaratoneti hanno sempre programmi di gare, le più strane, difficili, bizzarre in ogni parte d’Italia e del mondo.

Ti ispiri a qualcuno?

Quando vedo gli anziani che fanno ancora gare mi danno molta fiducia e speranza, perché purtroppo nel mio lavoro la maggior parte degli anziani che vedo non sono certo in ottima forma. Il mio motto è ‘così voglio arrivarci alla terza età!’, vedi Emma Mazzenga in pista e Fiorenza Simion nell’ultramaratona.

 

Emma Maria Mazzenga (Padova, 1º agosto 1933) è una velocista italiana che ha conquistato oltre dieci titoli mondiali e più di venti titoli di campionessa europea, oltre a 115 titoli di campionessa italiana master, nelle diverse categorie di età da SF70 a SF90.

Fiorenza Simion (16 febbraio 1943), U.S. Primiero ASD, continua a correre le ultramaratone, quest’anno ha corso la 24 ore Lupatotissima, la 24 ore Ultramarathon Festival Venice, la 12 ore Cinisello Balsamo Running Festival e tanto altro.

Cosa dà e cosa toglie lo sport?

Mi dà: benessere, sane endorfine, libertà, contatto con la natura, salute, lucidità mentale, soddisfazioni. Ovvio che toglie tempo che si potrebbe dedicare ad altro ma è una questione di scelte e di priorità!

Nel mio lavoro di infermiera quando mi imbatto in persone con problemi di obesità, diabete, pressione e tutto il corredino della sindrome metabolica – che non fanno nessun tipo di attività fisica – io la consiglio sempre vivamente come prima terapia naturale per la salute. Spesso mi sento dare delle scuse insulse, tipo dolori alle ginocchia o alla schiena (ovvio che ti vengano non muovendo un muscolo e dovendoti portare appresso il tuo peso), o le temperature troppo alte o troppo basse, o il fatidico ‘”Beata lei che ha tempo!”; allora lì devo proprio contare fino a 100 per mantenere la calma!

Se trovo tempo io, con un lavoro a tempo pieno, due figli che ormai sono grandicelli, ma io corro dal 2008, quando ce n’era solo uno dei 2 e non ho mai smesso tranne che per i 9 mesi di gravidanza (in cui ho sostituito la passeggiata alla corsa) e per 3 mesi dopo la frattura del malleolo nel 2023. Ho sempre corso e fatto gare (e pure palestra) durante i 3 anni di università e relativi tirocini tra il 2012 e 2015; faccio anche 45 minuti di ginnastica tutte le mattine da molti anni, e qualche giro in bici; ho una casa da gestire, un giardino ed un piccolo orto e non ho mai avuto una domestica, ho un cane e due gatti da seguire, leggo circa 50 libri all’anno (altra mia grande passione), e ho anche appena conseguito un master universitario.  Può bastare?

Ma ‘Beata lei che ha il tempo di fare attività fisica’… e magari te lo dice un pensionato!

Il tempo si trova   per le cose per cui si vuole trovare il tempo!!

Che significato ha per te la vittoria e la sconfitta?

La vittoria mi dà soddisfazione per i sacrifici fatti e mi dà un ritorno sul mio stato di salute. Ma non è tanto la vittoria quanto sapere di aver fatto una buona gara, aver dato il massimo e possibilmente senza farmi male, arrivando col sorriso, finora è sempre stato così!

La sconfitta? Cosa si intende per sconfitta? Ecco… non mi sono mai ritirata prima del traguardo, questa per me è sempre una vittoria.

Quali sono gli ingredienti del successo?

Costanza, determinazione, visualizzare gli obiettivi e credere nei propri sogni.

 

Bisogna avere tanta passione e motivazione, impegnarsi con costanza e credere sempre di poterlo fare con fiducia e resilienza.

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