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Cronaca

BOLLETTA SHOCK DA 600 EURO: SCOPRE L’AMARA VERITÀ, I VICINI GLI “RUBAVANO” LA LUCE

Un residente di Montopoli si è visto recapitare un conto salatissimo per il consumo elettrico. Dopo lo stupore iniziale, la macabra scoperta: un allaccio abusivo artigianale collegava il suo contatore all’appartamento accanto

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caro bollette

Redazione-  A volte, dietro una bolletta dell’energia elettrica che sembra uscita da un incubo, non c’è solo l’ombra dei rincari energetici, delle speculazioni di mercato o degli effetti collaterali dei conflitti internazionali. A volte, c’è la mano dell’uomo. È quanto accaduto a un residente di Montopoli, protagonista suo malgrado di una vicenda che ha del paradossale e che si è conclusa con una denuncia penale per i suoi vicini di casa.

Tutto è iniziato con un gesto di routine: l’apertura della busta contenente il bollettino di pagamento. Quando l’uomo ha letto la cifra impressa sul foglio – ben 600 euro – il cuore ha perso un battito. Una cifra esorbitante, decisamente sproporzionata rispetto alle sue abitudini di consumo e al suo stile di vita. Inizialmente, la reazione è stata quella del razionalista: “Avranno sbagliato il calcolo”, avrà pensato, sperando in un macroscopico errore burocratico. Ma, dopo un controllo rapido e preciso, la realtà si è palesata in tutta la sua crudeltà: il contatore segnava esattamente quanto riportato in bolletta. Il consumo era reale, ma il proprietario di casa sapeva bene di non aver utilizzato tutta quell’energia.

Incredulo e sospettoso, l’uomo ha iniziato a ispezionare il vano che ospita il suo contatore. È lì che l’occhio è caduto su un dettaglio fuori posto: un dispositivo dall’aspetto insolito, una sorta di marchingegno di fattura artigianale, abilmente occultato e collegato in modo fraudolento ai morsetti dell’impianto. Non c’erano dubbi: qualcuno stava attingendo a piene mani dal suo contratto di fornitura.

Compresa la gravità della situazione, il residente non ha perso tempo e si è rivolto tempestivamente ai Carabinieri. I militari della stazione di Poggio Mirteto, coadiuvati dal personale tecnico specializzato del gestore elettrico, sono intervenuti sul posto per effettuare i rilievi. L’indagine è stata rapida ed efficace: il cavo abusivo portava dritto all’appartamento dei vicini.

A finire nei guai sono stati un uomo di 37 anni, di origini romene, e una donna di 53 anni, originaria della provincia di Viterbo, entrambi residenti nel medesimo stabile di Montopoli. Per la coppia, la “furbata” di scroccare l’energia elettrica a spese del malcapitato vicino ha avuto un costo ben più salato di una semplice bolletta. I due sono stati denunciati in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Rieti.

Ora, oltre a dover regolarizzare la propria posizione con il gestore e pagare probabilmente le penali e i consumi pregressi, dovranno rispondere davanti alla legge dell’accusa di furto aggravato di energia elettrica. Una lezione amara, che ricorda come, a volte, la vicinanza domestica possa nascondere insidie ben più pericolose di una semplice incomprensione di condominio. Per il proprietario truffato, resta solo l’amarezza di aver scoperto che il suo “conto” serviva a mantenere, del tutto ignaro, anche l’abitazione accanto.

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Cronaca

50 METRI SOTTO IL MARE: LE TRE IPOTESI SULLA FINE DEI CINQUE SUB ITALIANI NELL’ATOLLO DI VAAVU

Mentre l’ambasciatore italiano raggiunge Malé e i sommozzatori si preparano a penetrare nelle viscere dell’atollo di Vaavu, le autorità locali cercano risposte sulla fine di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri. Un mistero che si consuma a 50 metri di profondità

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Redazione-  Le acque turchesi dell’atollo di Vaavu, alle Maldive, nascondono da ore un segreto drammatico. È qui, all’interno della grotta di Alimathaa – un intricato canyon corallino che scende fino a sessanta metri di profondità – che si è consumata la tragedia dei cinque subacquei italiani. Mentre le operazioni di recupero sono in pieno svolgimento, con la Guardia costiera maldiviana supportata da esperti italiani, il mondo attende di capire come sia stato possibile che un gruppo di esperti sub sia rimasto intrappolato in una trappola senza uscita.

Tre scenari per un mistero

Gli investigatori stanno lavorando su tre piste principali, ognuna delle quali delinea una dinamica diversa di quanto accaduto nelle profondità dell’Oceano Indiano.

La prima e più accreditata riguarda la tossicità della miscela respiratoria. Lo yacht Duke of York, da cui il gruppo si era immerso, forniva regolarmente il nitrox (una miscela di azoto e ossigeno). A cinquanta metri di profondità, tuttavia, l’equilibrio è precario: un dosaggio errato può rendere l’ossigeno tossico. Se la pressione avesse superato i limiti di sicurezza senza un adeguato ricorso a miscele con elio, i cinque potrebbero aver subito un malore simultaneo, perdendo i sensi prima ancora di rendersi conto del pericolo.

La seconda ipotesi punta il dito contro le condizioni ambientali ostili. La sera prima dell’immersione era stata diramata un’allerta meteo gialla, con raffiche di vento fino a 50 km/h. Sott’acqua, il movimento del mare agita i fondali, sollevando sedimenti che riducono la visibilità quasi a zero. Anche per esperti subacquei, il dedalo di corridoi di Alimathaa può trasformarsi in un labirinto letale: il disorientamento, unito al panico, accelera il consumo di aria, rendendo impossibile trovare la via d’uscita in tempo utile.

Infine, non si esclude il soccorso fatale. La conformazione della grotta, stretta e ramificata, suggerisce che uno dei sub potrebbe essere rimasto incastrato tra le formazioni coralline. Il tentativo collettivo di liberarlo, in un contesto di forti correnti, potrebbe aver esaurito le riserve d’aria di tutto il gruppo, trasformando un gesto di solidarietà in una corsa contro il tempo che ha visto soccombere tutti i componenti.

Il dolore e le operazioni

Finora è stato recuperato un solo corpo. Gli altri quattro giacciono ancora all’interno del canyon, in attesa che il meteo permetta ai soccorritori di procedere con l’immersione esplorativa. A Malé, nel frattempo, è atterrato l’ambasciatore d’Italia a Colombo, competente per l’area, che incontrerà i vertici della Guardia costiera per seguire da vicino le operazioni.

Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha espresso il cordoglio del governo per una “tragedia che ha strappato la vita a cinque connazionali”, un pensiero che si fa eco in tutto il Paese, sospeso tra il dolore per le famiglie coinvolte e l’attesa angosciante di una verità che solo il recupero dei corpi e i successivi esami sulle attrezzature potranno svelare. La posizione in cui verranno ritrovati, in fondo a quel canyon di corallo, sarà l’ultimo, amaro tassello per ricostruire i loro ultimi istanti.

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MALDIVE – CINQUE SUBACQUEI ITALIANI MORTI DURANTE UN’ IMMERSIONE

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Redazione-  Una grande tragedia quella accaduta alle Maldive, dove cinque subacquei italiani hanno perso la vita in un escursione. Le grotte subacquee dell’atollo di Vaavu si sono rivelate come una trappola per cinque italiani morti in un’immersione nelle profondità delle acque delle Malvide, a cinquanta metri.A tuffarsi dalla Safari boat Duke of York senza più risalire erano persone apparentemente esperte, forse in esplorazione nell’ambito di una crociera scientifica. Tra i più competenti di quell’equipaggio c’era Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all’ateneo di Genova. Assieme a lei sua figlia, Giorgia Sommacal, 23 anni, Muriel Oddenino di Poirino, ricercatrice del Torinese, e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti di Padova e Federico Gualtieri di Borgomanero, del Novarese.

Per le autorità locali si è trattato del peggior incidente subacqueo singolo nella Repubblica delle Maldive, composta da 1.192 minuscole isole coralline sparse per circa 800 chilometri attraverso l’equatore nell’Oceano Indiano.

Lo stesso recupero dei corpi, finora ne è stato rinvenuto solo uno, è considerato un’operazione ad alto rischio anche per le condizioni meteo avverse: per questo motivo per tutta la giornata era stato emesso un allarme giallo per imbarcazioni passeggeri e pescatori.

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MODENA – RAGAZZO PORTA UN ORDIGNO BELLICO A SCUOLA PER LA LEZIONE DI SCUOLA

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Redazione-  Attimi di terrore durante ua semplice lezione di Storia, in un Istituto di Modena. Un alunno, sedicenne,  ha estratto dallo zaino e fiero lo ha mostrato in classe, ai compagni. Dopo di che lo ha esibito al professore di Storia che, allarmato, ha subito avvisato il dirigente. Se poco prima, in classe, si respirava quasi aria di ‘festa’ e stupore, un attimo dopo è calato il silenzio, spezzato dalle sirene delle gazzelle dei carabinieri che in pochi minuti erano sul posto. L’ingenuo gesto di uno studente ha scatenato il panico, ieri mattina, tra le aule del liceo classico Muratori di Modena. Nel corso di una lezione di storia, infatti, uno studente 16enne di terza ha esibito in classe un proiettile da mortaio, risalente alla prima guerra mondiale e inesploso. Inuito il rischio a cui gli studenti erano esposti, il docente ha subito avvisato dell’accuduto il dirigente scolastico, professor Luigi Vaccari che ha ‘isolato’ il reperto in questione, depositandolo nell’area cortiliva dell’istituto, invitando poi tutti gli studenti a restare in classe. I militari intervenuti hanno isolato la zona ma, dopo una prima verifica, non si è ritenuto necessario l’intervento degli artificieri e il proiettile è stato poi sottoposto a sequestro per essere successivamente analizzato. Contestualmente la scuola è stata evacuata, con comprensibile apprensione di studenti e genitori che, sotto una pioggia battente, hanno via via recuperato i ragazzi. Convocati, i genitori dell’alunno si sono mostrati sorpresi.

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