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Territorio

Collelongo, inaugurato il percorso sensoriale nel Lavandeto per il progetto “Marsica per Tutti”

🚨 INNOVAZIONE IN MARSICA: INAUGURATO IL PERCORSO SENSORIALE NEL LAVANDETO DI COLLELONGO! 🌿 Una giornata straordinaria all’insegna della natura e dell’inclusione. Nell’ambito del progetto “Marsica per Tutti”, è stato tagliato il nastro del nuovo tracciato multisensoriale tra i campi di lavanda, girasoli ed elicriso dell’azienda agricola Biondò. Dieci postazioni interattive h24 per esplorare la terra a piedi scalzi e risvegliare i cinque sensi. Al tavolo dei relatori, il Prof. Sandro Valletta ed i vertici dell’ADA Abruzzo hanno celebrato il valore pedagogico dell’opera, curata con passione da cinque “agricoltori alternativi” guidati da Carmine Venettacci e Romeo Abruzzo. Un’eccellenza turistica accessibile a tutti, conclusa con un buffet di specialità tipiche locali. Il servizio completo 👇#collelongo | #lavandetocollelongo | #marsicapertutti | #percorsosensoriale | #agricolturasociale | #sandrovalletta | #turismoabruzzo | #territoriomarsica | #pagineutili🏛️

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percorso sensoriale presso il Lavandeto di Collelongo

Le dieci postazioni interattive tra i filari officinali dell’azienda agricola Biondò

Collelongo – La tutela del patrimonio paesaggistico e lo sviluppo di modelli di accoglienza accessibili si fondono nel cuore della Marsica attraverso una straordinaria iniziativa di coesione sociale e promozione del territorio. All’interno del suggestivo scenario naturalistico del Lavandeto di Collelongo, una realtà agricola divenuta punto di riferimento per l’ecoturismo regionale, è stato inaugurato ufficialmente il nuovo itinerario multisensoriale. Il progetto, nato sotto l’egida del programma Marsica per Tutti, mira ad abbattere ogni forma di barriera fisica e cognitiva, trasformando l’ambiente rurale in uno spazio inclusivo in cui la vista, l’olfatto, l’udito ed il tatto interagiscono per stimolare la consapevolezza corporea dei visitatori. Il tracciato si sviluppa paritetica attraverso dieci stazioni didattiche dove gli ospiti possono camminare a piedi scalzi su cortecce, sassi e sabbia per deliziare il benessere psicofisico e ritrovare il contatto diretto con la terra della nazione.

I dettagli del tracciato botanico e le informazioni sulle giornate di apertura scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili, connettendo i turisti ai canali di informazione della provincia aquilana.

Gli interventi di Sandro Valletta e di Lino Cipolloni per l’Associazione Diritti Anziani

In rappresentanza del sindaco della cittadina aquilana sono intervenuti l’assessore Andrea Fiore ed il capogruppo di maggioranza Annunziata Grande, i quali hanno evidenziato il valore strategico dell’opera per l’economia locale, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi. Un contributo di rilievo scientifico risulterà offerto dalle analisi pedagogiche del coordinatore dei progetti, il professor Sandro Valletta, il quale ha illustrato il metodo esperienziale applicato al percorso, concepito per stimolare la curiosità ed accrescere l’autonomia dei fruitori. La valenza sociale della bacheca rurale è stata ribadita da Lino Cipolloni, presidente per l’Abruzzo dell’Ada, l’Associazione per i Diritti degli Anziani, che ha lodato il Lavandeto come esempio virtuoso di invecchiamento attivo, capace di coinvolgere i nonni ei fanciulli in totale sicurezza contrattuale delle parti, a tutela dei consumatori dello spirito rurale.

Al dibattito ha preso parte l’assistente sociale Serena Pietrantoni, responsabile della cooperativa Radici di Avezzano, proiettando le tematiche dell’inclusione dei minori sui display dei telefoni dei nuclei familiari del distretto.

Il lavoro dei cinque agricoltori alternativi ed il buffet tipico con i prodotti di Romeo Abruzzo

La nascita e la costante manutenzione di questa oasi di biodiversità si devono alla lungimiranza di cinque aziende agricole locali, definite custodi del territorio, tra le quali spicca l’impegno di Carmine Venettacci. L’operatore ha guidato i presenti in una passeggiata tra le distese di girasoli, i campi di elicriso e le piante officinali, spiegando i sacrifici affrontati dalle ditte per arginare lo spopolamento montano. Al termine della cerimonia, l’azienda agricola Biondò di Romeo Abruzzo ha offerto un buffet basato sulle eccellenze culinarie della tradizione marsicana, valorizzando i sapori genuini a chilometro zero. Questa cooperazione paritetica tra i comandi municipali, i coltivatori ed i corpi intermedi del terzo settore costituisce un pilastro strategico fondamentale per incrementare la competitività ricettiva della provincia, offrendo risposte veloci ad ogni istanza di sviluppo rurale sostenibile.

L’efficienza dei servizi di accoglienza dimostra come l’unione tra agricoltura sociale e tutela biologica assicuri la legalità e la trasparenza degli atti pubblici dello Stato, ponendo la salute al centro delle agende dei piccoli comuni in piena conformità con le usanze di convivenza civile stabilite dalle leggi.

I registri regionali dell’agricoltura sociale ed i collegamenti con il portale dell’Abruzzo

La promozione di queste campagne ecologiche concorre a elevare il prestigio dell’appennino nel mercato internazionale del turismo responsabile, garantendo la regolarità delle riforme e la salvaguardia dell’ambiente. I cittadini, gli operatori sociali e tutti i professionisti del settore forense o scolastico interessati a consultare i bandi per l’agriturismo, verificare i calendari dei successivi laboratori o esaminare le brochure informative della Marsica, possono collegarsi direttamente alla piattaforma informatica del Consiglio Regional dell’Abruzzo per prendere visione dei documenti istituzionali dello Stato pubblici.

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Territorio

Collelongo si accende con Giovanni Grande: un viaggio teatrale tra Dante e il mito nei parchi d’Abruzzo

La grande letteratura sotto le stelle della Marsica: lunedì 10 agosto a Collelongo va in scena lo spettacolo gratuito di Giovanni Grande! 🎭 ✨ Un viaggio emozionante che unisce i miti di Troia, i versi immortali di Dante e la spiritualità del Monte Tranquillo. 🌲 ⛪ Un evento unico per riscoprire l’anima più autentica d’Abruzzo insieme a tutta la comunità. 👏 🌌

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Locandina evento Collelongo

Collelongo-  Il borgo di Collelongo si appresta a vivere una delle serate più intense e significative della stagione, confermando la Marsica come un distretto di primaria importanza per la promozione della cultura e del teatro di narrazione. Lunedì 10 agosto 2026, a partire dalle ore 21:30, la suggestiva e monumentale cornice di Piazza della Chiesa ospiterà la rappresentazione teatrale intitolata “Il sogno di Giovanni Grande: dalla fine della guerra di Troia al centro del Parco Nazionale d’Abruzzo”. L’opera, interamente ideata e interpretata dall’attore e regista Giovanni Grande, si offre alla pubblica opinione come un affascinante itinerario interiore capace di unire il fascino del mito classico alla solennità della letteratura immortale della penisola, celebrando l’identità e il patrimonio immateriale delle aree protette dell’Appennino.

Il cammino allegorico dalla guerra di Troia al Monte Tranquillo

La scomposizione del testo scenico rivela un ordito narrativo flessibile e privo di automatismi accademici, in cui la parola d’autore si fa contemporaneamente gioco evocativo e strumento di indagine civile. Giovanni Grande guiderà il pubblico lungo un cammino che prende avvio dalle leggendarie macerie della guerra di Troia per approdare, attraverso la recitazione di pagine memorabili della saggistica occidentale, nel cuore verde del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il baricentro spirituale del racconto toccherà la vetta del Monte Tranquillo, luogo in cui sorge la storica chiesa della Madonna Nera, rinomata meta di fede e raccoglimento rionale immersa in un paesaggio d’alta quota di straordinaria e intatta bellezza naturalistica.

La preghiera di San Bernardo e le soste di San Giovanni Paolo II

A legare la performance alla grande tradizione letteraria italiana sarà il richiamo esplicito alla Commedia di Dante Alighieri. All’ingresso del santuario del Monte Tranquillo è infatti incisa sulla pietra la celebre preghiera con cui San Bernardo di Chiaravalle, nel canto trentatreesimo del Paradiso, invoca la Vergine Maria: uno dei vertici assoluti della poesia universale che risuonerà nella piazza di Collelongo. Il viaggio simbolico attraverserà anche i magnifici Prati d’Angro, territori di indiscusso valore ambientale resi ancora più celebri dal ricordo storiografico del pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II, il pontefice santo che amava sostare in solitudine tra queste montagne lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva dei residenti.

Il teatro di piazza come dinamo di coesione per il territorio marsicano

La manifestazione, organizzata in sinergia con le associazioni e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, si offre alle famiglie, ai lavoratori e ai numerosi villeggianti come un’occasione preziosa per riscoprire il benessere della riflessione e la cura delle relazioni umane. Sostenere il merito degli artisti indipendenti e favorire l’incontro fisico dei cittadini nei centri storici costituisce una potente dinamo per l’economia di vicinato e per l’indotto della somministrazione locale. L’appuntamento di Collelongo dimostra empiricamente come la fusione tra i grandi classici e la bellezza dei paesaggi abruzzesi sia la via maestra per far crescere il territorio con armonia e determinazione, garantendo un domani ricco di consapevolezza alle future generazioni.

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Come per incanto dal passato: riemerge la commovente lettera del prigioniero Antonio. “Cara Gina, sto bene”

“Cara Gina, riguardati e non preoccuparti per me. Io sto bene”. 📜 ❤️ Le parole commoventi di un marito prigioniero nei campi inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale riemergono a Bellegra dopo oltre 80 anni! Una lettera meravigliosa scritta dal fronte da Antonio Tucci, in cui l’amore per la moglie Gina, per il figlio Titta e per la mamma vince sugli orrori del conflitto. Leggi e condividi questa straordinaria e vera storia d’altri tempi che ci insegna il valore supremo della pace. 🕊️ 👇

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lettera del prigioniero Antonio

Bellegra (RM) – Ci sono tesori nascosti che non sono fatti d’oro o di pietre preziose, ma di inchiostro sbiadito e di carta ingiallita dal tempo. Oggetti all’apparenza fragili, che eppure custodiscono la forza di resistere ai decenni, alle intemperie e all’oblio, per riemergere esattamente nel momento in cui abbiamo più bisogno di ascoltare il loro messaggio. Come per incanto, ciò che è nascosto prima o poi torna sempre alla luce. È quello che è accaduto in questi giorni nella comunità di Bellegra, dove il ritrovamento e la pubblicazione di una toccante lettera risalente alla Seconda Guerra Mondiale ha riacceso i riflettori su una memoria collettiva che non deve mai essere dispersa.

Dal deserto dell’Africa ai campi inglesi: il difficile viaggio di Antonio Tucci

La storia che emerge da questo foglio di carta è quella di Antonio Tucci, un nostro concittadino che, come tanti giovani dell’epoca, fu strappato agli affetti e alla sua terra per essere gettato nell’inferno del secondo conflitto mondiale. Correva l’anno 1942: i venti di guerra soffiavano spietati. Antonio stava combattendo sul fronte africano quando, nel caos del conflitto, venne catturato dalle forze alleate e trasferito come prigioniero di guerra in Gran Bretagna. Finì confinato nei gelidi campi di prigionia situati nelle campagne appena fuori Londra, a migliaia di chilometri dalla sua amata Bellegra, dalle sue colline, dalla sua casa.

In un’epoca in cui le comunicazioni erano rare, incerte e filtrate dalla dura censura militare, riuscire a spedire una lettera era un lusso, quasi un miracolo. Eppure, in quello scritto inviato dal campo di prigionia britannico, non c’è traccia di disperazione o di lamenti per la propria, durissima, condizione. Al contrario, c’è solo un luminoso e struggente senso di protezione verso chi era rimasto a casa ad aspettare.

“Cara Gina, io sto bene”: l’amore che sconfigge l’orrore del conflitto

Il cuore di Antonio, nonostante i reticolati e la lontananza, batteva solo e unicamente per la sua famiglia. La lettera è indirizzata con immensa tenerezza alla “cara moglie Gina”. Le parole usate dal prigioniero sono un inno all’altruismo: invece di piangersi addosso, Antonio si preoccupa per lei, le raccomanda accuratamente di riguardarsi e di stare bene, rassicurandola con una dolce bugia bianca: “Anche io qui mi trovo bene”. Una frase sussurrata nel buio della prigionia, scritta con l’unico scopo di non far pesare ulteriore angoscia sul cuore già provato della sua sposa.

I pensieri di Antonio non si fermano solo a Gina, ma corrono veloci verso il piccolo figlio Titta e verso l’anziana madre. Nelle sue righe, tracciate con cura, traspare la dignità immensa di un uomo che, pur essendo prigioniero, si aggrappa al senso della famiglia come a un salvagente nel mare in tempesta della guerra globale.

Il ruolo prezioso di Vincenzo Saulini e la solidarietà tra i prigionieri

Ma la lettera offre anche un prezioso e inaspettato spaccato di vita quotidiana all’interno dei campi di prigionia londinesi. Antonio non dimentica di inviare alla famiglia i saluti del suo inseparabile compagno di prigionia, anch’egli cittadino di Bellegra: Vincenzo Saulini. Vincenzo non era solo un commilitone, ma era diventato una figura chiave all’interno della baracca. Avendo imparato la lingua, svolgeva l’importante e delicato ruolo di interprete principale tra i prigionieri italiani e il rigido comando militare britannico.

Questo dettaglio, all’apparenza marginale, ci racconta invece la straordinaria rete di solidarietà, di amicizia e di mutuo soccorso che si creava tra i nostri soldati prigionieri. Isolati, affamati e lontani dalla patria, si sostenevano l’un l’altro, diventando letteralmente fratelli per sopravvivere alle incognite di un conflitto di cui non potevano prevedere la fine.

Un monito eterno per tutti noi: la guerra è solo morte e va abolita

Non sappiamo esattamente quanti lunghi e interminabili anni di prigionia abbia dovuto scontare Antonio prima di poter finalmente riabbracciare la sua cara Gina e il piccolo Titta. Quello che sappiamo con certezza è che queste poche righe riemerse dall’archivio del tempo rappresentano oggi un tesoro dal valore storico e morale inestimabile per la comunità di Bellegra e per chiunque abbia la fortuna di leggerle.

Un doveroso e sentito ringraziamento va alla persona che ha concesso e autorizzato il ritrovamento, permettendo di rintracciare i legittimi proprietari di questo immenso ricordo di famiglia. Ma il ringraziamento più grande va a Luigino, che diffondendo e leggendo queste righe ha permesso a tutti noi di sentirci partecipi di un dolore che non si è mai del tutto cancellato. Il messaggio che ci consegna il soldato Antonio Tucci è chiaro e squarcia il velo del tempo, arrivando drittto alle nostre coscienze, soprattutto oggi, in un mondo in cui i tamburi di guerra tornano a rullare minacciosi: la guerra non è mai una soluzione. La guerra è solo e soltanto divisione, sofferenza e morte. E, come tale, andrebbe definitivamente abolita dal vocabolario dell’umanità. Grazie Antonio, per averci ricordato che l’amore, alla fine, vince su tutto.

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Vent’anni di magia e sapori: “Sant’Elia tra i Vicoli” trionfa e incanta la Ciociaria. Il plauso di Gianluca Quadrini

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Sant’Elia tra i Vicoli

Sant’Elia Fiumerapido (FR) – Ci sono notti d’estate in cui i piccoli borghi della nostra provincia sembrano risvegliarsi, scrollandosi di dosso la tranquillità quotidiana per indossare l’abito della festa. Notti in cui l’aria si riempie di profumi antichi, di musica dal vivo e di risate che riecheggiano tra le mura in pietra. È esattamente questa la magia che ha avvolto il centro storico di Sant’Elia Fiumerapido venerdì 7 agosto, in occasione dell’attesissima e storica ventesima edizione di “Sant’Elia tra i Vicoli”, la passeggiata enogastronomica che da due decenni rappresenta il fiore all’occhiello dell’estate ciociara.

Una festa lunga vent’anni: la resistenza dei borghi e della tradizione

Raggiungere il traguardo della ventesima edizione non è una cosa da poco. Significa che dietro le quinte c’è un’intera comunità che, anno dopo anno, ha saputo tramandarsi la passione e la voglia di fare, resistendo alla tentazione dell’abbandono e lottando attivamente contro lo spopolamento che spesso affligge le nostre aree interne. La manifestazione si è conclusa con uno straordinario, e per molti versi commovente, successo di pubblico: centinaia e centinaia di visitatori, giovani e intere famiglie sono accorsi da ogni angolo della provincia (e anche da fuori regione) per invadere pacificamente i suggestivi vicoli del paese.

All’evento, a testimoniare la forte vicinanza delle istituzioni al territorio, ha preso parte con grande entusiasmo anche Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole Dirigente di ANCI Lazio, il quale ha voluto vivere la festa in prima persona, stringendo mani e ascoltando le storie dei produttori locali e dei cittadini.

I profumi della memoria contadina: un viaggio tra le eccellenze a km zero

A fare da filo conduttore alla serena serata agostana è stata un’offerta enogastronomica d’assoluta eccellenza, curata in modo quasi maniacale e amorevole dai volontari. I vicoli del borgo si sono letteralmente trasformati in un labirinto del gusto a cielo aperto, capace di prendere per la gola tutti i palati.

Le vere protagoniste sono state le ricette della memoria contadina, quelle tramandate di madre in figlia, che si sono intrecciate meravigliosamente con la valorizzazione dei prodotti agricoli rigorosamente a chilometro zero. I visitatori hanno potuto deliziarsi con fumanti primi piatti fatti in casa e conditi con i sughi ricchi e corposi della tradizione; hanno degustato formaggi stagionati e salumi tipici della Valle di Comino e del Cassinate, per poi lasciarsi tentare dalle immancabili crespelle, dalle frittelle dorate e dai dolci artigianali preparati seguendo antiche ricette custodite gelosamente dalle famiglie del posto. Il tutto, ovviamente, innaffiato e accompagnato dai migliori vini locali, nettari sinceri capaci di esaltare la genuinità della terra e di raccontare, sorso dopo sorso, l’identità fiera ed enologica del Lazio meridionale.

Il plauso di Gianluca Quadrini e il valore della sinergia comunitaria

«La ventesima edizione di “Sant’Elia tra i Vicoli” si conferma un traguardo di grandissimo valore non solo turistico, ma profondamente culturale e sociale per tutto il nostro territorio», ha dichiarato con soddisfazione Gianluca Quadrini durante il suo intervento. «È stato un vero onore e un piacere immenso condividere una serata così ricca di partecipazione, di calore umano e di vitalità. Oltre alla bellezza oggettiva del centro storico, a fare la vera differenza è stata la qualità straordinaria delle proposte enogastronomiche: piatti tradizionali, prodotti genuini e prelibatezze uniche che rappresentano la nostra vera ricchezza agricola e le radici inscindibili della nostra cultura culinaria».

Il Consigliere Provinciale ha poi voluto rivolgere ringraziamenti precisi e calorosi a tutti i promotori di questa complessa e perfetta macchina organizzativa: «Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al Sindaco Fabio Violi e a tutta la sua Amministrazione Comunale, non solo per la splendida accoglienza ricevuta, ma soprattutto per il costante e faticoso impegno profuso quotidianamente nel valorizzare le nostre comunità. Un ringraziamento speciale e di vero cuore va all’amico Antonio Bucci per il gradito e affettuoso invito, e naturalmente a tutti gli organizzatori, alle varie associazioni, agli instancabili volontari, alle Forze dell’Ordine che hanno garantito la sicurezza e ai commercianti che hanno lavorato duramente e senza sosta per la riuscita impeccabile dell’evento».

La presenza così massiccia di pubblico ha ribadito, ancora una volta, il ruolo centrale di Sant’Elia Fiumerapido nel panorama turistico e culturale della nostra estate. «Vedere i vicoli gremiti di persone, famiglie felici ed entusiasti amanti della buona cucina, è la testimonianza più chiara e concreta dell’efficacia di questo format», ha concluso Quadrini. «Manifestazioni genuine come questa sono un volano fondamentale per la promozione turistica dei nostri amati borghi, per la sacrosanta salvaguardia delle nostre specificità enogastronomiche e, cosa ancor più importante, per il rafforzamento del senso di comunità e appartenenza. Complimenti ancora a tutti per questo straordinario traguardo del ventennale! Ad maiora!»

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