Cultura
DA HUBBLE ALLE SINAPSI: L’ARTISTA ITALIANO ALBERTO DI FABIO, A NEW YORK CON FONDAZIONE AVEDON E YOURBAN2030. UN EVENTO SPECIALE DI 3 GIORNI DOVE LA FISICA CONTEMPORANEA DIVENTA ARTE
Redazione- Dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, in un movimento che attraversa il cosmo e torna all’uomo, arriva a New York dall’8 al 10 maggio, con il patrocinio della Fondazione Avedon e il progetto editoriale IRAE di Yourban 2030, Astral journey into the timeless borders, evento speciale dell’artista italiano Alberto Di Fabio che per l’occasione trasforma le immagini del telescopio spaziale Hubble in sinapsi, traducendo gli studi della fisica contemporanea in arte. Trame neuronali che riscrivono visivamente la complessità dell’universo: galassie che diventano reti, stelle che si fanno impulsi, fino a restituire l’idea di un sistema vivo in cui il cosmo trova corrispondenza nel corpo umano.
Negli spazi di GR Gallery, a Tribeca – realtà attiva nella scena dell’arte contemporanea newyorkese – questa ricerca si traduce in una vera e propria “costellazione” pittorica: un ambiente in cui lo spettatore attraversa un campo di connessioni, dove macrocosmo e microcosmo collassano l’uno nell’altro, restituendo una visione unitaria e profondamente contemporanea.
La mostra accompagna il lancio del nuovo numero di IRAE, progetto editoriale promosso da Yourban 2030 e HF4, sotto la direzione creativa di Angelo Cricchi e la cura della visual editor Valeria Ribaldi, che arriva nella grande mela come un libro d’arte pensato per raccontare il presente. Non una semplice pubblicazione, ma un affaccio sul mondo.
IRAE è una serie editoriale e di visual storytelling dedicata all’ambiente, costruita per guardare oltre il visibile e immaginare scenari possibili, documentando al tempo stesso le tensioni del nostro tempo. Oltre 200 pagine in cui convergono grandi firme del contemporaneo artistico, critico e fotografico, con contenuti visivi ed estetici forti, capaci di attivare una riflessione condivisa. Ogni numero diventa una piattaforma aperta: poeti, scienziati, visionari, fotografi, illustratori e pensatori sono chiamati a scandagliare il presente, costruendo una comunità attorno ai temi della sostenibilità e della responsabilità collettiva.
È in questo contesto che il progetto assume a New York una dimensione ulteriore: un artista italiano come Alberto Di Fabio approda sulla scena internazionale all’interno di una cordata che vede due capofila italiani – Yourban 2030 e HF4 – farsi promotori di una visione condivisa. Non si tratta solo di una presenza espositiva, ma di una presa di parola: portare nel cuore della scena culturale globale una riflessione che tiene insieme cosmo e attualità, ricerca scientifica e crisi contemporanee.
La dimensione internazionale del progetto amplifica questo passaggio: New York diventa il luogo in cui linguaggi, discipline e provenienze diverse convergono per interrogare il presente. Le guerre, le fratture geopolitiche, le emergenze ambientali e le scommesse perse dell’essere umano entrano in questo racconto come parti di un sistema complesso, che l’arte – insieme all’editoria e al pensiero critico – prova a leggere, attraversare e ricomporre. Dopo aver attivato progetti nello spazio pubblico – dai mosaici in bioresina agli ecomurales fotocatalitici, fino agli interventi nelle metropolitane – IRAE, promosso da Yourban2030 di Veronica De Angelis con Maura Crudeli, compie così un passaggio ulteriore: l’editoria si fa spazio, si traduce in esperienza.
L’inaugurazione si terrà alla GC Gallery l’8 maggio alle ore 18.00.
Yourban 2030. Fondata nel 2018 a Roma da Veronica De Angelis, imprenditrice attiva nel campo dell’edilizia e della rigenerazione urbana, Yourban 2030 è una organizzazione no-profit italiana che lavora per la sostenibilità ambientale e sociale attraverso progetti di arte pubblica, innovazione e tecnologia green. Partendo dalla realizzazione del più grande eco-murale d’Europa (Hunting Pollution a Roma), ha promosso in Italia e all’estero interventi artistici con vernici fotocatalitiche e opere dedicate ai temi ambientali e sociali: dalla biodiversità marina alla salute, dall’inclusione LGBTQ+ alla lotta ai cambiamenti climatici. Tra i suoi progetti internazionali: Hunting Pollution e Outside In a Roma, Diversity in Bureaucracy ad Amsterdam, fino al primo green smart wall sonoro d’Italia a Noto. A New York ha già firmato un intervento presso la High School of Art and Design e dal 2025 prosegue la sua missione con Walls of Tomorrow e l’opera “Botanic Pulse” a Hell’s Kitchen.
Alberto Di Fabio (Roma, 1966) è un artista contemporaneo italiano noto a livello internazionale per una ricerca pittorica che unisce arte, scienza e spiritualità. La sua pratica si sviluppa attorno a una visione cosmica dell’esistenza, in cui l’essere umano è parte di un sistema universale fatto di energie, connessioni e vibrazioni. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, Di Fabio ha costruito un linguaggio visivo unico, riconoscibile per le sue trame fitte e luminose che richiamano strutture organiche e cosmiche: neuroni, costellazioni, galassie, reti invisibili. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private e sono state esposte in musei e gallerie internazionali. Uno degli elementi più iconici del suo lavoro sono le cosiddette mappe stellari: grandi superfici pittoriche in cui segni, punti e linee si intrecciano creando vere e proprie cartografie dell’universo. Queste mappe non rappresentano il cosmo in senso scientifico, ma evocano una dimensione interiore e universale allo stesso tempo. Il risultato è un’esperienza immersiva: lo spettatore non osserva semplicemente l’opera, ma viene “assorbito” in un campo visivo che suggerisce espansione, profondità e interconnessione.
La Richard Avedon Foundation è un’istituzione dedicata alla tutela, allo studio e alla valorizzazione dell’opera di Richard Avedon (1923–2004), uno dei più influenti fotografi del XX secolo. Fondata dopo la sua scomparsa, la Foundation ha il compito di preservare l’integrità del suo vasto archivio – che comprende fotografie, negativi, stampe, pubblicazioni e materiali editoriali – e di promuoverne la diffusione a livello internazionale attraverso mostre, pubblicazioni e collaborazioni con musei e istituzioni culturali. Il lavoro di Avedon ha rivoluzionato la fotografia di moda e il ritratto, portando una forte carica narrativa ed emotiva all’interno dell’immagine.
Nel corso della storia della scienza, strumenti rivoluzionari hanno segnato avanzamenti decisivi nella comprensione del mondo. Il telescopio spaziale Hubble ne è una delle espressioni più emblematiche: per progettazione, tecnologia e capacità operativa, si è affermato come uno degli osservatori più trasformativi mai realizzati. Dall’analisi della composizione atmosferica dei pianeti extrasolari fino alla scoperta dell’energia oscura, Hubble ha profondamente ridefinito lo sguardo dell’umanità sull’universo.
Cultura
Memorie di Adriano: il capolavoro di Marguerite Yourcenar debutta a Sesto Fiorentino
🎭 La grande letteratura rivive a Sesto Fiorentino! Archivio Zeta porta in scena le “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar in un suggestivo percorso teatrale tra storia, potere e filosofia.
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#SestoFiorentino #ArchivioZeta #MemorieDiAdriano #LetteraturaTeatrale
Redazione- Sesto Fiorentino si prepara ad accogliere un evento culturale di alto profilo che intreccia la letteratura del Novecento con le arti sceniche. Lunedì 15 giugno 2026, la Biblioteca Ernesto Ragionieri diventerà il palcoscenico per l’avvio di un ambizioso progetto teatrale curato dalla compagnia Archivio Zeta, interamente dedicato a uno dei testi più significativi della storia letteraria moderna: “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. L’iniziativa si inserisce nel programma estivo “Un palco in biblioteca”, che propone fino al 24 luglio una serie di appuntamenti pensati per dialogare con il pubblico attraverso la forza delle parole e della narrazione.
un viaggio nel tempo tra potere e saggezza
Il progetto di Archivio Zeta, curato e interpretato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti, si articola in un percorso suddiviso in tre tappe, pensato per restituire al pubblico la complessità del romanzo della Yourcenar. La prima parte, intitolata “Animula vagula blandula / Varius multiplex multiformis”, debutta alle ore 21,15. L’opera, pubblicata originariamente settantacinque anni fa, assume una veste contemporanea grazie alla sensibilità dei due artisti, che scelgono la forma della lettura scenica per dare corpo alle riflessioni dell’imperatore Adriano, impegnato a scrivere un’epistola autobiografica al suo successore Marco Aurelio.
Attraverso la voce dei protagonisti, gli spettatori saranno chiamati a riflettere su tematiche universali che hanno segnato il pensiero occidentale. Il potere, la gestione dell’impero, la finitudine umana, l’estetica e la ricerca di una saggezza personale non sono solo argomenti storici, ma pilastri su cui si fonda l’intera architettura narrativa del libro. La scelta di svolgere questo evento in uno spazio pubblico e dedicato alla lettura come la biblioteca di Sesto Fiorentino non è casuale: l’obiettivo è trasformare il luogo del silenzio e dello studio in un laboratorio vivo di pensiero, dove la prosa straordinaria della Yourcenar torna a risuonare per interrogare il presente. Gli appuntamenti proseguiranno poi nelle date del 22 e 29 giugno, offrendo una continuità drammaturgica necessaria per immergersi pienamente nella vicenda imperiale.
giovani voci e letteratura a confronto
La giornata inaugurale del 15 giugno si arricchisce anche di un momento dedicato alle nuove generazioni. Alle ore 17, infatti, presso la stessa biblioteca, si terrà la presentazione di “Nati per sbagliare con stile”, una raccolta di racconti curata da trentadue adolescenti. Questi giovani autori provengono dai laboratori del Porto delle Storie, una scuola di scrittura non profit situata a Campi Bisenzio, che da tempo si impegna a fornire strumenti espressivi agli adolescenti del territorio. L’evento vedrà la partecipazione dello scrittore Antonio Ferrara, noto per opere come “Ero cattivo” e “Pusher”, che dialogherà con i ragazzi sulla loro esperienza creativa.
Questo doppio appuntamento sottolinea la vocazione di Sesto Fiorentino come polo di aggregazione culturale. L’intero cartellone di “Un palco in biblioteca”, che si protrarrà fino a fine luglio, mira a coinvolgere un pubblico eterogeneo attraverso linguaggi differenti. Il calendario prevede infatti la presenza di figure di spicco del panorama artistico nazionale: dal campione di volley Andrea Zorzi, che condividerà il palco con l’attrice Beatrice Visibelli, fino all’ironia di Anna Meacci nei panni della “Romanina”, passando per l’omaggio musicale a Léo Ferré proposto da Anna Maria Castelli.
Per partecipare allo spettacolo di Archivio Zeta, così come agli altri eventi in programma, è richiesta la prenotazione obbligatoria. Gli interessati possono riservare il proprio posto tramite il portale bit.ly/sestoeventi o rivolgendosi telefonicamente al numero 055.4496851. La partecipazione è gratuita, salvo diverse indicazioni specificate nel programma, e l’accesso è consentito fino a esaurimento della capienza disponibile. La biblioteca Ragionieri, situata in Piazza della Biblioteca 4, conferma così il proprio ruolo di presidio culturale dinamico, capace di unire l’impegno letterario alla vitalità delle performance contemporanee, offrendo ai cittadini un’opportunità unica di arricchimento personale nel cuore dell’estate toscana.
Cultura
Roma apre le porte ai tesori archeologici restaurati grazie ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza
🏛️ Roma svela i segreti dei suoi tesori archeologici restaurati grazie al piano PNRR: visite guidate gratuite alla scoperta di luoghi storici inediti per tutto il mese di giugno.
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#Roma #Archeologia #PNRR #Cultura
Redazione- Roma accoglie i visitatori con un programma di aperture straordinarie che punta a svelare il volto inedito di alcuni dei suoi monumenti più rappresentativi. Nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 giugno, la città offre l’opportunità di immergersi nella storia attraverso visite guidate gratuite, promosse dalla Sovrintendenza Capitolina. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto Caput Mundi, finanziato dal PNRR, che negli ultimi anni ha permesso di concretizzare importanti interventi di restauro, conservazione e valorizzazione su siti spesso preclusi al pubblico o soggette a un degrado che ne minacciava l’integrità.
Dopo il riscontro positivo della prima fase, che ha coinvolto oltre cinquecento presenze al mausoleo di Monte del Grano e al sepolcro di Largo Talamo, l’attenzione si sposta ora verso luoghi di alto valore simbolico e architettonico situati in diverse aree della Capitale. Il piano, fortemente voluto dall’amministrazione locale, mira non solo a recuperare i singoli manufatti ma a integrare queste testimonianze all’interno di un tessuto urbano più accessibile e narrato.
il patrimonio tra sacro e profano nella valle della Caffarella
La giornata di sabato 13 giugno è dedicata alla scoperta della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, un edificio che racchiude in sé secoli di stratificazioni storiche. Situato all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica, questo sito mostra una trasformazione millenaria: nato come tempio romano, è stato successivamente convertito in luogo di culto cristiano, conservando pregevoli testimonianze artistiche. Al suo interno, gli sguardi dei visitatori vengono catturati dagli affreschi dell’XI e del XVII secolo, tra cui spicca, per importanza storica, la raffigurazione della Madonna con Bambino tra Sant’Urbano e San Giovanni Evangelista, collocabile nel periodo tra il IX e il X secolo.
Oltre al recupero strutturale della chiesa, i recenti interventi hanno permesso il ripristino della scala che conduce al Ninfeo di Egeria. Questa suggestiva costruzione ipogea, risalente alla prima metà del II secolo dopo Cristo, è stata scavata direttamente nella roccia lungo la sponda sinistra del fiume Almone, riproducendo l’estetica di una grotta naturale. Il restauro ha consentito di mettere in sicurezza il percorso, permettendo al pubblico di avvicinarsi a uno dei luoghi mitici più celebri dell’antichità romana, un tempo meta di pellegrinaggi e soste rigenerative.
il nuovo volto del circo massimo e le radici di Tor de’ Cenci
Il programma prosegue domenica 14 giugno con due appuntamenti significativi. Il primo riguarda la villa romana di Tor de’ Cenci, un complesso architettonico che documenta l’attività abitativa e agricola dell’agro romano per un arco temporale vasto, che va dal I secolo avanti Cristo fino al V secolo dopo Cristo. La villa rappresenta un esempio di residenza suburbana in cui le funzioni produttive si fondevano con la vita quotidiana, offrendo uno squarcio sulla gestione del territorio fuori dalle mura urbiche.
In contemporanea, l’attenzione si sposta nel cuore della città, presso l’area archeologica del Circo Massimo. Per la prima volta, viene aperto un settore inedito situato nel lato sud-orientale dell’emiciclo, un’area che fino a questo momento era rimasta pressoché sconosciuta al grande pubblico. Gli scavi hanno restituito dati fondamentali sull’evoluzione della struttura di epoca traianea e sulle fasi di riutilizzo in epoca tardoantica, quando il Circo, ormai in declino, divenne sede di attività artigianali e abitazioni private.
Le indagini archeologiche hanno portato alla luce pavimentazioni originali e persino tracce degli edifici che, a partire dal XVIII secolo, furono costruiti sopra le vestigia romane, riutilizzando talvolta i vani antichi come spazi di servizio o cantine. La valorizzazione di quest’area non si è limitata alla sola conservazione, ma ha previsto l’installazione di nuovi percorsi di visita, inclusi supporti multimediali e scale di collegamento che rendono l’esperienza più immersiva. Le visite guidate, gestite dagli archeologi della Sovrintendenza, rappresentano una modalità privilegiata per comprendere le dinamiche di trasformazione che hanno interessato lo spazio pubblico e privato nel corso dei secoli. La partecipazione è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili in base alla capacità di accoglienza dei siti.
Cultura
Umani troppo umani (oggi), l’arte riflette sulla fragilità contemporanea a Palazzo Braschi
🎭 Il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita “Umani troppo umani (oggi)”, una mostra intensa che esplora la fragilità dell’identità contemporanea attraverso lo sguardo degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Non perdere l’occasione di riflettere sul valore della vita tra performance e arti visive. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Roma #AccademiaBelleArti #Mostra #PalazzoBraschi
Redazione- Roma accoglie, tra le prestigiose sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi, un progetto espositivo che invita a una profonda introspezione sul presente. Dal 17 al 30 giugno 2026, lo storico edificio affacciato su piazza Navona e piazza San Pantaleo diventa il palcoscenico di Umani troppo umani (oggi), una collettiva che raccoglie l’estro e la ricerca critica degli studenti del Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma. L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, si propone di interrogare il pubblico sul valore intrinseco dell’esistenza in un’epoca dominata dall’incertezza.
Il progetto nasce da una riflessione partecipata, coordinata da Anna Maiorano per l’istituzione accademica romana, con la curatela dei testi critici affidata a Livia Romano. L’obiettivo è quello di sondare il confine sottile che separa, o unisce, la sacralità della vita umana ai meccanismi spersonalizzanti imposti dalla società globale. La mostra non si limita a esporre oggetti artistici, ma intende sollevare questioni di natura etica, indagando come il corpo, l’identità e la dignità siano costantemente sottoposti a pressioni esterne e dinamiche economiche che ne tentano una continua riscrittura.
il linguaggio dell’arte come critica sociale
Il titolo dell’esposizione, una citazione che richiama orizzonti filosofici radicati nella modernità, serve da lente d’ingrandimento per osservare la fragilità insita nel genere umano. I diciotto artisti coinvolti — tra cui Giulia Battista, Federica Bonomi, Sabino de Nichilo, Giuseppe Antonio Lo Presti e molti altri — attingono a un vocabolario espressivo multiforme. Il percorso espositivo si snoda infatti attraverso un dialogo tra pittura, scultura, installazioni video e performance, offrendo ai visitatori una mappatura delle inquietudini contemporanee.
Tra le opere esposte, si nota una volontà comune di restituire una visione complessa del presente, dove la nozione di “sacro” non viene intesa in senso dogmatico, ma come una forza simbolica capace di resistere alla mercificazione. Ogni opera si trasforma in un dispositivo critico, uno strumento che spinge lo spettatore a guardare con occhi diversi il rapporto tra sé e la comunità, tra l’individuo e le strutture di potere che modellano l’identità quotidiana. La varietà tecnica rispecchia la polifonia di pensieri che i giovani talenti dell’Accademia hanno saputo declinare, trasformando il Museo di Roma in un laboratorio di idee vivo e pulsante.
un rituale collettivo per aprire le porte
Il progetto espositivo trova il suo momento di massima espressione nell’anteprima del 16 giugno, alle ore 19.00. In questa occasione, il Museo ospiterà l’azione performativa Il cuscino della sposa, una performance diretta da Paola Ricci che chiama il pubblico a una partecipazione attiva. Un collettivo di studentesse — comprendente Isabella Abbate, Ginevra Angiuli, Nicole De Napoli, Aurelia Di Iorio, Marta Fornaini, Simona Giuliani e Martina Sarubbi — metterà in scena un rituale che esplora i temi del passaggio, della memoria e della trasformazione. La cura del dettaglio, dai costumi realizzati da G. Gabriella Pitarresi fino all’accompagnamento sonoro di Chiara Stella Landi, sottolinea la coesione progettuale del lavoro accademico.
L’ingresso alla mostra, gestito dai servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è gratuito, rendendo l’iniziativa un’opportunità democratica per accostarsi all’arte emergente nel cuore della Capitale. Il Museo di Roma a Palazzo Braschi, con le sue architetture barocche, crea un contrasto scenografico perfetto con la contemporaneità delle opere, esaltando il dialogo tra il passato glorioso della città e le sfide del XXI secolo. La mostra rimane visitabile dal martedì alla domenica, osservando l’orario 10.00-19.00 (ultimo ingresso alle 18.00). Per ulteriori informazioni sugli eventi collaterali o sulle specifiche delle opere, il portale museiincomuneroma.it e il servizio telefonico 060608 restano a disposizione dei cittadini, garantendo un accesso agevole a questa panoramica sul sentire umano contemporaneo. È una rara occasione per toccare con mano le inquietudini e le speranze della prossima generazione di artisti.
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